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Il gatto (film)

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Il gatto
Dalila Di Lazzaro in un fotogramma
Lingua originaleItaliano
Paese di produzioneItalia, Francia
Anno1977
Durata115 min
Generecommedia, giallo
RegiaLuigi Comencini
SoggettoRodolfo Sonego
SceneggiaturaRodolfo Sonego,
Augusto Caminito,
Fulvio Marcolin
ProduttoreSergio Leone
Produttore esecutivoRomano Cardarelli
Casa di produzioneRafran Cinematografica S.p.A.
Distribuzione in italianoUnited Artists Europa
FotografiaEnnio Guarnieri
MontaggioNino Baragli
Effetti specialiGermano Natali
MusicheEnnio Morricone
ScenografiaDante Ferretti
CostumiDanda Ortona
TruccoAlfredo Marazzi
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il gatto è un film del 1977 diretto da Luigi Comencini e interpretato, tra gli altri, da Ugo Tognazzi, Mariangela Melato, Michel Galabru, Dalila Di Lazzaro e Philippe Leroy, oltre all'inconsueta apparizione dello stesso Comencini.

Gli avidi fratelli Amedeo e Ofelia Pegoraro hanno ricevuto in eredità un vecchio stabile in centro a Roma, nel quale abitano e dal quale traggono il loro sostentamento, incassando le magre pigioni dei vecchi appartamenti. Dopo aver ricevuto un'allettante offerta economica per la cessione del palazzo, a condizione che sia libero da persone e cose, cercano di convincere, con ogni mezzo a disposizione, gli inquilini a lasciare i loro appartamenti e trasferirsi altrove.

Attraverso un'attività investigativa certosina, che non esclude la perquisizione diretta degli appartamenti in assenza degli affittuari, allo scopo di ottenere informazioni con le quali costringerli al trasferimento, i due fratelli hanno buon gioco nell'eliminare molti locatari. In un caso riescono persino a far arrestare un'insospettabile coppia di anziani concertisti, spesso assenti per le continue tournée all'estero, dopo aver scoperto che arrotondavano gli stipendi trasportando droga.

A questi si aggiunge l'arresto della direttrice di una scuola di scacchi, in realtà tenutaria di una casa di tolleranza - loschi intrighi di mafia e corruzione che coinvolgevano altri inquilini, tra cui il signor Garofalo e un tedesco dedito a stilare rapporti diplomatici per mezzo di una telescrivente. Anche la bella Wanda, segretaria di un importante uomo d'affari, risulta implicata in una storia di ricatti e mazzette ed è costretta a fuggire. Il sacerdote Don Pezzolla, di cui Ofelia è invaghita, viene invece trasferito dalla curia a seguito di lettere anonime spedite da Amedeo, mentre il proprietario di una sartoria ubicata nello stabile finisce in manette, a seguito di una denuncia di Ofelia, per il mancato versamento agli Enti previdenziali dei contributi a beneficio dei dipendenti.

Amedeo e Ofelia mostrano candidamente di essere privi di ogni scrupolo morale e mantengono un comportamento infantile e reciprocamente ostile e dispettoso, ma la loro alleanza e determinazione nel perseguimento del comune obiettivo è incrollabile ed efficace. Il raggiungimento dell'agognato traguardo è impedito però dal ritorno di Wanda, che, dopo l'arresto di Garofalo e del ricco uomo d'affari, non si sente più minacciata.

A metà del film Dalila Di Lazzaro bloccò le riprese perché non voleva girare una scena sotto la doccia senza gli slip. II motivo era personale e non voleva raccontarlo: si era depilata il pube, a causa di una scommessa persa con il suo compagno. Alla fine si arrivò a un compromesso: la scena sotto la doccia fu girata mostrando alla cinepresa la schiena, ma gli slip l'attrice dovette toglierseli. Tognazzi mandò la sarta a spiare, così il segreto fu svelato.[1]

Colonna sonora

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Le musiche del film furono curate da Ennio Morricone. L'album con i brani uscì nello stesso anno[2].

Riconoscimenti

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Collegamenti esterni

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