Centro commerciale

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

Un centro commerciale è un complesso edilizio omogeneo appositamente progettato e costruito per ospitare numerose attività commerciali:

punti vendita della grande distribuzione organizzata, negozi specializzati al dettaglio, all'ingrosso o temporanei, catene commerciali in franchising, cinema, ristoranti, banche

e altri servizi alla persona come parrucchieri, palestre e altro.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Il centro commerciale nasce secondo criteri che prevedono un progetto e in seguito una gestione unitaria.

È solitamente di proprietà di una società immobiliare che la può concedere in gestione ad un'altra società operativa. Con questa società le diverse imprese commerciali, a parte quello solito di affitto, sottoscrivono un contratto per l'utilizzo delle aree utilizzate, degli spazi comuni e dei servizi di struttura del centro.

Il contratto include solitamente altri requisiti, quali aspetti di immagine comune, giorni/orari di apertura, ecc. Chiaramente gli oneri della manutenzione e altri strutturali spettano alla società proprietaria e/o a quella gestrice.

Questi centri sorgono allo scopo di concentrare in un unico spazio un considerevole numero di attività commerciali e di intrattenimento, così da offrire al consumatore un'ampia gamma di beni e servizi cui accedere senza compiere lunghi spostamenti.

Tipologie[modifica | modifica wikitesto]

Centro commerciale alla francese[modifica | modifica wikitesto]

Un centro commerciale a Roques in Alta Garonna in Francia, basato su un ipermercato Leclerc, 120 negozi e dodici ristoranti
Penny Hill Centre, Hunslet, Leeds.

Il format del centro commerciale viene introdotto in Italia agli inizi degli anni settanta sul modello dei centri nati in Francia.

Uno dei primi centri commerciali d'Italia fu il "Pratilia shopping center" di Prato inaugurato il 27 ottobre 1977; la peculiarità di questo centro era la grande quantità di servizi che poteva offrire: negozi, supermercato, uffici, spazi espositivi, centro sportivo con piscina e tennis sul tetto, hotel, residence e addirittura una discoteca e una televisione privata. Purtroppo il format estremamente innovativo non fu apprezzato e non ebbe il successo sperato, pertanto cessò l'attività nel 2002, dopo una lunga agonia causata all'apertura del centro commerciale i Gigli di Campi Bisenzio nel 1997, all'epoca il più grande d'Italia.

Il boom d'espansione si ha però a partire dalla fine degli anni ottanta e prosegue sino a oggi con la presenza in ogni provincia italiana. La formula prevede un ipermercato (più raramente un supermercato) che funge da polo d'attrazione per altri negozi di minori dimensioni (in genere una decina/dozzina).

Solitamente queste sono attività di servizi complementari all'ipermercato (per esempio edicole, lavanderie, calzolai, sportelli bancari, gastronomie, agenzie viaggi).

Oggi questo format tende a essere meno seguito, tanto che non viene più nemmeno definito "centro commerciale", bensì "ipermercato con negozi" o "ipermercato con galleria commerciale"; i negozi in genere risultano essere meno, ma di dimensioni più grandi (ad esempio di abbigliamento, calzature e/o bar/caffetterie).

In via generale, viste le esigenze della clientela e il maggior afflusso, il numero di negozi e la superfici dei centri commerciali sono andati via via aumentando in tutta Italia: per venire incontro alla clientela, molto spesso si procedeva ad ampliamenti che contavano anche diversi nuovi negozi, e tali espropri e manovre costavano e costano tutt'ora anche diversi milioni di euro. Un esempio è stato il Parco Commerciale Casamassima di Casamassima (BA), che dalla sua apertura iniziale nel 1995 contava 70 negozi, nel 2011-2012, a causa dell'aumento della gente presente nei centri commerciali (oltre che prossimo a diventare il centro commerciale più grande della Puglia[1]) si dovette procedere ad aumenti di superficie per ospitare nuovi negozi[2].

Centro commerciale multipiano[modifica | modifica wikitesto]

Talvolta i centri commerciali vengono ospitati in aree industriali dismesse opportunamente ristrutturate, dove i negozi vengono disposti su molti piani. Un esempio di questa tipologia è Le officine Minganti, a Bologna, stabilimento industriale degli anni cinquanta, all'epoca periferico, oggi integrato nel centro urbano e ristrutturato come centro commerciale di vicinato nel 2008; è stato progettato come un luogo pubblico con piazze e vie interne.

In genere in Italia è piuttosto raro che l'ancora del centro sia un discount (anche se questa situazione è abbastanza frequente nelle regioni del Nordest), bensì l'ancora è spesso una multinazionale italiana di marchio comune (ad esempio la Conad o la Coop). In alcuni casi l'ancora, ovvero l'ipermercato, può essere assente sia dall'origine oppure come il caso del Centro Commerciale Campania, per fallimento dello stesso e chiusura dopo tempo.

Centro commerciale-direzionale[modifica | modifica wikitesto]

Il centro commerciale direzionale o polivalente si differenzia dal centro commerciale tradizionale per i servizi offerti e le attività in esso svolte. Un centro commerciale è una struttura che racchiude al suo interno un supermercato o ipermercato (GDO), contornato da una serie di negozi (galleria commerciale) e ristorazione.

Il centro commerciale direzionale è caratterizzato invece da un'offerta più ampia di servizi. Nella stessa struttura infatti, oltre alle tradizionali funzioni commerciali sopra descritte, è presente un'ampia varietà di servizi non solo di natura commerciale.

L'area riservata alle attività commerciali è affiancata da altre aree o sezioni modellate per ospitare funzioni come uffici direzionali, ambulatori, laboratori medici, sedi istituzionali pubbliche o di sindacato. In pratica il centro commerciale direzionale o polivalente unisce agli scopi commerciali tradizionali una ricca offerta di strutture di interesse pubblico e sociale. Allo stesso modo i benefici e i punti di forza dei centri commerciali (facilità di accesso e di parcheggio, aree riscaldate/climatizzate al coperto, razionalizzazione degli spazi, sicurezza, comodità) diventano un valore aggiunto anche per tali funzioni sociali e pubbliche.

Prima esperienza italiana di centro commerciale polivalente è il Centro Empoli, nato nel 2007 su progetto congiunto dell'Inres e degli architetti Adolfo Natalini e Renzo Funaro e caratterizzato dall'inserimento della struttura in un parco naturale di 7 ettari e dalla presenza di una serie di attività artigianali ospitate in circa 1500 m2.

Parco commerciale[modifica | modifica wikitesto]

Il Le Befane Shopping centre di Rimini

Altro format che si è molto sviluppato negli ultimi anni, ovvero un'aggregazione di negozi di medie-grandi dimensioni (ipermercati, mercatoni, mobilifici, casalinghi, outlet, grandi magazzini, centri bricolage, ...) ciascuno con entrata indipendente (è quindi assente una galleria coperta) localizzata in aree extraurbane.

Centri commerciali e il concetto di "non-luogo"[modifica | modifica wikitesto]

I centri commerciali fanno parte di quegli spazi che l'etno-antropologo francese Marc Augé definisce "non-luoghi"[3] in contrapposizione ai classici luoghi antropologici: i non-luoghi sono quegli spazi prodotti della cosiddetta società della surmodernità che hanno la prerogativa di non essere identitari, relazionali e storici, spazi in cui moltitudini di individui si incrociano senza entrare in relazione, spinti solo dal desiderio di consumare o di accelerare le operazioni quotidiane.

L'identificazione dei centri commerciali come non-luoghi, tuttavia, è stata oggetto di messe a fuoco distinte da quella di Marc Augé: da una ricerca del 2010 effettuata in Italia su un vasto campione di studenti delle scuole superiori[4] emerge come i centri commerciali siano uno dei punti di ritrovo d'elezione per gli adolescenti, che li pongono al terzo posto delle proprie preferenze d'incontro dopo casa e bar. Secondo Marco Lazzari[5] i cosiddetti "nativi digitali" lo sono anche rispetto ai centri commerciali, nel senso che non li percepiscono come una cosa altra da essi stessi: sfuggendo la retorica del nonluogo e ogni snobismo intellettuale, i ragazzi sentono il centro commerciale come un luogo vero e proprio, di frequentazione non casuale e non orientata soltanto all'acquisto, dove si può esprimere la socialità, incontrare gli amici e praticare con loro attività divertenti e interessanti.

Lo stesso Augé convenne in seguito che "qualche forma di legame sociale può emergere ovunque: i giovani che si incontrano regolarmente in un ipermercato, per esempio, possono fare di esso un punto di incontro e inventarsi così un luogo"[6].

Crisi dei centri commerciali[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Dead mall.

Nel corso degli anni 2010 molti esperti di economia e giornalisti si sono interessati al fenomeno della crisi dei centri commerciali. Stando alle fonti, tra le numerose cause all'origine della decadenza dei centri commerciali vi sono diversi fattori tra cui i cambiamenti demografici[7][8] e la crisi dei negozi fisici.[9]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Si rende nota la fonte da questo documento pubblicato da Ceetrus in passato ed attualmente "vivo". Si può consultare il numero dei negozi anche sul sito ufficiale del parco, comparandoli ad altri si avrà un risultato dal quale si evince che sia il più grande del territorio pugliese. (PDF), su assets-global.website-files.com.
  2. ^ A Casamassima Auchan si «allarga» Così la nuova galleria, su www.lagazzettadelmezzogiorno.it. URL consultato il 18 ottobre 2022.
  3. ^ Augé.
  4. ^ Alessandra De Fiori, Marcella Jacono Quarantino e Marco Lazzari, L’uso degli strumenti di comunicazione telematica fra gli adolescenti (PDF), in Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Adolescenti tra piazze reali e piazze virtuali, Bergamo, Sestante, 2010. URL consultato il 5 gennaio 2015 (archiviato dall'url originale il 15 dicembre 2013)..
  5. ^ Marco Lazzari, Facebook, MSN, nonluoghi, amicizia in Rete e scambio di fotografie: gli adolescenti e gli strumenti di comunicazione telematica, su unibg.it. URL consultato il 15/6/2010.
  6. ^ Marc Augé, I nuovi confini dei nonluoghi, in Corriere della Sera, 12 luglio 2010, p. 29. URL consultato il 5 gennaio 2014 (archiviato dall'url originale il 5 gennaio 2015).
  7. ^ Quale futuro per i centri commerciali statunitensi?, su alliancebernstein.com. URL consultato il 19 settembre 2022.
  8. ^ (EN) Malls dying as shopping habits, demographics change, su businessjournalism.org. URL consultato il 19 settembre 2022.
  9. ^ (EN) The Economics (and Nostalgia) of Dead Malls, su nytimes.com. URL consultato il 19 settembre 2022.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marc Augé, Nonluoghi. Introduzione a un’antropologia della surmodernità, 2ª ed., Milano, Elèutera, 2009 [1993], ISBN 88-89490-66-7.
  • Marco Lazzari, Marcella Jacono Quarantino, Adolescenti tra piazze reali e piazze virtuali, Bergamo, Sestante, 2010, ISBN 88-96333-36-9.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàThesaurus BNCF 17372 · LCCN (ENsh85121779 · GND (DE4151331-9 · BNF (FRcb119453790 (data) · J9U (ENHE987007538955305171 · NDL (ENJA00572274