Consumismo

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Frontespizio de La favola delle api di Bernard Mandeville, poemetto satirico del 1703 tra i primi a trattare il tema del consumo di massa

Il consumismo è un fenomeno economico-sociale tipico delle società industrializzate, nelle quali viene incoraggiato l'acquisto di beni e servizi in quantità sempre maggiori. La rivoluzione industriale e in particolare la produzione in serie, ha portato alla sovrapproduzione: l'offerta di beni crebbe eccessivamente rispetto alla domanda dei consumatori e così i produttori fecero ricorso all'obsolescenza programmata e alle campagne pubblicitarie per poter condizionare meglio la spesa dei consumatori.[1]

Termine[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1899, Thorstein Veblen nel suo saggio The Theory of the Leisure Class, esamina i valori e le istituzioni diffuse su larga scala con l'apparizione, lo sviluppo e l'estensione del concetto di «tempo libero» a partire dall'inizio del XX secolo. L'autore introduce il concetto di ‘consumo vistoso’ per descrivere la propensione ad acquistare beni apprezzati non tanto per il loro valore intrinseco, quanto per l’attribuzione di status sociale di classe agiata, che dal loro possesso può derivare[2].

Così anche Fred Hirsch ha definito ‘beni posizionali’ quei beni di cui usufruiscono coloro che occupano una posizione sociale di prestigio. Sono desiderati e acquistati proprio perché segnalano distinzione e status sociale, ma la loro offerta non può essere aumentata più di tanto, sia perché scarseggiano, sia perché il loro godimento si deteriora quante più persone vi accedono (risorse di status symbol o determinati servizi sociali)[2].

In ambito sociologico e politico, sono state espresse numerose teorie critiche della società dei consumi, vista come aspetto degenerativo delle moderne società di massa. La concezione della società tecnologica come sistema totalizzante, che massifica i comportamenti degli individui nei modelli di mercato, portò Herbert Marcuse alla critica radicale della «società affluente» e dei suoi strumenti di repressione collettiva. Gli stessi temi, ripresi dagli autori della scuola di Francoforte (M. Horkheimer, T.W. Adorno, J. Habermas), hanno ispirato movimenti di protesta contro il consumismo negli anni Sessanta, come la contestazione giovanile del 1968, ma anche successivamente sono evocati nella critica e nella mobilitazione contro la globalizzazione[2].

Inoltre, sempre in sociologia, il termine può descrivere gli effetti dell'identificazione, vera o presunta, della felicità personale con l'acquisto, il possesso e il consumo continuo di beni materiali, generalmente favorito dalla moda o dalla pubblicità.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il filosofo Karl Marx già aveva individuato nel capitalismo una tendenza al consumo che aveva chiamato «feticismo della merce». Nella teoria marxiana del valore le merci, da pure e semplici cose, prodotto del lavoro umano, assurgono al ruolo di rapporto sociale, e in modo simmetrico, i rapporti sociali fra gli uomini assumono l'aspetto, nello scambio, di rapporti tra cose.[3]

Per vedere il consumismo come fenomeno di massa bisognerà aspettare circa un secolo. Subito dopo la seconda rivoluzione industriale, negli Stati inerenti a questa rivoluzione, si iniziarono a comprare non solo beni di prima necessità ma anche prodotti secondari e persino superflui, come prodotti di bellezza, profumi, saponi, etc.

È rimasta celebre la definizione di consumismo espressa negli anni cinquanta dall'economista americano Victor Lebow:

«La nostra economia incredibilmente produttiva ci richiede di elevare il consumismo a nostro stile di vita, di trasformare l'acquisto e l'uso di merci in rituali, di far sì che la nostra realizzazione personale e spirituale venga ricercata nel consumismo. [...] Abbiamo bisogno che sempre più beni vengano consumati, distrutti e rimpiazzati ad un ritmo sempre maggiore. Abbiamo bisogno di gente che mangi, beva, vesta, viaggi, viva, in un consumismo sempre più complicato e, di conseguenza, sempre più costoso. Gli utensili elettrici domestici e l'intera linea del fai-da-te sono ottimi esempi di consumo costoso.[4]»

Negli anni sessanta, l'economia degli Stati Uniti e dei paesi dell'Europa occidentale, Italia inclusa, attraversò un periodo di espansione. Questo fenomeno ebbe l'effetto di diminuire le diseguaglianze economiche, facendo raggiungere ai paesi occidentali un grado di prosperità fino ad allora sconosciuto. Vi fu un arricchimento generale, testimoniato dall'aumento della domanda di generi alimentari e dei beni di consumo (automobili, elettrodomestici, televisori, vestiti, etc...).

Ma il mantenimento di questa prosperità era strettamente legato alla continua espansione della domanda di beni, vale a dire al loro consumo (vedi economia keynesiana). Perciò i cittadini cominciarono a essere indotti, in primo luogo dalla pubblicità, ad acquistare sempre di più, anche usando il mezzo delle rate e delle cambiali, oltre che gli strumenti del credito al consumo, tra cui la carta di credito, i quali consentivano di acquistare beni pur non avendo il denaro necessario per l'acquisto. Con questi incentivi, alcune persone, anche se non benestanti, poterono acquistare in modo più agevolato dei beni che non servivano più a soddisfare bisogni precisi e reali, ma il cui possesso li faceva sentire al passo con i tempi.

Il consumismo nella teoria economica[modifica | modifica wikitesto]

Il consumismo può trovare una base economica nel moltiplicatore keynesiano. All'interno dell'economia keynesiana il consumismo rappresenta anche un componente macroeconomico della domanda aggregata, in cui, se viene meno la domanda a causa della disoccupazione, provocando conseguentemente un calo della produzione, lo stato interviene a correggere questa tendenza, puntando generalmente verso politiche di espansione monetaria.

Una teoria economica odierna che si propone di colpire fortemente il consumismo è la fiscalità monetaria, basata sull'accollamento delle spese pubbliche sugli scambi commerciali (e quindi sul consumo) anziché sui redditi.

Il consumismo nel cinema[modifica | modifica wikitesto]

Tra i film esistenti che trattano temi legati al consumismo possiamo citare Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni, Fight Club di David Fincher, Zombi di George A. Romero, 2022: i sopravvissuti di Richard Fleischer, del 1973, tratto dal libro di Harry Harrison Largo! Largo! del 1966, in maniera velata Daybreakers - L'ultimo vampiro dei fratelli Spierig e Essi vivono di John Carpenter.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Czarnecka, Barbara; Schivinski, Bruno (17 giugno 2019). "Do Consumers Acculturated to Global Consumer Culture Buy More Impulsively? The Moderating Role of Attitudes towards and Beliefs about Advertising". Journal of Global Marketing. 0 (4): 219–238, su tandfonline.com.
  2. ^ a b c Consumismo, su treccani.it.
  3. ^ Fredy Perlman, Il feticismo delle merci. Saggio su Marx e la critica della economia politica, Milano, Lampugnani Nigri, 1972.
  4. ^ Our enormously productive economy demands that we make consumption our way of life, that we convert the buying and use of goods into rituals, that we seek our spiritual satisfactions, our ego satisfactions, in consumption. [The measure of social status, of social acceptance, of prestige, is now to be found in our consumptive patterns. The very meaning and significance of our lives today expressed in consumptive terms. The greater the pressures upon the individual to conform to safe and accepted social standards, the more does he tend to express his aspirations and his individuality in terms of what he wears, drives, eats- his home, his car, his pattern of food serving, his hobbies. These commodities and services must be offered to the consumer with a special urgency. We require not only “forced draft” consumption, but “expensive” consumption as well.] We need things consumed, burned up, worn out, replaced, and discarded at an ever increasing pace. We need to have people eat, drink, dress, ride, live, with ever more complicated and, therefore, constantly more expensive consumption. The home power tools and the whole “do-it-yourself” movement are excellent examples of “expensive” consumption.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]