Torre Astura

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Torre Astura
Torre astura.JPG
Torre Astura
Stato bandiera Stato Pontificio
Stato attuale Italia Italia
Regione Lazio Lazio
Città Nettuno Nettuno
Coordinate 41°24′28.8″N 12°45′54″E / 41.408°N 12.765°E41.408; 12.765Coordinate: 41°24′28.8″N 12°45′54″E / 41.408°N 12.765°E41.408; 12.765
Mappa di localizzazione: Italia
Torre Astura
Informazioni generali
Tipo torre
Stile medievale
Costruzione 1193-1496
Proprietario attuale Città di Nettuno[1]
[senza fonte]
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Torre Astura è una torre costiera fortificata e un'isoletta del Lazio, nel territorio della città di Nettuno, provincia di Roma, a circa dieci km a sud-est dal centro abitato.

Il territorio e l'ambiente[modifica | modifica wikitesto]

La pineta di Torre Astura

Si raggiunge percorrendo la strada provinciale Acciarella, che da Nettuno porta a Latina. Passato il grande bosco del Foglino, si prosegue per circa 5 km; al primo incrocio occorre girare a destra per Foceverde e, dopo tre km, si arriva a un grande parcheggio. Da qui parte una passeggiata che porta a Torre Astura.

Il cui territorio è oggi compreso all'interno dell'UTTAT (Ufficio Tecnico Territoriale Armamenti Terrestri) del Ministero della Difesa, già noto come "Poligono Militare" di Nettuno. Si sviluppa per circa 8 chilometri lungo la costa tirrenica all'interno dell'area comunale.

Il paesaggio è per la maggior parte pianeggiante, con tratti di vegetazione bassa a erbe e cespugli di macchia mediterranea (mantenuta così dal personale militare, per le esercitazioni) e tratti boschivi caratterizzati da boschi misti a caducifoglie (cerri, farnetti, roverelle e aceri in prevalenza) nelle aree più interne, nonché, in prossimità del mare, da boschi sempreverdi di leccio e sughera, spesso sormontati dalle fitte chiome di secolari pinete impiantate dall'uomo in epoche passate.

Tutta l'area costiera è bassa e sabbiosa e mantiene quasi inalterati importanti tratti di naturalità, con cordoni dunali alti sui quali crescono l'Ammophila arenaria e il Pancratium maritimum, due specie di notevole pregio botanico. Nella zona che la circonda si trova una pineta dove scorre il fiume Astura.

Zona a rischio nell'antichità per le secche e gli improvvisi banchi di roccia, i fondali circostanti la fortezza medievale sono ricchi di reperti archeologici, oggetto, sino agli anni settanta, di un saccheggio incontrollato.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Franz Schreyer (1858–1938), Torre Astura
Resti della peschiera appartenente alla villa marittima romana nel sito di Torre Astura (è visibile la torre). La prima fase di costruzione risale al I secolo a.C.. Potrebbe trattarsi della villa di Astura appartenuta a Cicerone, che ne parlava nelle sue lettere ad Attico.

L'Astura romana era un approdo alla foce del fiume omonimo posto lungo la via Severiana, sede di ville già dal I secolo a.C. Una tra queste fu di Cicerone, e Astura fu teatro delle ultime fasi della sua inutile fuga da Marco Antonio[2]. Nel sito venne realizzata, tra la fine della Repubblica e l'inizio dell'età imperiale, una villa strutturata in parte in terraferma e in parte su un'isola artificiale, dotata di una vasta peschiera, i cui resti sono ancora in parte visibili (sulle murature in mare fu poi realizzata la fortezza)[3]. A partire dall'età romana Astura rappresentava infatti il prolungamento e il confine ad oriente della colonia di Antium[4][5][6]; per la sua amenità fu un luogo molto amato dai nobili romani, che la scelsero per costruirvi le loro villae d’otium.

Pervenuta intorno al 1140 a Tolomeo dei Conti di Tuscolo per averla usurpata al monastero di Sant'Alessio all'Aventino[7], nel 1193 il sito venne in possesso dei Frangipane, che per proteggersi dai Saraceni vi costruirono una fortezza marittima con una torre a pianta pentagonale, circondata dalle acque e collegata alla terraferma da un ponte ad arcate in laterizio.

Nel 1268 Corradino di Svevia, sconfitto a Tagliacozzo, si rifugiò ad Astura nell'omonima torre, ma Giovanni Frangipane, signore di questa terra, lo consegnò a Carlo d'Angiò re di Napoli, cosicché fu decapitato a Campo Moricino, l'attuale piazza del Mercato di Napoli.

Nel 1426, dopo essere stata feudo dei Caetani e degli Orsini, la fortezza passò sotto i Colonna i quali la ristrutturarono, dandole l'attuale aspetto, e la vendettero nel 1594 a Clemente VIII Aldobrandini. Da questi, estintasi la famiglia Aldobrandini, passò ai Borghese, dai quali fu ceduta al comune di Nettuno negli anni settanta del XX secolo.

L'immagine di Torre Astura[modifica | modifica wikitesto]

La torre
Ingresso alla torre

Da Torre Astura lo sguardo spazia dal Circeo all'odierna Anzio. Fino alla bonifica il sito rimase immerso nella foresta paludosa che occupava l'Agro Pontino, immediatamente alle spalle della duna costiera. Come notava Gregorovius nel 1854, «Con Nettuno cessa la civiltà umana su questa costa, perché immediatamente alle spalle della città comincia il deserto pontino. La macchia si estende fino a Terracina.».

Questa posizione, insieme alla natura selvaggia dei luoghi, abitati e frequentati abitualmente solo da contadini poveri, butteri e bufali, briganti e sbirri, sollecitò vivamente la fantasia dei pochi viaggiatori letterati che li percorrevano nel XIX secolo. Si devono a Gregorovius e a Gabriele D'Annunzio descrizioni affascinanti del luogo nella seconda metà del secolo.

In tempi più vicini a noi la fortezza è stata utilizzata come ambientazione per diversi film (tra i quali spiccano Pinocchio televisivo, L'arcidiavolo e Brancaleone alle crociate con Vittorio Gassman); venne anche usato in alcune scene nello sceneggiato televisivo del 1975, L'amaro caso della baronessa di Carini, scritto da Daniele D'Anza e Lucio Mandarà e diretto da Daniele D'Anza, nonché per il film Salvo D'Acquisto, del 1974, diretto da Romolo Guerrieri con Massimo Ranieri nelle vesti del protagonista.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sul sito istituzionale della Città di Nettuno
  2. ^ Così Plutarco descrive questa fase della fuga, in Cicerone, 47, 1-7:
    «1. Mentre i tre prendevano accordi, Cicerone si trovava in compagnia del fratello nei suoi possedimenti di Tuscolo. Appena seppero dell'ondata di proscrizioni, decisero di trasferirsi ad Astura, dove Cicerone aveva un suo podere sul mare: di là avrebbero navigato in Macedonia per raggiungere Bruto. Da qualche tempo, infatti, correva voce che la posizione di questo fosse divenuta autorevole. 2. Si fecero trasportare su lettighe, in preda alla disperazione più cupa: ogni tanto, fermandosi lungo la strada, avvicinavano le portantine e si consolavano a vicenda. 3. Il più depresso era Quinto, perché non faceva che pensare alle mille difficoltà che avrebbero incontrato: ripeteva che da casa sua non aveva portato nulla e anche Cicerone aveva scarse provviste per il viaggio. Sarebbe stato meglio, quindi, che Cicerone continuasse a fuggire, mentre lui sarebbe corso a casa a prendere il necessario per entrambi. 4. Così fu deciso: e i due, tra abbracci e lacrime, si separarono. Qualche giorno dopo, venduto dai suoi servi agli uomini sulle sue tracce, Quinto fu ucciso con il figlio. Cicerone, nel frattempo, giunse ad Astura dove, trovata un'imbarcazione, prese sùbito il largo e, approfittando di un vento favorevole, navigò lungo la costa fino al Circeo. 5. I piloti volevano ripartire immediatamente; ma l'oratore, un po' per paura del mare, un po' perché non aveva ancora perso del tutto la fiducia in Cesare, preferì sbarcare e percorrere a piedi un centinaio di stadi in direzione di Roma. 6. Ma ancora lo assalirono dubbi, perplessità e alla fine cambiò idea: scese di nuovo verso il mare, ad Astura. Là trascorse la notte, assillato da incubi e orribili pensieri: arrivò persino a immaginare di introdursi di nascosto in casa di Cesare e di togliersi la vita presso il focolare, in modo da eccitargli contro le furie vendicatrici. 7. Ma il timore di incorrere nella tortura, in caso avesse fallito, lo fece desistere da questo proposito. Alla fine, dopo aver fatto e disfatto con la mente un gran numero di progetti, uno più confuso dell'altro, ordinò ai suoi servi di condurlo per mare a Gaeta: là, infatti, possedeva un podere, ameno rifugio alla calura estiva, quando con piacevolissima brezza soffiavano i venti etesi.»
  3. ^ Certo Astura ai Giulio-Claudi non portò fortuna: secondo Svetonio, Augusto contrasse nel viaggio notturno da Astura la dissenteria che lo avrebbe portato alla morte, e anche Tiberio vi si ammalò, ripartì diretto a Capri, ma morì a Miseno. Plinio poi racconta che una remora che si era attaccata all'albero dell'imbarcazione che portava Caligola da Astura alla sua villa di Antium, fu considerata presagio di morte - e che effettivamente l'imperatore morì due mesi dopo.
  4. ^ in Antiano Astura, ossia «nel territorio di Antium Astura» (Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 81).
  5. ^ Astura, celebre sito «tra i luoghi abitati nel territorio anziate» (Dissertazioni della Pontificia Accademia romana di archeologia, vol. III, Roma, Tipografia della pace, 1829, p. 3).
  6. ^ «..I confini del territorio anziate nell'età romana erano rappresentati ad est e a nord-est dal fiume Astura..» (Giuseppe Lugli, Saggio sulla topografia dell'antica Antium, Roma, RIASA 7 (1940), p. 154).
  7. ^ Felice Maria Nerini, De templo et coenobio sanctorum Bonifacii et Alexii historica monumenta, Roma 1752. p.394

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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