Terzo occhio (religione)

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Il terzo occhio può essere generalmente rappresentato all'interno di un triangolo in analogia all'occhio della Provvidenza.[1]

Il terzo occhio (anche noto come l'occhio interiore) nell'ambito di certe tradizioni religiose ed esoteriche è ritenuto un organo capace di percepire realtà invisibili situate oltre la visione ordinaria. Viene localizzato poco sopra la radice del naso in un punto centrale della fronte denominato ajna in sanscrito, all'altezza del bordo superiore delle sopracciglia.[2]

Descrizioni[modifica | modifica wikitesto]

Se ne parla anche come della soglia in grado di condurre all'interno di mondi interiori e spazi di coscienza superiore. Nella spiritualità new age, il terzo occhio può alternativamente simboleggiare uno stato di illuminazione oppure l'evocazione di immagini mentali che hanno un profondo significato personale spirituale o psicologico. È quindi spesso associato a visioni, alla chiaroveggenza che include la capacità di osservare chakra e aura, e ad esperienze extracorporee.[3] Le persone che hanno presumibilmente sviluppato la capacità di utilizzare il loro terzo occhio sono talvolta noti come veggenti.

Simbolo della pigna a Roma, ricorrente nell'architettura dell'Urbe,[4] il cui significato sembrerebbe alludere tra le altre cose alla sede dell'anima rappresentata dalla ghiandola pineale, la cui forma ricorda appunto una pigna.[5]

Nelle tradizioni religiose induiste e buddiste corrisponde al sesto chakra, detto della fronte, che riguarda la capacità di comprendere la realtà vibratoria sovrasensibile, ed è pertanto in relazione con le facoltà di intuizione e di visione delle entità normalmente non percepibili.[6]

A livello fisico risulta connesso alla ghiandola pituitaria o ipofisi, che esercita un'influenza su tutte le altre ghiandole endocrine,[6] mentre alle volte il terzo occhio viene identificato diversamente con la cosiddetta ghiandola pineale o epifisi, che è situata invece al centro del cranio all'altezza della punta superiore delle orecchie:[7] l'epifisi, responsabile della produzione di melatonina che regola il ritmo circadiano sonno-veglia, è collegata piuttosto al settimo chakra, e sarebbe quindi in realtà un diverso tipo di occhio interiore spesso confuso con quello frontale.[8]

Risale alla dottrina teosofica fondata da Helena Petrovna Blavatsky l'identificazione del terzo occhio con la ghiandola pineale, secondo gli insegnamenti della promotrice del movimento,[9] e come sostenuto anche da Charles Webster Leadbeater.[3]

Vengono descritti in proposito esercizi di meditazione e concentrazione per imparare ad «aprire» correttamente quest'organo della visione sovrasensibile. Rudolf Steiner sottolineava tuttavia come fosse dapprima necessario allenare il pensiero mentale per favorire una siffatta visione, poiché «voler riconoscere i mondi superiori soltanto dopo averli veduti ce ne ostacola la visione. La volontà di comprendere prima attraverso il sano pensare quel che più tardi potrà essere veduto promuove tale veggenza; evoca forze importanti dell'anima, le quali appunto conducono alla veggenza».[10] Lo stesso Steiner aggiungeva che la vista degli archetipi spirituali, così ottenuta, è accompagnata anche da suoni, percepibili tramite lo sviluppo di un analogo «orecchio sovrasensibile».[11]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Antichi simboli e interpretazioni errate: occhio che tutto vede.
  2. ^ Richard Cavendish, Man, Myth and Magic, vol. 19, pag. 2606, New York, Marshall Cavendish, 1994. ISBN 0839360355.
  3. ^ a b C.W. Leadbeater, I Chakra , pag. 79 e 112, Theosophical Publishing House, 1927.
  4. ^ Simbolo della pigna.
  5. ^ Francesco Giacovazzo, La pietra degli alchimisti, § 12, Verdechiaro, 2015.
  6. ^ a b Dietmar Krämer, Terapie esoteriche [1998], vol. II, pp. 132-134, Mediterranee, 2010.
  7. ^ Roy Martina, I Chakra, pag. 131, Tecniche Nuove, 2003.
  8. ^ Christian Miri, Rinascere illuminato, pag. 146, Youcanprint, 2016.
  9. ^ H.P. Blavatsky, La dottrina segreta, vol. 2, pp. 289-306, 1888. ISBN 1-55700-124-3.
  10. ^ Rudolf Steiner, Teosofia. Un'introduzione alla conoscenza sovrasensibile del mondo e del destino dell'uomo (1918), trad. it. di Emmelina de Renzis, pag. 10, Milano, Carlo Aliprandi editore, 1922.
  11. ^ «Oltre ciò che si può percepire nel mondo dello Spirito, per mezzo della visione spirituale, si ottiene anche qualcosa che si può considerare come una udizione spirituale. Non appena un veggente ascende dal mondo animico in quello spirituale, gli archètipi che egli percepisce diventano anche sonori. Questo "suono" è un processo puramente spirituale. Dobbiamo rappresentarcelo senza associarlo al pensiero del suono fisico. [...] Ciò che nel mondo fisico è compreso dalla mente come legge, come idea, si presenta qui all’orecchio spirituale come spiritualità musicale. I Pitagorici chiamavano perciò la percezione del mondo spirituale la "musica delle sfere". Per chi ha aperto l’orecchio dello Spirito, tale musica delle sfere non è soltanto cosa immaginaria o allegorica, ma è una realtà spirituale, da lui ben conosciuta. Ma se vogliamo farci un concetto di tale musica spirituale, dobbiamo allontanare da noi ogni idea di musica pertinente ai sensi, quale è percipita dall'orecchio fisico» (R. Steiner, Teosofia, op. cit., pag. 46).

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