Vista

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L'atto della visione raffigurato da Leonardo da Vinci come una serie di linee che partono dall'occhio: quelle mediane consentono la vista più chiara e distinta.

La vista è uno dei nove sensi, quello mediante il quale è possibile percepire gli stimoli luminosi e, quindi, la figura, il colore, le misure e la posizione degli oggetti. Tale percezione avviene per mezzo degli occhi. Questi organi sono contenuti nelle orbite oculari, due cavità del cranio ai lati della radice del naso, disposte simmetricamente rispetto alla linea mediana del corpo.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Platone, il modo di funzionare della vista dipendeva dalla capacità degli occhi di sprigionare un fuoco (elemento originario con cui gli dei per prima cosa crearono gli uomini), che si dirige come un raggio verso gli oggetti consentendo di catturarli e così di vederli.[1] La visione è resa possibile dall'incontro del fuoco interno con la luce del sole, trattandosi di forze omogenee:

« Quando intorno al flusso dell'occhio c'è la luce diurna, allora, coincidendo il simile con il simile e diventando solido, si forma un solo corpo omogeneo secondo la direzione degli occhi [...] E a causa della somiglianza il tutto diventa ugualmente sensibile, e se tocca qualcosa o da qualcosa viene toccato, propagando i movimenti di queste impressioni per tutto il corpo fino all'anima, procura quella sensazione che noi chiamiamo vista. »
(Platone, Timeo, 45e - 46a)

Aristotele, nell'incipit della Metafisica, sostiene che la vista è il senso più importante che permette di conoscere meglio il mondo.

Per Plotino, filosofo neoplatonico, l'occhio esiste in funzione della luce perché è stato da questa modellato. Esso cioè è un riflesso stesso della luce, e la visione è possibile in quanto l'uguale viene colto soltanto dall'uguale.

« Nessun occhio infatti ha mai visto il sole senza diventare simile al sole, né un'anima può vedere la bellezza senza diventare bella. »
(Plotino, Enneadi I, 6, 9)

Fisiologia della vista[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: apparato visivo.

Secondo le moderne teorie fisiologiche, i fotorecettori presenti nello strato esterno della retina (coni per la visione cromatica e dettagliata, bastoncelli per la visione monocromatica, soprattutto laterale, e per gli oggetti in movimento) vengono iperpolarizzati dai fotoni della luce incidente (legatisi a una molecola di rodopsina), influenzando così l'attività sinaptica. Le cellule fotorecettoriali trasmettono il segnale nervoso alle cellule gangliari con le quali fanno sinapsi. Gli assoni delle cellule gangliari si riuniscono e danno origine al nervo ottico, il quale prosegue attraverso il foro ottico della cavità orbitaria e giunge nella fossa cranica media. Qui ha sede il chiasma ottico, dispositivo commessurale in cui decussano i contingenti nasali (cioè più mediali) della ricezione visiva di entrambe le retine, mentre i contingenti temporali (più laterali) restano ipsilaterali. In questo modo la parte destra del campo visivo viene proiettata all'emisfero sinistro e viceversa. Usciti dal chiasma ottico come tratti ottici, le fibre sensitive giungono al nucleo dorsale del corpo genicolato laterale, formazione del metatalamo, dove la rappresentazione della macula (centro della visione cromatica e distinta, attorno alla fovea centralis) è al centro dei nuclei, mentre la retina periferica è rappresentata perifericamente. Dai corpi genicolati laterali l'impulso viene poi inviato, tramite la radiazione ottica (del Gratiolet), all'area visiva primaria (area 17 di Broadmann) sia superiormente che inferiormente alla scissura calcarina, nel lobo occipitale.

Aspetti quantitativi[modifica | modifica wikitesto]

La sensibilità dell'occhio umano varia a seconda della lunghezza d'onda della luce percepita. La radiazione che mediamente viene percepita meglio è caratterizzata da una lunghezza d'onda di circa 555 nanometri (luce verde), che si trova più o meno al centro dell'insieme delle lunghezze della luce visibile (all'incirca comprese tra i 390 e i 760 nm).

Si chiama soglia di sensibilità dell'occhio il flusso minimo di radiazione che viene da esso rilevato. Per l'occhio umano la soglia di sensibilità (comunque leggermente variabile da un individuo all'altro) è di circa J/s. Per raggiungere questa soglia è necessario che l'occhio resti all'oscurità per un certo tempo, fino a raggiungere la massima dilatazione della pupilla.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • La Giornata mondiale della vista si celebra ogni anno il secondo giovedì del mese di ottobre. Voluta dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), è promossa in Italia soprattutto dall'Agenzia Internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus e dall'Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti. In questa occasione vengono spesso effettuati controlli oculistici gratuiti col fine di sensibilizzare la popolazione sull'importanza della prevenzione dei disturbi oculari.
  • Secondo la medicina Tibetana Cinese i problemi visivi, quali miopia, vista offuscata, avversione alla luce, dolore e occhi gonfi sono legati alle malattie al fegato.
  • Il 21 febbraio si celebra La Giornata Nazionale del Braille istituita il 3 agosto 2007 con la legge n.126.

La vista nel mondo animale[modifica | modifica wikitesto]

Gli esseri umani hanno tre tipi di coni, in grado di rilevare il rosso, il giallo, il blu (sono "tricromatici"); i segnali rilevati, combinati fra di loro, danno origine ai circa 200 colori che siamo in grado di distinguere. Gli uccelli hanno 4 tipologie di coni, tre simili a quelli umani e uno più orientato verso lo spettro ultravioletto che permette anche di ottenere più informazioni sulla vegetazione e la maturazione della frutta. Negli stomatopodi, gamberi tropicali delle barriere coralline, i loro occhi composti, simili a quelli degli insetti, hanno almeno 10 tipologie di coni e riescono a rilevare la luce polarizzata e ultravioletta.

In un secondo l'occhio umano vede 50-60 immagini; gli insetti volanti cinque volte di più. Le libellule, per esempio, percepiscono un'unica immagine con buona risoluzione, grazie a un mosaico di 20-30mila lenti che rivestono i loro grandi occhi composti (ommatidi [2]). I ragni hanno una percezione del mondo diversa a seconda dei gruppi considerati. I ragni lupo, ad esempio, che hanno 8 occhi, di cui 2 grandi in fronte, amplificano la debole luce crepuscolare e notturna ma vedono discretamente solo a pochi centimetri di distanza davanti a loro. Quanto invece ai serpenti, alcune specie sono in grado di rilevare il calore emesso dagli oggetti, ma non riescono a costruire vere immagini.

Tra i predatori, invece, i felini hanno un'ottima visione notturna, ma come i cani, percepiscono poco i colori e sono poco sensibili al rosso e al verde (il cane non percepisce né il verde né il rosso). Il cavallo ha un campo visivo ampio e vede piuttosto bene di notte. I rapaci, come le aquile, hanno "lenti addizionali" in grado di creare un'immagine ingrandita quando il loro sguardo si concentra sul soggetto, ma anche la visione periferica resta ottima consentendo loro ampie manovre in volo (e un rapace come il gheppio può distinguere una cavalletta nell'erba a 100 metri di distanza). I grandi predatori marini, come lo squalo bianco, riescono a raccogliere la poca luce in profondità ma riconoscono poco i colori che invece sono importanti per i pesci piccoli delle barriere coralline, i quali vivono in pochi metri d'acqua.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'antropologo ed esoterista Rudolf Steiner ha sottolineato la natura soprattutto volitiva, anziché conoscitiva, della visione: «L'uomo moderno ha totalmente perduto la conoscenza di questo fatto. Perciò considera infantile quel che dice Platone, cioè che il nostro vedere proviene dal fatto che una specie di tentacoli si sprigioni dagli occhi e vada verso le cose. Questi tentacoli non sono naturalmente visibili con mezzi esterni, e se Platone ne era cosciente, ciò dimostra appunto ch'egli era penetrato nel mondo soprasensibile. Effettivamente, quando noi guardiamo gli oggetti, si compie, solo in maniera più sottile, un processo simile a quello che avviene quando afferriamo qualche cosa. Quando prendiamo in mano un pezzo di gesso, si tratta di un fatto fisico del tutto analogo a quello spirituale che si svolge quando scocchiamo dagli occhi le forse eteriche per afferrare un oggetto per mezzo della vista» (R. Steiner, Arte dell'educazione: antropologia, trad. it. di Lucio Russo, 1919).
  2. ^ http://www.treccani.it/enciclopedia/ommatidio/
  3. ^ "Con gli occhi degli animali", Francesco Tomasinelli, Focus, agosto 2016, n.286, pag. 66-71.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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