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Johann Wolfgang von Goethe

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« La vita appartiene ai viventi, e chi vive deve essere preparato ai cambiamenti. »
(Goethe, da Gli anni di pellegrinaggio di Wilhelm Meister)
Johann Wolfgang von Goethe, ritratto da J. K. Stieler nel 1828
Firma di Goethe

Johann Wolfgang von Goethe (in tedesco ascolta[?·info], [ˈjoːhan ˈvɔlfɡaŋ fɔn ˈɡøːtə]), (Francoforte sul Meno, 28 agosto 1749Weimar, 22 marzo 1832) è stato uno scrittore, poeta e drammaturgo tedesco.

Considerato dalla scrittrice George Eliot «uno dei più grandi letterati tedeschi e l'ultimo uomo universale a camminare sulla terra»,[1] viene solitamente reputato uno dei casi più rappresentativi nel panorama culturale europeo. La sua attività fu rivolta alla poetica, al dramma, alla letteratura, alla teologia, alla filosofia, all'umanismo e alle scienze, ma fu prolifico anche nella pittura, nella musica e nelle altre arti. Il suo magnum opus è il Faust, un'opera monumentale alla quale lavorò per oltre sessant'anni.[2]

Goethe fu l'originario inventore del concetto di Weltliteratur (letteratura mondiale), derivato dalla sua approfondita conoscenza e ammirazione per molti capisaldi di diverse realtà culturali nazionali (inglese, francese, italiana, greca, persiana e araba).[3] Ebbe grande influenza anche sul pensiero filosofico del tempo,[4] in particolare sulla speculazione di Hegel, Schelling,[5] e successivamente Nietzsche.[6]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

« Sono venuto al mondo a Francoforte sul Meno il 28 agosto 1749 al suono delle campane di mezzogiorno. La costellazione era fortunata; il Sole era nella Vergine, al culmine in quel giorno; Giove e Venere gli ammiccavano amichevolmente, Mercurio senza ostilità; Saturno e Marte erano indifferenti; solo la Luna, quasi piena, esercitava la sua forza avversa con maggior intensità perché entrata nella sua ora planetaria. Essa si oppose dunque alla mia nascita, che non poté succedere fin che quell'ora non fu passata. Questi aspetti fortunati, a cui in seguito gli astrologi diedero molta importanza, possono ben essere stati causa della mia conservazione, perché per inabilità della levatrice io venni al mondo come morto, e solo con molti sforzi riuscirono a farmi vedere la luce. »
(Goethe, dal libro autobiografico Poesia e verità, vol. I, trad. di Emma Sola, Firenze, Sansoni, 1944 [7])
La casa natale di Goethe a Francoforte
I genitori di Goethe

Primogenito di Johann Caspar (1710-1782), doctor juris e consigliere imperiale, uomo di formazione, e di Katharina Elisabeth Textor (1731-1808), nasce poco dopo il mezzogiorno del 28 agosto 1749, giorno del primo anniversario del matrimonio dei genitori. Katharina ebbe delle difficoltà nel parto, provocate dall'imperizia della levatrice, che sembra abbiano spinto il nonno materno, Johann Wolfgang Textor, sindaco di Francoforte, a istituire in città l'istruzione ostetrica obbligatoria.[8]

Il giorno dopo fu battezzato secondo il rito protestante. Nel dicembre del 1750 nasce la seconda figlia, Cornelia Friederike Christiana (1750-1777), la sua compagna di giochi dell'infanzia; gli altri cinque successivi figli moriranno infatti in tenera età.

Nel periodo che va dal 1752 al 1755, lui e la sorella frequentano un giardino d'infanzia, ma il grosso dell'istruzione la ricevono in casa, sotto la direzione del padre. Entrano a contatto con il mondo della lettura e imparano divertendosi. Nel 1753, per Natale, il piccolo Johann riceve in regalo un teatro di marionette.[9]

A partire dal 1755 impara a leggere e a scrivere il tedesco in una scuola pubblica, poi, privatamente, il latino e un poco di greco. Nel 1758 studia il francese e prende lezioni di disegno; nel 1760 studia l'italiano (il padre era stato in Italia nel 1740 e aveva scritto, in un italiano approssimativo, un diario di viaggio e fatto incisioni approssimative di Roma messe in mostra nella casa natale di Goethe a Francoforte), e apprende l'arte della calligrafia. Nel 1762 apprende l'inglese e un po' di ebraico. Nel 1763 comincia lo studio del pianoforte e nello stesso anno, il 25 agosto assiste a un concerto di pianoforte di Mozart, allora bambino di sette anni, imparruccato e con lo spadino al fianco. Adolescente, imparerà l'equitazione e la scherma.[10]

Scoppiata la Guerra dei Sette Anni nel 1756, i francesi conquistano Francoforte il 1º gennaio 1759 e in casa Goethe s'installa il luogotenente François de Théas, conte di Thoranc, comandante della piazza; con le truppe francesi si accompagnano attori e cantanti e Goethe assiste per la prima volta a recite delle tragedie di Racine e di Corneille e delle commedie di Molière, oltre a opere e intermezzi musicali, fino alla partenza dei francesi, avvenuta il 2 dicembre 1762. Nel 1757 compone i suoi primi versi, rigorosamente in rima.

Nel 1764, l'anno della salita al trono di Giuseppe II, gli capitò di raccomandare al nonno materno un giovane per un impiego nell'amministrazione cittadina; assunto, si scoprì che quell'impiegato era un truffatore. Johann fu, in un primo tempo, perfino sospettato di complicità, ma presto si riconobbe la sua estraneità ai fatti.

Ormai diciassettenne, è tempo per lui di frequentare l'Università: egli vorrebbe seguire i corsi di lettere classiche e retorica a Gottinga ma il padre sceglie per lui gli studi di diritto a Lipsia e così, il 30 settembre 1765, Johann parte da Francoforte per quella città bella e moderna, con in tasca la buona somma di 1.200 fiorini a garantirsi un più che decoroso mantenimento.[9]

A Lipsia (1765-1768)[modifica | modifica wikitesto]

A Lipsia s'inserisce senza difficoltà nella frivola vita di società, così diversa da quella conservatrice e patriarcale di Francoforte; ha una relazione con Kätchen Schönkopf (1746-1810), scrive il Die Laune des Verliebten (Il capriccio dell'innamorato), una commedia arcadica, e i Die Mitschuldigen (I correi), altra commedia senza pretese, e varie poesie musicate da quel Bernhard Breitkopf, proprietario di una Casa editrice musicale che diventerà molto famosa, del quale Goethe frequenta la famiglia. Relativamente a questo periodo, egli commenterà di avere allora cominciato a seguire la tendenza a «trasformare in un'immagine, in una poesia e a portare a compimento in me quel che mi dava gioia o tormento o che comunque occupava il mio spirito», e che «tutto ciò che si è conosciuto di me sono solo frammenti di una grande confessione». Fra il febbraio e il marzo del 1768 si reca a Dresda, visitando le collezioni d'arte raccolte nella città e in giugno viene a conoscenza della tragica morte di Winckelmann, che egli apprezzava molto.

Tuttavia, i suoi componimenti non vengono apprezzati ed egli stesso si convince che è meglio consegnare al fuoco la maggior parte di quella prima produzione: conserva le due commedie, la raccolta Annette, costituita da lieder dedicati a Kätchen, le odi dedicate all'amico Ernst Behrisch (17381809) e poco altro. Una malattia, un'infezione polmonare contratta nel luglio 1768, lo convince a chiudere un'esperienza che egli stesso già riteneva non più sopportabile: così, il 28 agosto 1768 ritorna a Francoforte senza aver concluso nulla.[11]

A Strasburgo (1770-1771)[modifica | modifica wikitesto]

Soffre di coliche, vomita sangue e deve subire anche un intervento chirurgico al collo; Goethe non pensa di poter vivere a lungo e si apre all'influsso religioso pietistico della madre e della sua amica Susanna Katharina von Klettenberg (1723-1774), una signora quarantacinquenne che egli ricorderà affettuosamente in Poesia e verità, e nelle Confessioni di un'anima bella. È un breve periodo in cui, oltre a partecipare, in verità senza entusiasmo, a pratiche devozionali, legge la Storia della Chiesa e degli eretici di Gottfried Arnold insieme con l'ascetica Imitazione di Cristo. Goethe sarà sempre anticonfessionale pur guardando con simpatia e interesse alla ricerca spirituale e si definirà un eretico che i cristiani avrebbero volentieri messo al rogo.

Con il ritorno della buona salute, viene anche il tempo di riprendere gli studi universitari; a Strasburgo potrà imparare bene il francese e studiare in un'Università di cultura tedesca: così, partito alla fine del marzo 1770, il 2 aprile giunge a Strasburgo. Qui si fa molti amici, come Johann Heinrich Jung-Stilling, che scriverà La giovinezza di Heinrich Stilling e il futuro drammaturgo Jakob Michael Reinhold Lenz; all'inizio dell'estate visita con due amici l'Alsazia e la Lorena. Conosce e subisce l'influenza di Johann Gottfried Herder, letterato e filosofo già noto il quale, al termine di un suo viaggio in Francia, era stato costretto a soffermarsi in settembre a Strasburgo per un'operazione agli occhi. Per un ammiratore della poesia popolare come Herder, Goethe compone il lied Rosellina della landa, gabellandogliela come autentica poesia popolare, ne ascolta le tesi sullo spirito nazionale tedesco elaborandole in scritti su Shakespeare e sull'architettura gotica, «l'architettura tedesca», scrive Goethe, «la nostra architettura, mentre gli italiani non ne hanno alcuna da vantare come propria e ancor meno i francesi».

Legge con interesse i romanzi inglesi di Goldsmith, Fielding e Sterne e s'interessa a un personaggio storico, Götz von Berlichingen, e a un personaggio di fantasia destinato a fama immortale, Faust. Ha un'impegnativa relazione, nel vicino paese di Sessenheim, con Friederike Brion (1752-1813), figlia di un pastore protestante, nella primavera del 1771, che gli ispirerà diverse liriche, come Willkommen und Abschied (Benvenuto e addio), Maifest (Festa di maggio), Ob ich dich liebe, weiß ich nicht (Non so se t'amo) e Jetzt fühlt der Engel (Ora l'angelo sente) e, in estate, presenta la dissertazione che avrebbe dovuto procurargli la laurea, che gli viene tuttavia respinta, fatto che gli impedisce di ottenere il titolo di dottore in legge: in sostituzione, il 6 agosto, presenta alcune tesi di diritto che, approvate, gli valgono il titolo inferiore di Licentiatus juris. Saluta Friederike, che rivedrà a Sessenheim amichevolmente otto anni dopo, e ritorna a Francoforte.[12]

Il Götz von Berlichingen[modifica | modifica wikitesto]

Götz von Berlichingen

Tornato a Francoforte, la città nido, scrive: «nidus, buono a covarci uccellini ma in senso figurato, spelunca, un tristo paesucolo. Dio ci scampi da tanta miseria. Amen». Il 28 agosto 1771, proprio il giorno del suo ventiduesimo compleanno, Goethe ottiene il permesso di esercitare la professione di avvocato, che però abbandonerà da lì a quattro anni. Continua a scrivere, in quegli anni che annunciano lo Sturm und Drang, la nuova poetica preromantica della Tempesta e Assalto, dal dramma omonimo di Friedrich Maximilian Klinger. Scriverà che in quegli anni «giovani geniali vennero improvvisamente alla ribalta con grandissimo coraggio e presunzione, com'è peculiare a quell'età, e impiegando le loro energie produssero molte cose buone, donarono molta gioia ma, abusandone, diedero molti dispiaceri e provocarono parecchi guai».

Il frutto di Goethe fu la storia drammatizzata, in prosa, Die Geschichte Gottfriedens von Berlichingen mit der eisernen Hand (Storia di Goffredo di Berlichingen dalla mano di ferro), compiuta alla fine del 1771 che, rielaborata alla fine del marzo 1773, fu pubblicata anonima nel giugno successivo con il titolo Götz von Berlichingen mit der eisernen Hand. Ein Schauspiel. Testo di lettura da non rappresentare in teatro, fu pubblicato con autorizzazione di Goethe nel 1787 finché Goethe non vi ritornerà ancora nel 1804 per adattarla al teatro, cosicché la prima rappresentazione fu data a Weimar il 22 settembre 1804.

Tratto dall'autobiografia dello stesso Götz, scritta nel 1562 e nota a Goethe in un'edizione del 1731, è la vicenda di un piccolo feudatario tedesco che si ribella ai potenti schierandosi con i contadini in rivolta contro l'Impero nella guerra del 1525; Goethe rappresenta la tragedia dell'onestà e della lealtà cavalleresca - in un'epoca in cui la cavalleria era decaduta ad attività di ladrocini, di sopraffazioni e di arbitrii - che soccombono contro la viltà, la corruzione e l'adulazione. Ma è anche la denuncia delle condizioni miserabili di una società che impediscono alle persone d'ingegno di realizzarsi, e opprimono e si oppongono alla virtù.

In realtà Goethe, che segue la concezione möseriana dell'epoca feudale classica come "epoca della libertà", non comprende né la natura reazionaria della rivolta dei nobili né la natura progressista della rivolta dei contadini, ma individua correttamente il processo storico che trasforma i cavalieri in nobili di corte di Stati assolutisti.

A Wetzlar (1772)[modifica | modifica wikitesto]

Nel maggio 1772, dietro consiglio del padre, Johann si trasferisce nella cittadina di Wetzlar, dove è istituita la Corte imperiale di giustizia, un tribunale presso il quale si iscrive il 23 maggio come praticante. Naturalmente non si occuperà di faccende legali: preferisce frequentare la taverna del "Principe ereditario", dove conosce, fra tanti, Karl Wilhelm Jerusalem (17471772), figlio di un noto teologo, giovane intellettuale inquieto, innamorato di una donna sposata, e l'avvocato Johann Christian Kestner (1741-1800), del quale si conosce un interessante giudizio sul giovane e ancora sconosciuto Goethe.

« Ha molti talenti, è un vero genio e un uomo di carattere, ha un'immaginazione straordinariamente viva, per cui si esprime per lo più con immagini e similitudini. Nei suoi affetti è impetuoso, tuttavia spesso sa dominarsi bene. Il suo modo di pensare è nobile. Libero da pregiudizi quanto più è possibile, agisce come gli viene in mente, senza curarsi di quel che pensano gli altri. Ogni costrizione gli è infatti odiosa. Ama i bambini ed è molto bravo a trattarli. È bizzarro e nel suo modo di fare, nell'apparenza esteriore, ha diverse cose che potrebbero renderlo sgradevole ma gode di molto favore fra i bambini, le donne e molti altri ancora. Ha moltissima stima del sesso femminile. I suoi principi non sono ancora molto saldi, non è quello che si può definire un ortodosso, ma non per orgoglio o per capriccio o per darsi delle arie.

Non ama turbare negli altri la tranquillità delle loro convinzioni. Odia lo scetticismo, aspira alla verità e alla chiarezza su alcune materie principali e crede anche di avercela, questa chiarezza sulle cose importanti. Ma secondo me, non la possiede ancora. Non va in chiesa, non si comunica, prega raramente: "non sono abbastanza simulatore per farlo", dice. Della religione cristiana ha molto rispetto, ma non nella forma presentata dai teologi. Crede in una vita futura, in una condizione migliore. Aspira alla verità, ma preferisce sentirla più che darne una dimostrazione. Ha già fatto molto e ha dalla sua molte conoscenze e molte letture; ma è più quello che ha pensato e ha ragionato. La sua occupazione principale consiste nelle belle arti e nelle scienze o meglio, in tutte le scienze, tranne quelle che ci procurano il pane... insomma, è un uomo assai notevole. »

(Johann Christian Kestner, da una lettera all'amico Hennings, autunno 1872 [13])
Charlotte Buff Kestner

Kestner è fidanzato con una ragazza, Charlotte o Lotte Buff (1753-1828) che, egli scrive, «non è una bellezza straordinaria ma è quello che si dice una bella ragazza e a me nessuna è mai piaciuta più di lei» mentre Goethe, che la conosce il 9 giugno e la frequenta quasi giornalmente, la definirà una «di quelle che sono fatte, se non per ispirare passioni violente, certo per suscitare la simpatia generale».

L'insistente assiduità della presenza di Goethe provoca la reazione di Lotte che, il 16 agosto, gli dichiara che egli «non può sperare altro che amicizia» e l'11 settembre 1772 Goethe lascia Wetzlar. A Francoforte, riceve da Kestner la notizia che il comune amico Jerusalem si è ucciso il 30 ottobre; vi è tutto l'intreccio del prossimo romanzo I dolori del giovane Werther.

I dolori del giovane Werther (1774)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: I dolori del giovane Werther.

Werther conosce e frequenta due giovani fidanzati, Charlotte e Albert; s'innamora della ragazza, che pure potrebbe ricambiarlo, ma è respinto da quest'ultima (chiamata amichevolmente Lotte) che è promessa in sposa ad Albert e può concedere a Werther solo la propria amicizia.

Frontespizio della prima edizione

Werther è un intellettuale borghese le cui possibilità di realizzarsi sono condizionate dalla capacità o meno di adeguarsi alla realtà delle piccole corti aristocratiche tedesche. Egli vive una duplice contraddizione: l'incapacità di realizzare il fine dell'umanesimo borghese di una piena realizzazione della propria personalità nella viva realtà sociale e l'incapacità di accettare la convenzione pietistica del tempo, secondo la quale l'amore fra uomo e donna, se non permesso, deve trasformarsi in amore fraterno. La contraddizione non si risolve perché Werther non separa gli interessi sociali dai suoi interessi individuali: intellettuale in una Germania semifeudale, non riesce a realizzarsi e la sua coscienza, che non scinde in sé le esigenze della ragione da quelle del sentimento, le esigenze dell'ambizione sociale da quelle dell'amore, lo spinge al suicidio.

Leggendo il Werther, dipinto di Wilhelm Amberg, 1870

Napoleone, nel noto incontro a Erfurt nel 1808, fece rilevare a Goethe proprio la mancata separazione, in Werther, fra ambizione e amore; e infatti Napoleone seppe ben distinguere, nella sua vita, la necessità della realizzazione del successo politico da quella del sentimento privato: in quanto non diviso dalla realtà di una società ben più matura, egli aveva ben chiara tale distinzione, da lui vissuta nella scissione della propria coscienza. Werther ha invece una coscienza indivisa proprio perché egli vive separato dalla realtà; per continuare a vivere, egli avrebbe dovuto uccidere la sua coscienza, avrebbe dovuto morire nella propria coscienza per poter vivere senza sofferenze nella realtà.

Il successo di questo romanzo epistolare, scritto di getto dal febbraio al marzo 1774, fu straordinario e fu anche pretesto di non poche funeste imitazioni; lo stesso Goethe assistette al recupero del cadavere di una ragazza suicidatasi a Weimar con in tasca il romanzo. La maggior parte dei lettori credette di ravvisare in Werther, come scrisse il Croce «l'apologia della passione e ragione, la protesta contro le regole, i pregiudizi e le convenzioni sociali» non vedendo invece la sostanza reale, la rappresentazione di una malattia, che non è tuttavia la malattia psichica di un individuo, ma è la malattia della Germania dell'epoca. Al tempo in terra tedesca, ancora lontana dagli ideali di libertà e autodeterminazione francesi o americani, il disagio e la ristrettezza dovuti alla condizione di cittadino rinchiuso tra le mura di mille staterelli era sentore comune tra le classi medio-alte. Werther, come borghese, ne è l'esempio ma anche al contempo la parodia: lo scopo di Goethe era infatti quello di mettere in ridicolo questo atteggiamento di passività fisica e mentale, cosa che non fu pienamente capita dai lettori meno attenti. In molti casi, la sottile ironia del maestro tedesco, soprattutto la sua errata e affrettata interpretazione, finì col portare molti giovani di buona famiglia al suicidio. Quarant'anni più tardi, in Poesia e verità, Goethe scriverà al riguardo:

« L'effetto di questo libro fu grande, anzi enorme, specialmente perché comparve nel tempo giusto. Perché, come basta una pagliuzza per far scoppiare una mina potente, anche l'esplosione che si produsse nel pubblico risultò così potente perché il mondo dei giovani era già minato e la commozione fu tanto grande perché ciascuno veniva allo scoppio con le sue esigenze esagerate, le sue passioni inappagate e i suoi dolori immaginari. »
(Goethe, Poesia e verità, 1811-1833)

A Weimar (1775-1786)[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Goethe nella campagna Romana, di Tischbein

Conosce Klopstock, il teologo svizzero e appassionato di fisiognomica Johann Caspar Lavater - il quale crede di individuare nel profilo dei volti il carattere delle persone e, a questo scopo, fa eseguire dal pittore Schmoll diversi ritratti di Goethe - e il filosofo Jacobi, il quale, polemizzando contro Spinoza e qualificandolo come ateo, stimola Goethe, che pure non ama la filosofia, ad approfondire la conoscenza del filosofo olandese. In seguito Goethe si riconoscerà sempre nelle teorie panteiste di Spinoza.

Nel 1775 ha un nuovo breve fidanzamento con la sedicenne Lili Schönemann (1758-1817), figlia di un banchiere, ma in ottobre, non sopportando la prospettiva di un vincolo matrimoniale, rompe con lei[14] e il 7 novembre giunge a Weimar come precettore del diciottenne Carlo Augusto, duca di Sassonia-Weimar-Eisenach, che governa uno staterello formato unicamente dalla capitale Weimar, cittadina di seimila abitanti, dalla città universitaria di Jena e da alcune "ville di delizia".

Nel 1776 Goethe è membro del Consiglio segreto, il 6 settembre 1779 viene nominato consigliere segreto e confessa: «mi sembra meraviglioso raggiungere, come in sogno, a trentanni, il più alto grado onorifico che un cittadino tedesco possa ottenere». Otterrà il 10 aprile 1782 il titolo nobiliare dall'imperatore Giuseppe II e nel 1804 sarà ministro. Nel frattempo ha scritto il dramma Stella.

Charlotte von Stein

Gli anni che vanno dal 1776 al 1788 furono segnati dall'amicizia con Charlotte von Stein (1742-1827), donna che si impegnò a educarlo ai compiti che lo avrebbero atteso come precettore e poi come consigliere del duca. La von Stein dovette innanzitutto trasformare l'illustre poeta in un uomo di mondo, poi ridurre il viziato idolo del momento in un uomo rispettoso delle regole di vita esistenti nel ristretto e selezionato ambiente in cui viveva la duchessa Anna Amalia. Questi insegnamenti di equilibrio, misura e autocontrollo, che furono la base della sua evoluzione, vennero ben accettati da Goethe pur costandogli considerevoli sforzi e sacrifici.

Nel 1777 intanto è morta la sorella. Johann visita la zona dell'Harz e comincia il Wilhelm Meister. Nel 1778 fa un viaggio a Berlino e comincia a scrivere la Ifigenia in Tauride (Iphigenie auf Tauris), completata nella versione in prosa l'anno successivo. Studia mineralogia, anatomia, osteologia, geologia e botanica, e dal 1782, anno di morte del padre, si trasferisce in una nuova e definitiva casa.

I primi dieci anni trascorsi a Weimar, caratterizzati da una certa povertà nella produzione poetica, mostrarono soprattutto questa sua lenta trasformazione. Vi furono opere ancora improntate alla sua poesia precedente, come, per esempio, I canti di Mignon inclusi nel Wilhelm Meister, le due ballate Il pescatore (Der Fischer) e Il re degli elfi (Erlkönig), e lo stupendo Canto notturno del viandante (Wanderers Nachtlied), poesia nella quale l'anima del poeta lentamente si sostituiva al cuore capriccioso che aveva dominato la produzione precedente.

La ricerca della verità ultima dell'anima dominò altre composizioni; scrisse infatti il Canto degli spiriti sopra le acque (Gesang der Geister über dem Wasser), i Limiti dell'umano (Grenzen der Menschheit) e Il divino (Das Göttliche). In quel periodo (dal 1777 al 1785) Goethe compose anche il romanzo La missione teatrale di Wilhelm Meister (Wilhelm Meisters theatralische Sendung), in questa prima versione ritrovato e pubblicato solo nel 1911. Quegli anni, inoltre, lo videro impegnato su diversi fronti come consigliere ministeriale per gli affari militari, per la viabilità, per le miniere e la pubblica amministrazione.

Durante il suo soggiorno a Weimar, Goethe è iniziato in massoneria nella loggia «Amalia» il 23 giugno 1780.[15] Un anno dopo, il 23 giugno 1781, diventa «Compagno», «Maestro» il 2 marzo 1782, con il duca Carlo Augusto di Sassonia-Weimar-Eisenach, che è un suo amico e protettore. Il 4 dicembre 1782 riceve il quarto grado scozzese della «Stretta Osservanza» e l'11 febbraio 1783 aderisce agli «Illuminati».

Fu anche sovrintendente ai musei, e nel 1782 venne insignito del titolo nobiliare. Quel periodo di radicali cambiamenti e senza dubbio negazione di sé, finì quando Goethe, nel 1786, all'insaputa di tutti, fuggì in Italia.

Goethe in Italia (1786-1788)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Viaggio in Italia (saggio).
Lapide in memoria di Goethe a Rovereto

Nel 1786 Goethe, a 37 anni, intraprese il suo primo viaggio in Italia, durato quasi due anni: arrivò a Trento il 10 settembre e poi continuò il suo viaggio verso Rovereto e Torbole.

« Eccomi a Rovereto, punto divisorio della lingua; più a nord si oscilla ancora fra il tedesco e l'italiano. Qui per la prima volta ho trovato un postiglione italiano autentico; il locandiere non parla tedesco, e io devo porre alla prova le mie capacità linguistiche. Come sono contento che questa lingua amata diventi ormai la lingua viva, la lingua dell'uso! »
(Viaggio in Italia, 1829)

Entrato nel territorio della Repubblica Veneta si fece malaccortamente sorprendere a Malcesine mentre redigeva uno schizzo del castello. Fu quindi sospettato di essere una spia e tratto in arresto, per essere liberato appena venne confermata la sua identità.

Il lago di Garda gli fece una grandissima impressione in quanto il clima mediterraneo, gli uliveti e gli agrumi del Benaco gli schiudevano un nuovo mondo e quando, poche settimane dopo, giunse a Verona, ricchissima di resti romani, il suo entusiasmo salì alle stelle, soprattutto dopo la visita all'Arena.

Dopo Verona, Goethe si sposta prima a Vicenza. Qui visita alcune opere architettoniche di Andrea Palladio, lodando l'artista, e Villa Valmarana ai Nani, elogiando il Tiepolo.

Il 28 settembre, alle cinque di sera, Goethe arriva a Venezia, e alla vista di una gondola, lo scrittore rammenta un modello in miniatura che il padre aveva portato dal suo viaggio in Italia.

Prosegue quindi per Roma, dove si ferma e riscrive Ifigenia in Tauride in versi, poi nel febbraio-giugno 1787 arriva a Napoli, dove si ferma più di un mese. In città soggiorna presso Palazzo Filangieri d'Arianello (dove è presente anche una targa in suo onore) e Palazzo Sessa (all'epoca sede dell'Ambasciata inglese nel Regno di Napoli). Dal 2012 il Goethe Institut di Napoli si è trasferito in questo palazzo dal forte valore simbolico.[16] A Napoli conosce Jakob Philipp Hackert e Gaetano Filangieri. Sale per due volte sul Vesuvio in eruzione, visita Pompei, Ercolano, Portici, Caserta, Torre Annunziata, Pozzuoli, Salerno, Paestum e anche Cava de'Tirreni, città da cui rimase particolarmente affascinato. Sbarca poi in Sicilia visitando Palermo, Segesta, Selinunte e Agrigento, passando per Caltanissetta, quindi sul versante est a Catania, Taormina e Messina. Ne rimane estasiato, affermando alle fine del suo lungo viaggio:

« L'Italia, senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto. [...] La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l'unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra […] chi li ha visti una sola volta, li possederà per tutta la vita. »
Goethe alloggiò a Catania nel 1787, epigrafe di Mario Rapisardi

In seguito a un secondo soggiorno a Napoli, rientra a Roma e infine il 18 giugno 1788 a Weimar, dopo aver trascorso due anni di piena felicità, nel duplice appagamento dei sensi e dello spirito, grazie all'amore e all'incanto della civiltà antica. Il paesaggio, l'arte e il carattere del popolo italiano incarnarono il suo ideale di fusione di spirito e sensi. Qui egli riuscì a dare la forma definitiva a quella Ifigenia in Tauride che, scritta in prosa, trovò il suo compimento nel Blankvers o pentapodia giambica. Quando fu più di un anno a Roma commissionò allo scultore di Sciaffusa Alessandro Trippel il proprio famoso busto marmoreo.

La Ifigenia venne giudicata il vangelo del moderno umanesimo. Questo dramma, come tutti i drammi di Goethe, fu una tragedia solo in potenza, infatti Ifigenia avrebbe salvato il fratello dalla follia e Toante dall'ingiustizia, ma soprattutto, grazie alla propria forza morale, avrebbe trionfato sul destino e mantenuto la propria libertà. Un altro esempio di questo peculiare intendere il dramma, fu il Torquato Tasso, altra opera portata a termine in Italia (Goethe visitò la Cella del Tasso e la Casa di Ludovico Ariosto a Ferrara e gli antichi palazzi degli Estensi), nel quale lo scrittore tedesco celebrò nel poeta italiano il proprio demone giovanile.

Ritorno a Weimar (1788-1832) e morte[modifica | modifica wikitesto]

Al ritorno a Weimar trovò una fredda accoglienza. Rinunciò a quasi tutti gli incarichi e si legò stabilmente a Christiane Vulpius (1765-1816), una semplice fioraia. Dei cinque figli solo August (1789-1830) sopravviverà[17].

La pubblicazione delle Elegie romane (Römische Elegien), racconto del periodo italiano, suscitò indignazione. Studia anatomia e ottica. Nel 1790 fa un breve viaggio a Venezia che gli ispira gli Epigrammi veneziani (Epigramme Venedig). Scrive la Metamorfosi delle piante (Versuch die Metamorphose der Pflanzen zu erklären) e i Saggi sull'ottica. Nel 1792 assiste alla Battaglia di Valmy e l'anno successivo all'Assedio di Magonza. Poi pubblica, senza successo, La volpe Reinardo (Reineke Fuchs), poema animalesco.

L'insieme degli eventi chiuse Goethe in una sorta di isolamento sociale, ma soprattutto spirituale. La consapevolezza di essere incompreso e la dolorosa coscienza della propria momentanea aridità poetica lo portarono a disprezzo e rifiuto di tutto ciò che fosse lontano dal proprio modo di pensare. La crisi di quegli anni fu gravissima, ma come già in passato, nel 1794, la comparsa e l'amicizia di un uomo come Friedrich Schiller, lo salvò da tale situazione. Dal 1794 si dedicò principalmente alla letteratura. Nel 1808 uscì l'edizione Opera omnia in 12 volumi, ma ancora doveva pubblicare Le affinità elettive (Die Wahlverwandschaften), la Teoria dei colori (Zur Farbenlehre) e molto altro, tanto che nel 1826 comincia l'edizione completa in 40 volumi[18]

Nel 1814 incontra Marianne von Willemer (1784-1860). Nel 1817 assiste al matrimonio del figlio August con Ottilie von Pogwisch 1796-1872), dal quale avrà tre figli che Goethe potrà conoscere[19]. Intorno agli anni 1821-1823 amerà nuovamente (dopo la morte della moglie, avvenuta nel 1816) tale Ulrike von Levetzow (1804-1899), assai più giovane.

Dopo una vita di straordinaria fecondità creativa infine morì nel 1832 a Weimar, probabilmente per un attacco cardiaco. Le sue spoglie riposano nella Cripta dei Principi nel Cimitero storico di Weimar.

Anche se la questione è assai controversa, le sue ultime parole, divenute comunque famosissime, sarebbero state: "Mehr Licht" (più luce), quasi a conferma della sua convinzione che se a un uomo vivo è inconcepibile la propria morte, allora la nostra vita non finirà[20]. Tuttavia per altri la frase avrebbe una spiegazione molto più prosaica: Goethe chiedeva semplicemente che gli si aprisse la finestra. Per altri ancora, le sue ultime parole sarebbero state: "Mehr Nicht" (non più), quasi l'opposto di "Mehr Licht"[20].

Importanza storica[modifica | modifica wikitesto]

L'importanza di Goethe nel XIX secolo fu enorme. Per molti aspetti, fu l'iniziatore di molti concetti e idee che sarebbero col tempo divenuti familiari a tutti. Goethe produsse volumi di poesia, saggi, critiche e lavori scientifici, inclusa una teoria sull'ottica e ricerche anticipatrici della teoria evolutiva e linguistica. Era affascinato dai minerali e dalla mineralogia; il minerale goethite prende nome da lui. Come filosofo e scrittore fu una delle figure chiave della transizione dall'Illuminismo al Romanticismo.

Eredità culturale[modifica | modifica wikitesto]

La seguente lista di lavori chiave può dare il senso dell'impatto che la sua opera ha sul suo e sul nostro tempo.

Monumento di Goethe a Lipsia

Il romanzo epistolare I dolori del giovane Werther, pubblicato nel 1774, narra una triste storia d'amore che si conclude con un suicidio. Goethe ammise di aver "ucciso il suo eroe per salvare sé stesso". Il romanzo è tuttora in stampa in dozzine di lingue. Da quest'opera trae ispirazione Ugo Foscolo per il romanzo epistolare Ultime lettere di Jacopo Ortis.

Il poema epico Faust fu composto a intervalli, e pubblicato integralmente soltanto postumo. La prima parte fu pubblicata nel 1808 e suscitò grande impressione. La prima versione operistica musicata da Spohr apparve nel 1814, e divenne l'ispirazione per le opere di Charles Gounod, Hector Berlioz, Arrigo Boito e Ferruccio Busoni, i poemi sinfonici di Richard Wagner e Franz Liszt, Gustav Mahler, nonché per la cantata Scene del Faust di Robert Schumann. La trama essenziale del "vendersi l'anima al diavolo" in cambio di potere nel mondo terreno assunse importanza crescente e divenne una metafora del trionfo della tecnologia e della rivoluzione industriale con tutto il suo fardello di umane sofferenze. L'opera poetica di Goethe fu modello per un intero movimento poetico tedesco detto Innerlichkeit (introversione), rappresentato per esempio da Heine. Le opere di Goethe ispirarono molti compositori, fra i quali Mozart, Tomášek, Beethoven, Schubert e Wolf.

L'influenza di Goethe fu capitale perché capì la transizione e il mutamento della sensibilità europea, un aumentato interesse per la sensualità, l'indescrivibile e l'emozionale. Ciò non vuol dire che fosse iperemotivo o sensazionalista, al contrario: predicava la moderazione e percepiva l'eccesso come una malattia. "Non vi è nulla di peggiore dell'immaginazione senza gusto". Argomentò che la legge scaturisce dalle profondità dello spirito di un popolo e dalla terra in cui vive, e che quindi anche le leggi più avvedute non possono sempre essere imposte dall'alto: una tesi che lo mise in opposizione diretta con coloro che cercavano di costruire monarchie "illuminate" basate su leggi "razionali", per esempio Giuseppe II d'Austria o, più tardi, Napoleone imperatore dei francesi.

Questa sensibilità avrebbe col tempo costituito la base delle rivoluzioni liberali del XIX secolo. Ciò lo rende, insieme con Adam Smith, Thomas Jefferson, Ralph Waldo Emerson e Ludwig van Beethoven, una figura fondamentale dei due mondi culturali, dell'illuminismo come del romanticismo: da un lato, seguace del gusto, dell'ordine e del dettaglio cesellato che è il marchio di fabbrica dell'età dei Lumi e del periodo neoclassico in architettura, dall'altro, volto alla ricerca di una personale e intuitiva forma di espressione.

Tra i grandi eredi della scrittura e del pensiero goethiano nella letteratura tedesca dell'Ottocento va citato senz'altro Friedrich Nietzsche e per il Novecento il romanziere Thomas Mann e il poligrafo Ernst Jünger.

Goethe scienziato[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Goethe del 1774
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Scienza goethiana.

Come già accennato, Goethe era animato anche da profondi interessi di natura scientifica, riguardanti in particolare la morfologia, la botanica, la zoologia, la mineralogia, la meteorologia, l'ottica,[21] che egli indagò con un suo metodo peculiare, contrapposto a quello tradizionale della scienza newtoniana, da lui giudicata astratta e unilaterale,[22] pervenendo tra l'altro a scoperte anatomiche di una certa rilevanza come quella dell'osso intermascellare.[23]

Lo spettro luminoso, dalla Teoria dei colori: Goethe osservò che facendo passare un raggio attraverso un prisma i colori sorgevano solo lungo i bordi tra la luce e il buio, e lo spettro si verificava quando i bordi colorati si sovrapponevano.

La natura per Goethe va indagata nel suo divenire, a partire dalle idee archetipe orginarie (urphänomen) di cui è intessuta, e che si evolvono progressivamente come un organismo manifestandosi nella concretezza dei fenomeni particolari: tali sono ad esempio l'idea della pianta-tipo illustrato nella Metamorfosi delle piante, che genera l'infinità varietà e molteplicità degli organismi vegetali a seconda delle differenti condizioni ambientali in cui si imbatte; oppure la luce, che incontrandosi con i fenomeni dell'oscurità dà luogo alla varietà dei colori percepibili ordinariamente col senso della vista.

La convinzione che sia l'idea a operare nei fenomeni, e non la materia o gli atomi, lo portò a scontrarsi con la mentalità del mondo scientifico del suo tempo, che non ammetteva che un poeta potesse essere considerato uno scienziato. La distanza che separò Goethe dalla scienza moderna, di stampo newtoniano, fu rimarcata da Gottfried Benn con le seguenti parole:

« Da Omero a Goethe c'è un'ora sola, da Goethe a oggi ventiquattro ore, ventiquattro ore di trasformazione. »
(Gottfried Benn, Doppia vita, Sugar, 1967, p. 129)

Goethe non vedeva alcuna incompatibilità tra arte e scienza,[22] ritenendo anzi che quest'ultima fosse «uscita dalla poesia»:[24] entrambe le discipline, infatti, si propongono di rivelare in forma più compiuta e comprensibile quei modelli e archetipi che si nascondono alla percezione dei sensi, e possono essere dischiusi dallo scienziato solo mediante un'osservazione attiva, cioè una disposizione d'animo intuitiva che normalmente si attribuirebbe all'artista.

Il metodo della scienza goethiana verrà accolto e integrato nella disciplina spirituale dell'antroposofia fondata agli inizi del Novecento da Rudolf Steiner, il quale sosterrà che Goethe aveva raggiunto «concezioni fondamentali per la scienza dell'organico che hanno la stessa importanza delle leggi fondamentali di Galileo per quella dell'inorganico».[25]

Filosofia e religiosità di Goethe[modifica | modifica wikitesto]

Pianta di cannabis dall'Erbario di Goethe

Goethe fu anche portatore di una sua visione filosofica del mondo, che egli tuttavia non tradusse mai in un sistema compiuto di pensiero, ma lo spinse a ricercare nei filosofi del suo tempo, o a lui precedenti, quei concetti in grado di esprimere ciò che sentiva: egli li trovò dapprima in Giordano Bruno, per il quale la ragione universale è l'«artista interiore» che plasma e permea l'universo in ogni sua parte. In seguito si rivolse a Spinoza e alla sua concezione della divinità immanente al mondo, da ricercare all'interno di questo: le leggi della natura non sono soltanto una creazione di Dio, ma costituiscono la Sua stessa essenza.

Goethe non poté invece trovare in Kant alcuna affinità, ritenendo che costui eludesse il vero problema della conoscenza, poiché si occupava del modo in cui la realtà risulta apparirci e non di come essa fosse oggettivamente.[26] Maggiore fonte di ispirazione trovò in Schiller, che lo spinse a vedere nel tipo della pianta o dell'animale, che Goethe chiamava entelechia, l'«Idea» in senso filosofico. Goethe poté così venire attratto dagli esponenti dell'idealismo tedesco, soprattutto dal giovane Schelling, da cui apprese l'importanza di risalire dalla natura quale mero prodotto (natura naturata) alla natura creante (natura naturans) in via di divenire, e quindi da Hegel e dal suo tentativo di ricostruire il processo dialettico che dall'Assoluto conduce al dato finito.[27]

Comune alla mentalità filosofica del romanticismo, che egli stesso contribuì a forgiare, è la consapevolezza di Goethe che la natura è un organismo vivente, una totalità organizzata unitariamente, che si evolve in particolare attraverso l'alternanza di due forze: una di sistole, cioè di concentrazione in un'entità individuale, e una di diastole, ossia di espansione illimitata. Si tratta di un approccio contemplativo al divino, non però di tipo mistico, né fideistico nel senso religioso tradizionale, perché non esclude la riflessione e la possibilità di una conoscenza chiara e trasparente delle forme in cui si rivela la divinità. Questa va ricercata non nell'ultramondano, ma restando all'interno della natura, che è «la veste vivente della divinità»,[28] a partire dalle sue espressioni immediate.

« Il Vero è simile al Divino: non appare mai immediatamente; noi dobbiamo indovinarlo dalle sue manifestazioni. »
(Goethe, Detti in prosa, 1819)

La religiosità da cui era profondamente pervaso[29] si conciliò pertanto raramente col cristianesimo protestante in cui era stato educato, sebbene Goethe rispettasse i riti di qualsiasi credo. Fece battezzare i suoi figli e non si pose mai in aperta ostilità con la Chiesa.[30] Nel Faust mostra di conoscere la Bibbia e di essere esperto in questioni teologiche. Attribuiva a Cristo una grandezza «di natura così divina come mai più il divino è apparso su questa terra».[31] Franz Rosenzweig giunse a definirlo «il primo cristiano come Cristo l'ha voluto».[32]

Sempre nel Faust Goethe si dimostra attento al sentire religioso di Margherita, preoccupata di sapere se il suo amante onorasse i sacramenti, pur ricevendo da lui risposte elusive: «Amore, chi può dire: "Io credo in Dio?" Domandalo pure ai saggi o ai preti, e la risposta sembrerà solo prendere in giro chi l'ha domandato».[33] Nel suo viaggio in Italia, Goethe provò una spontanea simpatia per la religione cattolica, al punto da affermare: «Come sono contento ora di addentrarmi completamente nel cattolicesimo e di conoscerlo in tutta la sua vastità!».[34] D'altro lato si accrebbe in quell'occasione la sua avversione per le reliquie e la venerazione dei santi, con l'eccezione di san Filippo Neri, del quale apprezzò l'umorismo,[30] definendolo il «santo spiritoso».[35]

Goethe provò interesse anche per la religiosità pagana dell'antichità greca e romana, attratto dalla sua esperienza del divino nelle forme della natura tradotte in sembianze antropomorfiche; nel gennaio del 1813 scriverà:

« Come poeta, io sono politeista; come naturalista, io sono panteista; come essere morale, io sono teista; e ho bisogno, per esprimere il mio sentimento, di tutte queste forme. »
(Goethe, cit. in Nuova antologia di lettere, scienze ed arti, vol. 188, pag. 113, Direzione della Nuova Antologia, 1903)

Nella sua religiosità confluiscono in ogni caso anche concezioni esoteriche, che pur allontanandolo dalla credulità popolare, lo inducono piuttosto a vedere nella fede di ognuno il momento di un percorso che prosegue dall'evoluzione della natura, e di cui l'uomo libero rappresenta la meta finale.[36] Pochi giorni prima di morire confidò al suo amico Johann Peter Eckermann:

« Se mi si chiede se appartenga o no alla mia natura esprimere di fronte a Cristo rispetto e adorazione, io rispondo: assolutamente! Mi inchino davanti a Lui come alla rivelazione divina del più alto principio della moralità. Ma se mi si domanda se sia nella mia natura venerare il sole, rispondo anche: certamente! [...] In esso adoro la luce e la forza procreatrice di Dio. [...] Se qualcuno poi mi domanda se io sarei disposto a inchinarmi davanti all'osso del pollice dell'apostolo Pietro o Paolo, rispondo: risparmiatemi! e lasciatemi in pace con codeste assurdità. »
(Goethe, da una lettera a Johann Eckermann dell'11 marzo 1832 [37])

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore
— [Erfurt - 1808 ]
Cavaliere dell'Ordine Imperiale di Leopoldo (Impero austriaco) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Imperiale di Leopoldo (Impero austriaco)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Falco Bianco (Sassonia-Weimar-Eisenach) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Falco Bianco (Sassonia-Weimar-Eisenach)

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Una manifestante di Occupy Wall Street innalza un cartello con una massima di Goethe sulla libertà: Nessuno è più inesorabilmente schiavo di coloro che falsamente credono di essere liberi
Monumento a Goethe, Chicago
Giardino di Goethe, Weimar
Casa di Goethe, Strasburgo

Romanzi e novelle[modifica | modifica wikitesto]

Opere teatrali[modifica | modifica wikitesto]

Poemi e poesie[modifica | modifica wikitesto]

Saggi[modifica | modifica wikitesto]

Opere complete[modifica | modifica wikitesto]

  • (DE) Goethes Werke, 63 voll., Weimar 1887-1919
  • (DE) Goethes Sämtliche Werke, 40 voll., Stuttgart-Berlin 1902 (detta "edizione del giubileo")
  • (DE) Goethes Werke, 14 voll., a cura di Erich Trunz, Hamburg 1948-69; n. ed. München, Dtv, 1981-82
  • (DE) Goethes Briefe, 4 voll. e Briefe an Goethe, 2 voll., a cura di Karl Robert Mandelkow, Hambourg 1965-67; n. ed. München 1976-82 (lettere)
  • (DE) Goethes Gespräche, 5 voll., a cura di Woldemar Freiherr von Biedermann, Leipzig 1901-11 (conversazioni)

Opere in italiano[modifica | modifica wikitesto]

  • Clavigo, trad. Lodovico Ventura, Lao, Palermo 1852
  • Fausto. Tragedia, trad. Andrea Maffei, 2 voll., Le Monnier, Firenze 1873
  • Erminio e Dorotea, trad. Anselmo Guerrieri-Gonzaga, Le Monnier, Firenze 1873
  • Werther, trad. Riccardo Ceroni, Le Monnier, Firenze 1873; Sonzogno, Milano 1883
  • Ifigenia in Tauride. Dramma, trad. Andrea Maffei, Le Monnier, Firenze 1874
  • Gli amori, trad. Domenico Gnoli, Vigo, Livorno 1875
  • Elegie romane e Idilli, trad. Andrea Maffei, Le Monnier, Firenze 1875
  • I canti ed altre poesie , trad. Pio Bracchi, Taddei, Ferrara 1878
  • Clavigo e Stella, trad. Casimiro Varese, Le Monnier, Firenze 1878
  • Fausto, trad. Giovita Scalvini, 2 voll., Sonzogno, Milano 1882-83 e 1905-06; come Faust, Einaudi, Torino 1953
  • Principii di filosofia zoologica e anatomia comparata, trad. Michele Lessona, Perino, Roma 1885
  • Ermanno e Dorotea, trad. Luigi Virbio, Genova 1889
  • Autobiografia. Poesia e verità, trad. A. Courthéoux, 2 voll., Sonzogno, Milano 1891-92
  • Arminio e Dorotea, a cura di Vittorio Betteloni, Rechiedei, Milano 1892; Istituto editoriale italiano, Milano 1922; Paravia, Torino 1929; Bietti, Milano 1933
  • Elegie romane, trad. Luigi di S. Giusto, Roux, Torino 1893; Paravia, Torino 1924
  • Le affinità elettive, trad. Emma Perodi e Arnaldo De Mohr, Libreria editrice nazionale, Milano 1903
  • Studi scientifici sulle origini, affinità e trasformazioni degli esseri, trad. Giuseppe e Giovanni Monti, Bocca, Torino 1903
  • Viaggio in Italia, trad. Alessandro Tomei, Officina poligrafica italiana-Franck, Roma 1905
  • La metamorfosi delle piante, trad. Giovanni Castelli, Lazzeri, Siena 1907
  • Cinquant'anni e Le calze di seta. Due novelle, trad. Casimiro Coldart, Belforte, Livorno 1909
  • Torquato Tasso, trad. Giuseppe Rota, Garroni, Roma 1910
  • Gli anni di noviziato di Guglielmo Meister, trad. Giovanni Berchet, Carabba, Lanciano 1912
  • Il romanzo della volpe, trad. Nicola De Bello, Sinatti, Arezzo 1913; Laterza, Bari 1925
  • Scritti su l'arte, trad. Nicola De Ruggiero, Ricciardi, Napoli 1914
  • Le esperienze di Wilhelm Meister, a cura di Rosina Pisaneschi e Alberto Spaini, 2 voll., Laterza, Bari 1913-15
  • Viaggio in Italia, trad. Giacomo Schwarz, Rosenberg e Sellier, Torino 1915
  • La Campagna di Francia e L'assedio di Magonza, trad. Marino Lesti, Sonzogno, Milano 1916
  • Lettere da Napoli, trad. Giustino Fortunato, Ricciardi, Napoli 1917; con introduzione di Manlio Rossi Doria, Guida, Napoli 1983; con un testo di Luigi Einaudi, Osanna, Venosa 1993
  • Poesie liriche, trad. Lorenzo Bianchi, Zanichelli, Bologna 1917
  • Le quattro stagioni, trad. Adriano Belli, Emiliana, Venezia 1917
  • Scelta di liriche nuovamente tradotte, trad. Benedetto Croce, in id., Scritti di storia letteraria e politica, vol. XII. Goethe, Laterza, Bari 1919
  • Ifigenia in Tauride, trad. Natale Addamiano, Sonzogno, Milano 1920
  • L'amante geloso e I complici: commedie, trad. Natale Addamiano, Caddeo, Milano 1921
  • Le elegie, le epistole e gli epigrammi veneziani, trad. Guido Manacorda, Sansoni, Firenze 1921
  • I dolori del giovane Werther, trad. Luisa Graziani, Sansoni, Firenze 1922
  • Egmont: tragedia in cinque atti, trad. Matilde Accolti-Egg, RIchter, Napoli 1922; Loescher, Torino 1931
  • Torquato Tasso, trad. Antonio Carafa, Sansoni, Firenze 1923
  • Viaggio in Italia, trad. Eugenio Zaniboni, 2 voll., Sansoni, Firenze 1924
  • Ifigenia in Tauride, trad. Nicola Terzaghi, Sansoni, Firenze 1924
  • Torquato Tasso, trad. Barbara Allason, Paravia, Torino 1923
  • Pagine scelte, trad. Angiolo Biancotti, introduzione di Arturo Farinelli, Paravia, Torino 1924
  • Viaggio in Italia [scelta], trad. Giacomo Perticone e Maria De Vincolis, Carabba, Lanciano 1924
  • Viaggio in Italia [scelta], trad. Susanna Gugenheim, Principato, Messina 1924
  • Gotz di Berlichingen, trad. Nicola De Ruggiero, Sansoni, Firenze 1925
  • Fiaba , trad. Emma Sola, Le edizioni del Baretti, Torino 1927
  • Ifigenia in Tauride, trad. Antonio Zardo, Le Monier, Firenze 1925
  • Annali, ovvero, Diario giornaliero e annuale ad integrazione delle altre mie confessioni, trad. Cristina Baseggio, Bolla, Milano 1928
  • Nausica, trad. Giovanni Angelo Alfero, Perrella, Napoli 1928
  • Poesia e verità , trad. Emma Sola, 2 voll., Alpes, Milano 1929; id. [scelta], Signorelli, Milano 1930
  • L'Achilleide, trad. Lorenzo Bianchi, Zanichelli, Bologna 1930
  • I dolori del giovane Werther, trad. Giuseppe Antonio Borgese, Mondadori, Verona 1930
  • Satiro, ovvero il diavolo dei boschi divinizzato, trad. Lorenzo Bianchi, Zanichelli, Bologna 1930
  • La campagna di Francia, trad. Edvige Levi, Rinascimento del libro, Firenze 1931; come Incomincia la novella storia, Sellerio, Palermo 1981
  • Faust, trad. Guido Manacorda, 2 voll., Mondadori, Milano 1932
  • Le affinità elettive, trad. Eugenio Levi, Sonzogno, Milano 1932
  • Confessioni poetiche, trad. Oreste Ferrari, Treves, Milano 1932
  • Egmont, trad. Gemma Volli, Signorelli, Milano 1932
  • Elegie romane, trad. Giulio D. Leoni, Polemica, Faenza 1932
  • Ifigenia in Tauride, trad. Vincenzo Errante, Mondadori, Milano 1932
  • Lettere giovanili (1765-1775), trad. Edvige Levi, Rinascimento del libro, Firenze 1932
  • Liriche scelte dalle migliori traduzioni italiane, a cura di Tomaso Gnoli e Amalia Vago, Mondadori, Milano 1932
  • La missione teatrale di Guglielmo Meister, trad. Silvio Benco, Mondadori, Milano 1932
  • La vita di Goethe seguita nell'epistolario, a cura di Lavinia Mazzucchetti, Sperling & Kupfer, Milano 1932; Sansoni, Firenze 1949
  • Faust, trad. Liliana Scalero, Maglione, Roma 1933; come Il primo Faust, Rizzoli (BUR nn. 39-40), Milano 1949; Il secondo Faust, ivi (BUR n. 339-342), 1951
  • Achilleide (frammento epico), trad Giannina Böhm, Signorelli, Milano 1933
  • Il cittadino generale: commedia in un atto, a cura di Riccardo D'Imola, Calzone, Roma 1933
  • Viaggio in Italia, a cura di Arturo Farinelli, 2 voll., Reale Accademia d'Italia, Roma 1933
  • I dolori del giovane Werther, trad. Alberto Spaini, Einaudi, Torino 1938; con un saggio di Ladislao Mittner, (NUE n. 5), ivi, 1962
  • Lettere [scelta], trad. Renzo Lustig, Rinascimento del libro, Firenze 1938
  • Il primo libro degli anni di viaggio di Wilhelm Meister, trad. Giovanni Guerra, Laterza, Bari 1938
  • Le ballate, trad. Giovanni Angelo Alfero, Bona, Torino 1939
  • La trilogia della passione e l'ultimo atto del Faust, trad. Ferruccio Amoroso, Ricciardi, Napoli 1939
  • Elegie romane, trad. latina di Luigi Illuminati, prefazione di Guido Mazzoni, Degli Orfini, Genova 1939
  • Elegie ed epigrammi, trad. Emilio Weidlich, Andò, Palermo 1938
  • Il re di Tule, trad. Odoardo Gori, Arte della stampa, Pistoia 1940
  • Faust. Tragedia, trad. Vincenzo Errante, 2 voll., Sonzogno, Firenze 1941-42
  • La bella genovese, a cura di M. C., Bompiani, Milano 1942 [contiene anche: Viaggio dei figli di Megaprazone, Il furto, La cantante incantata, La peste, Colloquio sulle donne dispotiche, Il fanciullo e il leone]
  • Faust [scelta], trad. Enzo Cetrangolo, Federici, Pesaro 1942
  • Le affinità elettive, a cura di Massimo Mila, Einaudi, Torino 1943; ivi (NUE n. 6), 1966
  • Massime e riflessioni, trad. Barbara Allason, De Silva, Torino 1943
  • Stella, trad. Lavinia Mazzucchetti, Sansoni, Firenze 1943
  • Ifigenia e Stella, a cura di Giansiro Ferrata, Bompiani, Milano 1944
  • Opere, 5 voll., a cura di Lavinia Mazzucchetti, Sansoni, Firenze 1944-61
  • Le affinità elettive, a cura di Cristina Baseggio, Utet, Torino 1946; con introduzione di Pietro Citati, Rizzoli, Milano 1978
  • Lirica e gnomica dell'ultimo Goethe: versioni poetiche, a cura di Ferruccio Amoroso, Laterza, Bari 1946
  • Carteggio con Friedrich Schiller, a cura di Antonino Santangelo, Einaudi (Saggi n. 78), Torino 1946
  • Colloqui con il cancelliere Von Müller, Astrolabio, Roma 1946
  • Johann Peter Eckermann, Colloqui con Goethe, Sansoni, Firenze 1947
  • Goethe a colloquio, conversazioni scelte e tradotte da Barbara Allason, De Silva, Torino 1947
  • Ifigenia in Tauride, trad. Rinaldo Küfferle, Bocca, Milano 1949
  • Faust, trad. Barbara Allison, De Silva, Torino 1950; con introduzione di Cesare Cases, Einaudi (NUE n. 53), Torino 1965 ISBN 88-06-00331-3
  • Faust e Urfaust, trad. Giovanni Vittorio Amoretti, 2 voll., Utet, Torino 1950; Feltrinelli (UEF nn. 500-501, poi nn. 2018-19), Milano 1965 e 2001
  • La provincia pedagogica. Il secondo libro degli "Anni di viaggio di Wilhelm Meister", trad. Giovanni Guerra, Laterza, Bari 1950
  • Scienza e natura. Scritti vari, trad. Arturo Pellis, introduzione di Francesco Albèrgamo, presentazione di Alberto V. Geremicca, Laterza, Bari 1952
  • I dolori del giovane Werther, trad. Piero Bianconi, 2 voll., Rizzoli (BUR nn. 437-438), Milano 1952; con introduzione di Silvana De Lugnani, ivi, 1981
  • Le esperienze di Guglielmo Meister, trad. Tom Gnoli, 2 voll., Rizzoli (BUR nn. 678-680), Milano 1954
  • Cinquanta poesie, trad. Diego Valeri, Sansoni, Firenze 1954
  • Ifigenia in Tauride, trad. Diego Valeri, Neri Pozza, Venezia 1954
  • Torquato Tasso, trad. Leone Traverso, Sansoni, Firenze 1954
  • Viaggio in Italia, a cura di Aldo Oberdorfer, Vallecchi, Firenze 1955
  • Dalla mia vita: poesia e verità, 2 voll., a cura di Alba Cori, Utet, Torino 1957
  • Giornale del viaggio in Italia per la signora von Stein, a cura di Dario De Tuoni, Einaudi, Torino 1957
  • Poesie scelte, trad. Giorgio Orelli, Mantovani, Milano 1957
  • Teoria della natura, scelta e trad. Mazzino Montinari, Boringhieri, Torino 1958
  • Lettere di Wolfgang Goethe alla signora von Stein, a cura di Alberto Spaini, 2 voll., Parenti, Firenze, 1959
  • Divano occidentale-orientale, trad. F. Borio, Boringhieri, Torino 1959
  • Egmont, trad. Enrico Burich, Mursia, Milano 1962
  • Viaggio in Italia, a cura di Giuliana Parisi Tedeschi, Babuino, Roma 1965
  • Viaggio in Italia , a cura di Giovanni Vittorio Amoretti, Utet, Torino 1965
  • Viaggio in Italia, trad. Antonio Masini, Salani, Firenze 1965
  • I dolori del giovane Werther, a cura di Carlo Picchio, Mursia, Milano 1966
  • Egmont: tragedia in cinque atti, trad. Fedele D'Amico, Einaudi (Collezione di teatro n. 117), Torino 1967
  • Inni, a cura di Giuliano Baioni, Einaudi (Collezione di poesia n. 42), Torino 1967
  • Arminio e Dorotea, trad. Mario Cassa, Curcio, Roma 1968
  • Romanzi, trad. Amina Pandolfi e Francesco Saba Sardi, Fabbri, Milano 1968 [contiene: I dolori del giovane Werther, e Le affinità elettive]; poi separatamente Bompiani, Milano 1987
  • Sette liriche di Goethe, trad. Bonaventura Tecchi, Ricciardi, Milano-Napoli 1969
  • Faust, a cura di Franco Fortini, Mondadori, Milano 1970 ISBN 978-88-04-08800-4
  • Settanta liriche, trad. Gilberto Forti, introduzione di Diego Valeri, Rusconi, Milano 1970
  • Viaggio in Italia, trad. Iolanda Dilena, introduzione di Gioacchino Grasso, Calderini, Bologna 1971
  • I dolori del giovane Werther, trad. Carlo Picchio [già Mursia 1966], Garzanti (Grandi libri n. 6), Milano 1973; ed. sostituita da idem, introduzione di Franco Fortini, traduzione di Aldo Busi, ivi, 1983
  • Stella: commedia per amanti, a cura di Italo Alighiero Chiusano, Einaudi (Collezione di teatro n. 317), Torino 1973 ISBN 88-06-11687-8
  • Teatro, trad. Italo Alighiero Chiusano e altri, prefazione di André Gide, Einaudi (I millenni), Torino 1973
  • Poesie [scelta], a cura di Giorgio Orelli, Mondadori (Oscar L 171), Milano 1974
  • La provincia pedagogica, a cura di Antimo Negri, Armando, Roma 1974
  • Elegie Romane, trad. Anselmo Turazza, saggio introduttivo di Sergio Solmi, Ricciardi, Milano-Napoli 1974
  • Ballate, trad. Roberto Fertonani, introduzione di Giorgio Cusatelli, Garzanti, Milano 1975
  • Le affinità elettive, trad. Giorgio Cusatelli, Garzanti, Milano 1975
  • Wilhelm Meiser. Gli anni dell'apprendistato, trad. Anita Rho ed Emilio Castellani, Adelphi, Milano 1976 e n. ed. 2006 ISBN 978-88-459-2063-9
  • La teoria dei colori, a cura di Renato Troncon, Il Saggiatore, Milano 1978; con introduzione di Giulio Carlo Argan, ivi, 1981 ISBN 978-88-565-0009-7
  • I dolori del giovane Werther. Prima stesura, a cura di Maria Fancelli, Mondadori, Milano 1979
  • Elegie romane, a cura di Roberto Fertonani, Mondadori, Milano 1979
  • Romanzi, a cura di Renato Caruzzi, prefazione di Claudio Magris, Mondadori (I Meridiani), Milano 1979 [contiene: I dolori del giovane Werther, La vocazione teatrale di Wilhelm Meister e Le affinità elettive] ISBN 978-88-04-16689-4
  • La vocazione teatrale di Wilhelm Meister, introduzione di Nello Saito, Garzanti, Milano 1979
  • Le cento pagine più belle di Goethe, a cura di Valentina Fortichiari, Mondadori, Milano 1982
  • Massime e riflessioni, a cura di Siegfried Seidel, trad. Marta Bignami, introduzione di Paolo Chiarini, 2 voll., Theoria, Roma 1983
  • Il flauto magico, a cura di Maria Teresa Galluzzo, Novecento, Palermo 1983
  • Viaggio in Italia, a cura di Emilio Castellani, prefazione di Roberto Fertonani, Mondadori (I Meridiani), Milano 1983 ISBN 978-88-04-22981-0
  • La metamorfosi delle piante e altri scritti sulla scienza della natura, a cura di Stefano Zecchi, traduzioni di Bruno Groff, Bruno Maffi e Stefano Zecchi, Guanda, Parma 1983 ISBN 978-88-7746-187-2
  • Conversazioni di profughi tedeschi, trad. Bruno Arzeni e Bonaventura Tecchi, prefazione di Italo Alighiero Chiusano, Passigli, Firenze 1984
  • Favola e Novella, Studio Tesi, Pordenone, 1984
  • La fiaba, a cura di Maria Paola Arena, Theoria, Roma 1984
  • Metamorfosi degli animali, a cura Bruno Maffi, SE, Milano 1986
  • Lettere alla Signora von Stein [scelta], prefazione di Pietro Citati, Rosellina Archinto, Milano 1986
  • Opere, antologia a cura di Vittorio Santoli, Sansoni (Le querce), Firenze 1988 ISBN 88-383-0661-3
  • Torquato Tasso, a cura di Eugenio Bernardi, traduzione di Cesare Lievi, Marsilio, Venezia 1988 ISBN 978-88-317-6766-8
  • Il gran Cofto, trad. Giuseppe Raciti, introduzione di Giuseppe Giarrizzo, Sellerio (La diagonale n. 40), Palermo 1989
  • Faust - Urfaust, a cura di Andrea Casalegno, introduzione di Gert Mattenklott, prefazione di Erich Trunz, Garzanti, Milano 1990 ISBN 978-88-11-58648-7
  • Il divano occidentale-orientale, a cura di Ludovica Koch, Ida Porena e Filiberto Borio, Rizzoli, Milano 1990 ISBN 88-17-17163-8
  • Il divano occidentale-orientale, a cura di Giorgio Cusatelli, Einaudi (I millenni, Torino 1990 ISBN 88-06-11695-9
  • Favola, trad. Luciano Foà e Gilberto Forti, con un saggio di Katharina Mommsen, Adelphi (Piccola biblioteca Adelphi n. 251), Milano 1990 ISBN 88-459-0769-4
  • Scritti sull'arte e sulla letteratura, a cura di Stefano Zecchi, Bollati Boringhieri, Torino 1992 ISBN 88-339-0711-2
  • Sulla musica, a cura di Giovanni Insom, Studio Tesi, Pordenone 1992 ISBN 88-7692-317-9
  • Vita di J. J. Winckelmann, a cura di Elena Agazzi, con uno scritto di Giorgio Cusatelli, Moretti & Vitali, Bergamo 1992 ISBN 88-7186-024-1
  • Massime e riflessioni, a cura di Sossio Giametta, Rizzoli, Milano 1992
  • Le affinità elettive, trad. Ada Vigliani, Mondadori, Milano 1993 ISBN 88-04-37408-X; con un saggi di Thomas Mann, ivi, 2009
  • L'apprendista stregone e altre ballate, a cura di Luciano Zagari, Salerno, Roma 1993 ISBN 88-8402-117-0
  • Il collezionista e i suoi familiari, a cura di Daria Santini, Signorelli, Roma 1993
  • I dolori del giovane Werther, trad. Angelo G. Sabatini e Anna Maria Pozzan, Newton Compton, Roma 1993
  • I dolori del giovane Werther, a cura di Paola Capriolo, Feltrinelli (UEF 2062), Milano 1993
  • L'uomo di cinquant'anni: tre racconti, a cura di Giovanni Sampaolo, Castelvecchi, Roma 1993 ISBN 88-86232-09-8
  • Aforismi sulla natura, a cura di Mazzino Montinari, con uno scritto di Giorgio Colli, SE, Milano 1984 ISBN 88-7710-484-8
  • Laocoonte e altri scritti sull'arte 1789-1805, a cura di Roberto Venuti, Salerno, Roma 1994 ISBN 88-8402-136-7
  • La missione teatrale di Wilhelm Meister, trad. Gabriella Piazza, introduzione di Italo Alighiero Chiusano, Rizzoli, Milano 1994
  • La nuova Melusina e La fiaba, trad. Maria Paola Arena, Theoria-L'Unità, Roma 1994
  • Il procuratore: quattro novelle da Conversazioni di emigrati tedeschi, trad. Ada Vigliani, introduzione di Roberto Fertonani, Mondadori, Milano 1994 ISBN 88-04-38065-9
  • Tutte le poesie, 3 voll. in 5 tomi, a cura di Roberto Fertonani con la collaborazione di Enrico Ganni, Mondadori (I Meridiani), Milano 1994-97 ISBN 978-88-04-43358-3
  • Faust, illustrazioni di Eugène Delacroix, trad. Andrea Casalegno, presentazione di Mario Luzi, Le lettere, Firenze 1997 ISBN 88-7166-347-0
  • Poesie d'amore, a cura di Anna Reali, introduzione di Giorgio Manacorda, Newton Compton, Roma 1997
  • Cento poesie, scelte da Siegfried Unseld, introduzione di Luigi Forte, Einaudi (Collezione di poesia n. 395), Torino 1999 ISBN 978-88-06-20737-3
  • Diari e lettere dall'Italia 1786-1788, a cura di Roberto Venuti, Artemide, Roma 2002
  • Saggi sulla pittura: Leonardo, Mantegna, i quadri di Filostrato, a cura di Roberto Venuti, Artemide, Roma 2005
  • Gli errori rendono amabili, a cura di Sossio Giametta, BUR Rizzoli, Milano 2007 ISBN 978-88-17-01616-2
  • Johann Peter Eckermann, Conversazioni con Goethe negli ultimi anni della sua vita, a cura di Enrico Gianni, Einaudi (I millenni), Torino 2008 ISBN 978-88-06-16866-7
  • Frédéric Soret - J. W. Goethe, Conversazioni, a cura di Francesca Botticchio e Renato Pettoello, Morcelliana (Il pellicano rosso n.s. n. 116), Brescia 2010 ISBN 978-88-372-2409-7

Dediche[modifica | modifica wikitesto]

Il Goetheanum progettato da Steiner a Dornach

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cit. in Bruno D'Amore, Arte e matematica: Metafore, analogie, rappresentazioni, p. 272, Dedalo, 2015.
  2. ^ Fausto Cercignani, Il «Faust» goethiano. Forma e sostanza, in Il «Faust» di Goethe. Antologia critica, a cura di F. Cercignani ed E. Ganni, Milano, Led, 1993, pp. 21-38.
  3. ^ Il termine Weltliteratur fu utilizzato nelle Conversazioni con Goethe, pubblicate postume dal suo confidente Johann Peter Eckermann nel 1835.
  4. ^ Rudolf Steiner, L'Evoluzione della Filosofia dai presocratici ai postkantiani, L'epoca di Kant e di Goethe, ed. Bocca, 2016.
  5. ^ Luigi Pareyson, Estetica dell'idealismo tedesco: Goethe e Schelling, a cura di Marco Ravera, Mursia, 2003.
  6. ^ Karl Löwith, Da Hegel a Nietzsche. La frattura rivoluzionaria nel secolo XIX, trad. it., p. 285 e segg., Torino, Einaudi, 19712.
  7. ^ Incipit di Dichtung und Wahrheit (1811-1833), che testimonia degli interessi ermetici e astrologici di Goethe, da lui coltivati soprattutto in gioventù: il culmine del Sole nell'ora della nascita fu da lui interpretato come espressione di una grande forza creativa, mentre il segno della Vergine ne avrebbe orientato l'intellettualità nel senso della concretezza (Marino Freschi, Goethe: l'insidia della modernità, op. cit., pag. 9).
  8. ^ Informazione tratta dallo stesso incipit di Dichtung und Wahrheit.
  9. ^ a b Marino Freschi, Goethe: l'insidia della modernità, op. cit., pp. 9-16.
  10. ^ Paola Giovetti, Goethe a Roma: Un grande poeta nell'Italia del Settecento, Mediterranee, 2013.
  11. ^ Marino Freschi, Goethe: l'insidia della modernità, op. cit., pp. 17-38.
  12. ^ Marino Freschi, Goethe: l'insidia della modernità, op. cit., pp. 39-54.
  13. ^ Cit. da Wilhelm Bode, Goethe in vertraulichen Briefen seiner Zeitgenossen (1921).
  14. ^ Nonostante la brevità e l'incertezza del fidanzamento un gruppo di liriche sono comunque ispirate a lei.
  15. ^ Goethe, Le Serpent Vert. Conte Symbolique tradotto e commentato da Oswald Wirth, Parigi, Dervy-Livres, 1964, p. 104.
  16. ^ Il genio di Goethe a Cappella Vecchia - Napoli - Repubblica.it
  17. ^ I suoi resti sono al Cimitero acattolico di Roma.
  18. ^ Chiusa nel 1833, verrà riaperta con altri 20 volumi di opere postume pubblicati fino al 1842.
  19. ^ Si tratta di Walther Wolfgang (1818-1885), Wolfgang Maximilian (1820-1883) e Alma 1827-1844).
  20. ^ a b Simon Critchley Il libro dei filosofi morti, 2009 Garzanti, p.209
  21. ^ Goethe sembrava anzi tenere in maggior considerazione le sue ricerche scientifiche rispetto alle sue produzioni letterarie, affermando, a proposito della teoria dei colori da lui elaborata: «Io non provo orgoglio per tutto ciò che come poeta ho prodotto. Insieme a me hanno vissuto buoni poeti, altri ancora migliori hanno vissuto prima di me, e ce ne saranno altri dopo. Sono invece orgoglioso del fatto che, nel mio secolo, sono stato l'unico che ha visto chiaro in questa difficile scienza del colore, e sono cosciente di essere superiore a molti saggi» (Goethe, da una conversazione con Johann Eckermann del 19 febbraio 1829, cit. in J. P. Eckermann, Gespràche mit Goethe, Lahr, 1948, pag. 235, trad. it.: Colloqui con Goethe, Sansoni, 1947).
  22. ^ a b Come rilevato da Giulio Argan, Goethe «era anti-newtoniano come lo erano tutti i romantici, ma con la moderazione dello Herder invece che con l'intolleranza dello Sturm und Drang per cui la scienza era la falsa e la poesia la vera conoscenza dell'universo. Ma perché contrapporle come incompatibili quando nella loro diversità realizzavano l'unità e la totalità dello spirito?» (Giulio Carlo Argan, introduzione a La teoria dei colori, pag. X, a cura di Renato Troncon, Il Saggiatore, 2008.
  23. ^ Federica Cislaghi, Goethe e Darwin: la filosofia delle forme viventi, pp. 37-49, Mimesis Edizioni, 2008.
  24. ^ Goethe, Metamorfosi delle piante, ne Il tempo e la metamorfosi, a cura di S. Zecchi, pag. 86, Guanda, Parma 1983.
  25. ^ R. Steiner, Le opere scientifiche di Goethe, pag. 53, Milano, Fratelli Bocca Editori, 1944.
  26. ^ Dell'opera kantiana Goethe apprezzò soltanto la Critica del Giudizio per la reciproca interazione che essa individuava tra arte e natura (cfr. Ernst Cassirer, Rousseau, Kant, Goethe, a cura di Giulio Raio, pp. 55-56, Donzelli Editore, 1999.
  27. ^ Ciò nonostante vi fosse una differenza di metodologia tra Goethe e Hegel, cfr. Karl Löwith, Goethe ed Hegel, in Da Hegel a Nietzsche, trad. it., pp. 23-62, Torino, Einaudi, 1949.
  28. ^ Cit. in Andrzej Kobyliński, Modernità e postmodernità: l'interpretazione cristiana dell'esistenza al tramonto dei tempi moderni nel pensiero di Romano Guardini, Editrice Pontificia Università Gregoriana, 1998, p. 159.
  29. ^ Cfr. Karl Julius Schröer, Goethe e l'amore, a cura di Elisa Lieti, Milano, Filadelfia Editore, 2006.
  30. ^ a b Goethe e la religione.
  31. ^ Goethe, da una confidenza con Johann Eckermann dell'11 marzo 1832, cit. in Italo Alighiero Chiusano, Vita di Goethe, pag. 554, Rusconi, 1981.
  32. ^ F. Rosenzweig, La scrittura, saggio n. 242, Roma, Città nuova, 1991, cit. in Daniela Toti, Franz Rosenzweig: possibilità di una fondazione della nuova filosofia nella storia, pag. 29, Gregorian Biblical BookShop, 2000.
  33. ^ Faust, vv. 3414-3543.
  34. ^ Goethe, Viaggio in Italia, cit. in Paola Giovetti, Goethe a Roma: Un grande poeta nell'Italia del Settecento, Roma, Mediterranee, 2012.
  35. ^ Titolo di una biografia del santo abbozzata da Goethe il 26 maggio del 1786 a Napoli (Philipp Neri, der humoristische Heilige).
  36. ^ Sonia Giorgi, Goethe illuminato, Archè, 1989.
  37. ^ Cit. in J. P. Eckermann, Gespràche mit Goethe (1839-1840), trad. it. Colloqui con Goethe, pag. 231, Torino, Utet, 1957.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Dichtung und Wahrheit
  • Johann Wolfang Goethe, Opere, Stüttgart und Tübingen, J. G. Cotta'sche Verlag, 1840.
  • Johann Wolfang Goethe, Dichtung und Wahrheit, vol. 1, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1903-1904?].
  • Johann Wolfang Goethe, Dichtung und Wahrheit, vol. 2, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1903-1904?].
  • Johann Wolfang Goethe, Dichtung und Wahrheit, vol. 3, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1903-1904?].
  • Johann Wolfang Goethe, Dichtung und Wahrheit, vol. 4, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1903-1904?].
  • Johann Wolfang Goethe, Annalen, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1903?].
  • Johann Wolfang Goethe, Opere. Poesia, vol. 1, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1902].
  • Johann Wolfang Goethe, Opere. Poesia, vol. 2, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1902-1907?].
  • Johann Wolfang Goethe, Opere. Poesia, vol. 3, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1902-1907?].
  • Johann Wolfang Goethe, Opere. Poesia, vol. 4, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1902-1907?].
  • Johann Wolfang Goethe, Faust, vol. 1, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1903-1906?].
  • Johann Wolfang Goethe, Faust, vol. 2, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1903-1906?].
  • Johann Wolfang Goethe, Benvenuto Cellini, vol. 1, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1903?].
  • Johann Wolfang Goethe, Benvenuto Cellini, vol. 2, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1903?].
  • Johann Wolfang Goethe, Wahlverwandtschaften, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1904?].
  • Johann Wolfang Goethe, Wilhelm Meisters Wanderjahre, vol. 1, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1904?].
  • Johann Wolfang Goethe, Wilhelm Meisters Wanderjahre, vol. 2, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1904?].
  • Johann Wolfang Goethe, Kampagne in Frankreich, vol. 2, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1903?].
  • Johann Wolfang Goethe, Iphigenie auf Tauris, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1912?].
  • Johann Wolfang Goethe, Götz von Berlichingen, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1906?].
  • Johann Wolfang Goethe, Reineke Fuchs, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1903?].
  • Johann Wolfang Goethe, Leiden des jungen Werthers, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1906?].
  • Johann Wolfang Goethe, Schriften zur Naturwissenschaft, vol. 1, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1905-1907?].
  • Johann Wolfang Goethe, Schriften zur Naturwissenschaft, vol. 2, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1905-1907?].
  • Johann Wolfang Goethe, Dramatische Fragmente und Ubersetzungen, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1906?].
  • Johann Wolfang Goethe, Italienische Reise, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1907?].
  • Johann Wolfang Goethe, West-ostlicher Divan, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1905?].
  • Johann Wolfang Goethe, Zeitdramen, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1905?].
  • Johann Wolfang Goethe, Schriften zur Kunst, vol. 1, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1903-1904?].
  • Johann Wolfang Goethe, Schriften zur Kunst, vol. 2, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1903-1904?].
  • Johann Wolfang Goethe, Schriften zur Kunst, vol. 3, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1903-1904?].
  • Johann Wolfang Goethe, Dramen in Prosa, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1905?].
  • Johann Wolfang Goethe, Singspiele, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1903?].
  • Johann Wolfang Goethe, Opere. Teatro, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1905?].
  • Johann Wolfang Goethe, Aus einer Reise in die Schweiz, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1906?].
  • Johann Wolfang Goethe, Schriften zur Literatur, vol. 1, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1906-1907?].
  • Johann Wolfang Goethe, Schriften zur Literatur, vol. 2, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1906-1907?].
  • Johann Wolfang Goethe, Wilhelm Meisters Lehrjahre, vol. 1, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1904?].
  • Johann Wolfang Goethe, Wilhelm Meisters Lehrjahre, vol. 2, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, [1904?].
  • Johann Wolfang Goethe, Register, Stuttgart und Berlin, J. G. Cotta'sche Buchhandlung Nachfolger, 1912.

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