Viaggio in Italia (saggio)

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Viaggio in Italia
Titolo originale Italienische Reise
Johann Heinrich Wilhelm Tischbein 007.jpg
Goethe nella campagna romana (Goethe in der Campagna) di Johann Heinrich Wilhelm Tischbein
Autore Johann Wolfgang von Goethe
1ª ed. originale 1816, 1817
Genere saggio
Sottogenere diario di viaggio
Lingua originale tedesco

Viaggio in Italia (in tedesco Italienische Reise) è un'opera che Johann Wolfgang von Goethe scrisse tra il 1813 e il 1817 e pubblicò in due volumi, il primo dei quali uscì nel 1816 e il secondo nel 1817. I due volumi contengono il resoconto di un Grand Tour che l'autore compì in Italia tra il 3 settembre 1786 e il 18 giugno 1788. A essi se ne aggiunse un terzo, pubblicato nel 1829, ma inferiore ai primi due, sulla sua seconda visita a Roma. Il libro conta circa 700 pagine.

Tappe del viaggio[modifica | modifica wikitesto]

Itinerario di Goethe dal settembre 1786 al maggio 1788

Italia Settentrionale[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 settembre 1786, verso le 3 del mattino, Goethe parte da Karlsbad con un passaporto falso che recava il nome di Philipp Möller. L'11 settembre arriva a Trento, e quindi il 12 è a Torbole, un piccolo paese sul Lago di Garda. Il 16 arriva a Verona, dove si sofferma per osservarne con ammirazione i monumenti e le architetture, lodando soprattutto l'Arena. Tre giorni dopo è a Vicenza, dove visita le opere di Andrea Palladio, innalzando l'artista a grande maestro; nel capoluogo berico visita inoltre Villa Valmarana ai Nani, restando affascinato dall'opera del Tiepolo, e incontra il medico e naturalista Antonio Turra e l'architetto Ottavio Bertotti Scamozzi. Il 26 settembre è a Padova, dove acquista I quattro libri dell'architettura, opera scritta dal Palladio, e visita l'Orto botanico; qui, di fronte ad una palma nana, conferma le sue ipotesi riguardanti la "pianta originaria".

Il 28 settembre 1786 arriva finalmente a Venezia, per lui il coronamento di un sogno. Nella Serenissima si soffermerà fino al 14 ottobre; è proprio durante questo soggiorno veneziano che Goethe vede per la prima volta il mare. Sebbene della città scrisse molte cose positive, lo scrittore criticò molto la mancanza di pulizia e la noncuranza delle autorità verso questo problema. Dopo Venezia, Goethe si reca a Ferrara, dove visita la tomba di Ludovico Ariosto in Palazzo Paradiso e il presunto luogo di prigionia di Torquato Tasso. Il 17 è a Cento, patria del pittore Guercino, che gli dà lo spunto per sottolineare l'attaccamento degli italiani alla propria patria. Il 18 notte è a Bologna, dove vede la Santa Cecilia di Raffaello, rimanendone estasiato. Quindi sale sulla Torre degli Asinelli, ammirando il panorama visibile da quell'altezza (97,2 m).

Firenze[modifica | modifica wikitesto]

Il 25 è a Firenze; nella città toscana visita solo il Duomo di Santa Maria del Fiore e il Battistero di San Giovanni poiché si sofferma solo per 3 ore, smanioso di arrivare il prima possibile a Roma. Goethe dice anche di voler arrivare entro il 1º novembre nella "Caput mundi" per assistere alla festa di Ognissanti. Si reca quindi ad Assisi, dove trascura la Basilica di San Francesco, dando molta più attenzione alla chiesa di Santa Maria della Minerva, un ex tempio eretto in età augustea.

Roma[modifica | modifica wikitesto]

A Roma, lo scrittore tedesco assiste alla festa di Ognissanti, che ai suoi occhi non appare essere grandiosa, perché, come dice egli stesso, "la Chiesa romana non ha mai gradito imponenti feste di carattere generale".

Assiste poi alla celebrazione della messa per la Commemorazione dei defunti tenuta da Papa Pio VI presso la cappella privata del Palazzo del Quirinale. Dapprima rimane estasiato di fronte alla figura del Santo Padre, ma poi, riflettendoci, rivede in sé stesso lo spirito protestante, criticando il Papa per i modi di fare troppo chiassosi; Goethe scrive nel suo diario:

« Che direbbe, pensavo, se entrasse qui e scorgesse la sua immagine in terra andar su e giù biascicando e ballonzolando? »
(Goethe, 3 novembre 1786)

Nella stessa mattinata ha modo di conoscere la tecnica di nuovi artisti, tra i quali Carlo Maratta. Quindi ritrova la mano di Guercino, di cui ammira la Sepoltura di santa Petronilla (1623), e assiste allo spettacolo offertogli dalla Madonna di San Niccolò dei Frari di Tiziano. Dopo essersi soffermato sulla descrizione del capolavoro del veneto, Goethe vede l'Annunciazione di Guido Reni (1609) e San Giorgio e il Drago di Paris Bordone (1530). Proprio mentre sta osservando l'opera del Bordone, fa conoscenza con Heinrich Meyer.

Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Goethe arriva a Napoli insieme a Johann Heinrich Wilhelm Tischbein il 25 febbraio 1787, e vi resta fino al 29 marzo, per poi recarsi in Sicilia. Racconta di una città «libera, allegra, vivace» ma soprattutto splendida per le sue bellezze:

(DE)

« Neapel ist ein Paradies, jedermann lebt in einer Art von trunkner Selbstvergessenheit. »

(IT)

« Napoli è un paradiso, ognuno vive in una specie di ebrezza e di oblio di sé stesso! »

(Goethe, 16 marzo)
(DE)

« Man sage, erzähle, male, was man will, hier ist mehr als alles. Die Ufer, Buchten und Busen des Meeres, der Vesuv, die Stadt, die Vorstädte, die Kastelle, die Lusträume! »

(IT)

« Si ha un bel dire, raccontare e dipingere! Sono cose al di sopra di tutto! La spiaggia, la baia, il golfo, il Vesuvio, la città, i castelli, le passeggiate! »

(Goethe, 27 febbraio)
(DE)

« Aber weder zu erzählen noch zu beschreiben ist die Herrlichkeit einer Vollmondnacht, wie wir sie genossen, durch die Straßen über die Plätze wandelnd, auf der Chiaja, dem unermeßlichen Spaziergang, sodann am Meeresufer hin und wider. Es übernimmt einen wirklich das Gefühl von Unendlichkeit des Raums. So zu träumen ist denn doch der Mühe wert. »

(IT)

« Non si può né raccontare né descrivere la magnificenza d'un chiaro di luna come quelli di cui abbiamo goduto col vagare qua e là nelle strade, nelle piazze, per la riviera di Chiaia, la grande straordinaria passeggiata, e poi in riva al mare. Si è veramente presi dal senso di immensità dello spazio! Così vale la pena di sognare! »

(Goethe, 5 marzo)

Durante il suo soggiorno, incontra Jakob Philipp Hackert, celebre paesaggista, e conosce Gaetano Filangieri.

Accompagnato dal Federico Carlo Augusto, Principe di Waldeck si reca a Pozzuoli e dintorni (1º marzo) per visitare la solfatara e le rovine romane. Sale due volte in cima a Vesuvio: il 2 e 6 marzo. Il 5 marzo (seconda domenica di quaresima) lo dedica alla visita delle chiese di Napoli, ed ammira nella chiesa del Gesù Nuovo la cacciata di Eliodoro dal tempio affrescata da Francesco Solimena e altre opere di Luca Giordano. Visita palazzo Colubrano (palazzo Diomede Carafa) con Wilhelm Tischbein (7 marzo), nel cortile del quale ammira la scultura di una testa di cavallo in bronzo di Donatello, oggi sostituita da una copia in terracotta dopo che l'originale fu donato, nel 1809, al museo archeologico di Napoli. Visita la pinacoteca di Capodimonte (9 marzo) e assiste a spettacoli nel teatro San Carlo.

Veduta dei templi di Paestum, di Christoph Heinrich Kniep

Si reca con Tischbein a Pompei (11 marzo). Poi visita Torre Annunziata, Ercolano, Portici: nella Reggia di Portici era all'epoca allestito l'Herculanense Museum con i reperti trovati negli scavi di Ercolano e Pompei. Quindi si reca a Caserta e Sorrento. Visita Paestum accompagnato da Christoph Heinrich Kniep che, presentatogli da Tischbein, eseguirà per lui numerosi disegni e che accompagnerà Goethe in Sicilia.

A Napoli tornerà il 13 maggio. In questo secondo soggiorno, fa visita a William Hamilton, che gli mostra la sua collezione di reperti archeologici. Tra questi individua due candelabri di probabile provenienza pompeiana, al che Hackert lo invita a tacere e a non indagare oltre sulla loro provenienza.

Approfondisce in questa seconda tappa napoletana la conoscenza gli usi e le abitudini del popolo, del quale elogia l'operosità e l'efficienza nella pulizia delle strade, a differenza di altre città che aveva visitato in precedenza. Il 3 giugno parte alla volta di Roma.

Sicilia[modifica | modifica wikitesto]

Raggiunge via mare Palermo. Poi visita il Tempio di Segesta e quindi Castelvetrano. Si reca poi fino alla valle dei templi di Agrigento, quindi a Caltanissetta, Catania, Taormina e Messina, dove trova la città distrutta dal recente terremoto del 1783. Infine si imbarca per far ritorno a Napoli, e rischia il naufragio in prossimità di Capri.

(DE)

« Italien ohne Sizilien macht gar kein Bild in der Seele: hier ist erst der Schlüssel zu allem. »

(IT)

« L'Italia, senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto »

(Goethe, Viaggio in Italia, Palermo.)

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