Cavalli di San Marco

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Cavalli di San Marco
Horses of Basilica San Marco bright.jpg
Autore sconosciuto
Data IV secolo a.C. o IV secolo d.C.?
Materiale bronzo fuso a cera perduta con doratura
Dimensioni 238×252 cm
Ubicazione Basilica di San Marco, Venezia
Coordinate 45°26′04.17″N 12°20′21.73″E / 45.434492°N 12.339369°E45.434492; 12.339369Coordinate: 45°26′04.17″N 12°20′21.73″E / 45.434492°N 12.339369°E45.434492; 12.339369

Il gruppo scultoreo dei Cavalli di San Marco si compone di quattro statue di cavalli in lega bronzea, in origine appartenute a una quadriga in trionfo collocata all'ippodromo di Costantinopoli, oggi visibili nella Basilica di San Marco di Venezia, città nella quale furono traslati dall'inizio del XIII secolo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La realizzazione di questa scultura unica pervenuta dall'epoca antica potrebbe risalire all'epoca romana (alcuni la datano dalla metà del II secolo al III secolo d.C.) o, più probabilmente, a quella ellenistica (comunque non prima del II secolo a.C., in base alla datazione al radiocarbonio), sebbene alcuni autori moderni propendono per una collocazione temporale ben più alta, al IV secolo a.C., con attribuzione allo scultore greco Lisippo. L'analisi chimico-fisica dell'opera suggerisce che la lega bronzea fu realizzata con l'impiego di un'altissima percentuale di rame, almeno il 96,67% di rame,[1] non quindi di bronzo. L'alto contenuto di rame avrebbe incrementato la temperatura di fusione fino a 1200-1300 °C.[2] La grande purezza del rame fu scelta per dare una più soddisfacente doratura col mercurio.[3] Questo metodo produttivo suggerisce che la realizzazione dell'opera sia avvenuta in epoca romana, piuttosto che in quella ellenistica.[4] I quattro cavalli hanno un'altezza massima di 238 cm, con 131 cm di altezza al garrese; sono lunghi 252 cm e pesano tra gli 8,5 e i 9 quintali ciascuno.

È certo che i cavalli, insieme con la quadriga, erano stati posti nel grande ippodromo di Costantinopoli, probabilmente sopra i carceres (da dove partivano le bighe per le corse nel circo) e che giunsero in città forse dall'isola di Chios, sotto l'imperatore Teodosio II (408-450), come raccontano le fonti dell'VIII secolo.[5] Furono trasportati nella città lagunare nel 1204, sottratti a Costantinopoli dalla Repubblica di Venezia in seguito all'assedio e saccheggio ddella città avvenuto l'anno prima durante la IV crociata. Poco dopo la fine della crociata, Enrico Dandolo, doge di Venezia, inviò i cavalli nella Serenissima, dove furono installati sulla terrazza della facciata della Basilica di San Marco nel 1254. Petrarca li poté ammirare quando fece visita alla città nel 1364.[6]

Nel 1797, Napoleone Bonaparte rimosse i cavalli e li portò a Parigi, dove li utilizzò per disegnare la sua quadriga per l'arco di Trionfo del Carrousel. Nel 1815 i cavalli tornarono a Venezia grazie al capitano Dumaresq. Quest'ultimo aveva combattuto nella file della settima coalizione anti-francese nella battaglia di Waterloo ed era con le forze alleate a Parigi dove fu incaricato dall'Imperatore d'Austria di prelevare i quattro cavalli dall'Arco di Trionfo parigino e condurli a San Marco a Venezia. Per aver portato a termine il compito ricevette dall'Imperatore una tabacchiera d'oro con le sue iniziali in diamanti.[7]

Tranne che in periodi di conflitti bellici, quando furono trasferiti in luoghi sicuri per sottrarli a eventuali danni da bombardamenti, i cavalli sono rimasti sulla terrazza della basilica fino agli anni '80 del Novecento, quando si decise di porli nel Museo della basilica per proteggerli dai danni degli agenti atmosferici e dello smog, sostituendoli con copie identiche.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Anon 1979 The Horses of San Marco Thames and Hudson, trad. inglese del 1977, p. 191
  2. ^ Anon 1979, p. 199
  3. ^ Anon 1979, p. 185
  4. ^ Anon 1979, Chapter: W.A. Oddy et al. "The gilding of bronze statues in the Greek and Roman world"
  5. ^ Parastaseis syntomoi chronikai, cap. 84. Th.
  6. ^ Petrarca, Epistulae Rerum Senilium, IV, 2.
  7. ^ Henry Boissier, A History of The Boissier-Scobell Families, 1933, p.7.

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