Pozzuoli

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Pozzuoli
comune
Pozzuoli – Stemma Pozzuoli – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Città metropolitana Città metropolitana di Napoli-Stemma.png Napoli
Amministrazione
Sindaco Vincenzo Figliolia (PD) dal 7-5-2012
Territorio
Coordinate 40°49′23″N 14°07′20″E / 40.823056°N 14.122222°E40.823056; 14.122222 (Pozzuoli)Coordinate: 40°49′23″N 14°07′20″E / 40.823056°N 14.122222°E40.823056; 14.122222 (Pozzuoli)
Altitudine 28 m s.l.m.
Superficie 43,44 km²
Abitanti 81 492[1] (28-2-2017)
Densità 1 875,97 ab./km²
Frazioni Arco Felice, Campana Annunziata, Cuma, Licola Centro, Licola Lido, Lucrino, Montenuovo, Monterusciello, Pisciarelli, Toiano
Comuni confinanti Bacoli, Giugliano in Campania, IX e X Municipalità di Napoli, Quarto
Altre informazioni
Cod. postale 80078
Prefisso 081
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 063060
Cod. catastale G964
Targa NA
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti puteolani
Patrono san Procolo
Giorno festivo 16 novembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pozzuoli
Pozzuoli
Pozzuoli – Mappa
Posizione del comune di Pozzuoli nella città metropolitana di Napoli
Sito istituzionale

Pozzuoli (Pëzzulë[2] in napoletano[3]) è un comune italiano di 81 492 abitanti[1] della città metropolitana di Napoli in Campania.

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il golfo di Pozzuoli visto dal satellite.

Situata sull'omonimo golfo, Pozzuoli si trova in un'area vulcanica, i Campi Flegrei (cioè campi ardenti), che comprende un vulcano ancora in attività, la Solfatara.

Gran parte del territorio è collinare, comprendendo diversi crateri vulcanici tra cui gli Astroni, Monte Nuovo e quello che ospita il lago d'Averno. Da questa zona il suolo scende abbastanza ripidamente verso sud (golfo di Pozzuoli), mentre più graduale è la discesa verso ovest, ove insiste un'area pianeggiante presso il litorale domitio.

Fenomeno geosismico tipico di questa città e dell'intera area dei Campi Flegrei è il bradisismo, ossia il sollevamento e l'abbassamento della crosta terrestre a seguito dell'aumento della pressione sotterranea. Il rapido innalzamento del livello del mare coinvolse negli anni ottanta il porto, che fu riposizionato circa 50 metri più avanti rispetto alla collocazione precedente.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Pozzuoli in una pubblicazione del 1864

Dicearchia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 531 a.C. approdarono presso le coste puteolane alcuni profughi di Samo, sfuggiti alla tirannide di Policrate e fondarono, con il consenso di Cuma, la città di Dicearchia cioè del giusto governo. Fino ad oggi di Dicearchia esiste solo una fonte scritta e pervenuta fino a noi, ma della presunta città non è stata rinvenuta una sola pietra.

Non sappiamo, però, se lo sbarco dei Sami avvenne per caso o secondo un piano prestabilito. Charles Dubois, uno dei più illustri studiosi della storia antica di Pozzuoli, avanza un'ipotesi che, per la sua fondatezza, merita di essere presa in considerazione. I contatti tra i Sami ed i Cumani che erano originari di Calcide, furono verosimilmente facilitati dal ricordo delle vecchie tradizioni di amicizia che esistevano tra Samo e Calcide. Quest'amicizia che il Pais rileva a tal proposito, s'era manifestata durante la lotta che mise alle prese le città euboiche di Eretria e di Calcide nella seconda metà del VII secolo, lotta provocata dalla rivalità delle due città in relazione ai loro rapporti commerciali in Oriente ed in Occidente. In questa guerra che ebbe carattere internazionale o interellenico, i Sami si posero accanto a Calcide. L'amicizia dei Sami, dei Calcidesi e delle colonie euboiche dell'Italia e della Sicilia, ebbe certamente peso sulla fusione che si operò tra le genti di Cuma ed i fuggiaschi di Samo.

Dicearchia visse alle dipendenze di Cuma e, pertanto, difese con essa l'ellenismo della Campania, prima contro gli etruschi e poi contro i sanniti.

Pozzuoli sotto i sanniti: Fistelia?[modifica | modifica wikitesto]

I sanniti occuparono Dicearchia nel 421 a.C. in seguito alla conquista sannitica di Cuma e del suo territorio. Con i sanniti Dicearchia, che secondo alcuni studiosi avrebbe cambiato il nome in quello di Fistelia[4], godette di una notevole autonomia politica e commerciale, favorita, quest'ultima, dalla ottima posizione del suo porto e dai contatti che essa ebbe con il retroterra campano.

Puteoli[modifica | modifica wikitesto]

L'occupazione romana della Campania, avvenuta nel 338 a.C., segnò la romanizzazione della città greco-sannitica. Il suo nuovo nome latino di Puteoli che significa piccoli pozzi, forse a causa delle numerose sorgenti di acque termo-minerali che vi si trovano, ne è la prova. Roma, che durante la seconda guerra punica (218-201 a.C.) aveva sperimentato l'importanza strategica del porto di Puteoli, vi dedusse, nel 195 a.C. una colonia marittima.

La conquista romana dell'Oriente e l'esigenza di avere uno scalo aperto ai traffici con esso, fecero di Puteoli il porto mediterraneo di Roma. Le possibilità che offriva il retroterra campano di scambio di prodotti agricoli e industriali con le mercanzie d'oltremare e speciali tariffe doganali scrive Amedeo Maiuri assicurarono al porto puteolano un regime di preferenza rispetto a quello di Napoli e di concorrenza al porto di Delo. Una moltitudine varia e poliglotta, vi affollava il quartiere del suo emporio marittimo, vi stabiliva aziende(stationes) di commercio e di trasporto; vi formava corporazioni professionali di arti e mestieri e associazioni religiose professanti i culti della loro patria d'origine e della loro fede; Greci delle isole e della costa d'Asia, Tiri ed Eliopolitani, Ebrei e Cristiani con la loro prima comunità, legata al ricordo dello sbarco dell'Apostolo Paolo nel febbraio dell'anno 61.

Nabatei ed Etiopi le dettero presto il carattere, il colore, il costume di un porto greco-orientale, sicché Lucilio poteva chiamarla fin dal 126 a.C. Delus minor e Stazio all'età di Domiziano, litora mundi hospita.

Dopo un lungo e non sempre tranquillo periodo di vita municipale diede a Puteoli il carattere ed il titolo di colonia; altrettanto fece Vespasiano (69-79 d.C.) che le assegnò anche una parte dell'agro capuano per premiarla di essere stata dalla sua parte nella lotta contro Vitellio.

Con la sistemazione del porto d'Ostia, iniziato da Claudio nel 42 d.C. , terminato da Nerone nel 54 d.C. ed ampliato da Traiano fra gli anni 100 e 106 d.C., la fortuna di Puteoli cominciò a declinare lentamente, sebbene il suo porto svolgesse ancora, al tempo di Antonino Pio (138-161 d.C.) che nel 139 d.C. ne riparò il molo dissestato da una mareggiata, il ruolo di scalo principale della Campania. Con il tempo anche questa funzione andò scemando sino a scomparire del tutto alla fine del IV secolo.

Il progressivo sprofondamento del litorale puteolano, causato dal bradisismo, costrinse gli abitanti a lasciare, verso la fine del V secolo o agli inizi del VI secolo, la parte bassa e i quartieri portuali della città e a stabilirsi sull'altura che un tempo fu, quasi certamente l'acropoli di Dicearchia. Questa fu cinta di mura e diventò, così, il castro puteolano ossia il centro fortificato per difendere la popolazione dalle incursioni nemiche.

Il Cristianesimo[modifica | modifica wikitesto]

L'esistenza a Pozzuoli di una comunità cristiana ben organizzata sin dal I secolo è testimoniata dal libro degli Atti degli Apostoli: in viaggio da Reggio a Roma, a causa di un forte vento di scirocco, la nave di Paolo si fermò nella città campana e l'apostolo, accogliendo l'invito di alcuni fratelli, vi rimase una settimana (At 28,13-14).

Puteoli ebbe anche i suoi martiri: Artema, Procolo, Acuzio ed Eutiche, Gennaro, Sosso, Festo, Desiderio.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Nella città sono presenti diversi luoghi di culto di grande interesse artistico - religioso. Tra questi vanno menzionati: la cattedrale di San Procolo, il santuario di San Gennaro, la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, la Chiesa dei SS. Francesco e Antonio, la Chiesa di San Marco, la Chiesa di San Giuseppe e la Chiesa di Santa Maria della Consolazione.

Cattedrale di Pozzuoli[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Cattedrale di Pozzuoli.

Santuario di San Gennaro[modifica | modifica wikitesto]

Santuario di San Gennaro alla Solfatara

Il santuario di San Gennaro è situato nei pressi del luogo dove il martire fu decapitato. Qui, come al duomo di Napoli, si liquefa, secondo la tradizione locale, il sangue che ancora è visibile sulla pietra del supplizio. Una prima basilica sorse nei pressi della Solfatara tra i secoli VI e VII, poi le eruzioni della Solfatara del 1198 e quella di Montenuovo del 1538 e i successivi terremoti cancellarono quasi completamente quella primitiva basilica, di cui rimane solo l'altare. il tempio fu ricostruito nel 1584 e ristrutturato su progetto del Sanfelice agli inizi del Settecento.

Chiesa di Santa Maria delle Grazie[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santa Maria delle Grazie

La Chiesa di Santa Maria delle Grazie è la più antica parrocchia della diocesi di Pozzuoli edificata nel 1624. Anticamente aveva competenza su un vastissimo territorio, che comprendeva: Pozzuoli, Agnano, Bacoli, Bagnoli, Licola, Miseno e Monte di Procida. A seguito della creazione di altre parrocchie in queste zone, l'area di competenza di Santa Maria delle Grazie oggi si è ridotta solo ad una parte del centro della città.

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

Il monumento anarchico[modifica | modifica wikitesto]

Monumento anarchico.

Vicino al macellum, nei giardinetti prospicienti via Roma, si trova un singolare monumento anarchico. Si tratta di un blocco di marmo con incise le seguenti parole di Errico Malatesta[5]:

« Ciò che più importa è che il popolo, gli uomini tutti, perdano gli istinti e le abitudini pecorili che la millenaria schiavitù ha loro ispirato ed apprendano a pensare ed agire liberamente. Gli anarchici. »

L'opera, realizzata in marmo di Carrara, ricorda l'anarchico puteolano Emanuele Visone (Pozzuoli, 17-07-1897, 31-07-1986), ed è stata eretta l'anno successivo alla sua morte nel luogo che era sede di incontri di gruppi anarchici[6].

Il monumento ai caduti di Pozzuoli[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Monumento ai caduti (Pozzuoli).

Il monumento si trova nei pressi di porta Napoli e fu realizzato su progetto dello scultore Enzo Pulchetti per commemorare i soldati puteolani morti durante la grande guerra. Venne inaugurato 28 giugno 1931

Il Monumento ai caduti sul lavoro[modifica | modifica wikitesto]

Il monumento ai caduti sul lavoro si erge in Via Carlo Maria Rosini in una terrazza che si affaccia sul golfo della città flegrea. Realizzato attraverso il supporto del “Gruppo amicizia Vincenziana” fu fortemente voluto dal compianto Salvatore Bruno che purtroppo non ne pote vedere la luce essendo la prima cerimonia officiata il primo maggio 1980 poco dopo la sua dipartita.

Disegnato dal professore Giamminelli, la scultura fu materialmente prodotta da Luigi Di Fraia e Gennaro Del Giudice supportati dall'ingegnere Giovanni Grillo.

Ogni anno, dal 1980, il primo maggio, in occasione della festa dei lavoratori, dalla sede del gruppo “Amicizia Vincenziana” parte il corteo processionale, con al vertice i rappresentati dell'amministrazione puteolana, giunti al monumento si deposita una corona di fiori alla scultura.

Il monumento è collocato in un'aiuola che, come detto, affaccia sul mare di Via Napoli e si compone in questo modo:

Sulla faccia frontale è affissa una targa marmorea che ne riporta la dedica “AI CADUTI SUL LAVORO”. Sulla faccia destra. di chi guarda la scultura, è affissa una targa che ricorda colui che volle questo monumento, appunto il signor Bruno. Nella parte posteriore viene riportato il nome dell'associazione. Infine su quella sinistra viene ricordato il progettista. Presso il piedistallo si erge un piccolo podio, presso il gradino inferiore si erge la colonna che rappresenta idealmente la stessa dove Gesù fu martoriato prima di essere crocifisso. Sul gradino superiore invece s'innalza la figura del Cristo che spalanca le braccia al cielo pronto ad incontrare il padre.

La scultura è realizzata in ferro dello spessore di 2 cm.

Ai piedi della scultura sono raffigurati taluni elementi tesi a rappresentare oggetti ricorrenti nel mondo del lavoro:sei spighe di grano per ricordare il settore primario,una ruota dentata per ricordare coloro che hanno perso la vita del secondario ed infine un ancora navale per ricordare le vittime del terziario

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

È una delle poche città al mondo a possedere due anfiteatri romani, alla pari di Roma, di Capua Antica (oggi Santa Maria Capua Vetere), di Budapest, di Metz e di Petronell-Carnuntum.

Tempio di Augusto[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Cattedrale di Pozzuoli.

Eretto da Lucio Calpurnio negli anni dal 27 a.C. al 14 d.C. sui resti di un podio di un tempio sannitico risalente al secolo V a.C. Lucio Cocceio Aucto fu l'architetto.

Il tempio fu tramutato in chiesa cristiana e dedicato al martire puteolano San Procolo, probabilmente alla fine del V o agli inizi del VI secolo.

Le strutture romane dell'edificio, nascoste dal rifacimento barocco (1632-1647) semi-demolito da un incendio nella notte tra il 16 e 17 maggio del 1964, sono state portate alla luce.

Necropoli romana[modifica | modifica wikitesto]

Pozzuoli, dopo Roma, è l'unica città d'Italia, e forse del mondo, che custodisce un maestoso ed impressionante complesso di mausolei, colombari e ipogei. La necropoli inizia dall'odierna via Celle e prosegue quasi fino a Quarto ai lati della via consolare Campana che da Puteoli conduceva a Capua .

Macellum di Pozzuoli[modifica | modifica wikitesto]

Il Tempio di Serapidevisto dal suo ingresso originario

Il Macellum di Pozzuoli, per il doppio interesse scientifico e archeologico, è il monumento più caratteristico di tutta la regione flegrea, ed uno dei più conosciuti di tutto il mondo antico. Esso ha simboleggiato per alcuni secoli l'indice metrico più pregiato e preciso che si aveva a disposizione per misurare il fenomeno del bradisismo. Risalente all'epoca romana (I - II secolo d.C.), l'edificio è stato denominato impropriamente "Tempio di Serapide" per il rinvenimento di una statua del dio egizio all'epoca dei primi scavi. Invece altro non è che il Macellum, cioè il mercato pubblico della città romana. Tutto l'edificio ricorda nella pianta altri mercati di città antiche, come quelli di Roma, Timgad, Djémila, Perge e Cremna. Tra questi il Macellum di Pozzuoli resta uno dei meglio conservati, grazie anche alla sommersione bradisismica che nei secoli passati lo ha protetto da una più grande spoliazione dei suoi elementi architettonici. La sua ubicazione presso il mare è pienamente giustificata dal carattere commerciale e marittimo della città. Inoltre, la presenza di una statua di Serapide al suo interno, fa ipotizzare che il Macellum di Pozzuoli potrebbe essere stato dedicato a divinità egizie.

Anfiteatro Flavio[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Anfiteatro Flavio (Pozzuoli).
I sotterranei dell'anfiteatro Flavio

L'Anfiteatro Flavio, che si innalza a pochi passi dalla fermata della Linea 2 della metropolitana di Napoli, è uno dei maggiori anfiteatri in Italia. Secondo alcuni, fu edificato sotto Nerone (dato a sapere perché l'opera era in opus reticulatum, anche se la tecnica muraria comprende anche i laterizi); poteva contenere fino a 40.000 spettatori. Nei sotterranei sono tuttora visibili parti del sistema per sollevare le gabbie che portavano nell'arena le belve feroci. Nel perimetro dell'arena si aprivano botole, anche lungo la "fossa scenica", da dove le belve (tigri, leoni e giraffe) facevano la loro entrata. Durante lo spettacolo le botole e la media via venivano chiuse con tavole di legno. Nel 305 d.C. i martiri: Gennaro, Festo, Desiderio e Sossio vennero condannati ad essere sbranati nell'Anfiteatro, ma per miracolo, le belve non li sbranarono. In seguito furono decapitati nei pressi della Solfatara insieme ai santi Procolo, Eutiche e Acuzio.

Anfiteatro minore[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Anfiteatro minore.

Prima della costruzione del grande anfiteatro di età flavia, Pozzuoli possedeva un Anfiteatro, di proporzioni minori, già vecchio e non più rispondente al maggiore sviluppo che avevano assunto i ludi gladiatori verso la metà del I secolo dell'Impero. Ne è testimonianza il vaso di vetro di Odemira, in cui, insieme con altri edifici puteolani, sono raffigurati due anfiteatri: l'uno inferiore contrassegnato dall'emblema del flagello, come se fosse destinato alle venationes; l'altro superiore contrassegnato da una palma, come se fosse più propriamente adatto a combattimenti fra gladiatori. Le rovine del minore e più antico anfiteatro puteolano, sono state identificate in seguito ai lavori dell'apertura del tronco della direttissima Roma - Napoli, che lo ha deteriorato, attraversandolo centralmente. Ad oggi si intravedono ancora dalla strada (ad altezza del cavalcavia della metropolitana) una decina di arcate in opera incerta che sostenevano la curva della cavea. Gli assi dell'ellisse misurerebbero rispettivamente 130 e 95 metri.

Lo stadio di Antonino Pio[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Stadio di Antonino Pio.

Nell'ottobre 2008 è stato aperto al pubblico lo Stadio di Antonino Pio, il sito dove sono stati riportati alla luce i resti dello stadio realizzato sotto Antonino Pio, in onore di suo padre adottivo Adriano, edificandolo nel luogo ove fu sepolto in primo luogo.

Era una costruzione di forma ellittica, che fu demolita in parte dalla costruzione della nuova Via Domiziana. Lo Stadio è l'unico che possiamo trovare in Italia, perché quello che era lo stadio di Roma è diventato la Piazza Navona. Antonino Pio, inoltre, istituì gare ginniche quinquennali, dove gli atleti accedevano con un trionfo e dopo iniziavano ad esibirsi. La cavea era divisa in: Ima, quella d'onore, Media, quella non molto importante, e Summa, di poco conto.

Scavi archeologici di Cuma[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Scavi archeologici di Cuma.

Nella parte settentrionale del territorio comunale sono situati i resti dell'antica città di Cuma, una delle prime colonie greche in Italia.

Altri resti romani[modifica | modifica wikitesto]

Tempio di Apollo

Numerosissimi sono i resti del periodo romano, spesso situati all'interno delle aree abitate della città. In particolare, è da notare, il cosiddetto tempio di Apollo sul lago d'Averno e una cisterna situata in via Vecchia San Gennaro, proprietà Luigi Sardo, nota come Piscina di Cardito. Doveva essere utile, con molta probabilità, per l'approvvigionamento idrico delle ville confinanti.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Villa Avellino - de Gemmis[modifica | modifica wikitesto]

Villa Avellino de Gemmis di Castel Foce

La sontuosa Villa Avellino - de Gemmis fu edificata nel 1540 da Marcantonio Colonna Principe di Stigliano e Viceré di Sicilia. Passò poi di proprietà all'archeologo Francesco Maria Avellino e in seguito al Barone de Gemmis di Terlizzi. La villa contiene marmi antichi e diverse piscine ed è oggi una struttura ricettiva di alto livello, l'ampio parco costituisce i giardini pubblici di Pozzuoli.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Il lago d'Averno

Lago d'Averno[modifica | modifica wikitesto]

Il lago d'Averno, di origine vulcanica (dal greco "senza uccelli" perché il gas sulfureo che emanava uccideva gli uccelli che lo sorvolavano), era molto famoso nell'antichità perché lo si credeva la porta degl'inferi (Ade). Lo specchio d'acqua colpisce per la plumbea, immota pesantezza delle sue acque, negre come acque infernali. Il carattere austero e solenne, quasi tenebroso del luogo, il colore delle acque scaturite dal fondo di un vecchio cratere, dense e limacciose, la presenza di una fonte termale lungo la riva del lago, considerata come acqua della Stige, e il ricordo di antiche esalazioni irrespirabili che ammorbavano l'aria e rendevano impossibile il volo degli uccelli, avevano circondato questo luogo di misteriose e paurose leggende e fatto sorgere sulle sue rive, la religione dell'oracolo. Gli antichi favoleggiavano che nel lago vivesse il popolo dei Cimmeri, condannati a vivere all'interno di grotte e cavità sotterranee, gli stessi Cimmeri, ai quali Omero fa giungere Ulisse per interrogare Tiresia, l'oracolo dei morti, prima del suo ingresso nell'Ade. Durante la lotta ingaggiata da Ottaviano per la conquista dell'Impero, il Lago d'Averno, sacro alla religione dell'oracolo e della morte, venne sconvolto dal tumulto bellico. La flotta di Sesto Pompeo, minacciava il litorale ed i ricchi porti della Campania; Agrippa, geniale stratega di Ottaviano, non esitò dinanzi a culti e superstizioni popolari. Vide nel Lago d'Averno un eccellente porto ed un sicuro e comodo cantiere di costruzione, e non esitò a fare quant'era necessario per trasformare il lago in un porto militare, il Portus Iulius (37 a.C.)

Veduta del Lago Lucrino

Il lago pur essendo pregno di storia e di reperti archeologici di notevole interesse, è stato di proprietà di una società legata al clan dei casalesi. Il 10 giugno 2009 nell'ambito di una operazione antimafia è stato posto sotto sequestro da parte della DIA[7].

Lago Lucrino[modifica | modifica wikitesto]

Il lago di Lucrino deve il nome al termine Lucrum e cioè lucrare: infatti il senatore Sergio Orata nella Roma antica lo aveva trasformato in un allevamento ittico, essendo lo stesso lago in comunicazione tramite un canale con il mare.

Nel 37 a.C., per opera di Marco Vipsanio Agrippa, il lago d'Averno ed il lago Lucrino furono collegati al mare attraverso un canale artificiale per la realizzazione di un colossale porto militare (Portus Iulius).

Nei pressi del lago Lucrino si trovano i resti delle terme Stufe di Nerone.

Altre aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[8]

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

La parlata locale di Pozzuoli è una variante della lingua napoletana con delle connotazioni proprie riguardanti la fonetica, che ha molte analogie con la parlata torrese.

Raimondo Annecchino riportava, a proposito del puteolano[9].

« Spiccata è la sua tendenza al vocalismo, alla espansione delle vocali, all'iato. Abbonda nelle parole la pronunzia larga e prolungata di una vocale (maaa... : mamma; zuoi : zio) oppure di più vocali di seguito (nuoii : ninno, bambino) in una sola emissione di fiato, tenendo a lungo la bocca aperta senza contatto delle labbra. Viene così, con tono aspro e sgradevole, il suono confuso di varie inflessioni vocaliche, che stronca la sillaba finale; si tratta di cadenze difficilmente assimilabili da estranei. »

La parlata puteolana, comunque, nei modi riportati dall'Annecchino, è ormai raramente riscontrabile nel territorio, e principalmente limitato al centro storico. Questo anche a seguito del trasferimento di molte famiglie dal Rione Terra ad altre località, principalmente Toiano e Monterusciello.

Il puteolano è stato utilizzato dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare nella loro interpretazione della canzone popolare Cicerenella in un loro LP del 1972. Le inflessioni puteolane sono talvolta anche utilizzate con connotazione comica da artisti napoletani, similmente alle inflessioni pugliesi di Lino Banfi. Tra le interpretazioni più note ed esilaranti, vi sono quella del personaggio di "Ciairo" Boccia, impersonato da Francesco Paolantoni, e l'uso del puteolano da parte del cantante comico-trash Tony Tammaro in alcune delle sue canzoni, come «'O Trerrote» e «'Puzzulan Rap». Il puteolano è stato anche utilizzato da Alessandro Siani per realizzare una parodia di Jeeg robot d'acciaio, chiamata "Giggig" , oltre che Vincenzo Salemme nella commedia Premiata pasticceria Bellavista.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Oltre ai festeggiamenti nella importante ricorrenza di San Gennaro il 19 settembre, il 15 agosto viene festeggiata l'Assunta con la competizione che si svolge durante il cosiddetto palo di sapone. Un pennone in legno viene tenuto in posizione quasi orizzontale su un molo del porto e cosparso di sapone. I concorrenti locali provano a turno a raccogliere delle bandierine poste all'estremità del palo, cadendo, nella maggior parte dei casi, in mare. Di sera la ricorrenza viene festeggiata con una processione ed uno spettacolo di fuochi d'artificio. Il Santo Patrono di Pozzuoli, San Procolo, co-martire insieme a San Gennaro, viene festeggiato il 16 novembre; i festeggiamenti in suo onore si svolgono la seconda domenica di maggio. Il 13 giugno, inoltre, dalla chiesa di Sant'Antonio parte la celebre processione del santo padovano, nata in ambito marinaro e ancora oggi molto sentita dai puteolani, che attraversa gran parte della città.

Fatalità legate a Pozzuoli[modifica | modifica wikitesto]

La sera del 28 luglio 2013 sul Viadotto Acqualonga a Monteforte Irpino (AV), un pullman con 48 persone a bordo precipita da 40 metri. Ci furono 40 vittime di cui 29 puteolani.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Il Golfo di Pozzuoli dal Parco Virgiliano di Napoli. In primo piano via Coroglio e il quartiere di Bagnoli, inclusa l'area su cui un tempo sorgeva l'acciaieria Italsider.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Il museo diocesano[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Museo diocesano di Pozzuoli.

L'unico museo della città è stato ideato per salvaguardare la memoria dell'arte sacra diocesana che è stata in parte compromessa prima dall'incendio della cattedrale nel 1964 e poi dalle crisi bradisismiche. La sede definitiva è stata inaugurata dal vescovo mons. Gennaro Pascarella il 20 maggio 2016 presso i locali del palazzo vescovile al Rione Terra un tempo ad uso del seminario diocesano.

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

  • Polo culturale ''Palazzo Toledo''
  • Biblioteca diocesana

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune di Pozzuoli sono presenti numerose scuole di ogni ordine e grado[10]. Gli Istituti Superiori sono:

  • I.S.I.S. "Guido Tassinari"
  • I.S.I.S. "Giovanni Falcone"
  • Istituto Alberghiero "Petronio"
  • Liceo Scientifico "Ettore Majorana"
  • Liceo Artistico
  • I.S.S "Pitagora"
  • I.M.S "Virgilio"

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • A Corto di Donne: festival di cortometraggi che si tiene a Pozzuoli dal 2005. È organizzato dall'associazione culturale "Quicampiflegrei" e dal Coordinamento Donne Area Flegrea. La rassegna è dedicata alle filmmaker donne e ai loro cortometraggi, a tema libero, divisi in 4 sezioni: animazione, documentari, fiction e videoarte.
  • Pozzuoli Jazz Festival[11]: festival della musica jazz che si tiene annualmente a Pozzuoli dal 2010 organizzato dall'associazione culturale "Jazz and Conversation".
  • Pozzuoli Folk Festival, nasce nel 2015, dalla volontà delle Associazioni: Noi Re(si)stiamo Qui - Pozzuoli, DiversaMenteGiovani e GenerAzione Flegrea.
  • Malazè : evento Archeoenogastronomico che si svolge di solito nella prima decade di settembre, con una durata di circa 15 giorni, manifestazione ideata dall'associazione "campiflegrei a tavola " dove si fondono insieme cultura, storia, gastronomia, enologia, natura e ambiente.
  • Premio Dicearchia, organizzato il 31 maggio di ogni anno da Acli Dicearchia Pozzuoli, in memoria di Lia Di Francia. Trattasi di un'opera di artisti puteolani ( per due anni del Maestro Antonio Testa, gli ultimi due anni del Maestro Antonio isabettini). Viene assegnato ad una personalità impegnata per la tutela dell'ambiente e della salute. Nel 2014 il Premio è stato consegnato a Padre Maurizio Patriciello; nel 2015 al Comandante del Corpo Forestale dello Stato, Gen. Sergio Costa; nel 2016 alla vedova del poliziotto Roberto Mancini che scoprì la "terra dei fuochi"; nel 2017 al Prof. Antonio Giordano, Direttore e Fondatore dell'Istituto di ricerca per il cancro Sbarro a Philadelphia (Usa).

Ricerca[modifica | modifica wikitesto]

  • L'Istituto Telethon di Genetica e Medicina, o Tigem, è un ente di ricerca genetica sito a Pozzuoli, all'interno dell'ex Comprensorio Olivetti. Il TIGEM è un istituto di ricerca impegnato nell'ambito delle malattie genetiche rare diretto dal Professor Andrea Ballabio. È stato creato nel 1994 a Milano dalla Fondazione Telethon per volontà di Susanna Agnelli per promuovere l'avanzamento della ricerca finalizzata alla diagnosi, prevenzione e cura delle malattie genetiche umane rare. Nel 2000 il TIGEM si è trasferito a Napoli in una palazzina dello storico CNR a Via Pietro Castellino, stabilendo diverse collaborazioni con i ricercatori del CNR e delle università locali. Da quel momento in poi il TIGEM ha avuto modo di allargare i propri ambiti di ricerca introducendo la terapia genica e la biologia dei sistemi. Nel 2008 in collaborazione con l'Università Federico II di Napoli viene realizzato il primo studio clinico sull'Amaurosi congenita di Leber. A luglio del 2014 il TIGEM si è trasferito a Pozzuoli all'interno dell'ex Comprensorio Adriano Olivetti. L'eccellenza della ricerca del TIGEM è testimoniata dai numerosi fondi che riceve dall'Unione Europea e da prestigiose istituzione internazionali tra cui il National Institutes of Health, la Fondazione europea di biologia molecolare (EMBO) e il Wellcome Trust e l’ERC (European Research Council). Inoltre il TIGEM ha stipulato una collaborazione internazionale con diverse case farmaceutiche prestigiose per studi come la ricerca per sviluppare approcci di terapia genica o farmacologica su malattie neurodegenerative e da accumulo lisosomiale. Fino ad novembre 2016 i geni associati a malattie, identificati dal TIGEM, sono arrivati a 26.

Persone legate a Pozzuoli[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Quartieri[modifica | modifica wikitesto]

Lungomare
  • Arco Felice è un quartiere situato tra Lucrino e Pozzuoli borgo, sorto agli inizi del 1900 dopo lo sviluppo della linea ferroviaria Cumana. Prende il nome dai resti di un acquedotto romano in laterizio, di cui rimane in piedi un grande arco, detto arco felice vecchio, sito in località Cuma.
  • Lucrino Frazione in cui sono ubicati: la parte occidentale dell'oasi naturalistica del Monte Nuovo e il lago D' Averno considerato la porta agli inferi e, alle sue sponde é presente il famoso Tempio di Apollo. Il suo nome deriva dalla parola lucrum (guadagno). Nel I secolo a.C., infatti, un tal Sergio Orata, nelle acque del lago impiantò una coltivazione di ostriche, ricavandone grandi ricchezze. Prima dell'eruzione del Monte Nuovo del 1538 dove ora c'è Lucrino c'era Tripergole, un villaggio termale. L'eruzione lo distrusse completamente.
  • Pisciarelli è quella parte della località di Agnano Terme ricompresa nel territorio del comune di Pozzuoli. La restante parte di Agnano fa parte dell'ex frazione Bagnoli del comune di Napoli.
  • Toiano, è un quartiere popolare sorto per dare una risposta abitativa ai cittadini di Pozzuoli, sfrattati dal Rione Terra e dal centro storico dopo il bradisismo del 1970, è posto al centro tra l'antica Pozzuoli e il “contemporaneo” megaquartiere di Monterusciello, ed è il centro dell'attività amministrativa, dove si trova la casa comunale, ci sono alcune scuole ed alcune attività commerciali.
  • Monterusciello o Monteruscello[12] è un quartiere costruito a seguito del bradisismo avvenuto negli anni ottanta e oggi abitato da oltre 30.000 abitanti. La presenza di tanto spazio ha qui permesso uno sviluppo del tutto diverso rispetto a quello di molte altre zone della Campania. Se infatti queste si contraddistinguono per strade strette e per poco verde, Monterusciello può invece vantare ampi viali alberati, strade larghe e ben asfaltate, enormi parchi residenziali, diverse attività commerciali. Notevoli sono inoltre le infrastrutture presenti nel territorio, come la piscina olimpionica all'interno del moderno Palazzo dello Sport, che ha tra l'altro ospitato per alcune stagioni la squadra di basket di Napoli, la Scuola calcio Monterusciello con un campo regolamentare interamente costruito in erba sintetica ed una pista da jogging lunga 500 metri. Da non dimenticare infine i licei e gli istituti tecnici e professionali, con studenti provenienti sia dalle province di Napoli che da quelle di Caserta. Tuttavia sono presenti delle opere mai completate o realizzate anche a causa delle infiltrazioni camorristiche come il centro tennistico in Via De Curtis, ampi locali non utilizzati a ridosso dell'Ufficio Postale, l'ex scuola alberghiera e un Centro Commerciale in Via Modigliani mai messo in funzione ed ora distrutto dal tempo e dai vandalismi. Inoltre non vi sono luoghi di ritrovo, come cinema o teatro.[13]
  • Cuma, è una quartiere alla periferia ovest della città di Pozzuoli, conosciuta per possedere i famosi siti archeologici: tempio di Apollo, tempio di Iside, tempio di Giove, Arco Felice, strade romane, antro della Sibilla, anfiteatro cumano e necropoli.
  • Licola, è il quartiere pianeggiante e prevalentemente litoraneo a nord-ovest della città di Pozzuoli, confinante a sud con Cuma, ad est con Monterusciello.

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Vie Storiche[modifica | modifica wikitesto]

  • Via Cosenza
  • Via De Fraja
  • Corso Garibaldi
  • Lungomare Pertini
  • Corso Umberto Primo
  • Via Maso Carrese
  • Via Rosini
  • Corso Terracciano
  • Via Solfatara
  • Via Duomo

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Terziario[modifica | modifica wikitesto]

Mercato ittico[modifica | modifica wikitesto]

Nella città è presente un rilevante mercato ittico all'ingrosso, almeno fino al 2009 riportato come il terzo più grande d'Italia.[14]

Secondario[modifica | modifica wikitesto]

Stabilimenti meccanici di Pozzuoli[modifica | modifica wikitesto]

Nella città era presente una fiorentissima attività industriale,difatti lungo l'asse viario(Via Fasano) che collega il centro con l'insediamento urbano di Arco Felice hanno operato per lungo tempo gli stabilimenti meccanici di Pozzuoli,importante realtà industriale della provincia.Le origine risalgono al 1885, quando l'industria britannica Armstrong, che costruiva armi per forze armate di tutto il mondo venne autorizzata ad impiantare a Pozzuoli una fabbrica metallurgica per la costruzione di artiglierie navali, lungo la costa, su un'area di 50mila metri quadrati, dove anticamente, secondo la tradizione, sorgeva l'Accademia di Cicerone.

La fabbrica fu un'importante fonte di reddito per la maggior parte delle famiglie puteolane; nel 1886 vi lavoravano 250 operai che diventarono 4.000 nel 1911 e 5000 nel 1916. Negli anni che precedettero il primo conflitto mondiale nello stabilimento venne costruito gran parte dell'armamento delle navi da battaglia Dante Alighieri e di quelle delle classi Cavour e Duilio, in particolare l'armamento principale costituito dal cannone 305/46 Elswick Pattern "T" che ha equipaggiato la corazzata Dante Alighieri e le corazzate Cesare e Duilio; lo stabilimento divenne la maggiore fabbrica di cannoni in Italia. All'inizio del novecento alla lavorazione meccanica venne abbinata quella siderurgica. Lo stabilimento era favorito dalla posizione, con la collocazione sul mare, con un grande pontile lungo 200 metri, fornito di binari ferroviari che si estendevano per sette chilometri all'interno della fabbrica. La posizione consentiva l'approdo delle navi da carico che portavano il carbone e il minerale ferroso e anche delle navi militari, in cui dovevano essere imbarcati i cannoni. Nel corso della prima guerra mondiale lo stabilimento ebbe una grande espansione produttiva cui sarebbe seguito un periodo di crisi dopo il 1919, a causa della fine dell'economia di guerra, che provocherà il passaggio nel 1929 al gruppo Ansaldo.

Nel periodo tra le due guerre la denominazione divenne prima "Arsenale artiglierie" per poi assumere quella di "Ansaldo artiglierie" dopo il passaggio all'Ansaldo.

Dopo la seconda guerra mondiale la denominazione divenne Stabilimenti meccanici di Pozzuoli e venne progressivamente abbandonata la produzione bellica, per dedicarsi alla produzione meccanica media, fucinatura, stampaggio e carpenteria. Nel primo periodo dopo la guerra poiché le commesse civili tardavano a decollare, venne sviluppato e costruito per la Marina Militare un moderno pezzo d'artiglieria navale, il cannone anti aereo da 76/62 mm denominato tipo SMP3, cioè da tre pollici, da cui scaturisce la sua sigla “SMP-3”, imbarcato sulle corvette Albatros e sulle corvette dello stesso tipo realizzate nei cantieri italiani per la marina danese e olandese. La produzione di questo cannone fu l'ultima commessa militare di questi stabilimenti, in quanto la Marina Militare decise di affidare la produzione delle sue artiglierie navali agli stabilimenti Oto Melara di La Spezia.

Nel 1948 questi stabilimenti passarono sotto il controllo dell'IRI, come diramazione della finanziaria Finmeccanica. Inizia così anche la costruzione di materiale rotabile ferroviario prima con l'insegna degli stessi S.M.P. per proseguire nel 1957 con l'Aerfer ed infine nel 1967 con la SOFER.

Negli anni cinquanta gli stabilimenti vengono rilevati dalla IMAM (Industrie meccaniche aeronautiche meridionali SpA) che a sua volta venne inglobata dalla Aerfer, società di Finmeccanica costituita il 26 luglio 1955 per raggruppare le attività del polo aeronautico campano.

Nel 1967, in seguito alla scissione di questa società, lo stabilimento venne ceduto alla Sofer Officine Ferroviarie del gruppo EFIM, che l'anno seguente, in seguito alla ristrutturazione delle aziende del gruppo che operavano nel settore ferroviario, venne inglobata dalla Breda Ferroviaria con cui negli anni ottanta diede vita al consorzio Inbus.

Nel tempo lo stabilimento ha raggiunto i 170mila metri quadrati di estensione.

Dopo una prima grande crisi nel 1993, nel 2003 gli stabilimenti sono stati chiusi dopo oltre 100 anni di attività..

Per l'area precedentemente occupata dagli stabilimento è in corso un progetto per la riqualifica e la successiva destinazione a centro velico.

Stabilimento Olivetti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Stabilimento Olivetti (Pozzuoli).

Lo stabilimento Olivetti è stato uno degli stabilimenti della società Olivetti costruito durante la presidenza di Adriano Olivetti. Progettato negli anni cinquanta da Luigi Cosenza, lo stabilimento è un'opera di architettura moderna di Pozzuoli ed è un esempio di integrazione architettonica nel panorama naturale della costa napoletana.

Cantieristica[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune puteolano è presenta una floridissima reti di aziende di cantierismo.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Trasporto ferroviario[modifica | modifica wikitesto]

Stazione di Pozzuoli-Solfatara

Pozzuoli è collegata con il capoluogo attraverso tre linee ferroviarie:

Dalla stazione ferroviaria Pozzuoli-Solfatara, capolinea della linea 2, partono anche treni diretti verso Villa Literno, Formia, Salerno. I treni per Villa literno effettuano le fermate nelle stazioni di Quarto di Marano e Giugliano - Qualiano; i treni per Formia effettuano le fermate nelle stazioni di: Quarto di Marano, Giugliano - Qualiano, Villa Literno, Cancello Arnone, Falciano - Mondragone Carinola, Sessa Aurunca - Roccamonfina e Minturno - Scauri.

Trasporto su gomma[modifica | modifica wikitesto]

È collegata a Napoli con le linee extraurbane di autobus della SEPSA che raggiungono Bacoli e Torregaveta e della CTP che raggiungono Mondragone e Baia Domizia. È collegata anche, ma con arrivo a Piazzale Tecchio, a Fuorigrotta, con autolinee dell'EAV (ex SEPSA), con partenze di ogni mezz'ora circa dal capolinea nella frazione di Monteruscello nei pressi della stazione Grotta del Sole della Ferrovia Circumflegrea e con percorso in Tangenziale, ingresso Monteruscello Sud uscita Agnano e viceversa; dallo stesso capolinea e sempre con autolinee EAV ogni ora un collegamento con Nisida, Città della scienza, con passaggio nei pressi dell'Ospedale La Schiana e un percorso che attraversa Arco Felice e il centro cittadino per raggiungere il capolinea attraverso il lungomare. Trasporti all'interno del territorio di Pozzuoli sono gestiti dalla CTP, ma con cadenza non molto frequente[15].

Trasporto tranviario[modifica | modifica wikitesto]

Fra il 1883 e la seconda guerra mondiale era attiva la tranvia Napoli-Bagnoli-Pozzuoli.

Trasporto marittimo[modifica | modifica wikitesto]

Il porto di Pozzuoli ha collegamenti regolari con le isole di Ischia e Procida e collegamenti meno frequenti con Capri.

In corso è un progetto teso allo spostamento dello scalo flegreo presso l'area adiacente al'attuale nautica Maglietta.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
6 giugno 1993 27 aprile 1997 Aldo Mobilio Partito Democratico della Sinistra Sindaco
27 aprile 1997 13 maggio 2001 Gennaro Devoto Partito Democratico della Sinistra
Democratici di Sinistra
Sindaco
13 maggio 2001 13 aprile 2008 Vincenzo Figliolia L'Ulivo Sindaco
13 aprile 2008 15 maggio 2011 Pasquale Giacobbe Il Popolo della Libertà Sindaco
15 maggio 2011 6 maggio 2012 Agostino Magliulo Il Popolo della Libertà Sindaco
6 maggio 2012 in carica Vincenzo Figliolia Partito Democratico Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Patti di amicizia[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La squadra calcistica della città è la S.S.D. Puteolana 1902, che è il club più antico della Campania e il terzo dell'Italia Meridionale.

Basket[modifica | modifica wikitesto]

A Pozzuoli ha sede la squadra di pallacanestro femminile Pallacanestro Pozzuoli che ha disputato diversi campionati nella massima serie nazionale.

Ha avuto sede nel territorio di Pozzuoli altresi la Serapide Pozzuoli,compagine cestistica che ha raggiunto l'A2 per poi trasferire il titolo sportivo alla città di Napoli.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 28 febbraio 2017.
  2. ^ Antonio Altamura, Dizionario dialettale napoletano, 1968, 2ª ediz., Fausto Fiorentino (Napoli)
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 516.
  4. ^ E. T. Salmon, Samnium and the Samnites, Cambridge 1967, pp. 71, 72 n. 3, 117 n. 4. Altri autori però sostengono che la collocazione di Fistelia sia al confine tra Campania e Sannio o nella pianura campana: Arthur Sambon, Les monnates antiques de l'Italie. Étrurie, Ombrie, Picenum, Samnium, Campanie (Cumes et Naples), Parigi, 1903, pag. 33 e ss 826-847 e pl. IV; Ettore Pais, i Daunii e gli Umbri della Campania in "Rendiconti della Reale Accademia dei Lincei - Classe di Scienze Morali, Storiche e Filologiche", serie V vol XV, Roma 1906 seduta del 21 gennaio, pp. 31-32, 35-36; id. Ricerche di storia e geografia storica, Bologna, 1922, II, pp. 201 e seguenti.
  5. ^ Scritti: "Pensiero e volontá," rivista quindicinale di studi sociali e di coltura generale (Roma, 1924-1926) e ultimi scritti (1926-1932), citazione riportata in Wikiquote.
  6. ^ Documenti di pietra: Emanuele Visone - Collezioni digitali BFS.
  7. ^ Articolo a cura di Irene De Arcangelis pubblicato su "La Repubblica" l'11 luglio 2010
  8. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  9. ^ Annecchino, Raimondo, p. 296
  10. ^ Scuole di Pozzuoli/Comuni Italiani.it
  11. ^ Pozzuoli Jazz Festival
  12. ^ Monterusciello o Monteruscello: origini del nome. Non è un equivoco né un errore chiamarlo Monteruscello o Monterusciello, il secondo non è altro che una pronuncia dialettale del primo, che a seguito è stato anche accettato dalla toponomastica. Inoltre, il toponimo Monterusciello deriva probabilmente dal tardo latino "Mons Rosellus", cioè "monte delle canne".
  13. ^ Articolo a cura di Francesca Pilla pubblicato su "Il Manifesto" il 18 aprile 2006
  14. ^ Mercato Ittico all'ingrosso, un'occasione da non perdere, NotiziarioItaliano (21 dicembre 2009)
  15. ^ Ad esempio, il P9 che collega il porto con la Solfatara passa una volta l'ora. Vedi anche l'orario della CTP. URL consultato il 15-09-2008.
  16. ^ Comune di Pozzuoli Gemellaggio con la Regione Abruzzo

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Raimondo Annecchino, Storia di Pozzuoli e della zona flegrea, a cura di comune di Pozzuoli, Pozzuoli, Arti Grafiche D. Conte, 1960.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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