Cori

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Cori (disambigua).
Cori
comune
Cori – Stemma Cori – Bandiera
Cori – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Lazio Coat of Arms.svg Lazio
Provincia Provincia di Latina-Stemma.png Latina
Amministrazione
Sindaco Mauro Primio De Lillis (Partito Democratico) dal 12-6-2017
Territorio
Coordinate 41°39′N 12°55′E / 41.65°N 12.916667°E41.65; 12.916667 (Cori)Coordinate: 41°39′N 12°55′E / 41.65°N 12.916667°E41.65; 12.916667 (Cori)
Altitudine 384 m s.l.m.
Superficie 85,31 km²
Abitanti 10 978[1] (28-2-2017)
Densità 128,68 ab./km²
Frazioni Giulianello
Comuni confinanti Artena (RM), Cisterna di Latina, Lariano (RM), Montelanico (RM), Norma, Rocca Massima, Segni (RM)
Altre informazioni
Cod. postale 04010
Prefisso 06
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 059006
Cod. catastale D003
Targa LT
Cl. sismica zona 2B (sismicità media)
Cl. climatica zona D, 1 781 GG[2]
Nome abitanti coresi (anticamente corani)
Patrono Madonna del Soccorso
Giorno festivo 2ª domenica di maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Cori
Cori
Cori – Mappa
Posizione del comune di Cori nella provincia di Latina
Sito istituzionale

Cori è un comune italiano di 10 978 abitanti[1] della provincia di Latina nel Lazio.

Centro urbano collinare che ha circa 3.300 anni, nell'antichità era conosciuto come Còra, è situato a nord della propria provincia, al confine con quella di Roma, è a metà strada tra la Pianura Pontina e i Castelli Romani, è distante 26 km da Latina e 56 km da Roma.

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Cori è posizionata su una collina. Alle sue spalle ha i Monti Lepini e di lato i Colli Albani, davanti ha la Pianura Pontina, la quale è possibile ammirare per intero sino al Mar Tirreno: nei giorni limpidi si possono vedere il Promontorio del Circeo e perfino le Isole Ponziane. Nel territorio comunale, al confine con Segni e Montelanico, si eleva il Monte Lupone, appartenente al gruppo montuoso dei Monti Lepini. Cori storicamente è sempre stata divisa in due (anche dopo la nascita dei nuovi quartieri al di fuori del centro storico): la parte del paese posta alla somma del colle è chiamata Cori Monte (o Cori Alto), mentre la parte che è situata alla fine della collina è chiamata Cori Valle (o Cori Basso). Gli abitanti di sopra e di sotto vengono definiti montanari e vallarani. I tre antichi rioni prendevano il nome dalle tre porte di accesso al paese: Rione di Porta Signina (Cori Monte), Rione di Porta Romana e Rione di Porta Ninfina (Cori Valle). I loro appellativi derivavano dalle località in cui conducevano, rispettivamente: Segni, Roma e Ninfa.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Latium vetus.

Toponimo e miti sulla fondazione[modifica | modifica wikitesto]

Le leggende narrano le origini divine di Cori, il cui antico nome era Còra (Còre in dialetto corese arcaico): secondo una di queste narrazioni Cora sarebbe stata fondata dal troiano Dardano, un’altra mitologia racconta che il paese sarebbe stato costruito da un re di Alba Longa, un'altra ancora ci dice che il fondatore fu Enea. Dopo che il paese fu distrutto, Corace, un reduce della guerra di Troia, sarebbe approdato sui resti dello stesso, lo avrebbe ricostruito, dandogli il suo nome. Il nome potrebbe derivare in realtà dal latino arcaico Corax (Corvo), inteso come animale totemico.

Storia antica[modifica | modifica wikitesto]

Cori è l'antica città di Cora che il mito vuole fondata in un periodo tra il XIII ed il XII secolo a.C.. Recenti scoperte archeologiche hanno rilevato la presenza stabile di un nucleo abitativo risalente all'Età del Bronzo. Le prime fonti storiche annoverano Cora tra le più antiche dei Prisci Latini, l'originario nucleo di popoli di stirpe latina organizzati in una federazione di stati sovrani. Successivamente il territorio fu invaso dai volsci, un popolo di origine umbra. Cora godeva di piena autonomia tant'è vero che coniava una propria moneta denominata "corano". Nell'anno 642 a.C.[3] il Re Tullo Ostilio, dopo la distruzione di Alba Longa, chiese la sottomissione delle città Latine. A tale pretesa la Lega Latina rispose con la guerra. La coalizione venne guidata da Publicio Anco di Cora. Al termine del conflitto 300 ostaggi di Cora e di Pometia vennero trucidati nel Foro Romano da Appio Claudio. Allo scioglimento della Lega Latina e la sottomissione a Roma delle singole città che la componevano, Cora ottenne la condizione di città federata, ovvero di stato alleato, che mantenne fino alla riforma generale amministrativa dell'Italia attuata da Roma dopo la guerra civile.

Negli anni 340-338 a.C. partecipò alla guerra Latina al fianco di Roma contro Privernum e Fundi subendo devastazioni dalle forze guidate dal fondano Vituvio Vacco[4].

Nel 218-201 a.C. partecipò, sempre al fianco di Roma, alle guerre puniche [5]. All'inizio del I secolo a.C. con l'acquisizione della cittadinanza romana e l'erezione a municipium Cora venne attribuita alla tribù Papiria. Successivamente fu coinvolta nella guerra tra Mario e Silla (90-88 a.C.). Cori mantenne una larga autonomia politica ed amministrativa come città alleata di Roma, tanto che si fregiava dell'acronimo SPQC.

Pochi i riferimenti storici della città durante il periodo imperiale.

La fontana di Monte Pio nel centro storico del paese

Storia medievale, rinascimentale e moderna[modifica | modifica wikitesto]

Durante i secoli dell'Alto Medioevo Cori subì una profonda decadenza. Si hanno notizie di un'incursione saracena avvenuta nell'832. Le altre notizie storiche della città si ritrovano nel 1114, quando papa Pasquale II concesse la protezione papale al cenobio della SS. Trinità de Cora, insediamento benedettino che sorgeva sui monti di Cori (pochi resti sono tuttora visibile sul monte della Badia). Nel 1167 Cori venne saccheggiata dalle truppe di Federico Barbarossa. Nel 1211 papa Innocenzo III infeudò Cori in concessione revocabile a Pietro degli Annibaldi.

Dopo la morte dell'Annibaldi, Cori tornò sotto la sovranità pontificia (1234) e venne dichiarata castellania inalienabile da papa Gregorio IX. Il dominio della Chiesa non impedì comunque lo sviluppo dell'ordinamento Comunale, a metà del duecento risale il primo statuto cittadino (l'antico palazzo pubblico svolge tuttora funzione di municipio). Come libero comune Cori fu alleata militarmente alla vicina Velletri, i vincoli di aiuto reciproco risalgono almeno al 1207.

Nel 1363, con l'applicazione anche alla provincia di Marittima, delle Costituzioni egidiane l'istituto comunale perse molta autonomia. Agli inizi del Quattrocento Cori fu invasa da Ladislao di Durazzo. Finito tale dominio, nel 1410, Cori entrò definitivamente nei territori della Chiesa acquisendo lo status di feudo del senato romano (il paese donò a Roma una Statua della Minerva del I secolo. a.c., ritrovata in quel periodo, che oggi è esposta nella Piazza del Campidoglio; Roma contraccambiò regalando a Cori i colori giallo e rosso ed appunto l’acronimo S.P.Q.R., che impedì alla cittadina di diventare feudo di qualche nobile dell’epoca), tale situazione rimase immutata fino al 1832 quando Cori fu inserita nella legazione di Velletri (eccezion fatta negli anni in cui Cori fece parte dell'Impero Francese). Nel 1870, a seguito dell'Unità d'Italia, Cori venne inserita nella Provincia di Roma, successivamente nel 1934, dopo la fondazione di Littoria (l'odierna Latina), il paese passò sotto l'amministrazione della neonata provincia pontina.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al merito civile
«Centro, dove avevano trovato rifugio numerose famiglie sfollate dalle città laziali, subì ripetuti e devastanti bombardamenti che provocarono centinaia di vittime civili e feriti e la quasi totale distruzione del suo patrimonio monumentale ed edilizio. La popolazione, sottoposta ad una vita di stenti e sofferenze in ricoveri d'emergenza, offriva un'ammirevole prova di generoso spirito di solidarietà, prodigandosi nel soccorso delle persone ferite e nel sostegno morale e materiale di quanti avevano bisogno di aiuto.»
— 1943/'44 - Cori (LT)[6]
Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città
— Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) del 9 gennaio 2004

Emblemi civici[modifica | modifica wikitesto]

Gonfalone della "Città di Cori"

Lo stemma è un leone rampante: non si sa cosa rappresenti e quando sia stato adottato per la prima volta. Lo stemma civico più antico di cui si hanno notizie fu fatto scolpire agli inizi del '400 dal Card. Pedro Fernandez de Frias e si trova nella Cappella dell'Annunziata. I colori di Cori sono il giallo e il rosso, che sono stati donati da Roma. Sul gonfalone è riportata la scritta "Città di Cori" con l'apposita corona. Il motto è S.P.Q.C.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Santuario della Madonna del Soccorso[modifica | modifica wikitesto]

Le origini del santuario sono legate ad una tradizione che riporta l'apparizione della Madonna avuta da una bambina di Cori. Il 4 maggio del 1521 la piccola Oliva, cercando di raggiungere la madre che si recava a mietere i campi, si perse sui monti di Cori, disorientata da un improvviso temporale. Si riparò sotto una pianta di ginestra dove ebbe l'apparizione della Vergine che per otto giorni la protesse dal maltempo e la nutrì. Quando la bimba fu ritrovata descrisse l'esperienza vissuta e, per la sua innocenza, fu creduta. Tra l'altro i Coresi rinvennero, nei pressi dell'apparizione descritta dalla piccola Oliva, un'icona della Madonna.

Già nel 1521 fu eretta, sul luogo dell'evento miracoloso, una cappella contenente l'immagine della Madonna. Però già sedici anni più tardi, essendo aumentato il numero dei devoti, fu eretta una chiesa al quale fu annessa anche la primitiva cappella. I pellegrinaggi continuarono ad intensificarsi tanto che nel secolo successivo, nel 1634, fu indispensabile ampliare la chiesa. Il progetto fu affidato ad un architetto romano, Mario Arconti, che diresse anche i lavori terminati nel 1639, anno in cui fu inaugurato il nuovo santuario.

L'interno della chiesa, in stile Barocco, è ad unica navata coperta a volta. La zona del presbiterio è invece coperta da una cupola sormontata da lanterna. Ai lati della navata si vedono quattro altari, due per lato, intitolati a san Pasquale Baylon, ai santi Girolamo e Carlo Borromeo, alla Sacra Famiglia e a santa Lucia vergine e martire. In fondo alla navata, prima del presbiterio, a sinistra si apre l'accesso alla Cappella dell'Apparizione, sull'altro lato l'ingresso alla sacrestia. L'altare maggiore fiancheggiato da due colonne doriche, fu donato dal nobile del luogo Lorenzo Buzi. Nello stesso anno della consacrazione al santuario fu donata un'immagine della Madonna, forse di scuola fiorentina, risalente al Trecento. Questo dipinto è arrivato ai nostri giorni dopo molti restauri e sovrapposizioni; si vede la Madonna seduta sul trono con un mantello mentre sorregge con il braccio sinistro Gesù Bambino; in alto due angeli che sorreggono una corona; a sinistra della Vergine la bambina Oliva, avvolta in un abito rosso, inginocchiata. La facciata della chiesa è caratterizzata da un portico formato da tre archi a tutto sesto. Dal 1938 il Santuario della Madonna del Soccorso è affidato alle cure dei Padri della Trinità. Negli anni '50 accanto alla chiesa fu costruito il grande complesso per ospitare gli studenti novizi di quell'ordine, che oggi è un albergo per pellegrini.

Santa Maria della Pietà[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa Collegiata, fondata in stile romanico nella seconda metà del XII secolo sui resti di un tempio romano, forse dedicato a Diana e Fortuna (in via della Collegiata è visibile un muro in opera quadrata base dell'antico edificio romano). Fu completamente trasformata all'inizio del XVII secolo. Nell'interno, a croce latina con tre navate: il candelabro del cero pasquale (XII secolo) di probabile produzione Cassinate, ad oggi il più antico esempio conosciuto di candelabri pasquali; un sarcofago cosmatesco (XII secolo); la cattedra episcopale; il quadro della Pietà e sull'altare il quadro della Madonna del Rosario (XVI secolo). Alla destra della chiesa c'è l'oratorio dell'Arciconfraternita del gonfalone (XV secolo).

Chiesa oratorio della SS. Annunziata[modifica | modifica wikitesto]

L'oratorio dell'Annunziata è un monumento nazionale ed è situato ai margini della strada che, fin da età medievale, collegava Cori alla via Pedemontana. La sua fondazione risale al XIV secolo. Nell'oratorio troviamo la cappella dell'Annunziata, con i suoi affreschi realizzati probabilmente in tre tempi ed ultimati nel XV secolo. I soggetti sacri rappresentano scene del Vecchio e del Nuovo Testamento, nonché storie di santi e della tradizione locale. Una porticina sul lato destro porta alla vecchia chiesa danneggiata durante l'ultimo conflitto e che conserva una crocifissione forse della scuola del Cimabue.

San Francesco[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa ed il convento furono costruiti in semplici forme tra il 1521 ed il 1526 in onore di San Francesco d'Assisi, che passò a Cori nel 1223, e per ospitare i Frati Francescani. Nel XVII secolo la chiesa fu restaura in forme barocche. All'interno: il prezioso soffitto a cassettoni dorati su fondo azzurro (16721676) realizzato da Luigi Guarnirei; il quadro “San Carlo Borromeo” di Niccolò Pomarancio (1553-1626). Del convento fa parte il semplice chiostro con pilastri di pietra locale.

Santa Oliva[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Sant'Oliva

La chiesa, in forma basilicale con cinque navate (oggi ne rimangono quattro) di stile romanico, fu edificata nella prima metà del XII secolo sui resti di un tempio romano forse dedicato a Giano. Tra il 1467 ed il 1480 fu demolita la navata occidentale e venne costruita la cappella del crocefisso o di sant'Agostino. La cappella ha forma rettangolare con volta a botte ed abside. Nella volta un bellissimo ciclo pittorico affrescante la volta che narra storie del Antico e Nuovo Testamento (1533). Nella contro-facciata un affresco del giudizio universale (1540 ?) in parte coperto dalla cantoria (XVII secolo). Nell'abside affresco degli apostoli ed incoronazione della Vergine tra angeli e santi (1507). Contestualmente alla cappella del crocefisso è stato edificato alle spalle della chiesa il convento agostiniano (1467-1481), con affreschi nella sala capitolare e chiostro con loggiato. Oggi l'ex convento è sede del Museo della città e del territorio.

San Salvatore[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Salvatore

Antica chiesa ristrutturata nel XVI secolo, all'interno, sull'altare, tre affreschi, il centrale Circoncisione di Gesù (1597) di G.B. Ricci ed i laterali "Adorazione dei pastori" ed "Adorazione dei Re" (1610) entrambi di Anastasio Fontebuoni (1571-1626). Della stessa epoca sono le pitture della cappella della "Madonna del Carmine".

Altre chiese[modifica | modifica wikitesto]

  • Santi Pietro e Paolo: chiesa costruita nel 1953 sui resti dell'antica chiesa della S. Trinità distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, all'interno Urna (I secolo d.C.) a forma di altare decorata con teste di ariete che sorreggono ghirlande.
  • Chiesa di S. Michele Arcangelo
  • Chiesa di San Tommaso da Cori con annessa casa natale del santo
  • Chiesa di Santa Maria del Pianto (resti)
  • Tre antiche chiese furono distrutte dai bombardamenti americani durante la seconda guerra mondiale: Santa Caterina in Piazza Ninfina, San Pietro di cui rimane il campanile in piazza del Tempio di Ercole, e la Santa Trinità.
  • Cappelle: Cappella della Madonnina e Cappella della Madonna dei Monti.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Cinta muraria[modifica | modifica wikitesto]

Mura ciclopiche, palazzo comunale e scorcio della Chiesa di Santa Oliva

Bellissima e abbastanza ben conservata con percorso turistico dedicato, è lunga circa 2 km. È realizzata in opera poligonale di prima maniera (VI-V secolo a.C.) e restaurata in epoche diverse, una prima volta in opera poligonale di III maniera (IV-III secolo a.C.) ed una successiva volta con un'opera di ricortinatura in opera incerta e l'aggiunta di torri (fine del II secolo a.C.). Lungo il percorso delle mura tre Porte (Romana, Ninfina, Signina) permettevano l'ingresso alla città; erano di tipo sceo. Di esse soltanto Porta Ninfina si era conservata fino ad epoca moderna, ma è stata distrutta durante la seconda guerra mondiale. Una copia è stata ricostruita nel 1984 in occasione del Palio dei Rioni di Cori. Sempre in opera poligonale all'interno della cinta muraria sono le tante opere di sostruzione che creano una serie di terrazze che hanno determinato lo sviluppo urbanistico dell'antica Cora; tra le tante, sono notevoli: la sostruzione che sostiene il Foro, attuale zona di via delle Colonne; la sostruzione posta a fronte dell'edificio del Comune in piazza papa Leone XIII e la sostruzione, davanti l'edificio scolastico "Massari" a sostegno dell'Acropoli. Famose le incisioni della cinta e delle rovine di Cora fatte da Giovanni Battista Piranesi nel 1764.

Torri difensive romane e altre[modifica | modifica wikitesto]

Porta Ninfina e gli antichi Portici Medievali

Le torri romane giunte sino a noi sono quattro: tre si trovano a Cori Monte, di cui due nell'attuale Piazza Signina (compresa la più importante: la Torre di Silla), mentre un'altra si trova nel fosso di Piazza della Croce a Cori Valle. Ci sono inoltre altre torri medievali.

Via del Porticato (le Sipportica)[modifica | modifica wikitesto]

Antica via che correva sopra le mura arcaiche, fu completamente coperta da case e torri a partire dal XII secolo e definitivamente nel XVII secolo.

Monumento dei caduti[modifica | modifica wikitesto]

Monumento ai caduti edificato sulle mura ciclopiche

Progettato dall'architetto Angelo Ternavasio, si trova all'interno della Piazza giardino "4 novembre", sopra le millenarie mura ciclopiche e fu inaugurato nel 1931 per ricordare i caduti coresi nella Grande Guerra, che furono incisi sul marmo. Esso raffigura un angelo rappresentante la “vittoria alata” che sorregge una lucerna votiva. Successivamente fu inserita un'altra lapide per ricordare pure i caduti della Seconda Guerra Mondiale.

Castelli[modifica | modifica wikitesto]

  • Castello del Colle.
  • Castello di Santa Margherita.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Ponte romano della Catena[modifica | modifica wikitesto]

L'antico manufatto (I secolo a.C.), che consentiva e consente tuttora di attraversare l'omonimo fosso della Catena nei pressi di porta Ninfina; il ponte è ad un solo arco alto circa 20 metri ed è realizzato in opus quadratum, i fianchi sono in pietra mentre la curvatura è di materiale tufaceo. Da segnalare che in Piazza della Croce era presente un altro ponte della stessa epoca del Ponte della Catena, che è stato interrato insieme al fosso negli anni '70 del XX secolo.

Pozzodorico[modifica | modifica wikitesto]

Resti del Tempio di Castore e Polluce (o dei Dioscuri)

Grande piazza sottostante l'area del Foro e che poggia su un grande edificio di epoca romana (II secolo a.C.) composto da quattro ambienti ed una cisterna.

Palazzi[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo Landi-Vittori (XVI secolo) ingloba nella sua struttura una torre difensiva (I secolo a.C.); in via Accrocca, presso porta Romana.
  • Palazzo Riozzi-Fasanella (XVI secolo) in via Accrocca.
  • Palazzo Chiari (XVI secolo) presso porta Ninfina.
  • Palazzo Celli (1632) in via Laurienti.
  • Palazzo Luzi (1634) in via Laurienti.
  • Palazzo Montagna (1594) nell'omonima piazza.
  • Palazzo Prosperi (XVI secolo) in vicolo Macari oggi sede della biblioteca comunale e dell'archivio storico comunale.
  • Palazzetto Luciani in Piazza S. Oliva.
  • Palazzo Marchetti (XVI secolo) in piazza del tempio di Ercole.
  • Palazzo Fochi in via Cavour.
  • Palazzo del Comune (XII secolo).
  • Palazzo Cataldi, per un lungo periodo sede dell'ospedale di Cori e del pronto soccorso

Siti Archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Il Tempio di Ercole[modifica | modifica wikitesto]

Il Tempio di Ercole a Cori

Il Tempio (inizio I secolo a.C.) si trova sull'Acropoli dell'antica Cora, in quella parte della città che oggi è Cori alto, è di ordine dorico, prostilo, tetrastilo (monumento nazionale).

Via delle Colonne (Il Foro)[modifica | modifica wikitesto]

Corrisponde a quello che fu il Foro dell'antica Cora, piena di reperti archeologici: pezzi di colonne, mosaici, cippi e tratti di mura poligonali.

Il Tempio di Castore e Polluce[modifica | modifica wikitesto]

Situato nella zona del Foro dell'antica Cora. I resti che si ammirano oggi risalgono al restauro avvenuto nel I secolo a.C. dell'antico santuario (V secolo a.C.). Tale restauro ha prodotto un tempio corinzio, tetrastilo con cella centrale ed ali laterali.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Parco dell'Impero[modifica | modifica wikitesto]

Inaugurato negli anni ’30 del ‘900, è situato all’interno del paese in una vasta fascia tra la parte alta e la parte bassa di Cori e fa da cintura verde. Ingloba una parte dei giardini pubblici di Piazza Signina, la pineta del Convento di San Francesco e i giardini comunali sottostanti.

Fantana del Prato[modifica | modifica wikitesto]

È un bosco che si trova in montagna, sulla strada di Monte Lupone.

Tenuta di Torrecchia Vecchia e Lago di Giulianello[modifica | modifica wikitesto]

Queste aree solo in parte sono situate nel territorio comunale di Cori, il quale le divide rispettivamente con Cisterna e con Artena.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[7]

Lingua e dialetto[modifica | modifica wikitesto]

La lingua ufficiale è l’italiano. Il dialetto parlato è il dialetto corese, che appartiene al gruppo dei dialetti mediani, sottogruppo dialetti ciociari – lepini. Il dialetto di Cori è un miscuglio delle varie lingue parlate nel paese nel corso dei millenni: volsco, latino, volgare nella variante del romanesco antico, dialetti napoletani. Gli abitanti coresi nel corso del Medio Evo si rinserrarono all’interno delle loro mura, al riparo dalla palude e dalle scorribande: ciò ha favorito il conservarsi dell’arcaicità nella loro parlata[8]. A partire dalla seconda metà del ‘900, con il diffondersi dei televisori e con l’aumento della scolarizzazione, il dialetto di Cori si è toscanizzato molto. Il dialetto romano moderno, a differenza dell’area dei Castelli Romani, qui non è penetrato affatto, anche se le nuovissime generazioni tendono di più a parlare l’italiano storpiato (quella specie di romanesco parlato nei centri di nuova fondazione della provincia pontina) che il corese vero e proprio. Per arginare la scomparsa del dialetto di Cori sono state promosse varie iniziative: concorsi di poesia dialettale, incisione su disco dei canti di Cori, stampa dei versi poetici coresi di più autori, dei dizionari corese – italiano e degli antichi proverbi paesani. Colui che ha lasciato maggiore testimonianza scritta di tutto ciò è stato il prof. Cesare Chiominto.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

La maggioranza dei cittadini di Cori professa la Religione Cattolica: la diocesi dal 1967 è quella di Latina –Terracina – Sezze – Priverno; precedentemente Cori apparteneva alla Diocesi di Velletri.

Sono presenti le seguenti parrocchie e comunità religiose:

Recentemente, dopo alcuni secoli di presenza, hanno lasciato il Convento di San Francesco i Padri Francescani. Lo stesso destino è toccato anche alle Suore Francescane.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

  • Festa della Madonna del Soccorso: è la festa più importante della città. Essa è dedicata alla Madonna che nel maggio del 1521 ha soccorso una bambina di tre anni, di nome Oliva, perdutasi durante una tempesta; questa fu ritrovata solo dopo otto giorni e, quando ebbe raccontato la sua storia, tutti i Coresi, con il clero e i magistrati, si recarono in processione sul monte, dove rinvennero un affresco con un'immagine della Vergine in trono che sorregge il braccio del bambino in atto di benedire. La festa incominciata subito a ricordo dell'evento, divenne presto la più importante della città. Da quel lontano 1521, ogni anno, la seconda domenica di maggio si festeggia la Madonna del soccorso con la lunghissima processione che partendo dalla collegiata di Santa Maria della Pietà, attraversando tutta la città, arriva al santuario della Madonna del Soccorso. Alla processione, oltre a larghissima parte dei cittadini (tra cui spiccano le donne sclalze, vestite di verde, che hanno fatto un voto e che portano dei grossi ceri), partecipano tutto il clero e le autorità del paese, accompagnate da valletti con fasci di ceri, che il sindaco, per deliberazione fatta nel 1531 offre alla Madonna durante la messa solenne. Si è persa invece la tradizionale sacra rappresentazione del miracolo.
  • Carosello storico dei rioni: è il palio di Cori, dove c'è una sfilata storica rinascimentale e dopo i cavalieri dei Rioni della città si sfidano alla corsa all'anello. Storicamente Cori è suddiviso in tre Rioni, corrispondenti alle tre porte cittadine:
  1. Rione di Porta Ninfina, stemma di colore rosso e blu rappresentante un ponte e un castello e motto “viribus unitis”;
  2. Rione di Porta Romana, stemma di colore giallo e azzurro rappresentante un arco con freccia e motto “per aspera ad astra”;
  3. Rione di Porta Signina, stemma di colore giallo e verde rappresentante un monte e motto “excelsior”;

Il carosello è stato ideato nel 1937 e trae la sua origine dai festeggiamenti che si tenevano in onore della Madonna del soccorso apparsa in Cori nel 1521 e di S. Oliva, patrona della città fin dal XII secolo. La manifestazione si articola in tre momenti salienti: il giuramento dei priori, il palio della Madonna del soccorso (che si svolge l'ultima domenica di giugno in piazza Signina) ed infine il palio di S. Oliva (che si svolge l'ultimo sabato di luglio presso il campo sportivo Stoza).

Sbandieratori di Cori
  • Sbandieratori di Cori: un ruolo di particolare rilevanza ha il folklore della bandiera, Antica Arte divulgata in Italia e nel mondo. Cori vanta una vera e propria Scuola di Sbandieramento unica nel suo genere, contraddistinta dall'utilizzazione di bandiere con asta esclusivamente in legno, caratterizzando uno stile unico nell'ambito delle metodologie e delle tecniche afferenti l'Arte della Bandiera. Di tale inimitabile ed inestimabile patrimonio folklorico sono depositarie le tre Associazioni di Sbandieratori presenti nella Città di Cori, le quali hanno accumulato nella loro storia innumerevoli successi internazionali, attraverso cui ognuna di esse ha acquisito un'indiscussa fama di livello mondiale.
Sbandieratori di Cori durante una esibizione a Piazza Esedra a Roma

L'idea degli sbandieatori è nata dal Carosello Storico: infatti nella sfilata era prassi che degli agitatori di bandiere aprissero il corteo in ogni porta. Nell 1966 nascevano gli "Sbandieratori dei Rioni di Cori", successivamente, nel 1970, gli "Sbandieratori del Leone Rampante di Cori", ed infine nel 1976 gli "Storici Sbandieratori delle Contrade di Cori". Tutti e tre i Gruppi si distinguono per aver portato l'Arte della Bandiera ed il nome di Cori ovunque in Italia e nel Mondo, apportando ulteriormente un contributo di fondamentale importanza allo sviluppo del tessuto sociale della Città, nonché al progresso culturale di numerose generazioni di giovani coresi, permettendo agli stessi di conoscere popoli e culture vicini e lontani e instaurare con loro amicizie.

  • Festival della Collina: festival del folclore che si svolge dal 1974. In cui partecipa il gruppo "Sbandieratori dei Rioni di Cori".
  • Festa di San Tommaso da Cori. Si svolge ogni anno, a fine novembre a Cori Monte. Nella festa si ricorda la santificazione avvenuta appunto il 21 novembre 1999. Quando il Santo era Beato Tommaso da Cori la festa si svolgeva la prima domenica di settembre.
  • Festa della Madonna del Rosario: si svolge la prima domenica d'ottobre a Cori Valle, curata dalla Parrocchia di Santa Maria della Pietà.
  • Festa di Sant'Antonio da Padova: si svolge la seconda o la terza domenica di giugno presso il Covento di San Francesco a Cori Valle.

Istituzioni, enti, associazioni[modifica | modifica wikitesto]

Ospedale di Comunità[modifica | modifica wikitesto]

Fu creato nel 1880 come “Ospedale Santa Maria salute degli infermi” nel palazzo donato dai Conti Cataldi e fu eretto ad ente morale. Negli anni ’70 del ‘900 venne edificato un nuovo edificio attaccato al Palazzo Cataldi, dove tuttora c’è l’attuale Ospedale di Comunità con pronto soccorso, successivamente venne costruita una nuova strada per facilitare l’accesso ad esso. Il suddetto ospedale oggi ha funzioni ridotte e limitate rispetto al passato.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Scuola dell'Infanzia "Alessandro Marchetti";

Scuola Primaria "Virgilio Laurienti";

Scuola Secondaria di Primo Grado "Ambrogio Massari".

Teatro, bibilioeca e museo[modifica | modifica wikitesto]

Il teatro più grande e maggiormente usato è quello comunale, che appunto si trova all'interno del palazzo comunale. Ci sono inoltre dei piccoli teatri parrocchiali. L'unica biblioteca presente è quella comunale nel Vicolo Macari. Il Museo della città e del Territorio si trova nei locali del Chiostro della Chiesa di Sant'Oliva.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Prodotti enogastronomici caratteristici[modifica | modifica wikitesto]

Olio di Cori, olive Gaeta, Vino Cori Rosso Doc, Vino Cori Bianco Doc, prosciutto cotto al vino, pane (ciavàtta corese, pizzafrélla, fallóne), pecorino di Cori, ratafìa.

Piatti tipici[modifica | modifica wikitesto]

Fettuccine all’uovo coresi, minestra di verdure con il pane sotto, polenta servita sulla “spianatora”, abbacchio alla scottadito, al forno, alla cacciatora, maiale al forno, coniglio alla cacciatora, contorni di erbe spontanee, panzanella e bruschetta.

Dolci tipici[modifica | modifica wikitesto]

Ciambelle (ciammèlle) e bastoncini mandorlati al vino, ciambelle (ciammèlle) scottolate, mostaccioli (mustacciói), torta di ricotta con il cioccolato, pupe e cavalli con l'uovo alla pancia, serpente.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Latium Festival: Il comune di Cori, insieme ad altre città del Lazio, è sede principale del progetto culturale "Latium Festival". Esso organizza incontri, spettacoli e seminari sul folklore internazionale.

Persone legate a Cori[modifica | modifica wikitesto]

Statua di San Tommaso da Cori situata vicino alla sua casa natale (oggi chiesa)

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la distruzione di vaste aree del centro storico di Cori durante l’ultima guerra, l’abitato antico fu ricostruito lentamente. Col boom economico ed edilizio del dopoguerra Cori si espanse notevolmente al di fuori dello storico colle e delle tre antiche porte cittadine. Le nuove zone a Cori Monte sorsero in modo disordinato e scomposto intorno al vecchio campo sportivo, verso il Monte del Soccorso: lassù Piazza Signina, la principale piazza di Cori, è il punto di congiunzione tra il nuovo e l’antico. La stessa funzione a Cori Valle è svolta dalla Piazza della Croce, al di fuori di Porta Romana: laggiù i nuovi edifici sono sorti in maniera più precisa, tranne qualche eccezione, lungo la trafficata strada “Velletri – Anzio”. Spiccano il Quartiere Insito (realizzato con la legge 167) e la piccola zona industriale ed artigianale di Cori. Invece sono pochi gli edifici nuovi fuori Porta Ninfina, dove ci sono gli impianti sportivi. Le due grandi arterie che collegano Cori Monte a Cori Valle sono: “la Circonvallazione” e “Via dell’Ospedale” .

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Ci sono molte ville e villette lungo le campagne di Cori, sulle strade provinciali periferiche. Quelle maggiormente degne di rilevanza, costituiscono le Contrade Colle Illirio e Colle Tenne, a metà strada tra Cori e Giulianello, e formano quasi un piccolo borgo. Poi c’è Giulianello, dal 1870 appartenente al Comune di Cori.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Tra le attività economiche più tradizionali, diffuse e rinomate vi sono quelle artigianali, come l'arte del legno, finalizzata al settore dell'arredamento, e in particolar modo alla produzione di sedie con caratteristiche campagnole.[9]

Settore agricolo e alimentare[modifica | modifica wikitesto]

I numerosissimi vigneti ed oliveti presenti nel territorio hanno fatto sì che si creassero importanti cantine vinicole, numerosi frantoi ed oleifici che producono i rinomati vini e l'olio d'oliva. Sono presenti anche panifici, biscottifici, aziende zootecniche ed industrie di sottoli e di sottaceti. Discreta è la coltivazione del kiwi.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Via Provinciale “Velletri – Anzio”: conduce a nord nella frazione Giulianello e a Velletri, a sud a Cisterna e nella superstrada 148 Pontina.

Via Provinciale “ Le Pastine”: conduce oltre Doganella di Ninfa e da li si prosegue per Latina.

Via Provinciale “Artena – Giulianello”: conduce nell’Autostrada A1, al casello di Valmontone.

Strade provinciali montane: portano rispettivamente a Norma e a Rocca Massima.

Mobilità urbana e interurbana[modifica | modifica wikitesto]

C’è un servizio di circolari che gira all’interno di Cori e la collega a Giulianello, a Rocca Massima e alla Stazione Fs di Cisterna di Latina.

Gli autobus del Cotral collegano Cori a Latina (via Doganella e via Cisterna), a Velletri e a Roma Anagnina.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1892 al 1957 la “Ferrovia Velletri – Terracina” ha attraversato il territorio comunale, dove c’erano diverse stazioni. Oggi la maggioranza dei coresi che prende il treno usufruisce della Stazione Ferroviaria di Cisterna di Latina.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1934 passa dalla provincia di Roma, alla nuova provincia di Littoria, costituita dal governo fascista dell'epoca.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1926 1928 Ugo Gatti

PNF

Podestà
1928 1932 Alberto Tommasi

PNF

Podestà
1932 1933 Giuseppe Rossi

PNF

Commissario Prefettizio
1933 1936 Ernesto Becker

PNF

Podestà
1936 1936 Luigi Nardi Tiraborelli

PNF

Commissario Prefettizio
1936 1937 Stanislao Migliorini

PNF

Commissario Prefettizio
1937 1941 Giovanni Vollaro

PNF

Podestà
1941 maggio 1944 Tommaso Chiari

PNF

Podestà
maggio 1944 agosto 1944 Brusaporci

CLN

Sindaco [10]
agosto 1944 1952 Cristoforo Milita

PCI

Sindaco
1952 1954 Pietro Giovangrossi

PSI

Sindaco
1954 1956 Tommaso Carosi

PCI

Sindaco
1956 1960 Aldo Angelini

PSI

Sindaco
1960 1964 Franco Luberti

PCI

Sindaco
1964 1978 Romolo Palombelli

PCI

Sindaco
1978 1982 Serafino Marafini PSI Sindaco
1982 1987 Angela Vitelli PCI Sindaco
1987 19 febbraio 1988 Costantino Cicinelli

Sinistra Indipendente

Sindaco
19 febbraio 1988 21 giugno 1990 Romolo Palombelli

PCI

Sindaco
21 giugno 1990 26 aprile 1991 Roberto Guratti

PSI

Sindaco
26 aprile 1991 8 settembre 1994 Serafino Marafini

PDS

Sindaco
8 settembre 1994 23 aprile 1995 Antonio Belliazzi

PPI

Sindaco
23 aprile 1995 13 giugno 1999 Pietro Vitelli PDS Sindaco
13 giugno 1999 24 febbraio 2000 Pietro Vitelli DS Sindaco [11]
24 febbraio 2000 13 giugno 2004 Tommaso Bianchi Forza Italia Sindaco
13 giugno 2004 27 ottobre 2006 Tommaso Bianchi Forza Italia Sindaco [12]
27 ottobre 2006 29 maggio 2007 Vincenzo Nugnes Commissario Prefettizio
29 maggio 2007 8 maggio 2012 Tommaso Conti Partito Democratico Sindaco
8 maggio 2012 12 giugno 2017 Tommaso Conti Partito Democratico Sindaco
12 giugno 2017 in carica Mauro Primio De Lillis Partito Democratico Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

A Cori c'è l'impianto sportivo Stoza con campo da calcio, palazzetto per pallavolo/pallacanestro, piscina, palestra, campo da bocce e da tennis. Oggi sono funzionanti il campo da calcio, i campi da tennis e il palazzetto: gli ultimi due sono stati ristrutturati di recente.

Pallavolo[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1972 al 1998 è esistita una squadra di pallavolo che arrivò ad alti livelli, fino a raggiungere la seconda divisione nazionale: la Serie A2 nel 1996 - 97. Nella successiva stagione la società si trasferì a Latina, cambiando la denominazione da Icom Cori a Icom Latina. La squadra nei primi anni giocava nel campetto all'aperto di Cori Monte, poi si trasferì nel nuovo palazzetto dello sport coperto di Stoza: risultò inadeguato nell'unica stagione in A2, che fu disputata a Sabaudia.

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La prima squadra di calcio a Cori venne probabilmente fondata nel 1936 e i suoi giocatori erano affettuosamente soprannominati "Le Cocozzélle" (le zucchine). Prima dell'inaugurazione di Stoza la squadra ha giocato molti anni al campo sportivo in pozzolana di Cori Monte (l'odierna area mercato), denominato "il lago" (perché anticamente nel sito c'era una vera e propria conca d'acqua). Al termine della stagione 2015-16, l'A.S.D. Cori Calcio, che militava nella Promozione laziale (la massima categoria che aveva raggiunto nel corso della sua storia, conquistata per la prima volta nel 2014 e stabilendo uno storico primato nel calcio regionale con 21 vittorie consecutive) ha cessato ogni tipo di attività.

Calcio a cinque[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente esiste una società di calcio a cinque denominata A.S.D. Monti Lepini che milita in Serie D e gioca in un campetto ubicato presso l'area mercato.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 28 febbraio 2017.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ fonte: Dionigi di Alicarnasso.
  4. ^ fonte: Livio.
  5. ^ fonti: Silio Italico e Livio.
  6. ^ http://www.quirinale.it/elementi/DettaglioOnorificenze.aspx?decorato=222648
  7. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ introduzione di Tullio de Mauro ne Lo parlà forte della pora ggènte di Cesare Chiominto, Bulzoni Editore 1984.
  9. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 2, Roma, A.C.I., 1985, p. 20.
  10. ^ nominato dagli Alleati della seconda guerra mondiale.
  11. ^ Spodestato dalla sentenza del TAR riguardante alcune schede elettorali contestate in data 24 febbraio 2000.
  12. ^ Sfiduciato dal Consiglio Comunale.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Epifanio Scarnicchia, Cori attraverso i secoli, Tipografia Artigiana, Cori ottobre 1968.
  • Francesco Moroni, Aspetti politici e sociali nella Cori del XIX e XX secolo, Documenti di storia lepina n.32, Associazione Artisti Lepini, dicembre 2002.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN136976982 · LCCN: (ENno2001058098 · GND: (DE4230240-7 · BNF: (FRcb11987098r (data) · BAV: ADV11359415
Lazio Portale Lazio: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Lazio