Calatia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Calatia
Calazia
Ubicazione di Calatia nell'Italia romana
Ubicazione di Calatia nell'Italia romana
Civiltà Etruschi, Sanniti, Romani
Utilizzo città
Epoca VIII secolo a.C. - IX secolo d.C.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Maddaloni
Dimensioni
Superficie 120000

Coordinate: 41°02′33.4″N 14°21′33.3″E / 41.042611°N 14.35925°E41.042611; 14.35925

Calatia o Galazia (come si usava soprattutto nell'alto medioevo) era una città di origini osco-romane che sorgeva sul tracciato della Via Appia al confine dell'attuale comune di Caserta.

Le due Calatia[modifica | modifica sorgente]

Gli storici del passato hanno spesso confuso la Calatia della via Appia con la Caiatia di oltre Volturno, situata nell'attuale Caiazzo.

L'origine di Calatia era campana, e precisamente osca, mentre quella di Caiatia era sannita.

Tale errore era stato generato soprattutto dal Cluviero che faceva fare addirittura un lungo giro alla via Appia per passare da Caiazzo.

Già Camillo Pellegrino intuiva l'errore topografico del Cluviero e ne segnalava l'incoerenza nella lettura delle fonti e il mancato riscontro dei luoghi, per cui egli riaffermava l'esistenza di due centri diversi e, a partire dalla testimonianza della Tavola Peutingeriana, proponeva la corretta ubicazione della Calatia a sud del Volturno[1].

Fu Theodor Mommsen a definire chiaramente la distinzione e a recepire gli studi locali tra cui quelli di Francesco Daniele[2] che chiaramente individuava due città diverse[3].

I documenti storici[modifica | modifica sorgente]

La città è nota perché venne menzionata dai cronisti romani durante le guerre sannitiche.

Strabone nomina due volte Calatia (libri V e VI), ponendola sempre sulla Via Appia insieme a Caudium, Capua, Casilino e Benevento.

Allo stesso modo, Appiano Alessandrino III (II secolo d.C.) pone Capua tra i due centri di Calatia e Casilino (l'odierna Capua).

Tito Livio, poi, nomina Calatia per la prima volta a proposito della seconda guerra sannitica (327-321, 316-304).

Storia[modifica | modifica sorgente]

Calatia sorse probabilmente nell'Età del ferro, come lasciano supporre gli scavi archeologici, e doveva essere un semplice luogo fortificato protetto da palizzata e fossato con capanne molto semplici che dovevano sorgere su un tracciato di una via di comunicazione già praticata prima della costruzione della via Appia.

L'etimologia "cal", infatti, lascia supporre proprio un luogo fortificato, mentre resti delle necropoli, che risalgono all'VIII secolo a.C., mostrano che vi doveva essere un potere centrale probabilmente tenuto da un capo del villaggio. Le tombe sono a fossa, ricoperte di ciottoli e il cadavere quasi sempre supino.

L'esistenza di una via di comunicazione è suggerita proprio dall'archeologia e dal rinvenimento di vasi e testimonianze etrusche. Il che lascia credere che il villaggio progredisse economicamente e avesse relazioni con l'Etruria ma anche con le colonie greche come quella di Cuma.

Nel V secolo a.C. i Sanniti conquistarono tutta la Campania Felix e si sostituirono agli Etruschi mentre la città continuò la sua ascesa.

Nel 321 a.C. i consoli Spurio Postumio Albino Caudino e Tito Veturio Calvino vi tennero gli accampamenti durante la seconda guerra sannitica, ma dovettero poi affrontare la sconfitta delle Forche Caudine. Tuttavia nel 309 a.C. il console Caio Giulio Bubulco la conquistò.

La città crebbe di importanza tanto che Aulo Atilio Calatino diventò console dal 258 al 254 a.C. e dittatore nel 254 a.C.

Tuttavia dopo il disastro di Canne nel 215 a.C. si alleò insieme a Capua e Atella con Annibale, che vi pose un presidio[4].

Nel 211 a.C. alla caduta di Annibale Roma la riconquistò e la punì trasformandola in una "civitas sine suffragio" e la città venne dichiarata "ager publicus". I capi della rivolta vennero esiliati e giustiziati. Da questo momento cominciò il suo declino.

Solo nel 59 a.C. Giulio Cesare la trasformò in una colonia di veterani a cui donò i terreni circostanti.

Nell'epoca imperiale venne iscritta insieme a Capua, Atella e Acerra nella "Tribus Falerna" avendo acquisito nuovamente i diritti civili.

La città riacquistò una certa importanza come sede episcopale ma venne sistematicamente saccheggiata dai Saraceni fino ad essere distrutta definitivamente nell'880 d.C.

I cittadini si rifugiarono in buona parte nelle alture di Maddaloni, mentre il vescovo e il clero si spostò a Casertavecchia.

Numismatica[modifica | modifica sorgente]

È un errore diffuso in varie ricostruzioni storiche presenti nei siti istituzionali del Comune di Maddaloni o in altri contesti (sembra tutte riconducibili ad un'unica fonte) far risalire la monetazione di Calatia al V secolo a.C. e che vi fosse produzione anche di monete in oro. Ebbene tale ricostruzione non pare poggiare su alcuna fonte, quindi da ritenersi inattendibile rispetto a quelli che sono gli studi numismatici sulla monetazione calatina. Basta consultare uno qualsiasi tra i testi di numismatica antica che trattano appunto l'argomento della monetazione di Calatia (il Rutter ad esempio, o il Sambon), per constatare che Calatia batté propria moneta nel periodo di Annibale, e quindi 216-211 a.C. Non prima e mai più successivamente. Inoltre è conosciuta solo monetazione in bronzo. Non vi è alcun riscontro storico o letterario che Calatia avesse battuto monete in oro. Tra l'altro Calatia non aveva neanche una zecca, ma le sue monete venivano coniate a Capua.

I tipi di monete di Calatia conosciute, tutti databili tra il 216 e il 211 a.C. sono i seguenti:

  • Quatrunx: AE 19.38-23.27 g. Recto: testa di Giove / Verso: quadriga condotta dalla Vittoria, Giove che scaglia un fulmine[5]
  • Biunx: AE 12.30-13.65 g. Recto: testa di Giove / Verso: quadriga con giove che scaglia un fulmine[6]
  • Biunx: AE 8.93-13.20 g. Recto: testa di Giove 2 stelle / Verso: biga con Diana 2 stelle[7]
  • Uncia: AE 6.80 g. Recto: testa di Giove / Verso: cavallo al galoppo[8]
  • Uncia: AE 5.12 g. Recto: testa di Giove / Verso: Vittoria incoronata con un trofeo[9]
  • Semuncia: AE 3.75 g. Recto: testa di Giove / Verso: punta di tridente[10]

Resti archeologici[modifica | modifica sorgente]

Le dimensioni della città dovevano essere di circa 16 ettari, quindi non di grande dimensioni, ed infatti gli stessi antichi la definirono parvis Calatia muris ("Calatia dalle piccole mura")[11].

Il decumanus maximus[modifica | modifica sorgente]

La città sorgeva sull'attuale strada che collega San Nicola la Strada a Maddaloni, che riprende il tracciato della Via Appia antica. Ci si accorge, ad un certo punto, che la strada curva bruscamente lì dove ci sono i frammenti di mura detti il torrione, ai confini col comune di San Nicola la Strada. La strada corre poi diritta per circa 500 metri e quindi ricurva di nuovo bruscamente all'altezza di una cappellina denominata "Villa Galazia", diventando un rettilineo che va diritto fino a Maddaloni.

Cinta muraria[modifica | modifica sorgente]

I resti di mura sono ciò che rimane dell'antica cinta muraria posta a nord-ovest verso Capua su quello che doveva essere il decumanus maximus.

Le mura hanno una parte di età sannitica formata da grossi blocchi di pietra tufacea in opera quadrata e una parte di età sillana in opus quasi reticulatum all'esterno e opera incerta all'interno.

La diocesi di Calatia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Diocesi di Galazia in Campania.

Calatia era antica sede vescovile, spostata poi a Casertavecchia in seguito alle invasioni barbariche. La leggenda vuole che primo vescovo e fondatore della diocesi sia stato Sant'Augusto.

Alcune chiese vengono costruite su vecchi templi e sembra che la chiesa più importante, dedicata a San Giacomo, sia stata la cattedrale della città. Su quest'ultima chiesa, tuttavia, c'è da dire che si nutrono tantissimi dubbi in quanto non viene menzionata nella Bolla di Senne del 1113 che istituiva la diocesi casertana per il vescovo Rainulfo, mentre si trova traccia nel Privilegio di Alessandro III del 1178 e si pensa derivi da un culto a San Giacomo introdotto nella diocesi da Roberto di Lauro Sanseverino[12]. L'unica chiesa menzionata sicuramente presente è Santa Maria di Calatia.

A dare forza all'ipotesi dell'importanza di Santa Maria di Calatia è una frase nella Bolla di Senne in cui si aggiunge su questa chiesa:

« in qua dominus Rainulfus Dei provisu Casertanus episcopus preesse videtur »

che è una formula che ricorda le chiese cattedrali. Poiché si è sempre ritenuto che la Bolla di Senne confermasse una diocesi già esistente, non è da rigettare l'ipotesi che Santa Maria avesse un ruolo preminente sulle altre chiese[13].

Molto probabilmente la chiesa casertana dovette incentivare la rinascita della città di Calatia in quanto i conti di Caserta e i vescovi concessero notevoli privilegi agli abitanti della zona allo stesso modo dei milites di Maddaloni. Ciò dovette portare dei frutti perché nel privilegio del 1178 di Alessandro III si registra una nuova chiesa dedicata a San Giacomo[14].

Tale chiesa dovette resistere a lungo perché si registra il toponimo di "San Giacomo delle Galazze" accanto a quello de "I torrioni" per diverso tempo forse perché dovette entrare nell'orbita dell'Ordine dei Cavalieri di Malta[15].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ C.Pellegrino, Apparato alle antichità di Capua o vero discorsi della Campania Felice, Napoli 1651
  2. ^ F.Daniele, Le Forche Caudine, Napoli 1778
  3. ^ T.Mommsen, Corpus Iscriptionum Latinarum, X, pp.369, 444
  4. ^ Tito Livio, 226, V
  5. ^ N.K. Rutter, Historia Nummorum - Italy, 470.
  6. ^ Op.Cit., 471.
  7. ^ Op.Cit., 472.
  8. ^ Op.Cit., 473.
  9. ^ Op.Cit., 474.
  10. ^ Op.Cit., 475.
  11. ^ G. Guadagno, Caserta, Calatia e Sant'Augusto, in: Quaderni della Biblioteca del Seminario di Caserta, Caserta 1995, pag. 26.
  12. ^ G.Guadagno, Caserta, Calatia e Sant'Augusto in Quaderni della Biblioteca del Seminario di Caserta, Caserta 1995, p.31
  13. ^ G.Guadagno, Caserta, Calatia e Sant'Augusto in Quaderni della Biblioteca del Seminario di Caserta, Caserta 1995, p.36
  14. ^ L'intera bolla è riportata da Tescione. G.Tescione, Il privilegio del 1178 di Alessandro III per la Chiesa Casertana, in Studi in onore di Mons.Luigi Diligenza, Aversa 1989, pp.247-256
  15. ^ G.Guadagno, Caserta, Calatia e Sant'Augusto in Quaderni della Biblioteca del Seminario di Caserta, Caserta 1995, p.37

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Per la sezione numismatica:

  • N. K. Rutter, Historia Nummorum - Italy, British Museum Press, Londra, 2001, ISBN 071411801X.
  • Arthur Sambon, Les monnaies antiques de l'Italie, Parigi, 1903 (Ristampa Forni, Bologna, 1967, ISBN 978-8827101070).
  • Paul Astrom, The coins of Calatia, in: Studia Romana in Honorem Petri Krarup. Septuagenarii, Odense, 1976.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]