Calvizzano

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Calvizzano
comune
Calvizzano – Stemma
Calvizzano – Bandiera
Calvizzano – Veduta
Calvizzano – Veduta
Panorama di Calvizzano. Sullo sfondo, a destra, la chiesa di Santa Maria delle Grazie.
Localizzazione
StatoBandiera dell'Italia Italia
Regione Campania
Città metropolitana Napoli
Amministrazione
SindacoGiacomo Pirozzi (lista civica Calvizzano riparte) dal 22-9-2020
Territorio
Coordinate40°54′32.4″N 14°10′30.49″E / 40.908999°N 14.175137°E40.908999; 14.175137 (Calvizzano)
Altitudine135 m s.l.m.
Superficie3,98 km²
Abitanti12 391[1] (31-12-2022)
Densità3 113,32 ab./km²
FrazioniCorigliano, San Pietro
Comuni confinantiMarano di Napoli, Mugnano di Napoli, Qualiano, Villaricca
Altre informazioni
Cod. postale80012
Prefisso081
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT063012
Cod. catastaleB452
TargaNA
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)[2]
Cl. climaticazona C, 1 191 GG[3]
Nome abitantiCalvizzanesi
PatronoSan Giacomo
Giorno festivo25 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Calvizzano
Calvizzano
Calvizzano – Mappa
Calvizzano – Mappa
Posizione del comune di Calvizzano nella città metropolitana di Napoli
Sito istituzionale

Calvizzano (Calvizzàne in napoletano[4]) è un comune italiano di 12 391 abitanti[1] della città metropolitana di Napoli in Campania.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Calvizzano sorge nella fertile piana di bonifica dei Regi Lagni, nel cuore della pianura campana, in una zona altamente urbanizzata. Il comune è situato nell'agglomerato a nord-ovest di Napoli (l'agro giuglianese) insieme ai comuni di Marano, Mugnano, Villaricca, Qualiano e Giugliano in Campania.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Calvizzano presenta solo una frazione ulteriore al centro cittadino, denominata San Pietro-Case Sparse, zona prettamente agricola e con scarsa e disordinata presenza abitativa. Nella frazione è presente il centro di raccolta rifiuti cittadino, inaugurato negli anni 2010. La zona di San Pietro-Case Sparse è l'area in cui passava, ai tempi degli antichi romani, la deviazione della via Antica Consolare Campana, che da Quarto si dirigeva verso Marano di Napoli (frazione di San Rocco), scendeva per l'appunto a Calvizzano e raggiungeva Napoli seguendo un percorso simile alla via Santa Maria a Cubito. Sul tracciato di questa via romana, si è sviluppato il corso principale di Calvizzano.[5] Secondo lo storico locale Luigi Trinchillo, il nome della frazione deriva proprio dalla memoria storica del passaggio dell'apostolo Pietro lungo la Via Consolare Campana; motivo per cui vi fu dedicata anche la chiesa presente in zona.

Calvizzano presenta anche un'area PEEP, progettata negli anni '70 seguendo la Legge 167/1962. L'area, tuttavia, è stata destinata soprattutto a edilizia privata, ed è infatti conosciuta anche come "Zona Cooperative".[6]

Lo sviluppo urbanistico di Calvizzano in epoca contemporanea ha avuto una crescita intensa e disordinata specialmente nell'area del Lagno (ovvero nei pressi dell'Alveo dei Camaldoli tra Mugnano e Villaricca) e in via Commone (l'attuale via Eduardo De Filippo), aree terriere a ridosso del centro storico, oltre che nell'area di San Pietro-Case Sparse al confine col comune di Qualiano (zona Masseria Corigliano).[7]

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Secondo lo storico locale Raffaele Galiero[8] la denominazione deriverebbe da Calvisius (o Calvicius), un proprietario terriero appartenente alla gens Calvisia. Da qui la denominazione che si sarebbe trasformata in Calvisiano, Calbictiano e infine Calvizzano.

Nel Seicento il notaio Marco Antonio Syrleto, primo storico locale aveva formulato un'altra ipotesi etimologica per il toponimo: secondo lui questo sarebbe derivato dal fatto che nell'antichità, in seguito alle tante guerre e pestilenze, in questo luogo si sarebbero trovati molti sepolcri contenenti solamente i teschi, che vennero chiamati calvi; quando le persone sane vennero in questo territorio per abitarvi, dall'unione dei Calvi ai sani, sarebbe nato il nome Calvisano, dal volgo, in seguito, tradotto in Carvizzano e poi in Calvizzano.[8]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa ed il Campanile con sfondo il Matese innevato visti da Marano di Napoli.

Non esistono dati certi sulla sua fondazione. Il territorio conserva testimonianze archeologiche di epoca romana, come i resti di antiche ville romane.

Raffaele Galiero, storico locale, in un libro del 1936[5], ritiene che il primo nucleo di Calvizzano si sia formato nei pressi di una deviazione dell'antica via Consolare Campana che arrivava alla città di Napoli.

A causa della sua collocazione nell'agro napoletano, il paese subì in epoca altomedievale il riflesso delle travagliate vicende del Ducato di Napoli. Divenne casale solo nel 1269. Fu feudo dei Caracciolo di Napoli per quasi tutto il Quattrocento.[9] Nel 1495 passò a Francesco D'Allegro, gran siniscalco del Regno di Sicilia. Dal 1497 al 1504 fu governato da Antonio de Raho, uditore e consigliere di Ferrante d'Aragona il quale lo nominò signore a vita di Calvizzano. Il 1° di ottobre del 1669 Francesco Carnero, consigliere collaterale dello stato di guerra e maestro di campo della fanteria, acquistò il casale divenendone barone. Nel 1681 la baronessa Margherita Carnero, quartogenita di don Francesco Carnero, sposò, con dispensa papale, suo cugino il duca Diego di Pescara e portò in dote il casale di Calvizzano, facendo divenire il marito duca di Calvizzano.[10]

Stemma comunale Settecentesco

Nel 1799 l'ammiragilo Francesco Caracciolo, ammiraglio della Real Marina del Regno di Napoli che combatté contro la flotta reale e la restaurazione del potere dei Borbone a Napoli durante la Rivoluzione napoletana, a seguito della repressione della Repubblica si rifugiò a Calvizzano, un tempo feudo della famiglia; dove però fu scoperto a causa del tradimento da parte di un servo e, il 29 giugno 1799, fu arrestato e condotto sulla nave dell'ammiraglio Nelson, il Foudroyant, per essere sottoposto ad un processo sommario e venire poi condannato a morte per impiccagione.

Nel 1806, il duca Giuseppe Maria Pescara perse il feudo a seguito della riforma amministrativa antifeudale operata sotto il regno napoletano di Giuseppe Bonaparte; l'Universitas Calvizzani, antico retaggio del governo feudale, fu abolita per far spazio alla nascente amministrazione comunale.[11] In seguito Calvizzano seguirà le sorti dapprima del Regno delle Due Sicilie e poi dell'Italia.

Il 19 Ottobre 1865, per Regio Decreto del Re Vittorio Emanuele II, a causa del numero esiguo degli aventi diritto al voto per la legge elettorale del tempo, viene accorpata la sezione elettorale di Calvizzano a quella di Marano.[12] Il 16 marzo 1884, per Regio Decreto del Re Umberto I, il comune di Calvizzano è stato reistituito come sezione elettorale autonoma.[13]

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma comunale è ritenuto anteriore al 1596, poiché lo stemma è scolpito nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, la cui costruzione fu iniziata nel 1580.

Come da decreto del capo del governo del 9 maggio 1930 trascritto nei registri della Consulta araldica del 10 maggio 1930, ha le seguenti caratteristiche:

Di colore verde ed uno scudetto barocco d'argento, caricati di una testa calva, rivolta di profilo al naturale.[14]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santa Maria delle Grazie[modifica | modifica wikitesto]

Cartolina - Chiesa di Santa Maria delle Grazie, 1915. Si noti l'assenza in piazza del Monumento ai Caduti (al suo posto, il pozzo comunale).

La chiesa, cinquecentesca, sorse nello stesso luogo dove sorgeva l'antica chiesetta di Santa Maria Annunziata al centro del paese. Essendo questo edificio più antico abbastanza piccolo e non rispondendo più alle esigenze dei fedeli, nel 1550 l'arcivescovo di Napoli Mario Carafa autorizzò l'Universitas Calvizzani ad abbatterla e a costruire nello stesso luogo una nuova chiesa, intitolata a Santa Maria delle Grazie.

Particolare della facciata della Chiesa: Orologio con orario a 6 ore.
Particolare della facciata della Chiesa: Orologio con orario a 6 ore.

La costruzione della nuova chiesa fu iniziata nel 1580; l'edificio fu benedetto nel 1596 e terminato nel 1608 (anche se per il completamento della sagrestia fu necessario aspettare fino al 1746). Fu una chiesa laicale in quanto venivano eletti 25 governatori laici che si interessavano dello stabile, del culto e di tutto ciò che occorreva (l'amministrazione laicale fu abolita nel 1972). Gli oneri venivano soddisfatti grazie alle elemosine.

La chiesa presenta una pianta a croce latina a navata unica, lungo la quale si sviluppano un totale di sei cappelle divise per i due lati. Possiede una maestosa cupola, probabilmente disegnata e costruita dall'architetto e scultore napoletano Domenico Antonio Vaccaro, al quale certamente è da attribuire la decorazione a stucco.

Nella chiesa si conservano inoltre i dipinti e le tele di Nicola Vaccaro[15][16] e quelle del Domenichino.

Il soffitto ligneo dorato presenta al suo centro una rappresentazione dell'Assunzione di Maria, opera eseguita nel 1676 dall'artista Andrea Malinconico[17], Negli angoli del soffitto vi è la rappresentazione dello stemma dei Visconti, consistente in una vipera tortuosa che ingoia un bambino. Le due entrate laterali, con ballatoi e parapetti in piperno furono creati nel 1605.

È presente anche un piccolo busto dedicato a San Giuseppe Moscati: quando era in vita, venne diverse volte a Calvizzano e fu frequentatore della Chiesa. Il busto fu donato dalla famiglia Morra (che diede anche un sindaco alla città), che lo ospitava.[5]

Dal 1809 è sede della parrocchia di San Giacomo Apostolo Maggiore, trasferitasi qui definitivamente in seguito all'abbandono e alla rovina della chiesa di San Giacomo.[18]

Il 15 febbraio 2015 è stato inaugurato il museo parrocchiale (intitolato a Cristofaro Agliata, politico e storico locale) con la benedizione del vescovo ausiliare di Napoli Salvatore Angerami: esso custodisce ed espone ex voto, calici ed ostensori in argento e oro, datati a partire dal Cinquecento, abiti liturgici ricamati in oro) e l'archivio storico.

Chiesa di San Giacomo Apostolo maggiore[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Giacomo Apostolo Maggiore poco prima la sua demolizione, negli anni '80.
Chiesa di San Giacomo Apostolo Maggiore poco prima la sua demolizione, negli anni ottanta del XX secolo.

La chiesa, già citata in un documento del 911, era sorta presso una monumentale tomba di epoca romana, relativa ad abitato forse situato poco lontano dall'attuale centro del paese. Fu la prima chiesa a Napoli e nel napoletano, dedicata al santo, scelto come patrono. La "ecclesia Sancti Jacobi" fu elevata nel 1337 dall'arcivescovo di Napoli Giovanni III Orsini ad arcipretura, con giurisdizione su dieci parrocchie dei casali vicini ad montes (da Piscinola a Panicocoli, odierna Villaricca);[19] il suo clero, inoltre, interveniva incoronato di rose alla messa pontificale della prima domenica di maggio in onore di san Gennaro. La chiesa perse il titolo nel Cinquecento, per trasferirlo alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Capodimonte.

Nel 1809 la chiesa di San Giacomo fu abbandonata e andò in rovina, così la cura parrocchiale fu definitivamente trasferita nella chiesa di Santa Maria delle Grazie.[18]

Chiesa di San Pietro[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Pietro.
Chiesa di San Pietro.

La chiesa sorge a poco più di 1 km dal centro di Calvizzano e fu eretta prima del 1336, come ci testimonia un documento custodito nella Biblioteca apostolica vaticana. L'attuale chiesa risale al 1656, anno della peste che colpì anche Calvizzano: i fedeli avevano infatti lasciato l'abitato e si erano spostati in aperta campagna, dove chiesero al santo protezione dal morbo. Scampato il pericolo, con le loro offerte, i devoti ampliarono e abbellirono la vecchia chiesetta incorporandovi l'originaria abside.[20] Nel 1955, su sollecitazione del cardinale Marcello Mimmi, fu sostituito il fatiscente soffitto ligneo, sostituito da uno intonacato, e la pavimentazione, sostituendo quella di pietra con delle mattonelle. Un'altra ristrutturazione avvenne nel 1971, quando la chiesa fu dotata dell'impianto elettrico, l'altare fu posto a favore dei fedeli astanti e venne intonacata con delle granigliate.[21]

La chiesa è a navata unica. Al suo interno, presenta immagini votive dedicate a San Pietro (raffigurato con le chiavi del Paradiso), alla Madonna delle Grazie e a San Paolo. Nel 1990, fu effettuata un'analisi infrarossi dell'abside, scoprendo l'esistenza sotto le attuali immagini dipinte sull'abside un affresco, rappresentante la Madonna col bambino e con San Pietro e San Paolo ai lati.[21] Sono presenti anche due epigrafi dedicati ai fanciulli e alle sorelle morti "CONDITORIUM INFANTIUM" (cioè durante l'infanzia).

La chiesa presentava un cimitero sottostante, chiuso con la ristrutturazione del 1971 per volontà del parroco locale (ai sepolti furono dedicati gli epigrafi). Presentava anche dei locali adiacenti, tra cui "la casetta dell'Eremita Fra Massimo", che ospitava anziani e bisognosi (abbandonata nel 1971); ma furono abbandonati e demoliti con gli anni perché fatiscenti e inagibili.[21]

Chiesa di Santa Margherita[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa sorge nei pressi del corso principale, all'interno dell'edificio di "Villa Fiorillo" (cioè il Palazzo Ducale). Secondo lo storico locale Raffaele Galiero, la sua costruzione risale a prima del 1534. Secondo gli studi dello storico locale Luigi Trinchillo, era dotata di un solo altare, posto di fronte alla porta d'accesso, e di un coretto di legno, per i patroni dell'edificio. Presentava sull'altare un quadro devozionale, che ritraeva Santa Margherita. Risulta in uso come luogo di culto fino almeno al 1850, anno in cui vi fece visita il cardinale Riario Sforza. Attualmente è abbandonata.

Chiesa dell'Assunta e di San Ciro Martire[modifica | modifica wikitesto]

Veduta frontale della Chiesa dell'Assunta e di San Ciro Martire.
Chiesa dell'Assunta e di San Ciro Martire.

La chiesa è posta di fronte la chiesa di Santa Maria delle Grazie, a costeggiare l'attuale Piazza Umberto I, ed è stata fatta erigere dalla Congrega dell'Assunta nel 1701, per dotarsi di un luogo di culto personale dove svolgere i propri riti religiosi, a seguito della distruzione della cappella, costruita nel 1620 nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie, in cui svolgevano i propri riti, a causa di un incendio nel 1696. Fu benedetta il 21 ottobre 1703.[22] È costituita da una sola navata, con l'abside in fondo al lungo locale.

Il 17 agosto 1813 l'altare della chiesa ebbe tramite bolla papale il titolo di "privilegiato perpetuo"; fu poi ristrutturata esternamente nel 1818, anno in cui i Confratelli fecero apporre sull'ingresso una lastra di marmo con le seguenti parole:

(LA)

«EXTRUCTA JAM PRIMUM ÆDE VIRGINI IN CŒLUM ASSUMPTÆ SACRA AD ECCLESIAM SANCTÆ MARIÆ OMNIUM GRATIARUM SUB ANNO MDCXX QUA DEINDE PER IGNEM DISJECTA IN PERVIGILIO DOMINICÆ NATIVITATIS MDCXCVI NOVAM DENIQUE HIC ANNO MDCCCXVIII IN MELIOREM FORMAM REDIGERE STUDUERUNT.»

(IT)

«Edificata un tempo una cappella dedicata a Maria Vergine Assunta in cielo presso la Chiesa Di Maria Santissima Di Tutte Le Grazie intorno all'anno 1620 ed essendo essa andata distrutta a seguito di un incendio nel giorno della vigilia della natività del Signore dell'anno 1696, i Confratelli (della congrega) decisero di edificare qui una nuova cappella a proprie spese nel 1701 e si impegnarono a renderla più bella nell'aspetto esteriore nell'anno 1818.»

Nel 1886 fu per l'ultima volta abbellito l'antico altare con nuovi marmi e staccato dal muro, ed eliminata la balaustra marmorea che separava l'area dei fedeli da quella dei Confratelli.[22] Negli anni settanta del XX secolo, per permettere le funzioni più moderne (in antichità venivano svolte dai prelati spalle ai fedeli, e non frontalmente), fu costruito un secondo altare frontale. Sulla parete sovrastante l'antico altare fu creata una nicchia per ospitare l'immagine di Maria Assunta in cielo, avente ai piedi piccoli angeli a sostenerla. Lungo la navata centrale, per molto tempo, ci fu unicamente una nicchia, poco discosta dall'altezza della balaustra, sul lato sinistro, ed accoglieva la statua di San Ciro Martire.

Le pareti presentano immagini devozionali, legate a tradizioni locali (i quattro Evangelisti, San Giacomo Apostolo, San Gennaro, San Michele Arcangelo, San Raffaele Arcangelo). Ai due lati del portone d'ingresso campeggiano le icone di San Vincenzo Ferreri e Santa Teresa del Bambin Gesù. Sull'arco sovrastante l'altare storico, c'è una scritta centrale, che indica l'ultimo restauro, avvenuto nel 1989, e il pittore che se ne occupò (Salvatore Alfè). Un piccolo Coro, realizzato in legno, è posto sul portone d'ingresso e, da esso, l'organista accompagnava le funzioni. Accanto all'ingresso, un piccolo ambiente consente ancora oggi di suonare le campane, allocate in una ridottissima torre campanaria.

La Congrega dell'Assunta è stata dichiarata sciolta il 3 maggio 2004 e la chiesa è passata nelle mani della Parrocchia di San Giacomo Apostolo.[23] Attualmente è in fase di abbandono: è stata utilizzata per riti religiosi solo in qualche occasione particolare; risultando in condizioni carenti. È tutelata dalla Soprintendenza ai Beni Culturali dal 1997.[24]

Istituto del Sacro Cuore di Gesù[modifica | modifica wikitesto]

Tra le opere architettoniche religiose presenti nel territorio, vi è anche un edificio ex-IPAB in zona Rione Case Cavallo (oggi Via Ritiro), nato il 5 ottobre 1788 come orfanotrofio grazie all'interesse del duca Giovanni Battista Pescara e del reverendo don Paolo Sambuca di Atella. A partire dal XIX secolo l'orfanotrofio prese il nome di Ritiro (da cui poi ha preso nome la toponomastica successivamente). Tra il 1818 e il 1826 fu costruita, di fianco all'edificio, la chiesa dell'Addolorata e di San Francesco Saverio.[25]

Dal 1922 al 2017 l'istituto è stato gestito dalle benemerite suore Catechiste del Sacro Cuore, la cui casa generalizia è a Casoria.

Dal 2020 l'edificio è in ristrutturazione; abolito l'istituto religioso, l'amministrazione straordinaria decise di indirizzare l'uso della struttura come "Polo della socialità e della Cultura", destinazione poi modificata dalla successiva amministrazione comunale, che ha aveva pianificato di insediarvi la sede della caserma dell'Arma dei Carabinieri locale, presente dal 2006 sul territorio in un locale provvisorio.[26]

Altre Chiese[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesetta di Palazzo Carandante

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Calvizzano, prima della moderna urbanizzazione, presentava diverse masserie, sia in aree vicine al Centro Storico (Rione Case Cavallo e Via Commone), che in periferia (zona San Pietro - Case Sparse).[27] Sono un esempio la Masseria Fiorillo (oggi inglobata nel tessuto cittadino, nell'attuale viale Pietro Nenni[28], e di cui rimane solo l'arco d'ingresso), la Masseria Arcangelo-Petrusciano (dove furono trovati i resti di una necropoli romana), la Masseria Corigliano (da cui prende nome l'omonima via che delimita il confine del paese con Qualiano).[27][29] La quasi totalità delle masserie è andata perduta a seguito della massiccia urbanizzazione; tuttavia qualche masseria ancora è presente ed è tutelata dai Beni Culturali.[30]

Numerosa è la presenza, lungo la via storica del paese, di numerosi palazzi signorili, che presentano cortili interni e giardini; anche se la condizione di diversi di questi è carente.[31] Si citano ad esempio Palazzo Revenaz (appartenente alla famiglia omonima, che ha dato anche un sindaco al paese), Palazzo Mirabelli (di proprietà della famiglia del Conte Mirabelli, a cui è dedicata la via del paese), Palazzo Carandante (che fu voluto dal primo sindaco post-unitario di Marano, Vincenzo Merolla, per darlo in dote alla figlia), Palazzo Ruggiero[32] (della famiglia del pilota di Formula 2 Giuseppe Ruggiero).

Di recente costruzione è il palazzo municipale, costruito negli anni 70'.

Monumento ai caduti[modifica | modifica wikitesto]

Monumento ai caduti

Il monumento venne inaugurato il 6 giugno 1934 alla presenza di molte personalità.[18][33] Il monumento fu progettato dall'artista locale Michele Ciccarelli. Si tratta di una monumentale edicola in tufo, composta da quattro pilastri, collegati tra loro da archetti, decorati con fastigi in piperno. Al centro del prospetto principale si trova la lapide marmorea con l'iscrizione commemorativa:

Calvizzano consacrando la gloria immortale dei suoi figli migliori perennemente in questa preda bellica ne testimonia l'eroico ardire e la virtù romana.

L'iscrizione è sormontata da una stella in bronzo, simbolo dell'Italia[34]. Sugli altri lati sono poste le lapidi recanti i nomi dei caduti calvizzanesi della prima guerra mondiale e successivamente aggiunti quelli del secondo conflitto.

All'interno dell'edicola è collocato un cannone sottratto agli austriaci durante la loro ritirata nel novembre 1918 e donato dal maresciallo d'Italia Armando Diaz, quando era ministro della guerra, al podestà, il conte Domenico Mirabelli, suo parente da parte della moglie, Sarah De Rosa Mirabelli.[35]

Palazzo Ducale[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo Ducale di Calvizzano fu fatto erigere nel 1681 da Diego Pescara, duca di Saracena e di Calvizzano. Nel 1841, da com'è indicato dalle targhe di marmo presenti sulla cornice del portone, il palazzo ha preso anche il nome di "Villa Fiorillo". Oggigiorno il Palazzo Ducale è di proprietà di vari privati, e non è tutelato dalla Soprintendenza ai Beni Culturali. È erroneamente considerato il palazzo in cui fu catturato l'ammiraglio Francesco Caracciolo (la sua cattura avvenne in un palazzo di Via Case Nuove, oggi Via Carlo Levi, poco distante).[36]

Palazzo San Liguoro[modifica | modifica wikitesto]

Maiolica napoletana raffigurante San Gregorio Armeno
Maiolica napoletana raffigurante San Gregorio Armeno, posta sull'Arco di Palazzo San Liguoro (XI Secolo ca.).

Il Palazzo San Liguoro (o Liguori) ha origini molto antiche[37]: in un documento del 1021 del Monastero di San Gregorio Armeno (detto anticamente anche Ligorio, e quindi in napoletano Liguoro) risultavano già delle proprietà terriere nel territorio di Calvizzano. L'ingresso del palazzo è definito da un grande arco, detto appunto Arco di San Liguoro, in cui è incastonata una mattonella in maiolica napoletana che raffigura l'immagine di San Gregorio Armeno.

Oggi, dell'antica masseria è rimasto ben poco; ma originariamente era molto più grande: secondo gli storici locali Cristofaro Agliata e Peppe Barleri, oltre l'attuale arco che sorge su via Conte Mirabelli (la antica via dell'Olmo o Via San Jacono) ed abbracciava l'attuale fabbricato, vi era l'aia, il cortile, e si estendeva fino a ridosso dell'attuale piazza Umberto I. Inoltre, al palazzo-masseria erano annessi molti ettari di terreno per la coltivazione e l'allevamento.[38]

A ridosso della piazza, di fianco a dove attualmente vi è la Chiesa dell'Assunta, vi era anche una chiesetta dedicata a San Liguoro, prima proprietà del Monastero e risalente a ben prima dell'anno 1000. La cappella di San Liguoro fu aperta al culto fino al 1819, quando, ormai fatiscente, fu abbandonata. Parte del suo fabbricato è ancora presente nella proprietà, ma è stata demolita per costruire abitazioni.

I fabbricati d'età più antica, situati a nord, sono fatiscenti. Non avendo particolare interesse (non sono nemmeno vincolati dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali), è nei piani dell'Amministrazione comunale la loro demolizione per la costruzione di un'area parcheggio per la viabilità locale (nei dintorni è presente anche la Scuola Elementare comunale).[31]

Ville Comunali[modifica | modifica wikitesto]

Calvizzano presenta sul suo territorio due ville comunali. Una è nominata "Villa Calvisia", in onore all'etimologia del Comune, inaugurata nel 2017 ed è utilizzata anche per gli eventi locali. L'altra villa comunale è denominata "Villa Don Peppino Cerullo" in memoria del parroco locale. È stata inaugurata nel 2005; dopo essere caduta in disuso, è stata ristrutturata a partire dal 2021. È stata inaugurata nel Marzo 2023, ed è interamente dedicata alla storia della SSC Napoli.[39][40]

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Resti della tomba romana di Via Vittorio Emanuele III, 1922.
Resti della tomba romana di Via Vittorio Emanuele III, 1922.

Nell'agosto 1922, in pieno centro cittadino (nei pressi dell'attuale Via Vittorio Emanuele III, in un palazzo privato nominato Palazzo Di Marino), furono ritrovati durante degli scavi di giardinaggio una tomba romana[41], composta da 10 pietre tufacee e con all'interno un corredo funerario. Dalla grandezza, risultava essere un sepolcro familiare, con delle ceneri di cremazione. Il corredo era composto da un'olla cineraria, degli ariballi per unguenti, un'anfora e delle coppe per bere, tra cui alcune di dimensioni minuscole, forse accessori per bambole. La maggior parte del corredo è in tinta nera lucida, e due elementi presentavano delle raffigurazioni muliebri, in tinta rossa (due teste con un nastro ornato che gli cinge capelli e ornamenti vari). Un vaso, simile a una padella piccola, in tinta nera lucida, presenta sul fondo la raffigurazione di una testa femminile (forse una delle tre Gorgoni). Dal rito funebre e dallo stile del corredo, che pare d'imitazione greca (fattibile, essendovi nelle vicinanze il villaggio di Cuma), la loro datazione fu indicata nell'età primo-repubblicana del periodo antico romano.[38][42][43] Questi resti oggi sono nel deposito del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dopo essere stati scoperti nel 1990 nella casa del defunto Don Raffaele Galiero, che diede in eredità alla sua perpetua.[44][45]

Nel 1934 furono rinvenuti i resti di una necropoli risalenti al II-III Secolo d.C. in località San Pietro, che furono recuperati e conservati dallo storico locale Raffaele Galiero[46]. Altri ritrovamenti, nella stessa zona, avvennero nel 1960.[18] Nel 1990 questi reperti furono trovati assieme a quelli poco sopra descritti; la Soprintendenza lì prese in custodia e li conservò nel Castello di Baia.[38][47] L'area è sottoposta a vincolo archeologico.[29]

Secondo lo storico locale Marco Antonio Syrleto, nei pressi della Chiesa di San Giacomo Maggiore vi era un sepolcro attribuito al centurione Gaio Nummio, facente parte della "terza coorte pretoria e decima urbana", secondo le iscrizioni sulla lapide, e distrutto dai tombaroli nel 1623.

Ritrovamento dei resti della Villa Romana sotto la Chiesa di San Giacomo Apostolo Maggiore (1983).
Ritrovamento dei resti della Villa Romana sotto la Chiesa di San Giacomo Apostolo Maggiore (1983).

Nel 1983, nell'area sottostante l'ex Chiesa di San Giacomo Apostolo maggiore, andata in rovina e demolita, furono ritrovati resti archeologici di una villa romana, risalente al I Secolo d.C. Tuttavia, per mancanza di fondi, la Soprintendenza ai Beni Archeologici si vide costretta a ricoprire il tutto. La nascita di un'area di interesse archeologico è oggetto di discussione politica da anni, con interesse anche da parte della Diocesi, che detiene la proprietà del terreno in cui sono stati trovati i resti (essendo l'area su cui insisteva la Chiesa, di origine protocristiana).[31]

In via Roma una è presente una seilce, ovvero un blocco di piperno, murato, di 1.30 metri di larghezza e 0.50 metri di altezza e profondità, e con una incisione.

Questa incisione, tradotta dallo storico locale Raffaele Galiero, recita così:

Selice ancora presente a Calvizzano.
Foto di inizio Novecento.
Selice andata perduta. Foto di inizio anni 80'.

Augustale Dupliciario. A se, ai suoi, e ai posteri, questi luoghi che costruì a sue spese. Se da alcuno in qualunque modo sarà alienato qualche cosa, questi sia condannato. Per colui che compra ci sia la stessa pena.

Secondo Galiero l'epigrafe sarebbe stata fatta fare da un certo militare che si chiamava Augustale Dupliciario. Secondo un altro storico locale, Peppe Barleri, invece il nome doveva trovarsi nel rigo sovrastante (ormai perduto) e Augustalis Dupliciarus sarebbero le qualifiche del soldato soggetto dell'incisione. Il termine Dulpiciarius, infatti, indica un soldato a cui spetta una doppia razione di cibo; mentre Augustalis indicherebbe un membro delle milizie di Augusto.[48]

Fino agli anni 80' del XX secolo, era presente nella stessa via, un blocco uguale, delle stesse dimensioni, usato come panchina dagli abitanti del posto. Il blocco sparì a seguito della ripavimentazione della via.

Nel 2011, nella frazione di San Pietro, sono stati ritrovati, a seguito degli scavi fognari, reperti archeologici di origine romana e anche un tracciato di origine romana, prova della deviazione della via antica Consolare Campana, deviazione che da Quarto di Marano (oggi Quarto Flegreo) si diramava per la collina di San Rocco di Marano e, passando per la frazione di San Pietro e l'attuale sede della via principale di Calvizzano, giungeva fino a Napoli (seguendo il percorso dell'attuale Via Santa Maria a Cubito). Questi reperti, tuttavia, non sono stati riportati alla luce.[49]

Nel 2023, contemporaneamente alla scoperta nella vicina Giugliano in Campania di una tomba del periodo alessandrino, è stata scoperta durante i lavori di scavo per l'acquedotto una tomba del IV secolo d.C., oltre ad altri resti della deviazione della via antica Consolare Campana.[50][51]

Nella frazione di San Pietro, nell'area sottostante la collina di San Rocco di Marano (che costeggia) e dell'Alveo dei Camaldoli[52] (detto anche Vallone del Carmine), è presente una masseria di origine romana (oggi in rovina), chiamata Masseria Chiavettieri, e resti del tracciato viario romano nell'alveo; nonché un ponte di origine borbonica.[49]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[53]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2018 i cittadini stranieri residenti a Calvizzano erano 304, corrispondenti al 2,4% della popolazione. Le nazionalità maggiormente rappresentate erano:[54]

  1. Ucraina 61 0,5%
  2. Ghana 24 0,1%
  3. Romania 20 0,1%
  4. Nigeria 13 0,1%

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Festa di San Giacomo, simulacro dell'Incendio del Campanile (2023)

Il culto del "apostolo Jacovo" a Calvizzano risale a prima dell'anno 1000: già nel 911 in alcuni documenti si fa riferimento ad un pezzo di terra di Sancti Jacovi in Calbictianum.[55]

Il 25 luglio ricorre la festa del santo: anticamente era detta la "Festa del tomolo di sancti Jacovo", in quanto i contadini del luogo per ringraziare il santo per il raccolto, erano soliti donare un tomolo di grano ai poveri, che si recavano a piedi da Napoli in pellegrinaggio presso l'antica chiesa di Calvizzano. Secondo l'antico Calendario Marmoreo di Napoli, la festa di San Giacomo era festeggiata il 25 maggio; il cambio di data avvenne solo successivamente al Concilio di Trento.

Oggi la festa di san Giacomo si celebra con la processione della statua del santo (risalente al 1740 circa) per le vie della cittadina e termina con un simulacro dell'incendio del campanile.[56][57]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

La biblioteca comunale è stata istituita nel 1987, dedicata alla memoria dello storico locale Giacomo Di Maria, ed è situata in largo Caracciolo[58], al piano terra del Municipio.

Nel territorio comunale sono presenti una scuola elementare, inaugurata il 31 Maggio 1934[18] e nominata ad Armando Diaz (situata nella via omonima), e una scuola media, nominata a Marco Polo, presente dal 1962 e la cui sede attuale è stata inaugurata nel 1993.[59]

Nel 2021 l'amministrazione comunale ha iniziato l'iter burocratico per la costruzione e l'apertura di un asilo nido comunale[60], già presente sul territorio in un'area provvisoria della Scuola media locale.

Sul territorio comunale insistono anche alcune scuole materne e asili nido paritari. Fino al 2017, le Suore Catechiste del Sacro Cuore di Gesù gestivano, nell'istituto ex-IPAB, una scuola primaria e dell'infanzia paritaria, chiamata "Madonna del Buon Consiglio", e dedicata a Santa Suor Giulia Salzano.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Il paese è prettamente a vocazione agricola, con qualche insediamento di tipo industriale-manifatturiero nel territorio comunale, senza presentare tuttavia un'area industriale definita.[31]

Nel territorio comunale è presente un centro di smistamento postale delle Poste Italiane e il calzaturificio del marchio Melluso.

Nel XX secolo, il paese raggiunse fama regionale grazie a un opificio, il Biscottificio Gagliardi, divenuto noto per la produzione di biscotti al cioccolato.[61] L'opificio ha chiuso nel 1991.[62]

Le attività commerciali si sono sviluppate principalmente lungo la via Conte Mirabelli, via storica principale del paese, e lungo le strade di confine del paese cioè Corso Italia (che collega Calvizzano con Marano e Villaricca) e viale della Resistenza (ovvero la sezione comunale della via Santa Maria a Cubito).

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

La vicinanza a Napoli, e quindi ai relativi servizi, ha fatto sì che il comune non sentisse l'esigenza di avere infrastrutture di grande rilievo sul proprio territorio.

La viabilità interna si basa principalmente su strade comunali, mentre quella a lunga percorrenza come autostrade e superstrade è raggiungibile tramite la Circumvallazione Esterna di Napoli, accessibile nel limitrofo comune di Villaricca. Il comune è attraversato dalla storica via Santa Maria a Cubito, il cui tratto a Calvizzano è ridenominato viale della Resistenza.

La costruzione ex novo del parcheggio di via Galiero e il rifacimento di quello di via Ritiro ha risolto in parte i problemi che affliggono il corso principale (via Conte Mirabelli) in seguito al restyling del 2007, in primis le aree di sosta e il traffico; permangono tuttavia criticità nella viabilità locale, a causa degli elevati flussi di traffico e la viabilità del centro storico complessa da gestire.[31]

Tram 60 di passaggio a Calvizzano, direzione Giugliano, anni '50.

Nell'ottica del sistema integrato dei trasporti, il trasporto pubblico urbano è affidato alla compagnia ANM e ad EAV (ex CTP) che attraverso varie linee conducono alla Linea 1 della Metropolitana di Napoli.

Stazione della Ferrovia Alifana di Calvizzano-Mugnano in funzione.
Stazione di Calvizzano-Mugnano dell'Alifana oggi.

A Calvizzano transitava la linea tranviaria Napoli-Giugliano, facente parte delle cosiddette tranvie di Capodimonte, inaugurata nel 1900, incorporata nella rete urbana di Napoli e soppressa nel 1960; inoltre era vicina alla stazione di Mugnano-Calvizzano[63] della ferrovia Alifana Bassa in servizio fino al 1976.

Era in via di realizzazione nel corso degli anni 2000 una metropolitana leggera, denominata MicroMetrò, il cui percorso si sarebbe dovuto sviluppare da Villaricca, passando per Mugnano, Calvizzano, Marano e terminando alla fermata di Piscinola della Linea 1 della metropolitana di Napoli. Tuttavia, terminata la progettazione, i fondi già stanziati per il MicroMetrò furono spostati per terminare il prolungamento della Linea 1 fino alla stazione di Toledo e alla stazione di Garibaldi, attuale capolinea.

Nel dicembre 2022 è stato approvato dalla Città Metropolitana di Napoli il nuovo Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, che prevede la costruzione, entro il 2031, di una tramvia a sede riservata, detta Gronda Ovest, che dalla stazione di Chiaiano della Linea 1 passerà per i comuni di Mugnano di Napoli, Marano di Napoli, Calvizzano, Villaricca, Qualiano e Giugliano in Campania, fino alla stazione di Licola della Circumflegrea. Nello stesso PUMS è presente una ulteriore opera, detta Gronda Est, che dovrebbe collegare la fermata di Giugliano della Linea Arcobaleno con l'Agro nolano; contestualmente a quest'opera è in progetto anche un "baffo di collegamento" tra Gronda Ovest e Gronda Est che parte proprio nel territorio del comune di Calvizzano.[64]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2017, il Comune è stato sciolto per infiltrazioni camorristiche.[65]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1948 1952 Vincenzo Carandante - Sindaco
1952 1955 Gaetano Morra - Sindaco
1955 1956 Arturo Grasso - Sindaco
1956 1964 Antonio Sabatino Lista Civica Sindaco Eletto per due consiliature
1964 1973 Alfredo Revenaz Lista Civica Sindaco Eletto per due consiliature.
Nella seconda consiliatura, vi è stato
consigliere comunale Giulio Di Donato
1973 1975 Giuseppe Giordano Commissario
4 gennaio 1975 5 settembre 1975 Carlo Di Somma DC Sindaco Dimissionario
5 settembre 1975 1981 Celestino Ferraro DC Sindaco [66] [67] [68]
1981 6 Giugno 1982 Romeo Miraglia Del Giudice Commissario
6 Giugno 1982 1986 Luigi Ricciardiello PSI Sindaco [69]
1986 1987 Giuseppe Carandente Giarrusso PCI Sindaco Ex sindaco di Marano di Napoli
18 luglio 1988 23 novembre 1990 Antonio Ruggiero PSI Sindaco Sfiduciato dal consiglio comunale
con apposita mozione
23 novembre 1990 8 aprile 1991 Antonio Migliaccio PCI Sindaco Porta avanti la consiliatura del 18/07/1988.

Dimissionario

15 aprile 1991 2 maggio 1992 Luigi Ricciardiello PSI Sindaco Porta avanti la consiliatura del 18/07/1988.

Dimissionario

1º luglio 1992 7 giugno 1993 Giuseppe Salatiello DC Sindaco Porta avanti la consiliatura del 18/07/1988.

Scadenza naturale del mandato

7 giugno 1993 28 aprile 1997 Giuseppe Salatiello DC Sindaco Scadenza naturale del mandato
28 aprile 1997 14 maggio 2001 Giuseppe Salatiello Indipendente Sindaco Scadenza naturale del mandato
14 maggio 2001 24 febbraio 2003 Mario Morra Centro Sindaco Scioglimento del consiglio comunale
24 febbraio 2003 27 maggio 2003 Maria Elena Stasi - Commissario str. -
27 maggio 2003 15 aprile 2008 Giacomo Pirozzi Lista Civica Sindaco Scadenza naturale del mandato
15 aprile 2008 30 ottobre 2012 Giuseppe Granata Lista Civica Sindaco Dimissioni della metà più
uno del consiglio comunale
30 ottobre 2012 23 novembre 2012 Ornella Vosa - Commissario pref. -
23 novembre 2012 28 maggio 2013 Ornella Vosa - Commissario str. -
28 maggio 2013 26 luglio 2017 Giuseppe Salatiello Lista Civica Sindaco Deceduto[70]
26 luglio 2017 17 aprile 2018 Lorenzo Grasso Lista Civica Sindaco facente funzioni Scioglimento del consiglio comunale[71][72]
17 aprile 2018 21 settembre 2020 Luca Rotondi (presidente),
Gerardo Quaranta,
Francesco Prencipe
- Commissari str. -
21 settembre 2020 in carica Giacomo Pirozzi Lista civica Sindaco -


Sport[modifica | modifica wikitesto]

Campo Italia, anni 2010.
Campo Italia, anni 2010.

Con la costruzione del Palaraffaella a Calvizzano, inaugurato nel 2016 e dedicato alla pattinatrice locale Raffaella Paolone[73], hanno ripreso vita le attività sportive, di pallacanestro e pallavolo in particolare.

La squadra di basket locale, la A.S.D. Audax Gaudianum Calvizzano, milita nel campionato di Promozione.[74] C'è anche una squadra di volley, la A.S. Calvizzano Volley.[75]

È presente sin dagli anni 60' un campo sportivo, il Campo Italia; nel 2022 una delle squadre di calcio locali, la A.S.D. Atletico Calvizzano, ha avviato una campagna di crowdfunding per finanziarne la ristrutturazione, tuttavia non raggiungendo i risultati richiesti.[76] Attualmente partecipa al campionato di seconda categoria (2023/2024).

Oltre all'A.S.D. Atletico Calvizzano, è presente anche la A.S. Calvizzano 1965, che ha militato negli anni 70' nella categoria Promozione.[76]

Nel 2005 sono stati costruiti dei campi da tennis comunali, chiamati Spazio Tennis, di fronte alla Scuola media locale, con un campetto di basket; e aperti nel 2015. Attualmente (2024) versano in condizioni di degrado.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Bilancio demografico anno 2022 (dati provvisori), su demo.istat.it.
  2. ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani., Milano, Garzanti, 1996, p. 119, ISBN 88-11-30500-4.
  5. ^ a b c Galiero Raffaele, Il mio paese: cenni storici, Napoli, Laurenziana, 1972.
  6. ^ P.E.E.P. | Comune di Calvizzano, su comune.calvizzano.na.it. URL consultato il 15 maggio 2023.
  7. ^ Comune di Calvizzano. Piano Urbanistico Comunale - Tavola 12 - Condono Edilizio (2020). (PDF), su mycity.s3.sbg.io.cloud.ovh.net.
  8. ^ a b Cecere Carmine, Storie delle Storia a Nord di Napoli, Roma, ilmiolibro.it, 2014, p. 14.
  9. ^ Fu Giosuè Caracciolo, nobile cavaliere, signore di Montecalvo, di Buonalbergo e di altre terre, il primo della famiglia ad entrare in possesso del feudo calvizzanese.
  10. ^ Cecere Carmine, Storie della Storia a Nord di Napoli, Roma, ilmiolibro.it, 2014, pp. 34-35.
  11. ^ "Leggi eversive della feudalità" 1806-1808
  12. ^ Gazzetta Ufficiale n° 268, su gazzettaufficiale.it, 20 Ottobre 1865, p. 1, Regio Decreto n° 2545.
  13. ^ Gazzetta Ufficiale n° 90, su gazzettaufficiale.it, 16 Aprile 1884, p. 1, Regio Decreto n° 2097.
  14. ^ Così come riportato nello Statuto comunale (29 gennaio 2001) titolo I, articolo 2, comma 1
  15. ^ Izzo Mariaclaudia, Nicola Vaccaro (1640 - 1709):un artista a Napoli tra Barocco e Arcadia, Todi, Tau, 2009, pp. 21, 196-197, ISBN 978-88-6244-082-0.
  16. ^ A tutt'oggi la chiesa conserva il documento originale del contratto, stipulato il 9 gennaio 1689 dal notaio Paolo Guarrelli, tra il pittore ed i governatori della chiesa
  17. ^ Izzo Mariaclaudia, Un'Assunta di Andrea Malinconico a Calvizzano, in Napoli Nobilissima: rivista di tipografia e arte napoletana, volume 4, n. 5, Arte tipografica, 2003, pp. 21-26.
  18. ^ a b c d e Luigi Di Maro, Calvizzano ieri e oggi, sprazzi di storia, Comune di Calvizzano, 1988.
  19. ^ Illibato Antonio, Il "Liber Visitationis" di Francesco Carafa nella diocesi di Napoli (1542-1543), Roma, Edizioni di storia e letteratura, 1983, p. 36.
  20. ^ Russo Carla, Chiesa e comunità nella diocesi di Napoli tra Cinque e Settecento, Napoli, Guida, 1984, p. 286.
  21. ^ a b c Giacomo Di Maria, Una importante scoperta archeologica fa ritrovare a Calvizzano la vera prima Parrocchia degli avi, Centro Studi “Alberto Taglialatela”, Giugliano in Campania., 1992.
  22. ^ a b Raffaele Galiero, Calvizzano: dalle remote origini al IX anno del Littorio,, Napoli, Tipografia Rocco, 1931.
  23. ^ Gazzetta Ufficiale, su www.gazzettaufficiale.it. URL consultato il 18 maggio 2023.
  24. ^ (EN) Congregazione dell'Assunta Calvizzano, 1542 ca - 1885 ca, su catalogo.beniculturali.it. URL consultato il 16 maggio 2023.
  25. ^ Luigi Di Maro, Calvizzano ieri e oggi, sprazzi di storia, a cura di Comune di Calvizzano, 1988, pp. 45.
  26. ^ Appello da Calvizzano, non cambiare destinazione uso ex Ipab - Campania, su Agenzia ANSA, 6 luglio 2022. URL consultato il 26 dicembre 2022.
  27. ^ a b Calvizzano - Piano Urbanistico Comunale. Tavola 7 - Epoca di costruzione. (PDF), su mycity.s3.sbg.io.cloud.ovh.net.
  28. ^ Prima si chiamava proprio "Via Masseria Fiorillo". In rete è ancora possibile trovare attività indicate in Via Masseria Fiorillo anzichè Viale Pietro Nenni.
  29. ^ a b Comune di Calvizzano - Piano Regolatore Generale (PDF), su mycity.s3.sbg.io.cloud.ovh.net.
  30. ^ Masseria rurale in via Ritiro, 41 Calvizzano,--, su catalogo.beniculturali.it. URL consultato il 17 maggio 2023.
  31. ^ a b c d e Comune di Calvizzano. Piano Urbanistico Comunale - Relazione (PDF), su mycity.s3.sbg.io.cloud.ovh.net.
  32. ^ (EN) Palazzo F Ruggiero Calvizzano, 1889 ca -, su catalogo.beniculturali.it. URL consultato il 3 agosto 2023.
  33. ^ Erano presenti all'inaugurazione il conte Domenico Mirabelli, podestà di Calvizzano, il cardinale Alessio Ascalesi, arcivescovo di Napoli, Umberto di Savoia, allora principe di Piemonte, il parroco don Antonio Di Sabato e l'avvocato Raffaele Stalj, presidente dei Combattenti di Napoli, che pronunziò il discorso ufficiale.
  34. ^ Originariamente vi era un fascio littorio sempre in bronzo, successivamente sostituito con l'avvento della Repubblica.
  35. ^ Nappi Maria Rosaria, La Campania e la Grande Guerra: i monumenti ai Caduti di Napoli e provincia, Roma, Gangemi, 2011, p. 121.
  36. ^ Giacomo Di Maria, Calvizzano 1799: la cattura dell'ammiraglio Francesco Caracciolo, Calvizzano, VI.ESSE.TI, 1999.
  37. ^ Nicola Spinosa; Aldo Pinto; Adriana Valerio, http://www.fedoa.unina.it/9599/1/S.%20Gregorio%20Armeno%20App.%20A.pdf, in San Gregorio Armeno - Storia, Architettura, Arte e Tradizioni (PDF), Federiciana Editrice Universitaria, 2013, p. 41.
  38. ^ a b c Peppe Barleri, Parrocchia di San Giacomo e Testimonianze Archeologiche Romane a Calvizzano, 2002.
  39. ^ Scudetto al Napoli, da Spalletti a Kim spunta a Calvizzano il "Parco azzurro", su www.ilmattino.it, 11 marzo 2023. URL consultato il 15 maggio 2023.
  40. ^ di Francesca Cavallo, Calvizzano e la sua villa sulla storia del Napoli, su storienapoli.it, 4 aprile 2023. URL consultato il 16 maggio 2023.
  41. ^ Pietre di 95x58x19cm che formavano una tomba di 2m di lunghezza per 0,5m di larghezza e circa 0,5m di altezza.
  42. ^ Una scoperta archeologica, due tombe antiche in Calvizzano, in Il Mattino, 24 Novembre 1922.
  43. ^ Raffaele Galiero, Calvizzano: dalle remote origini al IX anno del Littorio, Tipografia Rocco, 1931, pp. 15-20.
  44. ^ Vito Faenza, Sequestrato un «museo» a casa del costruttore (PDF), in L'Unità, Napoli, 23 Febbraio 1990, p. 6.
    «Sempre nel quadro delle indagini a tutela del patrimonio archeologico, Il nucleo di polizia tributaria partenopea ha individuato a casa di un'ex perpetua del reverendo Galiero, deceduto qualche anno fa, 44 reperti archeologici, vasi, coppette, lucerne, che il sacerdote avrebbe lasciato in eredità alla donna.»
  45. ^ incontri di archeologia XXIX edizione. URL consultato il 9 aprile 2024.
  46. ^ Era stato nominato Ispettore onorario della Soprintendenza Archeologica della Provincia di Napoli e Caserta per aver documentato queste scoperte.
  47. ^ Nel 1990 fu ispezionata l’abitazione dove viveva la perpetua del professore don Raffaele Galiero, vennero trovati 44 reperti archeologici. Lista dei reperti trovati a casa della perpetua (Verbale dei Carabinieri), su CalvizzanoWeb. URL consultato il 12 aprile 2024.
  48. ^ Peppe Barleri, Parrocchia di S. Giacomo e testimonianze archeologiche romane a Calvizzano, Calvizzano, VI.ESSE.TI, 2002, p. 63.
  49. ^ a b Archivio Albo Pretorio Comune di Calvizzano. Delibera 134 Ufficio Tecnico Liquidazione Acconto per Servizio Controllo Archeologico - Cantiere PON/FESR 2007-2013 Rete Fognaria del Comune di Calvizzano. (PDF), su albopretorio.netminds.it.
  50. ^ (EN) Napoli: scoperte due antiche tombe ricche di affreschi in perfetto stato di conservazione, su National Geographic. URL consultato il 10 ottobre 2023.
  51. ^ ildenaro.it, Archeologia, sensazionali scoperte a Giugliano e Calvizzano: riemergono due tombe di oltre due mila anni fa, su Ildenaro.it, 6 ottobre 2023. URL consultato il 9 aprile 2024.
  52. ^ Si indica con "Alveo dei Camaldoli" un alveo artificiale nato per convogliare le acque meteoriche dall'area collinare dei Camaldoli, dell'area nord di Napoli e dell'area dell'agro giuglianese fino alla costa giuglianese-puteolana, partendo dalla frazione di Chiaiano e finendo nell'area di Licola-Cuma passando per Marano di Napoli, Calvizzano, Qualiano, Villaricca e Giugliano in Campania. Attualmente, è in corso di rifacimento e potenziamento della portata in varie zone, come nel Comune di Calvizzano; ed il suo percorso è la principale ispirazione del percorso della Gronda Ovest presentata nel PUMS 2023 della Città Metropolitana di Napoli.
  53. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  54. ^ ISTAT 31 dicembre 2018, su demo.istat.it. URL consultato il 4 novembre 2019 (archiviato dall'url originale il 6 agosto 2017).
  55. ^ Di Maria Giacomo, Santiago de Compostela patrono di Calvizzano, Calvizzano, 1994?.
  56. ^ Chiesa di Napoli, Il patrocinio di Jacovo a Calvizzano, su chiesadinapoli.it (archiviato dall'url originale il 23 settembre 2015).
  57. ^ L'incendio del campanile di Calvizzano, su storienapoli.it, 11 gennaio 2023. URL consultato il 16 maggio 2023.
  58. ^ Dettaglio Biblioteca, su anagrafe.iccu.sbn.it.
  59. ^ INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/12401 presentata da PARLATO ANTONIO (MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO - DESTRA NAZIONALE) in data 19930323 / Atti di indirizzo e controllo / Documenti / Camera dei deputati - Portale storico, su storia.camera.it. URL consultato l'8 agosto 2023.
  60. ^ redazione, Calvizzano, il Comune ottiene un finanziamento per un milione di euro per la realizzazione di un asilo nido pubblico, su TERRANOSTRA | NEWS, 16 agosto 2022. URL consultato il 26 dicembre 2022.
  61. ^ Redazione Internapoli, La storia di Raffaele Gagliardi e del suo 'Biscotto di Calvizzano', su Internapoli.it, 16 giugno 2015. URL consultato il 2 agosto 2023.
  62. ^ La sede del biscottificio, una volta chiusa l'attività, è diventata sede della biblioteca comunale, fino agli anni 2010, quando fu spostata nel palazzo del municipio comunale.
  63. ^ La Stazione di MUGNANO-CALVIZZANO ed il percorso fino alla Circumvallazione Esterna, su lestradeferrate.it.
  64. ^ Città Metropolitana di Napoli- Relazione Piano di progetto PUMS CMNA [collegamento interrotto], su cittametropolitana.na.it.
  65. ^ Fernando Bocchetti, Comune di Calvizzano sciolto per camorra, tre ex amministratori incandidabili. Ecco la sentenza integrale, su TERRANOSTRA | NEWS, 14 dicembre 2018. URL consultato il 16 maggio 2023.
  66. ^ L'Unità - 25 Maggio 1976, pag.21 (PDF), su archivio.unita.news.
  67. ^ L'Unità - 29 Ottobre 1980, pag.30 (PDF), su archivio.unita.news.
  68. ^ L'Unità - 4 Novembre 1980, pag.30 (PDF), su archivio.unita.news.
  69. ^ La Stampa - 26 Maggio 1982, su archiviolastampa.it.
  70. ^ Il Mattino, Deceduto il sindaco Salatiello, su ilmattino.it.
  71. ^ Presidenza del Consiglio dei Ministri, Comunicato stampa: scioglimento Consiglio comunale Calvizzano, su governo.it.
  72. ^ A Calvizzano arrivano i commissari dopo lo scioglimento per camorra, su ilmattino.it.
  73. ^ Redazione, Calvizzano, inaugurato il palazzetto dello sport dedicato a Raffaella Paolone, su Teleclubitalia notizie da Napoli e dall'Italia, 22 settembre 2016. URL consultato il 26 dicembre 2022.
  74. ^ Torna il basket che conta a Villaricca, la Virtus 7 Stelle è in serie D, su Il Meridiano News, 23 giugno 2022. URL consultato il 26 dicembre 2022.
  75. ^ Registro 2.0, su www.coni.it. URL consultato il 26 dicembre 2022.
  76. ^ a b Diamo un Campo al Calvizzano, su Eppela. URL consultato il 26 dicembre 2022.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Testimonianze di civiltà: indagine storico-artistica su Marano, Calvizzano, Villaricca, Calvizzano, Russo, 1989.
  • Peppe Barleri, Parrocchia di S. Giacomo e testimonianze archeologiche romane a Calvizzano, Calvizzano, VI.ESSE.TI, 2002.
  • Peppe Barleri, Antiche famiglie di Calvizzano, Calvizzano, VI.ESSE.TI, 2005.
  • Giacomo Di Maria, I Visconti da Milano a Calvizzano, Calvizzano, Russo, 1982.
  • Giacomo Di Maria, Calvizzano 1799: la cattura dell'ammiraglio Francesco Caracciolo, Calvizzano, VI.ESSE.TI, 1999.
  • Luigi Di Maro, Calvizzano ieri ed oggi: sprazzi di storia, Calvizzano, a cura del Comune, 1988.
  • Raffaele Galiero, Calvizzano nelle sue memorie storiche, Napoli, Tipo-litografia Confalone, 1919.
  • Raffaele Galiero, Calvizzano: dalle remote origini al IX anno del Littorio, Napoli, Tipografia Rocco, 1931.
  • Raffaele Galiero, Il mio paese: cenni storici, Napoli, Laurenziana, 1972 (ristampa).
  • Rocco Liberti, Il sequestro dei feudi del Duca di Calvizzano nel 1799, 1990.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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