Atella (città antica)

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Atella è una città di origine osca, una delle più antiche della Campania e una delle prime ad aver ottenuto la civitas romana. Situata nel territorio a cavallo tra gli attuali agro aversano ed agro afragolese, oggi area metropolitana di Napoli, era attraversata dalla via Atellana, che la conduceva a sud-ovest a Cuma e a nord-est a Capua. Parte del tracciato della via Atellana è conservato oggi, con lo stesso nome, nel tratto che attraversa Frattaminore.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Non se ne trova menzione su documenti precedenti alla seconda guerra punica, quando, sebbene fosse una città indipendente e battesse moneta propria, era alleata con Capua e altre città campane e parteggiò per Cartagine dopo la battaglia di Canne (216 a.C.).

Fu occupata dai Romani nel 210 a.C.: i sopravvissuti furono mandati in esilio e la città fu successivamente rifondata come rifugio per i profughi provenienti da Nocera. Nel I secolo a.C. Cicerone ne parlò così tanto da poter essere considerato il suo patron; durante il periodo imperiale fu un municipium.

Il declino della città cominciò quando la sua diocesi fu trasferita nella vicina città normanna di Aversa nel 1030.

Atella oggi[modifica | modifica sorgente]

Le rovine della città, consistenti in case private, numerose tombe e il giardino di Virgilio, sono oggi conservate sui siti dei comuni di Frattaminore (più precisamente nella parte di Frattaminore corrispondente al capoluogo del comune di Pomigliano d'Atella, soppresso sotto il Fascismo), Orta di Atella, Sant'Arpino e Succivo. Di questi, Orta di Atella, Sant'Arpino e Succivo hanno costituito, durante il fascismo, il comune di Atella di Napoli. Tutti e quattro, inoltre, sono soci fondatori dell'Associazione dei comuni atellani, cui si sono aggiunti di recente i comuni di Cesa e Gricignano di Aversa.[1] Il Comune di Orta di Atella ad inizio 2012 ha lasciato l'Unione.[2]

Alcuni studiosi ritengono che il territorio di Atella fosse più vasto e comprendesse anche i suoli oggi occupati da parte degli abitati di Caivano, Cesa, Frattamaggiore, Grumo Nevano, Sant'Antimo e la frazione Fratta Piccola del soppresso comune di Pomigliano d'Atella; altri a questi comuni aggiungono addirittura Afragola, Casavatore, Casoria e i quartieri dell'area settentrionale di Napoli.

Nel 1978 viene fondato l'Istituto di Studi Atellani, ente dotato di personalità giuridica, di rilevante interesse regionale, con lo scopo di incentivare gli studi sull'Antica Atella e le fabulae, raccogliendone e conservandone ogni testimonianza e diffondendo il tutto mediante pubblicazioni.[3]

A Succivo è situato il museo archeologico nazionale dell'agro atellano, istituito all'inizio degli anni 2000.

Nel marzo del 2012 per far riaffiorare il ricordo dell'antica città della Campania, centro di cultura e patria delle famose "Fabulae Atellanae" nasce "Atella Multimedia", associazione culturale con lo scopo di diffondere la cultura mediante le nuove tecnologie e la multimedialità.

Nel luglio del 2012 la medesima associazione fonda Atella.TV,[4] la Web TV della cultura.[5]

Personaggi illustri[modifica | modifica sorgente]

Atella ha dato i natali a numerosi autori fra cui Novio Atellano (a cui è intitolata la scuola media di Frattaminore) e dà il nome alla fabula atellana, prima cellula del teatro moderno che, con le sue maschere Maccus, Pappus e Dossenus, è giunto fino alla riforma goldoniana del teatro, sopravvivendo comunque nel teatro napoletano, fino ai nostri giorni.

Virgilio vi compose parti dell'Eneide presso una villa che Mecenate aveva nei pressi. Ha anche probabilmente dato i natali a Gneo Nevio, da cui trae il nome la vicina località di Nevano nel comune di Grumo Nevano.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sito web dell'Unione dei Comuni denominata "Atella"
  2. ^ News Unione dei Comuni Atellani
  3. ^ Istituto di Studi Atellani
  4. ^ Atella.TV, la Web TV della Cultura
  5. ^ "Associazione Culturale Atella Multimedia"

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]