Atella (città antica)

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Atella
Cronologia
Fondazione ante 218 a.C.
Fine post 1030
Causa trasferimento della diocesi ad Aversa
Localizzazione
Stato attuale Italia Italia
Località Frattaminore, Orta di Atella, Sant'Arpino e Succivo

Atella è una città di origine osca, una delle più antiche della Campania e una delle prime ad aver ottenuto la civitas romana. Situata nel territorio a cavallo tra gli attuali Agro aversano ed Agro frattese, oggi area metropolitana di Napoli, era attraversata dalla via Atellana, che la conduceva a sud-ovest a Cuma e a nord-est a Capua. Parte del tracciato della via Atellana è conservato oggi, con lo stesso nome, nel tratto che attraversa Frattaminore. Dalla città prende nome l'atellana, una delle forme di spettacolo d'origine locale che influenzano il teatro latino.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Non se ne trova menzione su documenti precedenti alla seconda guerra punica, quando, sebbene fosse una città indipendente e battesse moneta propria, era alleata con Capua e altre città campane e parteggiò per Cartagine dopo la battaglia di Canne (216 a.C.).[1]

Fu occupata dai Romani nel 210 a.C.: i sopravvissuti furono mandati in esilio e la città fu successivamente rifondata come rifugio per i profughi provenienti da Nocera. Sappiamo infatti che, poiché gli abitanti di Nuceria e Acerra, si lamentavano di non sapere dove andare a vivere, in quanto Acerra era stata in parte incendiata e Nuceria completamente distrutta, essi furono inviati dal proconsole Fulvio Flacco al Senato di Roma a fare le loro rimostranze. Ai primi, gli Acerrani, venne concesso di ricostruire gli edifici incendiati; ai Nucerini si permise loro di trasferirsi ad Atella, mentre agli Atellani fu imposto di spostarsi a Calatia.[2]

Nel I secolo a.C. Cicerone ne parlò così tanto da poter essere considerato il suo patron; durante il periodo imperiale fu un municipium.

Il declino della città cominciò quando la sua diocesi fu trasferita nella vicina città normanna di Aversa nel 1030.

Area archeologica[modifica | modifica wikitesto]

Atella
CiviltàOsci
UtilizzoCittà
EpocaV secolo a.C. circa
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComuneFrattaminore
Dimensioni
Altezza75 m s.l.m.
Amministrazione
PatrimonioNapoli
Mappa di localizzazione

Coordinate: 40°57′29.88″N 14°15′29.88″E / 40.9583°N 14.2583°E40.9583; 14.2583

Le rovine della città, consistenti in case private, numerose tombe e il giardino di Virgilio, sono oggi conservate sui siti dei comuni di Frattaminore (più precisamente nella parte corrispondente al capoluogo del comune di Pomigliano d'Atella, soppresso con Decreto Regio del 15/05/1890), Orta di Atella, Sant'Arpino e Succivo. Di questi, Orta di Atella, Sant'Arpino e Succivo hanno costituito, durante il fascismo, il comune di Atella di Napoli. Questi paesi, inoltre, sono soci fondatori dell'Associazione dei Comuni atellani, cui si sono aggiunti di recente i comuni di Cesa e Gricignano di Aversa.[3] Il Comune di Orta di Atella ad inizio 2012 ha lasciato l'Unione.[4]

Alcuni studiosi ritengono che il territorio di Atella fosse più vasto e comprendesse anche i suoli oggi occupati da parte degli abitati di Frattamaggiore, Cesa, Caivano, Grumo Nevano, Sant'Antimo e la frazione Fratta Piccola del soppresso comune di Pomigliano d'Atella; altri a questi comuni aggiungono addirittura Afragola, Casavatore, Casoria e i quartieri dell'area settentrionale di Napoli.

Nel 1978 viene fondato l'Istituto di Studi Atellani, ente dotato di personalità giuridica, di rilevante interesse regionale, con lo scopo di incentivare gli studi sull'Antica Atella e le fabulae, raccogliendone e conservandone ogni testimonianza e diffondendo il tutto mediante pubblicazioni.[5]

A Succivo è situato il museo archeologico dell'agro Atellano, istituito all'inizio degli anni 2000.

Nel marzo del 2012 per far riaffiorare il ricordo dell'antica città della Campania, centro di cultura e patria delle famose "Fabulae Atellanae" nasce Atella Multimedia, associazione culturale con lo scopo di diffondere la cultura mediante le nuove tecnologie e la multimedialità.

Nel luglio del 2012 la medesima associazione fonda Atella.TV,[6] la Web TV della cultura.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vincenzo De Muro, Atella antica città della Campania, Napoli, 1985.
  • Sossio Andreone, L'antica Atella, Napoli, 1993.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]