Cesa

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Cesa (disambigua).
Cesa
comune
Cesa – Stemma
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Campania-Stemma.svg Campania
ProvinciaProvincia di Caserta-Stemma.png Caserta
Amministrazione
SindacoEnzo Guida (Primavera Cesana) dal 31-5-2015
Territorio
Coordinate40°58′N 14°14′E / 40.966667°N 14.233333°E40.966667; 14.233333 (Cesa)Coordinate: 40°58′N 14°14′E / 40.966667°N 14.233333°E40.966667; 14.233333 (Cesa)
Altitudine40 m s.l.m.
Superficie2,74 km²
Abitanti8 963[1] (30-6-2017)
Densità3 271,17 ab./km²
Comuni confinantiAversa, Gricignano di Aversa, Sant'Antimo (NA), Sant'Arpino, Succivo
Altre informazioni
Cod. postale81030
Prefisso081
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT061029
Cod. catastaleC561
TargaCE
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Nome abitantiCesani
PatronoSan Cesario diacono e martire di Terracina
Giorno festivo3 novembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Cesa
Cesa
Cesa – Mappa
Posizione del comune di Cesa nella provincia di Caserta
Sito istituzionale

Cesa è un comune italiano di 8 963 abitanti della provincia di Caserta

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Cesa fu in origine probabilmente uno dei minuscoli casali appartenenti alla Liburia Atellana, in cui si svolsero pochi eventi storici di rilievo. Il primo documento che accerta l'esistenza del borgo è un diploma dei principi Pandolfo I e Landolfo III di Capua, risalente all'anno 964 d.C., ma oltre a questo poco è noto sulla sua più remota storia.

Fu legata probabilmente a le vicende della morente Atella e, più tardi, della nascente Aversa, poiché, dopo il Mille, Cesa fu per lungo tempo un casale della città normanna, appartenuto prima al feudo del conte Roberto di Sant'Agata, e successivamente ai Carafa, ai Villano, ai Palomba, ai Del Tufo e ai Maresca, che ne furono gli ultimi proprietari.

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

Diverse sono le ipotesi sull’etimologia del nome Cesa, che trae origine da una voce latina, caesus, dal verbo caedere (tagliare). Infatti Cesa sorgeva come borgo dell’antica Atella, e di conseguenza era tagliato fuori dalle grandi vie di comunicazione. Una spiegazione egualmente attendibile, e riconducibile sempre al verbo latino caedere, ipotizza che Cesa in origine fosse un terreno boschivo chiamato in seguito a disboscamento “silva caesa” (selva tagliata).

A favore di quest'ultima ipotesi, è interessante notare che nell'anno 755 nella piccola vallata di Tredozio (Forlì-Cesena) sorse una nuova abitazione rurale che fu chiamata Cesata. Come avvenne per la località di Cesa, anche Cesata fu posta sotto la protezione di San Cesario diacono e martire. Tra le ipotesi dell'etimologia del nome Cesata, alcune fonti ipotizzano che il prefisso caes- rimandi al termine desueto "cesina" (cioè, "terra disboscata"), col valore antico di "strage di alberi", "strage nella selva"[2][3].

La zona di Cesa e Gricignano rappresenta l’angolo nord-occidentale del territorio atellano ed è trattata unitariamente in quanto fu del tutto esclusa dalla centuriazione Acerrae-Atella I e manifesta in misura nettamente predominante i segni della centuriazione Ager Campanus I insieme a tracce della centuriazione Ager Campanus II (Cesa è ai margini della centuriazione)[4].

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[5]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Il culto di San Cesario a Cesa: la cristianizzazione del culto pagano di Cesare[modifica | modifica wikitesto]

La processione di San Cesario a Cesa

Il patrono di Cesa è San Cesario diacono e martire di Terracina.

Fin dalla prima età cristiana, Cesario di Terracina fu il santo scelto per il suo nome a sostituire il culto pagano di Giulio Cesare, dell'imperatore Cesare Ottaviano Augusto e degli imperatori romani (i Divi Cesari).

Nel Medioevo Cesa dipendeva politicamente dall'antica città di Capua, che si trovava sulla via Appia; il culto di San Cesario nacque e si sviluppò proprio su questa strada romana: lungo il percorso della "regina viarum" si trovava la sua primitiva tomba a Terracina e la Chiesa di San Cesareo de Appia in Roma. Il culto a Cesa del diacono Cesario è antichissimo: già nel 1097 esisteva una chiesa a lui dedicata, che fu donata dal conte normanno Roberto di Sant'Agata alla Diocesi di Aversa.

Esistono numerose prove archeologiche che testimoniano il culto di Cesare nell'Ager Campanus, successivamente cristianizzato da San Cesario di Terracina.

Cippo urbico con iscrizione in latino "IVSSV IMPERATOR CAESARIS QVA ARATRVM DVCTVM EST", facciata del Palazzo Messore a Marcianise. La stessa iscrizione si trova anche a Capua e Terracina (città poste lungo la Via Appia)
Cippo pomeriale con iscrizione in latino "Iussu imp(eratoris) Caesaris, qua aratrum ductum est", Anfiteatro campano, Santa Maria Capua Vetere

A pochi chilometri da Cesa, nella città di Marcianise, già casale di Capua, esistevano due tempietti rurali paleocristiani di San Cesario e di Santa Giuliana, immediatamente a ridosso del fiume Clanio[6]. La chiesetta di San Cesario a Marcianise sorgeva nel piccolo borgo di Campocipro, nelle vicinanze di Airola, situata sulla strada direttrice che univa la Capua Antica a Orta di Atella. Probabilmente il culto del santo fu portato dai monaci benedettini che dimorarono a Capua (896-953) in seguito alla distruzione di Montecassino operata dai Saraceni nell’833. San Cesario di Terracina è stato da sempre invocato contro le inondazioni del Clanio; le acque di questo fiume sono state impetuose, tanto da inondare più volte nelle epoche antiche l’agro di Aversa e di Atella. Secondo alcuni studiosi, Marcianise sarebbe stata una colonia autonoma di «prodi veterani Romani»[7] dedotta da Giulio Cesare, cinquanta anni prima della venuta di Cristo, dopo il cosiddetto "Primo Triumvirato" e destinata ad ospitare ventimila famiglie di veterani (prevalentemente di Pompeo) con almeno tre figli. La testimonianza di un cippo urbico collocato oggi sulla facciata dell'antico palazzo Messore, in Piazza Umberto I, su cui si legge la scritta "IVSSV IMPERATOR CAESARIS QVA ARATRVM DVCTVM EST" (Per volere di Cesare condottiero fu fissato questo solco per dove passò l'aratro)[8], allude alla pratica di origine etrusca di tracciare con questo attrezzo il territorio di una città, ritenuta dagli storici locali la prova inconfutabile dell'origine stessa della città al tempo di Giulio Cesare (50 a. C.)[6].

Secondo lo studioso Nicola Corcia, da questa lapide, situata sotto l'antica porta di Marcianise, "si raccoglie che sino al detto pago giugneva la pertica campana nella deduzione della colonia in Capua al tempo di Cesare Augusto. Per mezzo di questo pago passava l'antica strada che da Capua menava ad Atella"[9].

Lo scrittore Camillo Pellegrino ci riferisce che questa stessa iscrizione si legge anche in una lapide presente a Capua, presso la Chiesa di San Bartolomeo Apostolo, ed a Terracina (descritta dal Grutero)[10], presente nella Cattedrale di San Cesareo, costruita sui resti del cosiddetto tempio di Apollo che il diacono Cesario avrebbe fatto crollare. Secondo Fr. Maria Pratilli, da questa iscrizione si deduce che Terracina "fu dedotta Colonia dall'imperatore Cesare Augusto", forse nello stesso tempo in cui fu dedotta anche Capua[11].

A margine di un intervento di scavo nell'area dell'Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere è stato riportato in luce un cippo pomeriale con iscrizione in latino "Iussu imp(eratoris) Caesaris, qua aratrum ductum est"; questa pietra era stata piantata nel terreno, lungo la fossa che costeggiava le mura cittadine, verosimilmente con la parte iscritta rivolta verso la città, a segnare l'esistenza del sacro confine tra urbs e suburbium, ovvero tra la colonia romana ed il suo territorio (il Caesar dell'iscrizione è stato identificato con il giovane Ottaviano. Datazione: 36 – 31 a.C.). Questo cippo testimonia la volontà di rifondare la cesariana Colonia Iulia Felix da parte di Ottaviano, in ottemperanza alle decisioni del padre adottivo[12], ossia Giulio Cesare.

Nel comune di Giugliano in Campania (il toponimo Giugliano deriverebbe dal fatto che in questi luoghi vi sarebbe stata una villa di Giulio Cesare, presso la quale gli abitanti avrebbero in seguito costruito un villaggio; oppure vi sarebbe stato un praedium Julianum, appartenente ad un rappresentate della Gens Julia) sorgeva la località San Cesareo, la quale doveva avere un’origine molto antica poiché si trovava lungo il corso della via Consolare e Campana (questa importante strada imperiale romana collegava il porto di Puteoli con Capua) e lì si sono verificati numerosi ritrovamenti archeologici di epoca romana[13].

I busti-reliquiari ed il braccio di San Cesario[modifica | modifica wikitesto]

Agli inizi del sec. XVII, Mons. Pomponio de Magistris, vescovo di Terracina dal 1608 al 1614, provvide alla sistemazione delle reliquie di San Cesario: in quell'occasione concesse alcuni frammenti ossei del braccio del santo al Cardinale Filippo Spinelli, vescovo di Aversa dal 1605 al 1616, per la sua Parrocchia di San Cesario di Cesa.

Il 19 giugno 1612 da Napoli arrivò al Rev.mo Mons. Mengozzo, Vicario Generale della Diocesi, una lettera direttagli da Sua Em. Cardinale Spinelli, il cui contenuto era questo: "Mi costa per relazione degna di fede, che l'inclusa Reliquia è stata levata dal braccio di San Cesario, che si conserva nella Chiesa Cattedrale di Terracina, e non si deve far dubbio che non sia autentica e come tale si dovrà avere in venerazione e conservare nella Chiesa di Cesa; e Dio vi conservi". Nella parte inferiore della lettera è scritto: "Voglio che questa reliquia sia accompagnata processionalmente dal Capitolo fino fuori della porta della città, come vi dirà il Curato di Cesa", come si rileva dagli atti della Visita Pastorale compiuta a Cesa nel 1621 dal vescovo Mons. Carlo I Carafa, esistenti nell'Archivio Vescovile di Aversa. Il popolo di Cesa si riversò nella Cattedrale di San Paolo di Aversa per venerare la reliquia e poi traslarla processionalmente nella loro Chiesa Parrocchiale. Il Capitolo accompagnò la reliquia fino alla porta della città: grande fu l'accoglienza e l'entusiasmo degli aversani e dei cesani al passaggio della processione. La reliquia fu incastonata in un braccio dorato e in un busto reliquiario ligneo, realizzato per l'occasione. Attualmente queste particelle ossee si trovano incastonate in tre preziosi reliquiari: nel busto reliquiario ligneo di San Cesario, nel busto reliquiario argenteo di San Cesario, e nel braccio reliquiario argenteo di San Cesario.

Busto reliquiario ligneo di San Cesario diacono e martire, esposto su un trono marmoreo nella Cappella di San Cesario, sul lato destro del transetto della Parrocchia San Cesario in Cesa (Caserta)

Il busto reliquiario ligneo di San Cesario (1612), in legno di pero scolpito, dipinto e dorato, attribuito ad anonimo scultore di bottega napoletana; presenta nella parte centrale una teca allungata in vetro con cornice d'argento sbalzato e inciso, contenente frammenti ossei del santo, disposti in verticale e affiancati da un cartiglio su cui compare l'iscrizione in latino "Ex oss: S. Cæsarii Diac. et Martyr.". Questa reliquia di San Cesario è stata studiata ed identificata, esclusivamente su base fotografica, dal prof. Gino Fornaciari, Professore di Paleopatologia ed Archeologia Funeraria, e dalla Dr.ssa Simona Minozzi, specialista in osteoarcheologia, della Divisione di Paleopatologia dell’Università di Pisa. Secondo la dott.ssa Minozzi, è la diafisi di un osso lungo molto frammentato, sembrerebbe a sezione cilindrica come l'omero o il femore; l'unico frammento di epifisi è la superficie articolare tondeggiante in basso, che assomiglia più a quella dell'omero che non al femore. Il santo poggia su una base ottagonale con profilo concavo, sorretta da quattro piedini a volute; è vestito con un camice (una lunga tunica bianca con le maniche) - indossato su un amitto molto voluminoso (paramento di lino o cotone di foggia quadrangolare con la funzione di coprire il collo) - al quale è sovrapposta una dalmatica rossa (abito proprio dei diaconi) che presenta decorazioni fitomorfe dorate. Il martire è raffigurato con entrambe le braccia piegate e protese in avanti: nella mano destra sorregge la palma in argento sbalzato e cesellato, in quella sinistra l'Evangeliario in argento, su cui è inciso l’incipit del salmo 30: “In te, Domine, speravi; non confundar in Aeternum”. La statua è esposta su un trono marmoreo nella cappella di San Cesario, sul lato destro del transetto della Chiesa.

Busto-reliquiario argenteo di San Cesario diacono e martire, opera dell'argentiere Luca Baccaro, 1760, conservato nella Parrocchia di San Cesario in Cesa (Caserta)

Il busto reliquiario di San Cesario (1760), in argento sbalzato e cesellato, opera di Luca Baccaro, argentiere napoletano; si caratterizza per una forma aperta e dinamica, poggia su una pedagna mistilinea dorata, tagliata negli spigoli, riccamente decorata con elementi a doppia voluta. La testa del santo, leggermente inclinata verso destra, presenta una capigliatura a ciocche ondulate che incorniciano un volto giovane ed imberbe dall'espressione volitiva. Il diacono indossa una dalmatica sovrapposta ad un camice a collo stretto e ad un piccolo amitto a sbuffo che protegge il collo. È possibile scorgere anche una parte del cingolo, indossato sopra il camice, all’altezza della vita, ed il manipolo sull'avambraccio sinistro. Vi è un grande attenzione per l'andamento morbido delle pieghe del panneggio della dalmatica, riccamente decorata con eleganti motivi floreali eseguiti a sbalzo, che si palesa in modo eclatante sulla parte anteriore del busto. Il paramento sacro, cadendo realisticamente fuori della pedagna, copre una parte della finestrella che contiene il reliquiario ovale a capsula del santo, in cui vi sono incastonati alcuni frammenti ossei del martire, con sottostante cartiglio in latino "Ex ossibus S. Cæsarii Diaconi et Martyris". Il diacono reca nella mano destra la palma del martirio e nella sinistra il Vangelo. Solitamente indossa una stola diaconale in tessuto di seta rosso con ricami vegetali in filo oro. Sul capo è applicata un'aureola raggiata in argento sbalzato. Sul busto è presente il bollo del maestro argentiere Luca Baccaro, sigla L. B. in campo rettangolare, ed il marchio NAP con corona. La statua, attualmente in deposito, si espone e si porta in processione solo in occasione della festa del santo, che si celebra annualmente nella settimana successiva al 19 giugno, con solennità civili e religiose. La domenica, giorno principale della festa, dopo la prima solenne messa del mattino è possibile assistere al rito della vestizione della statua con tre fasce di seta rossa ricoperte da oggetti in oro (gioielli, monili, ex voto raffiguranti parti anatomiche), una parte del "tesoro" che nel corso dei secoli i cesani hanno donato al Patrono.

Braccio-reliquiario di San Cesario diacono e martire, Parrocchia di San Cesario diacono e martire, Cesa (Caserta).

Il braccio-reliquiario argenteo di San Cesario (XIX sec.), in argento sbalzato e cesellato di bottega napoletana; presenta la base quadrangolare poggiante su quattro piedini a voluta, in corrispondenza dei quali quattro puttini festanti, eseguiti a fusione, siedono su altrettanti plinti, reggendo rametti di palme. Al di sopra si imposta un'alzata a otto facce concave cesellate alternativamente con decorazioni fitomorfe e motivi gigliati. Nella faccia centrale della parte anteriore, entro un cartouche vi è la raffigurazione a busto intero del diacono Cesario, eseguita a sbalzo. La base termina con una modanatura decorata ad ovuli. Il corpo del braccio è di forma tubolare, leggermente rastremato, rivestito da una manica, punzonata con un motivo a righe verticali, resa da un morbido drappeggio di pieghe; al centro presenta una teca a luce ovale, incorniciata da una decorazione vegetale, in cui è possibile ammirare la reliquia: due frammenti ossei del santo, disposti in verticale, che presentano rispettivamente i cartigli in latino “Ex oss. S. Cæsarii M.” ed “Ex brachio S. Cæsarii M.”. Secondo la dott.ssa Minozzi, il frammento superiore è più ricco di osso spugnoso; forse viene da un’epifisi dell’osso, mentre quello inferiore sembra di un osso con diafisi circolare come omero o femore. Entrambi i frammenti provengono dalla superficie esterna dell’osso. Il braccio è esposto sull'altare maggiore della Chiesa in occasione della festa patronale e della festa liturgica (3 novembre)[14].

Il 19 giugno 2012 la comunità di Cesa ha celebrato il IV centenario dell'arrivo della reliquia del braccio del santo.

San Francesco de Geronimo e la pacificazione tra due famiglie rivali per intercessione di S. Cesario

L’agiografo gesuita Padre Simone Bagnati racconta che San Francesco de Geronimo, o di Girolamo, (1642 -1716), sacerdote della Compagnia di Gesù, portatosi a Cesa, con Padre Gaspare Ferrucci, per una Santa Missione, fu invitato dal Vicario Generale della Diocesi di Aversa e dal Governatore del luogo a desistere dall’intento per non rimanere vittima dei tumulti che in quella contingenza funestavano ogni giorno il paese a causa di una feroce lotta di faida tra due famiglie rivali. Francesco convinse il parroco e alcuni sacerdoti a indire comunque la Missione, dicendo: “Noi faremo orazione, ed io mi comprometto, che Iddio per i meriti di San Cesario Protettore di questo luogo, ci darà a misura del bisogno tutto l’aiuto”[15]. Terminata la prima predica, convenne con il suo compagno che nel momento in cui egli fosse salito sul pulpito ed avesse letto un determinato passo che descriveva l’atrocità delle pene infernali riservate ai malvagi e ai sanguinari, i sacerdoti vestiti in abito penitenziale e con le torce accese in mano, accompagnassero il busto reliquiario ligneo di San Cesario in processione dalla sagrestia in Chiesa, affinché il santo facilitasse la pacificazione. Così avvenne, e - come per incanto - uno dei due facinorosi capintesta chiese la parola annunciando dal pulpito che avrebbe perdonato l’assassino del fratello nel nome di Gesù crocifisso, che insegnò il comandamento del perdono, e del loro comune Protettore, che chiedeva di metterlo in pratica; dopo di che abbracciò il rivale seguito da tutti gli altri contendenti dell’una e dell’altra fazione. La pacificazione fu attribuita all’intercessione del santo[14].

Modi di dire[modifica | modifica wikitesto]

Una tipica frase detta in modo scherzoso-affettuoso, detta più che altro a mo' di scioglilingua, dagli abitanti di Sant'Antimo ai cesani è la seguente: Chi vene a Cesa more acciso e chi fa ammore va 'mparaviso (chi viene a Cesa muore ucciso e chi fa l'amore va in paradiso).

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 giugno 2017.
  2. ^ Romanistisches Jahrbuch, Volume 8, W. de Gruyter, 1958
  3. ^ (IT) Il culto di San Cesario: studi sulle origini di Cesa, Giugliano e Marcianise - LaRampa.it, in LaRampa.it, 26 dicembre 2017. URL consultato il 29 dicembre 2017.
  4. ^ Giacinto Libertini, Persistenza di luoghi e toponimi nelle terre delle antiche città di Atella e Acerrae, Istituto di Studi Atellani, 1999
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  6. ^ a b Pezzella Franco, Atella e gli atellani nella documentazione epigrafica antica e medievale, Istituto di Studi Atellani, 2002
  7. ^ Archivio storico per le province napoletane, Ed. Detken & Rocholl e F. Giannini, 1879
  8. ^ Salvatore Costanzo, Marcianise: urbanistica, architettura ed arte nei secoli, CLEAN, 1999
  9. ^ Nicola Corcia, Storia delle due Sicilie dall'antichità piu remota al 1789, Volume 2, Tip. Virgilio, 1845
  10. ^ Camillo Pellegrino, Apparato alle antichità di Capua, Volume 2, A. Forni, 1771
  11. ^ Francesco Maria Pratilli, Della via Appia riconosciuta e descritta da Roma a Brindisi libri IV, Giovanni di Simone, 1745
  12. ^ Laura Chioffi, Novità da Capua. XIV Congressus Internationalis. Epigraphiae Graecae et Latinae. 27. — 31. Augusti MMXII.
  13. ^ Raccolta Rassegna Storica dei Comuni, vol. 24, Istituto di Studi Atellani
  14. ^ a b Ex ossibus S. Caesarii: Ricomposizione delle reliquie di San Cesario diacono e martire di Terracina, testi ed illustrazioni di Giovanni Guida, [s.l.: s.n.], 2017
  15. ^ Degli Oddi Longaro, Vita di san Francesco di Girolamo sacerdote professo della Compagnia di Gesù, Salviucci, Roma 1839

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN159571338 · ISNI (EN0000 0000 9111 5698 · BNF (FRcb11397839m (data)