Gioia Sannitica

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Gioia Sannitica
comune
Gioia Sannitica – Stemma
Gioia Centro
Gioia Centro
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Caserta-Stemma.png Caserta
Amministrazione
Sindaco Michelangelo Raccio
Territorio
Coordinate 41°18′N 14°27′E / 41.3°N 14.45°E41.3; 14.45 (Gioia Sannitica)Coordinate: 41°18′N 14°27′E / 41.3°N 14.45°E41.3; 14.45 (Gioia Sannitica)
Altitudine 275 m s.l.m.
Superficie 54,42 km²
Abitanti 3 638[1] (01/01/2016)
Densità 66,85 ab./km²
Frazioni Auduni, Calvisi, Carattano, Caselle, Criscia, Curti e località Madonna del Bagno
Comuni confinanti Alife, Alvignano, Cusano Mutri (BN), Faicchio (BN), Ruviano, San Potito Sannitico
Altre informazioni
Cod. postale 81010
Prefisso 0823
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 061041
Cod. catastale E039
Targa CE
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti gioiesi
Patrono San Michele Arcangelo
Giorno festivo 29 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Gioia Sannitica
Gioia Sannitica
Posizione del comune di Gioia Sannitica nella provincia di Caserta
Posizione del comune di Gioia Sannitica nella provincia di Caserta
Sito istituzionale

Gioia Sannitica è un comune italiano di 3.636 abitanti della provincia di Caserta in Campania, caratterizzato dalla suddivisione in più borghi sparsi. Infatti, oltre all'agglomerato di Gioia Centro, vi sono le frazioni di: Caselle, Curti, Criscia, Calvisi, Carattano, Auduni, Madonna del Bagno.[2]

Gran parte del territorio comunale è compreso nella diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant'Agata de' Goti mentre le frazioni Calvisi e Carattano sono incluse nella circoscrizione ecclesiastica di Alife-Caiazzo.[3]

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Gioia Sannitica è sormontata dal Monte Monaco di Gioia (alto 1337 metri) e dal Monte Erbano (alto 1385 metri), entrambi facenti parte della catena montuosa del Matese. Il paese è situato sul confine tra le province di Benevento e Caserta, anticamente sul limite tra i distretti delle città sannitiche e poi romani di Allifae e Telesia. Il territorio comunale è attraversato dal principale torrente, da nord verso sud, Adventus dove sfocia nel principale fiume dell'Italia meridionale, il Volturno, al quale anch'esso attraversa il territorio nella parte meridionale. In passato era chiamata Terra Jani, la terra del dio Giano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo una leggenda l'origine di Gioia sarebbe legata a un tempio eretto in queste zone in onore del dio Giano ai tempi delle guerre sannitiche.[4] Tale narrazione, priva di riscontri documentali e archeologici, è però riprodotta nello stemma comunale dove, fra una quercia e un cipresso, è presente un'ara (altare) avente nella parte inferiore le iniziali "A" e "J", interpretate come "Ara Jani" (Altare di Giano).[5]Recentemente uno studio in merito ha ipotizzato che le iniziali "A" e "J" siano da interpretare come "ARX JOHA" (Arce di Gioia) in merito all'acquisizione del titolo di "Università" del borgo tra il XIV° ed il XV° secolo.

Una prima menzione relativa al territorio di Gioia, proviene dal sito di San Martino al Volturno una cella monastica presente nel territorio di Gioia prima dell’anno 808, questa faceva parte di un insieme di monasteri, chiese e celle monastiche che nell’arco di 100 anni sorgono e si ampliano nel territorio Alifano. Nel 820 tale Trasimondo offriva un “casalem in finibus Alife, ubi dicitur Vulcanum” e si vuole che Vulcano fosse ubicato nei pressi dell’attuale Carattano. Nel 1134 Ruggero D’Altavilla Re di Sicilia e cognato del conte di Alife Rainulfo Drengot, è ospite presso l'

Abbazia benedettina del Santissimo Salvatore ( l'odierna San Salvatore Telesino) e qui concede all’Abate Alessandro il privilegio feudale sul territorio di Carattano e Calvisi, che dunque diviene così feudo ecclesiastico.

Intorno al 1150 Gioia e Compostella sono infeudate al conte di Caserta, Roberto di Lauro il quale affida il territorio ad un suo comites, Guntardo.

Gioia è tassata per 2 militi, Compostella per uno, mentre il piccolo feudo di San Simeone è tassato per un milite ed è sottoposto alla giurisdizione di Guimondo di Buscione su investitura del re.

In periodo Normanno-Svevo a cavallo tra il 1195 ed il 1221 si cita ancora una volta Carattano, per via della chiesa di San Erasmo dipendente dall’episcopato Alifano.

Nel 1226 in una pergamena rogatoria datata 9 maggio, in San Simeone risulta una struttura ospedaliera in un feudo fortificato, gestita dall’ordine dei Gerolosomitani.

Sempre nel 1226 è menzionata per la prima volta la chiesa di Madonna del Bagno, e contemporaneamente la località di Tora ove la stessa è ubicata, si tratta di un documento con il quale il pontefice Onorio III° incaricava l’Abate di Montecassino di risolvere una controversia tra il Vescovo di Alife ed il frate Iacobus Fortunati, ove il vescovo impediva la costruzione di una chiesa di cui la prima pietra era stata benedetta dal Pontefice mentre l’imperatore Federico II° l’aveva dotata di ampi possedimenti:

"Quum Alliphanus episcopus frati Iacobo Sancti Fortunati se opponat ad costructionem ecclesia in honorem Beata Viginis Ordinis Cistercensis in silva quae vocantur Thorae Alifanae diocesis cui frati Pontifex primarium lapidem benedictum concessit et Fridericus Romanorum imperator et rex Siciliae amplas possesiones".

Nel 1229 feudatario di Gioia è Tommaso de Rocca, dalle pergamene di Santa Cristina a Sepino, tradotte risulta:

Tommaso de Rocca signore del Castrum di Gioia e di altre terra concede e conferma a Roberto priore del monastero di Santa Croce di Sepino una terra con ulivi ed alberi”.

Nel 1268-1269 dalla “cedola sui fuochi” redatta in seguito al controllo fatto effettuare direttamente da Carlo I° D’Angiò per il calcolo delle aliquote da applicare ai balzelli per Gioia risultano 28 fuochi tassati per 7 once:

Il 27 giugno 1280 nella Cancelleria Angioina è inserito un documento redatto a San Germano, l’antica Cassino nel quale sono elencate tutte le terre tassate quell’anno per pagare le milizie. Nell’elenco è anche la terra di Gioia.

Due menzioni del 1279-1280 nella Cancelleria Angioina attestano che Gioia è in possesso di Giovanni de Molisio detto anche Giovanni di Gioia e di suo figlio Francesco:

"Mentio Iohannis de Ioha, qui denunciano obitum dicti sui patris,

petit assecurari ab hominibus Iohe in provincia Terre Laboris."

"Mentio Franciscis f.Iohannis De Molisio de Ioha, qui, denuncians obitum matris sue,

petiti asse curari ab hominibus Ioha Iustitiariatum Terre Laboris".

Nel 1295 Carlo II° D’Angiò conferma ancora una volta i possedimenti benedettini di San Salvatore Telesino, dai registri angioini risulta che l’Abbazia teneva in feudo il “casale di S. Salvatore di Telese, il casale di Villacursina, il casale di Schiavi, il casale di Corto Porto, il casale di Raieta, il casale di Veneri, il casale di Alvignanello, e i castelli di Carattano e di Campagnano, con uomini, vassalli e redditi”.

Nel 1304 Carattano risulta tassata quale Università e ciò dimostra che in quell’anno il borgo fortificato con i suoi abitanti, vassalli del monastero di San Salvatore, erano già costituiti come feudo autonomo.

Nel 1316 dalla Cedula Generalis subventionis compaiono le tassazioni di Carattano, San Simeone e Pianoliscio.

Nel 1320 a San Simeone è documentata la presenza di una comunità ebraica ed una albanese tassate per 78 once.

Carattano nel 1325 dipende ecclesiasticamente dall’episcopato di Alife con le chiese di Santa Maria, San Antonio, San Erasmo e San Martino quest’ultima riferita presumibilmente alla cella monastica di San Martino dell’808.

Tornando a Carattano ed alla sua autonomia, nel 1343 ai primi di Ottobre, l’Abate di San Salvatore, Vito, tentò di far valere i diritti ecclesiastici sul castello di Carattano accompagnato dai suoi ufficiali baronali ma fu accolto con urla e minacce

Muoia l’abate! Muoiano i suoi ufficiali, e chiunque altro voglia amministrar giustizia per essi!”.

Sotto una pioggia di pietre lo cacciarono dal castello e l’avrebbero ucciso, se egli non fosse velocemente fuggito. Fu una sollevazione.

Nel 1381 il Castro di Gioia si trova infeudato con Vairano quale possesso dei beni di Orsolina de Yolis contessa di Satriano, discendente di Bartolomeo De Capua primo feudatario di Vairano logoteta di Carlo II° D’Angio così cita il testo del documento:

Ex Reg. 1381 Reg. Caroli III Pro Ursolina Iuliae Comitissa Satriani uxore nobilis Ludovici de Iamvilla Invest.a Castri Gifuni, Feudi Rignitis, Baroniae Nuceriae in Princ. Citr. Per morte Angelae de Capua ejus matris Comitissa satriani supsite olim d.a Ursolina ejus filia et q.m M.co Nicolao Iuliae Comite Satriani viro suo patre et administratore d.e Ursolinae et ejus sororum f.226

Similes facte sunt Iust.rio Tre Lab. Et Com. Molis. Pro Castris Presentiani, Vayrani, Iohae, Castro Albiniani, bonororum in Aversa, Casalibus loriani Stilliani et Trentulae et feudi Rahonis in territor.o Capuae ad favore de Ursolinae fol.227"

Il 10 aprile 1392 Iacopo I° d’Aquino figlio della contessa Orsolina è investito del titolo comitale divenendo così il nuovo feudatario Gioia :

" Signore di Gifuni, Cortegiano, Vairano, Presenzano, Gioia e Alvignano. Signore di San Donato, Albeto, Campoli e Settefrati".

Nel 1400 il castello fu ampliato e rafforzato dai Gaetani . Data l’epoca dei lavori l’opera è sicuramente da attribuire a Cristoforo I° Gaetani, V° Conte di Fondi, che al tempo rivestiva la funzione di Vicerè delle provincie del Molise e Terra di Lavoro, e Vicerè della Terra di Bari . Tali lavori rientravano nella più ampia opera di ristrutturazione di diversi castelli sparsi nel regno voluti dalla Regina di Napoli Giovanna II^ e commissionati a Cristoforo I°

Nel 1404 il feudo di Gioia viene comprato dal Barone Francesco Moccia del sedile del nido a Napoli “maggiordomo” di Giovanna II^, il quale viene confermato feudatario di Gioia in Terra di Lavoro dal Re Ladislao d’Angiò-Durazzo il 30/9/1413.

Da una pergamena dell’archivio di famiglia Gaetani datata 12 luglio 1443 si parla del castello nella proprietà di Giacomo Gaetani, figlio secondogenito di Cristoforo °I (fratello minore di Onorato II° Gaetani futuro VI° conte di Fondi).

Nell’Ottobre del 1459 con gli scontri tra le truppe di Onorato Gaetani feudatario di Alife e Marino Marzano feudatario di Sessa, il castello di Carattano viene saccheggiato e distrutto e l’Abate Mattia dell’abbazia di San Salvatore che appoggiava insieme a Marino Marzano l’invasore Giovanni d’Angiò, dovette andare in esilio. Così tutti i feudi di San Salvatore furono acquisiti dal Re Ferrante d’Aragona.

Nel 1502 Gioia diviene feudo dello spagnolo Consalvo de Cordova, Gran Capitano, Duca di Sessa e primo viceré del Regno di Napoli.

Nel 1515 alla morte di Consalvo il feudo di Gioia passa alla figlia Elvira.

Nel 1524 alla morte di Elvira il feudo di Gioia passa al marito di costei, Fernando de Cordoba conte di Cabra e ambasciatore di Carlo V d'Asburgo

Fernando muore nel 1526 ed il feudo è così concesso a Giovanni Nicola Gaetani.

Nel 1531 un documento redatto in spagnolo dopo la conquista del Regno di Napoli, conservato presso l’Archivio General de Simancas (Valladolid) dichiara che il feudo di Gioia è tenuto in concessione dal Barone Giovanni Nicola Gaetani detto don Cola secondogenito di Onorato Gaetani d’Aragona, feudo ottenuto dopo la morte di un tal “Capitano Miranda”. Giovanni fu privato del feudo nel 1530 e giustiziato in Piazza mercato a Napoli, colpevole di aver appoggiato l’invasione francese guidata del conte di Lautrec. La moglie Ilaria della Marra continuò a riscuotere la rendita anche dopo la morte del marito Giovanni.Il castello viene descritto disabitato e tutti i vassali sono nei casali dei dintorni e usano la struttura solo in caso di emergenza bellica. Dunque negli anni seguenti la morte di Don Giovanni Gaetani la popolazione si era spostata nel nuovo casale, l’attuale Gioia, dove era in costruzione la nuova dimora incompiuta del Barone.i.

Nel 1531 un documento redatto in spagnolo dopo la conquista del Regno, conservato presso l’Archivio General de Simancas (Valladolid) dichiara che il feudo di Gioia è tenuto in concessione dal Barone Giovanni Nicola Gaetani detto don Cola secondogenito di Onorato Gaetani d’Aragona, feudo ottenuto dopo la morte di un tal “Capitano Miranda”. Giovanni fu privato del feudo nel 1530 e giustiziato in Piazza mercato a Napoli, colpevole di aver appoggiato l’invasione francese guidata del conte di Lautrec. La moglie Ilaria della Marra continuò a riscuotere la rendita anche dopo la morte del marito Giovanni.Il castello viene descritto disabitato e tutti i vassali sono nei casali dei dintorni e usano la struttura solo in caso di emergenza bellica. Dunque negli anni seguenti la morte di Don Giovanni Gaetani la popolazione si era spostata nel nuovo casale, l’attuale Gioia, dove era in costruzione la nuova dimora incompiuta del Barone.

Nel 1532 Gioia fu donata dall'imperatore e re di Napoli Carlo V d'Asburgo al nobile cavaliere spagnolo Ugo Villalumo, distintosi nella battaglia di Pavia (1525).Questi nel 1534 vendette il feudo a Gabriele Barone.

Nel 1539 il Viceré Don Pedro de Toledo su sollecitazione di Gabriele Barone, presidente della Regia Camera della Sommaria (l'allora Corte dei Conti) e degli uomini dell’Università di Gioia concesse l’istituzione di un mercato settimanale di mercoledì. I gioiesi godevano di propri statuti civici e si riunivano in assemblea nella chiesa di San Felice.[6].

Nel 1595 Gioia è dichiarata “camera riservata” cioè comune esentato dall’acquartieramento delle truppe in transito.

Nel 1613 il feudo di Gioia torna ai Gaetani, quando Luigi Barone successore di Gabriele lo permuta con Alfonso Gaetani dell’Aquila d’Aragona Duca di Laurenzana.

Gioia acquisisce inoltre il suffisso Laurenzana, dovuto al matrimonio di Alfonso Gaetani con Giulia Ruggiero Duchessa di Laurenzana nel 1606.

I Gaetani restano signori e Baroni del feudo fino all’eversione della feudalità nel 1806. Durante il XIX° secolo il territorio comunale subì varie acquisizioni e arrivò alle dimensioni attuali.[7] Al 1810 risale la decisione della Commissione feudale che sciolse i diritti feudali e consentì a chiunque di aprire molini, diritto che precedentemente era riservato esclusivamente al feudatario, mentre il feudo di Carattano, in quanto grosso fondo incolto, con le leggi di ammortizzazione per metà fu attribuito al Comune di Gioia (allora Laurenzana), in compenso di usi civici e questo mediante l’ordinanza Martucci del 1811, per l’altra metà fu venduta al Principe di Piedimonte Onorato Gaetani d’Aragona. Insieme alle rendite della commenda fu pure venduta la chiesa di S. Salvatore con l’annesso giardino e la chiesa crollata col terremoto del 26 luglio 1806. Così, nel grigiore fecondo della proprietà borghese e contadina si eclissava il feudo ecclesiastico di Carattano, esteso oltre 400 ha, mentre Gioia acquisisce il suffisso Sannitica nel 1862 e nel giro di qualche decennio termina l’influenza della casata Gaetani ultimi feudatari e Baroni di Gioia.

Nel 1816 viene costruita la strada Piedimonte di Alife-Gioia sfruttando in parte vecchi tracciati campestri.

Al 1857 risale l'edificazione della strada Piedimonte Matese-Telese Terme, costruita in parte sul tracciato del 1816. La strada ha favorito lo sviluppo della contrada Taverna (o "quartiere nuovo") nella quale nel 1879 è stata trasferita la sede municipale Nel 1928 infine si conclude la secolare causa relativa a Carattano, che infine viene inserito nel territorio di Gioia Sannitica.

Nel 1945 passò dalla provincia di Benevento a quella di Caserta[8].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Particolare importanza nel comune ha il culto di San Michele Arcangelo che originariamente era venerato nella grotta a lui intitolata, presso la frazione Curti, a 450 metri di altitudine. Secondo la tradizione l'Arcangelo, ai tempi di papa Gelasio I (492-496) vi apparve ai fedeli. Questo antico luogo di culto conserva ancora tracce di affreschi ed è raggiungibile dopo una decina di minuti di cammino da Curti. A Gioia Centro, e più precisamente nella chiesa Madre di San Felice (1525, rimaneggiata successivamente)[9], è conservata la statua lignea che viene portata in processione nel mese di settembre. Poco distante è la chiesa dei Santissimi Pietro e Paolo, dotata di una bella pala d'altare raffigurante i due Santi con la Madonna e il Bambino. Quest'ultima ha perso il titolo di parrocchia nel 1758.[10] Molto piccola è la chiesa di San Rocco, nella quale è custodita una scultura venerata il 16 agosto.[11]

In località Madonna del Bagno c'è l'omonimo santuario risalente al XVIII secolo, su un precedente edificio del XIII secolo. La leggenda narra che nelle sue vicinanze, da un pozzo ancora oggi esistente, sgorgava acqua miracolosa. Scavandovi alcuni uomini trovarono una effigie della Madonna e decisero di edificare il santuario.[12]

A Calvisi è situata la chiesa parrocchiale di Santa Maria del Carmine, edificata sul finire del 1500 da Alfonso Troiano.[13] Dal 1967 è stata dichiarata "santuario diocesano" perché in essa sono conservate le reliquie di San Liberato, medico e martire della Chiesa Cattolica.[14]

La chiesa di Auduni è dedicata a Sant'Antonio da Padova; conserva alcuni affreschi raffiguranti scene bibliche ed evangeliche, e una bella statua della Madonna Addolorata. Originariamente il luogo sacro era dedicato a San Vincenzo e solo sul finire del 1600 ha assunto l'attuale denominazione.[15]

Carattano possiede la chiesa della Madonna della Libera, piccola architettura religiosa avente nella volta degli affreschi ottocenteschi. Vi è anche una chiesa moderna inaugurata nel 1989 e dedicata alla Madonna degli Angeli.[16]

A Criscia c'è la chiesa della Santissima Trinità, dall'aspetto molto semplice. Il vescovo di Cerreto Sannita Giovanni Battista de Bellis nel 1685 scrisse che era stata fondata alcuni anni prima grazie alla devozione e all'impegno degli abitanti del borgo.[17]

Caselle è servita dalla chiesa del Santissimo Salvatore che custodisce una bella statua della Madonna delle Grazie, venerata nella quarta domenica del mese di luglio per ricordare la liberazione dall'occupazione tedesca durante la seconda guerra mondiale.[18]

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Castello di Gioia Sannitica.

Presso la frazione Caselle si possono ammirare i cospicui resti del castello medievale.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[19]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Auduni[modifica | modifica wikitesto]

È un centro urbano distante appena 3 km da Gioia. L'agglomerato si è sviluppato intorno alla chiesa del Santissimo Salvatore, in essa è custodita una statua di S. Antonio da Padova, che viene venerata con grossa devozione dagli abitanti di questo piccolo centro.

Esisteva, un po' più a valle del vecchio cimitero, un antico paese detto “Casale”, che forse era il più grande tra le frazioni. Si sa che ivi esisteva anche un monastero di S. Nicola. Ma tanto il paese quanto il monastero, subirono le invasioni barbariche, ed ora non ve ne restano che ruderi. Vi è stato trovato un vaso con molte monete d'argento, una delle quali rappresentava l'effigie dell'imperatore Antonio Pio Augusto,che successe ad Adriano nell'anno 138 d.C. Il nuovo villaggio, dopo la distruzione del precedente, fu denominato Auduni , nome che, secondo il Muratori, è un vocabolo normanno equivalente a “salvati”.

Nel 1853 per opera dell'arciprete fu ricostruita l'elegante chiesa di S.Antonio, con il suo corrispondente frontespizio, una cappella, detta di S.Vincenzo, sulla strada provinciale e nel 1859 fu costruita l'attuale fontana del paese: Fontana del Fico.

Calvisi[modifica | modifica wikitesto]

L'agglomerato urbano di Calvisi è situato a circa 6 chilometri dal centro di Gioia a 347 metri s.l.m. Già lo storico latino Tito Livio nel IV sec. a.C. parla della conquista da parte dei Romani dei centri abitati di Allifae (attuale Alife), Callifae e Rufrium. Però gli antichi storici per mancanza di conoscenza topografica, sono discordi tra loro e attribuendo a Callifae (nome con cui gli studiosi identificano l'attuale Calvisi) varie posizioni topografiche. Le poche testimonianze sulla frazione risalgono 2217 anni fa. Sottoterra ci sono molti pavimenti a mosaico che attualmente risultano ricoperti da campi coltivati, dove oggi è collocata la fontana detta “dei fiori”, questo ha fatto dedurre che a Callifae vi erano le terme.

Nel 500 fu edificata nel piccolo borgo una chiesa dedicata a S. Maria del Carmelo e successivamente nel 1687 furono ospitate le reliquie del medico martire S. Liberato, ucciso dai Vandali. La chiesa che ospita le reliquie del Santo il 15 marzo 1967 fu dichiarata "Santuario di S.Liberato Medico e Martire" da Mons. Raffaele Pellecchia, vescovo di Alife. Da menzionare anche il palazzo Fiondella che mostra una struttura architettonica medioevale con le quattro torrette angolari, e ancora qualche stanza conserva affreschi con riferimenti paesaggistici e scene di guerra. A Calvisi è nato Giuseppe Fidanza, conosciuto dai fedeli come fra umile, divenuto poi beato. Risulta, nell'epoca attorno il 1300, l'esistenza delle università di Carattano, Gioia e Piedimonte.

Nel centro del paese esiste un ufficio postale e vi era una scuola elementare.

Carattano[modifica | modifica wikitesto]

In un'ampia zona compresa fra i m. 200 e 250 s.l.m. , si sviluppa il villaggio di Carattano. Si parla per la prima volta di Carattano nella donazione del feudo fatta dal re Ruggero II al monastero di S. salvatore in Telese ma non si conosce l'epoca della fondazione del piccolo abitato medievale, i cui edifici più antichi si riconoscono sulla collina che oggi ospita il cimitero e la cava. Qui si trova anche la piccola chiesa dedicata a Santa Maria della Libera, insieme a poche abitazioni. Il castello di Carattano costituì un feudo distinto e separato dai circostanti. E di esso le più antiche memorie come feudo della badia di Salvatore, rimontano al 1295. Lo troviamo indicato con la qualifica di castrum, perché fu borgo fortificato, e con effettiva giurisdizione.

In antichi documenti del medioevo compare con il nome di Caraczanum e Caractanum. Il 23 settembre del 1304 fu visitata da Re Carlo II.

Il centro urbano di Carattano è di difficile identificazione in quanto numerose sono le abitazioni sparse.

Caselle[modifica | modifica wikitesto]

È un piccolo agglomerato urbano situato nelle vicinanze del castello normanno. Il centro si sviluppa intorno alla chiesa del Santissimo Salvatore, dove è custodita la Madonna delle Grazie.

Conserva ancora tale nome fin da quando esistevano gli abitanti nel vicino castello, che tenevano i loro animali nelle case di legno, dette “caselle” o piccole case. Con l'andare del tempo, poi, le poche caselle di legno furono mutate in case in muratura, ma senza mutarne il nome.

Criscia[modifica | modifica wikitesto]

È piccolo agglomerato urbano sviluppatosi intorno alla chiesa della S.S. Trinità. È caratterizzato da un piccolo nucleo di case e da un certo numero di abitazioni sparse. Negli ultimi anni vi è stato un certo sviluppo urbanistico da parte di emigranti, che rientrati nella loro patria, hanno costruito nuove abitazioni.

Curti[modifica | modifica wikitesto]

È un piccolo centro urbano raccolto intorno ad una chiesa, dedicata a Santa Maria del Carmine. È il centro originario del culto del santo patrono di Gioia Sannitica, che si celebra in una grotta a lui intitolata, contenente antichi affreschi pregiati. L'antica grotta di San Michele, ancora poco conosciuta, costituisce dei bei affreschi bizantini.

Madonna del Bagno[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa Madonna del Bagno è situata sulla sponda destra del torrente Arvento a circa m. 170 slm, ed è caratterizzata da case sparse.

Il santuario della Madonna del Bagno, sorge in una pianura dell'agro del Comune di Gioia Sannitica. Per secoli pastori e contadini, si sono dedicati alle attività rurali. In origine il culto legato alla Madonna del Bagno si concentrò intorno ad una piccola Cappella con annesso eremo, la cui edificazione è fatta risalire al 1700 circa. Nel posto dove secondo la tradizione alcuni pastori del luogo rinvennero in un pozzo, tuttora presente nelle vicinanze della chiesa, una immagine della Madonna impressa su una mattonella, che è conservata attualmente in una artistica cornice di pietra, dietro l'altare. Il piccolo Santuario è un tempio tranquillo, senza particolari pregi artistici, è a navata unica con volta di copertura a sesto ribassato, ornato da dipinti di immagini della Madonna nelle arcate centrali.

Nella frazione vi è presente anche una scuola materna ed elementare. Dal 2014 si svolge la sagra "tradizioni e sapori" proprio di fronte al santuario nella piazza della frazione.

Persone legate a Gioia Sannitica[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

La principale attività produttiva è l'agricoltura, in particolare la produzione di olio e di vino.

Nel territorio comunale è in funzione una centrale idroelettrica.[20]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

La città ha sola una squadra di calcio che, nell'anno 2012-2013 ha militato in terza categoria, la Virtus Gioiese. Dalla stagione 2013-2014 è stata promossa in seconda categoria.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 gennaio 2013.
  2. ^ Guida, p. 14.
  3. ^ Guida, p. 14.
  4. ^ Viaggio tra le meraviglie della Campania, Angelo Sacco Editore, Polla, 2005, p. 464.
  5. ^ Marrocco, p. 70.
  6. ^ Marrocco, p. 70.
  7. ^ Guida, p. 13.
  8. ^ Decreto legislativo luogotenenziale 11 giugno 1945, n. 373, articolo 1, in materia di "Ricostruzione della provincia di Caserta."
  9. ^ Marrocco, p. 71.
  10. ^ Pescitelli, p. 211.
  11. ^ Guida, p. 17.
  12. ^ Guida, p. 35.
  13. ^ Pescitelli, p. 214.
  14. ^ Guida, p. 63.
  15. ^ Pescitelli, p. 216.
  16. ^ Guida, p. 32.
  17. ^ Pescitelli, p. 216.
  18. ^ Guida, p. 22.
  19. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  20. ^ Guida d'Italia; Campania, Touring Editore, 1981, p. 276.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dante B. Marrocco, Guida del Medio Volturno, Napoli, Tipografia Laurenziana, 1986.
  • Sandrino Luigi Marra, Il Castro di Gioia, in www.archeomedia.net 2016.
  • Sandrino Luigi Marra, Dipartimento di Ponti e Strade. Progetto della nuova strada da Gioia a Piedimonte di Alife. Anno 1814. Lulu editore 2012
  • Renato Pescitelli, Chiesa Telesina: luoghi di culto, di educazione e di assistenza nel XVI e XVII secolo, Auxiliatrix, 1977.
  • Autori Vari, Guida di Gioia Sannitica: arte, folklore, natura, Piedimonte Matese, Tipografica del Matese, 2007.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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