Roccamonfina (Italia)
| Roccamonfina comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Carlo Montefusco (lista civica La primavera roccana) dal 1-6-2015 |
| Territorio | |
| Coordinate | 41°18′N 13°59′E |
| Altitudine | 612 m s.l.m. |
| Superficie | 31,04 km² |
| Abitanti | 3 094[1] (31-10-2025) |
| Densità | 99,68 ab./km² |
| Frazioni | Ausoni, Cari, Cembali, Cese, Cicioni, Filorsi, Fontanafredda, Gallo, Garofali, Giglioli, San Domenico, Tavola, Torano, Tuorisichi, Tuoro di Tavola |
| Comuni confinanti | Caianello, Conca della Campania, Galluccio, Marzano Appio, Sessa Aurunca, Teano |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 81035 |
| Prefisso | 0823 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 061070 |
| Cod. catastale | H423 |
| Targa | CE |
| Cl. sismica | zona 2 (sismicità media)[2] |
| Cl. climatica | zona E, 2 255 GG[3] |
| Nome abitanti | roccani |
| Patrono | sant'Antonio di Padova |
| Giorno festivo | ultimo martedì di maggio e ultima domenica di agosto |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Roccamonfina è un comune italiano di 3 094 abitanti[1] della provincia di Caserta in Campania.
Geografia fisica
[modifica | modifica wikitesto]Il paese si trova a circa 600 m s.l.m., all'interno del cratere dell'antico omonimo vulcano, sulle pendici orientali del monte Santa Croce (1005 m s.l.m.), che ne costituisce il cono terminale. La zona è coperta da castagneti.
Il territorio del comune fa parte del Parco regionale di Roccamonfina e Foce del Garigliano e della Comunità montana Monte Santa Croce.
Origini del nome
[modifica | modifica wikitesto]Il nome deriva dall'originario toponimo del monte Santa Croce – il rilievo più alto del complesso vulcanico –, che in documenti risalenti all'anno Mille viene chiamato Monte Fino. Parrebbe invece priva di fondamento storico la leggenda sull'origine del nome legata all'eponima Fina, una principessa romana cristiana giunta nella zona in fuga dalle persecuzioni ordinate dall'imperatore Decio alla metà del III secolo d.C.[4]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Nel territorio della conca vulcanica esistono tracce di insediamenti ausoni o aurunci, con mura in opera poligonale, attribuite al VI-V secolo a.C., sul monte La Frascara, l'Orto della Regina,[5] e sul monte Santa Croce, forse riferibili a semplici postazioni militari di difesa.
I ritrovamenti di iscrizioni e monete sembrano indicare la presenza di un insediamento già nel III secolo d.C., ma l'attuale abitato è attestato nei documenti solo a partire dal X secolo, appartenente al principato di Capua.[6]
Roccamonfina fu in possesso feudale dei Marzano e dei principi di Stigliano. Tra Trecento e Quattrocento assunse importanza con l'istituzione di un mercato settimanale (dal 1352) e di una fiera annuale. Nel 1618 entrò in possesso di una nipote di papa Clemente VIII, Elena Aldobrandini. L'epidemia di peste del 1656 uccise gran parte della popolazione. Sotto il dominio borbonico divenne Terra Regia, diretto possesso del sovrano.[7]
Dopo l'unità d'Italia venne interessata per quasi un decennio dal fenomeno del brigantaggio, in particolare dalle azioni della banda di Alessandro Pace di Caspoli.[8] Durante la seconda guerra mondiale subì i bombardamenti alleati e la deportazione di più di mille suoi cittadini da parte delle truppe tedesche.[9]
Simboli
[modifica | modifica wikitesto]Nello stemma è raffigurata una torre di tre palchi, posta su tre colli, affiancata dalle lettere maiuscole L.A.M.F., aggiunte nel Seicento, iniziali di Locus Arcis Montis Fini ("Luogo della Rocca di Monte Fino"). Il gonfalone è un drappo di azzurro.
Onorificenze
[modifica | modifica wikitesto]— 22 novembre 2017[10]
Monumenti e luoghi d'interesse
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- Chiesa collegiata di Santa Maria Maggiore, sita nella centrale piazza Nicola Amore, il cui attuale stato si deve ad un rifacimento del 1715. Presenta un grande protiro ad arco sulla facciata ed è fiancheggiata da un campanile con decorazione a maioliche del 1775. L'interno è a tre navate. Alla chiesa è annesso un "Museo parrocchiale", che ne raccoglie gli arredi sacri.
- Chiesa e convento di San Domenico, siti nella frazione omonima ed eretti nel XVII secolo per donazione testamentaria di Gian Nicola Fusco. La chiesa ha tre navate e conserva un coro ligneo.
- Chiesa di San Michele Arcangelo, nella frazione Gallo con fonte battesimale marmoreo seicentesco.
- Chiesa di San Giovanni Battista, sita nella frazione di Torano-Filorsi, risale al XIII secolo ed è in stile romanico; fu gravemente danneggiata dai terremoti del 1960 e 1964, che interessarono l'area campana. Restaurata di recente, della magnifica volta affrescata resta un solo brandello di affresco.
- Santuario di Maria Santissima dei Lattani, fondato nel 1430 da san Bernardino da Siena e san Giacomo della Marca, in seguito alla notizia del ritrovamento di una statua della Vergine. Gli edifici del santuario si aprono su un ampio cortile interno, aperto sul panorama. Vi si affacciano la chiesa, il convento e un edificio costruito al momento della fondazione, detto "Protoconventino"[11] o "romitaggio di San Bernardino", recentemente restaurato nelle forme originali. Nel cortile si trovano anche una fontana in pietra e, sul lato verso il monte, una fontana quattrocentesca decorata nel 1961 da una raffigurazione su ceramica colorata.
- Chiesa di Ognissanti del 1191 con affreschi, sita in via Cicioni.
- Palazzo Colletta, edificio quattrocentesco con torre annessa – parte dell'originaria cinta muraria medievale, in gran parte perduta –, si affaccia sulla piazza Nicola Amore.
- Chiesa di Santa Maria della Carità a navata unica con Madonna addolorata del XVIII secolo nella frazione Fontanafredda.
- Borgo fantasma medievale di Cerquarola, abbandonato in seguito a eventi sismici, presso la frazione San Domenico.[12]
- Chiesa di San Nicola, barocca, nella frazione Garofali.
- Mura megalitiche dell'Orto della Regina,[5] a qualche chilometro dalla frazione Fontanafredda.
- Antiche neviere, in località Pratolongo.[13]
Società
[modifica | modifica wikitesto]Evoluzione demografica
[modifica | modifica wikitesto]Abitanti censiti[14]

Tradizioni e folclore
[modifica | modifica wikitesto]Nell'ultimo martedì di maggio la statua del santo patrono, sant'Antonio, viene condotta in processione dalla chiesa del Santuario dei Lattani[15] alla chiesa di Santa Maria Maggiore (Calata di sant'Antonio), per venire ricondotta al suo posto l'ultima domenica di agosto (Salita di sant'Antonio).[16]
Cultura
[modifica | modifica wikitesto]Musei
[modifica | modifica wikitesto]- Presso il Palazzo dei Congressi di Roccamonfina in via Roma è stato istituito nel 2010 il Museo delle Arti e del Geosito dei Monti Aurunci (MAGMA).[17] Ospita collezioni di arte contemporanea di maestri internazionali, giovani del territorio nazionale e collezioni di scienze ambientali.
- Il Museo Storico di Roccamonfina - "Una Storia da Raccontare", creato nel 2016, documenta gli eventi della seconda guerra mondiale avvenuti nel territorio.[18]
Economia
[modifica | modifica wikitesto]Roccamonfina, assieme ad altri otto comuni, costituisce la zona di produzione della IGP «castagna di Roccamonfina».
La presenza del castagno nell’area di Roccamonfina è fatta risalire ad alcune centinaia di anni prima della dominazione romana nella zona. Fu tuttavia nel Medioevo, dopo le invasioni barbariche, che la castanicoltura dell’area rappresentò una parte fondamentale per l’economia e la sopravvivenza della popolazione locale. Principale fonte di sostentamento alimentare nei periodi invernali e di carestia, il castagno a Roccamonfina e dintorni, infatti, aveva un ruolo fondamentale nella vita familiare della popolazione. Con il suo legno si costruivano le travi dei tetti delle case, i mobili, gli utensili e si alimentava il fuoco delle stufe e dei camini.[19]
Infrastrutture e trasporti
[modifica | modifica wikitesto]Strade
[modifica | modifica wikitesto]Roccamonfina è attraversata dalla Strada provinciale 14 Sessa Aurunca-Mignano Monte Lungo.
Ferrovie
[modifica | modifica wikitesto]Il comune è servito dalla stazione di Sessa Aurunca-Roccamonfina-Cellole, sulla ferrovia Roma-Formia-Napoli, situata però a 20 km dal centro abitato.[20]
Amministrazione
[modifica | modifica wikitesto]| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 1988 | 1991 | Giuseppe Buco | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 1991 | 1996 | Ludovico Tommaso Feole | Il Campanile - Lista civica | Sindaco | |
| 1996 | 1998 | Ludovico Tommaso Feole | Il Campanile - Lista civica | Sindaco | |
| 1998 | 1998 | Goliardo Miniati | commissario | ||
| 1998 | 2003 | Ludovico Tommaso Feole | Il Campanile - Lista civica | Sindaco | |
| 2003 | 2008 | Ludovico Tommaso Feole | Il Castagno - Lista civica | Sindaco | |
| 2008 | 2013 | Maria Cristina Tari | Rinascita Roccana - Lista civica | Sindaco | |
| 2013 | 2014 | Maria Cristina Tari | Rinascita Roccana - Lista civica | Sindaco | |
| 2014 | 2015 | Vittoria Ciaramella | commissario | ||
| 2015 | 2020 | Carlo Montefusco | La Primavera roccana Lista civica | Sindaco | |
| 2020 | in carica | Carlo Montefusco | La Primavera roccana Lista civica | Sindaco | |
Gemellaggi
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San Giovanni in Persiceto, dal 2018[21]
Galleria d'immagini
[modifica | modifica wikitesto]- Panorama e convento di San Domenico
- Veduta dall'alto
- Bosco di Roccamonfina dopo la nevicata del 2012
- Vicolo di Roccamonfina
- Vicolo di Roccamonfina
- Vicolo di Roccamonfina
- Bosco di Roccamonfina
- Antica neviera
- Vista del convento dei Lattani e della chiesa
- Facciata del convento
- Il "Protoconventino"
- Ingresso della grotta dove venne rinvenuta la statua della Madonna
- Panorama dal Santuario dei Lattani
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2025 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
- ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
- ↑ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
- ↑ Leggenda riportata dall'erudito settecentesco don Girolamo Perrotta.
- 1 2 Orto della Regina, su roccamonfina.biz. URL consultato l'11 marzo 2019 (archiviato dall'url originale il 10 novembre 2017).
- ↑ Adolfo Panarello, Vittorio Ragucci e Giuseppe Angelone, Rocca ad Mefinu: storia del castello e del feudo di Roccamonfina dal secolo IX all’eversione della feudalità, Sessa Aurunca, Zano, 2001, pp. 2-3.
- ↑ Comune di Roccamonfina - Storia, su roccamonfina.asmenet.it. URL consultato il 14 ottobre 2025.
- ↑ Brigantaggio a Roccamonfina, su roccamonfina.net. URL consultato il 14 ottobre 2025.
- ↑ A Roccamonfina si ricordano i cittadini deportati, su anmig.it. URL consultato il 14 ottobre 2025.
- ↑ Comune di Roccamonfina, Medaglia d'argento al merito civile, su quirinale.it. URL consultato il 12 gennaio 2023.
- ↑ Santuario di S. Maria dei Lattani, su touringclub.it. URL consultato il 14 ottobre 2025.
- ↑ Borgo Cerquarola – San Domenico (Roccamonfina), su roccamonfina.net. URL consultato il 14 ottobre 2025.
- ↑ Adolfo Panarello, Gennaro Farinaro, Giovanni Roberti, Le Neviere del Roccamonfina, su terraferma.home.blog. URL consultato il 14 ottobre 2025.
- ↑ Dati tratti da:
- Popolazione residente dei comuni. Censimenti dal 1861 al 1991 (PDF), su ebiblio.istat.it, ISTAT.
- Popolazione residente per territorio – serie storica, su esploradati.censimentopopolazione.istat.it.
Nota bene: il dato del 2021 si riferisce al dato del censimento permanente al 31 dicembre di quell'anno.
- ↑ Il Santuario dei Lattani a Roccamonfina, su roccamonfina.biz. URL consultato l'11 marzo 2019 (archiviato dall'url originale il 6 settembre 2018).
- ↑ La Calata e la Salita di Sant'Antonio da Padova, su roccamonfina.biz. URL consultato l'11 marzo 2019 (archiviato dall'url originale il 6 settembre 2018).
- ↑ MAGMA - Museo delle Arti e del Geosito dei Monti Aurunci., su roccamonfina.biz. URL consultato l'11 marzo 2019 (archiviato dall'url originale il 6 settembre 2018).
- ↑ Emanuele Petteruti, Una storia da raccontare, su Roccamonfina, 22 settembre 2016. URL consultato il 5 aprile 2025.
- ↑ Pubblicazione di una domanda di registrazione di un nome ai sensi dell’articolo 50, paragrafo 2, lettera a), del regolamento (UE) n. 1151/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari, su eur-lex.europa.eu.
- ↑ Lestradeferrate.it - Stazione di Sessa Aurunca - Roccamonfina (CE), su www.lestradeferrate.it. URL consultato l'11 novembre 2023.
- ↑ Micol Lavinia Lundari, Roccamonfina e Persiceto, il gemellaggio della memoria tra deportati e soccorritori, su ricerca.repubblica.it, 3 marzo 2019. URL consultato il 14 ottobre 2025.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- don Girolamo Perrotta, La sede degli Aurunci popoli antichissimi dell'Italia: storiografia della loro antica città Aurunca e della Vice-Aurunca Rocca Monfina, a cui si siegue una digressione apologetica dell'idea delle virtù, e loro nobiltà, Napoli, Giuseppe Severini, 1737.
- Adolfo Panarello, Vittorio Ragucci e Giuseppe Angelone, Rocca ad Mefinu: storia del castello e del feudo di Roccamonfina dal secolo IX all’eversione della feudalità, Sessa Aurunca, Zano, 2001.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Roccamonfina
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale, su comune.roccamonfina.ce.it.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 236148475 · SBN LEKL000028 |
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