Caiazzo

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Caiazzo
comune
Caiazzo – Stemma Caiazzo – Bandiera
Caiazzo – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Caserta-Stemma.png Caserta
Amministrazione
Sindaco Tommaso Sgueglia (Uniti per Caiazzo) dal 27/05/2013
Territorio
Coordinate 41°11′N 14°22′E / 41.183333°N 14.366667°E41.183333; 14.366667 (Caiazzo)Coordinate: 41°11′N 14°22′E / 41.183333°N 14.366667°E41.183333; 14.366667 (Caiazzo)
Altitudine 200 m s.l.m.
Superficie 37,04 km²
Abitanti 5 641[1] (29-03-2017)
Densità 152,29 ab./km²
Frazioni San Giovanni e Paolo, Cesarano
Comuni confinanti Alvignano, Castel Campagnano, Castel di Sasso, Castel Morrone, Liberi, Limatola (BN), Piana di Monte Verna, Ruviano
Altre informazioni
Cod. postale 81013
Prefisso 0823
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 061009
Cod. catastale B362
Targa CE
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti caiatini/caiazzani
Patrono santo Stefano Minicillo
Giorno festivo 29 ottobre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Caiazzo
Caiazzo
Caiazzo – Mappa
Posizione del comune di Caiazzo nella provincia di Caserta
Sito istituzionale

Caiazzo (Caiazzë in napoletano[2]) è un comune italiano di 5 641 abitanti[1] della Provincia di Caserta in Campania.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

La città di Caiazzo è sita a 200 metri sul livello del mare, su di una collinetta in lieve pendio verso sud valico tra la media e bassa valle del Volturno, ai piedi del Monte Grande, una delle punte della catena dei Monti Trebulani. Dista da Caserta, capoluogo di provincia, 17 km. Il territorio comunale si estende su una superficie di 37 km².

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Le leggende narrano che Caiazzo fu fondata da Calatia, una ninfa figlia di Tifata, ardentemente amata dal dio Volturno, rifugiata in questo luogo per sfuggire all'ira del padre. Gli antichi scrittori ne hanno parlato come città "perantiqua" cioè antichissima e l'ipotesi più probabile afferma che Caiatia fu fondata dagli Osci tra il IX e l' VIII secolo a. C.

Preistoria[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio di Caiazzo è stato abitato sin dalla preistoria come testimoniano numerosi ritrovamenti del periodo eneolitico[3] nelle località Madonna del Soccorso, Fontana Murata, Monte Grande e nella frazione di Cesarano. Si ha notizia che, in una collezione privata a fine dell'800, erano presenti armi preistoriche in pietra, in particolare tre coltelli rinvenuti a Cesarano[3].

Storia antica[modifica | modifica wikitesto]

Sulla collina del castello ancora si trovano delle mura poligonali costruite nell'VIII secolo a.C. dagli osco-sanniti. Le mura cingevano l'insediamento sannita o l'acropoli di Kaiatinim.[4]

Fu occupata dagli Etruschi poi scacciati dai Sanniti che ne divennero i padroni. In seguito fu prima nemica dei Romani e poi alleata tanto da divere Municipio governato con leggi prorprie. Patria di Aulo Attilio Caiatino, che fu censore e tribuno della plebe e, per ben due volte, console e dittatore in Roma. la Città subì gravissime distruzioni ad opera di orde barbariche di Vandali, Goti e Saraceni.Nel IX secolo, durante il dominio longobardo, fu edificato il Castello.

In età romana il villaggio fu costruito più a valle su di un piano lievemente inclinato verso sud. Al centro vi passava un decumano posto sulla direttrice est-ovest sul quale si affacciavano quattordici cardini o traverse. Il centro, che prese il nome di Caiatia, non è da confondersi con la vicina Calatia che si trovava nei pressi di Maddaloni.[5] Si ha notizia che nel foro di Caiatia un certo Marco Gavio edificò dei parapetti di sostegno.[4] Nel 90 a.C. fu saccheggiata da Silla dato che si era schierata con gli Italici nella guerra sociale. Dapprima colonia latina, divenne successivamente municipio romano. Diverse strade la collegavano con le città romane più importanti della zona come la vecchia Capua, che oggi prende il nome di Santa Maria Capua Vetere, e Telesia.

Di Caiatia si conservano scarsi resti e numerose pietre sepolcrali. Alcune di queste lapidi sono di carattere onorario e vi portano impressi i nomi della casa imperiale Giulia probabilmente perché Caiatia ottenne dei benefici o delle concessioni dagli imperatori di questa famiglia.[6]

Caiatia Æ 590018.jpg

Monetazione di Caiatia[modifica | modifica wikitesto]

Di Caiatia sono note monete emesse tra il 268 a.C. circa e la seconda guerra punica[7].

Le monete recano al dritto la testa di Minerva un elmo corinzio ornato da un lungo pennacchio. Al rovescio è raffigurato un gallo, volto a destra. Davanti al gallo c'è la legenda con l'etnico (CAIATINO). Dietro una stella a otto raggi[7].


Il Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

la Città subì gravissime distruzioni ad opera di orde barbariche di Vandali, Goti e Saraceni.Nel IX secolo, durante il dominio longobardo, fu edificato il Castello.

Con la venuta dei longobardi divenne sede di un gastaldato e, quando Capua venne eretta a principato, Caiazzo fu elevata a contea. Primo conte di Caiazzo fu il nobile longobardo Arialdo. Nel X secolo divenne sede vescovile.[5] Nel 1058 ultimi conti longobardi furono Landenulfo e Giovanni.

Nel 1065 Caiazzo andò ai normanni De Quarrel dai quali passò ai D'Angiò e poi ai Clignette. Per matrimonio venne acquisita dai Sanseverino e quindi passò ai De Rossi. Caiazzo fu occupata prima da Ruggero II di Sicilia (1135) e poi da Federico II di Svevia (1229) che cacciò le famiglie guelfe e il vescovo.[6]

I Normanni si sostituirono ai Longobardi e il Conte di Caiazzo Rainulfo (che partecipò alla prima Crociata con molti Caiatini), al ritorno donò alla Città, come stemma, le insegne adottate in guerra.Ai Normanni si sostituirono gli Svevi e nel 1229 , la Città ospitò Federico II e Pier della Vigna, Logoteta dell' Imperatore, che fondò in Caiazzo la Corte dei Conti. Il dominio passò poi agli Angioini e successivamente ad Alfonso d' Aragona che donò il Castello a Lucrezia d'Alagno, sua favorita.

L'Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Scrive il Melchiori[8] agli inizi del XVII secolo: Questa patria in ogni tempo hà prodotti huomini illustri, e singolari in pace, e in guerra, i quali spargendo sudori, e sangue, e essalando l'anima col ferro nelle mani hanno posto sempre la vita propria per il loro Re.

Divenuto a metà '500 feudo di Giulio Cesare de' Rossi dei Rossi di San Secondo grazie al matrimonio forzoso con la figlia di Roberto Ambrogio Sanseverino, fu venduto nel 1593 dal figlio Ercole a Matteo De Capua per poi passare nel 1615 alla famiglia Corsi, di origine fiorentina. I Corsi ebbero il titolo di marchesi di Caiazzo. La peste del 1656 provocò una diminuzione della popolazione e poi subì terremoto del 5 giugno 1688. Nel 1709 fu occupata dagli austriaci e nel giugno 1799 dai francesi.

L'Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1820 la Carboneria si diffuse anche in Caiazzo e molti Caiatini vi si affiliarono. Le riunioni segrete si tenevano nel convento dei Cappuccini.

Nel 1860 (19/21 settembre) celebre battaglia durante la Spedizione dei Mille.

Il 25 ottobre del 1860, secondo lo storico Briguglio, avvenne nei pressi di Caiazzo il famoso incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II.

Con la soppressione della Provincia di Caserta[9] il Comune di Caiazzo, nel 1927, fu aggregato alla Provincia di Benevento.

Durante la seconda guerra mondiale, in particolare dalla fine del 1943 al 1944, la Città fu molto provata dalla ferocia nazista e da bombardamenti alleati.

La sera del 13 ottobre 1943 alcuni soldati tedeschi della 3. Panzergrenadier-Division, su iniziativa del sottotenente Wolfgang Lehnigk-Emden[10], furono protagonisti di un episodio di atrocità verso i civili conosciuto come la Strage di Caiazzo[11]. I tedeschi uccisero brutalmente, in località Monte Carmignano[12], ventidue persone, tra cui otto donne e nove bambini di età compresa tra i tre e i dodici anni[13]. Successivamente la città subì per errore, il 27 gennaio 1944, il bombardamento dall'aviazione americana che causò la morte di venti civili.

Caiazzo ritornò, nel 1945, nella ricostituita Provincia di Caserta[9].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Castello[modifica | modifica wikitesto]

Mura megalitiche osco-sannite (VIII secolo a.C.) sulla collina del castello.

Il Castello di Caiazzo è sito su di un'altura che domina il centro storico e la vallata circostante.

Edificato dai longobardi, subì un primo restauro sotto i normanni. Nel 1135 dopo l'occupazione di Ruggiero II venne dotato di una guarnigione permanente. A tal proposito lo storico Alessandro Telesino racconta: il Re, salito sul castello, e osservato il vasto territorio che si poteva controllare, decise di fortificarlo ordinando a tutti i maggiorenti di costruire le loro case intorno al castello per dimorarvi assieme a tutti i cavalieri, in modo che Caiazzo, già forte per la sua posizione naturale e per le sue mura, divenisse più forte con la presenza di abitanti che esercitavano la milizia.

Fu ristrutturato poi dagli aragonesi.

Il castello, di proprietà privata, conserva poche tracce della fisionomia originaria essendo stato radicalmente rimaneggiato nel XIX secolo.

Nei pressi del castello si possono ammirare delle mura poligonali osco-sannite risalenti all'VIII secolo a.C.

Palazzo Mazziotti[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Mazziotti è un imponente edificio del ‘400. A testimoniarlo sono alcuni elementi architettonici ed un'epigrafe murata nel suo atrio riferita al vescovo caiatino Giuliano Mirto Frangipane, con la seguente iscrizione: "IULIANUS MIRTEUS EPISCOPUS TROPIENSIS, OLIM CAJACENSIS, INVICTISSIMI ET SERENISSIMI DOMINI FERDINANDI DE ARAGONA SICILIAEQUE REGIS MAJOR CAPPELLANÙS ÈT COSILIARIUS, AC ALMI STUDII NEAPOLITANI GUBERNATOR – ANNO DOMINI MCCCCLXXXXII".

Il palazzo dai Mirto Frangipane passò, in seguito, ai Mazziotti prendendone l'attuale denominazione.

Basilica Minore di Santa Maria Assunta[modifica | modifica wikitesto]

Antichissimo edificio di culto, il Duomo di Caiazzo è stato oggetto di numerosi rimaneggiamenti nel corso dei secoli. La facciata è in stile barocco risale al 1760 su progetto di Nicola Tagliacozzi Canale. L'interno è a tre navate divise da pilastri. Sull'ingresso è posto un coro ligneo settecentesco in noce. Vi si conservano pregevoli dipinti del XVIII secolo. Elevata alla dignità di basilica minore il 29 ottobre 2013 con l'intervento del cardinale Angelo Comastri.

Altre chiese[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa di San Nicola De Figulis
  • Chiesa di San Pietro Del Franco
  • Chiesa di Sant'Apollonia
  • Chiesa di San Giovanni e Paolo (fraz. San Giovanni e Paolo)
  • Chiesa di San Rufo Martire (fraz. Cesarano)

Chiesa dell'Ave Gratia Plena[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa Ave Gratia Plena e l'Ospedale annesso, costruiti dal Comune insieme al contributo dei cittadini, sono attestati dagli inizi del trecento. L’ospedale era gestito dalla Congregazione di confrati e consori  che assistevano in special modo i pellegrini e gli ammalati poveri del luogo. Dai documenti emerge che, fin dalle origini, questa congregazione, la Confraternita «Beatae Mariae Virginis Annuntiatae», amministrava l'Ospedale unitamente al Comune. Le due istituzioni erano però governate separatamente, ognuna con propri beni, contabilità e rappresentanti, e solo nel 1420 l'Università, d'accordo con la Congregazione, pervenne alla decisione di unire i due istituti in un corpo unico che perdurò poi fino all'Unità d'Italia. Le rendite erano amministrate da due confratelli laici, gli economi, eletti uno della Confraternita ed uno dell’Università. Gli economi incaricavano a loro volta un Ministro per l’accoglienza e l’assistenza dei ricoverati.

Dal finire del ‘500 abbiamo molte notizie sull’Ospedale grazie alle Visite ad limina che i Vescovi  effettuavano per riferire a Roma sullo stato della loro Diocesi. Sappiamo che ad inizio ‘600, le rendite dei lasciti e donazioni ammontavano a varie centinaia di ducati. Parte di queste somme era impiegata annualmente per l’assistenza mentre il resto serviva ai pagamenti del ministro, dei due economi, del sacrestano, di sei cappellani, due lettori, e quattro chierici incaricati del servizio religioso e del culto nella chiesa.

La chiesa si presenta nella sua facciata in forme rinascimentali con il portale minuziosamente scolpito e venne sicuramente edificata su una precedente fabbrica. Si può infatti osservare, dal lato posto sulla Via A. A. Caiatino, un’interessante sovrapposizione di stili architettonici presente nella muratura sovrastante la porta di ingresso laterale. La chiesa venne totalmente rifatta tra il tra il 1740 e il 1768 con il notevole apporto tecnico artistico di un importante personaggio: il Regio Architetto Nicola Tagliacozzi Canale. Gli interventi di quest'architetto dalla forte personalità artistica contribuiscono a diffondere in un centro minore come Caiazzo quel clima artistico settecentesco proprio dei centri maggiori dando così il via ad una serie di trasformazioni architettoniche e decorative che, nell'ambito dell'architettura religiosa della cittadina, hanno investito tutte le sue chiese e cappelle diffondendo quel gusto della decorazione barocca che fu l'espressione dominante nel Settecento.

La presenza di Tagliacozzi Canale a Caiazzo è documentata dal 1739 quando sua figlia Angela prese i voti nel locale Monastero della SS. Concezione, perciò egli frequentava assiduamente la città accettando, come risulta dai documenti, due incarichi prestigiosi: l'ampliamento, la ristrutturazione e la decorazione della Chiesa della SS. Annunziata e della Chiesa Cattedrale in cui si avvalse della collaborazione di artisti quali fratelli Cimafonte, Pietro Buonocore e Stefano Zagarolo che avevano già lavorato con lui in importanti chiese napoletane e pugliesi.

La storia dell’ospedale percorre la storia della chiesa: verso la metà del ‘700 l’ospedale, dopo alcuni periodi di instabilità economica dovuti a cattiva gestione che influiva negativamente sulla possibilità di assistenza e ricovero, era in attività e possedeva rendite per il suo funzionamento pari a 400 ducati, assegnava 25 ducati ogni tre anni per il matrimonio di una fanciulla povera, sosteneva i bambini abbandonati fino ai sette anni ed  elargiva il pane ai poveri ogni sabato di Quaresima. Perduravano comunque le carenze di fondi per l’assistenza in quanto una cospicua parte delle entrate veniva impegnata per anniversari ed altre pratiche religiose di minore importanza. Nel XIX secolo l’Ospedale di Caiazzo era il solo rimasto a svolgere assistenza medica in tutta la Diocesi, e pur con scarse risorse, in parte ricavate dall’appalto della farmacia, manteneva un giovane agli studi di Medicina, stipendiava un economo per la spesa quotidiana, per annotare i malati in entrata ed in uscita e redigere gli statini mensili. Nei primi decenni del ’900 era ancora in attività quando il terremoto del 1930 ne danneggiò le strutture. Gli eventi bellici del 1943 ne segnarono la fine.

Nel frattempo la chiesa venne in proprietà al Comune. Prima del 1865 era sottoposta all'Amministrazione della Beneficenza e servita da 9 cappellani. Nel 1865 il Comune approvò lo Statuto organico degli Istituti Riuniti di Beneficenza unendo alcuni tra i più importanti enti di beneficenza e assistenza Caiatini passati alla Città a seguito dell’Unità d’Italia e delle leggi di scioglimento degli ordini religiosi e delle congregazioni laicali. Vennero così riuniti in un solo corpol’Ave Grazia Plena con l’Ospedale; l’orfanotrofio di fanciulle povere fondato da Laura De Simone e le cappelle religiose di patronato laicale del Santissimo, del Carmine, del Rosario e di San Bernardino. Tutti queste antiche istituzioni vennero poste sotto l’amministrazione della Congrega di Carità e successivamente pervennero al comune. La chiesa subì i danni del terremoto del luglio 1930 ma continuò ancora ad essere officiata fino agli anni ‘60. Venne poi danneggiata dal sisma del novembre del 1980 ma fortunatamente è stata oggetto di un definitivo restauro curato dal Comune di Caiazzo. Durante i lavori nella lunetta dell’antica porta che si affaccia sul corso A.A. Caiatino è stata ritrovata una pittura murale medioevale raffigurante la vergine che sembra confermare l’ipotesi una reciprocità di committenza e di "sguardi" tra l'Annunziata, la Cappella Egizi e la Cattedrale.

  • Chiesa di Sant'Apollonia
  • Chiesa di San Giovanni e Paolo (fraz. San Giovanni e Paolo)
  • Chiesa di San Rufo Martire (fraz. Cesarano)
Chiesa di San Giovanni e Paolo (San Giovanni e Paolo)
Chiesa di San Rufo Martire (Cesarano)

Caiazzo Città francescana[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa e convento di San Francesco[modifica | modifica wikitesto]

Gli storici locali erano concordi nel ritenere il complesso francescano fondato dal Santo d’Assisi durante il suo viaggio in Terra di Lavoro nel 1222. La tradizione vuole che, giungendo a Caiazzo, chiese ai Decurioni un’area per edificarvi un convento ed ottenne la piccola chiesa di S. Maria del Popolo con lo spazio adiacente di patronato della città. Questo fatto non trova conferma nei documenti visto che la più antica notizia della chiesa di S. Francesco si trova una pergamena del marzo 1312 allorquando, in un testamento, tra vari legati vengono lasciati sei tarì d’oro per la riparazione della chiesa. Nel Catasto Onciario è annotato che i frati celebravano dodici messe per i fondatori ed in particolare per il «duca S. Severino conte di Caiazzo» facendo pensare ad una fondazione successiva al periodo individuato dalla tradizione.

La chiesa ed il convento attuali risalgono quindi alla seconda metà del secolo XIII come attestato da varie pergamene che menzionano donazioni per la costruzione del chiostro ed del campanile. Il convento, abitato da una comunità  variante tra i sei ed i dieci frati,  diviene il fulcro della vita civile della città. Infatti l'eridoto Ottaviano Melchiori ci informa che agli inizi del ‘600 è il «luogo particolare del reggimento e del governo della città, che suole ivi radunarsi è trattare di quelle cose che spettano al buon governo[8]» cioè l’elezione dei Sindaci e dei Giudici annuali. Il 15 luglio 1809, con decreto di G. Murat, S. Francesco di Caiazzo subì il comune destino si essere soppresso insieme ai conventi con rendite nel Regno. Al momento della soppressione nella biblioteca erano conservati, oltre ai libri, anche documenti contabili, copie di atti e testamenti, 42 pergamene ed una platea dei beni e dei redditi oggi perduti. Nel maggio del 1883 fu approvato infine il trasloco degli uffici comunali nel complesso monastico lasciando gli antichi locali della curia dell’Università in piazza  S. Steafano ove si affaccia ancora l’antico stemma della Città.

Chiesa e convento di S.Maria delle Grazie[modifica | modifica wikitesto]

Il Convento sorge sul luogo di una antico oratorio fondato, secondo le fonti storiche, dal Canonico Regolare di S.Agostino Geronimo Fortunato di Capua. Successivamente la contessa di Caiazzo Diana della Ratta, moglie di Giovan Francesco Sanseverino, e il Senato della città si operarono per la presenza dei Frati Minori Osservanti. Questi accettarono l’offerta e nel 1496, a seguito di una Bolla di Alessandro VI, fu costruito il convento. Per testimonianza del Gonzaga la Bolla di costituzione si conservava nell'archivio conventuale che, dopo la soppressione del 1866, andò purtroppo disperso ed è oggi perduto. Si conservano invece, presso la biblioteca del Museo Campano, alcuni volumi della biblioteca del convento che, acquisiti in un primo tempo al patrimonio comunale, vennero in seguito donati alla biblioteca di Capua.

Il convento sorge su una collina dominando la città e le valli circostanti. Per questa sua speciale posizione nel 1585 il Commissario Apostolico P. Angelo d’Aversa lo incorporò ai Riformati con i conventi di Carinola e Teano e divenne luogo ritiro e preghiera dei frati della Riforma e come tale fu considerato fino alla soppressione del 1866. Ora il convento, con l’antico orto ed il chiostro, sono adibiti a cimitero della città.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[14]


Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Al 7 aprile 2017, secondo i dati ISTAT[15] , la popolazione straniera residente a Caiazzo è di 216 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate sono:

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

A Caiazzo è presente un Istituto Comprensivo, che comprende 4 sedi di scuola dell'infanzia, 3 di scuola primaria ed una scuola Secondaria di 1ºGrado con sezione ad indirizzo musicale. Vi è presente anche una sezione associata del liceo "Pietro Giannone" di Caserta con 2 indirizzi: Scientifico e Scientifico delle Scienze Applicate ad Indirizzo Biomedico.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

A Caiazzo ha sede il Museo Kere, museo della civiltà contadina e delle tradizioni popolari.

Feste e tradizioni[modifica | modifica wikitesto]

Il patrono di Caiazzo è Santo Stefano Minicillo festeggiato il 29 ottobre.

Le fiere[modifica | modifica wikitesto]

A Caiazzo nel passato vi erano tre importanti fiere: "A Matalena" (22 luglio ancora oggi esistente); "A Santella"(14-15 agosto); "Santu Stefano" (fine di ottobre).

Erano eventi importanti caratterizzati da grande affluenza di visitatori che provenivano da tutti i paesi dei dintorni. Si svolgevano sulla collinetta "S. Giovanni" che si riempiva di animali da vendere e del vociare di accanite contrattazioni per i capi da acquistare. Tipica era la presenza del "sanzane" personaggio che mediava tra acquirente e venditore sino a quando non si giungeva a un prezzo che metteva d'accordo le due parti. Per stabilire l'accordo veniva versato un anticipo "'u caparre " che, stretto tra le mani dei due, era fatto muovere come in uno scampanio dal "sanzane" che diceva: "Une, dduje tre e reste fatte". Se il venditore accettava l'anticipo, l'affare era concluso.

In Piazza Portavetere e sui marciapiedi c'erano numerose "bancarelle" che vendevano tutto ciò che si poteva desiderare. Le fiere erano animate da cantastorie, qualche "veggente" e dai "venditori di fortuna". Quest'ultimi spesso avevano una gabbietta con un pappagallo e accompagnandosi con la musica di uno strumento predicevano il futuro e consigliavano numeri da giocare. Un altra figura tipica era " 'u pazziarielle", che vendendo particolari "trombette" spesso rallegrate dall'immagine di Pulcinella o da altri pupazzi di stoffa, divertiva adulti e piccini.

Persone legate a Caiazzo[modifica | modifica wikitesto]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione di Caiazzo.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Germania Ochtendung, La città di Caiazzo è gemellata dal 13 ottobre 1996 con la cittadina tedesca di Ochtendung situata nel Lander della Renania-Palatinato con l'intento di "promuovere e realizzare uno scambio di riflessioni e di esperienze, sui temi della pace, della giustizia, della tolleranza, della democrazia e dello sviluppo sostenibile"[16].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al merito civile
«Piccolo centro, nel corso della seconda guerra mondiale, subì feroci rappresaglie da parte delle truppe naziste ed un devastante bombardamento dell'esercito alleato che causarono la morte di numerosi concittadini, tra cui donne e bambini. Ammirevole esempio di spirito di sacrificio ed amor patrio.»
— 1943-1944, Caiazzo (CE).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 29 marzo 2017.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 113.
  3. ^ a b Giuseppina Renda, Carta archeologica e ricerche in Campania. Fascicolo 1, Roma, 2004, p. 391.
  4. ^ a b Marrocco, p. 27.
  5. ^ a b Touring, p. 233.
  6. ^ a b Marrocco, p. 28.
  7. ^ a b Head
  8. ^ a b Ottaviano Melchiori, Descrittione dell'antichissima città di Caiazzo, Napoli, 1619.
  9. ^ a b Decreto legislativo luogotenenziale 11 giugno 1945, n. 373, articolo 1, in materia di "Ricostruzione della provincia di Caserta."
  10. ^ Strage di Caiazzo, portalegiustiziamilitare.difesa.it. URL consultato il URL consultato il 19 aprile 2017..
  11. ^ Giuseppe Angelone, Monte Carmignano, Caiazzo, 13.10.1943, su Atlante delle Stragi Naziste e Fasciste in Italia. URL consultato il 16 aprile 2017.
  12. ^ AA.VV., Strage di Caiazzo 13 ottobre 1943 (PDF), su Dal Volturno a Cassino, URL consultato il 16 aprile 2017.
  13. ^ L. Klinkhammer, Stragi naziste in Italia. 1943-44, pp. 43-53.
  14. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  15. ^ Statistiche demografiche ISTAT
  16. ^ Associazione Amici di Ochtendung, amicidiochtendung.it. URL consultato il 16 aprile 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., L'Italia: Campania, Milano, Touring Club Italiano, 2005.
  • Angelo Tonsi, Discorsi o raguagli dell'antiquissima città di Caiazzo del signor Angelo Tonsi; raccolti da Andrea Maria Caiazzano, Napoli, 1649.
  • (EN) Barclay Vincent Head, Historia Numorum: a Manual of Greek Numismatics, 2ª ed., Londra, Oxford, 1911 [1887].
  • Ciro Sparano, Caiazzo e la sua gente, Como, 1976.
  • Bernardino Di Dario, Notizie storiche della città e diocesi di Caiazzo, Lanciano, 1941.
  • Dante Marocco, Guida del Medio Volturno, Napoli, 1986.
  • Documenti per la storia della Diocesi e Contea di Caiazzo (ante 599 - 1309), a cura di Laura Esposito, Napoli, 2010.
  • Giuseppe Agnone–Giuseppe Capobianco, La barbarie e il coraggio: riflessioni sul massacro nazista di SS. Giovanni e Paolo: Caiazzo, 13 ottobre 1943, Napoli, 1990.
  • Il Monastero della Concezione di Caiazzo. Pergamene (1431-1692) e Platea (1836), a cura di Imma Ascione, Gianrufo Sparano, Caserta, 2008.
  • Le pergamene dell’Archivio vescovile di Caiazzo (1007–1265), a cura di Salvati C., Arpago M.A., Jengo B., Gentile A., Fusco G., Tescione G., Caserta, 1983.
  • Le pergamene dell’Archivio vescovile di Caiazzo (1266–1285), a cura di Laura Esposito, Napoli, 2005.
  • Le pergamene dell’Archivio vescovile di Caiazzo (1286–1309), a cura di Laura Esposito, Napoli, 2009.
  • Le pergamene dell’Archivio vescovile di Caiazzo (1007–1887), Inventario analitico, a cura di Laura Esposito, Napoli, 2005.
  • Nicola Santacroce, I sindaci di Caiazzo: ricerche sull'amministrazione comunale dal 1807 ai giorni nostri , Caserta, 1999.
  • Nicola Santacroce, Istituzioni e società a Caiazzo in età moderna, Caserta, 2005.
  • Niccolo Giorgio, Notizie istoriche della vita, martirio e sepoltura del glorioso san Sisto I, Napoli, 1721.
  • N. Valenza, Caiatia, in Enciclopedia dell'arte antica, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1973. URL consultato l'8 aprile 2017.
Bibliografia - Biblioteca digitale[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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