Diocesi di Aversa

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Diocesi di Aversa
Dioecesis Aversana
Chiesa latina
Facciata Duomo di Aversa.JPG
Suffraganea dell' arcidiocesi di Napoli
Regione ecclesiastica Campania
Vescovo Angelo Spinillo
Vicario generale Francesco Picone
Vescovi emeriti arcivescovo Mario Milano
Sacerdoti 220 di cui 196 secolari e 24 regolari
2.515 battezzati per sacerdote
Religiosi 36 uomini, 385 donne
Diaconi 33 permanenti
Abitanti 578.966
Battezzati 553.492 (95,6% del totale)
Superficie 361 km² in Italia
Parrocchie 94 (8 vicariati)
Erezione 1053
Rito romano
Cattedrale San Paolo
Santi patroni San Paolo apostolo
Indirizzo via San Paolo, 27 - 81031 Aversa (Caserta)
Sito web www.diocesiaversa.it
Dati dall'Annuario pontificio 2013 (ch · gc?)
Chiesa cattolica in Italia
Panoramica del Seminario Vescovile addossato alla facciata laterale del Duomo di Aversa.
Mario Vergara, sacerdote del P.I.M.E., originario della diocesi, e il catechista Isidoro Ngei Ko Lat, uccisi a Shadaw in Birmania il 25 maggio 1950 e beatificati nella cattedrale di Aversa il 24 maggio 2014.

La diocesi di Aversa (in latino: Dioecesis Aversana) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Napoli appartenente alla regione ecclesiastica Campania. Nel 2012 contava 553.492 battezzati su 578.966 abitanti. È attualmente retta dal vescovo Angelo Spinillo.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi comprende comuni di due province della Campania:

Confina con la diocesi di Pozzuoli a sud ovest, con l'arcidiocesi di Napoli a sud, con la diocesi di Acerra a est, con l'arcidiocesi di Capua a nord ovest e la diocesi di Caserta a nord est.

Sede vescovile è la città di Aversa, dove si trova la cattedrale di San Paolo apostolo. A Grumo Nevano sorge la basilica minore di San Tammaro vescovo.

Il territorio si estende su 361 km² ed è suddiviso in 94 parrocchie, raggruppate in otto foranie: Atellana, Aversa, Caivano, Casal di Principe, Frattamaggiore, Giugliano, Sant'Antimo e Trentola-Casaluce.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi fu eretta nel 1053 da papa Leone IX su richiesta dei governanti normanni. Il territorio fu ricavato da quello delle antiche sedi di Atella e di Liternum, a cui successivamente furono incorporate porzioni dei territori delle soppresse diocesi di Cuma e di Miseno. Il primo vescovo, Azzolino, fu consacrato dallo stesso papa, che in questo modo riconobbe di fatto la nuova contea aversana e l'autorità dei Normanni. Dopo Azzolino, sono storicamente documentati, come vescovi aversani del'XI secolo, Goffredo (1071-1080), Guitmondo (1088-1094) e Giovanni I (1094-1101).

Aversa fu di fatto l'erede dell'antica diocesi di Atella: infatti i primi vescovi aversani portavano indifferentemente i titoli di vescovi di Aversa o della nuova Atella. Le altre sedi furono unite senza che ci sia stato un atto immediato e databile con precisione; è singolare il fatto che, nel XIII e XIV secolo, le decime venivano raccolte secondo l'antica appartenenza territoriale delle chiese (per esempio: in atellano diocesis aversane, oppure: in cumano diocesis aversane).[1]

Nel 1120 la diocesi ottenne da papa Callisto II l'esenzione dalla giurisdizione metropolitica, contesa fra le sedi di Napoli e di Capua, e divenne immediatamente soggetta alla Santa Sede.[2] Questa esenzione fu però più volte contestata e dovette essere ribadita in più occasioni dai papi, per ultimo papa Bonifacio VIII nel 1298, il quale nella sua bolla riprendeva letteralmente quella di Callisto II.[3]

Molti vescovi di Aversa furono anche cardinali; tra i primi Simone Paltanieri (1254-1256) e Leonardo Patrasso (1297-1299).

Nel periodo post-tridentino, si distinsero alcuni vescovi che attuarono le disposizioni del concilio di Trento. Già Giovanni Paolo Vassallo (1474-1500) aveva rinnovato la vita liturgica della diocesi facendo stampare un Breviario diocesano. Balduino de Balduinis (1554-1582) istituì nel 1566 il seminario diocesano, che fu poi trasferito in un nuovo edificio dal cardinale Innico Caracciolo (1697-1730). Pietro Orsini (1591-1598) celebrò il primo sinodo diocesano, fece per primo la visita pastorale della diocesi e promulgò le Constitutiones capitolari. Bernardino Morra (1598-1605) «riordinò la liturgia e l'amministrazione, istituì la Fraternitas, prima scuola di catechesi, le parrocchie territoriali, il vicariato curato nella chiesa madre, i primi preti delle missioni, le prebende teologale e penitenziale».[4]

Il XVII secolo è marcato dalla dinastia dei Carafa, che dettero consecutivamente quattro vescovi alla diocesi, dal 1616 al 1697, due dei quali, Carlo I e Carlo II, furono anche nunzi apostolici. Il loro principale impegno fu l'arricchimento, architettonico e liturgico, della cattedrale aversana; chiamarono i Gesuiti nella direzione del seminario, dove fecero introdurre la grammatica e la filosofia; promossero inoltre il culto eucaristico, la liturgia e la musica sacra.

Il Settecento si apre con il lungo episcopato di Innico Caracciolo (1697-1730), che si distinse per la riforma del seminario e degli studi ecclesiastici, con l'introduzione di una nuova «ratio studiorum del seminario, in cui istituì cattedre stabili di grammatica e retorica, latino, greco, ebraico, filosofia, storia, teologia, diritto ecclesiastico e civile, liturgia, canto gregoriano».[5] Allo stesso vescovo si deve la ricostruzione della cattedrale, numerose visite pastorali alla diocesi e la convocazione di un nuovo sinodo diocesano, che non veniva più celebrato dal 1619.

Nell'Ottocento i vescovi dovettero fare i conti con le problematiche e gli scontri politici ed ideologici che animarono i decenni precedenti l'unità italiana. Il vescovo Agostino Tommasi (1818-1821) fu vittima di queste lotte.[6] Domenico Zelo (1855-1885) fu accusato di filoborbonismo, ma si distinse per la sua preparazione teologica, che gli valse un posto d'onore al concilio Vaticano I, dove difese brillantemente l'infallibilità e il primato papale. Alla fine del secolo è da segnalare l'opera di carattere sociale del vescovo Carlo Caputo (1886-1897), con la fondazione di comitati dell'Opera dei congressi.

Nel 1922, dopo oltre due secoli, Settimio Caracciolo celebrò un nuovo sinodo diocesano, mentre nel 1935 Carmine Cesarano indisse il primo congresso eucaristico diocesano.

Nel 1979 la diocesi ha perso la sua secolare indipendenza ecclesiastica ed è entrata a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Napoli. Nello stesso anno viene fondato l'Istituto di Scienze religiose di Aversa come scuola di teologia per laici, elevato a Istituto di Scienze Religiose nel 1986.

Il 19 marzo 1994 il sacerdote diocesano don Giuseppe Diana viene assassinato dalla camorra, nella sacrestia della sua chiesa a Casal di Principe, per il suo impegno antimafia.

Almeno quattro furono le visite dei papi ad Aversa: Alessandro IV nel 1255, Urbano VI nel 1382, Benedetto XIII nel 1727 e Giovanni Paolo II nel 1990.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Calendario liturgico proprio[modifica | modifica wikitesto]

Data Celebrazione Grado
16 gennaio Beato Paolo Manna, sacerdote Memoria
25 gennaio Conversione di San Paolo apostolo, Patrono della diocesi Festa in diocesi
Solennità a Aversa
19 aprile San Leone IX, papa, fondatore della diocesi Memoria
5 maggio Dedicazione della cattedrale Festa in diocesi
Solennità in cattedrale
25 maggio Beati Mario, sacerdote, e Isidoro, martiri Memoria
24 luglio Beato Modestino di Gesù e Maria, sacerdote Memoria
27 luglio Dedicazione delle chiese della diocesi Solennità
5 novembre Santi le cui reliquie si venerano in diocesi Memoria
21 novembre Presentazione della Beata Vergine Maria Festa in cattedrale
Memoria in diocesi
10 dicembre Beata Vergine di Loreto Festa in cattedrale
Memoria in diocesi

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi al termine dell'anno 2012 su una popolazione di 578.966 persone contava 553.492 battezzati, corrispondenti al 95,6% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 195.000 195.000 100,0 297 250 47 656 46 46 66
1959 199.800 200.000 99,9 254 220 34 786 72 350 70
1966 339.650 340.000 99,9 292 228 64 1.163 52 533 73
1980 381.800 382.400 99,8 229 200 29 1.667 39 350 77
1990 446.000 450.000 99,1 212 192 20 2.103 4 37 422 96
1999 494.300 544.300 90,8 236 205 31 2.094 14 70 561 94
2000 502.000 551.833 91,0 243 212 31 2.065 14 70 566 96
2001 520.900 560.900 92,9 241 210 31 2.161 19 71 566 96
2002 520.900 560.900 92,9 253 222 31 2.058 19 51 566 94
2003 535.892 552.482 97,0 230 200 30 2.329 18 46 332 94
2004 523.794 552.512 94,8 220 199 21 2.380 18 28 356 94
2006 545.060 560.626 97,2 213 190 23 2.558 18 36 420 94
2012 553.492 578.966 95,6 220 196 24 2.515 33 36 385 94

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pasquale Saviano, I vescovi atellani.
  2. ^ Kehr, Italia Pontificia, VIII, p. 284, nº 16.
  3. ^ Kehr, Italia Pontificia, VIII, p. 280.
  4. ^ Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  5. ^ Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  6. ^ Da Aversa francescana.
  7. ^ Secondo Ughelli (Italia sacra, I, col. 488) venne consacrato da papa Vittore II nel 1056, ma senza riportare alcuna documentazione a sostegno. Secondo Kehr (Italia pontificia, VIII, p. 281, nº 1) «nulla eius memoria superest, ita ut ex serie antistitum Aversanorum tollendum esse putemus».
  8. ^ Il vescovo Goffredo prese parte alla consacrazione della basilica di Montecassino nel 1071 ed è ancora documentato in un diploma datato a Capua il 18 settembre 1080. Mariano Dell'Omo, Per la storia dei monaci-vescovi nell’Italia normanna del secolo XI: ricerche biografiche su Guitmondo di La Croix-Saint-Leufroy, vescovo di Aversa, in Benedictina, XL (1993), p. 12, nota 55.
  9. ^ Alcune fonti medievali, tra cui l'Anonimo di Melk, riferiscono che sia stato papa Gregorio VII († 1085) a nominare vescovo Guitmondo; poiché Guitmondo III è stato certamente consacrato da papa Urbano II nel 1088, come si evince dalle lettere del pontefice, ed essendo trascorsi troppi anni dalla nomina alla consacrazione, contro le regole canoniche dell'epoca, molti autori hanno inserito un Guitmondo II. Secondo Dell'Omo (Per la storia dei monaci-vescovi..., p. 14) è esistito un solo vescovo di nome Guitmondo.
  10. ^ Dell'Omo, Per la storia dei monaci-vescovi..., p. 13.
  11. ^ Dell'Omo, Per la storia dei monaci-vescovi..., p. 14.
  12. ^ Kehr, Italia pontificia, VIII, p. 284.
  13. ^ Kehr, Italia pontificia, VIII, p. 284, nº 14.
  14. ^ Consacrato da papa Gelasio II (1118-1119), è menzionato per la prima volta in un diploma del 27 luglio 1119. Kehr, Italia pontificia, VIII, p. 284, nº 15.
  15. ^ Kehr, Italia pontificia, VIII, p. 285, nº 17. Secondo Ughelli (Italia sacra, I, col. 489) viveva fino al 1132.
  16. ^ a b c d e f g h i j k l Norbert Kamp, Kirche und Monarchie im staufischen Königreich Sizilien. Prosopographische Grundlegung. Bistümer und Bischöfe des Königreichs 1194-1266. 1. Abruzzen und Kampanien, Monaco di Baviera 1973, pp. 338-358.
  17. ^ Il successivo vescovo documentato da Ughelli, Giulio (nel 1191), è escluso da Kamp, che documenta Falcone fino al 1191.
  18. ^ Trasferito dalla diocesi di Catanzaro (Kamp).
  19. ^ Dapprima amministratore apostolico della sede aversana, poi vescovo.
  20. ^ Secondo Eubel si tratta di Sigismondo Gonzaga, non di Ercole Gonzaga.
  21. ^ Carlo Ginzburg, v. Balduini Balduino, in Dizionario Biografico degli Italiani, V, 1963.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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