Publio Elio Traiano Adriano

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Publio Elio Traiano Adriano
Publio Elio Traiano Adriano
Busto dell'imperatore Adriano
Imperatore romano
In carica 11 agosto 117 – 10 luglio 138
Predecessore Traiano
Successore Antonino Pio
Nome completo Publius Aelius Hadrianus
Caesar Traianus Hadrianus Augustus
Altri titoli Pontifex Maximus
Pater Patriae dal 128
Nascita Italica, 24 gennaio 76
Morte Baia, 10 luglio 138
Luogo di sepoltura Mausoleo di Adriano
Dinastia Antonini
Padre Publio Elio Adriano Afro
Madre Domizia Paolina
Coniuge Vibia Sabina[1]
Figli nessuno.
Adottivi:
Lucio Elio Cesare
Antonino Pio

Publio Elio Traiano Adriano, noto semplicemente come Adriano (latino: Publius Aelius Traianus Hadrianus; Italica, 24 gennaio 76Baia, 10 luglio 138), è stato un imperatore romano della dinastia degli imperatori adottivi che regnò dal 117 alla sua morte. Fu uno dei "buoni imperatori" secondo lo storico Edward Gibbon. Mantenne le conquiste di Traiano, a parte la Mesopotamia che assegnò ad un sovrano vassallo. Il suo impero fu caratterizzato da tolleranza, efficienza e splendore delle arti e della filosofia. Egli stesso studiò la cultura greca della quale era appassionato.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Origini familiari[modifica | modifica sorgente]

Sulla nascita di Adriano le fonti non concordano: alcune (come Elio Sparziano) sostengono che nacque a Roma dove il padre stava svolgendo importanti funzioni pubbliche, altre (come Dione Cassio) che Adriano nacque a Italica, a 7 km da Siviglia, in Hispania Baetica; la sua famiglia era originaria della città picena di Hatria, l'attuale Atri, ma si insediò ad Italica subito dopo la sua fondazione ad opera di Scipione l'africano. Il padre, Publio Elio Adriano Afro, era imparentato con Traiano. La madre, Domizia Paolina, era originaria di Cadice. Adriano aveva una sorella maggiore (Elia Domizia Paolina), una nipote (Giulia Serviana Paolina) e un pronipote (Gneo Pedanio Fusco Salinatore). I suoi genitori morirono nel 85/86 quando Adriano aveva solo nove anni.

L'imperatore Traiano

Giovinezza[modifica | modifica sorgente]

Plotina

Traiano, non avendo avuto figli, divenne di fatto il tutore del giovane dopo la morte dei suoi genitori. Anche la moglie di Traiano, Plotina, lo aiutò notevolmente nel cursus honorum, trattandolo come proprio figlio. Inoltre sembra sia stata lei a spingerlo a sposare Vibia Sabina, anche lei parente di Traiano. Il matrimonio avvicinò ulteriormente il futuro imperatore alle stanze del potere, grazie anche agli ottimi rapporti intrattenuti con la suocera Matidia. Per il resto il matrimonio fu un fallimento.

Dopo che l'imperatore Nerva ebbe nominato Traiano suo successore, presentandolo in senato nel 97, la carriera di Adriano fu notevolmente agevolata. Le cariche accumulate nel cursus honorum del futuro imperatore furono numerosissime. Per tre volte ricoprì la carica di tribuno militare presso una legione, rispettivamente la II in Pannonia, la XII in Mesia e la XXII in Germania. Fu anche questore, tribuno della plebe e pretore.

Ascesa al trono[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Adozione (storia romana).

Al contrario del suo predecessore, Adriano non fu mai adottato ufficialmente, tramite la presentazione in senato. Su questo punto l' Historia Augusta riporta diverse teorie, una delle quali vorrebbe il suo avvento al potere come conseguente a una presunta nomina effettuata da Traiano morente. Essa ricorda come molto probabilmente si sia trattato di una messinscena organizzata da Plotina, che avrebbe orchestrato abilmente l'operazione, d'accordo con il prefetto del pretorio Attiano. La questione, in realtà, appare assai più complessa. Pare difficile che Adriano possa aver preso il ruolo di successore di Traiano per sola intercessione di Plotina e di alcuni suoi collaboratori. Alcuni coni monetali attesterebbero, in realtà, il titolo di Caesar per Adriano in un periodo compreso tra il 114 e il 117. Sulla scia di tali dati, quindi, l'adozione di Adriano apparirebbe meno offuscata da dubbi e, invece, come una deliberata volontà di Traiano. Adriano, salito al trono, allontanò dai luoghi di potere gran parte del seguito e dell'amministrazione di Traiano, dei quali aveva fatto parte anche lui, compresi i vertici militari.[2] Tuttavia la ratifica da parte dell'esercito, che acclamò il nuovo imperatore, chiuse la questione.

Principato (117-138)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Monetazione da Nerva ad Adriano.

Il senato, ricevuto un messaggio dal neo eletto, nel quale quest'ultimo riferiva di non essersi potuto sottrarre alla volontà dell'esercito, si allineò a sua volta. Sia i militari che i senatori trassero notevoli benefici dalla loro acquiescenza: i primi ricevettero il tradizionale donativo in misura più cospicua che in passato e anche i membri del senato ebbero dei vantaggi.

Ritratto di Adriano del Museo delle Terme a Roma, una delle repliche più fresche del ritratto ufficiale dell'imperatore dopo l'ascesa al trono del 117

La fulmineità dell'ascesa al potere, accompagnata dall'eliminazione fisica dei principali potenziali dissidenti o concorrenti, portò ad un insediamento rapido, seguito da un continuo rafforzamento che durò per tutto il ventennio in cui Adriano rimase al potere. Fu uno degli imperatori morti naturalmente e non eliminati violentemente in una congiura. Anche la designazione del successore e il suo insediamento, dopo la morte di Adriano, non furono ostacolati.

Politica interna[modifica | modifica sorgente]

Politiche di tolleranza[modifica | modifica sorgente]

Altro caposaldo della politica adrianea fu l'idea di ampliare, quando possibile, i livelli di tolleranza. Si fece promotore di una riforma legislativa per alleggerire la posizione degli schiavi i quali si trovavano in situazioni disumane allorché si verificasse un crimine ai danni del dominus. Anche nei confronti dei cristiani mostrò maggiore tolleranza dei suoi predecessori. Di quest'ultima questione rimane testimonianza, intorno all'anno 122, in un rescritto indirizzato a Gaio Minucio Fundano, proconsole della provincia d'Asia. In esso l'imperatore, a cui era stato richiesto come comportarsi nei confronti dei cristiani e delle accuse a loro rivolte, rispose di procedere nei loro confronti solo in ordine ad eventi circostanziati emergenti da un procedimento giudiziario e non sulla base di accuse generiche.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rescritto di Adriano a Gaio Minucio Fundano.
Riforma dell'editto pretorio[modifica | modifica sorgente]

Un'altra riforma operata da Adriano fu quella dell'editto pretorio. Questo strumento normativo consisteva in un'esposizione di principi giuridici generali che il magistrato comunicava al momento dell'insediamento. Con l'andar del tempo, questi principi costituirono un nucleo di norme consolidato (edictum vetus o tralaticium) al quale ogni pretore aggiungeva le fattispecie che intendeva tutelare. Tecnicamente la finalità dell'editto era quella di concedere tutela processuale anche a rapporti non previsti dallo ius civile. Con la riforma adrianea, che l'imperatore affidò al giurista romano Salvio Giuliano negli anni dal 130 al 134, l'editto venne codificato, approvato da un senatoconsulto e divenne perpetuo (edictum perpetuum). Sempre in campo giuridico Adriano pose fine al sistema ideato da Augusto che, concedendo ad alcuni giuristi lo ius respondendi ex auctoritate principis, aveva consentito che il diritto si espandesse progressivamente attraverso l'opera creatrice di alcuni esperti scelti dall'imperatore stesso. Adriano sostituì al gruppo di giuristi isolati frutto dello schema augusteo un consilium principis che contribuì alla progressiva burocratizzazione di questa figura, togliendole l'indipendenza residuata.

Apparato amministrativo[modifica | modifica sorgente]

L'intervento sulla struttura amministrativa dell'impero fu radicale. In luogo dei liberti cesarei diede spazio e importanza a nuovi funzionari provenienti dalla classe dei cavalieri. Essi erano preposti alle varie branche amministrative suddivise per materie: finanze, giustizia, patrimonio, contabilità generale e così via.

Le carriere furono determinate, così come le retribuzioni e la pubblica amministrazione divenne più stabile essendo meno soggetta ai cambiamenti connessi con l'avvicendarsi degli imperatori. Attento amministratore, Adriano pensò anche a tutelare nel migliore dei modi gli interessi dello stato con l'istituzione dell'advocatus fisci cioè una sorta di avvocatura dello Stato che si occupasse di difendere in giudizio gli interessi delle finanze pubbliche (fiscus). Va considerato che in epoca tardo-imperiale l'originaria bipartizione tra aerarium (la finanza pubblica di area senatoria) e fiscus (la finanza pubblica di competenza del princeps) era andata scomparendo, per l'avvenuta unificazione delle due aree nelle mani dell'imperatore.

I viaggi e la visita di tutto l'Impero romano[modifica | modifica sorgente]
La Porta di Adriano, ad Adalia, Turchia meridionale, costruita per celebrare la visita dell'imperatore avvenuta nel 130.

Appena il suo potere fu sufficientemente consolidato, Adriano intraprese una serie di viaggi in tutto l'Impero: Gallia, Germania, Britannia, Spagna, Mauritania. Ciò per rendersi conto di persona delle esigenze e prendere i provvedimenti necessari per rendere il sistema difensivo efficiente. Nel 123 iniziò il lungo viaggio d'ispezione delle province orientali che lo impegnò per due anni. Nel 128 ispezionò la provincia d'Africa. Nell'anno seguente si recò di nuovo in oriente.

In questi lunghi viaggi, nei quali praticamente percorse tutto l'impero, non si occupò solo di questioni legate alla difesa dei confini ma anche di esigenze amministrative, edificazioni di edifici pubblici e, più in generale, di cercare di migliorare lo standard di vita delle province.

Al contrario di altri imperatori, che governarono l'impero senza muoversi praticamente mai, Adriano scelse un metodo di conoscenza diretta derivante dal ritenere ormai in atto un consolidamento della situazione interna, in quanto allontanarsi dalla sede del potere per periodi così prolungati presupponeva una certezza assoluta della tenuta del sistema. Un altro elemento era la curiosità propria del suo carattere e la propensione per i viaggi che lo accompagnò tutta la vita.

La rivolta in Giudea (132-135)[modifica | modifica sorgente]

Il problema della Giudea si era manifestato in tutta la sua gravità fino dai tempi della prima rivolta, nel 66, quando le truppe di Cestio Gallo, governatore della Siria, furono duramente sconfitte con perdite rilevantissime (poco meno di seimila uomini, secondo Giuseppe Flavio) e la perdita delle insegne da parte della Legio XII Fulminata. Il tutto ad opera di truppe che non si potevano tecnicamente definire all'altezza di quelle romane. Il che dimostra la fortissima motivazione dei combattenti Giudei e, in particolare degli Zeloti. La rivolta si protrasse fino alla distruzione di Gerusalemme del 70, ad opera del generale Tito, figlio di Vespasiano, e alla caduta della fortezza di Masada avvenuta nel 73, conclusasi con la morte per suicidio di tutti i resistenti e dei membri delle loro famiglie. Nel 115, sotto Traiano alla rivolta divampata a Cirene, in Egitto e a Cipro si unirono anche i Giudei con effetti devastanti.

Il problema era strutturale, dato che gli abitanti della Giudea rifiutavano decisamente la romanizzazione, sia per motivi nazionalistici che, soprattutto, per motivi religiosi. Infatti, professando una religione monoteista che, essendo per sua natura intollerante, non prevedeva l'affiancamento di divinità straniere a quelle nazionali come era avvenuto in tutte le province, l'integrazione diveniva completamente impossibile. Quando Adriano si trovò a dover affrontare la ricostruzione di Gerusalemme ripropose i moduli architettonici e urbanistici applicati in tutto l'impero.

I Giudei, che avevano sperato in una ricostruzione nella forma precedente alla distruzione del 70, comprendente la riedificazione del tempio, furono assai delusi dal constatare che la città avrebbe cambiato nome divenendo Aelia Capitolina e che in luogo del tempio ebraico sarebbero sorti, come in tutto l'impero, templi dedicati alle divinità romane Giove, Giunone e Minerva e che infine la Giudea sarebbe stata denominata provincia di Siria-Palestina.

Quindi una causa della rivolta fu il nazionalismo degli abitanti della giudea. Altra causa, secondo la tradizione storica, fu la proibizione della circoncisione che sarebbe stata vietata essendo una mutilazione corporale. Su questo specifico punto la revisione moderna ha evidenziato che moltissimi popoli sotto il dominio romano, nell'area nordafricana e mediorientale, la praticavano senza divieti e che quindi appare singolare un divieto specifico.

Adriano visita la Giudea
Hadrian visit to Judea.jpg
HADRIANVS AVG COS III P P - busto laureato di Adriano volto verso destra ADVENTVI AVG IVDAEAE, S C in esergo. Sulla sinistra Adriano stante, sulla destra la Giudea, stante, ai cui lati si trovano tre ragazzi.
Æ Sesterzio, ca. 117-130 d.C.

Nel 132 divampò la terza guerra giudaica, con i ribelli comandati da Simon Bar Kochba (Simone figlio della stella). Le perdite dei romani furono tanto pesanti che nel rapporto di Adriano al senato fu omessa l'abituale formula "Io e il mio esercito stiamo bene". Nel 135 dopo aver soffocato la ribellione e devastato la Giudea (580.000 Ebrei rimasero uccisi e 50 città fortificate e 985 villaggi furono distrutti) Adriano tentò di sradicare l'Ebraismo considerandolo la causa delle continue ribellioni. Proibì la Torah, il Calendario giudaico e mise a morte gli studiosi delle "Scritture". I Rotoli sacri furono formalmente bruciati nel Tempio. Gerusalemme divenne Aelia Capitolina e ai Giudei fatto divieto di entrarvi. Più tardi si permise loro di piangere la loro umiliazione una volta all'anno a Tisha B'Av. Era evidente che l'impero non poteva permettersi di mantenere in vita un potenziale focolaio di ribellione in un'area così delicata, soprattutto in considerazione della presenza di comunità ebraiche in molti paesi al di fuori della Giudea derivante dalla diaspora avvenuta in seguito ai fatti del 70. Adriano rinominò la Giudea con il nome di Syria Palaestina.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Terza guerra giudaica.
La grande riforma della pubblica amministrazione[modifica | modifica sorgente]
Statua raffigurante l'imperatore Adriano, in veste greca, mentre offre un sacrificio ad Apollo, marmo, 117-125, proveniente dal tempio di Apollo a Cirene, attualmente a Londra, British Museum.

Malgrado avesse seguito personalmente più di una campagna militare, la più impegnativa quella dacica al seguito di Traiano, Adriano si dimostrò, oltre che esperto di cose militari, il che era prevedibile, anche un grande riformatore della pubblica amministrazione. Il suo intervento sulle strutture amministrative dell'impero fu molto approfondito e dimostra che era parte di un piano globale che l'imperatore andava applicando, mano a mano, alla struttura dell'esercito, alla difesa dei confini, alla politica estera, alla politica economica. Adriano aveva una sua visione dell'impero e cercava di uniformare le singole parti al suo disegno. La sua filosofia risulta evidente dai suoi atti: il ritiro da territori indifendibili, il controllo dei confini basato su difese stanziali, la politica degli accordi con gli stati cuscinetto che non facevano da interposizione fra il territorio dell'impero e quello dei popoli confinanti.

Politica estera[modifica | modifica sorgente]

Adriano e le campagne militari[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Vallo di Adriano e Esercito romano.

Il regno di Adriano fu caratterizzato da una generale pausa nelle operazioni militari. Egli abbandonò le conquiste di Traiano in Mesopotamia, considerandole indifendibili, a causa dell'immane sforzo logistico necessario per far giungere rifornimenti a quelle latitudini e alla molto maggiore estensione del confine che sarebbe stato necessario difendere[3]. Invece, la politica di Adriano fu tesa a tracciare confini controllabili a costi sostenibili. Le frontiere più turbolente furono rinforzate con opere di fortificazione permanenti, la più famosa delle quali è il possente Vallo di Adriano in Gran Bretagna. Qui Adriano, dopo aver terminato la conquista del Nord dell'isola, fece costruire una lunga fortificazione per arginare i popoli della Caledonia. Anche la frontiera del Danubio fu rinforzata munendola di strutture di varia natura.

Il problema delle strutture difensive era strettamente connesso col territorio e col tipo di difesa che si voleva instaurare. Infatti strutture particolarmente pesanti e durature, oltre a richiedere tempi di realizzazione e costi ingentissimi, mal si adattavano a mutamenti strategici nelle linee difensive. Se un territorio era particolarmente soggetto a incursioni in un determinato periodo, una struttura leggera, formata da fossati, terrapieni e palizzate, poteva fornire una discreta tenuta, dando, alle truppe di stanza nelle fortificazioni, il tempo di intervenire.

Vibia Sabina

Diverso era il caso di incursioni in profondità o vere e proprie invasioni che richiedevano strutture molto più resistenti, le quali però una volta edificate diventavano definitive e non seguivano le evoluzioni politiche e strategiche del territorio. Molte regioni passavano da situazioni di occupazione vera e propria allo stato di protettorati, i cosiddetti "stati clienti", il che modificava notevolmente le necessità difensive.

Quando la politica del protettorato si consolidava, si mantenevano in loco le risorse strettamente necessarie spostando le risorse liberate in zone più calde. Questo sistema detto delle Vexillationes, cioè di distaccamenti prelevati da una legione e comandati altrove, dette ottimi risultati conferendo un'elasticità di manovra notevole.

Il sistema dei distaccamenti consentiva anche di non turbare gli equilibri regionali faticosamente raggiunti, in quanto non si effettuava lo spostamento di un'intera legione ma di singoli reparti. Il che, con il consolidamento di una difesa sempre più stanziale e conseguenti legami instaurati tra legionari e abitanti dei territori, consentiva di mantenere il controllo del territorio disponendo comunque di una massa di manovra da destinare a operazioni belliche ove fosse necessario.

Per mantenere alto il morale delle truppe e non lasciarle impigrire, Adriano stabilì intensi turni di addestramento, ispezionando personalmente le truppe nel corso dei suoi continui viaggi. Poiché non era incline, già dai tempi delle campagne daciche, a distinguersi per lussi particolari, si spostava a cavallo e condivideva in tutto la vita rude dei legionari.

Di questa attività rimane memoria nelle cosiddette Iscrizioni di Lambesi[4] che vennero erette dopo una permanenza dell'imperatore nel castrum omonimo, sede della Legio III Augusta di stanza in Numidia. In questo documento viene descritta una serie di esercitazioni molto complesse che la legione svolse con successo nell'anno 128. Ciò a dimostrazione della nuova dottrina difensiva di Adriano che intendeva ottenere il massimo dell'efficienza militare anche in quadranti, come quello numidico, abbastanza pacifici.

Da un punto di vista della struttura organizzativa non portò grandi innovazioni nell'esercito, salvo creare (secondo alcuni, rinforzare corpi già esistenti) truppe, basate su leva locale, denominate Numeri. Ciò al fine di dare un apporto alle truppe ausiliarie: i cosiddetti Auxilia. I motivi erano vari, innanzitutto tecnici, si trattava di mettere in linea truppe molto specializzate, ad esempio lanciatori, o destinate a terreni particolari o equipaggiate in modo non convenzionale (ad es. alcuni corpi di cavalleria pesante). Inoltre i Numeri non fruivano come gli Auxilia del diritto di vedere arruolati stabilmente i loro figli nelle legioni e quindi ciò contribuiva a mantenere gli organici in numero costante.

Di fatto i Numeri erano molto più vicini degli Auxilia ai gruppi etnici stanziati nei territori che si intendevano controllare e conservavano organizzazione e armamento loro propri. Il tutto a costi nettamente inferiori rispetto a quelli che si sostenevano per i legionari regolari, i quali oltre ad una paga di tutto rispetto, fruivano di donativi saltuari e una liquidazione finale alla fine del servizio, spesso costituita dal diritto di proprietà di terreni.

Attività culturali e protezione delle arti[modifica | modifica sorgente]

Il Pantheon di Roma, costruito da Agrippa, fu restaurato da Adriano
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della letteratura latina (117 - 192) e Età traianea e adrianea.
(LA)
« Animula vagula blandula
Hospes comesque corporis
Quae nunc abibis in loca
Pallidula rigida nudula
Nec ut soles dabis iocos[... »
(IT)
« Piccola anima smarrita e soave,
compagna e ospite del corpo,
ora t'appresti a scendere in luoghi
incolori, ardui e spogli,
ove non avrai più gli svaghi consueti.[...] »
(poesia in stile ellenistico composta da Adriano poco prima della morte, traduzione di Lidia Storoni Mazzolani)

Adriano protesse notevolmente l'arte essendo egli stesso un fine intellettuale, amante delle arti figurative, della poesia e della letteratura. Anche l'architettura lo appassionava molto e durante il suo principato si adoperò per dare un'impronta stilistica personale agli edifici via via edificati.

Villa Adriana a Tivoli fu l'esempio più notevole di una dimora immensa costruita con passione, intesa come luogo della memoria, intessuto di citazioni architettoniche e paesaggistiche, di riproduzioni, su varia scala, di luoghi come il Pecile ateniese o Canopo in Egitto.

Anche a Roma il Pantheon, costruito da Agrippa, fu re-instaurato, edificato nuovamente, sotto Adriano e con la forma definitiva che tuttora conserva (non fu semplicemente restaurato). La città fu inoltre ulteriormente arricchita di templi, come il tempio di Venere e Roma e di edifici pubblici.

Sembra che spesso l'imperatore in persona mettesse mano ai progetti il che, secondo Cassio Dione Cocceiano, portò ad un conflitto con Apollodoro di Damasco, architetto di corte ufficialmente investito dell'incarico progettuale. Sempre secondo lo storico, Adriano, infastidito dalla disistima dell'architetto che lo riteneva poco più di un dilettante, sarebbe arrivato al punto da esiliarlo e poi farlo eliminare. Anche in questo caso, come già con Tacito e Svetonio nei confronti di Tiberio, Claudio e Nerone, è difficile capire quanto lo storico riferisca fatti reali e non illazioni dettate da animosità nei confronti dell'imperatore.

Adriano, benché, sempre secondo Cassio Dione, disconoscesse Omero,[5] fu un umanista profondamente ellenofilo nei gusti, amico di filosofi greci come lo stoico Epitteto. Studiò le filosofie platoniche ed epicuree,[6] e la lingua greca. In omaggio ai filosofi greci, fu il primo imperatore a portare sempre la barba, un uso che verrà poi ripreso da molti suoi successori (tra i quali Antonino Pio, Marco Aurelio, Settimio Severo e Giuliano). Fu anche il primo imperatore romano a essere iniziato al rito greco dei misteri eleusini e, a parte Caligola e Nerone, a interessarsi fortemente alle culture orientali dell'impero, ma allo stesso tempo riaffermò le antiche origini di Roma, valorizzando elementi arcaici e augustei della religione romana, come il richiamo a Romolo e Numa Pompilio.[7] Restaurò il culto di Venere Genitrice, istituito da Cesare e poi abbandonato, associandolo al quello della dea Roma, ricostruendo il Tempio dedicato.[8]

Relazione con Antinoo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Antinoo (Adriano).

Molto noto è il legame sentimentale con un giovane greco: Antinoo. Nel 130, durante un viaggio in Egitto, Antinoo misteriosamente cadde nel Nilo e morì.

Ritratto di Antinoo scoperto a Villa Adriana a Tivoli

Travolto dal dolore, Adriano, in onore del defunto, fondò la città egiziana di Antinopoli, nella quale fece edificare un tempio dedicato al culto di Antinoo divinizzato, assimilato al dio egizio Osiride. Per il resto della vita Adriano commissionò centinaia (se non migliaia) di statue di Antinoo. La passione e la profondità dell'amore di Adriano furono mostrate in busti e statue rinvenuti ovunque in Europa, che rappresentano un ragazzo dal fascino malinconico, caratterizzato da un volto tondo con guance piene prive di qualsiasi peluria, labbra sensuali, e folta capigliatura a grosse ciocche mosse che ricoprono le orecchie.

La morte e il monumento funebre[modifica | modifica sorgente]

Adriano morì nella sua residenza di Baia di edema polmonare, a 62 anni come il predecessore Traiano. Cassio Dione Cocceiano riporta in un brano della "Storia romana"[9]

« Dopo la morte di Adriano gli fu eretto un enorme monumento equestre che lo rappresentava su di una quadriga. Era così grande che un uomo di alta statura avrebbe potuto camminare in un occhio dei cavalli, ma, a causa dell'altezza esagerata del basamento, i passanti avevano l'impressione che i cavalli ed Adriano fossero molto piccoli. »

In realtà non è certo che il monumento funebre sia stato iniziato dopo la morte dell'imperatore e molto probabilmente fu iniziato da Adriano nel 135 e, dopo la morte, terminato dal successore, adottato ufficialmente prima di morire, Antonino Pio. La struttura fu, nei secoli, trasformata ripetutamente e oggi è uno dei monumenti più famosi di Roma: Castel Sant'Angelo, il quale è infatti anche denominato Mole Adriana.

Titolatura imperiale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Monetazione da Nerva ad Adriano.
Titolatura imperiale Numero di volte Datazione evento
Tribunicia potestas 22 volte: dal dicembre del 117 fino alla ventiduesima (XXII) del dicembre del 137.
Consolato 3 volte: nel 108, 118 e 119.
Salutatio imperatoria 2 volte: la prima al momento della assunzione del potere imperiale nel 117 e la seconda nel 135 al termine della rivolta giudaica.
Altri titoli 2 volte: Pontifex Maximus al momento dell'assunzione del trono nel 117 e Pater Patriae nel 128.

Rappresentazioni storiche[modifica | modifica sorgente]

  • La perduta autentica biografia di Adriano fu reinterpretata in forma di autobiografia, basata su accurati studi di fonti originali da Marguerite Yourcenar, Mémoires d'Hadrien (Memorie di Adriano) nel 1951 (New York 1954).
  • Un'altra rappresentazione di Adriano e della sua corte è il classico scolastico di Elizabeth Speller, Following Hadrian: a second-century journey del 2003 (Seguendo Adriano: Un viaggio nel II secolo). Il libro mescola racconti di viaggio, finte memorie ed autentiche note biografiche, viste dagli occhi della poetessa e storica di Adriano, Giulia Balbilla.
  • Altra rappresentazione di Adriano, ricavata dal Mémoires d'Hadrien di Marguerite Yourcenar, è lo spettacolo teatrale di Giorgio Albertazzi, "Memorie di Adriano" per la regia di Maurizio Scaparro.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Antinoo fu l'amante e il favorito ufficiale dell'imperatore
  2. ^ Alberto Angela, Impero. Viaggio nell'Impero di Roma seguendo una moneta, Mondadori, 2010
  3. ^ Le conquiste di Traiano avevano permesso di acquisire la Mesopotamia e la parte settentrionale della Persia fino al Mar Caspio, ma le nuove conquiste costituivano due aree approssimativamente triangolari con lati piccoli sul fiume Eufrate e aventi come confine gli altri lati
  4. ^ Sul punto si veda: M.A. Levi, Adriano, un ventennio di cambiamento, cit. in bibl. pag. 44 e seg.
  5. ^ Cassio Dione Cocceiano Storia Romana LXIX 4.6 "In ogni occasione ignorò Omero, sostituendolo con Antimaco, il cui nome, in precedenza, era stato per lo più sconosciuto.
  6. ^ http://www.puntoerre.eu/pegaso/wp-content/uploads/2009/12/Plotina.pdf
  7. ^ Alessandro Galimberti, Adriano e l'ideologia del principato.
  8. ^ Mario Attilio Levi, L'età delle guerre civili, in La storia: Roma - Dalle origini ad Augusto, Mondadori
  9. ^ LXIX

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Fonti secondarie[modifica | modifica sorgente]

  • Albino Garzetti, L'Impero da Tiberio agli Antonini, Cappelli, Bologna, 1960 (v. pag. 393 e segg.: Adriano)
  • Royston Lambert, Beloved and God: the story of Hadrian and Antinous, Meadowland Books, New York 1988. ISBN 0-8216-2003-7
  • Mario Attilio Levi, Adriano Augusto: studi e ricerche - L'Erma di Bretschneider, 1993. ISBN 88-7062-843-4
  • Mario Attilio Levi, Adriano un ventennio di cambiamento, Bompiani (1994). ISBN 88-452-9061-1
  • Edward N. Luttwak, La grande strategia dell'impero romano Bur.(1997). ISBN 88-17-11541-X
  • Mario Pani, Il principato dai Flavi ad Adriano in: AA.VV., Storia di Roma, Einaudi, Torino, 1990, vol. II, tomo 2; ripubblicata anche come Storia Einaudi dei Greci e dei Romani, Ediz. de Il Sole 24 ORE, Milano, 2008 (v. il vol. 16°)
  • Ben Pastor, The Water Thief, (2007), Thomas Dunne Books, New York, pubblicato in Italia col titolo de Il ladro d'acqua, Frassinelli, Milano.
  • Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano, (1951), Einaudi, Torino. (Romanzo, ma basato su dati storicamente accurati).
  • Roberto Paribeni, "Adriano" in AA.VV., Enciclopedia Biografica Universale, Roma, Ist. Enc. Ital., 2006, pp. 106-115.
  • Giuseppe Antonelli, Gli uomini che fecero grande Roma antica, Roma 2002
  • Alessandro Galimberti, Adriano e l'ideologia del principato, Roma, L'Erma di Bretschneider, 2007.
  • Elena Calandra, Oltre La Grecia: Alle Origini Del Filellenismo Di Adriano, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1996.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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Traiano 117 - 138 Antonino Pio

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