Vigintisexviri

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Vigintisexviri (sing. vigintisexvir) erano un collegio (collegium) di magistrati minori (magistratus minores) nella Repubblica romana; il nome letteralmente significa Ventisei uomini.

La sua composizione era costituita da:[1]

  • triumviri capitales, che aiutavano il pretore nelle cause penali;
  • triumviri monetales, preposti al funzionamento ed al controllo della zecca;
  • quattuorviri viis in urbe purgandis (per la manutenzione delle strade all'interno della città di Roma);
  • duoviri viis extra urbem purgandis (per le strade fuori da Roma),[2]
  • decemviri stilitibus iudicandis, che collaboravano con il pretore nelle cause civili;
  • quattro praefecti Capuam Cumas inviati in Campania a Capua e Cuma per amministrarvi la giustizia.

Nella repubblica la condizione necessaria per accedere al cursus honorum (come prima carica per i figli dei senatori), era l'aver precedentemente rivestito le cariche di minore responsabilità che facevano parte del Vigintisexvirato che quindi serviva da primo scalino ai figli dei senatori per iniziare la carriera politica: ad esempio Gaio Giulio Cesare ebbe l'incarico di curator viarum e restaurò parti della Via Appia.

Nel 13 a.C., tuttavia il Senato approvò un senatus consultum che riservava l'oramai ridotto vigintivirato all'ordine equestre. Ottaviano Augusto abolì i due curatori delle strade (duoviri viis extra urbem purgandis) ed i quattro prefetti Campani (praefecti Capuam Cumas), cambiando così i vigintisexviri in vigintiviri (venti uomini).[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ OCD.
  2. ^ SvetonioAugustus, 37.
  3. ^ OCD; Cassio Dione, Storia romana, LIV, 26, 7.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Nicholas Purcell, vigintisexviri, vigintiviri, in The Oxford Classical Dictionary, 4ª ed., Oxford, Oxford University Press, 2012.