Manio Laberio Massimo

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Manio Laberio Massimo
Nome originale Manius Laberius Maximus
Nascita 56 circa
Morte post 117
Gens Laberia
Consolato 89
103

Manio Laberio Massimo (latino: Manius Laberius Maximus; Lanuvio, 56 circa – post 117) fu un politico e un comandante militare dell'Impero romano durante i regni degli imperatori romani Domiziano e Traiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Origini familiari[modifica | modifica wikitesto]

Era membro di una famiglia originaria di Lanuvium, dove colui che si pensa essere suo nonno, Lucio Laberio Massimo, ricopriva la carica di magistrato. Suo padre, anch'egli chiamato Lucio Laberio Massimo, era un ufficiale di rango equestre che divenne successivamente praefectus annonae, prefetto di Egitto e prefetto del Pretorio tra l'83 e l'84. La madre è, invece, sconosciuta. Le importanti cariche ricoperte dal padre permisero al figlio di poter essere eletto in senato.

Carriera politica e militare[modifica | modifica wikitesto]

Massimo fu console suffetto nell'89[1] e probabilmente legatus della Numidia prima di diventare governatore della Mesia Inferiore attorno al 100.

Massimo fu, inoltre, un abile comandante militare durante le guerre daciche di Traiano nel corso della prima campagna del 101 e 102, dove, in accordo con Cassio Dione, si distinse in maniera esemplare. Venne ricompensato per i suoi servizi con un secondo consolato nel 103,[2] che ricoprì insieme all'imperatore Traiano. Si racconta che, mentre si trovava in Mesia, un suo schiavo, un certo Callidromo, venne catturato dai Daci e dato in dono al re dei Parti, Pacoro II, poiché Decebalo sperava di fare di quest'ultimo un suo alleato nella guerra contro l'invasore romano e Traiano[3]

Il favore evidentemente non durò a lungo[4], poiché quando Adriano salì al trono Massimo era in esilio su un'isola per aver destato il sospetto di ambire al trono. Non sono note altre informazioni su questi sospetti, se non che il prefetto del pretorio Publio Acilio Attiano abbia raccomandato ad Adriano di mandare a morte Massimo. La fine della vicenda non è nota, ma è probabile che l'imperatore, stanco di Attiano, abbia perdonato Massimo.

La famiglia[modifica | modifica wikitesto]

La moglie di Massimo è sconosciuta e l'unica figlia conosciuta è Laberia Ostilia Crispina. Dopo la morte del padre, Crispina diventò erede della sua fortuna e sposò il console e senatore romano Gaio Bruttio Presente Fulvio Rustico, diventando la sua seconda moglie. Da Gaio ebbe un figlio, il console Lucio Fulvio Gaio Bruttio Presente Laberio Massimo, padre dell'imperatrice Bruzia Crispina, moglie di Commodo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ AE 1949, 23.
  2. ^ CIL VI, 40838; AE 1931, 87; CIL XVI, 48.
  3. ^ Callidromo venne incontrato in Bitinia nel 111 da Plinio il Giovane, a cui raccontò le sue disavventure e del tentativo fallito di patto segreto tra i Daci di Decebalo ed i Parti di Pacoro II (Plinio, Epistulae, X, 74).
  4. ^ Historia Augusta, (Hadrianus, V, 5)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti secondarie
  • A cura di Grigore Arbore Popescu, Traiano ai confini dell'impero, Milano 1998. ISBN 88-435-6676-8
  • Filippo Coarelli, La colonna Traiana, Roma 1999. ISBN 88-86359-34-9
  • Guido Migliorati, Cassio Dione e l'impero romano da Nerva ad Antonino Pio – alla luce dei nuovi documenti, Milano 2003.
  • Cambridge University Press, Storia del mondo antico. L'impero romano da Augusto agli Antonini, vol. VIII, Milano 1975.
Predecessore Fasti consulares Successore Consul et lictores.png
Imperatore Cesare Domiziano Augusto XIV
e
Lucio Minicio Rufo
(89)
con Tito Aurelio Fulvo e
Marco Asinio Atratino II
Imperatore Cesare Domiziano Augusto XV
e
Marco Cocceio Nerva II
I
Lucio Giulio Urso Serviano II
e
Lucio Licinio Sura II
(103)
con Imperatore Cesare Nerva Traiano Augusto V II
Sesto Attio Suburano Emiliano II
e
Marco Asinio Marcello
II