Arco di Traiano (Ancona)

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Arco di Traiano
Arco di traiano, riflesso.jpg
Civiltà Romana
Utilizzo Arco trionfale
Epoca II secolo d.C.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Ancona
Amministrazione
Visitabile Si
Mappa di localizzazione

Coordinate: 43°37′31″N 13°30′23.4″E / 43.625278°N 13.5065°E43.625278; 13.5065

L'arco di Traiano di Ancona rappresenta una delle testimonianze monumentali più preziose dell'architettura romana, anche per il suo ottimo stato di conservazione. Le sue proporzioni, particolarmente eleganti perché più slanciate rispetto agli altri archi romani, sono la sua caratteristica più saliente, insieme allo stretto rapporto con il mare, sorgendo sul molo del porto di Ancona fatto costruire nel I° secolo dall'imperatore Traiano. Ha un singolo fornice affiancato da due coppie di colonne corinzie scanalate. Le iscrizioni poste sull'attico sono ancora perfettamente leggibili.

Storia e architettura[modifica | modifica wikitesto]

Veduta dell'Arco di Traiano dal fornice dell'Arco Clementino, con il Duomo sullo sfondo.
Arco di Traiano.

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Venne eretto, in marmo proconnesio[1], dal Senato e dal popolo di Roma probabilmente ad opera dell'architetto siriano Apollodoro di Damasco per onorare l'imperatore che aveva donato ai naviganti un più sicuro accesso all'Italia, avendo fatto ampliare, a proprie spese, il porto della città. Questo è ciò che si legge infatti nella stessa iscrizione dell'arco[2].

La data di costruzione ruota attorno al 100 d.C.; tra il dicembre 114 e il dicembre 115 venne dedicato all'imperatore e vennero realizzate le iscrizioni[3].

Nei bassorilievi della scena 58 della Colonna Traiana, a Roma, è rappresentato l'arco di Ancona attorniato dalle navi in partenza per la seconda guerra dacica; dal porto di Ancona Traiano, nel 102 d.C., si imbarcò infatti per la seconda vittoriosa campagna militare contro i Daci. Nella scena della colonna si può notare come originariamente l'arco, visto dal mare, fosse sormontato da tre statue di divinità che sono state identificate in Nettuno (al centro), Mercurio (a sinistra) e Portuno (a destra). La scelta delle tre divinità è evidentemente motivata dal loro legame con la navigazione: Nettuno in quanto dio del mare, Portuno, suo figlio, in quanto dio dei porti, Mercurio in quanto dio dei viaggiatori[4].

Secondo la lunga e costante tradizione, nel lato verso terra, sull'attico, erano poste altre tre statue in bronzo dorato: al centro la statua equestre di Traiano, alla destra quella di Plotina, sua moglie, e alla sinistra quella di Ulpia Marciana, sua sorella. La presenza di queste statue sull'attico è suffragata anche dall'esame dei fori sul ripiano superiore dell'arco. Le ipotesi più recenti confermano questa tradizione[5], ma la statua di Traiano non sarebbe stata equestre, ma stante.

Originariamente dunque l'arco aveva sull'attico sei statue in bronzo, forse dorato: tre statue di divinità, verso il mare, e le tre statue dell'imperatore, di sua moglie e di sua sorella, verso terra.

Inoltre era decorato con quattordici rostri, riferentesi come di consueto alla potenza navale romana: quattro su ogni prospetto principale e tre su ogni lato; di questi elementi sono ancora presenti gli attacchi sul marmo. Sulle chiavi di volta sono scolpiti, sui due lati, due busti raffiguranti le personificazioni della Tellus e dell’Oceanus, che testimoniano che l'arco, oltre a celebrare le opere di Traiano, ha anche il significato di punto di passaggio tra terra e mare, data la sua posizione sulle banchine del porto[6]. Mentre il busto dell'Oceanus è ancora ben conservato, quello della Tellus è assai eroso.

Al Museo archeologico nazionale delle Marche è presente un modellino ricostruttivo dell'arco che ne mostra l'aspetto originario.

Iscrizioni[modifica | modifica wikitesto]

Le tre iscrizioni, che tuttora si leggono grazie alle tracce rimaste, erano realizzate con lettere in bronzo[2].

L'iscrizione centrale recita:

(LA)

« IMP(eratori) CAESARI DIVI NERVAE F(ilio) NERVAE

TRAIANO OPTIMO AVG(usto) GERMANIC(o)

DACICO PONT(efici) MAX(imo) TR(ibunicia) POT(estate) XVIII, IMP(eratori) IX

CO(n)S(uli) VI P(atri) P(atriae) PROVIDENTISSIMO PRINCIPI

SENATVS P(opulus)Q(ue) R(omanus) QVOD ACCESSVM

ITALIAE HOC ETIAM ADDITO EX PECVNIA SVA

PORTV, TVTIOREM NAVIGANTIBVS REDDIDERIT »

(IT)

« All'imperatore Cesare figlio del divino Nerva, Nerva Traiano, ottimo, augusto, vincitore dei Germani, vincitore dei Daci, pontefice massimo, per diciotto volte con la tribunizia potestà, per nove volte imperatore, per sei volte console, padre della Patria, generosissimo principe, il Senato e il Popolo romano, perché restituì ai naviganti l'ingresso d'Italia più sicuro, avendo ampliato anche questo porto con il suo denaro. »

La scena 58 della Colonna Traiana, in cui è rappresentato l'arco di Ancona
I fori che servivano da attacco dei rostri, a destra e a sinistra delle colonne. Oltre l'arco, il veliero Amerigo Vespucci.

L'iscrizione di destra è invece dedicata alla sorella di Traiano, Ulpia Marciana:

(LA)

« DIVAE

MARCIANAE

AVG(ustae)

SORORI AVG(usti) »

(IT)

« Alla divina Marciana augusta, sorella dell'augusto »

L'iscrizione di destra è infine dedicata alla moglie di Traiano, Plotina:

(LA)

« PLOTINAE

AVG(ustae)

CONIVGI AVG(usti) »

(IT)

« A Plotina augusta, coniuge dell'augusto »

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso dell'incursione dell'848, Saraceni si impadronirono di tutti i manufatti in bronzo presenti nell'arco: le lettere delle iscrizioni, le statue, i rostri.

Dalla parte del Cantiere navale sorse, nel 950 circa, l'alta torre di Gamba; anche le mura urbiche medievali venero costruite appoggiandosi all'arco. La torre fu demolita attorno al 1532 e il suo materiale fu utilizzato nella costruzione della Cittadella. Le mura invece rimasero appoggiate all'arco sino all'Ottocento.

Umanesimo[modifica | modifica wikitesto]

L'Arco di Traiano ha una sua importanza nell'Umanesimo, in quanto è legato alla nascita della vocazione archeologica di Ciriaco Pizzecolli, detto il padre dell'Archeologia[7]. L'iscrizione dell'Arco di Traiano di Ancona fu in effetti la prima di una lunga serie che Ciriaco riportò nei suoi libri, diffondendone la conoscenza per tutta l'Europa. Ciò avvenne nel 1410, quando, per lavori di restauro, vennero montate delle impalcature attorno all'arco di Traiano[8]. Per Ciriaco, che aveva allora diciannove anni, si presentò pertanto una straordinaria occasione per osservare i marmi dell'arco da vicino. Le proporzioni perfette, le iscrizioni, costituirono un'attrattiva irresistibile, e forse, alla base di tutti i suoi viaggi, vi era il desiderio di riprovare l'emozione vissuta da ragazzo nell'osservare il principale monumento antico della sua città[7].

Periodo contemporaneo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1859 fu demolito il tratto di mura medievali che si attaccava direttamente all'arco e ricostruito qualche metro più a nord; fu costruita anche la scalinata di accesso e, nei decenni successivi, fu installata una cancellata che proteggeva tutto il monumento.

Nel 1923 venne data una più dignitosa sistemazione a tutta l'area, grazie ad una campagna di sensibilizzazione della "Brigata Amici dell'Arte" e dell'"Accolta dei Trenta", circoli culturali dell'epoca, che riuscirono a far eliminare una grande caserma costruita a ridosso dell'arco all'inizio della Prima guerra mondiale e a sistemare a verde l'area a destra della scalinata.

I bombardamenti della Seconda guerra mondiale distrussero il tessuto edilizio attorno al monumento, e specialmente la piazza San Primiano, cui l'arco faceva da sfondo. Nel dopoguerra, nel corso di lavori di interramento per l'ampliamento delle banchine portuali, l'Arco venne sempre più allontanato dal mare, alterando un rapporto fondamentale per la lettura del monumento: quello con l'acqua.

Tuttavia l'opera mantiene ancora oggi lo slancio e l'eleganza di un tempo e nel 2000 è stata restaurata e resa pienamente fruibile con l'eliminazione della cancellata ottocentesca; l'arco fu illuminato in modo da esaltarne il profilo e valorizzarne la particolare posizione rispetto al nucleo storico della città e al colle Guasco ove si erge il Duomo di Ancona. Ancora oggi, come nell'antichità, questo arco aperto verso il mare simboleggia l'antico ruolo della città come porta d'Oriente[9].

A questo arco onorario, uno dei meglio conservati della sua epoca, snello, armonioso, evanescente, lo studioso Palermo Giangiacomi riferì ciò che Plutarco scriveva del Partenone, e cioè che il tempo non lo ha toccato, ma un'aura di freschezza alita ancora intorno ad esso, come se in lui fosse stata infusa una vita eternamente fiorente, e un'anima che giammai s'invecchia[10].

L'Arco di Traiano nel Rinascimento, in un dipinto del Domenichino

L'arco nella pittura[modifica | modifica wikitesto]

L'Arco di Traiano di Ancona è stato spesso rappresentato in stampe e dipinti. Si fornisce un elenco dei più importanti, in ordine cronologico:

Gli eventi bellici ottocenteschi[modifica | modifica wikitesto]

Nella sua lunga storia l'Arco di Traiano è stato coinvolto in molti eventi bellici, dei quali in parte porta ancora i segni, sopra l’arco lato lanterna rossa, a sinistra del busto in pietra è ben visibile una lesione circolare attribuibile ad una cannonata a palla presumibilmente del 1860 o 1849, ed altre due, una a sinistra dell’arco ed un'altra a destra dello stesso (non inquadrata), oltre ad altre lesioni minori, forse dovute a piccole schegge di altri eventi bellici, distribuite lungo la struttura[16].

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sino al restauro del 2000, si riteneva che il marmo fosse quello imezio. Vedi: Pasquino Pallecchi, Conoscenza e conservazione: il restauro dell'Arco di Traiano di Ancona, in "Dalla Valdelsa al Conero. Ricerche di archeologia e topografia storica in ricordo di Giuliano de Marinis. Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana". Supplemento 2 al n. 11/2015, All’Insegna del Giglio, 2016 (pagine 137-143).
  2. ^ a b Per l'iscrizione si veda il seguente testo di Luigi Canina: L'Architettura antica descritta e dimostrata coi monumenti
  3. ^ Fabio Mariano, Architettura nelle Marche, Nardini, 1995 (pagina 52). ISBN 9788840411187
  4. ^ Per la rappresentazione dell'Arco di Traiano di Ancona nella Colonna Traiana si veda:
    • Fiorella Festa Farina, Tra Damasco e Roma. L'architettura di Apollodoro nella cultura classica - L'Erma di Bretschneider, Roma 2001;
    • Salvatore Settis, La Colonna Traiana, Torino 1988, pag 397, tavola 139;
    • Mario Luni - L'Arco di Traiano e la riscoperta nel Rinascimento, in Studi Miscellanei II vol. a cura del dipartimento di Scienze Storiche ed Archeologiche dell'Università di Roma "La Sapienza" - edit. L'Erma di Bretschneider - 1996 - ISBN 887062-917-1
    • racconto delle guerre daciche fatto da Italo Calvino in base ai rilievi della colonna
  5. ^ Per la conferma della presenza delle staatue e per l'ipotesi della statua non equestre di Traiano, si veda: Mario Luni - L'Arco di Traiano e la riscoperta nel Rinascimento, in Studi Miscellanei II vol. a cura del dipartimento di Scienze Storiche ed Archeologiche dell'Università di Roma "La Sapienza" - edit. L'Erma di Bretschneider - 1996 - ISBN 887062-917-1
  6. ^ Sandro De Maria, Gli archi onorari di Roma e dell'Italia romana, "L'Erma" di Bretschneider, 1988 (pagina 133) ISBN 9788870626421.
  7. ^ a b Valentino Nizzo, Prima della Scuola di Atene: alle origini dell'“archeologia” italiana in Grecia; supplemento al nº 4 (aprile 2010) di Forma urbis, Editorial Service System. Consultabile in questo sito.
  8. ^ Il restauro dell'arco era stato deciso dal legato pontificio Gabriele Condulmer (il futuro Papa Eugenio IV), al quale, fra il 1441 e il 1442, Ciriaco avrebbe indirizzato l’Itinerarium. Vedi V. Nizzo, opera citata.
  9. ^ Stefano Ardito, 101 luoghi archeologici d'Italia dove andare almeno una volta nella vita, Newton Compton Editori, 2013, consultabile su Google Libri al capitolo 45+. ISBN 9788854156869
  10. ^ Il confronto tra ciò che Plutarco disse del Partenone e l'arco di Traiano è di Palermo Giangiacomi ed è riportato nella collana "Le Cento Città d'Italia illustrate" (volume "Ancona, la città dorica").
  11. ^ Roberto Villavecchia, Rome and its environs, editore McGraw-Hill, 1964 (pag. 402); AA.VV., Roma, Touring Editore, Milano 2008. ISBN 978-88-365-4134-8
  12. ^ Carlo Ridolfi, Giuseppe Vedova, Le maraviglie dell'arte: ovvero Le vite degli illustri pittori veneti e dello stato, Volume 2, Cartallier, 1837
  13. ^ AA. VV. Venezia, Touring club italiano Touring Editore, 1985 pag. 273
  14. ^ La stampa fa parte di Alcune Vedute di Archi Trionfali ed altri monumenti innalzati da Romani parte de quali se veggono in Roma e parte per l'Italia, pubblicato per la prima volta nel 1748
  15. ^ Paolo Bembo Jacob Philipp Hackert pittore di marina, riportato alla pagina http://www.larassegnadischia.it/Letteratura/libripdf/hackert.pdf
  16. ^ Altre lesioni belliche ottocentesche si possono osservare ad Ancona in:

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sandro Stucchi, Contributo alla conoscenza della topografia, dell'arte e della storia nella Colonna Traiana, in "Atti dell'Accademia Lett. Art Udine", VII, 1, 1957-1960 (pag. 88-93)
  • Augusto Campana, Giannozzo Manetti, Ciriaco e l'Arco di Traiano ad Ancona, Editrice Antenore, 1959
  • Sandro Stucchi, Il coronamento dell'Arco di Traiano nel porto di Ancona, in "Rend. Acc. Pontan. Napoli", XXXII, 1957 (pagine 63-65)
  • Sandro Stucchi, Intorno al viaggio di Traiano del 105 a.C., in Röm. Mitt., LXXII, 1965 (pagine 142-148)
  • G. A. Mansuelli, Due monumenti romani delle Marche: l'Arco di Augusto di Fano e l'Arco di Traiano di Ancona, in "Atti IX congresso st. architettura Marche", Roma 1965
  • Sandro De Maria, Gli archi onorari di Roma e dell'Italia romana, L'Erma di Bretschneider, 1988 (pagina 133) ISBN 9788870626421.
  • Mario Luni, L'Arco di Traiano in Ancona e la riscoperta del Rinascimento, in Scritti di antichità in memoria di Sandro Stucchi: La Tripolitania, l'Italia et l'Occidente, L'Erma di Bretschneider, 1992 (ISBN 9788870629170)
  • AA. VV. L'Arco di Traiano ad Ancona: l'intervento conservativo: analisi preliminare e progetto di restauro, Soprintendenza Archeologica per le Marche, 1999.
  • Pasquino Pallecchi, Conoscenza e conservazione: il restauro dell'Arco di Traiano di Ancona, in "Dalla Valdelsa al Conero. Ricerche di archeologia e topografia storica in ricordo di Giuliano de Marinis. Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana". Supplemento 2 al n. 11/2015, All’Insegna del Giglio, 2016 (pagine 137-143). Consultabile su Google Libri: Il restauro dell'Arco di Traiano

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