Campagne partiche di Traiano

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Campagne partiche di Traiano
parte delle Guerre romano-partiche
Parthian war trajan 110.png
Il teatro delle campagne militari di Traiano (nel 110)
Data114 - 117
LuogoArmenia e
Mesopotamia.
EsitoVittoria romana
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
14 legioni,
vexillationes di 7 legioni ed
unità ausiliarie
(totale: circa 180.000 uomini)
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Le campagne partiche di Traiano (114-117) costituiscono la prima vera campagna militare da parte dei Romani fino al "cuore" dell'impero partico con la conquista della stessa capitale, Ctesifonte ed il raggiungimento del golfo persico.

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Traiano.

Tra la fine del I e l'inizio del II secolo, l'evoluzione politica dell'Impero romano fu caratterizzata dal prevalere di una successione imperiale non più dinastica, bensì adottiva: i singoli imperatori erano, infatti, scelti in base ai meriti individuali per succedere al trono più ambito dell'Occidente. Roma era ormai padrona dell'intero bacino del Mediterraneo. Traiano da pochi anni aveva inoltre condotto le armate romane ad occupare la stessa Dacia, a nord del Danubio, territorio ricco di miniere d'oro ed argento.

Casus belli[modifica | modifica wikitesto]

Nel 113, Traiano decise di procedere all'invasione del regno dei Parti. Il motivo era la necessità di ripristinare sul trono d'Armenia un re che non fosse un fantoccio nelle mani del re parto, come Partamasiri.

«Poi [Traiano] decise di compiere una campagna contro Armeni e Parti, con il pretesto che il re armeno aveva ottenuto il suo diadema, non dalle sue mani, ma dal re dei Parti, anche se la sua vera ragione era il desiderio di ottenere nuovi successi e fama

(Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 17.)

La verità è che Traiano progettava questa campagna da diversi anni, sulle orme del grande Alessandro e della progettata, ma mai realizzata, spedizione di Cesare di 150 anni prima.[1] Altre ragioni atte a scatenare una nuova guerra contro i Parti, furono però sia di natura economica (per il controllo delle rotte commerciali dalla Mesopotamia), sia militare (per ottenere una migliore sicurezza delle frontiere a est).[2]

Forze in campo[modifica | modifica wikitesto]

Busto dell'imperatore Traiano, che occupò i territori partici fino al golfo persico.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Esercito romano e limes orientale.

Certamente le legioni romane coinvolte nel corso di questi sei anni di guerra, furono quelle della Cappadocia come la XII Fulminata e la XV Apollinaris. In aggiunta le legioni siriane (la III Gallica, la IV Scythica, la legio VI Ferrata e la Legio XVI Flavia), della vicina Giudea (la X Fretensis), Arabia (la III Cyrenaica) ed Egitto (XXII Deiotariana).

A queste si aggiunsero numerose altre legioni provenienti soprattutto dal limes danubiano e renano:

Il totale delle forze messe in campo dall'Impero romano potrebbe aver superato i 180.000 armati; di essi, una metà fu costituita da legionari (provenienti da ben 21 legioni), la restante da ausiliari.[10]

Fasi del conflitto[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 114 ed il 117 Traiano affrontò questa nuova sfida militare dopo il grande successo ottenuto un decennio prima con la conquista della Dacia (101-106).

114[modifica | modifica wikitesto]

Traiano: aureo[11]
Traianus Aureus 90010149.jpg
IMP Traiano OPTIMO AVG GER DAC P M TR P, testa laureata a destra, busto drappeggiato con corazza; Profectio AUGUSTI, Traiano in abiti militari a cavallo, marcia verso destra, con davanti a lui un soldato, e tre dietro di lui che chiudono la "colonna" militare.
7,35 g, coniato alla fine del 113, inizi del 114.
Traiano: Æ Sesterzio[12]
TRAIANUS RIC II 655-2250343.jpg
IMP CAES NER Traiano OPTIMO AVG GER DAC P M TR P COS VI P P, busto laureato con drappeggio verso destra; Traiano seduto verso destra su una piattaforma, accompagnato da due ufficiali, è acclamato imperator dai soldati per l'VIII volta (salutatio imperatoria dopo il primo anno di campagne militari in Armenia e Mesopotamia), in esergo IMPERATOR VIII SC.
31 mm, 20.82 gr, 5 h, coniato nel 114 nella zecca di Roma.

Durante il viaggio verso l'Oriente, mentre si trovava ad Atene, gli venne incontro un'ambasceria di Osroe, che gli chiedeva la pace offrendo in cambio dei doni. Le intenzioni bellicose di Traiano avevano letteralmente terrorizzato il re partico, il quale aveva deciso prudentemente di negoziare la pace prima ancora dell'inizio delle ostilità: implorò quindi l'Imperatore romano di non attaccarlo, chiedendo inoltre che il governo dell'Armenia fosse affidato a Partamasiri, figlio di Pacoro, una volta deposto Exedares, che, a suo dire, non era un re che soddisfaceva né i Romani, né i Parti.[13] L'Imperatore, tuttavia, non solo non accettò i doni, ma non diede neppure alcuna risposta, scritta o orale che fosse, a parte l'aver affermato che l'amicizia si otteneva con i fatti, non con le parole, e che quindi una volta raggiunta la Siria avrebbe fatto tutto ciò che doveva essere compiuto.[13] Attraversò quindi l'Asia, la Licia e le province confinanti, con l'intenzione di giungere a Seleucia.[13]

Traiano, una volta raggiunta Antiochia[14] nel gennaio di quest'anno (con le monete che ne celebrarono la Profectio[11]), radunò le legioni ed i suoi migliori generali, tra cui Lusio Quieto (a capo della cavalleria maura)[15] e Quinto Marcio Turbone[16] (allora praefectus classis Misenis). Ricevette anche doni e messaggi di amicizia da parte del re Abgar VII di Osroene, che gli manifestava però di voler rimanere neutrale.[14]

Raccolta, pertanto, l'armata, marciò sull'Armenia (regno "cliente" per lungo tempo dei Romani) e ne conquistò la capitale, Artaxata.[17] Il re armeno, Partamasiri, se in una prima lettera si era autodefinito "re", non ricevendo alcuna risposta dal imperatore romano, in una seconda lettera, omettendo il suo titolo, richiese che Marco Giunio, governatore della Cappadocia, fosse inviato a lui, poiché manifestava la volontò di negoziare una pace con Roma.[17] Traiano gli inviò il figlio di Giunio, mentre egli stesso si diresse a Arsamosata, che espugnò senza combattere.[17] Giunse poi a Satala e ricompensò con doni Anchialo, il re degli Eniochi e dei Macheloni.[17] A Elegeia in Armenia, ricevette Partamasiri: il principe lo salutò, si tolse il diadema dalla testa e lo pose ai suoi piedi, poi si inchinò, aspettandosi di riceverlo indietro; percependo l'ostilità dei soldati, e temendo per la sua incolumità, il re armeno considerò la possibilità di fuggire, ma trovandosi circondato, argomentò che non poteva essere costretto a parlare di fronte a tanta gente.[17] Fu, quindi, condotto nella tenda, ma non ottenne nulla di quanto aveva desiderato.[17] Partamasiri cominciò a parlare con grande franchezza, dichiarando tra le altre cose che non era stato né sconfitto né catturato, ma che era giunto volontariamente, ritenendo che non gli sarebbe stato fatto un torto e che avrebbe riottenuto il regno, come Tiridate lo aveva ricevuto da Nerone.[18] Traiano rispose che l'Armenia ormai apparteneva ai Romani e sarebbe stata governata, da quel momento in poi, da un governatore romano, ma permise a Partamasiri di partire per dove desiderasse.[18] Licenziò il principe armeno, insieme ai suoi seguaci parti, gli diede una scorta di cavalleria per assicurarsi che non si sarebbe associato con nessun altro e che non avrebbe cominciato nessuna rivolta; comandò inoltre a tutti gli Armeni che erano con il principe di rimanere dov'erano, in quanto erano ormai divenuti suoi sudditi.[18] Deposto il principe, Traiano annesse i suoi territori all'Impero romano, facendone una nuova provincia.[18]

In seguito a questi eventi, il Senato romano gli riconobbe ufficialmente il titolo di Optimus Princeps.[19] Secondo Cassio Dione:

«...[Traiano] Marciava a piedi insieme alle truppe del suo esercito, e si curava dello schieramento e la disposizione delle truppe durante tutta la campagna, conducendoli a volte in un solo ordine e a volte in un altro; ed attraversò tutti i fiumi che loro attraversavano. A volte anche fece anche sì che i suoi esploratori mettessero in circolazione notizie false, in modo che i soldati potessero fare pratica allo stesso tempo di manovre militari e diventare coraggiosi e pronti ad ogni eventuale pericolo. Dopo che aveva catturato Nisibis e Batnae gli fu conferito il nome di Parthicus; ma era molto più orgoglioso del titolo di Optimus rispetto a tutto il resto, in quanto esso si riferiva più al suo carattere rispetto alle sue armi.»

(Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 23.1-2.)

Le sue armate proseguirono da settentrione fino in Media, e poi in Mesopotamia settentrionale. Lasciando guarnigioni in luoghi opportuni, Traiano giunse ad Edessa, dove incontrò Abgar per la prima volta. E sebbene Abgar gli avesse già in passato inviato ambasciatori con doni in numerose occasioni, non si era mai presentato di persona all'Imperatore, come del resto anche Manno, re dell'Arabia, e Sporace, re dell'Anthemusias.[20] In quest'occasione, tuttavia, temendo il suo arrivo, lo incontrò lungo strada e, porgendogli le sue scuse, ottenne il perdono, anche grazie al fatto che il figlio, Arbandes, godeva del favore dell'Imperatore.[20] Divenne quindi amico di Traiano e lo intrattenne con un banchetto.[20] Quando l'imperatore giunse in Mesopotamia, sia Manno, sia Manisaro inviarono ambasciatori per implorare la pace: Manisaro disse che Osroe stava conducendo una guerra contro di lui, ed era pronto a ritirarsi dalle zone confinanti con Armenia e Mesopotamia, che aveva occupato.[21] Traiano rispose che non gli avrebbe creduto fino a quando non glielo avesse detto di persona, confermando poi le sue offerte con i fatti.[21] Ebbe anche dei sospetti su Manno, poiché questo sovrano aveva inviato reparti ausiliari a sostegno di Mebarsapes, re dell'Adiabene, che in quell'occasione perse il regno a vantaggio dei Romani.[21] Traiano deciso a non attendere, diresse le sue armate contro l'Adiabene:[21] Singara e diverse altre fortezze furono occupate da Lusio Quieto senza combattere agli inizi dell'anno successivo.[21]

115[modifica | modifica wikitesto]

L'offensiva romana di Traiano in Armenia e nell'alta Mesopotamia negli anni 114 e 115
L'offensiva romana di Traiano in Mesopotamia verso la fine del 115 e gli inizi del 116

Con l'inizio del nuovo anno di guerra, le armate romane passarono l'Eufrate dalla Siria, discesero il fiume Tigri dagli altopiani armeni e si diressero a sud contro la Partia stessa. Occuparono le città di Edessa, Nisibis,[22] Singara e Dura Europos. Solo la città fortificata di Hatra, sul Tigri, resistette all'assedio romano, provocando numerosi morti nelle file degli assedianti romani.

Si racconta che, al termine della campagna militare, nel corso dell'inverno mentre l'Imperatore si trovava nella città di Antiochia, quest'ultima fu sconvolta da un terribile terremoto, tanto che lo stesso Traiano fu costretto a rifugiarsi nel Circus per diversi giorni.[23][24]

«Mentre l'imperatore Traiano si trovava a soggiornare in Antiochia, un terribile terremoto colpì la città. Molte città subirono dei danni, ma Antiochia fu quella più sfortunata di tutti. Qui Traiano stava trascorrendo l'inverno (del 115) e molti soldati e civili erano accorsi qui da tutte le parti, in relazione con la campagna militare, vi erano poi ambascerie, affari e visite turistiche; non vi fu pertanto alcun popolo che rimase illeso, e quindi ad Antiochia il mondo intero sotto dominio romano, subì il disastro. C'erano stati molti temporali e vento portentoso, ma nessuno si sarebbe mai aspettato tanti mali tutti insieme. Per prima cosa si sentì improvvisamente un grande boato, seguito da un tremito della terra tremendo. Tutta la terra si alzava, molti edifici crollarono, altri si alzavano da terra per poi crollare e rompersi in pazzi al suolo, mentre altri erano sballottati qua e là, come se si trattasse di un'onda del mare, e poi rovesciati, e la distruzione colpì fino all'aperta campagna. Il crollo dei palazzi e la rottura di travi di legno insieme con piastrelle e pietre fu terribile, e una quantità inimmaginabile di polvere si levò, tanto che era impossibile per uno vedere qualcosa o parlare o sentire una parola. Per quanto riguarda le persone, molte che erano fuori casa, furono gettate violentemente verso l'alto e poi a terra, come se fossero caduti da un'alta rupe; altri furono uccisi e mutilati. Anche gli alberi in alcuni casi, sobbalzarono, con le radici e tutto il resto. Il numero di coloro che rimasero intrappolati nelle case e morirono aumentarono, molti furono uccisi dalla forza stessa della caduta di detriti, e un gran numero furono soffocati sotto le rovine. Coloro che giacevano con una parte del loro corpo sepolto sotto le pietre o le travi di legno, patirono una morte terribile, non essendo in grado di vivere troppo a lungo, ma neppure di trovare una morte immediata.»

(Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 24.1-6.)

«Così grande era la calamità che travolse Antiochia in questo momento. Traiano si fece strada attraverso una finestra della stanza in cui era alloggiato. Qualcuno più grande della statura umana, sembra sia venuto da lui a prenderlo, per portarlo via, in modo che riuscì a fuggire con solo alcune lievi ferite, e sebbene la situazione perdurasse per diversi giorni, visse fuori di casa nell'ippodromo. Anche il monte Casio subì pesanti scosse di terremoto, tanto che le sue stesse vette sembravano chinarsi e rompersi, pronti a gettarsi sulla stessa città. Molte colline si assestarono, molta acqua non precedentemente visibile venne alla luce, mentre molti corsi d'acqua scomparvero.»

(Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 25.5-6.)

116[modifica | modifica wikitesto]

Traiano: aureo[25]
Trajan RIC 325 - 650918.jpg
IMP CAES NER TRAIAN OPTIM AVG GER DAC PARTHICO, testa laureata a destra, globo alla base del busto P M TR P COS VI P P S P Q R, PARTHIA CAPTA, la Partia è seduta sulla sinistra, a destra un parto.
7,27 g, coniato nel 116.
Traiano: sesterzio[26]
Trajan Sestertius 116 833039.jpg
IMP CAES NER TRAIAN OPTIMAVG GER DAC PARTHICO P M TR P COS VI P P, testa laureata a destra; ARMENIA ET MESOPOTAMIA IN POTESTATEM P R REDACTAE, Traiano in piedi tiene in mano un parazonium ed una lancia, ai suoi piedi le figure dell'Armenia, dell'Eufrate e del Tigri.
33 mm, 26.29 g, coniato nel 116/117.

Con il principio della primavera, Traiano penetrò in territorio nemico, risolvendo il problema che la regione lungo il Tigri fosse carente di legno per la costruzione di navi: le fece trasportare dalle sue armate, una volta costruite, utilizzando il legname delle foreste nei pressi di Nisibi. Vennero trasportate fino al fiume su carri. Si trattava di imbarcazioni costruite in modo tale da poter essere smontate e poi rimontate nuovamente.[27] Incontrò, tuttavia, enormi difficoltà nell'attraversare il fiume, nel punto dove si trovano i monti Gordiani. Qui i barbari disposero le proprie truppe schierate lungo la riva opposta e provarono ad ostacolargli il passaggio. Il comandante romano tuttavia, avendo a disposizione una grande abbondanza di navi e soldati, riuscì comunque ad attraversare il fiume, impadronendosi poi dell'intera Adiabene.[27] Dopo questi successi, i Romani continuarono la loro avanzata, impadronendosi della stessa Babilonia. Qui Traiano visitò il palazzo dove era morto Alessandro. I successi romani furono dovuti, almeno in parte, alla guerra civile che affliggeva la Partia in quel periodo.[27]

Traiano prese in considerazione la possibilità di costruire un canale che connettesse Tigri ed Eufrate, in modo che le sue navi potessero seguirlo lungo il percorso di penetrazione all'interno della Parthia. Rinunciò però a questo progetto quando si rese conto che il letto del fiume Eufrate si trovava su un livello più elevato rispetto a quello del Tigri. Ciò avrebbe prodotto rischio non quantificabile, probabilmente rendendo il tratto di Eufrate a sud di questo ipotetico canale non navigabile.[28] Decise, pertanto, di utilizzare i suoi carri per trascinare le navi attraverso quella stretta striscia di terra che separava i due fiumi, per poi attraversare il Tigri ed entrare in Ctesifonte.[28]

Quando prese possesso della capitale del regno dei Parti fu salutato imperator ed ottenne il titolo di Parthicus.[28] Oltre agli altri titoli conferitogli dal senato, gli fu garantito il privilegio di celebrare quanti trionfi egli desiderasse.[28] Dopo aver espugnato Ctesifonte, concepì il desiderio di navigare lungo il mar Eritreo.[28] Conquistò agevolmente Mesene, un'isola sul Tigri della quale era re un certo Atambelo; ma a causa di una tempesta, in combinazione con la forte corrente del Tigri e dalle ondate provenienti dall'oceano, si trovò in serio pericolo.[28] Atambelo, che come già detto governava l'isola sul Tigri, rimase fedele a Traiano, persino quando gli ordinò di pagargli un tributo.[28] In seguito a questa campagna militare, Traiano decise di annettere i nuovi territori creando le due nuove province di Mesopotamia e Assiria.

L'imperatore romano continuò poi verso sud, fino alle rive del Golfo Persico, ma desistette dal continuare lamentandosi di essere troppo vecchio per seguire le orme di Alessandro. Pare che abbia detto, nell'atto di assistere alla partenza di una nave per l'India:[29]

«Sarei certamente arrivato fino in India, se fossi ancora giovane»

(Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 29.)

Egli cominciò quindi a rimpiangere la sua età avanzata, e considerò Alessandro Magno un uomo fortunato in quanto, avendo compiuto le sue conquiste in giovane età, poté giungere fino in India. Dopo aver appreso dello scoppio di nuovi disordini tra gli Ebrei in Mesopotamia, Siria, Cipro, Giudea, Egitto e Cirenaica (vedi seconda guerra giudaica), dichiarò che si sarebbe spinto ancora oltre a quanto aveva già fatto Alessandro, sebbene i nuovi disordini rivelassero quanto fragili fossero le sue conquiste e la conservazione dei nuovi territori occupati.[29]

Per le sue gesta ottenne, tra gli altri onori, il privilegio di celebrare un trionfo per ogni nazione sottomessa, e il senato e il popolo romano si preparavano a costruirgli un arco trionfale per celebrare le sue ultime vittorie contro i Parti.[29] Traiano, tuttavia, era destinato a non tornare più a Roma, né a proseguire le sue campagne militari. Al contrario giunse a perdere persino i primi territori conquistati nelle sue campagne contro i Parti.[29] La vastità dei territori occupati, la presenza di sacche di resistenza e la tattica della guerriglia con arcieri a cavallo, usata dai Parti, mettevano in pericolo le sue conquiste: mentre stava salpando per l'Oceano, gli giunse la notizia che i distretti conquistati gli si erano rivoltati e avevano espulso le guarnigioni romane.[29]

Movimenti delle armate romane verso la fine del 116

Traiano apprese di questo mentre si trovava a Babilonia, e reagì immediatamente inviando Lusio Quieto e Massimo contro i ribelli.[30] L'ultimo dei due fallì risultando sconfitto dalle forze ribelli; al contrario Lusio ottenne ancora dei buoni successi, come la riconquista di Nisibis e di Edessa, quest'ultima messa a sacco e data alle fiamme.[30] Seleucia venne riconquistata e data alle fiamme dai luogotenenti Erucio Claro e Giulio Alessandro.[30] Traiano, ormai conscio delle difficoltà crescenti, pensò di dover rinunciare alla Mesopotamia meridionale, creandovi però uno regno cliente e mettendovi sul suo trono, un re a lui fedele: il giovane Partamaspate, incoronato re dei Parti dallo stesso imperatore romano a Ctesifonte.[30]

In seguito si recò in Arabia per reprimere l'insurrezione dei cittadini di Hatra, una città non troppo grande o prospera, ma protetta dal clima desertico, il quale rendeva quasi impossibile un assedio da parte delle armate romane. Risulta infatti che né Traiano, né Settimio Severo riuscirono ad espugnare la città, malgrado fossero stati in grado di distruggere parti delle sue mura.[31] Dopo aver rischiato addirittura la propria incolumità, l'Imperatore decise di desistere dall'assedio. Poco tempo dopo la sua salute cominciò a declinare.[31][32]

117[modifica | modifica wikitesto]

La salute malferma, la vecchiaia ed una nuova rivolta di Ebrei scoppiata nel 115 prima in Cirenaica, poi in Egitto, chiusero questo primo capitolo di offensive romane in territorio partico con la morte dell'imperatore.[32]

Traiano si stava preparando per un'ulteriore spedizione in Mesopotamia, ma, essendosi aggravate le sue condizioni di salute, preferì incamminarsi per l'Italia, lasciando Publio Elio Traiano Adriano con l'esercito in Siria.[33] Colpito da un malore, spirò poco dopo, mentre il suo successore, Adriano, preferì ripristinare lo status quo ante bellum, precedente ai primi scontri, per poi riportare i confini imperiali ancora al fiume Eufrate.[33] I territori conquistati ai Parti, vennero resi subito instabili dalle continue rivolte. L'Armenia, occupata dai Romani già nel 114, poi la maggior parte della Mesopotamia, e la successiva creazione di un regno vassallo dei Parti, non furono però sufficienti a far perdere tutti nuovi i territori acquisiti, anche perché i Parti, poco dopo, detronizzarono Partamaspate e tornarono indipendenti da Roma.[33]

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Mappa delle antiche città di Ctesifonte e Seleucia al Tigri.
Occupazione romana alla morte di Traiano (nel 117)

Con la nuova politica espansionistica di Traiano, quest'ultimo ignorava così il consiglio di Augusto, di mantenere l'impero entro i confini "naturali" dallo stesso lasciati (consilium coercendi intra terminos imperii).[34] La ragione di questo monito, ovviamente, era la previsione di una perdita finanziaria per l'Impero, in caso di ulteriori conquiste per la difficile gestione di territori tanto ampi.[35]

Reazioni immediate[modifica | modifica wikitesto]

Con la morte di Traiano tutti i territori orientali occupati ad est dell'Eufrate, fino al golfo persico (comprese le nuove provincie di Mesopotamia ed Assiria, oltre a quella d'Armenia), furono abbandonate dal successore Adriano. Quest'ultimo adottò una politica di rafforzamento dei vecchi confini, mantenendo le precedenti acquisizioni di Traiano come la Dacia e l'Arabia petrea.

Impatto sulla storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerre romano-partiche.

La conquista della capitale dei Parti Ctesifonte da parte delle armate romane fu il pretesto per i futuri imperatori, da Lucio Vero a Settimio Severo, fino a Flavio Claudio Giuliano per compiere nuove campagne militari oltre l'Eufrate, sulle orme del leggendario Alessandro Magno.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 11.3.
  2. ^ Frank A. Lepper, Trajan's Parthian war, Oxford 1948, pp. 158–204; Julien Guey, Essai sur la guerre parthique de Trajan (114–117), Bucarest 1937, pp. 19 seg.; Klaus Schippmann, Grundzüge der parthischen Geschichte, Darmstadt 1980, p. 60.
  3. ^ CIL III, 6706.
  4. ^ AE 1968, 511.
  5. ^ CIL X, 2733.
  6. ^ AE 1939, 132.
  7. ^ CIL VI, 32933.
  8. ^ AE 1962, 311.
  9. ^ J.R.Gonzales, Historia de las legiones romanas, p.726.
  10. ^ Yann Le Bohec, L'esercito romano, p. 34 e 45.
  11. ^ a b Roman Imperial Coinage, Traianus, II, 297; BMC 512 var. Calicó 986a. Cohen 40 var. Hill 690.
  12. ^ Roman Imperial Coinage Traianus,II 655.
  13. ^ a b c Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 17.
  14. ^ a b Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 18.
  15. ^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 32.4.
  16. ^ AE 1955, 225, AE 1975, 837.
  17. ^ a b c d e f Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 19.
  18. ^ a b c d Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 20.
  19. ^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 23.1.
  20. ^ a b c Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 21.
  21. ^ a b c d e Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 22.
  22. ^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 23.
  23. ^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 24-25.
  24. ^ Aurelio Vittore, De Caesaribus, 13.11.
  25. ^ Roman Imperial Coinage, Traianus, II, 325.
  26. ^ Roman Imperial Coinage Traianus, II 642; Banti 29.
  27. ^ a b c Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 26.
  28. ^ a b c d e f g Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 28.
  29. ^ a b c d e Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 29.
  30. ^ a b c d Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 30.
  31. ^ a b Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 31.
  32. ^ a b Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 32.
  33. ^ a b c Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXVIII, 33.
  34. ^ Tacito, Annales, I, 11.
  35. ^ Michael Alexander Speidel, Bellicosissimus Princeps, in Traian. Ein Kaiser der Superlative am Beginn einer Umbruchzeit?, Mainz 2002, pp. 23–40.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura storiografica[modifica | modifica wikitesto]

  • Autori Vari, Storia del mondo antico, in L'impero romano da Augusto agli Antonini, Milano, 1975, Cambridge University Press, vol. VIII.
  • F.A.Arborio Mella, L'impero persiano da Ciro il Grande alla conquista araba, Milano 1980, Ed.Mursia.
  • Julian Bennet, Trajan, Optimus Princeps, Bloomington, 2001. ISBN 0-253-21435-1.
  • J.R.Gonzalez, Historia del las legiones romanas, Madrid 2003.
  • Julien Guey, Essai sur la guerre parthique de Trajan (114–117), Bucarest 1937.
  • Yann Le Bohec, L'esercito romano, Roma, 1992, ISBN 88-430-1783-7.
  • F.A. Lepper, Trajan's parthian war, Oxford, 1948.
  • Edward Luttwak, La grande Strategia dell'Impero romano, Milano, 1981.
  • Guido Migliorati, Cassio Dione e l'impero romano da Nerva ad Antonino Pio – alla luce dei nuovi documenti, Milano, 2003. ISBN 88-343-1065-9.
  • F.Millar, The roman near east - 31 BC / AD 337, Harvard 1993.
  • Klaus Schippmann, Grundzüge der parthischen Geschichte, Darmstadt 1980.
  • Michael Alexander Speidel, Bellicosissimus Princeps, in Traian. Ein Kaiser der Superlative am Beginn einer Umbruchzeit?, Mainz 2002.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]