Massimino Daia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Massimino Daia
Daza01 pushkin.jpg
Copia di un busto di Massimino Daia.
Imperatore romano
In carica 308 - 313
Predecessore Galerio
Successore Licinio
Altri titoli Persicus maximus[1]
Sarmaticus maximus[1]
Germanicus[1]
Nascita 270 circa
Morte 313

Gaio Galerio Valerio Massimino, originariamente noto come Daia (latino: Gaius Valerius Galerius Maximinus; 20 novembre 270 circa[1]agosto 313[1]), fu un imperatore romano dal 308 fino alla sua morte, durante la tetrarchia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato in Illyricum[2] e originario di una famiglia dedita alla pastorizia,[3] nacque il 20 novembre, probabilmente dell'anno 270,[4] dalla sorella di Galerio.[5] Fece la carriera militare, ricoprendo i ranghi di scutarius, Protector e tribunus. Il suo nome originario era «Daia»,[6] ma fu adottato da Galerio, di cui assunse il nome (il nome completo di Galerio era Gaio Galerio Valerio Massimo). Daia aveva una moglie e una figlia, i cui nomi sono ignoti, e un figlio di nome Massimo.

Nel 305, in seguito all'abdicazione degli augusti Diocleziano e Massimiano in favore di Galerio e Costanzo Cloro, fu nominato cesare e suo successore al titolo di augusto da Galerio (Oriente), insieme all'altro cesare Flavio Severo scelto da Costanzo Cloro (Occidente). Gli fu assegnato il governo delle province balcaniche. Nel 308 costrinse suo zio Galerio a conferirgli la nomina ad augusto insieme a Costantino. Sappiamo che condusse una campagna militare vittoriosa in Armenia, contro un popolo che in passato si era dimostrato alleato dei Romani, ma che ora abbracciava la religione cristiana, nemica dell'imperatore poiché "estremamente rispettosa della pietà verso Dio". Secondo Giovanni Malalas (che confonde Massimino Daia con Massenzio, figlio di Massimiano), Massimino condusse in modo vittorioso le operazioni militari, sia contro gli Armeni, sia contro i Persiani di Sapore II, che ai primi si erano alleati e avevano invaso l'Osroene. In seguito a questi successi sembra che abbia distribuito i prigionieri nelle province di Armenia I e Armenia II, ed abbia ottenuto il titolo vittorioso di Persicus (312/313), insieme agli altri Augusti, Costantino I e Licinio (questi ultimi non avendovi però partecipato direttamente).[1]

Moneta di Massimino.

In seguito alla sconfitta di Massenzio da parte di Costantino I, si scontrò nel 313 con Licinio, ma, sconfitto da quest'ultimo nella battaglia di Tzirallum, si ritirò a Tarso dandosi la morte strangolandosi con le sue stesse mani.

Uomo ambizioso e ostile ai cristiani,[7] è descritto da Lattanzio come un creatore di scandali e autore di condanne ingiuste. Anche Eusebio di Cesarea ne traccia una pessima descrizione, ma gli studi più recenti tendono a considerare queste opinioni come propaganda diretta a colpire un nemico di Costantino e a ritenere che Massimino non sia stato un sovrano incapace.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Eusebio di Cesarea, Historia ecclesiastica, IX, 8, 2-4. Giovanni Malalas, Cronografia, XII, p.311, 2-14 e p.312-313, 10-25.
    IL Alg-1, 3956 (Africa proconsularis, Tenoukla): Dddominis nnnostris Flavio Valerio Constantino Germanico Sarmatico Persico et Galerio Maximino Sarmatico Germanico Persico et Galerio Valerio Invicto (?) Pio Felici Augusto XI.
  2. ^ Sesto Aurelio Vittore, Liber de caesaribus, 40,1, «Illyricorum indigena». Il nome «Daia» è di origine tracia e Galerio veniva da Felix Romuliana, una città della nuova provincia della Dacia ripensis creata da Aureliano e che comprendeva parte della Tracia; è quindi possibile che la sua famiglia vivesse in Tracia.
  3. ^ Così riferiscono Lattanzio (De mortibus persecutorum xix.6, «Daia uero sublatus nuper a pecoribus et siluis») e l'Epitome De Caesaribus (40.18, «ortu quidem at que instituto pastorali»).
  4. ^ L'anno di nascita di Massimino è sconosciuto. Lattanzio (De mortibus persecutorum xviii.14) lo definisce adulescens all'epoca dell'elevazione dal rango di Cesare, il che significa che nel 305 poteva avere tra i 18 e i 30 anni; la sua monetazione lo raffigura come un uomo di circa venticinque anni (J. Maurice, Numismatoque Constantienne I, 1908, 66, citato in Christensen, p. 11 n.8); un suo busto quale imperatore lo raffigura come ventenne. Questo lo rende verosimilmente contemporaneo di Costantino, anche lui definito adulescens da Lattanzio (Christensen, p. 12).
  5. ^ Lattanzio (De mortibus persecutorum xviii.14) lo vuole parente di Galerio, mentre l'Epitome De Caesaribus 40.1 e 40.18 lo identificano come figlio della sorella di Galerio, informazione confermata da Zosimo, II,8,1.
  6. ^ Lattanzio (De mortibus persecutorum, xviii.13 e xix.4) testimonia che Daia fosse il suo nome originario; l'Epitome De Caesaribus 40.18 concorda, ma riporta il nome come «Daca»; CIL VIII, 10784 conferma la grafia «Daia».
  7. ^ Sembra fosse favorevole ai culti orientali come quello di Serapide, come riportato su una sua moneta: RIC VI 78.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Torben Christensen, C. Galerius Valerius Maximinus: Studies in the Politics and Religion of the Roman Empire AD 305-313, The Theological Faculty Copenhagen University,

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Imperatore romano Successore Project Rome logo Clear.png
Galerio 308 - 311 (con Costantino I) Licinio (con Costantino I)
Controllo di autorità VIAF: (EN69721940 · GND: (DE118579444