Otone

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Otone
Otone scontornato png.png
Busto di Otone. Museo delle Scienze Naturali, Houston, Texas.
Imperatore romano
In carica 15 gennaio - 16 aprile 69
Predecessore Galba
Successore Vitellio
Nome completo Marcus Salvius Otho
Marcus Otho Caesar Augustus
Nascita Ferentium[1], 28 aprile 32[2]
Morte Brixellum, 16 aprile 69
Padre Lucio Otone[1]
Madre Albia Terenzia[1]

Marco Otone Cesare Augusto (in latino: Marcus Otho Caesar Augustus; nelle epigrafi: IMP•M•OTHO•CAESARAVGVST[3]; Ferento [1], 28 aprile 32[2]Brescello, 16 aprile 69) è stato un imperatore romano, in carica dal 15 gennaio al 16 aprile del 69, l'anno dei quattro imperatori.

Origini familiari[modifica | modifica wikitesto]

Otone apparteneva ad una antica e nobile famiglia etrusca residente a Ferentium (od. Ferento).[1] Nacque con il nome di Marco Salvio Otone in onore del nonno, un senatore romano diventato pretore, da Lucio Otone, intimo amico di Tiberio, e da Albia Terenzia.[1] Aveva un fratello, Lucio Tiziano, ed una sorella che da giovane era promessa a Druso Cesare, figlio di Germanico.[1]

Giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Fu fin da piccolo prodigo e turbolento, tanto che il padre doveva spesso ricorrere alla frusta.[2] Quando il padre morì cercò di entrare nella corte imperiale e ci riuscì accattivandosi una vecchia libertà di cui si era finto innamorato.[2] Riusì così a conoscere Nerone e divenne uno dei suoi più cari amici, probabilmente a causa delle loro similitudini caratteriali.[2][4]

Busto di Nerone, imperatore ed intimo amico di Otone con cui litigò a causa di Poppea Sabina. Musei Capitolini, Roma.

Il giorno in cui Nerone decise di uccidere la madre Otone ne era al corrente e in seguito il Principe gli chiese di prendere presso di sé Poppea, una sua amante che aveva strappato al marito.[4][5] Ma Otone, però, si innamorò di lei, la sposò e si rifiutò di rimandarla a Nerone.[5]

Dopo minacce ed appelli dell'imperatore, il matrimonio venne annullato ed Otone fu mandato con l'incarico di governatore nella remota provincia di Lusitania, poiché Nerone non se la sentì di condannarlo a causa dei segreti che conosceva.[5][6] Otone rimase in Lusitania per i successivi dieci anni, amministrando la provincia con moderazione non comune a quel tempo.[5][6]

Guerra Civile[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra civile romana (68-69).
Dipinto raffigurante Otone. Camera degli Sposi, Mantova.

Nel 68, il suo "vicino" Galba, governatore della Spagna Tarraconese, si rivoltò contro Nerone ed Otone lo accompagnò a Roma appoggiandolo per primo ed apparendo come il miglior generale nel suo seguito.[6]

Il risentimento per il trattamento che aveva ricevuto da Nerone può averlo spinto a questo, ma a tale motivazione certamente si aggiunge l'ambizione personale. Galba non aveva figli ed era avanti negli anni ed Otone, essendo appoggiato dai soldati e dalla corte di Nerone,[6] ed incoraggiato anche dalle predizioni degli astrologi, aspirava a succedergli. Ma nel gennaio del 69 le sue speranze furono raffreddate dall'adozione formale da parte di Galba di Lucio Calpurnio Pisone Liciniano, uomo scelto casualmente una mattina in un'udienza.

Busto di Otone.

Non rimaneva ad Otone che incassare il colpo. Disperato per lo stato delle sue finanze, a causa delle sue precedenti stravaganze, trovò il danaro per pagare i servizi di ventitré pretoriani. La mattina del 15 gennaio, solo cinque giorni dopo l'adozione di Pisone, presentò i suoi omaggi all'imperatore, e si scusò frettolosamente per certi suoi affari che lo richiamavano d'urgenza al Palatino. Egli quindi fu scortato al campo dei pretoriani, dove, dopo pochi momenti di sorpresa e indecisione, fu acclamato imperatore.

Con un'imponente scorta tornò verso il Foro, ed ai piedi del Campidoglio incontrò Galba, che, allarmato da vaghi "rumori" di rivolta, si dirigeva verso un assembramento di cittadini stupefatti verso gli alloggiamenti della truppa. La coorte di stanza al Palatino, che scortava l'imperatore, immediatamente lo abbandonò. Galba, suo figlio appena adottato Pisone ed altri furono brutalmente uccisi dai pretoriani. La scaramuccia finì, Otone tornò in trionfo all'accampamento, e lo stesso giorno ricevette l'investitura dai senatori con il nome di "Augusto", il potere tribunizio ed altre dignità appartenenti all'imperatore.

Otone dovette il suo successo al risentimento covato dai pretoriani e dal resto dell'esercito per il rifiuto di Galba di pagare le somme promesse a chi aveva supportato la sua ascesa al trono. La popolazione della città non gradiva Galba e rimpiangeva la memoria di Nerone. Il primo atto di Otone come imperatore mostrò che egli teneva bene in conto questo fatto. Otone accettò, o finse di accettare, il soprannome di "Nerone" datogli per acclamazione dal popolo, che a lui lo assimilava per il suo aspetto femmineo.

Furono di nuovo installate statue di Nerone, i suoi liberti e la sua servitù furono richiamati, e fu annunciata l'intenzione di completare la Domus Aurea. Allo stesso tempo i timori dei più sobri e rispettabili cittadini furono dissipati dalle dichiarazioni liberali di Otone sulle sue intenzioni di governare con giustizia, e dal suo clemente giudizio nei riguardi di Mario Celso, console designato e devoto seguace di Galba.

Declino e caduta[modifica | modifica wikitesto]

Denario di Otone

Ma ogni ulteriore sviluppo della politica di Otone, fu messo alla prova dalla notizia che raggiunse Roma subito dopo la sua ascesa al trono. L'esercito in Germania aveva acclamato imperatore Vitellio, comandante delle legioni del basso Reno, il quale già stava avanzando verso l'Italia. Dopo un vano tentativo di accordo con Vitellio con l'offerta di dividere l'impero, Otone, con vigore inaspettato, si preparò alla guerra. C'era da aspettarsi poco aiuto dalle province lontane che pure avevano accettato il suo regno; ma le legioni di Dalmazia, Pannonia e Mesia erano affidabili per la sua causa, le coorti dei pretoriani erano di per sé una forza formidabile ed una flotta efficiente gli dava il dominio dei mari italiani.

La flotta fu disposta a protezione della Liguria e, il 14 marzo Otone, spaventato da prodigi e presagi, partì verso il Nord alla testa delle sue truppe, nella speranza di impedire l'ingresso in Italia degli eserciti di Vitellio. Ma per questo era troppo tardi, e tutto ciò che poté fare fu di mandare le truppe a Piacenza e tenere la linea del Po. Le avanguardie di Otone difesero con successo Piacenza contro Cecina Alieno, e costrinsero quest'ultimo a ripiegare su Cremona. Ma l'arrivo di Fabio Valente alterò gli equilibri.

Busto di Otone nella Reggia di Versailles.

A questo punto i generali di Vitellio si risolsero a dare la battaglia decisiva, ed i loro piani furono facilitati dalle opinioni divise e incerte che prevalevano nel campo di Otone. Gli ufficiali più esperti sostenevano l'importanza di evitare una battaglia, almeno fino all'arrivo delle legioni dalla Dalmazia. Ma l'avventatezza di Tiziano, fratello dell'imperatore e di Proculo, prefetto della Guardia pretoriana, aggiunte all'impazienza di Otone, sopraffecero ogni opposizione, e fu decisa un'avanzata immediata ed Otone rimase indietro con notevoli forze di riserva a Brescello sulla riva meridionale del Po.

Quando fu presa questa decisione, l'esercito di Otone aveva già traversato il Po ed era accampato a Bedriaco, piccolo villaggio sulla Via Postumia, posto sul percorso da cui dovevano arrivare le legioni dalla Dalmazia. Le forze di Otone vennero sconfitte nella prima battaglia di Bedriaco. Otone era ancora al comando di una forza formidabile: le legioni della Dalmazia avevano già raggiunto Aquileia e lo spirito dei soldati e dei loro ufficiali era intatto.

Ma egli si risolse ad accettare il verdetto della battaglia che la sua stessa impazienza aveva affrettato. Con un solenne discorso si accomiatò da chi gli era intorno e ritiratosi per riposare, dormì profondamente qualche ora. La mattina presto si trafisse il cuore con una spada che aveva nascosto sotto il cuscino, e morì mentre il suo attendente entrava. Il suo funerale fu celebrato subito, secondo il suo desiderio, e non pochi dei suoi soldati seguirono il suo esempio uccidendosi sulla sua pira.

A Brescello fu eretta in suo onore una modesta tomba con la semplice iscrizione: Diis manibus Marci Otonis. Otone aveva trentasette anni ed aveva regnato per tre mesi. Tacito ne lodò l'eroicità nel morire: con la sua morte, Otone avrebbe desiderato porre fine alla guerra civile che fin troppe vittime romane aveva mietuto. Ma il suo sacrificio si rivelò vano, dato che di lì a poco un generale in servizio in Giudea, Vespasiano, avrebbe insidiato il fresco vincitore di Bedriaco, Vitellio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g Svetonio, Vite dei Cesari, Otone,I
  2. ^ a b c d e Svetonio, Vite dei Cesari, Otone,II
  3. ^ Testo per esteso dell'epigrafe: Imperator Marcus Otho Caesar Augustus
  4. ^ a b Cassio Dione, Storia romana, LXI, 11
  5. ^ a b c d Svetonio, Vite dei Cesari, Otone,III
  6. ^ a b c d Tacito, Historiae I, 13

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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Galba 69 Vitellio
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