Otone

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Otone
Otone scontornato png.png
Busto di Otone (Museo delle Scienze Naturali, Houston, Texas)
Imperatore romano
In carica 15 gennaio - 16 aprile 69
Predecessore Galba
Successore Vitellio
Nome completo Marcus Salvius Otho (alla nascita)
Marcus Salvius Otho Caesar Augustus (dopo l'ascesa al potere imperiale)
Nascita Ferentium, 28 aprile 32
Morte Brixellum, 16 aprile 69
Padre Lucio Salvio Otone
Madre Albia Terenzia
Coniuge Poppea Sabina (62)

Marco Salvio Otone Cesare Augusto (in latino: Marcus Salvius Otho Caesar Augustus;[1] nelle epigrafi: IMP•M•OTHO•CAESARAVGVST[2]; Ferento [3], 28 aprile 32[4]Brescello [5], 16 aprile 69[6]), meglio conosciuto semplicemente come Otone,[7] è stato un imperatore romano, in carica per circa tre mesi[8] dal 15 gennaio[9] alla sua morte, avvenuta nell'anno dei quattro imperatori.

Le fonti storiografiche[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Fonti e storiografia su Otone.

La principale fonte storiografica antica su Otone sono le Storie di Tacito[10] che descrivono dettagliatamente la guerra civile del 68-69. Altra importante fonte antica sono le Vite dei Cesari di Svetonio,[11] che parla anche della famiglia di origine, dell'aspetto e delle abitudini dell'imperatore. Altre fonti sono gli Annali di Tacito,[12] che lo citano durante il regno di Nerone, le Vite parallele di Plutarco[13] e la Storia romana di Cassio Dione.[14] Riferimenti ad Otone vengono fatti da Aurelio Vittore,[15] Eutropio,[16] Plinio il Vecchio[17] e Giovenale.[18]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Lucio Salvio Otone, padre dell'imperatore Otone (Promptuarii Iconum Insigniorum, Guillaume Rouillé)

Origini familiari[modifica | modifica wikitesto]

Otone apparteneva ad una antica e nobile famiglia etrusca residente a Ferentium (od. Ferento).[19] Nacque con il nome di Marco Salvio Otone in onore del nonno, un senatore romano diventato pretore e primo membro della famiglia a entrare in Senato.[20] Suoi genitori furono Lucio Salvio Otone, intimo amico di Tiberio,[21] e Albia Terenzia.[3] Aveva un fratello, Lucio Tiziano, ed una sorella che da giovane fu promessa a Druso Cesare, figlio di Germanico.[3]

Giovinezza e carriera politica (32-68)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Età giulio-claudia.
Busto di Nerone, imperatore ed intimo amico di Otone con il quale litigò a causa di Poppea Sabina (Musei Capitolini, Roma)

Fu fin da piccolo prodigo e turbolento, tanto che il padre doveva spesso ricorrere alla frusta.[4] Quando il padre morì cercò di entrare nella corte imperiale e ci riuscì accattivandosi una vecchia liberta di cui si era finto innamorato.[4] Riuscì così a conoscere Nerone e divenne uno dei suoi più cari amici, probabilmente a causa delle loro similitudini caratteriali.[22] Otone e Nerone erano soliti fare scorrerie notturne per la città e fu proprio Otone che aiutò l'imperatore a coprire la sua storia amorosa con la liberta Claudia Atte, che non era approvata da Agrippina, madre di Nerone.[23]

Il giorno in cui Nerone decise di far uccidere la madre Otone ne era al corrente e in seguito il Principe gli chiese di prendere presso di sé Poppea, una sua amante che aveva strappato al marito.[24] Otone, però, si innamorò di lei, la sposò[25] e si rifiutò di rimandarla a Nerone.[26] Dopo minacce ed appelli dell'imperatore, il matrimonio venne annullato ed Otone fu mandato con l'incarico di governatore nella remota provincia di Lusitania,[27] poiché Nerone non se la sentì di condannarlo a causa dei segreti che conosceva.[28] Otone rimase in Lusitania per i successivi dieci anni, amministrando la provincia con moderazione non comune a quel tempo.[29]

Ascesa al potere (68-69)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra civile romana (68-69).
Busto di Galba, predecessore di Otone al governo imperiale (Palazzo Reale, Stoccolma)

Nel 68 il governatore della Spagna Tarraconese, Servio Sulpicio Galba si rivoltò contro Nerone[30] ed Otone lo accompagnò a Roma, appoggiandolo per primo ed apparendo come il miglior generale nel suo seguito.[31] Il risentimento per il trattamento che aveva ricevuto da Nerone può averlo spinto a questo, ma a tale motivazione certamente si aggiunge l'ambizione personale.[32] Nerone si suicidò il 9 giugno 68 e Galba venne acclamato imperatore dal Senato e dal popolo.[33] Otone si vide allora già sul trono, poiché Galba non aveva figli ed era avanti negli anni, ed Otone, essendo appoggiato dai soldati, dalla corte di Nerone,[34] ed incoraggiato anche dalle predizioni degli astrologi, aspirava a succedergli.[35]

Busto di Otone (Musei Capitolini, Roma)

Ma il 10 gennaio del 69 le sue speranze furono raffreddate dall'adozione formale da parte di Galba di Lucio Calpurnio Pisone Liciniano:[36] Galba infatti conosceva Otone e voleva avere un successore più degno e meritevole della sua posizione.[37] Non rimaneva ad Otone che incassare il colpo; disperato per lo stato delle sue finanze,[38] a causa delle sue precedenti stravaganze, trovò il danaro per pagare i servizi di dieci pretoriani estorcendoli ad un funzionario imperiale:[39] diede ad ognuno un anticipo in denaro di diecimila sesterzi e ne promise altri cinquantamila.[39] I soldati non assoldarono nessun altro, poiché erano convinti che i loro camerati si sarebbero uniti alla congiura sul momento, visto lo scontento verso Galba.[40]

La sera del 14 gennaio, solo quattro giorni dopo l'adozione di Pisone, Otone aveva intenzione di far uccidere Galba nei Palazzi imperiali del Palatino subito dopo la cena, ma decise di rinviare l'azione, per paura di risultare odioso alla coorte che era di guardia, la stessa che aveva assistito agli assassinii di Caligola e Nerone.[41] Il giorno seguente presentò i suoi omaggi all'imperatore, assistette ai sacrifici e all'orazione dell'aruspice,[41] si accomiatò da Galba con la scusa di dover vedere una nuova casa da comprare e si recò nel Foro dove lo attendevano i suoi complici.[41] Egli quindi fu scortato al campo dei pretoriani, dove fu acclamato imperatore dalla folla,[41] fu sollevato sulle spalle dei soldati e posto sulla statua d'oro di Galba.[42]

Intanto Galba, che aveva ricevuto la notizia in maniera confusa, aveva inviato guardie per tutta la città.[43] Fu raggiunto però da una nuova voce che diceva che Otone era stato ucciso dai pretoriani,[44] quindi scese dal Palatino e andò nel Foro.[45] Pisone, che aveva anche lui ricevuto delle notizie sull'accaduto, si precipitò nel Foro per stare con il padre:[46] la folla li circondò e i cavalieri congiurati li trucidarono sul bordo del Lacus Curtius.[47] Il corpo di Galba fu devastato e fatto a pezzi dai soldati e dal popolo.[48] Di conseguenza furono immediatamente nominati i nuovi prefetti: il pretorio fu assegnato a Plozio Firmo e Licinio Proculo,[49] mentre Flavio Sabino diventò prefetto della città.[50]

Quella stessa sera Otone ricevette l'investitura dai senatori con il nome di "Augusto", la potestà tribunizia ed altre dignità appartenenti all'imperatore.[51] Otone dovette il suo successo al risentimento covato dai pretoriani e dal resto dell'esercito per il rifiuto di Galba di pagare le somme promesse a chi aveva supportato la sua ascesa al trono;[52] inoltre la popolazione della città non gradiva Galba e rimpiangeva la memoria di Nerone.[53]

Il breve principato (69)[modifica | modifica wikitesto]

Otone: aureo[54]
Aureus Othonis RIC15.png
IMP M OTHO CAESAR AVG TR P (Imperatore Marco Otone Cesare Augusto, Potestà Tribunizia), testa di Otone verso destra; VICTORIA OTHONIS (Vittoria di Otone), la Vittoria drappeggiata regge una palma sulla spalla sinistra.
7.35 g, (zecca di Roma antica); coniato nel 69 da Otone.

I primi mesi (gennaio-febbraio)[modifica | modifica wikitesto]

Busto marmoreo di Otone (Palazzo Medici Riccardi, Firenze)

Il popolo iniziò a chiamarlo con il soprannome "Nerone", in virtù dell'antica amicizia con il vecchio imperatore, e Otone cercò di risollevare l'immagine dell'ultimo giulio-cluadio: fece nuovamente installare statue di Nerone e di sua moglie Poppea,[55] i suoi liberti e la sua servitù furono richiamati e fu annunciata l'intenzione di completare la Domus Aurea.[56] Allo stesso tempo i timori dei più sobri e rispettabili cittadini furono dissipati dalle dichiarazioni liberali di Otone sulle sue intenzioni di governare con giustizia, e dal suo clemente giudizio nei riguardi di Publio Mario Celso, console designato e devoto seguace di Galba.[57]

Otone, nei giorni che seguirono il bagno di sangue avvenuto nel Foro, apparve sconvolto dall'accaduto, riusciva a malapena a dormire[58] e si pentiva di aver ucciso Galba, rincuorandosi però che così aveva posto fine ad una guerra civile.[59] Otone iniziò a governare con giudizio ma la sua pace fu interrotta dopo pochi giorni da una notizia dalla Germania: le legioni del Reno avevano elevato ad imperatore il loro generale, Aulo Vitellio.[60] Il Senato inviò allora una delegazione a nord per informare Vitellio che era già stato eletto un imperatore e quindi di calmare le sue truppe;[61] Otone, invece, per mezzo di un suo messo personale, chiese a Vitellio di affiancarlo nel governo dell'Impero e di diventare suo genero.[61]

Dopo qualche giorno - in cui sembrava di essere quasi giunti ad un accordo - i due imperatori ruppero i legami e Otone richiamò tutti gli ambasciatori imperiali della Germania.[62] Il Senato inviò messaggeri nella Gallia Cisalpina e a Lugdunum, ma tutti furono respinti e rimandati a Roma.[62] I due imperatori mandarono sicari l'uno contro l'altro e Vitellio arrivò a minacciare di morte anche i familiari di Otone: la madre Terenzia, il fratello Tiziano e il nipote Lucio Cocceiano.[63]

A dare nuova speranza ad Otone fu la notizia che altre province si erano schierate a suo favore, giurandogli fedeltà: la Dalmazia, la Pannonia e la Mesia a nord, la Spagna ad ovest, la Giudea di Tito Flavio Vespasiano e tutte le province asiatiche ad est, l'Egitto e l'Africa, tenuta dal proconsole Vipsanio Aproniano, a sud.[64] Le province della Gallia (Aquitania e Provenza) si schierarono invece con Vitellio.[65]

Presunto busto di Vitellio, avversario di Otone e imperatore dopo di lui (Museo del Louvre, Parigi)

Otone, superato lo shock iniziale, governò l'impero come in tempi di pace:[66] inviò molte famiglie nelle colonie spagnole di Hispalis ed Emerita; diede la cittadinanza romana ai Lingoni, un popolo gallico; diede le città dei Mauri alla Betica; emanò una nuova legislazione per le provincie di Cappadocia e Africa.[67] Inoltre novemila cavalieri Roxolani invasero la Mesia, furono sconfitti dal legato Marco Aponio Saturnino e ricacciati indietro; per questa impresa Aponio ebbe una statua trionfale a Roma.[68] Nei primi giorni di marzo, a Ostia scoppiò anche una confusionaria rivolta, che in una notte vede schierati i Centurioni, i Senatori armati e i pretoriani.[69] Solo quando i soldati videro Otone al sicuro e ascoltarono il suo discorso, che li richiamava all'ubbidienza,[70] i militari si calmarono e la sollevazione finì immediatamente.[61]

La guerra con Vitellio (marzo-aprile)[modifica | modifica wikitesto]

Busto di Otone (Reggia di Versailles, Versailles)

La guerra con Vitellio era, però, ormai inevitabile e le armate dalla Germania erano già arrivate sulle Alpi.[71] Otone decise quindi di organizzare un esercito e diede grandi poteri al prefetto del pretorio Licinio Proculo.[72] Il 14 marzo l'imperatore, spaventato da prodigi e presagi negativi,[61] partì verso il Nord alla testa delle sue truppe, per impedire all'esercito di Vitellio sulle Alpi di entrare in Italia.[73] Lasciò quindi il governo dell'impero in mano al fratello, Lucio Tiziano.[73] L'esercito che lasciò Roma, la Legio I Adiutrix, cinque coorti pretoriane e altri duemila soldati, era pronto ad unirsi alle quattro legioni provenienti dalla Pannonia e dalla Dalmazia, la Legio VII Gemina, XI Claudia, XIII Gemina e XIV Gemina.[74]

Otone non scese mai in battaglia ma restò a Brescello[75] e inviò il generale Annio Gallo per prendere le rive del Po e scacciare il generale vitellino Aulo Cecina Alieno.[76] Intanto la flotta dell'imperatore avanzava da Roma e conquistò in breve tempo tutte le coste italiane e arrivò in Gallia Narbonense sotto il comando di Svedio Clemente,[77] Antonio Novello[78] ed Emilio Pacense.[79] I comandanti della flotta otoniana, però, saccheggiarono e bruciarono le terre che incontravano[80] e per questo gli abitanti delle Alpi, sotto il comando del procuratore Mario Maturo, si rivoltarono contro Clemente ma furono sconfitti ed uccisi.[79]

Intanto era sceso in Italia, con il comando dell'esercito di Vitellio, il generale Fabio Valente; questi mandò nella Narbonense il generale Giulio Classico per contrastare l'avanzata di Clemente.[81] I due eserciti si scontrarono a Forum Iulii, nell'odierna Provenza. La battaglia fu vinta dagli otoniani ma le perdite furono così vaste che entrambi gli eserciti si ritirarono, i vitelliani ad Antibo e gli otoniani ad Albenga.[82] Questa vittoria si ripercosse sulla vicina isola della Corsica, dove comandava il procuratore Decimo Pacario: questi odiava Otone ma il popolo era spaventato dalla vicinanza della flotta di Clemente e quindi uccise Pacario, portandone la testa all'imperatore.[83]

Intanto, nella Cisalpina, il vitelliano Aulo Cecina Alieno condusse un esercito nella Pianura Padana e in breve tempo fu padrone del Po e delle sue rive.[84] L'unica città rimasta fedele ad Otone era Piacenza, sotto il comando di Vestricio Spurinna.[85] Cecina allora pose il campo sulle rive settentrionali del fiume, mentre Spurinna faceva fortificare tutta la città.[86] Il giorno seguente i vitelliani attraversarono il Po e iniziarono l'assedio della città, cercando una facile vittoria.[87] Le truppe di Cecina furono però respinte grazie al comando di Spurinna[88] e il generale fu costretto ad attraversare nuovamente il Po e fuggire nella città di Cremona.[89]

L'otoniano Annio Gallo, che andava in soccorso di Piacenza con la I legione,[90] fu avvertito della ritirata di Cecina da Spurinna.[91] Decise allora di andare incontro al nemico ma a Cremona già c'era una battaglia tra Cecina e Marzio Macro, che passato il Po con dei gladiatori aveva attaccato i vitelliani scacciandoli dalla città.[91] I comandanti dell'armata di Otone (Annio Gallo, Gaio Svetonio Paolino e Mario Celso[92]), però, iniziarono ad essere sospettati alla corte dell'imperatore poiché non avevano inseguito l'esercito in fuga di Cecina e quindi fu inviato Lucio Tiziano per prendere il comando come Generale della guerra.[91] Poiché Fabio Valente stava avvicinandosi all'esercito di Cecina, quest'ultimo, che non voleva presentarsi sconfitto, decise di attaccare l'esercito di Otone presso il Locus Castorum, dodici miglia da Cremona:[93] anche in questo scontro Cecina venne sconfitto e si ritirò presso l'armata di Valente.[94]

A questo punto Otone ordinò di convocare un consiglio di guerra per decidere il da farsi; a fare il punto della situazione fu Svetonio Paolino, ritenuto il più capace dei militari, e questi sostenne che l'impazienza avrebbe giocato a favore dei nemici dell'imperatore, mentre sarebbe stato meglio attendere.[95] Infatti Paolino ricordò che l'armata di Vitellio era al completo, ma Otone controllava l'Oriente, l'Italia e Roma e quindi suggerì di aspettare l'arrivo della XIV legione per schiacciare definitivamente il nemico.[96] Anche Mario Celso e Annio Gallo si dissero favorevoli alla proposta di Paolino, mentre Otone era propenso alla battaglia diretta,[97] sostenuto dal fratello Tiziano e dal prefetto del pretorio Proculo, che dicevano di avere il favore degli dei.[98]

Nessuno osò opporsi a questi ma si decise che almeno l'imperatore sarebbe dovuto rimanere nelle linee di difesa, a Brescello.[98] Questa decisione causò ulteriore malcontento tra i soldati che vedevano l'imperatore allontanarsi e lasciarli in mano a dei generali dei quali non si fidavano.[98] Intanto era scoppiata una battaglia sulle rive del fiume Po, poiché i vitelliani erano passati attraverso un ponte di barche.[99] Durante lo scontro fu ucciso anche Marzio Macro, il comandante dei gladiatori otoniani,[100] trafitto da un giavellotto.[101] Sul luogo della battaglia arrivarono anche Vestricio Spurinna con le sue coorti e Flavio Sabino, che prese il posto di Macro.[101]

Intanto Otone rimaneva a Brescello e le sue truppe erano in preda al panico: Tiziano aveva il comando ma di fatto le truppe erano in mano al prefetto Proculo e Celso e Paolino non riuscivano più a contenere il malcontento delle truppe.[102] Questi ultimi, però, erano ormai in marcia verso il nemico e lo raggiunsero nei pressi di Bedriaco, dove Valente aveva già dato il segnale di battaglia.[103] Gli otoniani giunsero velocemente al campo vitelliano e la battaglia fu feroce.[104] I comandanti di Otone fuggirono e l'esercito dell'imperatore venne messo in fuga;[105] Otone attendeva notizie della battaglia e quando seppe dell'esito dello scontro rifiutò di far chiamare le altre legioni da Aquileia, poiché non voleva che si continuasse a combattere.[106]

Statua dell'imperatore Otone (Museo del Louvre, Parigi)

Morte e successione (69)[modifica | modifica wikitesto]

« Esporre più a lungo ai pericoli questa vostra devozione, questo vostro valore, è, ritengo, un prezzo troppo alto per la mia vita. Tanto più grande è la speranza che mi offrite, qualora volessi vivere, tanto più bella sarà la morte. Io e la fortuna ci siamo misurati reciprocamente. Non calcolate la durata: è più difficile usare moderazione nella felicità, quando si sa che il suo tempo è breve. La guerra civile è stata aperta da Vitellio, quello è l'inizio della contesa in armi per il principato: voglio costituire un esempio, perché non si combatta per esso più di una volta. Da tale esempio giudichino i posteri Otone. Abbia Vitellio la gioia del fratello, della moglie, dei figli: non ho bisogno né di vendette né di conforti. Se altri hanno tenuto più a lungo di me l'impero, nessuno l'avrà lasciato con maggiore forza d'animo. O dovrò accettare che tanta gioventù romana, tanti meravigliosi eserciti siano ancora una volta falciati a terra e strappati allo stato? Lasciate ch'io vada sapendo che sareste morti per me, ma siete vivi. Non ritardiamo più oltre, io la vostra incolumità, voi la mia inflessibile decisione. Un lungo discorso d'addio è una parte di viltà. A prova suprema della mia determinazione, sappiate che non mi lamento di nessuno: prendersela con gli dèi o con gli uomini è gesto di chi vuol vivere. »
(Otone da Tacito, Storie, II, 47)
Dipinto raffigurante Otone (Camera degli Sposi, Mantova)

Con questo solenne discorso iniziò a consolare chi gli era intorno e donò mance ai suoi soldati e ai suoi servi.[107] Si ritirò poi nella sua tenda e bruciò le sue lettere personali per non farle avere dal nemico, scrisse due lettere, una alla sorella e una a Statilia Messalina,[108] con la quale voleva sposarsi ma che lo aveva rifiutato.[109] Si mise poi a riposare portando a letto con sé due pugnali, dormì tutta la notte e al suo risveglio si trafisse il fianco:[110] ai primi gemiti i suoi attendenti accorsero al suo capezzale, ma Otone morì.[110] Fu seppellito modestamente subito dopo la morte, come da sue disposizioni.[111]

« Morì nel suo trentottesimo anno di età, dopo un breve regno di circa tre mesi, e la sua morte fu tanto lodata quanto la sua vita criticata; infatti se non visse meglio di Nerone, morì in modo più nobile. »
(Plutarco, Vite parallele, Otone)

Tacito, come molti altri storici antichi, ne lodò l'eroicità nel morire: con la sua morte, Otone avrebbe desiderato porre fine alla guerra civile che fin troppe vittime romane aveva mietuto.[112] Fu così amato dalle sue truppe che molti dei suoi soldati, dopo averlo sepolto, si uccisero a loro volta.[113] Ma il suo sacrificio si rivelò vano, dato che il principato di Vitellio fu nuovamente scosso dalla rivolta del governatore della Giudea, Tito Flavio Vespasiano.[114]

Titolatura imperiale[modifica | modifica wikitesto]

Titolatura imperiale Numero di volte Datazione evento
Tribunicia potestas 1 volta, per 4 mesi: al momento dell'assunzione del potere imperiale, nel 69.[115]
Salutatio imperatoria 1 volta: al momento dell'assunzione del potere imperiale, nel 69.[116]
Altri titoli Pontifex Maximus nel 69.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ /ˈmar.kʊs ˈsaːl.vɪ.ʊs ˈɔtʰ.ɔ ˈkɐɛ̯.sar ɐʊ̯ˈɡuːs.tʊs/ (pronuncia restituta), /ˈmar.kus ˈsal.vjus ˈɔto ˈtʃɛ.zar awˈɡus.tus/ (pronuncia ecclesiastica).
  2. ^ Testo per esteso dell'epigrafe: Imperator Marcus Otho Caesar Augustus (CIL VI, 2051).
  3. ^ a b c Svetonio, Vite dei CesariOtone, I.
  4. ^ a b c Svetonio, Vite dei CesariOtone, II.
  5. ^ Svetonio, Vite dei CesariOtone, IX.
  6. ^ Svetonio, Vite dei CesariOtone, XI.
  7. ^ Imperator Otho
  8. ^ Hooper 1979, 394.
  9. ^ CIL VI, 2051.
  10. ^ Tacito, Historiae.
  11. ^ Svetonio, Vite dei Cesari.
  12. ^ Tacito, Annales.
  13. ^ Plutarco.
  14. ^ Cassio Dione.
  15. ^ Aurelio Vittore, De Caesaribus, VII; Aurelio Vittore, Epitome, VII.
  16. ^ Eutropio, Breviarium ab Urbe Condita, VII, 17.
  17. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XIII, 22.
  18. ^ Giovenale, Satire, II, 99-109.
  19. ^ Aurelio Vittore, Epitome, VII, 1; Svetonio, Vite dei CesariOtone, I.
  20. ^ Garzetti 1974, pag. 203.
  21. ^ Syme 1993, 169.
  22. ^ Aurelio Vittore, De Caesaribus, VII, 1; Cassio Dione, LXI, 11.2; Svetonio, Vite dei CesariOtone, II; Fini 1994, IV, 113.
  23. ^ Fini 1994, IV, 114.
  24. ^ Cassio Dione, LXI, 11.2; Svetonio, Vite dei CesariOtone, III; Sampoli 2003, pag. 236.
  25. ^ Bunson 2009, pag. 11.
  26. ^ Svetonio, Vite dei CesariOtone, III; Tacito, Annales, XIII, 45-46.
  27. ^ Fini 1994, V, 142.
  28. ^ Svetonio, Vite dei CesariOtone, III; Tacito, Annales, XIII, 46; Tacito, Historiae, I, 13; Sampoli 2003, pag. 242; Wellesley 2002, pag. 5.
  29. ^ Svetonio, Vite dei CesariOtone, III; Tacito, Annales, XIII, 46; Tacito, Historiae, I, 13.
  30. ^ Svetonio, Vite dei CesariGalba, IX.
  31. ^ Svetonio, Vite dei CesariOtone, IV; Tacito, Historiae, I, 13.
  32. ^ Svetonio, Vite dei CesariOtone, IV.
  33. ^ Svetonio, Vite dei CesariGalba, XI.
  34. ^ Tacito, Historiae, I, 13.
  35. ^ Svetonio, Vite dei CesariOtone, IV-V.
  36. ^ Cassio Dione, LXIV, 5.1; Svetonio, Vite dei CesariOtone, V; Svetonio, Vite dei CesariGalba, XVII; Tacito, Historiae, I, 15; Bunson 2009, pag. 227.
  37. ^ Smith, 1849, vol. III, Otho, M. Salvius.
  38. ^ Tacito, Historiae, I, 21.
  39. ^ a b Svetonio, Vite dei CesariOtone, V.
  40. ^ Aurelio Vittore, De Caesaribus, VI, 2; Svetonio, Vite dei CesariOtone, V; Tacito, Historiae, I, 23.
  41. ^ a b c d Svetonio, Vite dei CesariOtone, VI.
  42. ^ Tacito, Historiae, I, 36.
  43. ^ Cassio Dione, LXIV, 6.1; Svetonio, Vite dei CesariGalba, XIX; Garzetti 1974, pag. 202.
  44. ^ Cassio Dione, LXIV, 6.2.
  45. ^ Svetonio, Vite dei CesariGalba, XIX; Tacito, Historiae, I, 34-35.
  46. ^ Tacito, Historiae, I, 39.
  47. ^ Aurelio Vittore, De Caesaribus, VI, 3; Svetonio, Vite dei CesariGalba, XX; Svetonio, Vite dei CesariOtone, VI; Tacito, Historiae, I, 40; Adkins 2014, pag. 22.
  48. ^ Cassio Dione, LXIV, 6.3; Svetonio, Vite dei CesariGalba, XX; Tacito, Historiae, I, 41.
  49. ^ Bunson 2009, pag. 212.
  50. ^ Tacito, Historiae, I, 46; Wellesley 2002, pag. 27.
  51. ^ Cassio Dione, LXIV, 8.1; Svetonio, Vite dei CesariOtone, VII; Tacito, Historiae, I, 47; Bunson 2009, pag. 101.
  52. ^ Le Bohec 2013, pag. 186; Montanelli 2011, pag. 287; Sampoli 2003, pag. 244.
  53. ^ Wellesley 2002, pag. 30.
  54. ^ RICOtone, I 15; Calicó, 535.
  55. ^ Wellesley 2002, pag. 60.
  56. ^ Svetonio, Vite dei CesariOtone, VII.
  57. ^ Tacito, Historiae, I, 51-71.
  58. ^ Cassio Dione, LXIV, 7.2.
  59. ^ Svetonio, Vite dei CesariOtone, VII; Tacito, Historiae, I, 71.
  60. ^ Svetonio, Vite dei CesariOtone, VIII; Tacito, Historiae, I, 50; Bunson 2009, pag. 85; Sampoli 2003, pag. 245.
  61. ^ a b c d Svetonio, Vite dei CesariOtone, VIII.
  62. ^ a b Tacito, Historiae, I, 74.
  63. ^ Tacito, Historiae, I, 75.
  64. ^ Tacito, Historiae, I, 76; Bunson 2009, pag. 73.
  65. ^ Tacito, Historiae, I, 76.
  66. ^ Tacito, Historiae, I, 77.
  67. ^ Tacito, Historiae, I, 78.
  68. ^ Tacito, Historiae, I, 79.
  69. ^ Tacito, Historiae, I, 80; Garzetti 1974, pag. 204.
  70. ^ Tacito, Historiae, I, 84; Pani 1992, 171.
  71. ^ Svetonio, Vite dei CesariOtone, VIII; Garzetti 1974, pag. 205.
  72. ^ Tacito, Historiae, I, 87.
  73. ^ a b Tacito, Historiae, I, 90.
  74. ^ Tacito, Historiae, II, 11; Wellesley 2002, pag. 57.
  75. ^ Svetonio, Vite dei CesariOtone, IX; Garzetti 1974, pag. 209.
  76. ^ Tacito, Historiae, II, 11.
  77. ^ Smith, 1849, vol. III, Suedius, Clemens.
  78. ^ Smith, 1849, vol. II, Novellus, Antonius.
  79. ^ a b Tacito, Historiae, II, 12.
  80. ^ Tacito, De vita et moribus Iulii Agricolae, VII.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

Fonti moderne[modifica | modifica wikitesto]

in italiano
in inglese
in tedesco
raccolte numismatiche

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con Lucio Salvio Otone Tiziano II[1]
suffecti da marzo ad aprile
Lucio Verginio Rufo II,
Lucio Pompeo Vopisco[1]

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