Licurgo

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Licurgo di Sparta di Merry-Joseph Blondel

Licurgo (in greco antico Λυκοῦργος, traslitterato in Lykùrgos, in latino: Lycurgus; IX secolo a.C.VIII secolo a.C.[1][2]) è stato, secondo la tradizione di Sparta, il suo principale legislatore.

Difficile dire se Licurgo sia esistito veramente, se fosse visto come uomo ed eroe storico, poi successivamente divinizzato, oppure se sia stato, per i Greci, un Dio prima eroicizzato come uomo e poi decaduto come divinità.

Gli unici dati sicuri su Licurgo sono quelli relativi all'esistenza di un santuario a lui dedicato nel II secolo d.C., e la pratica, ai tempi[quali tempi?] diffusa a Sparta, di offrire ogni anno sacrifici in suo onore.

Biografia tradizionale[modifica | modifica sorgente]

A lui la tradizione attribuisce l'ordinamento politico e sociale di Sparta, ma tutto quanto si conosce su di lui si può dire controverso, così come affermato da Plutarco all'inizio della Vita dedicata allo spartano. Le riforme legislative gli sarebbero state suggerite da un responso oracolare di Delfi, chiamato rhetra; tra le istituzioni a lui attribuite sono il consiglio degli anziani (gherusìa), formato da 30 membri compresi i due re, e l'assemblea popolare ("apella").

Avrebbe preso varie misure volte a intervenire sulla vita sociale degli spartani, comprimendone la sfera privata, con l'istituzione dei sissizi (pasti comuni a cui erano obbligati a partecipare tutti gli spartiati, vecchi e giovani) e con l'obbligo dei giovani, sin dall'età di 7 anni, di sottoporsi all'agoghé, un severo regime di educazione pubblica, civile e militare.

A Licurgo è dedicata una "vita" dell'opera più conosciuta di Plutarco, Vite parallele: il mitico legislatore spartano viene messo a confronto col re di Roma Numa Pompilio.

Atteggiamento verso l'accumulazione[modifica | modifica sorgente]

La legislazione a lui attribuita esprimeva uno sfavore nei confronti dell'accumulo di ricchezze: Licurgo affermava che gli spartiati non dovevano maneggiare denaro altrimenti questo li avrebbe spinti a superarsi in potenza l'un l'altro. Questo, a sua volta, avrebbe portato allo scoppio del sistema politico di Sparta (che prevedeva un'uguaglianza tra tutti gli spartiati) poiché la disuguaglianza economica avrebbe causato degli squilibri di potere. Permetteva però, come scappatoia, l'utilizzo di monete di ferro in modo che per l'accumulo di ricchezza fosse necessario accumulare un numero elevatissimo di monete.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Bianca Spadolini, Educazione e società. I processi storico-sociali in Occidente, Armando Editore, 2009, p.23, ISBN 9788883585593.
  2. ^ Lorenzo Alberto Perotto, Commento alla Politica di Aristotele, Edizioni Studio Domenicano, 1996, p.298, ISBN 9788870942316.

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