Licurgo

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«Dopo aver ridistribuito la terra, assegnando la stessa porzione a tutti i cittadini, dicono che partì per un lungo viaggio; di ritorno, mentre percorreva la campagna subito dopo la mietitura, vide i covoni di grano, perfettamente allineati e tutti uguali: compiaciuto e sorridente, disse ai presenti che l'intera Laconia sembrava un podere diviso da poco tra tanti fratelli.»

(Plutarco, Apophtegmata Laconica, 226B)
Licurgo di Sparta di Merry-Joseph Blondel

Licurgo (in greco antico: Λυκοῦργος, Lykoûrgos, in latino: Lycurgus; IX secolo a.C.VIII secolo a.C.[1][2]) è stato, secondo la tradizione di Sparta, il suo principale legislatore.

Non si è appurato se Licurgo sia esistito veramente, se fosse visto come uomo ed eroe storico in seguito divinizzato, oppure se sia stato, per i Greci, un dio prima eroicizzato come uomo e poi decaduto come divinità. Gli unici dati sicuri su Licurgo sono quelli relativi all'esistenza di un santuario a lui dedicato nel II secolo d.C., e la pratica diffusa a Sparta, di offrire ogni anno sacrifici in suo onore.

Biografia tradizionale[modifica | modifica wikitesto]

A Licurgo la tradizione attribuisce l'ordinamento politico e sociale di Sparta, ma tutto quanto si conosce su di lui si può dire controverso, così come affermato da Plutarco all'inizio della Vita dedicata allo spartano, in cui è messo a confronto col re di Roma Numa Pompilio.

Le riforme legislative gli sarebbero state suggerite da un responso oracolare di Delfi, chiamato rhetra; tra le istituzioni a lui attribuite sono il consiglio degli anziani (gherusìa), formato da 30 membri compresi i due re, e l'assemblea popolare (apella).

Avrebbe preso varie misure volte a intervenire sulla vita sociale degli spartani, comprimendone la sfera privata, con l'istituzione dei sissizi (pasti comuni a cui erano obbligati a partecipare tutti gli spartiati, vecchi e giovani) e con l'obbligo dei giovani, sin dall'età di 7 anni, di sottoporsi all'agoghé, un severo regime di istruzione pubblica, civile e militare.

Atteggiamento verso l'accumulazione[modifica | modifica wikitesto]

La legislazione attribuitagli era contraria all'accumulo di ricchezze: Licurgo affermava che gli spartiati non dovevano maneggiare denaro altrimenti questo li avrebbe spinti a superarsi in potenza l'un l'altro. Questo, a sua volta, avrebbe portato alla crisi del sistema politico di Sparta (che prevedeva un'uguaglianza tra tutti gli spartiati) poiché la disuguaglianza economica avrebbe causato squilibri di potere.

Permetteva però, come scappatoia, l'utilizzo di monete di ferro, in modo che per l'accumulo di ricchezza fosse necessario accumulare un numero elevatissimo di monete.

Nello Pseudo-Apollodoro[modifica | modifica wikitesto]

Negli scritti dello Pseudo-Apollodoro, Satiri e Bacchidi seguono il dio Dioniso in Egitto, a Cibele di Frigia, in Tracia ed in India. I Satiri restano imprigionati da Licurgo, re degli Edomi, mentre Dioniso trova rifugio da Teti, figlia di Nereo (Libro III, cap. 5, I[3][4]).

Eratostene e le Fabulae di Igino raccontano che, poco prima della Guerra di Troia, Satiri e Sileni -genere cui apparteneva anche Marsia- si trovavano in sella ai propri asini, i quali, all'avvicinarsi dei Giganti, figli di Urano, riuscirono a metterli in fuga col proprio raglio.
Secondo lo Scoliaste di Pindaro, i Giganti potevano essere sconfitti con l'aiuto dei due semidei, Ercole e Bacco, che il Compagnoni riconosce come "supremi tipi di forza e sapienza umana", presenti anche nella letteratura di Africa, Asia ed India, seppure in forme diverse dalla greca[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bianca Spadolini, Educazione e società. I processi storico-sociali in Occidente, Armando Editore, 2009, p.23, ISBN 978-88-8358-559-3.
  2. ^ Lorenzo Alberto Perotto, Commento alla Politica di Aristotele, Edizioni Studio Domenicano, 1996, p.298, ISBN 978-88-7094-231-6.
  3. ^ a b Biblioteca di Apollodoro ateniese. Volgarizzamento del cav. Compagnoni, traduzione di Giuseppe Compagnoni, Milano, Giuseppe Sonzogno, 25 ottobre 1826, pp. 206,8. URL consultato il 17 febbraio 2019 (archiviato il 16 febbraio 2019).
  4. ^ (GRCEN) Sir James George Frazer, Apollodorus, Library. URL consultato il 17 febbraio 2019 (archiviato il 20 giugno 2013)., e Compagnoni p. 206

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