Questioni romane

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Questioni romane
Titolo originale Αἰτίαι Ῥωμαϊκαί
Altro titolo Quaestiones Romanae
Plutarch of Chaeronea-03.jpg
Busto moderno di Plutarco nella sua Cheronea.
Autore Plutarco
1ª ed. originale II secolo d.C.
1ª ed. italiana 1841
Genere Saggio
Sottogenere religione, storia, diritto
Lingua originale greco antico
Serie Moralia
Preceduto da De mulierum virtutibus
Seguito da Questioni greche

Le Questioni romane (Αἰτίαι Ῥωμαϊκαί - Quaestiones Romanae) sono un'opera di Plutarco contenuta nei suoi Moralia[1].

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

L'opera[2], compresa nel Catalogo di Lampria al n. CXXXVIII, è un tentativo di spiegare 113 usanze romane, la maggior parte delle quali di tipo religioso. Il trattato è, inoltre, uno dei tre di tipo erudito-antiquario scritti da Plutarco; due sono stati conservati e il terzo, le Quaestiones Barbaricae[3], è perduto.

Il libro fu probabilmente pubblicato dopo la morte di Domiziano nel 96, anche se questa è una deduzione non del tutto certa derivabile dal testo[4].

Il titolo greco, che significa "cause", è citato due volte da Plutarco stesso nelle Vite[5] e indica le "origini" (in quasi tutti i casi sono riportate almeno due), dei quali, presumibilmente, non più di uno può essere giusto. Così le altre spiegazioni possono indicare i risultati delle ricerche di Plutarco in materia o le sue speculazioni.

Analisi critica[modifica | modifica wikitesto]

Di conseguenza l'opera, che è una fonte importante in particolare per le usanze religiose, è di grandissimo aiuto per gli studiosi di storia delle religioni.

L'opera, del resto, mostra come l'autore non fosse affatto ignorante del latinoː Plutarco, in effetti, nella sua Vita di Demostene[6], modestamente professa di non avere profonda conoscenza del latino; eppure aveva letto una notevole quantità di opere in quella lingua e aveva trascorso qualche tempo a Roma, quindi era in grado di utilizzare le opere latine nella compilazione delle Questioni. Azni, egli cita nel trattato alcuni scrittori romani, in particolare Varrone e Verrio Flacco e Livio.

Altre autorità romane sono menzionate di tanto in tanto, come Catone il Censore, Nigidio Figulo, Antistio Labeone, Ateio Capitone e Fenestella; ma non c'è dubbio che anche altri furono utilizzati, come risulta da espressioni quali "si dice", "alcuni dicono" e simili.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Edizione italiana: Plutarco, Questioni romane, a cura di Nino Marinone, Milano, Rizzoli, 2007, ISBN 88-17-01622-5..
  2. ^ Pp. 263d-291c.
  3. ^ N. CXXXIX del catalogo di Lampria.
  4. ^ 276E.
  5. ^ Romolo, 26E; Camillo, 138E.
  6. ^ Cap. II.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Plutarco, Questioni romane, a cura di Nino Marinone, Milano, Rizzoli, 2007, ISBN 88-17-01622-5.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]