Precetti coniugali

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Precetti coniugali
Titolo originaleΓαμικὰ παραγγέλματα
Plutarch of Chaeronea-03.jpg
Busto moderno di Plutarco nella sua Cheronea.
AutorePlutarco
PeriodoI-II secolo
Generesaggio
Lingua originale greco antico
SerieMoralia

I Precetti coniugali (o Coniugalia praecepta) sono un'opera di Plutarco, nella quale egli indica quali azioni si devono compiere per mantenere un perfetto matrimonio.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Rivolgendosi agli amici Polliano ed Euridice, Plutarco inizia dando alcuni veloci riferimenti eruditi sui costumi nuziali in Grecia e afferma, poi, che il matrimonio migliore si fonda sulla comunanza di intenti e sull'emulazione, sicché uno sposo di condizione inferiore alla moglie dovrà sentirsi spinto a migliorare se stesso, non a umiliare la sposa[1], mentre la donna saprà discretamente prendere esempio dal marito, senza esagerare[2].

Plutarco non era solo teorico in queste materie, in quanto egli stesso era felicemente sposato, come si nota dalla sua lettera alla moglie[3].

Il breve saggio[4], ricco di aneddoti e citazioni per i due giovani sposo, è incluso nel Catalogo di Lampria ed è citato frequentemente da scrittori successivi, come Stobeo, ad esempio, nel suo Florilegio[5] e San Girolamo[6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ 139b.
  2. ^ 142ac.
  3. ^ Moralia, 608A.
  4. ^ Di fatto una sorta di epistolaː Moralia, 138B-146A.
  5. ^ Soprattutto cap. LXXIV.
  6. ^ Adversus Iovinianum, fine libro I.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Plutarco, Introduzione e traduzione integrale di: Amatorius, Praecepta Coniugalia, Amatoriae Narrationes (dai Moralia), a cura di G. Tentorio, Milano, BUR, 2006..

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]