Numa Pompilio

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Numa Pompilio
Numa Pompilio
La moneta ritrae NVMAE POMPILI e ANCI MARCI, nipote del primo. Sul retro la Vittoria sotto un arco ed una nave sotto la luna.
Re di Roma
In carica 715 a.C. - 673 a.C.
Predecessore Romolo[1][2][3]
Successore Tullo Ostilio[4][5]
Nascita Cures[2], 754 a.C.
Morte 673 a.C.
Dinastia Re latino-sabini
Coniuge Tazia
Figli Pompilia

Numa Pompilio (Cures Sabini, 754 a.C.673 a.C.) è stato il secondo re di Roma,[2] regnando per 43 anni[1].

Leggenda[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Età regia di Roma.

Numa Pompilio, di origine sabina, per la tradizione e la mitologia romana, tramandataci grazie soprattutto a Tito Livio e a Plutarco, che ne scrisse anche una biografia, era noto per la sua pietà religiosa[1][2] e regnò dal 715 a.C. fino alla sua morte nel 673 a.C. (ottantenne, dopo 43 anni di regno) succedendo, come re di Roma, a Romolo.[2][3]

Regno (715 - 673 a.C.)[modifica | modifica sorgente]

Numa Pompilio consulta gli dei
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rex (Roma antica) e Lex regia.

Ascesa al trono[modifica | modifica sorgente]

L'incoronazione di Numa non avvenne immediatamente dopo la scomparsa di Romolo, ma per un certo periodo i Senatori governarono la città a rotazione, alternandosi ogni dieci giorni, in un tentativo di sostituire la monarchia con una oligarchia[6]. Però, incalzati dal sempre maggiore malcontento popolare causato dalla disorganizzazione e scarsa efficienza di questa modalità di governo, dopo un anno [7] i Senatori furono costretti ad eleggere un nuovo re.

La scelta apparve subito difficile a causa delle tensioni fra i senatori Romani che proponevano il senatore Proculo ed i senatori Sabini che proponevano il senatore Velesio.

Per trovare un accordo si decise di procedere in questo modo: i senatori romani avrebbero proposto un nome scelto fra i Sabini e lo stesso avrebbero fatto i senatori sabini scegliendo un romano[8]. I Romani proposero Numa Pompilio, appartenente alla Gens Pompilia, che abitava nella città sabina di Cures[9] ed era sposato con Tazia, l'unica figlia di Tito Tazio. Sembra che egli fosse nato nello stesso giorno in cui Romolo fondò Roma. Numa, concittadino di Tito Tazio, era noto a Roma come uomo di provata rettitudine oltreché esperto conoscitore di leggi divine, tanto da meritare l'appellativo di Pius. I Sabini accettarono la proposta rinunciando a proporre un altro nome.[10]

Furono dunque inviati a Cures Proculo e Velesio (i due senatori più influenti rispettivamente fra i Romani ed i Sabini)) per offrirgli il regno[11]. Inizialmente contrario ad accettare la proposta dei senatori, per la fama violenta dei costumi di Roma[12], Numa vi acconsentì solo dopo aver preso gli auspici degli dei, che gli si dimostrarono favorevoli; Numa fu quindi eletto re per acclamazione da parte del popolo[13].

Riforme politiche e religiose[modifica | modifica sorgente]

Numa Pompilio parla con la ninfa Egeria che gli dona le leggi di Roma (mos maiorum)[1].
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Commentarius (Numa Pompilio) e religione romana.

La leggenda afferma che il progetto di riforma politica e religiosa di Roma attuato da Numa fu a lui dettato dalla ninfa Egeria con la quale, ormai vedovo, soleva passeggiare nei boschi[14] e che si innamorò di lui al punto da renderlo suo sposo.[15]

Appena divenuto re, sciolse il corpo delle guardie del re (i celeres) e nominò, a fianco del sacerdote dedito al culto di Giove ed a quello dedicato al culto di Marte, un terzo sacerdote dedicato al culto del dio Quirino. Riunì poi questi tre sacerdoti in un unico collegio sacerdotale che fu detto dei flamini a cui diede precise regole ed istruzioni.[16]

A Numa non è ascritta alcuna guerra,[1] bensì una serie di riforme tese a consolidare le istituzioni della nuova città, prime tra tutte quelle religiose (raccolte nei commentarii Numae o libri Numae che andarono perduti quando Roma fu saccheggiata dai Galli[17]). Proibì ai Romani di venerare immagini divine a forma umana e animale perché riteneva sacrilego paragonare un dio con tali immagini e, durante il suo regno non furono costruite statue raffiguranti gli dei[18]. Istituì il collegio sacerdotale dei Pontefici[19], presieduti dal Pontefice Massimo, carica che Numa ricoprì per primo e che aveva il compito di vigilare sulle vestali (vedi sotto) e sulla moralità pubblica e privata e sull'applicazione di tutte le prescrizioni di carattere sacro[20]. Istituì poi il collegio delle vergini Vestali[21] assegnando a queste uno stipendio e la cura del tempio in cui era custodito il fuoco sacro della città;[22] le prime furono Gegania, Verenia, Canuleia e Tarpeia (erano dunque quattro, Anco Marzio ne aggiunse altre due portandole a sei)[23]. Istituì anche il collegio dei Feziali (i guardiani della pace) che erano magistrati - sacerdoti con il compito di tentare di appianare i conflitti con i popoli vicini e di proporre la guerra una volta esauriti tutti gli sforzi diplomatici[24]. Nell'ottavo anno del suo regno istituì il collegio dei Salii, sacerdoti che avevano il compito di separare il tempo di pace e di guerra (per gli antichi romani il periodo per le guerre andava da marzo ad ottobre)[25]. Era, questa funzione, molto importante per gli abitanti dell'antica Roma, perché sanciva, nel corso dell'anno, il passaggio dallo stato di cives (cittadini soggetti all'amministrazione civile e dediti alle attività produttive) a milites (militari soggetti alle leggi ed all'amministrazione militare e dediti alle esercitazioni militari) e viceversa per tutti gli uomini in grado di combattere. Migliorò anche le condizioni di vita degli schiavi p.es. permettendo loro di partecipare alle feste in onore di Saturno, i Saturnalia assieme ai loro padroni[26]. Stabilì di unificare ed armonizzare tutti i culti e le tradizioni dei Romani e dei Sabini residenti a Roma per eliminare le divisioni e le tensioni fra questi due popoli, riducendo l'importanza delle tribù e creando nuove associazioni basate sui mestieri[27]

(LA)
« Quís procul íll(e) autém ramís insígnis olívae
Sácra feréns? Noscó crinís incánaque ménta
Régis Rómaní, primám qui légibus úrbem
Fúndabít, Curibús parvís et páupere térra
Míssus in ímperiúm magnúm
»
(IT)
« Chi (è) pertanto quello lontano cinto del ramo d'ulivo che porta gli arredi sacri? Conosco i capelli e il mento canuto del re Romano, che consoliderà la prima città colle leggi, chiamato dalla piccola Curi e da una povera terra ad un grande potere. »
(Virgilio, Eneide, lib. VI, Ed. Sormani, Roma 1986, versi 809-810)

Nel Foro, dietro al tempio di Vesta, fece costruire la Regia[28] e lungo la Via Sacra fece edificare il Tempio di Giano, le cui porte potevano essere chiuse solo in tempo di pace (e rimasero chiuse per tutti i 43 anni del suo regno).[29][30][22]

Calendario romano[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Calendario romano e festività romane.

A lui viene ascritta anche una riforma del calendario, basato sui cicli lunari, che passò da 10 a 12 mesi di 355 giorni (secondo Livio inviece lo divise in 10 mesi, mentre in precedenza non esisteva alcun calcolo[1]), con l'aggiunta di gennaio, dedicato a Giano, e febbraio che furono posti alla fine dell'anno, dopo dicembre[31] (l'anno iniziava con il mese di marzo, da notare tuttora la persitenza di somiglianze dei nomi degli ultimi mesi dell'anno con i numeri: settembre, ottobre, novembre, dicembre).

Il calendario conteneva anche l'indicazione dei giorni fasti e nefasti, durante i quali non era lecito prendere alcuna decisione pubblica. Anche in questo caso, come per tutte le riforme più difficili, la tradizione racconta che il re seguì i consigli della ninfa Egeria, sottolineando così il carattere sacrale di queste decisioni.[22]

(LA)
« Atque omnium primum ad cursus lunae in duodecim menses discribit annum; quem quia tricenos dies singulis mensibus luna non explet desuntque sex dies solido anno qui solstitiali circumagitur orbe, intercalariis mensibus interponendis ita dispensavit, ut vicesimo anno ad metam eandem solis unde orsi essent, plenis omnium annorum spatiis dies congruerent. Idem nefastos dies fastosque fecit quia aliquando nihil cum populo agi utile futurum erat»
(IT)
« E divise l'anno in dodici mesi seguendo prima di tutto il ciclo della Luna; e poiché la Luna non lo completa con i singoli mesi di trenta giorni, ma avanzano sei giorni per un anno intero che completi il ciclo dei solstizi, stabilì di interporre mesi intercalari in modo che nel giro di 19 anni i giorni, tornando alla stessa posizione del sole dal quale erano partiti, collimassero in pieno con gli anni. Distinse poi i giorni in fasti e nefasti,[9] perché in certi giorni non si dovessero prendere decisioni pubbliche. »
(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I)

L'anno così suddiviso da Numa, non coincideva però con il ciclo lunare, per cui ad annate alterne veniva aggiunto come ultimo mese il mercedonio, composto da 27 giorni, togliendo a febbraio 4 o 5 giorni; era il collegio dei pontefici a decidere queste compensazioni, alle volte anche sulla base di convenienze politiche[32].

Feste religiose[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Religione romana e Sacerdozio (religione romana).

Come sopra scritto, Floro racconta che Numa insegnò i sacrifici, le cerimonie[1] ed il culto degli Dei immortali a Romani.[33] Creò anche i pontefici, gli auguri ed i Salii.[9] La tradizione vuole che Numa abbia istituito, tra l'altro, anche la Festa di Quirino e la Festa di Marte. La festa prima si celebrava a febbraio, mentre la festa dedicata a Marte si celebrava a marzo, e veniva officiata dai Salii. Numa partecipava di persona a tutte le feste religiose durante le quali era proibito lavorare.

A queste riforme di carattere religioso corrispose anche un periodo di prosperità e di pace che permise a Roma di crescere e rafforzarsi, tanto che durante tutto il suo regno le porte del tempio di Giano non furono mai aperte.[34][1]

Morte e sepoltura[modifica | modifica sorgente]

Morirà ottantenne e non di morte improvvisa ma consunto dagli anni (per malattia secondo Livio[1]), quando suo nipote, il futuro re Anco Marzio, aveva solo cinque anni[35], circondato dall'affetto dei romani, grati anche per il lungo periodo di prosperità e pace di cui avevano goduto. Alla processione funebre parteciparono anche molti rappresentanti dei popoli vicini ed il suo corpo non fu bruciato ma seppellito insieme ai suoi libri in un mausoleo sul Gianicolo[36].

Dopo la bellicosa esperienza del regno di Romolo, Numa Pompilio seppe con la sua saggezza fornire un saldo equilibrio alla nascente città.

Durante il consolato di Marco Bebio Tamfilo e Publio Cornelio Cetego, nel 181 a.C., due contadini ritrovarono il luogo della sua sepoltura e sette libri di precetti religiosi[37].

Discendenza[modifica | modifica sorgente]

La figlia Pompilia sposò il senatore sabino Marcio che si candidò alla successione ma fu superato da Tullio Ostilio e si lasciò morire di fame per la delusione. Dal matrimonio fra Pomponia e Marcio era nato Anco Marcio che diverrà re dopo Tullio Ostilio[38]. Alcune fonti raccontano di un secondo matrimonio di Numa Pompilio con una certa Lucrezia da cui sarebbero nati quattro figli: Pompone, Pino, Calpo e Memerco dai quali avrebbero avuto origine le casate romane dei Pomponi, dei Pinari, dei Calpurni e dei Marci[39].

La critica storico-archeologica[modifica | modifica sorgente]

La reale esistenza di Numa Pompilio, come accade per quella di Romolo è discussa. Per alcuni studiosi la sua figura sarebbe principalmente simbolica; un re per metà filosofo e per metà santo, teso a creare le norme ed il comportamento religioso di Roma, avverso alla guerra e ai disordini, diametralmente opposto al suo predecessore, il re guerriero Romolo. L'origine stessa del nome (Numa da Nómos = "legge"; Pompilio da pompé = "abito sacerdotale"[40]) indicherebbe l'idealizzazione della sua figura.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h i Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, I, 3.
  2. ^ a b c d e Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC, I, 2.1.
  3. ^ a b Strabone, Geografia, V, 3,2.
  4. ^ Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, I, 4.
  5. ^ Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC, I, 3.1.
  6. ^ Plutarco, Vita di Numa II, 6-7
  7. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I 75.1
  8. ^ Plutarco, Vita di Numa, III, 1.
  9. ^ a b c Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC, I, 2.2.
  10. ^ Plutarco: vita di Numa; III, 3
  11. ^ Plutarco: vita di Numa; V, 1
  12. ^ Plutarco: vita di Numa; V, 2-5
  13. ^ Plutarco: vita di Numa; VII, 1
  14. ^ T.Livio: Ad Urbe condita; I, 19: Qui cum descendere ad animos sine aliquo commento miraculi non posset, simulat sibi cum dea Egeria congressus nocturnos esse; eius se monitu quae acceptissima dis essent sacra instituere, sacerdotes suos cuique deorum praeficere.
  15. ^ Plutarco; vita di Numa; IV, 2-3
  16. ^ Plutarco: vita di Numa; VII, 4-5
  17. ^ Plutarco, Vita di Numa, I, 1
  18. ^ Plutarco, vita di Numa, VIII, 7
  19. ^ Plutarco, Vita di Numa, IX, 1-4.
  20. ^ Plutarco, Vita di Numa, VII, 4.
  21. ^ Plutarco, vita di Numa, IX, 5
  22. ^ a b c Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC, I, 2.3.
  23. ^ Plutarco: vita di Numa; X, 1-7
  24. ^ Plutarco: vita di Numa; XII, 4-7
  25. ^ Plutarco: vita di Numa; XIII, 1-7
  26. ^ Plutarco, Vita di Numa, 1.5.
  27. ^ Plutarco: vita di Numa; XVII, 3
  28. ^ Plutarco: vita di Numa; XIV, 1
  29. ^ Plutarco: vita di Numa; XX, 1-3
  30. ^ Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 1.13.
  31. ^ Plutarco: vita di Numa; XVIII, 1-4
  32. ^ Plutarco: vita di Numa; XIX, 1-6
  33. ^ Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 1.12.
  34. ^ Plutarco, Vite Parallele: Licurgo e Numa; IV, 7
  35. ^ Plutarco: vita di Numa; XXI, 4
  36. ^ Plutarco: vita di Numa; XXII, 1-2
  37. ^ Valerio Massimo, Factorum et dictorum memorabilium libri IX, Lib I 1.1.12
  38. ^ Plutarco: vita di Numa; XXII, 7
  39. ^ Plutarco: vita di Numa; XXI, 1-4
  40. ^ Antonio Brancati, Civiltà a confronto, Vol. I, Firenze, La Nuova Italia, 1984, p. 293.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie
Fonti storiografiche moderne
  • A.A. V.V., Storia Einaudi dei Greci e dei Romani, Roma in Italia, vol.13, Milano, Einaudi, 2008.
  • Giovanni Brizzi, Storia di Roma. 1.Dalle origini ad Azio, Bologna, Pàtron, 1997.
  • Andrea Carandini, Roma il primo giorno, Roma-Bari, Laterza, 2007.
  • Emilio Gabba, Dionigi e la storia di Roma arcaica, Bari, Edipuglia, 1996.
  • (EN) Philip Matyszak, Chronicle of the roman republic: the rulers of ancient Rome from Romulus to Augustus, Londra & New York, Thames and Hudson, 2003. ISBN 0-500-05121-6.
  • Theodor Mommsen, Storia di Roma antica, Firenze, Sansoni, 1972.
  • Massimo Pallottino, Origini e storia primitiva di Roma, Milano, Rusconi, 1993. ISBN 88-18-88033-0.
  • André Piganiol, Le conquiste dei Romani, Milano, Il Saggiatore, 1989. ISBN 88-04-32321-3.
  • Howard H. Scullard, Storia del mondo romano, Milano, Rizzoli, 1992. ISBN 88-17-11903-2.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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