An virtus doceri possit

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
An virtus doceri possit
Titolo originaleΕἰ διδακτὸν ἡ ἀρετή
Altri titoliSi può insegnare la virtù?
Plutarch of Chaeronea-03.jpg
Busto moderno di Plutarco nella sua Cheronea.
AutorePlutarco
PeriodoI-II secolo
Generesaggio
Sottogeneremorale
Lingua originalegreco antico
SerieMoralia

An virtus doceri possit è il titolo latino dato durante il Rinascimento a una declamazione di Plutarco (Εἰ διδακτὸν ἡ ἀρετή), contenuta nei Moralia[1].

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Il tema è di derivazione platonica ed era esaminato soprattutto nel Menone, ma anche nel Clitofonte, nell’Eutidemo, nel Protagora, nel Lachete.

Plutarco si chiede come sia possibile che si possa insegnare qualsiasi cosa ma non la virtù, che è l’unica via per giungere alla serenità e alla felicità. Se la virtù non si potesse insegnare, si ucciderebbe la possibilità di crescere sul piano personale e civile, si finirebbe per ammettere che fino a che si è bambini si possa andare a scuola e imparare, ma una volta adulti e di fronte ai doveri cui si è chiamati nei confronti della famiglia e della società, non ci siano scuole né insegnamenti. Questa delicata e importantissima funzione spetta alla filosofia, l’unica in grado di indicare all’umanità la strada del bene.

La declamazione[2], non stilisticamente rifinita, è mutila della fineː è possibile che fosse un appunto trovato tra le carte di Plutarco dopo la sua morte.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ 439A–440C.
  2. ^ N. 180 nel Catalogo di Lampria.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Plutarco, Se la virtù si debba insegnare, a cura di Adelmo Barigazzi, Napoli, D'Auria, 1993, ISBN 88-7092-058-5.
  • Plutarco, Tutti i Moralia, a cura di E. Lelli e G. Pisani, Milano, Bompiani, 2017 - ISBNː 978-88-4529-281-1.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]