Storia LGBT

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La bandiera LGBT sventola sul comune di Siviglia

La storia LGBT si riferisce alla storia delle culture gay, lesbiche, bisessuali e transessuali in varie parti del mondo, a partire dalla prima testimonianza di tali orientamenti sessuali all'interno delle antiche civiltà.

Comunque, è da prendere in considerazione il fatto che la storia LGBT è stata segnata dalla persecuzione e dall'incomprensione e spesso è stata vista con sospetto e repressa. Il campo della storia LGBT, intesa come libera, è quindi relativamente nuovo.

La storia LGBT è di conseguenza anche una storia degli atteggiamenti sociali possibili verso un comportamento percepito come deviante, ed ha quindi rilievo anche da un punto di vista sociologico, antropologico, politico, e in qualche misura filosofico. Per questo motivo esiste anche una branca della storiografia che si occupa espressamente di storia LGBT.

Storia antica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cronologia della storia LGBT e Storia dell'omosessualità nel mondo antico.

L'atteggiamento del mondo classico nei confronti dei comportamenti omosessuali differiva da quello attuale. Principalmente il giudizio sociale relativo agli atti sessuali non si basava sulla scelta del genere sessuale del compagno o della compagna sessuale, bensì sulla scelta del ruolo sessuale rivestito dal maschio nel coito (attivo o passivo). Il ruolo attivo era considerato segno di mascolinità anche all'interno di un rapporto omosessuale, mentre qualsiasi tipo di passività era violentemente disprezzata.

Una seconda differenza riguarda il fatto che nell'antichità il criterio per stabilire la liceità dell'atto omosessuale non si basava sul raggiungimento o meno della cosiddetta età del consenso di entrambi i partner, bensì sulla condizione personale (uomo libero o schiavo) del soggetto ricettivo. Era lecito un rapporto sessuale anche con un bambino, se schiavo era illecito un rapporto con un adolescente consenziente ormai uomo se l'adolescente era un cittadino e subiva il ruolo ricettivo. Da questo punto di vista, è particolarmente lontano dalla mentalità odierna il concetto di stupro consensuale, che invece esiste nel diritto romano nel caso di un rapporto sessuale proibito dalla legge, anche quando entrambi i partner erano consenzienti. Stuprum, in latino, infatti significa anche rapporto sessuale fra persone consenzienti ma proibito dalla legge.

Una terza differenza, infine, consiste nel fatto che il matrimonio, nell'antichità, era prima di tutto un contratto destinato a produrre benefici, come una prole che mantenesse il genitore anziano e inabile nell'età tarda, alleanze politiche, trasferimento di patrimonio, accrescimento della potenza militare della comunità. Non era infatti pensato idealmente per soddisfare un bisogno affettivo individuale. L'amore era un gradito extra che poteva presentarsi dopo il matrimonio, ma non la ragione per cui il matrimonio avveniva. Per questa ragione il matrimonio era una cerimonia di fatto obbligatoria. L'omosessualità esclusiva era un privilegio di pochi, perché anche per i ricchi il matrimonio era un obbligo: se non economico, dinastico.

Antica Grecia e Roma[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Omosessualità nell'Antica Grecia, Omosessualità militare nella Grecia antica, Pederastia greca e Omosessualità nell'Antica Roma.
Un eromenos con il suo erastes durante un simposio. Affresco della Tomba del tuffatore.

Benché fra la Grecia classica e la Roma ellenistica esistessero alcune differenze rispetto all'omosessualità, è possibile trattare insieme le due culture, dato che non sono presenti sostanziali differenze di concezione. La Grecia giustificò talvolta l'amore omosessuale con teorizzazioni filosofiche e artistiche originali che a Roma mancarono. E Roma dimostra, rispetto alla Grecia, un atteggiamento più diretto verso la sessualità, facendo meno uso di alibi filosofici ed artistici. Ciononostante, la mentalità dell'uomo romano nei confronti del ragazzo oggetto dei suoi desideri non è fondamentalmente diversa rispetto a quella del greco dell'età classica. La vera rottura di mentalità non si ebbe al passaggio da mondo classico al mondo ellenistico, ma nel passaggio dal mondo ellenistico al mondo cristiano.

I primi documenti riguardanti relazioni omosessuali derivano da rapporti pederastici ovvero da rapporti tra un uomo adulto, l'erastes, ed un ragazzo, l'eromenos. Entrambi i compagni erano ispirati dall'amore simboleggiato da Eros, e l'erastes offriva istruzione, consigli e regali al suo eromenos, che in genere diventava suo alunno e assistente. Kenneth J. Dover, seguito da Michel Foucault, presume che all'epoca fosse considerato improprio per l'eromenos sentire il desiderio, dato che non sarebbe stato segno di mascolinità. La teoria di Dover ha provocato però diversi interrogativi alla luce dell'evidenza della poesia amorosa dell'epoca, che suggerisce una connessione più emotiva e sentimentale rispetto alle precedenti ricerche accertate.

Alcuni studi hanno mostrato che gli antichi greci credevano che lo sperma fosse la fonte del sapere, della conoscenza, e che queste relazioni servissero a passare una sorta di testimone dall'erastes all'eromenos.[1] Molte organizzazioni facenti parte del movimento LGBT asseriscono che le relazioni pederastiche greche non hanno nulla in comune con le odierne pratiche LGBT dato che coinvolgevano bambini. Viene comunque appuntato dai critici che nell'antichità le relazioni pederastiche non coinvolgevano i bambini, ma i giovani ragazzi; il termine non va quindi confuso con la pedofilia.

Con la transizione da paganesimo a cristianesimo, nel tardo impero romano fu la condanna cristiana a rendere l'omosessualità un reato, cioè uno stuprum; tuttavia la terminologia usata per giustificare la condanna non è cristiana, ma è ripresa dalla filosofia greca e non dalla teologica ebraica.

Nella proibizione dell'omosessualità esisteva, almeno in parte, il desiderio di tutelare il compagno ricettivo dal disonore sociale che gli deriva dal suo atto. Combattendo contro l'idea che alcune persone (quelle libere) abbiano il diritto di usare il corpo di altre (quelle schiave) in qualunque modo desiderino. Era abbastanza ovvio chiedere la condanna di un atto che era considerato dalla stessa mentalità pagana uno stuprum (un abuso) anche quando avveniva fra persone consenzienti. Dire, però, che il Cristianesimo abbia rovesciato la libera morale sessuale pagana è una semplificazione eccessiva di un'evoluzione di pensiero molto più complessa, sfumata e contraddittoria.

Molti pensatori greci furono infatti violentemente antiomosessuali, al punto che su molte questioni i cristiani dovettero solo recuperare le loro condanne e i loro principi, e utilizzarli nuovamente, corroborandole con l'autorità derivante dalle condanna della Bibbia, per esempio richiamandosi al mito della distruzione di Sodoma e Gomorra. Una lettura parallela di scrittori cristiani e di loro contemporanei pagani come Seneca oppure Plotino, mostrerà in effetti, in questo campo, molte più convergenze che divergenze.

Antica Cina e Giappone[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Omosessualità in Cina e Omosessualità in Giappone.

La presenza dell'omosessualità in Cina è stata testimoniata sin dai tempi antichi. Lo studioso Pan Guangdan (潘光旦) è arrivato alla conclusione che quasi tutti gli imperatori della Dinastia Han hanno avuto uno o più compagni uomini.[senza fonte] Esistono anche riferimenti al lesbismo, se pur in quantità minore. L'omosessualità era molto popolare durante le dinastie Song, Ming e Qing. Gli omosessuali cinesi non sono stati oggetto di una forte persecuzione, paragonata a quella europea e in particolare medioevale.[senza fonte]

L'amore tra persone dello stesso sesso era celebrato attraverso l'arte; molti esempi sono sopravvissuti alla distruzione della Grande rivoluzione culturale. Anche se non sono presenti statue imponenti, molte raffigurazioni su seta e pergamene possono essere trovate nelle collezioni private.[2]

In Giappone molti diari risalenti al periodo Heian contengono riferimenti ad atti omosessuali. Molti di questi contengono addirittura testi sugli imperatori e sulle loro relazioni omosessuali. In altri scritti figurano riferimenti ai problemi di identità, ovvero a storie di un giovane ragazzo che si innamora di una ragazza la quale però è un uomo travestito da donna.[senza fonte]

Antica Africa[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Omosessualità nell'antico Egitto.

Benché sia stata spesso ignorata o soppressa dagli esploratori e colonialisti europei, l'espressione omosessuale nei nativi africani è presente e prende una grande varietà di forme. Gli antropologi Stephen Murray e Will Roscoe rilevarono che le donne nel Lesotho erano spesso impegnate in “relazioni erotiche a lungo termine” socialmente autorizzate, definite motsoalle.[3]

E. E. Evans-Pritchard registrò anche, nel nord del Congo, il comportamento dei guerrieri Azande, ordinariamente impegnati con giovani amanti tra i dodici e i venti anni, i quali aiutavano nei lavori domestici e partecipavano in relazioni sessuali coi loro mariti più anziani. La pratica è morta nei primi anni del XX secolo, dopo che gli europei presero il controllo delle nazioni africane, ma fu presentata dagli anziani cui Evans-Pritchard aveva riportato i suoi dati.[4]

La prima coppia omosessuale di cui si ha notizia nella storia è comunemente riconosciuta in quella di Khnumhotep e Niankhkhnum, una coppia di ragazzi egiziani che visse intorno al 2400 a.C. I due sono dipinti in una posizione in cui si baciano sul naso, la più intima posizione nell'arte egiziana, circondati da ciò che sembrano essere i loro eredi.

Americhe[modifica | modifica sorgente]

Tra le popolazioni indigene nelle Americhe, prima della colonizzazione europea, una comune forma di omosessualità sembra incentrarsi nella figura dell'individuo dai due spiriti. Tipicamente quest'individuo veniva riconosciuto molto presto nella sua vita, e gli veniva data una scelta dai genitori di seguire tale percorso, e se il bambino accettava il ruolo questi veniva “promosso” nella appropriata maniera, insegnandogli i costumi del genere che aveva scelto. Gli individui dai due spiriti erano comunemente degli sciamani ed erano onorati per avere poteri al di sopra dei comuni sciamani. La loro vita sessuale sarebbe stata con i membri della tribù dello stesso sesso.

Gli individui omosessuali e transgender erano comuni anche tra altre civiltà pre-coloniali nell'America Latina, come tra gli Aztechi, i Maya, i Quechua, i Mochica, gli Zapotechi ed i Tupi del Brasile.[5][6]

I conquistatori spagnoli furono inorriditi dalla scoperta della "sodomia" aperta praticata tra le popolazioni native, e tentarono di sopprimerla sottoponendo i berdaches (come gli spagnoli li chiamavano) alle loro regole e alle loro severe punizioni, tra cui la pubblica esecuzione ed il rogo. In un famoso esempio di crudeltà contro gli omosessuali, nel 1513 il conquistadores Vasco Núñez de Balboa scoprì che il villaggio di Quarequa (oggi Panamá) era macchiato dallo sporco vizio. Il fratello del re ed un gran numero di altri cortigiani erano vestiti come donne, e secondo i racconti dei vicini, si scambiavano passione sessuale. Vasco ordinò che quaranta di loro fossero ridotti in pezzi dai cani. Gli spagnoli comunemente usavano i loro cani nella lotta contro queste persone nude, ed i cani si gettavano su di loro come fossero cinghiali su dei daini.[7]

Medio Oriente[modifica | modifica sorgente]

Tra molte culture musulmane del Medio Oriente le pratiche egalitarie o elitarie dell'omosessualità erano e rimangono ovunque pesantemente nascoste. Si presenta d'altronde una tradizione di arte e letteratura sull'omosessualità nel Medio Oriente. Poeti arabi e persiani scrissero odi a bellissimi ragazzi che li servivano alle taverne.

In molte aree la pratica sopravvisse sino ai giorni nostri, come documentato da Richard Francis Burton, André Gide e altri. In Persia l'omosessualità e le espressioni omoerotiche erano tollerate in molti luoghi pubblici, dai monasteri, ai seminari, alle taverne, campi militari, terme e luoghi di ritrovo.

Sud Pacifico[modifica | modifica sorgente]

In molte società della Melanesia, specialmente in Papua Nuova Guinea, le relazioni omosessuali erano una parte integrale della cultura. Ad esempio, gli Etoro ed i Marindi vedevano addirittura l'eterosessualità come qualcosa di immorale e celebravano, invece, l'omosessualità. In molte culture melanesiane tradizionali, un ragazzo prepubescente viene accompagnato ad un adolescente più grande che diverrà suo mentore e che lo “inseminerà” (oralmente o analmente, dipende dalla tribù) per un numero di anni in modo da far raggiungere così la pubertà al ragazzo. Molte società melanesiane, comunque, sono divenute ostili nei confronti delle relazioni omosessuali dopo l'introduzione del Cristianesimo da parte dei missionari europei.[8][9]

Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Omosessualità nel Medioevo.

Gli studiosi omosessuali del cosiddetto 'impero della mente' erano comuni nelle culture arabe ed ebree medievali, come è riscontrabile nella loro poesia. Secondo John Boswell, autore di Christianity, Social Tolerance and Homosexuality (New Haven: Yale University Press, 1980), esistevano comunità cristiane monastiche omosessuali ed altri ordini religiosi in cui l'omosessualità prosperava. Secondo Chauncey ed altri (1989), il libro “offre un'interpretazione rivoluzionaria per la tradizione occidentale, asserendo che la Chiesa Cattolica Romana non ha condannato l'omosessualità nel corso della storia, ma anzi, almeno fino al dodicesimo secolo, non ha alternativamente manifestato alcuna concezione della stessa omosessualità o effettivamente considerato l'amore tra uomini”.

Boswell è anche autore di Same-Sex Unions in Pre-Modern Europe (New York: Villard, 1994) in cui asserisce che la liturgia adelfopoietica è un esempio di come la considerazione della chiesa cristiana nei confronti dell'omosessualità è cambiata nel corso del tempo, e che i primi cristiani accettavano, in alcune occasioni, le relazioni dello stesso sesso[10]. Alcuni critici, tra cui Richard William Southern, confutano le scoperte di Boswell e il suo rigore accademico. Il suo lavoro attirò una grande controversia, così venne visto da molti come un mero tentativo di Boswell di giustificare l'omosessualità nella fede Cattolica Romana. Ad esempio, R. W. Southern indica che l'omosessualità fu condannata estensivamente dai capi religiosi e dagli accademici medievali anche da prima del XII secolo; fa riferimento inoltre alle pene che erano comuni nella prima società medievale, molte delle quali includevano tra i più seri peccati punibili proprio l'omosessualità.[11]

Bennett e Froide, nel loro "Singlewomen in the European Past", scrivono: "Altre singole donne trovavano conforto emozionale e piacere sessuale con donne. La storia delle relazioni omosessuali tra donne nel Medioevo e nella prima Europa moderna è estremamente difficile da studiare, ma non ci sono dubbi sulla loro esistenza. I capi religiosi erano allarmati dal sesso lesbico; le donne che esprimevano o praticavano venivano a volte imprigionate o anche condannate a morte per amore lesbico; e alcune donne addirittura si travestivano con lo scopo di vivere con altre donne come una coppia sposata.” E, andando avanti nella lettura, si nota come anche l'apparentemente moderna parola “lesbica” si possa rintracciare già nel 1732.

Mentre le relazioni sessuali tra uomini venivano altamente documentate e condannate, “I teologi moralisti non prestavano molta attenzione alle questioni che oggi chiameremmo di carattere lesbico, forse perché qualsiasi cosa che non concerneva un fallo non ricadeva nel campo della riconosciuta sessualità. Alcune legislazioni contro le relazioni lesbiche si possono ritrovare in questo periodo, ma per la maggior parte si sottolinea il divieto dell'uso di strumenti, in altre parole dildo”.[12]

Rinascimento[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Omosessualità nel Rinascimento.

La prima testimonianza di una rete di frequentazioni fra omosessuali nelle città italiane del Rinascimento risale al 1407 a Venezia. I documenti parlano di un processo che coinvolse ben 35 sodomiti, ma non è noto se siano stati scoperti a uno ad uno o tutti insieme. Già 32 anni prima Benvenuto da Imola, nel suo commento alla Divina Commedia, si gloria di aver smascherato una consistente comunità di sodomiti a Bologna.

L'ipotesi che sia esistita una sottocultura sodomita nel Rinascimento è stata avanzata di recente da Giovanni Dall'Orto. La sottocultura omosessuale premoderna prevedeva un rapporto sessuale tra un adulto e un ragazzo di età compresa fra i 14 e i 18 anni. In questo modo, si riproponeva un rapporto basato su criteri normali, che garantisse un margine di tolleranza ai sodomiti, anche se vi era la pena del rogo per gli eccessi. L'adulto esigeva dal ragazzo una sessualità "passiva" nell'atto, quindi non era importante se il ragazzo fosse gay o meno.

Un ragazzo eterosessuale accettava di farsi sodomizzare per denaro, per attirare l'attenzione di un adulto (poiché l'adolescenza non era valorizzata come oggi) e per l'inconfessato piacere di essere iniziato al sesso. I soldi che un ragazzo rimediava prostituendosi non erano malvisti da tutte le famiglie, poiché contribuivano al bilancio familiare. Ad esempio, la madre di Cencio, un ragazzo fattorino di Benvenuto Cellini, aveva approfittato dei gusti omosessuali del famoso scultore, proponendogli di mantenere il figlio. In una lettera del 1514, Michelangelo si dice sconcertato del modo in cui un padre avesse accettato di mandare in casa sua il figlio come garzone, in cambio di prestazioni sessuali.

Per secoli gli arresti in massa si successero, uno dopo l'altro, ininterrottamente.[13][14]

Venezia[modifica | modifica sorgente]

A conferma della presenza di pederasti vi sono le stesse leggi di Venezia, una delle quali, nel 1450, indica i portici vicini a Rialto e il portico della chiesa di San Martino come luoghi d'incontro.[13][14]

Firenze[modifica | modifica sorgente]

L'esistenza degli omosessuali nella Firenze del Rinascimento è documentata da una mappa dei luoghi frequentati, raccolta in una lettera del 25 febbraio 1514, in cui Machiavelli parla dell'esperienza di Giuliano Brancacci, uscito una sera a caccia di "uccelli".

Francesco Scambrilla, poeta minore del Quattrocento, segnala un viavai di omosessuali nelle vie intorno a Sant'Ambrogio. A Firenze e a Siena, San Bernardino pronunciò molte prediche contro la sodomia, una sorta di enciclopedia dei comportamenti devianti del tempo.[13][14]

Roma[modifica | modifica sorgente]

Bertolotti rivela che nel ‘500 a Roma, in piazza Navona, i ruffiani proponevano ragazzi ai passanti[13][14].

Alcuni storici sostengono l'omosessualità di papa Leone X. Guicciardini recita nella sua Storia d'Italia a proposito di Leone X da poco morto: credettesi per molti, nel primo tempo del pontificato, che e' fusse castissimo; ma si scoperse poi dedito eccessivamente, e ogni dì più senza vergogna, in quegli piaceri che con onestà non si possono nominare[15] - sottintendendo, secondo molti, le pratiche omosessuali. Certo è che era una voce molto diffusa a Roma, come dimostrano molte pasquinate dell'epoca. Una di queste lo definiva "fiorentin, baro, cieco e paticone"[16], dove paticone indica l'omosessuale passivo.

Napoli[modifica | modifica sorgente]

Verso il 1630, anche Bouchard descrive la prostituzione dei gay nobili napoletani, che praticavano pubblicamente il loro mestiere restando per tutto il corso della giornata agli incroci delle vie e nelle piazze per attirare i clienti.[13][14]

Transessualismo[modifica | modifica sorgente]

Documentata è pure la presenza nel Rinascimento degli "effeminati", di "transessuali", o meglio, degli ermafroditi. A parlarne per primo è Francesco da Buti, commentando la parola "ermafrodito" che Dante usa in Purgatorio (XXVI 81). Un paio di secoli dopo, nel trattato di fisionomia di Giovanni Battista Della Porta, si legge che: «nell'isola di Sicilia son molti effeminati». Esistono due descrizioni di transessuali nel mondo antico. La prima risale all'epoca carolingia: si tratta di un uomo di entrambi i sessi in un bestiario di autore anonimo.

Il secondo riguarda Rolandino Roncaglia, bruciato a Venezia nel 1354 per sodomia. Egli confessò che: «non ebbe mai rapporti sessuali né con sua moglie né con alcuna altra donna perché non sentì mai alcun appetito carnale né riuscì mai ad ottenere l'erezione del membro virile". Morta di peste la moglie, Rolandino iniziò a prostituirsi, vestendosi da donna in quanto "dato che ha aspetto, voce e movenze femminili - sebbene non possegga l'orifizio femminile ma abbia membro e testicoli come i maschi - molti reputavano che fosse donna a causa appunto del suo aspetto esteriore». Risulta comunque poco chiaro quale fosse il rapporto fra omosessualità ed effeminatezza nel Rinascimento.[13][14]

Nella società rinascimentale[modifica | modifica sorgente]

Secondo Bernardino da Siena il cuore del soddomito non si cura di vergogna del mondo, e non teme di giudicio di Dio. Oppressi dalla famiglia, dal rischio di diventare zimbello della città e dalla paura di finire sul rogo, non doveva essere facile per i sodomiti vivere senza sensi di colpa. Esistevano pure delle persone che ostentavano la propria diversità con estrema sfrontatezza, come il pittore Giovanni Antonio Bazzi. Ma non tutti hanno avuto il coraggio e la forza di Bazzi.

Alcuni non si sentivano responsabili delle proprie tendenze sessuali, facendo così ricadere la colpa sulla Natura o su Dio. Tra l'altro, nella mentalità popolare si pensava che la sodomia fosse un efficace rimedio alle emorroidi, alla vista e alle irritazioni intestinali. Infine, Nicola Muscia nel ‘200 aveva giustificato la sua passione amorosa per un uomo dicendo che si trattava di un'attrazione naturale quanto quella del ferro verso la calamita.[13][14]

Epoca moderna[modifica | modifica sorgente]

La Rivoluzione Francese e il Codice Napoleonico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Movimento di liberazione omosessuale.

La Rivoluzione Francese abolì nel 1791, sulla base dei princìpi filosofici dell'Illuminismo, tutti quelli che definì i reati immaginari, come la stregoneria, l'eresia, e per l'appunto la sodomia. Il Codice Napoleonico conservò tale decisione, pur introducendo alcune misure restrittive di polizia relative all'offesa alla pubblica decenza che potevano essere usate per reprimere l'omosessualità.

La decisione ebbe un impatto duraturo, creando in Europa un'area composta da paesi, quasi tutti cattolici, che seguivano il Codice napoleonico, e nei quali l'omosessualità fra adulti consenzienti non era più un delitto, ed un'area composta in maggioranza da paesi protestanti, in cui l'omosessualità maschile persisteva come reato. Questa situazione creò le basi di un vasto turismo omosessuale che portava ricchi omosessuali del nord Europa a cercare amanti nei paesi cattolici dell'Europa del sud, Italia inclusa.

Questa disparità di trattamento costituì il primo stimolo per alcuni omosessuali, viventi in paesi in cui l'omosessualità era ancora un reato, a intraprendere campagne per l'abolizione delle leggi antiomosessuali, a giustificare il loro modo di essere come determinato dalla natura e non da una scelta morale corrotta, facendo quindi pressione su medici e scienziati affinché ne studiassero le cause e le caratteristiche. Alla fine, questo attivismo portò alla fondazione di un vero e proprio movimento di liberazione omosessuale, che ebbe ovviamente il massimo sviluppo nelle nazioni in cui l'omosessualità rimaneva un reato.

Il movimento per l'emancipazione in Germania, 1890-1934[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Institut für Sexualwissenschaft.

Precedentemente al Terzo Reich, Berlino era considerata una città liberale, con molti bar gay, nightclub e cabaret. Esistevano anche molti bar per travestiti dove turisti eterosessuali e gay erano spettatori delle messe in scena e interpretazioni delle drag queen. Adolf Hitler condannò la degenerazione culturale, la prostituzione e la sifilide nel libro Mein Kampf, assumendo anche come responsabili di tali fenomeni gli ebrei.

Berlino possedeva anche i più attivi movimenti LGBT al mondo d'allora. Il dottore tedesco Magnus Hirschfeld era cofondatore del Comitato Scientifico-Umanitario ('Wissenschaftlich-humanitäres Komitee, WhK), fondato nel 1897 a Berlino nel contrastare il noto Paragrafo 175 del codice penale che disponeva il sesso tra uomini illegale. Esso inoltre si batteva per il riconoscimento sociale di uomini e donne omosessuali e transessuali. Fu questa la prima organizzazione pubblica per i diritti ai gay. Il comitato aveva branche in varie altre nazioni.

Nel 1919, Hirschfeld fondò anche l'Institut für Sexualwissenschaft (Istituto per la Ricerca Sessuale), un istituto privato per la ricerca sulla sessualità. Possedeva una libreria ed un grande archivio di ricerca. Inoltre l'istituto fu un pioniere della “chiamata alle armi” mondiale che si ebbe, successivamente, per il riconoscimento dei diritti civili e per l'accettazione sociale delle persone LGBT.

Il Novecento[modifica | modifica sorgente]

La persecuzione fascista[modifica | modifica sorgente]

La politica del fascismo italiano contro gli omosessuali durò tre anni (dal 1936 al 1939) ma anche nella sua brevità l'episodio si rivela assai istruttivo per capire la mentalità che fa ancor oggi degli omosessuali il gruppo di persone più odiato dai cittadini italiani e maggiormente colpito dall'intolleranza. In Italia l'inserimento degli omosessuali tra i gruppi di cittadini da colpire per la "tutela della razza" fu una decisione, frutto di un entusiasmo astratto, che interferì con la tradizione razzista preesistente, disturbandola, e soprattutto cozzò contro una tradizione di repressione dell'omosessualità estremamente efficace e collaudata, rischiando di intralciarla e di rivelarsi addirittura controproducente.

Il paradosso maggiore di tale decisione fu questo: definire gli omosessuali in quanto "razza", al pari degli ebrei o delle persone di colore, significava riconoscere loro uno status di gruppo sociale, per quanto deviante e criminale. Ciò contraddiceva in pieno la strategia seguita fin lì dal fascismo, che a sua volta si basava su almeno un secolo di tradizione giuridica e repressiva italiana, che puntava a cancellare del tutto l'omosessualità negandole qualsiasi spazio di visibilità, fosse pure deviante. Si spiega così il risultato modesto di questa politica: meno di 90 condanne al confino "politico" per "difesa della razza" inflitte ad omosessuali tra il 1936 e il 1939; e di queste 42 sono opera di un unico questore di Catania, Molina, che prese troppo sul serio una decisione che i suoi colleghi, per lo più, si limitarono a snobbare.

Per settant'anni gli italiani avevano ripetuto che l'omosessualità era un tipico vizio da inglesi e da tedeschi, e proprio il fascismo avrebbe dovuto confessare l'inconfessabile, e cioè che l'omosessualità esisteva perfino in Italia? Non stupisce insomma che le leggi razziali italiane non abbiano portato con sé nessuna legge antiomosessuale: l'estensione della "politica di difesa della razza" agli omosessuali avvenne semmai per via di misure amministrative, e non per mezzo di leggi ad hoc come nella Germania nazista. In pratica ciò che avvenne fu classificare come "confinati politici" anziché come "confinati comuni" un'ottantina di omosessuali, o poco più.

Il confino stesso, "politico" o comune, era comminato agli omosessuali non sulla base di una legge apposita, bensì sulla base del Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza (promulgato con Regio decreto n. 773 il 18-6-1931), che dava alla polizia il potere discrezionale di eliminare dalla convivenza sociale un individuo che avesse un atteggiamento "scandaloso". Per questo non era necessario un processo regolare (ne bastava uno sommario), non erano necessarie prove, in quanto le prove le doveva fornire la polizia, che proponeva il confino e la cui "parola d'onore" costituiva prova essa stessa. Bastava che la polizia affermasse che una certa persona "dava scandalo". In questo modo fu facile punire quegli omosessuali che non vivevano in modo sufficientemente segreto la loro condizione. Altri metodi repressivi di cui si trovano traccia negli archivi sono il pestaggio (comune sotto il fascismo), l'uso delle classiche bottiglie d'olio di ricino, il licenziamento se si lavorava per un ente pubblico, e molto spesso anche l'ammonizione (una specie di arresto domiciliare mitigato) sotto la sorveglianza costante della polizia.

Queste sono tutte forme di repressione che non passano attraverso il codice penale, e perciò non lasciano traccia, non si prestano ad essere pubblicate sui giornali, sfuggono all'attenzione degli storici, non entrano a fare parte di statistiche, sono indolori per la società... ma non ovviamente per chi ne è colpito. Al contrario la persecuzione "razziale" degli omosessuali, laddove fu applicata con coerenza, a Catania, creò uno scandalo (sotterraneo) di tale dimensioni che persone anziane interrogate nel 1987 se ne ricordavano ancora. Non c'è dunque da stupirsi se allo scoppio della guerra il fascismo si sbarazzò alla chetichella di questa nuova, e inadeguata, strategia di persecuzione.

La rimozione dal corpo sociale attraverso l'arresto del singolo omosessuale troppo "chiacchierato" rafforzava l'immagine sociale della "normalità". Al contrario l'improvviso arresto indiscriminato di decine di persone, in maggior parte "insospettabili" quando non sposate e con figli, minava dall'interno l'immagine della "normalità eterosessuale".

Paradossalmente una politica repressiva di questo tipo, applicata con coerenza, finirebbe per confermare ciò che oggi affermano i movimenti di liberazione gay: che le e gli omosessuali non sono una razza a parte e tanto meno mostri, che sono persone come tutte le altre, e che omosessuale può essere chiunque: il tuo collega di lavoro, il tuo amico del cuore, tua figlia, la tua vicina di casa.

In parole povere, il razzismo nazista entrava in conflitto con il razzismo italiano (o genericamente cattolico-mediterraneo), culturalmente diverso, imponendo la scelta fra un tipo o l'altro di razzismo. Il razzismo anti-omosessuale importato dalla Germania non riuscì ad attecchire in Italia non certo per una pretesa refrattarietà del popolo italiano al razzismo, bensì perché troppo forte e radicata si rivelò la concorrenza del preesistente razzismo autoctono, più adatto ai preconcetti della popolazione indigena.

Ecco il motivo per cui negli stessi anni in cui in Germania era già in atto la deportazione nei campi di sterminio, che costò la vita ad almeno diecimila omosessuali (ma c'è chi arriva a centocinquantamila: le cifre esatte non si conoscono) in Italia tutti gli omosessuali inviati al confino vennero rispediti a casa incolumi, sia pure in libertà vigilata.

Il fatto è che in Germania il nazismo stroncò, affogandolo nel sangue, un mondo omosessuale strutturato, organizzato, visibile, parzialmente cosciente di sé, che si poneva come "alternativo" a quello "normale". In Italia invece il mondo omosessuale viveva da decenni in piena oscurità, basti pensare che la censura si applicava persino ai casi di cronaca nera.

Grazie a questo atteggiamento, che non è stato rinnegato con la caduta del fascismo, l'omosessualità si trasformò poi, in Italia, nel regno del non-detto, dei sussurri, degli eufemismi, dei giri di parole, dei volti nascosti: un mondo che c'è, però non esiste, perché non ha il diritto ad affiorare alla realtà. Tale mentalità è viva ancora oggi, anche all'interno del mondo omosessuale ed è considerata da molti la prima causa degli atti di violenza, di intolleranza e di discriminazione che colpiscono la comunità lesbica e gay del Paese.[17]

La persecuzione nazista[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia degli omosessuali nella Germania nazista e durante l'Olocausto.

Durante il Nazismo in Germania, i rapporti omosessuali, considerati «sterili» ed «egoistici» vennero visti come un tradimento alle politiche demografiche di potenziamento del popolo non essendo gli omosessuali in grado di riprodursi, per questo motivo da 10.000 a 30.000 omosessuali tedeschi vennero internati nei campi di concentramento.

I prigionieri omosessuali, all'interno dei campi nazisti, venivano identificati con un triangolo rosa rivolto con una punta verso il basso. Questo simbolo, in ricordo dello sterminio, è spesso usato dai movimenti omosessuali nelle lotte contro la discriminazione.

La persecuzione comunista[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Persecuzione dell'omosessualità in Urss.

Contemporaneamente alla persecuzione nazista ebbe luogo una persecuzione meno nota, ma non meno devastante, in Unione Sovietica. Le basi culturali furono paradossalmente simili a quelle che scatenarono la persecuzione nella Germania nazista, cioè il concetto pseudo-biologico di degenerazione. L'omosessualità era una tara, fisica, legata alla decadenza morale e fisica della corrotta, e ormai sconfitta, classe borghese. Come tale, era da sradicare da tutta l'Urss.

In base agli studi compiuti dopo il crollo dell'Urss si è potuto verificare che alcune decine di migliaia di persone furono internate per omosessualità nei gulag staliniani, da dove non fecero mai ritorno. L'omosessualità fu inoltre usata come arma nelle lotte politiche dell'Urss, accusando gli avversari politici di essere omosessuali.

I moti di Stonewall[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Moti di Stonewall.

Nell'autunno del 1959, la polizia dell'amministrazione Wagner di New York City cominciò a chiudere i gay bar della città, che erano quasi due dozzine a Manhattan all'inizio dell'anno. Questo provvedimento era in gran parte il risultato di una campagna omofobica di estrema destra concepita dall'editorialista del quotidiano NY Mirror, Lee Mortimer. I gay bar vennero chiusi in poco tempo, e quelli riaperti ebbero vita breve. L'elezione di John Lindsay nel 1965 ha segnato un cambiamento importante nella politica della città e un nuovo atteggiamento nei confronti della comunità LGBT di New York.

Il 21 aprile 1966, Dick Leitsch, presidente della Mattachine Society ed altri di due membri organizzarono una riunione al Julius Bar al Greenwich Village di Manhattan. Ciò scaturì leggi anti-gay nella organizzazione della città. Queste disposizioni prevedevano che per gli omosessuali fosse illegale riunirsi in pubblico e bere alcolici in un bar. Prima di queste leggi il commercio dei gay bar doveva appoggiarsi alla polizia e alla mafia, pagandole. Non appena la legge venne abrogata, i gay bar tornarono ad essere liberi.

I moti di Stonewall furono una serie di conflitti violenti fra gli omosessuali e gli ufficiali di polizia di New York. Iniziarono venerdì 27 giugno 1969 all'1:20, quando la polizia irruppe nel locale Stonewall Inn, un gay bar aperto senza autorizzazione. Stonewall è considerato una svolta per il movimento per i diritti LGBT di tutto il mondo.

I matrimoni omosessuali[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Matrimonio omosessuale.

Tra la fine del XX secolo e l'inizio del ventunesimo, in molti paesi è nata l'esigenza di creare leggi riguardo all'unione delle coppie dello stesso sesso. Il riconoscimento legale di un'unione coniugale apre una vasta gamma di diritti e doveri, compresa la previdenza sociale, le tasse e il diritto di eredità. Il riconoscimento legale limitato alle coppie di sesso opposto esclude le coppie dello stesso sesso dall'avere accesso legale a questi benefici, mentre le coppie non sposate del sesso opposto, prive di altri impedimenti legali, hanno la possibilità di sposarsi secondo un matrimonio civile e di accedere così a questi diritti.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Thorkil Vanggaard, Phallos. A Symbol and its History in the Male World, New York: International Universities Press, Inc., 1972. ISBN 978-0823681921.
  2. ^ The World History of Male Love museo di raffigurazioni con soggetti omosessuali in Cina
  3. ^ Murray, Stephen (ed.); Roscoe, Will (ed.) (1998). Boy Wives and Female Husbands: Studies of African Homosexualities. New York: St. Martin's Press. ISBN 0312238290.
  4. ^ Evans-Pritchard, E. E. (December, 1970). Sexual Inversion among the Azande. American Anthropologist, New Series, 72(6), 1428-1434.
  5. ^ Pablo, Ben (2004), "[Latin America: Colonial]", glbtq.com, [1], retrieved on 2007-08-01
  6. ^ Murray, Stephen (2004). "Mexico". in Claude J. Summers. glbtq: An Encyclopedia of Gay, Lesbian, Bisexual, Transgender, and Queer Culture. glbtq, Inc.. [2]. Retrieved on 2007-08-01.
  7. ^ "Most frequently used new coinages in daily Chinese", Jongo News, August 20, 2007, [3], retrieved on 2007-09-07
  8. ^ Gilbert Herdt, Omosessualita in Treccani.it - Enciclopedia delle Scienze Sociali. URL consultato il 4 giugno 2013.
  9. ^ (EN) Gilbert H Herdt, Ritualised homosexuality in Melanesia, Londra, University of California Press, 1984, pp. 128-136. ISBN 0520080963.
  10. ^ www.fordham.edu
  11. ^ Mathew Kuefler, The Boswell Thesis: Essays on Christianity, Social Tolerance, and Homosexuality, University of Chicago Press, 2006. ISBN 9780226457413.
  12. ^ Singlewomen in the European Past, University Pennsylvania Press, 1999, pp. 10–11, 128.
  13. ^ a b c d e f g Omosessualità - Speciale - L’Omosessualità Nel Rinascimento
  14. ^ a b c d e f g omosessualità nel rinascimento
  15. ^ Francesco Guicciardini, Storia d'Italia, libro XVI, cap. 12
  16. ^ Valerio Marucci (a cura di), Pasquinate del Cinque e Seicento, Salerno, Roma 1988, p. 170.
  17. ^ L'intero testo riguardante l'omosessualità e il fascismo riprende parzialmente il testo scritto dallo storico Giovanni Dall'Orto, disponibile presso il suo sito internet http://www.oliari.com/fascismo/fascismo_gdo4.html

Bibliografia (in italiano o sull'Italia)[modifica | modifica sorgente]

  • Robert Aldrich (a cura di), Vita e cultura gay. Storia universale dell'omosessualità dall'antichità a oggi, Venezia, Cicero, 2007.
  • Dominique Fernandez, Il ratto di Ganimede. La presenza omosessuale nella cultura e nella storia, Milano, Bompiani, 1991.
  • Roberta Padovano, Dove sorge l'arcobaleno. L'omosessualità nella storia e nelle religioni del mondo, Milano, Il dito e la luna, 2002.
  • Giuseppe Patacchiola, Le minoranze sessuali dal tardo impero romano al XVII secolo: un approccio sociologico-giuridico, tesi di laurea, 2001
  • Paolo Pedote Giuseppe Lo Presti, Omofobia. Il pregiudizio anti-omosessuale dalla Bibbia ai nostri giorni, Roma, Stampa alternativa, 2003.

Mondo greco arcaico e classico[modifica | modifica sorgente]

  • Flaminio Boni, La pederastia nell'antica Grecia, Roma, Fabio Croce Editore, 2002.
  • Angelo Brelich, Paides e parthenoi, Roma, Edizioni dell'Ateneo, 1969.
  • Eva Cantarella, Secondo natura. La bisessualità nel mondo antico, Roma, Editori Riuniti, 1988.
  • Kenneth J. Dover, L'omosessualità nella Grecia antica, Torino, Einaudi, 1985.
  • Michel Foucault, La volontà di sapere (Storia della sessualità, vol. 1), Milano, Feltinelli, 1978.
  • Michel Foucault, L'uso dei piaceri (Storia della sessualità, vol. 2), Milano, Feltrinelli, 1984.
  • Johann Mathias Gesner, Socrates sanctus paederasta. Commentatio societati regiae gottingensi praelecta, Schoonhoven, Trajecti ad Rhenum, 1769.
  • Eva Keuls, Il regno della fallocrazia. La politica sessuale ad Atene, Milano, Il saggiatore, 1988.
  • Henri-Irénée Marrou, Storia dell'educazione nell'antichità, Roma, Studium, 1966.
  • Claudio Saporetti, Abolire le nascite: il problema nella Mesopotamia antica, Jouvence, Roma 1993.
  • Maurice Sartre, L'omosessualità nella nell'antica Grecia, in «L'amore e la sessualità», a cura di Georges Duby, Milano, Dedalo, 1986
  • Bernard Sérgent, L'omosessualità nella mitologia greca, Bari, Laterza, 1986.

Mondo ellenistico e romano[modifica | modifica sorgente]

  • Eva Cantarella, Etica sessuale e diritto. L'omosessualità maschile a Roma, "Rechtshistorisches Journal", VI 1987, pp. 263-292.
  • Danilo Dalla, Ubi Venus mutatur. Omosessualità e diritto nel mondo romano, Milano, Giuffrè, 1987.
  • Rosella Frasca, Educazione e formazione a Roma: storia, testi, immagini, Dedalo.

Tardo ellenismo e cristianesimo delle origini[modifica | modifica sorgente]

  • John Boswell, Cristianesimo, tolleranza, omosessualità. La Chiesa e gli omosessuali dalle origini al XIV secolo, Milano, Leonardo, 1989.
  • Arrigo Manfredini, Qui commutant cum feminis vestem, "Revue internationale des Droits de l'Antiquité", s. III, XXII, 1985, pp. 257-271 (sul travestitismo nel Diritto romano, in italiano).
  • John McNeill SJ, La Chiesa e l'omosessualità, Milano, Mondadori, 1979.

Medioevo[modifica | modifica sorgente]

  • John Boswell, Cristianesimo, tolleranza, omosessualità. La Chiesa e gli omosessuali dalle origini al XIV secolo, Milano, Leonardo, 1989.
  • John Boswell, Alla scoperta dell'amore. Archetipi di amore gay nella storia cristiana, Roma, Libreria Croce, 1999.
  • Giovanni Dall'Orto, L'omosessualità nella poesia volgare italiana fino al tempo di Dante. Appunti, "Sodoma" n. 3, Primavera/estate 1986, pp. 13-37.
  • Michael Goodich, The unmentionable vice, Ross-Erikson, Santa Barbara 1979.
  • Irene Zavattero, Il Liber Gomorrhianus di Pier Damiani: omosessualità e Chiesa nel Medioevo tesi di laurea.

Rinascimento[modifica | modifica sorgente]

  • Romano Canosa, Storia di una grande paura. La sodomia a Firenze e a Venezia nel Quattrocento, Milano, Feltrinelli, 1991.
  • Giovanni Dall'Orto, "Socratic love" as a disguise for same-sex love in the Italian Renaissance, "Journal of homosexuality" XVI, n. 1/2 1989, pp. 33-65.
  • Michael Rocke, Forbidden friendships. Homosexuality and male culture in Renaissance Florence, Oxford University Press, Oxford e New York 1996.
  • Guido Ruggiero, I confini dell'eros. Crimini e sessualità nella Venezia del Rinascimento, Venezia, Marsilio, 1991.

Epoca moderna[modifica | modifica sorgente]

  • Marina Baldassari, Bande giovanili e "vizio nefando". Violenza e sessualità nella Roma barocca, La corte dei papi, Roma 2005.
  • Stefano Bolognini, Giuseppe Beccarelli eretico e sodomita, "Babilonia", maggio 2000.
  • Stefano Bolognini, Oh Gesù, Oh Gesù, Sant'Antonio mi moro, "Babilonia", gennaio 2001.
  • Judith Brown, Atti impuri. Vita di una monaca lesbica nell'Italia del Rinascimento, il Saggiatore, Milano 1987 (nota: il termine "Rinascimento" del titolo va inteso in senso anglosassone, cioè l'epoca barocca).
  • Giovanni Dall'Orto, "La natura è madre dolcissima". L'accettazione dell'omosessualità nel Libertinismo italiano dei secoli XVI e XVII, "Sodoma" n. 5, Primavera-Estate 1993, pp. 27-41.
  • Giovanni Dall'Orto, "Adora più presto un putto, che Domenedio". Il processo a un libertino omosessuale: Francesco Calcagno (1550), "Sodoma" n. 5, primavera-estate 1993, pp. 43-55.
  • Giovanni Dall'Orto, Improvvisamente... l'amore. Tre lettere d'amore omosessuale del 1594. Già come: Improvvisamente... quattro secoli fa, "Babilonia" n. 139, dicembre 1995, pp. 84-86.
  • Umberto Grassi, L'Offitio sopra l'honestà. La repressione della sodomia nella Lucca del Cinquecento (1551-1580), "Studi storici", XLVIII 2007, pp. 127-159. Estratto della tesi di dottorato: Umberto Grassi, L'Offitio sopra l'Onestà. Il controllo della sodomia nella Lucca del Cinquecento, dottorato di ricerca, Università di Pisa, 2011.
  • Nicola Pizzolato, "Lo diavolo mi ingannao". La sodomia nelle campagne siciliane (1572-1664), "Quaderni storici" n. 2, 2006, pp. 449-480.
  • Ugo Zuccarello, La sodomia al tribunale bolognese del Torrone tra XVI e XVII secolo, "Società e storia", XXII 2000, pp. 37-51.

L'Ottocento[modifica | modifica sorgente]

  • Giovanni Dall'Orto, Il concetto di degenerazione nel pensiero borghese dell'Ottocento, "Sodoma" n. 2, anno II, estate-autunno 1985, pp. 59-74.
  • Giovanni Dall'Orto, La "tolleranza repressiva" dell'omosessualità. Quando un atteggiamento legale diviene tradizione, in: Arcigay nazionale (a cura di), Omosessuali e Stato, Cassero, Bologna 1988, pp. 37-57.
  • Enrico Oliari, L'omo delinquente: scandali e delitti gay dall'Unità a Giolitti, Civitavecchia, Prospettiva, 2006. (recensione qui).
  • Graham Robb, Sconosciuti. L'amore e la cultura omosessuale nell'Ottocento, Roma, Carocci, 2005.

Il Novecento[modifica | modifica sorgente]

Personaggi storici[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) LGBT History on the Web archivi di storia LGBT
  • (ITEN) Androfilo storia LGBT, arte, immagini, e folklore di cultura omosessuale dai tempi antichi all'era moderna
  • CulturaGay.it archivio enciclopedico di saggi, recensioni e interviste su temi di cultura e storia LGBT
  • Enrico Oliari cultura e storia gay, dal punto di vista di un gay di destra
  • Omosofia cultura e storia omosessuale
  • Omofonie fonti per la storia movimento e del pensiero omosessuale
  • Progetto The Forgotten among the Forgotten progetto incentrato sul ricordo della persecuzione nazi-fascista contro le persone LGBT e contro il popolo Rom