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Eunuco

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Eunuco orientale nel 1749.

Col termine eunuco (dalla composizione dei due termini greci εὐνή ed ἔχω, "letto" e "custodisco") sono indicati quegli uomini che erano sottoposti in età prepuberale o puberale a interventi più o meno estesi di mutilazione dell'apparato genitale, tali da condurli a impotentia generandi o a una più radicale impotentia coeundi. Essi furono comuni a molte corti sovrane soprattutto orientali, da quelle musulmane come quella dell'Impero Ottomano a quella del Celeste impero cinese.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'istituto dell'evirazione ha caratterizzato un gran numero di società e di culture umane in età antica, medievale e moderna, in Europa, Asia e Africa. Ciò era essenzialmente dovuto alla grande richiesta di persone a cui poter affidare senza timore delicati compiti di sorveglianza dei ginecei e anche per impedire l'adozione di pratiche nepotistiche nel caso si fosse deciso di affidar loro importanti e delicate funzioni, civili, militari o religiose. Infine, nel caso di castrazione in età prepuberale, per esaltare il registro alto canoro, specialmente ricercato nei cori ecclesiastici o di teatro civile dove, fino all'età moderna, fu impedito il ricorso a rappresentanti del "gentil sesso", sostituiti da voci bianche. Tra gli eunuchi del Settecento fu celebre il soprano Farinelli.

Il valore sul mercato dell'eunuco dipendeva dall'età e dalle sue doti fisiche ed intellettuali: tra gli evirati in età prepuberale la percentuale dei sopravvissuti all'intervento era abbastanza alta, ma a ciò faceva da contraltare il mancato sviluppo della sessualità secondaria (voce, massa muscolare poco tonica, apatia, indole tendenzialmente remissiva e poco intraprendente) che ne faceva abbassare relativamente il valore, a meno che il mancato sviluppo della sessualità secondaria fosse precisamente richiesto dal compratore.

Al contrario, chi fosse stato evirato in età post-puberale e fosse sopravvissuto (la frequenza dei morti nel corso dell'intervento, o immediatamente dopo, era infatti elevatissima) manteneva le caratteristiche sessuali secondarie (voce profonda, buon tono muscolare, indole maggiormente volitiva) e tutto ciò consentiva che egli avesse un valore assai più alto di mercato.

Nella cultura islamica gli eunuchi (khiṣyān, sing. khāṣī), distinti dai veri e propri castrati (majābīb, pl. di majbūb), divennero normale corredo dei potenti: dal Califfo ai governatori, dai sovrani ai Sultani. Sovente oltre alla custodia degli harem era loro affidata la cura dell'amministrazione e dell'apparato militare. Tra gli eunuchi non mancarono sovrani di ottime capacità, come furono i casi di Kāfūr nell'Egitto ikhshidide e del Caid qāʾid Pietro nella Sicilia arabo-normanna.

Durante il periodo di al-Andalus (Spagna islamica)[1] e Lucena in ambiente islamico particolarmente esperti nell'operazione di evirazione erano gli Ebrei di Pechina, come pure i loro correligionari di Verdun grazie alle loro adeguate conoscenze medico-anatomiche. I musulmani acquistavano per questo fine schiavi dell'Alto Egitto, del Khorāsān, del Sind, dell'Abissinia ed in genere dei paesi sudanesi (Sūdān significa genericamente "Neri").

Secondo fonti islamiche coeve o di poco successive, il califfo abbaside al-Muqtadir possedeva 11.000 eunuchi: 4.000 Greci e 7.000 Africani.

In letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Nella letteratura latina classica il commediografo Publio Terenzio Afro sfrutta l'ambiguità sessuale di tale personaggio (eununcolo) come carattere comico: ripresa chiaramente plautina.

Nel libro L'albero dei giannizzeri di Jason Goodwin Yashim, il protagonista, è un eunuco che svolge delicati incarichi investigativi e politici nella corte del Sultano ottomano a Istanbul.

Un'altra figura letteraria di eunuco si trova nella saga Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin: si tratta dell'ambigua figura di Varys, membro del Gran Consiglio di Approdo del Re.

Ne Le sei reincarnazioni di Ximen Nao, romanzo del premio Nobel Mo Yan, il protagonista Xu Bao, addetto alle castrazioni degli animali nel villaggio di Ximen, scopre di essere egli stesso un eunuco.

"Ḥijāʾ di Kāfūr" è un'invettiva o satira del celebre poeta arabo dell'età abbaside al-Mutanabbi, nella quale il poeta esprime la sua ira politica nei confronti dell'eunuco Kāfūr, Reggente ikhshidide in Egitto, scrivendo:

« Invece di agguantare la loro anima, la morte se ne impadronisce con l'estremità di una bacchetta tanto essa è ripugnante. »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Così in al-Muqaddasi, The Best Divisions for Knowledge of the Regions - Ahsan al-Taqasim fi Ma'rifat al-Aqalim, trad. di Basil Collins, Reading (Berkshire), Garnet Publishing, 2000, ISBN 1-85964-136-9, p. 200. Si veda anche Michael Toch, The Economic History of European Jews: Late Antiquity and Early Middle Ages, Leida, Brill, 2012, p. 184.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • David Ayalon, “On the term Khādim in the Sense of Eunuch in the Early Islamic Sources”, in: Arabica 32 (1985), pp. 289-308
  • David Ayalon, Eunuchs, Caliphs and Sultans: A Study in Power Relationships, Gerusalemme, the Magnes Press, 1999
  • David Ayalon, "On the Eunuchs in Islam", in: Jerusalem Studies in Arabic and Islam, 1 (1979), pp. 67-124
  • Marmon Shaun, Eunuchs and Sacred Boundaries in Islamic Society, Oxford, Oxford University Press, 1995
  • Nadia Maria el-Cheikh, "Servants at the gate: eunuchs at the court of al-Muqtadir", in: Journal of the Economic and Social History of the Orient 48 (2005), ,2, pp. 234-252

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