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Eunuco

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Col termine eunuco (dalla composizione dei due termini greci εὐνή ed ἔχω, "letto" e "custodisco") sono indicati quegli uomini che erano sottoposti in età prepuberale o puberale a interventi più o meno estesi di mutilazione dell'apparato genitale, tali da condurli a impotentia generandi o a una più radicale impotentia coeundi. Essi furono comuni a molte corti sovrane soprattutto orientali, da quelle musulmane come quella dell'Impero ottomano a quella del Celeste impero cinese.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'istituto dell'evirazione ha caratterizzato un gran numero di società e di culture umane in età antica, medievale e moderna, in Europa, Asia e Africa. Ciò era essenzialmente dovuto alla grande richiesta di persone a cui poter affidare senza timore delicati compiti di sorveglianza dei ginecei e anche per impedire l'adozione di pratiche nepotistiche nel caso si fosse deciso di affidar loro importanti e delicate funzioni, civili, militari o religiose. Infine, nel caso di castrazione in età prepuberale, per esaltare il registro alto canoro, specialmente ricercato nei cori ecclesiastici o di teatro civile dove, fino all'età moderna, fu impedito il ricorso a rappresentanti del "gentil sesso", sostituiti da voci bianche. Tra gli eunuchi del Settecento fu celebre il sopranista Farinelli.

Il valore sul mercato dell'eunuco dipendeva dall'età e dalle sue doti fisiche ed intellettuali: tra gli evirati in età prepuberale la percentuale dei sopravvissuti all'intervento era abbastanza alta, ma a ciò faceva da contraltare il mancato sviluppo della sessualità secondaria (voce, massa muscolare poco tonica, apatia, indole tendenzialmente remissiva e poco intraprendente) che ne faceva abbassare relativamente il valore, a meno che il mancato sviluppo della sessualità secondaria fosse precisamente richiesto dal compratore.

Al contrario, chi fosse stato evirato in età post-puberale e fosse sopravvissuto (la frequenza dei morti nel corso dell'intervento, o immediatamente dopo, era infatti elevatissima) manteneva le caratteristiche sessuali secondarie (voce profonda, buon tono muscolare, indole maggiormente volitiva) e tutto ciò consentiva che egli avesse un valore assai più alto di mercato.

Nella cultura islamica gli eunuchi (khiṣyān, sing. khāṣī), distinti dai veri e propri castrati (majābīb, pl. di majbūb), divennero normale corredo dei potenti: dal Califfo ai governatori, dai sovrani ai Sultani. Sovente oltre alla custodia degli harem era loro affidata la cura dell'amministrazione e dell'apparato militare. Tra gli eunuchi non mancarono sovrani di ottime capacità, come furono i casi di Kāfūr nell'Egitto ikhshidide e del Caid qāʾid Pietro nella Sicilia arabo-normanna.

Durante il periodo di al-Andalus (Spagna islamica)[1] e Lucena in ambiente islamico particolarmente esperti nell'operazione di evirazione erano gli Ebrei di Pechina, come pure i loro correligionari di Verdun grazie alle loro adeguate conoscenze medico-anatomiche. I musulmani acquistavano per questo fine schiavi dell'Alto Egitto, del Khorāsān, del Sind, dell'Abissinia ed in genere dei paesi sudanesi (Sūdān significa genericamente "Neri").

Secondo fonti islamiche coeve o di poco successive, il califfo abbaside al-Muqtadir possedeva 11.000 eunuchi: 4.000 Greci e 7.000 Africani.

In letteratura[modifica | modifica wikitesto]

« Invece di agguantare la loro anima, la morte se ne impadronisce con l'estremità di una bacchetta tanto essa è ripugnante. »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Così in al-Muqaddasi, The Best Divisions for Knowledge of the Regions - Ahsan al-Taqasim fi Ma'rifat al-Aqalim, trad. di Basil Collins, Reading (Berkshire), Garnet Publishing, 2000, ISBN 1-85964-136-9, p. 200. Si veda anche Michael Toch, The Economic History of European Jews: Late Antiquity and Early Middle Ages, Leida, Brill, 2012, p. 184.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • David Ayalon, “On the term Khādim in the Sense of Eunuch in the Early Islamic Sources”, in: Arabica 32 (1985), pp. 289-308
  • David Ayalon, Eunuchs, Caliphs and Sultans: A Study in Power Relationships, Gerusalemme, the Magnes Press, 1999
  • David Ayalon, "On the Eunuchs in Islam", in: Jerusalem Studies in Arabic and Islam, 1 (1979), pp. 67-124
  • Marmon Shaun, Eunuchs and Sacred Boundaries in Islamic Society, Oxford, Oxford University Press, 1995
  • Nadia Maria el-Cheikh, "Servants at the gate: eunuchs at the court of al-Muqtadir", in: Journal of the Economic and Social History of the Orient 48 (2005), 2, pp. 234-252

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