Farinelli

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Corrado Giaquinto: Ritratto di Carlo Broschi detto Farinelli
Bologna, Museo internazionale e biblioteca della musica

Carlo Maria Michelangelo Nicola Broschi, detto Farinelli (Andria, 24 gennaio 1705Bologna, 16 settembre 1782), è considerato il più famoso cantante lirico castrato della storia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque ad Andria (allora nel Regno di Napoli) in una famiglia agiata della noblesse de robe locale; il padre Salvatore, che ricopriva cariche amministrative feudali, fu un grande appassionato di musica e volle indirizzare entrambi i figli a professioni del settore, facendo studiare Riccardo, il maggiore, da compositore e Carlo da cantante. Fu il fratello Riccardo a volere per Carlo la castrazione, eseguita poco dopo la morte del padre, avvenuta nel 1717[1]. La castrazione è un'operazione chirurgica che consente ai maschi di poter conservare la propria voce di soprano o contralto prima che lo sviluppo possa modificarla. Si deve notare che, a seconda della modalità dell'operazione chirurgica a cui erano sottoposti, i castrati potevano avere uno sviluppo sessuale parziale, e quindi anche sviluppare una parziale mutazione della voce.

Il giovane fu mandato a Napoli, per studiare canto con Niccolò Porpora che curò l'affinamento del suo naturale talento di soprano. In effetti la sua tessitura vocale potrebbe più correttamente essere definita di mezzosopranista molto esteso, sia verso il basso, fino a tessiture da contralto profondo (Vinci gli fa toccare il do2, nota tenebrosa per una voce bianca), sia verso l'alto dove arrivava, nei vocalizzi, a toccare il do5, nota da sopranista effettivo.

Il corso di studio durava in media sei anni. Porpora insisteva molto sulla precisione dell'intonazione, nel solfeggio, sulla capacità di variare il ritmo, di dominare variazioni e abbellimenti improvvisi sui quali si esaltava o frantumava l'abilità del virtuoso. Secondo l'esperienza di Caffarelli l'impegno di studio giornaliero era così suddiviso:

Mattina

  • Un'ora di passaggi di difficile esecuzione
  • Un'ora di lettere
  • Un'ora di esercizi di canto davanti allo specchio per apprendere i vantaggi della parsimonia e i rischi dell'abbondanza nei gesti e nelle espressioni da fare in scena

Pomeriggio

  • Mezz'ora di teoria musicale
  • Mezz'ora di contrappunto improvvisato su cantus firmus
  • Un'ora di lettura dei libretti che gli allievi avrebbero in seguito intonati
  • Infine esercizi di respirazione. (Petto e polmoni si sviluppavano normalmente nei castrati e gli esercizi respiratori portavano quegli organi a dimensioni eccezionali; il risultato era quello di ottenere una grande potenza sonora quasi surreale rispetto al timbro di voce, ed una lunghezza di fiati spropositata rispetto agli standard moderni).

Il suo debutto avvenne a Napoli, nel 1720, nella serenata "Angelica e Medoro" (del Porpora), al fianco di Marianna Benti Bulgarelli, detta la Romanina, di Domenico Gizzi, Musico Soprano della Real Cappella e del Contralto Francesco Vitale, in una soirée in onore dell'Imperatrice d'Austria. Il libretto era la prima prova teatrale di Pietro Metastasio, che strinse col Broschi un'amicizia che durò tutta la vita ed è testimoniata da un interessante carteggio. Riscosse un ottimo successo e le successive esibizioni gli valsero una crescente rapida notorietà.

Nella stagione del Carnevale del 1722 fece il suo esordio in teatro a Roma, cantando, nel Teatro Alibert, nel dramma per musica "Sofonisba" del bolognese Luca Antonio Predieri ed nel "Flavio Anicio Olibrio" di Porpora, di nuovo a fianco di Domenico Gizzi e di Francesco Vitale.

Nel 1723 e nel 1724 fu nuovamente a Roma per le trionfali Stagioni di Carnevale, sempre al Teatro Alibert, in produzioni drammatiche di assoluto prestigio: "Adelaide" di Nicola Porpora nel 1723 e "Farnace" di Leonardo Vinci nel 1724, sempre al fianco del Gizzi.

Cantò, negli anni successivi, a Roma, Vienna, Venezia, Milano, Bologna.

Il pubblico del tempo adorava il virtuosismo, che nei cantanti consisteva soprattutto nell'esecuzione di variazioni arbitrarie ai brani cantati, in cui l'aspetto della difficoltà tecnica estrema arricchiva la pura espressione dei sentimenti della musica. Erano anche frequenti "duelli" tra musicisti. Se a Roma Broschi aveva vinto (1722) una sfida contro un trombettista tedesco, sulla tenuta lunga di una nota altissima, a Bologna (1727) sorse la competizione con Antonio Maria Bernacchi, allora uno dei più importanti castrati della scena musicale. In realtà, oltre alla forzatura spettacolare, non vi fu antagonismo personale fra i due, tanto è vero che lo stesso Bernacchi, di una ventina d'anni più anziano, fu ben prodigo di consigli e suggerimenti verso il giovane pugliese.

Carlo Broschi (Farinelli)

Già a Napoli nel 1725 era stato notato da Johann Joachim Quantz in occasione della prima rappresentazione del Marc'Antonio e Cleopatra di Hasse[2]; Quantz che ne aveva magnificato con entusiasmo la purezza di timbro ed estensione di scala, la nitidezza di trillo ed inventiva. La vittoria su Bernacchi, però, incrementò notevolmente la fama di Broschi, la cui attività divenne (per la misura dei tempi) alquanto frenetica.

Nel 1730 Farinelli fu ammesso all'Accademia Filarmonica di Bologna.

Nel 1734, Carlo Broschi si trasferì a Londra e cantò presso l'Opera della Nobiltà al Lincoln's Inn Fields, che era diretta da Porpora e vedeva Francesco Bernardi, detto il Senesino, come cantante principale. La sua fama era immensa, e i proventi che ottenne nei tre anni in cui soggiornò in Inghilterra superarono le 5.000 sterline. Questi anni, l'apice della sua gloria come artista di scena, furono anche gli anni della cocente rivalità tra i due gruppi teatrali residenti a Londra, quello di Georg Friedrich Händel, sostenuto dal re Giorgio II, e quello di Porpora, sostenuto dal Principe di Galles e dalla nobiltà.

La prima apparizione al teatro Lincoln's Inn Fields fu in Artaserse, di cui la maggior parte delle musiche erano state scritte dal fratello, Riccardo Broschi. Il successo fu istantaneo. Federico principe di Galles e la corte lo accolsero con lodi e onori. Ma nemmeno il contributo di Farinelli portò l'impresa al successo.

Nel 1737, stanco delle incessanti acredini che opponevano i due gruppi teatrali, Farinelli accettò l'invito di Elisabetta Farnese, moglie di Filippo V di Spagna. Durante il viaggio passò per la Francia, e cantò per Luigi XV. Il re spagnolo, che soffriva di nevrastenia e malinconia, aveva abbandonato la vita pubblica, gli affari di Stato e manifestava segni di follia. La regina Isabella invitò quindi Farinelli ad esibirsi davanti a suo marito, nella speranza che potesse risvegliarlo dall'apatia. L'episodio è rimasto celebre, e contribuì ad accrescere la leggenda che circonda il cantante. La voce di Farinelli fece un tale effetto su Filippo V, che non volle più separarsi dal cantante. La "terapia" quotidiana consisteva nel far cantare il castrato sempre le stesse otto o nove arie[3], di cui la prima era "Pallido il sole", dall'Artaserse di Johann Adolf Hasse[4] Da una stanza diversa da quella del sovrano, le prime volte dalla stanza più lontana e via via sempre più vicina fino ad arrivare dietro la porta, il cantante riuscì a far uscire il sofferente Filippo, lo fece lavare e radere.[senza fonte] Il re gli fece promettere di restare alla corte di Spagna, corrispondendogli uno stipendio di 2000 ducati, con l'unica richiesta di non cantare più in pubblico.

Divenuto criado familiar dei re di Spagna, il cantante vide la sua importanza crescere con l'ascesa al trono di Ferdinando VI di Spagna, che lo nominò cavaliere di Calatrava, un'alta carica, riservata ai gentiluomini che potevano provare la nobiltà e l'antichità delle loro famiglie. Broschi-Farinelli, favorito dal monarca, esercitò sulla corte, e sulla politica, una grande influenza. Gli si devono i primi lavori di bonifica delle rive del Tago, e diresse l'opera di Madrid e spettacoli reali. Utilizzò il suo potere persuadendo Ferdinando a instaurare un teatro d'opera italiano. Collaborò anche con Domenico Scarlatti, compatriota napoletano, anch'egli residente in Spagna. Il musicologo Ralph Kirkpatrick afferma che la corrispondenza di Farinelli è la fonte della "maggior parte delle informazioni di prima mano su Scarlatti giunte a noi".

Rispettato da chiunque, sommerso di doni, adulato sia dai diplomatici avversi alla Francia, sia da quelli francesi che avrebbero voluto vedere la Spagna firmare il Patto di famiglia, conservò questa posizione di rilievo fino all'avvento di Carlo III, il quale, probabilmente a causa dell'eccessiva influenza del cantante, lo allontanò nel 1759.

Farinelli si ritirò allora a Bologna, e morì nella sontuosa villa che aveva fatto costruire in vista del suo ritiro (fuori Porta Lame, oggi distrutta). Malgrado le numerose visite che vi ricevette (tra cui quelle di Wolfgang Amadeus Mozart allora adolescente, e di Giuseppe II d'Austria), Farinelli soffrì fino alla morte di solitudine e di malinconia.

Busto neoclassico anonimo di Farinelli (R.A.B.A.S.F., Madrid).

Si spense il 16 settembre 1782, qualche mese dopo il suo amico Metastasio, lasciando una collezione d'arte e di strumenti musicali sfortunatamente dispersa dai suoi eredi, tra cui un violino di Antonio Stradivari. Di lui resta qualche bel ritratto dipinto da Jacopo Amigoni e Corrado Giaquinto, e le lettere ai suoi amici. Malgrado la leggenda, resta un personaggio relativamente misterioso. Agli amici che lo pregavano di redigere le sue memorie, aveva risposto: «Mi basta che si sappia che non ho avuto pregiudizi su nessuno. Che si aggiunga anche il mio dispiacere di non aver potuto fare tutto il bene che mi sarei augurato.»

Eccelleva sia nel registro leggero che nel registro patetico, cosa che compensava la sua scarsa presenza scenica. Scriveva Charles Burney nel suo "Viaggio musicale in Italia": «Egli non eccelleva soltanto in velocità, ma possedeva le migliori qualità di un grande cantante. Nella sua voce si trovavano riunite la forza, la dolcezza e l'estensione, e nel suo stile la tenerezza, la grazia e l'agilità.» Il suo canto influenzò lo stile delle opere composte in quel periodo. Alle sue qualità artistiche, Farinelli aggiungeva quelle umane. Affabile e modesto malgrado la fama e il talento, di perfetta educazione, seppe guadagnarsi l'affetto del pubblico e la simpatia dei grandi.

Farinelli suonava anche strumenti a tastiera e la viola d'amore. Occasionalmente componeva: scrisse testo e musica di un Addio a Londra aria, e un'aria per Ferdinando VI, e una sonate per tastiera.

Per la fenomenale estensione vocale, per la versatilità dimostrata nei vari stili di canto, per l'eccezionale capacità di tenuta dei fiati, per il trascendentale virtuosismo e per le sue doti di attore, Farinelli è ancor oggi ricordato come il più grande cantante nella storia dell'opera lirica.

Per scoprire i segreti della sua voce, nel 2006 sono stati iniziati degli esami sul DNA ricavato dalle sue ossa.[senza fonte]

Centro Studi Farinelli[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1998 si è costituito a Bologna il Centro Studi Farinelli con il proposito di ricordare la figura del grande artista. Tra le iniziative promosse dal Centro Studi si segnala il restauro della tomba alla Certosa di Bologna (2000) la mostra documentaria Il Farinelli a Bologna (2001 e 2005), l'inaugurazione del Parco cittadino intestato al Farinelli, nei pressi del luogo dove sorgeva la villa abitata dal celebre cantante (2002), l'organizzazione del Convegno internazionale di studi Il Farinelli e gli evirati cantori in occasione del 300º anniversario della nascita del Farinelli (2005), la pubblicazione ufficiale Il fantasma del Farinelli (2005), l'estumulazione del Farinelli alla Certosa di Bologna (2006). Il progetto di estumulazione è stato promosso dall'antiquario fiorentino Alberto Bruschi. Responsabile e coordinatore generale del progetto è stato Luigi Verdi, come Segretario del Centro Studi Farinelli. L'antropologa Maria Giovanna Belcastro dell'Università di Bologna, Gino Fornaciari, paleopatologo dell'Università di Pisa e l'ingegnere David Howard della York University sono gli scienziati responsabili dell'analisi dei resti. L'esumazione ha avuto luogo il 12 luglio 2006, la notizia ha avuto larghissima eco sulla stampa mondiale

Lastra tombale di Farinelli alla Certosa di Bologna

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine Militare di Calatrava (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Militare di Calatrava (Spagna)

Opere dedicate a Farinelli[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1994 fu realizzato dal regista belga Gérard Corbiau un film (Farinelli - Voce regina) sulla sua vita, anche se con troppe licenze: al fratello Riccardo è data molta importanza, e il compositore tedesco Georg Friedrich Händel, interpretato da Jeroen Krabbé, tratteggiato come nemico di Farinelli e figura negativa, nella realtà era semplicemente il direttore musicale della compagnia rivale di quella dell'opera della Nobiltá in cui si esibiva Farinelli. Il film fu premiato come miglior film straniero ai Golden Globe e ricevette una nomination agli Oscar. Stefano Dionisi che interpreta il protagonista recita le battute di dialogo, mentre nelle parti cantate, per riprodurre la particolare voce di un castrato, sono state registrate separatamente le voci di un soprano donna, Ewa Małas-Godlewska, e di un controtenore uomo, Derek Lee Ragin, poi mixate con mezzi digitali. La registrazione della musica del film è stata realizzata dal direttore d'orchestra Christophe Rousset con la compagnia Les Talents Lyriques.

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Il compositore Daniel Auber musicò una biografia del cantante su libretto di Eugène Scribe.

Radio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2006 la Radio Svizzera di lingua italiana - Rete 2 ha realizzato l'originale radiofonico Farinello di Giorgio Appolonia per la regia di Claudio Laiso, protagonista Alessandro Wagner.

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1996 la sua vita è portata in scena con lo spettacolo Quel delizioso orrore... Farinelli evirato cantore - scritto da Sandro Cappelletto - dalla Compagnia diretta da Rita Peiretti: Accademia dei Solinghi

Nel 2015 il dramma Farinelli and the King debutta alla Sam Wanamaker Playhouse del Globe Theatre; l'opera teatrale, scritta da Claire van Kampen, è incentrata sulla relazione tra il cantante e Filippo V di Spagna.

Approfondimenti[modifica | modifica wikitesto]

Perché il nome Farinelli[modifica | modifica wikitesto]

Dopo "l'intervento" si completava l'opera con l'imposizione del nome d'arte. Questo era simbolo di distinzione e riconoscimento per dichiarare ed esibire la diversità, la virtualità del personaggio. La scelta del nome prevedeva un ventaglio di toponimi, diminutivi e vezzeggiativi, omaggi ai maestri, giochi linguistici talvolta evocati a perenne memoria dei ruoli d'esordio dei musici: Appianino (Giuseppe Appiani), Cortona (Domenico Checchi), Matteuccio (Matteo Sassano), Porporino (Antonio Uberti), Farfallino (Francesco Fontana), Senesino (Francesco Bernardi per primo, e poi Andrea Martini e Giusto Ferdinando Tenducci), Nicolino (Nicolò Grimaldi), Siface (Giovanni Francesco Grossi), Gizziello (Gioacchino Conti), Caffarelli o Caffariello (Gaetano Majorano), ecc. Per quanto riguarda la manipolazione del cognome Broschi in Farinelli (o Farinello) vi sono tre ipotesi delle quali due sono certamente da escludere.

La prima delle escluse è quella che cercava di trovare una qualche ascendenza nella famiglia Farinel, fertile ceppo di violinisti e compositori di origine francese attivi in tutta Europa; ma i contemporanei di Carlo Broschi, e in particolare Jean Baptiste Farinel, non hanno mai risieduto in area napoletana, né hanno avuto evirati tra i loro allievi. La seconda ipotesi esclusa è legata alla professione del padre Salvatore Broschi, ma questi non lavorò mai come mugnaio né commerciò in farina. La terza ipotesi, ormai certa, è quella legata all'infanzia di Carlo Broschi. Da bambino frequentava un'illustre famiglia di avvocati e giureconsulti napoletani, i Farina, che dopo la sua evirazione pagheranno le lezioni di canto impartitegli dal Porpora. In omaggio ai suoi protettori dunque acquisì il nome di Farinello, che da allora non lo abbandonò mai più per tutta la vita. Quest'ultima ipotesi è confermata anche dalle parole di Padre Giambattista Martini che in un suo manoscritto descriveva il ritorno di Carlo Broschi a Napoli: "...si spostò in Napoli e sotto la direzione di Niccolò Porpora apprese l'arte del canto ed ebbe la protezione d'uno dei primi avvocati di Napoli chiamato Farina..."

Le famose sfide di Farinelli[modifica | modifica wikitesto]

Charles Burney scriveva così della famosa sfida di Farinelli: “.. aveva luogo ogni sera una gara tra lui ed un famoso esecutore di tromba che accompagnava col suo strumento un'aria cantata dal Farinelli. Sembrò sulle prime un'emulazione amichevole, di carattere semplicemente sportivo, fino a che il pubblico incominciò ad interessarsi alla contesa, parteggiando per l'uno o per l'altro; dopo che ognuno, separatamente, ebbe emessa una nota per dar prova della forza dei propri polmoni tentando di superare il rivale in vivacità e in potenza, eseguirono insieme un crescendo ed un trillo a distanza di una terza e lo sostennero a lungo mentre il pubblico ne attendeva ansiosamente la fine poiché entrambi sembravano esausti; e infatti il suonatore di tromba, sfinito, cedette, convinto tuttavia che il suo antagonista fosse altrettanto stanco e che tutto si sarebbe concluso in una battaglia senza vincitori né vinti”.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Broschi aveva una ricca collezione di clavicembali, a ciascuno dei quali aveva dato il nome di un celebre pittore: Tiziano, Raffaello, Correggio e così via.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sandro Cappelletto, La voce perduta - Vita di Farinelli evirato cantore, EDT, 1995, ISBN 8870632237, p. 3
  2. ^ Charles Burney, Viaggio musicale in Germania e Paesi Bassi; traduzione di di Enrico Fubini, Torino: EDT musica, 1986, p. 204, ISBN 88-7063-039-0 (Google libri)
  3. ^ Lettera a Sicinio Pepoli del 16 febbraio 1738, in Broschi, p. 143-144
  4. ^ Da Broschi, p. 219-220: per l'ambasciatore Keene le arie erano 5, mentre secondo Giovenale Sacchi e Charles Burney quattro: oltre a quella citata, "Per questo dolce amplesso", dalla stessa opera, "Fortunate passate mie pene di Attilio Ariosti, tratta dalla versione londinese dell'Artaserse del 1734, e "Quell'usignolo che innamorato", dalla Merope di Geminiano Giacomelli.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Broschi Farinelli, La solitudine amica. Lettere al conte Sicinio Pepoli, a cura di Carlo Vitali, prefazione e collaborazione di Francesca Boris, con una nota di Roberto Pagano, Palermo, Sellerio, 2000, ISBN 88-389-1503-2.
  • Alberto Cantu, Da Farinelli a Camilleri. Storia di parola per musica, Varese, Zecchini Editore, 2003. ISBN 88-87203-21-0
  • Sandro Cappelletto, La voce perduta. Vita di Farinelli evirato cantore, Torino, EDT, 1995. ISBN 88-7063-223-7
  • Salvatore Caruselli (a cura di), Grande enciclopedia della musica lirica, Longanesi &C. Periodici S.p.A., Roma, ad nomen
  • Rodolfo Celletti, Storia del belcanto, Discanto Edizioni, Fiesole, 1983, pp. 80-83, 100, 103, 104, 106 e passim
  • Angelo la Bella, I castrati di Dio. Storia degli evirati cantori: dal Sinesino al Farinelli, dal Caffarelli al Velluti, Valentano 1995.
  • Margarita Torrione (éd.), Crónica festiva de dos reinados en la Gaceta de Madrid : 1746-1759, Paris, Éditions Ophrys, 1998. ISBN 2-7080-0861-7.
  • Margarita Torrione, «La casa de Farinelli en el Real Sitio de Aranjuez. Nuevos datos para la biografía de Carlo Broschi», Archivo Español de Arte, n° 275, 1996, pp. 323-333.
  • Margarita Torrione, «Farinelli en la corte de Felipe V», Torre de los Lujanes, n° 38, 1999, pp. 121-142.
  • Margarita Torrione, «Felipe V y Farinelli, Cadmo y Anfión. Alegoría de una fiesta de cumpleaños: 1737», El conde de Aranda y su tiempo, Zaragoza, Inst. Fernando el Católico (CSIC), 2000, t. 2, pp. 223-250, ISBN 84-7820-564-0.
  • Margarita Torrione, «Fiesta y teatro musical en el reinado de Felipe V e Isabel de Farnesio: Farinelli, artífice de una resurrección», El Real Sitio de La Granja de San Ildefonso: retrato y escena del rey, cat. della mostra, Madrid, Patrimonio Nacional, 2000, pp. 220-241, ISBN 84-7120-268-9.
  • Margarita Torrione, «Decorados teatrales para el Coliseo del Buen Retiro en tiempos de Fernando VI: cuatro óleos de Francesco Battaglioli», Reales Sitios, n° 143, 2000, pp. 40-51.
  • Margarita Torrione, «El Real Coliseo del Buen Retiro: memoria de una arquitectura desaparecida», in M. Torrione (ed.), España festejante. El siglo XVIII, Málaga, CEDMA, 2000, pp. 295-322, ISBN 84-7785-370-3.
  • Margarita Torrione, «La sociedad de Corte y el ritual de la ópera», Un reinado bajo el signo de la paz. Fernando VI y Bárbara de Braganza: 1746-1759, cat. della mostra, Madrid, Real Academia de Bellas Artes de San Fernando, 2003, pp. 163-195, ISBN 84-369-3632-9.

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