Cimitero monumentale della Certosa di Bologna
| Certosa di Bologna | |
|---|---|
| Tipo | civile |
| Confessione religiosa | Mista |
| Stato attuale | in uso |
| Ubicazione | |
| Stato | |
| Città | Bologna |
| Costruzione | |
| Data apertura | 1801 |
| Area | 300 000 m² (30 ha) |
| Architetto | Ercole Gasparini, Angelo Venturoli, Luigi Marchesini, Giuseppe Tubertini, Coriolano Monti |
| Note | Sezione acattolica ed ebraica |
| Mappa di localizzazione | |
| |
Il cimitero monumentale della Certosa di Bologna (detto comunemente Certosa di Bologna) si trova appena fuori dal cerchio delle mura della città, vicino allo stadio Renato Dall'Ara, ai piedi del colle della Guardia dove si trova il santuario della Madonna di San Luca.
La Certosa di Bologna conserva la più ricca raccolta di arte neoclassica italiana. Su un'area di trenta ettari, le sale, le gallerie e i chiostri del cimitero della Certosa ospitano almeno 6.000 manufatti di interesse storico e artistico, opera di oltre 200 artisti e, così come per il cimitero monumentale di Milano, il Verano di Roma, il monumentale di Staglieno e numerosi altri, è anch'esso un vero e proprio "museo a cielo aperto", tra i più artisticamente e storicamente importanti d'Europa per l'altissimo valore artistico di sculture, tombe e monumenti, sempre oggetto di una costante opera di valorizzazione e recupero e meta turistica e culturale[1][2][3][4][5][6][7].
Struttura del cimitero
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Il fascino che contraddistingue la parte monumentale della Certosa di Bologna deriva dalla complessa articolazione degli spazi, frutto degli adattamenti e delle stratificazioni ottocentesche e della prima metà del Novecento. Durante la prima fase di ristrutturazione venneno prese in conto le idee dell'igienismo illuminista, come testimoniano i disegni di Angelo Venturoli.[8] Dell'epoca monastica si conservano quasi integri alcuni chiostri, la sala capitolare (Sala della Madonna dell'Asse), il Chiostro del Capitolo (Chiostro delle Madonne o dell'Ossario), il Refettorio (trasformato in Sala della Pietà), il Recinto delle Monache e dei Sacerdoti, il Chiostro I o d'ingresso. Il rinascimentale Chiostro Grande venne smembrato nel Chiostro III e in parte nel Chiostro del 1500, demolito e ricostruito.[9]
L'espansione del cimitero, sebbene non organica, tenne conto delle costruzioni preesistenti, «ordinata e orientata lungo un asse di riferimento ovvero l'asse mediano del chiostro rinascimentale: si operano adattamenti degli spazi esistenti e il cimitero nasce dalla crescita di elementi, dalle architetture differenti ma coerenti tra loro, che arrivano ad occupare anche le aree libere degli orti», assumendo progressivamente ampiezza e monumentalità.
Pertanto la decisione dell'utilizzo dell’area della Certosa come cimitero pubblico evitò che l'antico monastero venisse venduto in forma parcellizzata e lo sottrasse ad uno smembramento che ne avrebbe cancellato la sua forma originaria.[10]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]La Certosa di Bologna è uno dei cimiteri monumentali più antichi d'Italia. Sorge in un'area già utilizzata come necropoli dagli Etruschi e in seguito adibita a monastero. Venne istituito nel 1801 come unico cimitero della città dopo la conquista di Bologna da parte delle truppe napoleoniche e la soppressione della Certosa di San Girolamo di Casara.
La parte monumentale del cimitero occupa gli antichi edifici del monastero e include al suo interno la chiesa di San Girolamo, con le sue preziose opere pittoriche del Seicento. A partire dagli anni trenta dell'Ottocento il cimitero si è arricchito di nuovi spazi e chiostri, presentandosi come un vero e proprio museo all'aperto, in cui sono conservati monumenti funebri di pregio. Il cimitero era tappa del Grand Tour settecentesco e meta del turismo ottocentesco internazionale.
La necropoli etrusca
[modifica | modifica wikitesto]L'area del cimitero monumentale era occupata già dalla fine del VI secolo a.C. da una necropoli etrusca, sorta fuori dall'abitato lungo una antica strada poi abbandonata in epoca romana.[11] La necropoli fu utilizzata fino agli inizi del IV secolo a.C. e riscoperta nel 1869 durante i lavori di ampliamento del cimitero da Antonio Zannoni, ingegnere dell'Ufficio Tecnico del Comune di Bologna, che intuì dal ritrovamento di una tomba a cista[12] di trovarsi di fronte alla cosiddetta necropoli della Certosa.[13] Il sepolcreto di fase felsinea è il più estensivamente esplorato della città, nonché quello che ha restituito il maggior numero di tombe: 417, collocate principalmente tra il Chiostro III e il Chiostro VII, e tra il Chiostro VI e il Campo Carducci.[14][15] I reperti scoperti durante gli scavi archeologici coordinati dallo stesso Zannoni tra il 1869 e il 1873 sono custoditi nel Museo civico archeologico della città; tra essi spicca la situla della Certosa, un vaso bronzeo con decorazioni a fasce usato come urna cineraria considerato come la regina delle situle.[16][17][18] I ritrovamenti nella Certosa parteciparono allo slancio della stagione di scavi archeologici in città e nel bolognese, come quelli di Giovanni Gozzadini a Marzabotto, l'antica Kainua, stagione che si giovò anche del supporto metodologico dell'archeologo Edoardo Brizio, professore di archeologia presso l'Università di Bologna e direttore del nascente Museo civico che promuoveva il contatto diretto con i monumenti.
La tomba dello Zannoni nella Galleria degli Angeli e una lapide per il Congresso internazionale di archeologia e antropologia preistorica del 1871 nel cortile della chiesa, commemorano gli scavi archeologici che ebbero a suo tempo rinomanza internazionale e vennero anche commentati dal medico e antropologo tedesco Rudolf Virchow: «… niuna città ha fatto cosa più sorprendente di Bologna cogli scavi di Certosa, […] non si vide mai nulla di più bello dal punto di vista preistorico».[19]
Le origini dalla vecchia Certosa
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Alle origini della Certosa di San Girolamo di Casara ci fu una donazione avvenuta agli inizi del XIV secolo, ai monaci certosini da parte del giureconsulto Giovanni d'Andrea, dei terreni per la costruzione di un nuovo monastero.[10]
Dalla posa della prima pietra, nell'aprile 1334, si procedette con la costruzione grazie alle numerose offerte e donazioni dei fedeli. Il monastero poteva dirsi quasi concluso già nel 1350, e presentava un «chiostro con alloggi dei monaci, cappelle monacali, il Capitolo con il proprio chiostro, refettorio, foresteria, cucina».[10]
La Chiesa di San Girolamo alla Certosa, consacrata nel 1359,[20] ebbe il suo grande campanile nel 1508, all'epoca in cui la Certosa poteva vantare di essere diventata «uno dei più celebri monasteri» della sua epoca, grazie soprattutto all'interessamento a metà del XV secolo del pontefice Nicolò V, che era stato allievo del Beato Niccolò Albergati di Bologna e voleva rendere la Certosa degna delle aspirazioni del Beato, dando l'impulso per l'ampliamento il complesso.[21] Questa potenza monastica è testimoniata dalla grande ricchezza artistica dell'interno della chiesa.
La creazione del cimitero, dall'epoca napoleonica alla Restaurazione
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La costruzione del cimitero si inserì in un contesto di rinnovamento urbanistico della città, avviato proprio in età napoleonica.
Il cimitero comunale fu istituito nel 1801, con proclama del 3 marzo della Commissione di sanità del Dipartimento del Reno,[22] convertendo le preesistenti strutture della Certosa di San Girolamo, soppressa nel 1797 da Napoleone a seguito della conquista giacobina della città fino ad allora sotto il governo pontificio[23].
L'idea di cimitero cittadino risaliva agli ultimi decenni del secolo precedente: nel 1784 il Senato bolognese esaminò i progetti di quattro cimiteri suburbani, uno per ogni quartiere[24] ma fu nell'anno delle soppressioni napoleoniche[25] che Mauro Gandolfi, pittore e professore all'Accademia di Belle Arti, formulò invece l'ipotesi di un unico, grande camposanto nei pressi del Meloncello.[23]
Tra le varie aree analizzate per un camposanto, l'unica che soddisfaceva tutte le esigenze era l'ex Certosa di Bologna, tenacemente promossa da Luigi Pistorini, presidente della Commissione del dipartimento di sanità del Reno, come la più economica e di immediata realizzazione.[10][26]
Il 13 aprile 1801 Pistorini sottoscrisse un'importante decisione per Bologna: per ragioni di salute pubblica era bandita l'usanza di seppellire i morti nelle chiese e nelle fosse comuni degli Ospedali della Vita e della Morte, fu proibito sotterrare i morti «qualunque siano in qualunquesiasi luogo» della città e si doveva utilizzare il cimitero fuori dall'abitato. Il giorno seguente, 24 germinale dell'anno IX repubblicano secondo l'allora vigente calendario repubblicano, il nuovo camposanto accolse le prime salme.[26] L'apertura del cimitero monumentale e il proclama di Pistorini precorrevano i tempi: nel 1804 venne infatti promulgato l'Editto napoleonico di Saint-Cloud, che vietava l'inumazioni all'interno dei centri abitati, editto che fu poi esteso due anni dopo a tutte le zone della penisola sotto il controllo napoleonico.[27] Secondo il principio giacobino dell'uguaglianza, le inumazioni di massa non dovevano differenziarsi se non per sesso ed età.[27]
Nei primi due decenni dell'Ottocento si adattarono le strutture del monastero sotto la supervisione degli architetti Ercole Gasparini e Angelo Venturoli, sfruttandone l'estetica a vantaggio del decoro delle tombe e cercando di eliminarne il ricordo monastico.[9][28] A questo scopo, vennero demolite tutte le strutture di servizio, dalla spezieria ai magazzini, e dei quartieri monacali eccezion fatta per i muri perimetrali, e svuotati gli alloggi e le cappelle.[9] Si conservarono la chiesa e i chiostri rinascimentali e quelli minori.[10] A metà del braccio sud del chiostro rinascimentale detto Chiostro Grande, Gasparini progettò la Cappella dei Suffragi, aperta verso il campo centrale, andata distrutta salvo per il portico a cassettoni e il frontone neoclassico.[29]

Furono due gli interventi più significativi di quegli anni: il Nuovo ingresso e la Sala della Pietà.[28]
Nel 1809 si attuò il progetto di Ercole Gasparini (del 1802) di un Nuovo ingresso monumentale, da cui far passare le salme e le processioni, con quattro pilastri sormontati dalle statue di due geni funerari e delle due Piangenti di Giovanni Putti. «Occorreva creare un ingresso imponente, quasi monumentale, che soddisfacesse la classe senatoria e che la potesse persuadere ad accettare il luogo di sepoltura comune alla plebe», secondo la vigente politica giacobina.[9][30][31]
Nel 1816 l'architetto Angelo Venturoli allestì in gusto neoclassico la Sala della Pietà nella ex sala del refettorio, valorizzandone la forma ovale e realizzando una scala di raccordo tra il piano terreno e il sotterraneo. Inoltre, per dare comodo accesso al cimitero, a partire dal 1811 venne costruito, a cura del Gasparini, un lungo portico di collegamento tra il Meloncello e la Certosa, in continuità con quello di San Luca, completato nel 1831 da Luigi Marchesini,[32] con un grande arco (l'Arco Guidi) a scavalcare la strada per Casalecchio.[26][33]
Con Luigi Marchesini alla direzione dei lavori negli ultimi anni di governo napoleonico, si completarono i progetti del Venturoli e si realizzò il loggiato sul Canale di Reno a sud del complesso e la Sala delle Tombe nel 1816 assieme a Giuseppe Tubertini.
Con la Restaurazione, nel 1816 l'arcivescovo di Bologna Oppizzoni confermò l'obbligo di sepoltura fuori città e riconobbe il cimitero della Certosa come luogo sacro,[26] ponendolo sotto la dipendenza del vescovo, mentre all'amministrazione comunale fu affidata la gestione tecnica e operativa del cimitero.[28]
Nel 1821 il consiglio comunale stipulò una convenzione con il Delegato Pontificio in cui si stabiliva che la concessione per la sepoltura sarebbe stata «a pagamento per le aree monumentali e gratuite per le inumazioni per i miserevoli.» Inoltre, il cimitero sarebbe diventato luogo esclusivo di sepoltura dei cattolici apostolici romani,[28] spingendo alla creazione di un Chiostro degli Evangelici o degli Acattolici separato a ovest, che venne inaugurato nel 1822.[34] «Diversamente dal periodo giacobino, col ritorno del governo pontificio nel 1815 si decise di suddividere la Certosa con campi e chiostri che ospitassero diverse tipologie di persone, come ad esempio lo spazio riservato ai militari, ai dipendenti pubblici, o ai residenti della Parrocchia di San Paolo di Ravone».[34]
In quest'ottica, e per la gloria cittadina, nel 1821 il consiglio deliberò anche l'allestimento, nell'ex cella del Priore, di una sala contenente i busti degli «Uomini Illustri e Benemeriti» della città, o Sala del Pantheon, opera del 1828 di Giuseppe Tubertini.[26]
"La Certosa come museo"
[modifica | modifica wikitesto]L'idea di una Certosa come museo va fatta risalire agli anni della sua istituzione: alle spalle della ricchezza del cimitero monumentale si celano scelte strategiche, culturali e politiche che rimontano al 1815.

Fin dai primi anni dalla sua creazione, la forte passione della nobiltà e della borghesia per la costruzione dei sepolcri familiari in chiave di memoria pubblica[35] diede alla Certosa l'aspetto di un museo all'aria aperta e il cimitero divenne una tappa del grand tour italiano, con tanto di guide illustrate per riconoscere i monumenti più importanti già a partire dagli anni venti dell'Ottocento:[9][36] la visitarono Chateaubriand, Byron, Dickens, Mommsen, Stendhal e gli ospiti illustri che in visita a Bologna vi venivano condotti dalle autorità cittadine. Era anche meta di escursioni romantiche: nel 1826 Giacomo Leopardi vi passeggiava con l'amica cantante lirica Marianna Brighenti. Tra i turisti internazionali che visitarono la Certosa nell'Ottocento vi fu anche lo storico Alexander Turgenev, che descrisse la Certosa di Bologna come un museo[37] e Félicité de La Mennais, che definì la Certosa un «museo di tombe».[38] All'epoca delle spoliazioni napoleoniche, quando il cimitero aveva appena aperto le porte, per iniziativa dell'Accademia vennero qui raccolti i monumenti antichi provenienti dalle chiese e dai conventi della città. Gli accademici proposero di far trasportare i monumenti direttamente dalle famiglie, in cambio della sepoltura nel loggiato per cento anni senza ulteriori spese.
Per le numerose tombe senza eredi - alcune molto antiche e di grande valore artistico - i deputati dell'Accademia prospettarono l'adozione, che comprendeva il trasporto e la sistemazione alla Certosa, in cambio dello stesso diritto d'uso.
Nella chiesa soppressa di San Girolamo si concentrarono anche parecchi affreschi raffiguranti la Beata Vergine, che in seguito trovarono sede nel chiostro detto, appunto, delle Madonne. Sorte analoga toccò alle numerose lapidi e monumenti funerari del XVI secolo sparsi nelle ex chiese della città, di cui una parte è stata conservata nelle sale del Chiostro del 1500 fino alla loro parziale ricollocazione nelle chiese di origine.[39]
Nel 1815, l'incisore Francesco Rosaspina (1762-1841) segnalò ai membri dell'Accademia di Belle Arti di Bologna che al cimitero della Certosa, visitato dagli ospiti stranieri analogamente alle quadrerie e alle collezioni d'arte, non si vedevano che «goffissime opere d'inettissimi artisti», proponendo che i nuovi monumenti venissero commissionati ad artisti noti e reputati e che fossero sottoposti all'esame dei maestri dell'Accademia. La proposta fu condivisa dai membri dell'istituto, in particolare dal protosegretario Pietro Giordani e dal presidente Carlo Filippo Aldrovandi Marescotti, e presto accolta dalla municipalità. La valutazione della commissione accademica doveva avvenire in due fasi: l'analisi del disegno e il collaudo dell'opera finita.[40]
I monumenti dipinti avrebbero dovuto imitare quelli scolpiti, rinunciando alla prospettiva e usando i colori dei rilievi, e le due tipologie si sarebbero alternate secondo un ritmo armonioso.[40]
Il nuovo regolamento divenne operativo a partire dall'estate 1815. Il rapporto di consulenza dell'Accademia con il municipio proseguì, tra alti e bassi, per tutta la prima metà dell'Ottocento e consentì di operare ai migliori artisti del periodo, quali Antonio Basoli e Pietro Fancelli tra i pittori, Giacomo De Maria e Giovanni Putti tra gli scultori, Luigi Marchesini, Angelo Venturoli ed Ercole Gasparini tra gli architetti.[40][41]
Le stesse autorità cittadine in accordo con l'Accademia di Belle Arti si assunsero il compito di garantire la qualità dei progetti, vagliata da una commissione appositamente costituita, e favorirono l'evolversi delle tecniche di esecuzione dei monumenti. Mentre in età napoleonica si privilegiò la pittura, secondo la tradizione classico-naturalistica radicata a Bologna e unicum europeo.[41][42] Dal 1815 e soprattutto a partire dagli anni trenta prevalse la scultura: il podestà e l'Accademia avevano infatti imposto agli artisti la garanzia dell'opera per un anno pena il ripristino a loro spese, obbligo che si trasferiva successivamente ai committenti. La scultura, oltre che più affine al gusto neoclassico, era, per opere all'aperto, più resistente agli agenti atmosferici.[27]
Ampliamenti dagli anni trenta del 1800
[modifica | modifica wikitesto]La complessa situazione politica che si era creata con il ritorno di Bologna sotto lo Stato pontificio fino ai moti del 1848 non bloccò lo sviluppo del camposanto.
A partire dal 1833, con l'esaurimento degli spazi claustrali disponibili, si avviarono nuovi importanti cantieri architettonici per ingrandire il cimitero. Come ricorda Roberto Martorelli,[43] diversamente dagli altri cimiteri monumentali che si stavano sviluppando in tutta Europa[44] e che si ispiravano o allo stile anglosassone dei cimitero giardino o allo stile cattolico dei campi recintati da logge, «Bologna compie un progetto urbanistico-architettonico nel senso più ampio del termine. Non si eseguono solo ampi campi recintati da mura o da portici, ma si dispongono logge, sale, vestiboli, giardinetti, a cui rispetto ai 'riparti' numerati degli altri camposanti si dà il nome di Sala delle Catacombe, Loggia del Colombario, Sala Ellittica, Cella Prima, Sala Gemina, Galleria degli Angeli»;[28] per scelta architettonica, dall'originario nucleo conventuale si procedette per addizione di spazi, logge, sale e porticati che ricreavano scorci e ambienti che rimandavano alla città dei vivi. In quest'ottica architettonica, anche il portico ad archi, presente all'entrata est del cimitero, che si congiunge - salvo una brevissima soluzione di continuità - con quello che conduce al santuario San Luca, voleva significare una continuità fra la necropoli e la città dei vivi.[28] Il cimitero della Certosa inaugurò così una nuova visione degli spazi, che ispirò altri cimiteri locali[45] e il cimitero monumentale di Ferrara.[46]
Dal 1833 e dopo la morte del Tubertini avvenuta due anni prima, l'architetto Marchesini divenne «il progettista indiscusso del cimitero»:[47] svincolato da strutture preesistenti da riadattare, costruì il Loggiato delle Tombe (laddove erano gli orti, il vigneto e le peschiere), la Sala delle Catacombe, la Sala del Colombario e la Sala Ellittica. Per la progettazione si ispirò a modelli laici anziché cattolici, come nella Sala del Colombario che si rifà agli edifici termali dell'antico impero romano.[10][48]
Ampliamenti dall'Unità d'Italia
[modifica | modifica wikitesto]Con l'Unità d'Italia, a Bologna si configurarono «nuovi modelli culturali e nuovi assetti istituzionali»:[49] sui monumenti funebri le iscrizioni in latino, care all'aristrocrazia e frequenti nel Chiostro III, lasciarono il posto alle epigrafi in lingua italiana, preferite anche per le tombe dei patrioti; inoltre, con lo sviluppo industriale di Bologna si resero accessibili materiali di pregio quali il marmo, fino ad allora snobbato a favore dei più economici stucco, gesso e scagliola.[50] Ma soprattutto, il nuovo slancio museale portò nei decenni successivi a un'inversione di tendenza e allo spostamento di alcune opere depositate in Certosa verso altri luoghi, tra cui i Musei civici d'arte antica.[49]
Con l'esaurirsi degli spazi, nel 1863 prese slancio una nuova fase costruttiva: sotto la direzione dell'ingegnere Coriolano Monti si realizzò la Galleria a Tre Navate, anche in questo caso progettata su un modello laico, prendendo spunto dagli edifici romani e dalle gallerie commerciali di stampo francese e londinese;[48] Antonio Zannoni si dedicò nel 1860 al Chiostro VII e alla Galleria degli Angeli, che prese il posto della Cappella dei Suffragi, mentre Antonio Dall'Olio completò la Corsia del Colombario nel 1882.[10]

Nel 1869, per l'interessamento del rabbino maggiore Marco Momigliano arrivato a Bologna nel 1866, venne inaugurato il campo ebraico a fianco del Chiostro degli evangelici.[34]
Verso la fine del XIX secolo, con la diffusione della pratica della cremazione, vista come pratica laica e rispondente a criteri igienico-sanitari, si costruì su pressione della Società per la cremazione costituitasi nel 1884, fuori dalle mura e a sud del campo israelitico, un tempio crematorio. L'Ara Crematoria, su progetto di Arturo Carpi, venne inaugurata nel luglio 1889. Il Cinerario che doveva ospitare le urne fu inaugurato solo nel novembre del 1895, tanto che nel 1894 i resti dei cremati venivano ancora raccolti nella Sala della Pietà.[34][51][52][53]
Agli inizi del Novecento il cimitero si espanse in direzione est, verso la città.[54] A quest'epoca risale il Nuovo Ingresso Monumentale vicino al canale di Reno, in corrispondenza del portico che lega la Certosa all'arco del Meloncello, e lo scenografico Chiostro VI su progetto dell'ingegnere Filippo Buriani, che è il più grande dei campi porticati della Certosa e in cui fu allestito in epoca fascista il monumento ossario ai caduti della Grande Guerra, sempre del Buriani e terminato da Arturo Carpi, intorno al Sepolcreto dei caduti della rivoluzione Fascista progettato da Giulio Ulisse Arata e inaugurato nel 1932.[10]
Nel 1924 l'amministrazione comunale introdusse l'illuminazione elettrica nel cimitero, vietando l'uso di candele, torce votive, lampade a olio o a benzina, responsabili in passato di numerosi incendi.[55]
Nel 1927 venne completata la Galleria annessa al Chiostro IX, progettata da Casati e Cacciari, che con il Nuovo Ingresso e il Chiostro IX conservano i monumenti dagli anni 1930 agli anni 1950. Lo stile eclettico, dapprima fecondo, si rivelò a poco a poco sempre più sterile.[10]
Nel 1934, l'Arco Guidi venne demolito per facilitare l'accesso allo Stadio del Littoriale.[56][57]
Durante la seconda guerra mondiale la città di Bologna subì numerosi danni. La Certosa di Bologna fu bombardata nell'aprile del 1945, ma la chiesa di San Girolamo ne uscì indenne.[58]
Ampliamenti dal secondo dopoguerra
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Il cimitero subì un forte ampliamento dagli anni del secondo dopoguerra in poi, con un'espansione a ovest verso la zona meno urbanizzata, impedita verso est dalle crescita della periferia della città.
Al centro dell'area, un tempo adibita a orti e peschiera dei certosini, si edificò il Campo degli Ospedali, che sarà occupato al centro dal Monumento Ossario ai caduti partigiani, opera in stile razionalista di Piero Bottoni del 1959.
Ancora più a ovest, il Cimitero moderno, che occupa oltre la metà del cimitero attuale, fu progettato in quanto a planimetria tra il 1940 e il 1948. La crescente pressione demografica e la richiesta sempre maggiore di loculi portò, come in tutti i cimiteri italiani moderni, a un abbassamento della qualità architettonica, dovuta anche a una mutata funzione della tomba, da monumento funebre quale memoria pubblica a semplice ed economica memoria privata. Le cappelle funerarie che vennero realizzate in questo periodo sono chiuse e cinte da cancelli o porte, ribadendo il ruolo di tomba come ricordo privato dei propri cari,[59] con alcune eccezioni di tombe commemorative di importanza cittadina, come il sarcofago del sindaco Giuseppe Dozza di fronte al sacrario dei caduti partigiani o la tomba di Lucio Dalla, collocata nell'area monumentale del Campo Carducci. I nuovi campi dei cimitero, di ampie dimensioni e con viali perpendicolari, prendono nomi meno allusivi rispetto ai chiostri e alle sale del cimitero monumentale antico: Campo Nuovo, Campo 1945, Campo 1962, Campo 1971, Recinto 10, Recinto 11, eccetera.
Negli anni ottanta del Novecento, complice il turismo di massa e l'ormai radicata cultura del tempo libero, in Italia si assistette a una patrimonializzazione degli spazi cimiteriali e a una nuova forma di turismo cimiteriale rivolta alle aree monumentali dei campisanti, con un rinnovato interesse dei visitatori per i cimiteri come spazi museali.[60]
A partire dal 1999, il cimitero della Certosa di Bologna è trasformato in museo e il Comune di Bologna ha iniziato a promuovere dei cantieri di restauro[50][61][62][63] per la valorizzazione della Certosa di Bologna tramite il Progetto Certosa.[64]
Nel 2000 è stata ufficializzata la musealizzazione e creato l'ufficio comunale dedicato alla Certosa "Nuove Istituzioni Museali".[65]
Nel 2009 il Progetto Certosa è confluito nell'Istituzione Bologna Musei, permettendo di ampliare le iniziative e programmare le visite guidate.[66][67] Tra i restauri, si ricorda quello del portico del Chiostro V, danneggiato dal terremoto del maggio 2012.
Verso la fine del secolo scorso, una serie di furti nel cimitero ha portato al trasferimento di alcuni manufatti in altri luoghi per la loro tutela;[49] sorte analoga è toccata ad alcuni affreschi, spostati in altre sedi per la valorizzazione e per preservarli dalle condizioni di degrado dovute agli agenti esterni.
Nel 2006 viene inaugurato uno spazio per la dispersione delle ceneri noto come Giardino delle Rimembranze, nel Campo Posteriore al Campo Nuovo a sud,[68] mentre nel 2012 viene aperto il Polo crematorio nel cimitero di Borgo Panigale, che sostituisce l'Ara Crematoria in Certosa, con la Sala del Commiato "Guido Stanzani".[64][69][70][71]
Nel 2007 la sala del Pantheon, dagli anni novanta del Novecento già destinata ai riti laici, è diventata una "sala del commiato" per le esequie laiche; il nuovo allestimento è opera dell'artista Flavio Favelli. La chiesa, non parrocchiale, è da diversi anni gestita dalla comunità dei passionisti di Casalecchio di Reno.
Il cimitero della Certosa fa parte dell'Association of Significant Cemeteries in Europe[72] e dell'European Cemeteries Route, itinerario culturale dei cimiteri dell'European Institute of Cultural Routes.[73]
Nel 2021 la Certosa, come "portici di Bologna", è stata annoverata bene culturale italiano nominato come patrimonio dell'umanità dall'UNESCO insieme ad altri undici portici di Bologna. Nella zona iscritta è incluso il cimitero monumentale.[74][75][76][77]
Nel luglio 2022, con la soppressione di Istituzione Bologna Musei e la ri-municipalizzazione dei musei civici di Bologna, la Certosa è passata in gestione al Settore Musei Civici Bologna. Nello stesso anno, l'Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna dedica una legge al riconoscimento e alla valorizzazione dei cimiteri monumentali e storici della regione, tra cui figura la Certosa.[78][79]
Nell'ottobre 2025, viene inaugurato e benedetto il cantiere per la realizzazione del primo cinerario cattolico ovvero uno spazio per la custodia delle ceneri nel rispetto delle tradizioni della Chiesa cattolica.[80][81]
Opere di pregio artistico
[modifica | modifica wikitesto]All'interno del cimitero si può ammirare un vastissimo repertorio di opere, «oltre 6000 manufatti di interesse storico artistico, sale, gallerie e chiostri» ripartiti su trenta ettari di superficie, come riporta il portale di riferimento Storia e Memoria di Bologna dell'Istituzione Bologna Musei curato dal Museo civico del Risorgimento.[82]
In particolare, la Certosa di Bologna conserva la più ricca raccolta di arte neoclassica italiana.[27]
A febbraio 2021, il Servizio patrimonio culturale dell'Assessorato alla cultura e paesaggio dell'Emilia-Romagna recensiva 499 opere e oggetti d'arte presenti in Certosa[83] ma il censimento dei monumenti è tuttora in corso. Alcuni monumenti funebri, tra quelli di pregio, sono indicati come disponibili per la ri-concessione.[84]
Tra le tombe di maggior pregio artistico vi sono di seguito la quasi totalità:[85][86][87]
Monumenti funebri - Secolo XIX
- Tarsizio Rivieri Folesani, 1801, Flaminio Minozzi, Chiostro III, portico sud[88][89]
- Carlo Mondini, Petronio Rizzi (quadratura) e Bartolomeo Valiani (figure), 1803, epigrafe di Filippo Schiassi, Chiostro III, arco 24[90][91]
- Monumento Legnani, Giuseppe Tadolini e Petronio Rizzi, 1805, Chiostro III, portico sud
- Vincenzo Martinelli, Pietro Fancelli, 1807, Chiostro III[92]
- Monumento di Andrea Nicoli, Giovanni Zecchi, 1807 ca, Chiostro III[93][94][95]
- Giovan Giuseppe Fabbri, pittura murale, 1810 circa, Chiostro Terzo, arco 31[96][97][98]
- Monumento Strick, Giovanni Putti ed Ercole Gasparini, 1810, Cimitero evangelico[99][100]
- Cella Hercolani, Angelo Venturoli e Cincinnato Baruzzi, 1810 ca., Chiostro V[101]
- Vogli, Giacomo De Maria, 1811-13, Recinto delle monache e dei sacerdoti[102]
- Giovan Domenico Atti, Giuseppe Muzzarelli e Vincenzo Rasori, 1814, Chiostro III, portico nord[103][104]
- Francesco Tartagni Marvelli, 1815, Pietro e Giuseppe Fancelli (pittori), Chiostro III[105][106]
- Ottani già Baldi Comi, Giovanni Putti, Angelo Venturoli, Flaminio Minozzi e Giacomo Savini, 1816, Sala della Pietà[107]
- Palmieri Bocci, 1816 ca., Vincenzo Vannini e Luigi Roncagni, Chiostro III, portico est[108]
- Caprara, Giacomo De Maria, 1817, Chiostro III[109]
- Maria Barbieri, Giovanni Putti su disegno dell’architetto Angelo Venturoli, 1818, Chiostro del 1500, cortile[110]
- Giacomo Beccadelli Grimaldi, 1818, Filippo Antolini, Giacomo de Maria e Pietro Trifogli, Chiostro III[111]
- Giovanni Guidi, Onofrio Zanotti e Giuseppe Caponeri, 1818, Chiostro I°[112]
- Ferreris De Maklis, Giovanni Putti, 1820, Chiostro III[113]
- Francesco Arrighi, Alessandro Franceschi, 1821, Recinto dei sacerdoti[114]
- Rodriguez Laso, Antonio Solà, 1821, Chiostro III, portico est[115]
- Maria Barbara Fieschi Doria, Giacomo De Maria, 1822, Chiostro III, arco 41[116][117]
- Fornasari, Giovanni Putti e Vincenzo Vannini, 1822, Chiostro I[118]
- Monumento Rossini Colbran, Del Rosso di Carrara, 1823, Chiostro V[119]
- Trionfi - Pepoli, Giovanni Putti, 1823, Chiostro III[120]
- Giuseppe Frizzati, Giuseppe Leonardi, 1824, Chiostro V o maggiore[121]
- Giovan Battista Cattaneo De Volta, Francesco Stagni (pittore), 1825-1827, Chiostro III[122][117]
- Maria Badini, Alessandro Franceschi, 1826 ca., Loggiato delle Tombe[123]
- Franceschi, Cesare Gibelli, 1835 ca., Chiostro VI[124]
- Monumento di Giuseppe Minghetti, Cincinnato Baruzzi, 1837, Chiostro V[125][126]
- Monumento Valdem, Prudenzio Piccioli, 1842, Loggia di Levante[127]
- Famiglia Marescotti, 1843, Carlo Chelli, Chiostro III, braccio di mezzogiorno[128]
- Farinelli (Carlo Broschi), 1845, Chiostro V (o Maggiore) [129][130]
- Teodoro e Michele Galitzin, Antonio Cipolla, Antonio Rossetti e Giuseppe Palombini, 1851-1861, Chiostro III[131][132]
- Maria Birnou, 1853, portico del reparto Cristiano Evangelico[133][134][135][136][137]
- Malvezzi Angelelli, Lorenzo Bartolini e forse Massimiliano Putti, 1854, Sala del Colombario[138]
- Filippo Antolini, 1859, Loggiato delle Tombe numero 219[139][140][141]
- Tomba di Cincinnato Baruzzi e Carolina Primodì, 1860-1878, Carlo Monari, Sala delle Catacombe[142][143][144]
- Cella Grabinski, Carlo Chelli, 1861, Loggia di Levante[145]
- Pietro Magenta, Antonio Cipolla, Giovan Battista Lombardi e Giuseppe Palombini, 1863, Chiostro III[146]
- Murat, Vincenzo Vela, 1864, Sala del Colombario
- Antonio Bolognini Amorini, Stefano Galletti, 1864, Galleria a Tre Navate[147]
- Cocchi, Carlo Monari, 1868, Galleria a Tre Navate
- Minelli, Carlo Monari, 1868, Sala delle Catacombe[148]
- Pallavicini Centurioni, Massimiliano Putti, 1868, Sala del colombario[149]
- Cappella Pepoli, Massimiliano Putti, 1868, Loggia del Colombario[150]
- Monumento Majani, Carlo Monari, 1871, Galleria Tre Navate[151]
- Famiglia Mazzacorati, Antonio Cipolla e Giovanni Strazza, 1872, Chiostro III[152]
- Contri, Salvino Salvini, 1873, Sala Gemina[153]
- Cesare Beau, Salvino Salvini, 1874, Galleria degli Angeli[154]
- Cella Gregorini Bingham (con la celebre "Desolazione" di Vincenzo Vela), 1875, Chiostro III[155]
- Pallavicini, 1875 ca., Giovanni Dupré, Chiostro V[156]
- De Maria, Salvino Salvini, 1876, Galleria degli Angeli[157]
- Pellegrino Matteucci, Carlo Parmeggiani, 1882, Chiostro V[158]
- Romagnoli, Carlo Monari, Alfredo Neri e Pietro Veronesi, 1888, Sala del colombario
- Cornacchia, Alessandro Massarenti, 1890 ca., Chiostro VII[159]
- Bisteghi, Enrico Barberi, 1891, Galleria degli Angeli
- Tomba Montanari, Attilio Muggia e Diego Sarti, 1891, Chiostro VII[160]
- Ercole Cavazza, Enrico Barberi, 1894, Galleria degli Angeli[161]
- Borghi Mamo, Enrico Barberi, 1894, Galleria degli Angeli[162]
- Monumento di Gaetano Simoli, Tullo Golfarelli, 1895, campo del Chiostro VII[163][164][165][166]
- Gancia, Attilio Muggia, Achille Casanova e Tullo Golfarelli, 1896, Chiostro annesso al V[167]
- Venturini, 1896, Pasquale Rizzoli, Sala San Paolo[168]
- Comi, Giorgio Kienerk, 1898, Sala di San Paolo[169]
- Ugo Lenzi, ignoto, fine '800, Chiostro Maggiore, portico nord-est[170]
Monumenti funebri - Secolo XX
- Monumento Osti, Diego Sarti, 1900, Galleria annessa al Chiostro VI[171]
- Cella Saltarelli, Giuseppe Romagnoli, 1900, Galleria annessa al Chiostro VI[172]
- Cella Stoppani, Tullio Golfarelli, 1903, Chiostro IX[173]
- Gallina, Pietro Veronesi, 1904, Ingresso nord[174]
- Monumento Ronzani, Pasquale Rizzoli, 1904, Sala di San Paolo[175][176]
- Cella Pizzoli, Pasquale Rizzoli, 1905-10, Galleria del Chiostro VI[177]
- Anna Bonazinga e Pietro D'Amico, Pasquale Rizzoli, 1906, Chiostro VIII[178][179]
- Cella Magnani, Pasquale Rizzoli, 1906, Galleria del Chiostro VI
- Cappella Salina Amorini Bolognini, Edoardo Collamarini, Giuseppe Pacchioni e Saverio Montaguti, 1907, Sala del colombario[180]
- Melloni, Giuseppe Pacchioni, 1909, Chiostro III[181]
- Famiglia Battilani, 1909, Carlo Monari (marmo), Pasquale Rizzoli (bronzo), Chiostro V[182]
- Albertoni, Paolo Graziani e Giuseppe Romagnoli, 1908, Chiostro Annesso al Maggiore[183]
- Guizzardi, Giuseppe Romagnoli, 1908, ca., Chiostro VI[184]
- Bolaffio Pincherle detta "Tomba dei melograni", 1913, Arrigo Minerbi, Cinerario[185][186]
- Nannetti, Arturo Orsoni, 1916 ca., Campo Carducci[187]
- Oviglio, 1919, Silverio Montaguti, Campo degli Spedali[188]
- Maria Pedrazzi, 1919, Arturo Orsoni, Chiostro VI[189][190]
- Monumento Rimini, Silverio Montaguti, 1920 ca., Cinerario[191][192]
- Zanetti Cassinelli, Pasquale Rizzoli, 1920, Chiostro VI[193]
- Guido Bonora, Alfonso Borghesani, 1921, Campo degli Ospedali[194]
- Gardi, Pasquale Rizzoli, 1922, Campo Carducci[195]
- Riguzzi, Silverio Montaguti, 1922, Campo Carducci[196]
- Stele Poggi, Arturo Orsoni, 1922, Chiostro VI[197]
- Cappella famiglie Sassoli Zucchini, Mario Dagnini, 1923, Muro di cinta[198]
- Marangoni Comi, Mario Sarto, 1924, Galleria del Chiostro IX[199]
- Trentini, Pasquale Rizzoli, 1924, Campo Carducci[200]
- Zironi, Silverio Montaguti, 1926, Campo Carducci[201]
- Cella Ruggi, Alfonso Borghesani, 1926 ca., Chiostro IX[202]
- Raggi Ruggeri, Armando Minguzzi, 1928, Galleria del Chiostro IX[203]
- Alfredo Testoni, Alfonso Borghesani, 1932 ca., Chiostro X[173]
- Cappella Schiavio Da Corte, 1932, Luigi Saccenti, Campo Ospedali[204]
- Lamberti, Ercole Drei, 1936 ca., Chiostro X[205]
- Finzi, Enrico De Angeli, 1938, Cimitero ebraico[206]
- Luciana Graldi, Mario Sarto, 1939, Cortile della chiesa, braccio a ponente[207]
- Cella Pezzi-Cattabriga, Mario Sarto, 1940-41, Cortile della chiesa[208][209][210]
- Fanciullacci, Luciano Minguzzi, 1941, Cortile della chiesa, portico ovest[211]
- Goldoni, Amerigo Tot e Giuseppe Vaccaro, 1942, Campo degli Ospedali[212]
- Carlo Masi, Luciano Minguzzi o Mario Sarto (?), 1944, corsia posteriore destra del Cortile della Chiesa, primo piano[213][214][215]
- Ropa, Renaud Martelli, 1947, Cortile della chiesa[216]
- Cippo Luigi Giovannini, 1948, Marta Sammartini, porticato del Chiostro VIII
- Frassetto, Farpi Vignoli, 1950, Campo Carducci lungo il muro di cinta[217]
- Sarcofago Enio Gnudi, Farpi Vignoli, 1951, Campo Carducci[218][219][220][221]
- Monumento Palmieri, Luigi Saccenti e Bruno Boari, 1953, Chiostro VIII[222]
- Capi, Romano Franchi, 1957 ca., Chiostro V[223]
- Edoardo Weber, Venanzio Baccilieri e Augusto Panighi, 1957, Sala Weber - Chiostro del 1500[224]
- Veronesi, Enzo Pasqualini, 1960 ca., Campo Carducci
- Tomba Morandi, Leone Pancaldi e Giacomo Manzù, 1964, Campo Carducci lungo il muro di cinta[225]
- Venturi, Carlo Santachiara, 1980, Recinto 10[226]
- Saetti, Bruno Saetti, 1982, Campo Carducci lungo il muro di cinta
- Fuzzi, Carlo Santachiara, 1989, Recinto 11[227]
Monumenti funebri - Secolo XXI
- Lucio Dalla, 2012, Antonello Santè Paladino, Campo Carducci[228][229]
Opere pittoriche nella Chiesa di San Girolamo della Certosa
[modifica | modifica wikitesto]Ingressi, sale e monumenti collettivi
[modifica | modifica wikitesto]- Ingresso monumentale della Certosa, Giovanni Putti, 1809, Entrata Principale
- Sala d'Attesa, Flavio Favelli, 2008, Sala del Pantheon
- Monumento ai martiri dell'Indipendenza, Carlo Monari, 1868 ca., Sala delle Tombe
- Monumento Ossario ai caduti partigiani, Piero Bottoni, 1959, Campo degli Ospedali
Sepolture illustri
[modifica | modifica wikitesto]Numerosi personaggi importanti per la storia cittadina e italiana sono sepolti nel cimitero di Bologna. Se durante la fase monumentale del cimitero si ebbe l'ambizione di raggruppare le sepolture illustri nella Sala del Pantheon, detta appunto Sala degli uomini illustri, non esiste un censimento recente delle personalità degne di nota cremate, inumate o tumulate in Certosa, né una lista seppur parziale di riferimento, complici la vastità del cimitero, l'evoluzione della cultura e un diverso approccio alla monumentalizzazione della memoria.
La Sala degli uomini illustri e benemeriti contava 71 busti che nel corso del tempo cambiarono più volte collocazione. Nel 1932 furono trasferiti nella Sala d'Ercole a palazzo d'Accursio, in seguito furono esposti alla Montagnola, ai Giardini Margherita, a Villa delle Rose fino ad arrivare ai depositi del MAMbo dove sono conservati. Nonostante le degradazioni e i danneggiamenti subìti durante gli anni di esposizione nei parchi pubblici, un importante lavoro di ricerca storico-bibliografica fu svolto sotto la supervisione del professor Vaccari che permise di re-identificare le personalità scolpite.[232][233]
Monumenti ossari e memoriali
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- Monumento ai martiri dell'Indipendenza, 1868 ca., Carlo Monari, Sala delle Tombe
- Monumento ai martiri della rivoluzione fascista, 1932, Giulio Ulisse Arata, Chiostro VI
- Monumento ossario ai caduti della Grande Guerra, 1933, Filippo Buriani e Arturo Carpi, Chiostro VI
- Monumento ai caduti di Russia (1941-1945), 1955, Cesarino Vincenzi, Chiostro VIII
- Monumento ossario ai caduti partigiani,1959, Piero Bottoni, Campo degli Ospedali
- Monumento ai caduti dell'aeronautica, 1983, Marco Marchesini, Campo degli Ospedali
- Sepolcreto - monumento dell'Umanitaria, 1960, Enzo Pasqualini, Campo degli Ospedali
- Monumento ai marinai bolognesi caduti, o monumento ai caduti del mare, Campo degli Ospedali
- Monumento agli internati militari italiani caduti nei lager, 1986, Leone Pancaldi, viale di ingresso alla Certosa
Artisti presenti
[modifica | modifica wikitesto]Nella Certosa di Bologna hanno operato i maggiori artisti di inizio Ottocento e i principali scultori bolognesi attivi tra Otto e Novecento. Tra gli oltre 200 attivi,[234] si segnalano: Luigi Acquisti, Lorenzo Bartolini, Cincinnato Baruzzi, Leonardo Bistolfi, Carlo Chelli, Giacomo De Maria, Ercole Drei, Giovanni Duprè, Alessandro Franceschi, Tullo Golfarelli, Giorgio Kienerk, Giovanni Battista Lombardi, Giacomo Manzù, Luciano Minguzzi, Silverio Montaguti, Arturo Orsoni, Giovanni e Massimiliano Putti, Augusto Rivalta, Pasquale Rizzoli, Giuseppe Romagnoli, Bruno Saetti, Diego Sarti, Mario Sarto, Pietro Tenerani, Vincenzo Vela, Farpi Vignoli, Cesarino Vincenzi. Tra i pittori, oltre ai celebri Antonio Basoli, Pietro Fancelli e Pelagio Palagi, si segnala Flaminio Minozzi.[235][236][237] Si segnala anche l'erudito Filippo Schiassi, autore di numerosi epigrafi sepolcrali.[238]
Simbologia funeraria
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Numerosi monumenti della Certosa di Bologna presentano una simbologia funeraria, esoterica o massonica, in particolare quelli della borghesia ottocentesca concentrati nei chiostri più antichi in cui prevale l'esternazione di una cultura laica e classica: «simboli, forme, iconografie e formule epigrafiche appartenenti alla cultura greco-romana, etrusca e all'antico Egitto che si giustappongono o si mescolano a quelli derivanti dalla tradizione giudaico-cristiana», questi ultimi minoritari a inizio Ottocento.[239]
La simbologia funeraria ottocentesca, in un'epoca che "rileggeva" la cultura classica e quella "orientale" in chiave rinascimentale e neoclassica, era dovuta alla funzione stessa della tomba, vista come memoria pubblica, «un condensato di significati, un contenitore grazie al quale il defunto continua ad avere una vita sociale attraverso il ricordo», un supporto per raccontare la vita e il ruolo del defunto e valorizzare la sua identità personale.[239][240]
Tra i simboli funerari ottocenteschi che si ritrovano nel cimitero figurano: l'agnello, l'alfa e l'omega, l'alloro, l'ancora, l'aquila, le armi, la barca, il caduceo, il cane, la cicogna, il cigno, il cipresso, la civetta, la clessidra alata, la colomba, la colonna, la conchiglia, la cornucopia, la corona di spine, il crisma, il delfino, l'edera, la farfalla[241], i festoni o corone di foglie e frutti, il gallo, il giglio, il globo, il grano, il grifone, il leone, la lucerna o il braciere, la lucertola, il melograno, l'ouroboros, la palma, il papavero, il pellicano, il pesce, la pigna, la porta, la quercia, la rana o il rospo, la rosa, il serpente, la sfinge, il teschio e il teschio alato, l'ulivo e la vite.[242][243][244]
Tra i simboli massonici, si ritrovano la squadra, il compasso, l'archipendolo, il maglietto[245], la piramide, le due colonne salomoniche.[246][247]
Il cimitero monumentale della Certosa nella cultura popolare
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Numerosi sono gli artisti che fecero il Grand Tour, approdando a Bologna nell'Ottocento. Lord Byron descrisse le sue passeggiate nella Certosa,[248] così come Charles Dickens[249] o ancora Jules Janin e Theodor Mommsen.[250]
Nel 1845 Bernardo Gasparini pubblicò una raccolta di cantici intitolata Due notti alla Certosa di Bologna, in cui i vari ospiti della Certosa appaiono come spiriti al protagonista. Il pamphlet fu scritto in gran parte nel 1815.[251]
Giosuè Carducci dedicò alla Certosa una delle sue Odi barbare del 1877: Fuori alla Certosa di Bologna.[252]
Nel 1896 Sigmund Freud si interessò ad alcune tombe in Certosa, lasciando scritti in merito: il monumento Lanzi Bersani nella Galleria degli Angeli, con una scultura di Carlo Monari, e il monumento Minghetti, nel Chiostro Terzo, arco 67, opera di Antonio Cipolla e Augusto Rivalta.[253]
Cristina Campo descrisse la Certosa nel racconto La noce d'oro, pubblicato postumo nel 1998 nella raccolta Sotto falso nome edita da Adelphi.[254]
Servizi cimiteriali e al pubblico
[modifica | modifica wikitesto]I servizi cimiteriali in senso stretto sono gestiti da Bologna Servizi Cimiteriali, società che svolge i servizi necroscopici, cimiteriali e di cremazione per la città.[255]
Le ubicazioni delle sepolture possono essere trovate tramite i totem digitali informativi posti agli ingressi, chiedendo all'Ufficio cimiteriale o in Portineria.
Nel 2016 è sorta l'Associazione Amici della Certosa promuovendo attività di ricerca, promozione, didattica, formazione, divulgazione della cultura e tutela del patrimonio artistico e monumentale della Certosa. Nello specifico è presente in loco con attività di info point storico-artistico a disposizione dei visitatori del cimitero, attività di spolveratura delle tombe monumentali e di arti visive (fotografi), in collaborazione con il Museo storico del Risorgimento di Bologna.[256][257][258]
Nel 2019 il Comune di Bologna ha effettuato una mappatura dell'accessibilità dei musei che ha permesso la progettazione di percorsi inclusivi in tre musei pilota tra i quali figura il Cimitero della Certosa.[259] Percorsi tattili sono quindi stati pensati per le persone non vedenti e ipovedenti[260] e sono stati resi disponibili dei supporti per le persone non udenti, per esempio video in LIS e l'app per la visita in autonomia.[261][262]
Le visite guidate e gli spettacoli in programma sono organizzati dal Comune di Bologna, da associazioni culturali e no profit e da guide turistiche. Queste visite sono spesso pensate lungo percorsi tematici; tra gli spettacoli del passato, come reading, concerti e performance teatrali, si segnalano anche quelli in notturna.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ La Certosa di Bologna: un museo a cielo aperto, su culturabologna.it, Cultura Bologna. URL consultato il 27 settembre 2015.
- ↑ La Certosa, museo a cielo aperto, su museibologna.it, Cultura Musei. URL consultato il 7 dicembre 2025.
- ↑ Certosa di Bologna - Cimitero storico monumentale, su Bologna Welcome. URL consultato il 12 dicembre 2025.
- ↑ La Certosa. Il museo a cielo aperto di Bologna, dove ogni angolo e scultura trasuda bellezza e racconta una storia, una testimonianza, un atto di amore., su Bologna Servizi Cimiteriali. URL consultato il 12 dicembre 2025.
- ↑ Cimitero della Certosa di Bologna, su Regione Emilia-Romagna. Patrimonio culturale. URL consultato il 12 dicembre 2025.
- ↑ Museo del Risorgimento di Bologna | Museo della Certosa (a cura di), La Certosa, su Settore Musei Civici Bologna, Area Storia e Memoria. Museo Civico del Risorgimento. URL consultato il 12 dicembre 2025.
- ↑ CERTOSA DI BOLOGNA, su FAI. URL consultato il 12 dicembre 2025.«Nel censimento 2024 la Certosa di Bologna è al 217° posto con 2420 nel sondaggio de "i luoghi del cuore" del Fondo Ambiente It (F.A.I.).»
- ↑ Certosa monumentale, su storico.beniculturali.it, MiBACT. URL consultato il 19 maggio 2021.
- 1 2 3 4 5 Cristina Rocchetta e Cristina Zaniboni, p. 36.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Licia Giannelli, Certosa di Bologna, su Storia e Memoria di Bologna. URL consultato il 23 aprile 2021.«La decisione di utilizzare l’area della Certosa come cimitero pubblico evitò che il monastero venisse venduto in forma parcellizzata, sottraendolo ad uno smembramento che ne avrebbe cancellato la sua forma originaria.»
- ↑ Cristina Rocchetta e Cristina Zaniboni, p. 15.
- ↑ Museo civico del Risorgimento (a cura di), Gli scavi della Certosa di Bologna, su Storia e Memoria di Bologna. URL consultato il 23 aprile 2021.
- ↑ Antonio Zannoni 1876.
- ↑ All'epoca degli scavi gli spazi in Certosa avevano nomi diversi: il Campo degli Spedali corrisponde alla zona del Campo Carducci e del Chiostro VI; il Campo dei Cholerosi è il Chiostro VII; il Chiostro degli Angeli è il Chiostro III. Cfr. la planimetria attuale con la planimentria in Antonio Zannoni, Gli scavi della Certosa di Bologna, Bologna, 1876-1884.
- ↑ Marinella Marchesi, La necropoli etrusca della Certosa, su Storia e Memoria di Bologna, luglio 2010. URL consultato il 15 febbraio 2021.
- ↑ Pericle Ducati, La situla della Certosa: memoria (PDF), Bologna, Stabilimenti Poligrafici Riuniti, 1923.
- ↑ Museo civico del Risorgimento (a cura di), Situla della Certosa, su Storia e Memoria di Bologna. URL consultato il 23 aprile 2021.
- ↑ Edoardo Brizio, Scavi della Certosa presso Bologna, estratto del Bullettino dell'Istituto di corrispondenza archeologica anno 1872, Roma, Tipi del Salviucci, 1872
- ↑ Elisa Musi, Zannoni Antonio, su Storia e Memoria di Bologna. URL consultato il 23 aprile 2021.
- ↑ Angelo Raule, p. 184
- ↑ Angelo Raule, p. 15.
- ↑ Cristina Rocchetta e Cristina Zaniboni, p. 10.
- 1 2 Gian Marco Vidor, Biografia di un cimitero italiano : la Certosa di Bologna, Bologna, Il Mulino, 2012, p. 19, ISBN 9788815240637, SBN UBO3974356.«Già nel 1784 vennero avanzate e successivamente scartate varie soluzioni tra cui quella di realizzare un unico cimitero fuori porta Saragozza»
- ↑ Il progetto si rivelò inattuabile per la mancanza di fondi sufficienti e la difficoltà di individuare le zone di costruzione idonee. Cfr. Cristina Rocchetta e Cristina Zaniboni, p. 36
- ↑ Le soppressioni napoleoniche furono un provvedimento che prevedeva la soppressione degli ordini religiosi e la confisca dei loro beni.
- 1 2 3 4 5 Il nuovo cimitero della Certosa di San Girolamo, 14 aprile 1801, su bibliotecasalaborsa.it. URL consultato il 28 dicembre 2022.
- 1 2 3 4 Emanuela Bagattoni, Un cimitero "che si può chiamare Museo", su Storia e Memoria di Bologna. URL consultato il 29 aprile 2021., tratto da Beatrice Buscaroli e Roberto Martorelli 2010
- 1 2 3 4 5 6 Roberto Martorelli 2009 cit. in Trasformazioni ed ampliamenti della Certosa, su Storia e Memoria di Bologna. URL consultato il 23 aprile 2021.
- ↑ Valentina Begliossi, Gasparini Ercole, su Storia e Memoria di Bologna. URL consultato il 26 aprile 2021.
- ↑ Emanuela Bagattoni, Ingresso Monumentale della Certosa, su Storia e Memoria di Bologna, luglio 2012. URL consultato il 23 aprile 2021.
- ↑ I "piagnoni" di Giovanni Putti alla Certosa, 1809, su bibliotecasalaborsa.it. URL consultato il 28 dicembre 2022.
- ↑ Il portico di San Luca era stato progettato da Saccenti e Monti e concluso da Bendini e Dotti nel 1721.
- ↑ Angelo Raule, pp. 19–20.
- 1 2 3 4 Cimitero Ebraico - Chiostro Evangelici - Cinerario, su Storia e Memoria di Bologna. URL consultato il 26 aprile 2021.
- ↑ Il monumento funebre doveva preservare il ricordo del defunto con una funzione pubblica di memoria collettiva e l'epigrafe fornire una spiegazione di chi era stato il cittadino durante la sua vita. Cfr. Roberto Martorelli, La fortuna critica della Certosa, su Storia e Memoria di Bologna. URL consultato il 21 aprile 2021.
- ↑ Le prime guide espressamente dedicate alla visita del cimitero furono il Giornale a comodo di quelli che frequentano il Cimitero di Bologna e la sua Chiesa del 1821 e la Descrizione della Certosa di Bologna ora Cimitero monumentale del 1828. Cfr. Maria Beatrice Bettazzi 2005, p. 187
- ↑ Un Cimitero che si può chiamare Museo, su Storia e Memoria di Bologna. URL consultato il 21 aprile 2021.
- ↑ Félicité de La Mennais, Esquisse d'une philosophie, 1840, cit. in Savino Savini, articolo su Il mondo illustrato, Torino, 1847. Melissa La Maida, La Certosa, "un museo di tombe". I monumenti antichi (XIII-XVIII sec.), su Storia e memoria di Bologna. URL consultato il 7 maggio 2021. tratto da Beatrice Buscaroli e Roberto Martorelli 2010.
- ↑ Chiostro del 1500 - Sale del Chiostro 1500, su Storia e Memoria di Bologna. URL consultato il 21 aprile 2021.
- 1 2 3 Le tombe della Certosa agli artisti, 1815, su bibliotecasalaborsa.it. URL consultato il 28 dicembre 2022.
- 1 2 Licia Giannelli, Chiostro III - Terzo, su Storia e Memoria di Bologna, 2008, ultimo aggiornamento aprile 2013. URL consultato il 22 aprile 2021.
- ↑ Vincenzo Lucchese, Memoriae Pictae - i monumenti dipinti della Certosa, su Storia e Memoria di Bologna. URL consultato il 1º maggio 2021., tratto da Beatrice Buscaroli e Roberto Martorelli 2010
- ↑ Roberto Martorelli è storico dell'arte e responsabile del progetto della Certosa per conto del Museo civico del Risorgimento.
- ↑ Nella penisola italica, l'unico grande cimitero coevo è il Vantiniano di Brescia, mentre bisognerà attendere decenni prima di veder sorgere il Cimitero monumentale di Staglieno del 1851 o il cimitero monumentale di Milano del 1867.
- ↑ Roberto Martorelli, Aristocrazia e borghesia. Evoluzione della scultura in Certosa nell'Ottocento, su storiaememoriadibologna.it. URL consultato l'11 maggio 2021. tratto da Beatrice Buscaroli e Roberto Martorelli 2010
- ↑ Matteo Cassani Simonetti, Limiti e recinti nel cimitero urbano di Ferrara, in Ricerche e progetti per il territorio, la città e l'architettura, n. 4, giugno 2012, p. 210, ISSN 2036-1602.
- ↑ Roberto Martorelli, Marchesini Luigi, su Storia e Memoria di Bologna. URL consultato il 23 aprile 2021.
- 1 2
Eroi di Marmo, su YouTube, 8cento APS in collaborazione con il Museo civico del Risorgimento, 18 aprile 2021, a 17 min 39 s. URL consultato il 26 aprile 2021. - 1 2 3 Carla Bernardini, Dalla Certosa ai Musei Civici d'Arte Antica, su Storia e Memoria di Bologna. URL consultato il 29 aprile 2021.
- 1 2 Elena Rossoni, Il recupero dei sepolcri del Cimitero monumentale della Certosa. 2006 - 2010, su Storia e Memoria di Bologna. URL consultato il 10 settembre 2021. Testo tratto da Beatrice Buscaroli e Roberto Martorelli 2010
- ↑ Mirtide Gavelli e Fiorenza Tarozzi, La nascita della cremazione in Italia, su Storia e Memoria di Bologna. URL consultato il 6 giugno 2021. tratto da La società di cremazione a Bologna (1884-1914), Bollettino del Museo del Risorgimento, Bologna, anno XXXII-XXXIII, 1987-1988.
- ↑ Guido Stanzani, Una storia nella storia : la cremazione a Bologna e in Italia, in La Certosa di Bologna : immortalità della memoria, a cura di Giovanna Pesci Bologna : Compositori, 1998, pp. 119-121, ISBN 9788877941237, SBN UBO0290484.
- ↑ So.Crem Bologna. L’associazione, su SO.CREM Bologna. URL consultato il 31 dicembre 2025.
- ↑ Roberto Martorelli, Chiostro IX - Galleria del Chiostro IX - Nuovo ingresso, su Storia e Memoria di Bologna, novembre 2011. URL consultato il 23 aprile 2021.
- ↑ Ampliamento della Certosa, 1924, su bibliotecasalaborsa.it. URL consultato il 28 dicembre 2022.
- ↑ Giancarlo Bernabei, p. 62.
- ↑ Abbattimento dell'Arco Guidi, 1934, su bibliotecasalaborsa.it. URL consultato il 28 dicembre 2022.
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- ↑ «I lavori si sono svolti sotto la curatela dell'Istituzione Bologna Musei Museo civico del Risorgimento, del Settore Lavori Pubblici del Comune e dell'attuale gestore del cimitero, Bologna Servizi Cimiteriali, con la vigilanza delle competenti Soprintendenze.» Cfr. Conclusi otto nuovi restauri nell'area monumentale della Certosa, su comune.bologna.it, 12 agosto 2014. URL consultato il 29 aprile 2021.
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- ↑ Nel 2018, il Museo del Risorgimento ha organizzato una mostra dal titolo Un cimitero che si può chiamare Museo. Opere e artisti della Certosa di Bologna, incentrata sulle collezioni private delle ditte Imbellone e Davide Venturi & Figlio, che fornirono le maestranze e le competenze tecniche per la realizzazione dei monumenti funebri dei grandi artisti. Cfr. Un cimitero che si può chiamare Museo. Opere e artisti della Certosa di Bologna, bolognawelcome.com, consultato il 21 aprile 2021
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- ↑ La storia dell’Associazione, su Socrem Bologna. URL consultato il 27 dicembre 2025.«Nei primi mesi dell’anno [2012] sono ultimati i lavori di costruzione e messa a punto del nuovo polo crematorio di Borgo Panigale. I vecchi forni dell’Ara crematoria della Certosa (ormai obsoleti) vengono dismessi, ed entrano in funzione quelli nuovi di Borgo Panigale. Il 31 ottobre viene ufficialmente inaugurato il nuovo Polo crematorio, la cui sala del commiato è intitolata alla memoria del presidente Guido Stanzani, scomparso il 4 marzo dello stesso anno.»
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- ↑ A Bologna il primo luogo dove custodire le ceneri dei propri cari: ecco il Cinerario Cattolico. Unico progetto in Italia, sorgerà nella Certosa. Per la Chiesa è obbligatorio tenere le spoglie in luoghi sacri, su bolognatoday.it, BolognaToday. URL consultato il 7 dicembre 2025.
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- ↑ Dove non diversamente specificato, si intenda l'opera come Tomba intendendo edicole, monumenti funebri, celle e cripte.
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- ↑ Monumento di Carlo Mondini, su Storia e memoria di Bologna. URL consultato il 28 dicembre 2025.«CAROLVS. MONDINIVS . ANATOMICVS . BONONIENSIS: dall'altra: AEQVE . POLLENS . INGENIO . AC . MANV: e gliela tributarono gli Alunni della di lui scuola, fortemente dolendosi d'averlo perduto. Morì rapito da fortissima apolesia in sette ore, essendo compianto e desiderato da tutti. Ebbe di vita 73. anni, e 10. mesi: e il dì della di lui morte fu il 4. Settembre del 1803. Il monumento gli fu eretto dalli di lui colleghi ed amici, per opera di Petronio Rizzi pittore di ornato, e di Bartolomeo Valiani dipintore di figure»
- ↑ Natale Salvardi, Collezione scelta dei monumenti sepolcrali del Comune Cimitero di Bologna Bologna, Bologna, s.n., 1825, SBN RAVE019674.
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- ↑ Giovanni Giuseppe Fabbri (30 giugno 1756 - 22 febbraio 1810), su Storia e memoria di Bologna. URL consultato il 27 dicembre 2025.«Giovanni Giuseppe Fabbri fu rettore onorario di Medicina, e nel 1790 professore di Anatomia teorica e Chirurgia. Nel 1796 fu eletto fra i senatori aggiunti (Guidicini, I Riformatori, III, p. 122, dove è detto originario di Baricella) e fu deputato ai Congressi cispadani di Reggio e Modena.»
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- ↑ Antonella Mampieri, Monumento di Giacomo Beccadelli Grimaldi, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato l'11 dicembre 2025.
- ↑ La Grande Magia | La Certosa e i suoi misteri, simboli e segreti, su Storia e memoria di Bologna. URL consultato il 28 dicembre 2025.«Il monumento è dedicato a Giovanni Guidi, deceduto nel 1818. L’opera è un tipico esempio delle memorie dipinte eseguite durante l’età giacobina, mentre molto rara è l’iconografia egittizzante. La ricca simbologia presente rimanda alle qualità morali del defunto e tra questi compare l’Ouroboros - il serpente che si morde la coda - simbolo di eternità. La tomba è esempio in epoca neoclassica, in cui predominano le citazioni classiche (o egizie) rispetto a quelle cristiane.»
- ↑ Silvia Bellavista, Monumento di Anna Maria Ferreris, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato l'11 dicembre 2025.
- ↑ Tiziana Quaglietta, Monumento di Francesco Arrighi, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato il 7 dicembre 2025.
- ↑ Roberto Martorelli, Monumento di Simon Rodriguez Laso, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato l'11 dicembre 2025.
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- 1 2 Genny Bronzetti, Roberto Martorelli, Claudia Vernacotola, MONUMENTO FUNERARIO DI GIOVAN BATTISTA CATTANEO DE VOLTA. Certosa di Bologna, Chiostro Terzo, arco 91 (PDF), su Certosa di Bologna. Tombe disponibili per la riconcessione, p. 13. URL consultato il 27 dicembre 2025.
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- ↑ Emanuela Bagattoni, Monumento Trionfi - Pepoli, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato l'11 dicembre 2025.
- ↑ Tomba Giuseppe Frizzati, su Storia e memoria di Bologna. URL consultato il 28 dicembre 2025.«L'epigrafe recita: "CINERI ET MEMORIAE / IOSEPHI SILVESTRI F / FRIZZATI / HOMINIS PROBI SOLLERTIS / QVI VIXIT A LXI / DIEM OBIIT III N IVN / A MDCCCXXIIII / FILII FILIAEQVE / PATRI AMANTISS / BENEMERENTI / POSVERE"»
- ↑ Monumento di Giovan Battista Cattaneo De Volta, su Storia e memoria di Bologna. URL consultato il 27 dicembre 2025.«Fu unica prole di Nicola Cattaneo de Volta, e di Anna Maria Brignole, morì li 24. Luglio del 1813. in età di soli 25. anni, mesi 5. e 26. giorni.»
- ↑ Monumento di Maria Badini, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato il 7 dicembre 2025.
- ↑ Ilaria Francia, Monumento di Alessandro Franceschi, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato l'11 dicembre 2025.
- ↑ Marina Zaffagnini, Silvia Sebenico, Monumento della famiglia Minghetti, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato l'11 dicembre 2025.
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- ↑ Dario Zanverdiani, Monumento Valdem, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato il 12 dicembre 2025.«Sulla base di: Teotochi Albrizzi, Opere di scultura e di plastica di A. Canova, Pisa 1821-24, II, III, IV ; A. Panzetta, Nuovo dizionario degli scultori italiani dell'Ottocento e del primo Novecento, Torino 2003 ; fonti archivistiche: Certosa di Bologna, Archivio, foglio sepolcrale Valdem, 1844, acquisto della sepoltura da parte di Alfonso Insom, cit. in R. Martorelli (a cura di), La Certosa di Bologna - Un libro aperto sulla storia, catalogo della mostra, Tipografia Moderna, Bologna, 2009.»
- ↑ Roberto Martorelli, Monumento della famiglia Marescotti, su Storia e memoria di Bologna. URL consultato il 28 dicembre 2025.
- ↑ Le spoglie del cantante Farinelli traslate alla Certosa, su Bologna online. Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi, Biblioteca Salaborsa. URL consultato il 27 dicembre 2025.«Alla morte fu sepolto nella chiesa di Santa Croce annessa al convento dei Cappuccini di Monte Calvario, chiuso a seguito delle soppressioni napoleoniche ma nel 1845 la tomba sarà spostata all‘interno del cimitero comunale e la nipote Maria Carlotta Pisani farà edificare un nuovo monumento funerario, mantenendo l’epigrafe del 1810: Farinellio / domo Andria incolae bononiensi / a rege hispaniarum / Ferdinando VI /inter equites oretanos adlecto / qui ob cantus excellentiam / late per Europam inclaruit / idem probus eruditus comis / vixit a LXXVIII / decessit XIIII k oct a MDCCLXXXI / Carolina Pisania / heres / cineribus inlatis a MDCCCX FC»
- ↑ Tomba del Farinelli, su Comune di Bologna. Centro Studi Farinelli. URL consultato il 27 dicembre 2025.
- ↑ Roberto Martorelli, Monumento di Teodoro Galitzin, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato l'11 dicembre 2025.
- ↑ Roberto Martorelli, Monumento di Michele Galitzin, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato l'11 dicembre 2025.
- ↑ Angelo Raule, La Certosa di Bologna, cit., pp. 186-187.«Una dolce e melanconica poesia sono le parole incise sulla sua tomba: Vide la prima aurora / in Calcutta / vide l'ultima sera / in Bologna / la cara modesta giovanetta / Maria / figlia dello inglese capitano / Birnou // Fiorita di soavezza e pietà, ornata d'ingegno e studio / orbata di parenti / soletta coraggiosa pel mondo pellegrinò / e / giunta in Italia / che / amò di possente affezione vi bramò una stanza vi rinvenne una tomba // L'amicizia / fida nel tempo lieto ed avverso nei canti festosi e funerei / pose codesta pietra / cui vegliano a guardia / il felsineo e britanno leone. // Oh passeggero da qual si voglia terra venisti / dona / un fiore un pensiero un sospiro / alla buona Maria / morta il 18 agosto 1853"»
- ↑ Andrea Morpurgo, Fiorenza Tarozzi, Cimitero Ebraico - Chiostro degli Evangelici, su Storie e memorie di Bologna. URL consultato il 26 dicembre 2025.«Tra le semplici iscrizioni spicca quella di Maria Birnou: lunga e particolarmente romantica, è dedicata alla fanciulla che 'pel mondo pellegrinò'e che termina con l'invocazione 'Oh passaggiero da qual si voglia terra venisti, dona un fiore un pensiero un sospiro alla buona Maria.»
- ↑ Alessandro Cervellati, Certosa bianca e verde : echi e aneddoti, Bologna, Tamari, 1967, p. 116, SBN SBL0078041.
- ↑ Giuseppe Pittano, Carla Xella, I giorni di Bologna e dell'Emilia-Romagna, Bologna, Cappelli, 1978, p. 240, SBN SBL0240163.
- ↑ Carlo Pepoli, Tre centurie delle iscrizioni italiane, vol. 1, Bologna, Soc. tip. dei compositori, 1874, p. 19, SBN LO10257884.
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- ↑ Muore Filippo Antolini, su Bologna online. Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi, Biblioteca Salaborsa. URL consultato il 19 dicembre 2025.
- ↑ Vincenzo Lucchese, La simbologia massonica in Certosa, su storiaememoriadibologna.it. URL consultato il 19 dicembre 2025.«"Le più antiche memorie della Certosa presentano un'assenza di emblemi cristiani, ed invece la massima esaltazione di una cultura laica e classica, con riferimenti archeologici, poiché il monumento veniva considerato messaggio di cultura e virtù individuale, rivolto alle future generazioni. Tre le tipologie di sacelli: la tomba dipinta, unica in stile egizio, a Gerolamo Legnani; quella in scultura di stucco a tutto tondo, a Pietro Persiani; la sobria lapide incisa in marmo carrarese, al celebre architetto Filippo Antolini".»
- ↑ Tomba Baruzzi Primodì, su Storia e memoria di Bologna. URL consultato il 29 dicembre 2025.«Epigrafi lungo i due ritratti, a sinistra: PROF. CINCINNATO BARUZZI. A destra: CAROLINA PRIMODI'»
- ↑ Antonella Mampieri, Carolina Primodì, su Storia e memoria di Bologna. URL consultato il 29 dicembre 2025.
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- ↑ Redazione, Il fabbro della Certosa torna a risplendere. Dopo sette mesi di attento restauro, il monumento dedicato a Gaetano Simoli e a sua moglie torna al suo antico splendore. Fu simbolo tangibile dell’orgoglio di classe del defunto, su © BolognaToday, 24 aprile 2024. URL consultato il 1º gennaio 2026.«Dedicato al fabbro municipale Gaetano Simoli e a sua moglie Liberata Morini [...] La scultura, così celebre da essere lodata persino da Giovanni Pascoli nel 1906, testimonia l’ispirazione dell’artista, ma anche il suo impegno nei confronti degli ideali progressisti e di lotta di classe cui era fortemente legato.»
- ↑ Redazione, Restaurata la tomba di Gaetano Simoli. Il fabbro risparmiò tutta la vita per permettersi il monumento in Certosa, dove di solito c’erano soltanto i nobili, su Il Resto del Carlino, redazione di Bologna, 30 aprile 2024. URL consultato il 1º gennaio 2026.
- ↑ Restaurato monumento funebre fabbro nella Certosa di Bologna, su Ansa, 22 aprile 2024. URL consultato il 1º gennaio 2026.
- ↑ Emanuela Lamborghini, Cella Gancia, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato l'11 dicembre 2025.
- ↑ Monumento funerario Venturini, 1896, su Storia e memoria di Bologna. URL consultato il 28 dicembre 2025.«Aristide Venturini fu avvocato e patriota bolognese, direttore del periodico "Il povero". La tomba collocata nella Sala San Paolo della Certosa è decorata con simboli massonici che evidenziano la presenza, al Cimitero Monumentale, di un secolare e classica cultura favorevole alla Massoneria.»
- ↑ Sara Benuzzi, Monumento Comi, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato l'11 dicembre 2025.
- ↑ Ugo Lenzi (9 agosto 1875-21 aprile 1953), su Storia e memoria di Bologna. URL consultato il 27 dicembre 2025.
- ↑ Monumento Osti, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato l'11 dicembre 2025.
- ↑ Cella Saltarelli, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato l'11 dicembre 2025.
- 1 2 Elisa Musi, Daniela Schiavina, Alfredo Testoni, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato l'11 dicembre 2025.
- ↑ Cappella Gallina, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato l'11 dicembre 2025.
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- ↑ Melissa La Maida, Cella Pizzoli, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato l'11 dicembre 2025.
- ↑ Roberto Martorelli, Anna Bonazinga (15 Maggio 1830-31 Ottobre 1906), su storiaememoriadibologna.it, 1º dicembre 2016. URL consultato il 28 dicembre 2025.«Anna Bonazinga d’Amico, tra le più grandi sensitive del XIX secolo, è l’unica bolognese presente nel cimitero della Certosa con due monumenti. La memoria collocata nel Chiostro VIII è opera di Pasquale Rizzoli, il più importante scultore bolognese dell'epoca. Al centro spicca il ritratto di Giuseppina Gargano (1853-1939), celebrata cantante lirica, mentre ai lati sono posti i busti dei due coniugi. Osservando le pupille di Pietro e Giuseppina si può constatare che Anna ha le orbite vuote, testimonianza della sua capacità di guardare oltre il mondo dei vivi. La seconda memoria si trova nel Chiostro Annesso al Maggiore, portico est.»
- ↑ Tra scienza, spiritismo e magnetismo medico. La storia di Anna Bonazinga e Pietro D’Amico, su Il Resto del Carlino, 19 gennaio 2024. URL consultato il 28 dicembre 2025.«Una delle storie più curiose a cavallo tra scienza e spiritismo è quella di Anna Bonazinga e di suo marito, Pietro D’Amico, vissuti tra XIX e XX secolo e sepolti nel cimitero monumentale della Certosa di Bologna. I due bolognesi animarono per circa quarant’anni un “gabinetto” di consultazioni “medico-magnetiche” che divenne famoso in tutto il Paese.»
- ↑ Cappella Salina Amorini Bolognini, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato l'11 dicembre 2025.
- ↑ Giuliana Lo Faro, Cappella della famiglia Melloni, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato il 12 dicembre 2025.
- ↑ Tomba Famiglia Battilani, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato il 12 dicembre 2025.
- ↑ Cella Albertoni, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato il 7 dicembre 2025.
- ↑ Monumento Guizzardi, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato l'11 dicembre 2025.
- ↑ Marina Zaffagnini, Leo Pincherle (4 Luglio 1910 - 25 Ottobre 1976), su Storia e memoria di Bologna. URL consultato il 26 dicembre 2025.«La tomba conserva le ceneri di Leo Pincherle (1910-1976), come da sua volontà, assieme a quelle dei nonni Bolaffio, della madre Lidia e del piccolo Aldo Italo, mentre le ceneri di Mario Pincherle (1919-2012 deceduto a Bientina, in provincia di Pisa) vennero sparse in mare davanti alla spiaggia di Palomina.»
- ↑ Marina Zaffagnini, Mario Pincherle (9 luglio 1919 - 2012), su storiaememoriadibologna.it. URL consultato il 26 dicembre 2025.
- ↑ Vincenzo Favaro, Tomba Nannetti, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato l'11 dicembre 2025.
- ↑ Federica Fabbro, Tomba Oviglio, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato il 12 dicembre 2025.
- ↑ Tomba Maria Pedrazzi, su Storia e memoria di Bologna. URL consultato il 31 dicembre 2025.«Epigrafe al centro: MARIA PEDRAZZI / ANGIOLO DI SOAVE BONTA' - ANIMA GRANDE E GENTILE - / FIGLIA NON COMPARABILE - RAPITA DA FIERO MORBO - / VENTIQUATTRENNE - SI ADDORMIVA IN CRISTO IL 14 OTTOBRE / 1918 - ELETTA FRA LE ELETTE NELL'ARTE DELLA MUSICA - / FU GRANDE PIANISTA E CANTANTE - VOLLE IL SUO BATTESIMO / D'ARTE NELLA CITTA' NATALE LA SERA DEL 6 OTTOBRE AL / TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA - L'AMNERIS DELL'AIDA / SEGNO' IL SUO GRANDE TRIONFO E LA SUA TRAGICA FINE.»
- ↑ Testo Roberto Sarmenghi, foto Irene Sarmenghi, Donne d’arte che riposano in Certosa, su Nelle valli bolognesi, 31 marzo 2023. URL consultato il 31 dicembre 2025.«Maria Pedrazzi "giovane cantante stroncata dalla influenza spagnola aveva seguito le orme della madre"»
- ↑ Alvaro Lucchi, Guida raccontata al Cimitero monumentale di Forlì : storia, arte, cultura : volume 3, Forlì, Tipolitografia Valbonesi, 2023, p. 707, ISBN 9791280686053, SBN RAV2180724.
- ↑ Monumento Rimini, su storiaememoriadibologna.it. URL consultato il 19 dicembre 2025.
- ↑ Sara Benuzzi, Monumento Zanetti Cassinelli, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato l'11 dicembre 2025.
- ↑ Monumento Bonora, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato l'11 dicembre 2025.
- ↑ Giuliana Lo Faro, Monumento Gardi, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato l'11 dicembre 2025.
- ↑ Federica Fabbro, Monumento Riguzzi, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato l'11 dicembre 2025.
- ↑ Vincenzo Favaro, Stele Poggi, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato l'11 dicembre 2025.
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- ↑ Monumento Marangoni, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato l'11 dicembre 2025.
- ↑ Giuliana Lo Faro, Monumento Trentini, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato l'11 dicembre 2025.
- ↑ Federica Fabbro, Monumento Zironi, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato l'11 dicembre 2025.
- ↑ Cella Ruggi, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato l'11 dicembre 2025.
- ↑ Sara Benuzzi, Monumento Raggi Ruggeri, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato l'11 dicembre 2025.
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- ↑ Daniele Vincenzi, Enrico De Angeli, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato l'11 dicembre 2025.
- ↑ Angelo Raule, La Certosa di Bologna, p. 183.«L'epigrafe sulla tomba recita: "Era la primavera tutta in fiore / era la giovinezza / era l'amore"»
- ↑ Angelo Raule, La Certosa di Bologna, Bologna, Nanni, 1961, p. 184.«L'epigrafe sulla tomba recita: "Qui Carla dorme / risorgi / erompi dal marmo / ridai luce a chi con te l'ha perduta"»
- ↑ Roberto Martorelli, Cella Cattabriga, su Storia e Memoria di Bologna, Comune di Bologna. URL consultato il 16 dicembre 2025.
- ↑ Giovanni Peretti, Il video: 1940 Puppa Tick, la bambina nel crepaccio, su youtube.com. URL consultato il 26 dicembre 2025.«La tomba è quella di Carla Pezzi, la bambina che perì sul ghiacciaio dello Stelvio, resa celebre nella storia "Morte di Puppa Tick" scritta dal papà Carlo nel 1941. Il video, edito da Giovanni Peretti riporta la storia all'interno della serie "Storie nella Storia": episodi e pillole di cultura alpina.»
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- ↑ Giovanna Pesci (a cura di), La Certosa di Bologna : immortalità della memoria, Bologna, Compositori, 1998, p. 257, SBN UBO0290484.«Lo studente Carlo Masi partecipa a una sfilata di alta moda maschile presentando un impeccabile completo con giacca a doppio petto e larghi pantaloni con alto risvolto.»
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- ↑ «Buonanotte anima mia» Lucio Dalla riposa nella sua tomba nella zona monumentale del cimitero, accanto a Carducci, Respighi e Morandi. La statua riproduce la silhouette dell'artista con cappello e bastone, su Corriere di Bologna, Rcs Edizioni Locali. URL consultato l'11 dicembre 2025.
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- ↑ Genny Bronzetti, Due notti alla Certosa di Bologna, su Storia e Memoria di Bologna. URL consultato il 26 maggio 2021. tratto da Roberto Martorelli 2009
- ↑ Giosuè Carducci, Fuori alla Certosa di Bologna, Delle Odi Barbare Libro I, Odi barbare, 1877.
- ↑ Cecilia Cristiani, Freud, Bologna e la Certosa, su Storia e Memoria di Bologna. URL consultato il 21 aprile 2021.
- ↑ Marina Zaffagnini, Campo Cristina, su Storia e Memoria di Bologna. URL consultato il 19 febbraio 2021.
- ↑ Sito ufficiale di Bologna Servizi Cimiteriali
- ↑ Associazione Amici della Certosa, su Amici della Certosa di Bologna, aggiornato al 2025. URL consultato il 27 dicembre 2025.«"L’Associazione si prefigge di promuovere il riconoscimento del Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna come bene culturale di primaria importanza per la città e i suoi cittadini, [l’Associazione] intende collaborare con le istituzioni cittadine per proteggere, restaurare ed assicurare una manutenzione costante del Monumento [e] intende svolgere attività di ricerca, promozione, didattica, formazione, divulgazione della cultura, della tutela del patrimonio artistico e monumentale del territorio, quale valore sociale e civico, anche attraverso contatti fra persone, arti e associazioni, enti pubblici e privati valorizzando le diversità e favorendo l’aggregazione e la multiculturalità" (Statuto, art. 2)»
- ↑ Milena Monti, La bella storia delle spolveratrici della Certosa di Bologna, su Quo.d News. Le notizie tra Bologna e Ravenna, 26 luglio 2025. URL consultato il 31 dicembre 2025.
- ↑ Roberta Martelli, Preservare la memoria scolpita: il laboratorio di Spolveratura in Certosa, su Jourdelo.it : rivista storico culturale di Ottocento, n. 35 (maggio 2025), maggio 2025. URL consultato il 1º gennaio 2026.
- ↑ Gli altri due musei pilota per l'accessibilità sono il Museo civico medievale e il Museo del patrimonio industriale.
- ↑ Esplorazione tattile alla Certosa per non vedenti e ipovedenti, su storiaememoriadibologna.it. URL consultato il 22 aprile 2021.
- ↑
Certosa di Bologna accessibile, su YouTube, Comune di Bologna, in collaborazione con Istituzione Bologna Musei e Fondazione Gualandi a favore dei sordi, 14 ottobre 2019. URL consultato il 22 aprile 2021. - ↑ Cimitero Monumentale della Certosa (Bologna, Italy), app ar-tour.com
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Eleganti per sempre [catalogo della mostra], Dozza, Fondazione Dozza città d'arte, 2024, SBN UBO4842786
- Roberto Martorelli (a cura di), 101 cose da sapere sulla Certosa di Bologna, Bologna, Minerva Edizioni, 2023, ISBN 978-88-33-24532-4. (fonte utilizzata)
- Simone Fagioli, La retorica del sacrificio. I monumenti commemorativi del Cimitero della Certosa – Bologna, 2011. URL consultato l'11 gennaio 2023.
- Roberto Martorelli (a cura di), Certosa di Bologna. Guida (nuova edizione riveduta), Minerva Edizioni, 2016, ISBN 9788873818991. (fonte utilizzata)
- Luca Bellotti, Arte Liberty nella Certosa di Bologna, in Andrea Speziali (a cura di), Italian Liberty. Il sogno europeo della grande bellezza, Cartacanta, 2016, Luca Bellotti, ISBN 978-88-96-62974-1.
- Valeria Paniccia, Passeggiate nei prati dell'eternità, Milano, Mursia Editore, 2013, ISBN 978-88-425-5226-0.
- Gian Marco Vidor, Biografia di un cimitero italiano: la Certosa di Bologna, Bologna, Il mulino, 2012, ISBN 978-88-15-24063-7. (fonte utilizzata)
- Beatrice Buscaroli e Roberto Martorelli (a cura di), Luci sulle tenebre. Tesori preziosi e nascosti dalla Certosa di Bologna, Bologna, Bononia University Press, 2010, ISBN 9788873955306.
- Roberto Martorelli (a cura di), La Certosa di Bologna: Un libro aperto sulla storia (catalogo della mostra a Bologna, Museo civico del Risorgimento, 23 maggio - 5 luglio 2009), Bologna, Tipografia Moderna, 2009, SBN UBO3657420.
- Antonella Mampieri, Appunti sull'attività di Luigi Marchesini alla Certosa di Bologna, in Aperto. Bollettino del Gabinetto dei disegni e delle stampe della Pinacoteca Nazionale di Bologna, n. 1, Bologna, Polo Museale dell'Emilia-Romagna, maggio 2008, pp. 147–166, ISSN 1974-5257. URL consultato il 18 febbraio 2021.
- Cristina Rocchetta e Cristina Zaniboni, La Certosa di Bologna: Guida, a cura di Giovanna Pesci, Bologna, Editrice Compositori, 2001, SBN UBO1457624. (fonte utilizzata)
- Giovanna Pesci (a cura di), La Certosa di Bologna: immortalità della memoria, Bologna, Editrice Compositori, 1998, ISBN 978-88-7794-123-7.
- Giancarlo Bernabei (a cura di), La Certosa di Bologna, collana Le Meraviglie di Bologna, Bologna, Santarini, 1993.
- Augusto Bastelli, Cenni storici della Certosa di Bologna (PDF), Parma, Tipografia Luigi Parma, 1934. URL consultato il 28 febbraio 2021 (archiviato dall'url originale il 21 aprile 2021).
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- Niccolò Laurenti, Francesco Gasparoni, La Certosa di Bologna: descrizione fatta nel 1835, in Piacevole raccolta di opuscoli sopra argomento d'arti belle [...], vol. 4, Roma, Tipografia Menicanti, 1847, pp. 297–310.
- Corrado Ricci, Certosa, in Guida di Bologna, Cesare Albicini, Bologna, Nicola Zanichelli, 1882, pp. 221–233.
- Angelo Raule, La Certosa di Bologna, Bologna, Nanni, 1961, SBN RAV0056199. (fonte utilizzata)
- Maria Beatrice Bettazzi, Il bel cimitero di Bologna: architetti al lavoro alla Certosa (PDF), in Gli spazi della memoria. Architettura dei cimiteri monumentali europei, Roma, Luca Sossella Editore, 2005, pp. 187–198. URL consultato il 28 febbraio 2021 (archiviato dall'url originale il 9 maggio 2006).
- Antonella Mampieri, Progetti neoclassici per la Certosa di Bologna (PDF), in L'Archiginnasio, Bologna, Comune di Bologna, 2006.
Guide illustrate ottocentesche
[modifica | modifica wikitesto]- Petronio Rizzi (o Ricci), Monumenta Inlustriora Coemeterii Bononiensis, 2 volumi, 157 riproduzioni di tombe, 1813.
- Raffaele Terry, Collezione de' disegni a semplice contorno delli monumenti sepolcrali nel cimitero di Bologna, delineati ed incisi da Raffaele Terry, Bologna (?), 1813, SBN MODE047720.
- Natale Salvardi, Collezione scelta dei monumenti sepolcrali del Comune Cimitero di Bologna (PDF), Bologna, Natale Salvardi, 1825, SBN RAVE019674.
- Giovanni Zecchi, Collezione dei monumenti sepolcrali del cimitero di Bologna pubblicata da Giovanni Zecchi stampatore e negoziante da stampe, Editori italiani dell'Ottocento, 1825-1827, SBN UBOE021738.
Necropoli etrusca della Certosa
[modifica | modifica wikitesto]- Antonio Zannoni, Gli scavi della Certosa di Bologna, Bologna, Regia Tipografia, 1876-1884.
- Luigi Calori, Della stirpe che ha popolata l'antica necropoli alla certosa di Bologna e delle genti affini (PDF), Bologna, Tipi Gamberini e Parmeggiani, 1873.
- Pericle Ducati, La situla della Certosa: memoria (PDF), Bologna, Stabilimenti Poligrafici Riuniti, 1923.
Letteratura
[modifica | modifica wikitesto]- Bernardo Gasparini, Due notti alla Certosa di Bologna (PDF), Bologna, Tip. Gov. - Alla Volpe, 1845.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sul cimitero monumentale della Certosa di Bologna
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale, su storiaememoriadibologna.it.
- Storia e Memoria di Bologna (canale), su YouTube.
- Cimitero monumentale della Certosa di Bologna, su beniculturali.it, Ministero della cultura.
- Cimitero monumentale della Certosa di Bologna, su PatER - Catalogo del Patrimonio culturale dell’Emilia-Romagna, Regione Emilia-Romagna.
- Cimitero monumentale della Certosa di Bologna, su TourER - portale del patrimonio culturale dell'Emilia-Romagna, Segretariato regionale del Ministero della cultura per l'Emilia-Romagna.
- Certosa di Bologna Virtual Tour VN 360°, su storiaememoriadibologna.it. URL consultato il 27 marzo 2024.
- La biblioteca digitale della Certosa, su Storia e Memoria di Bologna. URL consultato il 27 febbraio 2023.
- Catalogo del patrimonio culturale dell'Emilia-Romagna > Certosa Monumentale > Opere e oggetti d'arte (499), su bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it, Servizio patrimonio culturale - Assessorato alla cultura e paesaggio della Regione Emilia-Romagna. URL consultato il 19 febbraio 2021.
- Sito ufficiale di Bologna Servizi Cimiteriali
- Panopticon di Bologna: La Certosa monumentale sito di Alberto Martini, in collaborazione con Associazione Amici della Certosa di Bologna, Roberta Zucchini, Otello Sangiorgi (Comune di Bologna - Responsabile Area Storia e Memoria – Istituzione Bologna Musei - Dipartimento Cultura e Scuola) e Roberto Martorelli (Comune di Bologna - Referente del Progetto Museale Certosa di Bologna)
- (EN) Certosa Monumental Cemetery (Bologna, Italy), su significantcemeteries.org, ASCE - Association of Significant Cemeteries in Europe. URL consultato il 9 maggio 2021.
- (EN) Certosa Monumental Cemetery, su European Cemeteries Route. URL consultato il 9 maggio 2021.
- Cimitero Monumentale della Certosa (Bologna, Italy), app ar-tour.com
- La Certosa di Bologna nelle collezioni di Genus Bononiae, su Genus Bononiae - Musei nella città di Bologna. URL consultato il 18 maggio 2021.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 145851325 · LCCN (EN) nr91043409 |
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