Cimitero monumentale della Certosa di Bologna

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Certosa di Bologna
Entrata Certosa Bologna.JPG
Ingresso di via della Certosa
Tipocivile
Confessione religiosaMista
Stato attualein uso
Ubicazione
StatoItalia Italia
CittàBologna
Costruzione
Data apertura1801
Area300.000 m2 (30 ha)
ArchitettoGiuseppe Venturoli, Marchesini, Ercole Gasparini
NoteSezione acattolica ed ebraica
Mappa di localizzazione

Coordinate: 44°29′50.66″N 11°18′27.89″E / 44.497405°N 11.307747°E44.497405; 11.307747

Il cimitero monumentale della Certosa di Bologna è il maggiore cimitero della città di Bologna. Si trova fuori dal cerchio delle mura della città, vicino allo stadio Renato Dall'Ara, ai piedi del colle della Guardia dove si trova il santuario della Madonna di San Luca.

Il cimitero, articolato in diversi spazi e chiostri, conserva monumenti funebri di pregio dipinti dai maggiori artisti di inizio Ottocento e importanti sculture dei principali scultori bolognesi attivi tra l'Ottocento e il Novecento.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La necropoli etrusca[modifica | modifica wikitesto]

L'area del cimitero monumentale era occupata già dalla fine del VI secolo a.C. da una necropoli etrusca, utilizzata fino agli inizi del IV secolo a.C.. Riscoperta nel 1869 durante i lavori di ampliamento del cimitero da Antonio Zannoni, ingegnere dell'Ufficio Tecnico del Comune di Bologna, che intuì dal ritrovamento di una cista di bronzo di trovarsi di fronte alla cosiddetta "necropoli della Certosa", il sepolcreto di fase felsinea più estensivamente esplorato della città, nonché quello che ha restituito il maggior numero di tombe.[1] I ritrovamenti effettuati durante gli scavi archeologici coordinati dallo stesso Antonio Zannoni sono oggi custoditi nel Museo civico archeologico della città.

Le origini dalla vecchia Certosa[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1800 Luigi Pistorini, presidente della Commissione del dipartimento di sanità del Reno, bandì per ragioni di salute pubblica l'usanza di seppellire i morti nelle chiese e nelle fosse comuni degli Ospedali della Vita e della Morte, e stabilì che si sarebbe dovuto utilizzare un cimitero fuori dall'abitato.

Il cimitero comunale fu istituito nel 1801 convertendo le preesistenti strutture della Certosa di San Girolamo di Casara, fondata a metà del Trecento e soppressa nel 1797 da Napoleone. Della Certosa resta tutt'ora in funzione la Chiesa di San Girolamo.

A seguito delle spoliazioni napoleoniche, numerose Madonne provenienti dalle chiese soppresse e dalle edicole votive delle strade di Bologna hanno trovato una nuova collocazione nel Chiostro delle Madonne, per preservarle ed esporle ai visitatori. Sorte analoga è toccata alle numerose lapidi e monumenti funerari del XVI secolo sparsi nelle ex chiese per la città, di cui una parte è stata conservata nelle sale del Chiostro del 1500, fino alla loro parziale ricollocazione nelle chiese di origine.[2]

La forte passione della nobiltà e della borghesia per la costruzione dei sepolcri familiari trasformò presto la Certosa in un vero e proprio "museo all'aria aperta", tappa del grand tour italiano: la visitarono Chateaubriand, Byron, Dickens, Mommsen, Stendhal, Turgenev[3], e gli ospiti illustri che in visita a Bologna vi venivano condotti dalle autorità cittadine. Era anche meta di escursioni romantiche: nel 1826 Giacomo Leopardi vi passeggiava con l'amica musicista Marianna Brighenti.[senza fonte]

Le stesse autorità cittadine, in accordo con l'Accademia di Belle Arti, si assunsero il compito di garantire la qualità dei progetti, vagliati da una commissione appositamente costituita, e favorirono l'evolversi delle tecniche di esecuzione dei monumenti. Mentre in età napoleonica si privilegiava la pittura secondo la tradizione classico-naturalistica radicata a Bologna, dopo il 1815 prevalse la scultura. Il podestà e l'Accademia avevano infatti imposto agli artisti la garanzia dell'opera per un anno, pena il ripristino a loro spese, obbligo che si trasferiva successivamente ai committenti. La scultura, oltre che più affine al gusto neoclassico, era, per opere all'aperto, più resistente agli agenti atmosferici. In particolare sotto le arcate del Chiostro Terzo (o della Cappella) vi è un ciclo notevole di ispirazione neoclassica e simbologia illuministica: tombe sia dipinte a tempera che in stucco e scagliola.

Nel dicembre del 2000 l'area monumentale del cimitero è stata trasformata in museo.[4]

Il cimitero nell'era contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Il cimitero ha subito un notevole ampliamento dagli anni cinquanta. Nel 2007 la sala del Pantheon, già destinata ai riti laici dagli anni novanta del Novecento, è diventata una sala del Commiato, allestita dall'artista Flavio Favelli.

Sala del Colombario

Struttura del cimitero[modifica | modifica wikitesto]

Un ruolo decisivo nel fascino che distingue la Certosa di Bologna deriva dalla complessa articolazione degli spazi. Dall'originario nucleo conventuale si diramano logge, sale e porticati che ricreano scorci e ambienti che rimandano alla 'città dei vivi'. Anche il porticato ad archi, presente all'entrata est del cimitero, che si congiunge (salvo una brevissima soluzione di continuità) con quello che conduce al santuario della Madonna di San Luca posta sul colle della Guardia, vuole significare una continuità fra la necropoli e la città dei vivi.[senza fonte]

La chiesa[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Girolamo alla Certosa.

Nella chiesa del monastero sono da segnalare il trittico della Passione di Cristo, opera di Bartolomeo Cesi (1556-1629) e il coro ligneo intarsiato ripristinato da Biagio De' Marchi nel 1538 dopo l'incendio provocato dai Lanzichenecchi di Carlo V. In evidenza sono i dipinti dedicati ad episodi della vita di Cristo, delle dimensioni di circa 450x350 cm, i quali furono commissionati nella metà del Seicento ai due Sirani, Giovan Andrea e la figlia Elisabetta, a Francesco Gessi, Giovanni Maria Galli da Bibbiena, Lorenzo Pasinelli, Domenico Maria Canuti e al napoletano Nunzio Rossi. Altre opere di Antonio e Bartolomeo Vivarini, Ludovico e Agostino Carracci, oltre che del Guercino, furono trasferite in epoca napoleonica alla Pinacoteca Nazionale di Bologna.

Opere scultoree e monumenti di pregio artistico[modifica | modifica wikitesto]

All'interno del cimitero si può ammirare un vastissimo repertorio di opere scultoree, oltre 6000 manufatti di interesse storico artistico, sale, gallerie e chiostri ripartite su trenta ettari di superficie.[5]

Alle spalle della ricchezza del cimitero monumentale e del cimitero come museo si celano scelte strategiche, culturali e politiche che risalgono al 1815. In quell'anno, l'incisore Francesco Rosaspina segnalò ai membri dell'Accademia di Belle Arti di Bologna, riuniti in seduta ordinaria il 1° gennaio, l'esigenza di porre rimedio a un grande disordine e disonore per la città: nel cimitero della Certosa, frequentato dagli ospiti stranieri, non si vedevano che «goffissime opere d'inettissimi artisti». Il cimitero stava diventando un luogo notevole, visitato di forestieri, analogamente alle quadrerie e alle collezioni d'arte. L'Accademia non poteva rimanere estranea a quanto veniva prodotto in Certosa. Secondo Rosaspina era necessario che i nuovi monumenti venissero commissionati ad artisti abili e che fossero sottoposti all'esame dei maestri dell'Accademia. Questa opinione era condivisa dai membri dell'istituto, in particolare dal protosegretario Pietro Giordani e dal presidente Carlo Filippo Aldrovandi Marescotti, secondo i quali il "luogo illustre" della Certosa richieva l'opera di artisti "noti e reputati". La proposta fu accolta con favore dalla Municipalità e il nuovo regolamento divenne operativo dall'estate 1815. La valutazione della commissione accademica avverrà in due fasi: l'analisi del disegno e il collaudo dell'opera finita.[6] I monumenti dipinti dovranno imitare quelli scolpiti, rinunciando alla prospettiva e usando i colori dei rilievi, e le due tipologie andranno alternate secondo un ritmo armonioso.[6] Il rapporto di consulenza dell'Accademia con il Municipio proseguì, tra alti e bassi, per tutta la prima metà dell'800 e consentì l'opera dei migliori artisti del periodo, quali Pelagio Palagi, Antonio Basoli, Pietro Fancelli, Giacomo De Maria, Giovanni Putti.[6]

Ad oggi, il Servizio patrimonio culturale dell'Assessorato alla cultura e paesaggio dell'Emilia-Romagna recensisce 499 opere e oggetti d'arte presenti nel Cimitero monumentale della Certosa di Bologna (dati aggiornati al febbraio 2021).[7] Alcuni monumenti funebri, anche di pregio, sono indicati come disponibili per la riconcessione.[8]

Tra i monumenti di maggior pregio artistico si possono citare:[9]

  • La tomba di Lucio Dalla, realizzata nel 2012 da A. Paladino
  • La tomba Frassetto, realizzata nel 1950 da Farpi Vignoli (Campo Carducci, a sud, lungo il muro di cinta)
  • La tomba Morandi, realizzata nel 1964 da L. Pancaldi e G. Manzù
  • La tomba Saetti, realizzata nel 1982
  • Il monumento ossario ai caduti partigiani del 1959, voluto da Giuseppe Dozza e realizzato da Piero Bottoni (Campo degli ospedali)
  • La cella Pepoli, realizzata nel 1868 da Massimiliano Putti (Sala del Colombario)
  • La tomba Malvezzi Angelelli, realizzata nel 1854 da Lorenzo Bartolini e adattata probabilmente da Massimiliano Putti, con la scultura di Pallade e il Genio della Gloria (Sala del Colombario, in mezzo al secondo transetto)
  • La tomba Murat, realizzata nel 1864 da Vincenzo Vela (Sala del Colombario, nell'abside)
  • La tomba Cocchi, realizzata nel 1868 da Carlo Monari (Galleria a Tre Navate, nel quadrato d'incrocio delle navi)
  • La tomba Montanari, realizzata nel 1891 da Attilio Muggia e Diego Sarti, con la scultura della Dolente (Campo del chiostro VII)
  • La tomba Bisteghi, realizzata nel 1891 da Enrico Barberi (Galleria degli Angeli, nel centro del braccio a destra)
  • Il monumento ai martiri dell'Indipendenza, realizzato nel 1868 circa da Carlo Monari, caratterizzato dal leone ruggente che difende la bandiera nazionale (Sala delle Tombe)
  • La cella Magnani, realizzata in stile Liberty nel 1906 da Pasquale Rizzoli: la nicchia blu a mosaico accoglie la scultura dell'Anima e dell'Angelo in ascesa verso il cielo(Galleria del Chiostro VI, lato breve ad ovest)
  • La cella Grabinski, realizzata nel 1861 da Carlo Chelli (Loggia di levante, tra il Chiosto III e il Chiostro V, nelle arcate)
  • Tomba Vogli, realizzata nel 1811-13 da Giacomo De Maria (Recinto dei sacerdoti e delle monache). Il monumento è dedicato a un canonico della Collegiata di San Petronio e membro del Collegio dei dotti. Il disegno di Giuseppe Nadi conservato nel gabinetto dei Disegni e delle Stampe dell'Archiginnasio fu sviluppato da De Maria con due figure allegoriche, la Carità e la Storia ai lati di un'ara su cui è posata un'urna velata.
  • La tomba Martinelli, realizzata nel 1807 da Pietro Fancelli (Chiostro III)
  • Le tombe dei principi Galitzin, realizzate nel 1851-1861
  • La tomba Mattioli Barbieri, realizzata nel 1818 da Angelo Venturoli e Giovanni Putti (Chiostro III)
  • La cella Gregorini Bingham, realizzata nel 1875 da Vincenzo Vela, in cui si ammira la statua allegorica della Desolazione (Chiostro III, portico ovest)
  • Tomba Zanichelli, realizzata da Alessandro Massarenti nel 1886. (Chiostro VII, Braccio Sud). Il monumento a Nicola Zanichelli presenta nella parte alta il busto in marmo dell'editore, mentre in basso su alcuni libri lo stemma della casa editrice: "Laboravi fidenter", su cui posava la mano un putto rubato nel 2002. Nella cornice si intercalano piccole rane a racemi vegetali, a indicare l'impegno della casa editrice verso il mondo scientifico.
  • La cella Albertoni, realizzata nel 1908 da Giuseppe Romagnoli con una scultura in stile Art Nouveau (Chiostro V o Maggiore, portico est)
  • La tomba Rossini Colbran, realizzata nel 1823 da Del Rosso (Chiostro V detto Maggiore, braccio a sud)
  • La tomba di Marco Minghetti, realizzata nel 1837 da C. Baruzzi
  • Il monumento Strick, realizzato nel 1810 da E. Gasparini e G. Putti
  • L'edicola Finzi, realizzata nel 1938 da E. De Angeli

Tra le più importanti realizzazioni si annoverano anche:[10][9]

  • La tomba di Giosuè Carducci, con il monumento a e la cripta, del 1935 (Campo Carducci, in fondo al viale, di fronte al Chiostro VI o dei Caduti della Grande Guerra)
  • La tomba Respighi (Campo Carducci)
  • La tomba Zanardi, realizzata da Silverio Montaguti nel 1922 (Campo Ospedali, viale lungo il muro di cinta)
  • La tomba Bacchelli, del 1985 (Campo Ospedali, viale lungo il muro di cinta, a sud-ovest)
  • La tomba Maserati, del 1932 (Chiostro IX)
  • La tomba di Farinelli, del 1845 (Chiostro V o Maggiore, lato nord)
  • La tomba Dall'Ara, realizzata da L. Vignali nel 1964 (Chiostro V o Maggiore, all'ingresso del cimitero)
  • La tomba Ducati, del 1926 (Cinerario?)
  • La tomba Momigliano, del 1896 (Cimitero ebraico)
  • Il Battesimo di Cristo, tela di Elisabetta Sirani del 1648 (Chiesa di San Girolamo della Certosa)
  • La cella Pallavicini, ultimata nel 1875 circa da Giovanni Duprè (Chiostro V o Maggiore, portico sud)
  • L'Ultima cena attribuita a Orazio Samacchini (cappella di S. Giuseppe della chiesa di San Girolamo alla Certosa)
  • Il monumento Borghi Mamo, realizzato da Enrico Barberi nel 1894 (Galleria degli Angeli)
  • La cappella Goldoni, realizzata da Giuseppe Vaccaro, presenta un bassorilievo del Giudizio Universale di Amerigo Tot (Campo Ospedali)
  • La Cappella Maggiore, affrescata alla fine del Cinquecento da Bartolomeo Cesi; si segnalano l'Orazione nell'Orto, la Crocefissione e la Deposizione (cappella maggiore della Chiesa di San Girolamo alla Certosa)
  • La cella Hercolani, o tomba del principe Filippo Hercolani, realizzata da Angelo Venturoli (chiostro V o Maggiore, braccio a sud)
  • Cella Pizzoli, realizzata in stile Liberty nel 1905-10 da Pasquale Rizzoli, ospita la scultura Allegoria del fosforo (Galleria annessa al Chiostro VI, braccio ovest)
  • La tela Cena in casa del Fariseo, realizzata da Giovan Andrea Sirani nel 1652, commissionata da don Daniele Granchio (Chiesa di San Girolamo della Certosa)
  • Monumento Cavazza, realizzato da Enrico Barberi nel 1894, sormontato dal Cristo crocefisso in bronzo (Galleria degli Angeli)
  • Ingresso monumentale della Certosa, con le Piangenti di Giovanni Putti del 1809 (Entrata principale, a nord)
  • La tomba Comi, realizzata da Giorgio Kienerk nel 1898, presenta il bassorilievo allegorico della Parabola della vita umana (Sala di San Paolo)
  • La tomba Contri, realizzato da Salvino Salvini nel 1873 (sala Gemina)
  • Tomba Simoli, realizzata da Tullo Golfarelli nel 1895 (Campo del Chiostro VII, a destra lungo il viale.) La figura marmorea del fabbro Gaetano Simoli che appoggia il ferro sull'incudine è monumentale e di forte realismo.
  • La tomba Weber, realizzata da Venanzio Baccilieri su progetto di Augusto Panighi nel 1957 (Chiostro IV del 1500, nell'aula grande)
  • La tomba Magenta, realizzato da Giovan Battista Lombardi su progetto di Antonio Cipolla nel 1863, presenta la statua di Felsina desolata (Chiostro III, portico nord)
  • La tomba Fornasari, realizzata da Giovanni Putti su progetto di Vincenzo Vannini nel 1822, è sormontata dalle statue della Piangente e della Velata (Chiostro I detto d'Ingresso, nel braccio di levante)
  • La tomba Marangoni, realizzata da Mario Sarto nel 1924 in stile classicista contemporaneo (Galleria del Chiostro IX, nella sala, a destra)
  • La tomba Badini, realizzata da Alessandro Franceschi nel 1826 circa (Loggiato delle Tombe, nel loggiato)
  • La tomba Minelli, realizzata da Carlo Monari nel 1868 (Sala delle Catacombe, nel vestibolo a sud), con la scultura della donna in preghiera in ginocchio
  • Monumento Ottani, già Baldi Comi, realizzato nel 1816 da Giovanni Putti su progetto di Angelo Venturoli, con pitture di Flaminio Minozzi e Giacomo Savini, presenta le statue della Piangente e del Genio funebre interpretate da Martorelli come Allegoria d'amore e fedeltà coniugali, sormontate dall'Allegoria della Religione (Sala della Pietà)
  • La tomba Ronzani, realizzata da Pasquale Rizzoli nel 1904, con un angelo ai cui piedi figura pensosa l'allegoria dell'industria che regge una ruota dentata (Sala di San Paolo)
  • La tomba Valdem (Loggia di levante, realizzata da Prudenzio Piccioli nel 1842 (fra il Chiosto III e il Chiostro V)
  • La Sala d'Attesa, allestita da Flavio Favelli nel 2008 (Pantheon della Certosa)
  • Monumento Raggi Ruggeri, realizzato in bronzo da Armando Minguzzi nel 1928 (Galleria del Chiostro IX, nuovo ingresso monumentale)
  • La tomba Zanetti Cassinelli, realizzata da Pasquale Rizzoli nel 1920 (Chiostro VI o dei Caduti, braccio di ponente)
  • La tomba Gnudi, con il sarcofago realizzato da Farpi Vignoli nel 1952 (Campo Carducci, nel campo)
  • La tomba Riguzzi, realizzata da Silverio Montaguti nel 1922 (Campo Carducci, lato ovest)
  • La tomba Trentini, realizzata da Pasquale Rizzoli nel 1924 (Campo Carducci)
  • La navata della chiesa, con tele e affreschi di pregio (Chiesa di San Girolamo della Certosa)

Sepolture illustri[modifica | modifica wikitesto]

In ordine alfabetico alcuni dei personaggi importanti per la storia cittadina e italiana sepolti nel cimitero di Bologna:

A

B

C

D

F

G

H

M

O

P

R

S

T

V

W

Z

Artisti presenti[modifica | modifica wikitesto]

Oltre 200 artisti sono sepolti nel cimitero monumentale della Certosa [11][12][13][14]:

Servizi cimiteriali e al pubblico[modifica | modifica wikitesto]

I servizi cimiteriali in senso stretto sono gestiti da Bologna Servizi Cimiteriali, la società che svolge i servizi necroscopici, cimiteriali e di cremazione per la città.[15]

Un Info Point storico-artistico è a disposizione di chi visita il cimitero. Le ubicazioni delle sepolture possono essere trovate tramite i totem digitali informativi posti agli ingressi oppure chiedendo all'Ufficio cimiteriale o ancora in portineria.

Le visite guidate e gli spettacoli in programma, consultabili tra gli altri sul portale Storia e Memoria di Bologna[16] a cura del Museo civico del Risorgimento e più in generale dell'Istituzione Bologna Musei, sono organizzati dal Comune di Bologna o da associazioni quali 8cento APS, Associazione Didasco e Associazione Amici della Certosa di Bologna. Le visite guidate sono spesso pensate lungo percorsi tematici; tra gli spettacoli del passato, come reading, concerti e spettacoli teatrali, si segnalano quelli in notturna.

Nel 2019 il Comune di Bologna ha effettutato una Mappatura dell'accessibilità dei musei che ha permesso la progettazione di percorsi inclusivi in tre musei pilota tra i quali figura il Cimitero della Certosa.[17] Dei percorsi tattili sono stati pensati per le persone non vedenti e ipovedenti[18] e sono stati resi disponibili dei supporti per le persone non udenti, per esempio video in LIS, la lingua dei segni italiana, e la app per la visita in autonomia.[19][20]

Dei bagni pubblici sono a disposizione presso l'Entrata Campo 1971, al Campo delle Palme e nei pressi dell'Obitorio e dell'Ingresso Nuovo.[9]

Il cimitero monumentale della Certosa nella cultura popolare[modifica | modifica wikitesto]

Numerosi sono gli artisti che fecero il Grand Tour e approdarono a Bologna nell'Ottocento. Lord Byron descrisse le sue passeggiate nella Certosa,[21] così come Charles Dickens[22] o ancora Jules Janin e Theodor Mommsen.[23]

Nel 1845 Bernardo Gasparini pubblicò una raccolta di cantici intitolata Due notti alla Certosa di Bologna, in cui i vari ospiti della Certosa appaiono come spiriti al protagonista. Il pamphlet fu scritto in gran parte nel 1815.[24]

Giosuè Carducci dedica alla Certosa una delle sue Odi barbare del 1877: Fuori alla Certosa di Bologna.[25]

Nel 1896 Sigmund Freud si interessò ad alcune tombe in Certosa, lasciando scritti in merito: la tomba Lanzi Bersani nella Galleria degli Angeli, con una scultura di Carlo Monari, e la tomba Minghetti, nel Chiostro Terzo, arco 67, opera di Antonio Cipolla e Augusto Rivalta.[26]

Cristina Campo descrive la Certosa nel racconto La noce d'oro, pubblicato postumo nel 1998 nella raccolta Sotto falso nome edita da Adelphi.[27]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marinella Marchesi, La necropoli etrusca della Certosa, su https://www.storiaememoriadibologna.it, 2010. URL consultato il 15 febbraio 2021.
  2. ^ Chiostro del 1500 - Sale del Chiostro 1500, su Storia e Memoria di Bologna, Istituzione Bologna Musei. URL consultato il 21 aprile 2021.
  3. ^ Un Cimitero che si può chiamare Museo, su Storia e Memoria di Bologna, Istituzione Bologna Musei. URL consultato il 21 aprile 2021.
  4. ^ Opere d'arte del Novecento - Museo della Certosa - Certosa Monumentale, su PatER - portale del patrimonio culturale dell'Emilia Romagna, Assessorato alla cultura e paesaggio - Servizio patrimonio culturale. URL consultato il 20 aprile 2021.
  5. ^ Elenco completo delle opere, su Storia e Memoria di Bologna. URL consultato il 10 aprile 2021.
  6. ^ a b c Le tombe della Certosa agli artisti, Biblioteca Salaborsa, 5 maggio 2020. URL consultato il 23 marzo 2021.
  7. ^ Catalogo del patrimonio culturale dell'Emilia-Romagna > Certosa Monumentale > Opere e oggetti d'arte (499), su bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/, Servizio patrimonio culturale - Assessorato alla cultura e paesaggio della Regione Emilia-Romagna. URL consultato il 19 febbraio 2021.
  8. ^ Tombe disponibili per la riconcessione, Comune di Bologna, consultato il 19 aprile 2021
  9. ^ a b c La Certosa: Dépliant - informazioni turistiche: Mappa della Certosa di Bologna e principali monumenti (PDF), su www.storiaememoriadibologna.it, Istituzione Bologna Musei. URL consultato il 15 febbraio 2021.
  10. ^ La Certosa: I capolavori, su www.storiaememoriadibologna.it, Istituzione Bologna Musei. URL consultato il 15 febbraio 2021.
  11. ^ Complesso monumentale della Certosa, Museo Civico del Risorgimento. URL consultato il 28 febbraio 2021.
  12. ^ Giovanna Pesci (a cura di), La Certosa di Bologna: immortalità della memoria, Bologna, Editrice Compositori, 1998, ISBN 978-88-7794-123-7.
  13. ^ Indice dei nomi (PDF), su www.storiaememoriadibologna.it, Istituzione Bologna Musei. URL consultato il 15 febbraio 2021.
  14. ^ La Certosa Monumentale: Indice per artisti, su www.panopticondibologna.it, Alberto Martini. URL consultato il 15 febbraio 2021.
  15. ^ Sito ufficiale di Bologna Servizi Cimiteriali
  16. ^ Sito Storia e Memoria di Bologna, sito ufficiale della Certosa di Bologna
  17. ^ Gli altri due musei sono il Museo civico medievale e il Museo del patrimonio industriale.
  18. ^ Esplorazione tattile alla Certosa per non vedenti e ipovedenti, su storiaememoriadibologna.it. URL consultato il 22 aprile 2021.
  19. ^ Filmato audio (IT) Certosa di Bologna accessibile, su YouTube, Comune di Bologna, in collaborazione con Istituzione Bologna Musei e Fondazione Gualandi a favore dei sordi, 14 ottobre 2019. URL consultato il 22 aprile 2021.
  20. ^ Cimitero Monumentale della Certosa (Bologna, Italy), app ar-tour.com
  21. ^ Lord Byron a Bologna, su www.storiaememoriadibologna.it, Istituzione Bologna Musei. URL consultato il 19 febbraio 2021.
  22. ^ Roberto Martorelli e Valeria Roncuzzi, Dickens a Bologna. E una visita memorabile alla Certosa, Minerva Edizioni, 2012, ISBN 978-88-7381-439-9.
  23. ^ Certosa, su www.storiaememoriadibologna.it, Istituzione Bologna Musei. URL consultato il 10 aprile 2021.
  24. ^ Due notti alla Certosa di Bologna, Storia e Memoria di Bologna
  25. ^ Giosuè Carducci, Fuori alla Certosa di Bologna, Delle Odi Barbare Libro I, Odi barbare, 1877.
  26. ^ Cecilia Cristiani, Freud, Bologna e la Certosa, su Storia e Memoria di Bologna, Istituzione Bologna Musei. URL consultato il 21 aprile 2021.
  27. ^ Marina Zaffagnini, Campo Cristina, su www.storiaememoriadibologna.it, Istituzione Bologna Musei. URL consultato il 19 febbraio 2021.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Monumenti funebri[modifica | modifica wikitesto]

Pitture[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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