Mo Yan

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

Mo Yan (/moʊ jɛn/, cinese: 莫言; pinyin: Mò Yán), pseudonimo di Guan Moye, (Cinese semplificato:管谟业; cinese tradizionale:管謨業 ; pinyin: Guǎn Móyè) (Gaomi, 2 febbraio 1955), è uno scrittore e saggista cinese, autore del romanzo Sorgo rosso, a cui il regista Zhang Yimou si è ispirato per girare l'omonimo film.

Nel 2005 ha vinto il premio per la letteratura internazionale Nonino. Nel 2012 Mo Yan è stato premiato con il premio Nobel per la letteratura.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Mo Yan nacque nel 1955 a Gaomi, nella regione dello Shandong, in un villaggio di contadini che ricorre spesso come ambientazione nelle sue opere.[2] L'avvento della Rivoluzione Culturale costrinse il giovane a lasciare la scuola a soli undici anni, per dedicarsi all'attività di pastore di bovini. Successivamente, all'età di diciotto anni, trovò impiego in una manifattura di cotone.[1] Svolse questo lavoro fino al 1976, anno in cui, per sfuggire dalla vita contadina, si arruolò nell'Esercito di Liberazione Popolare.[3]

Nelle sue prime attività di scrittura il giovane Mo racconta le esperienze dure e poco gratificanti che la vita militare imponeva. Tuttavia, grazie alla carriera nelle armi, ebbe l'opportunità di partecipare alla selezione per essere ammesso al dipartimento di letteratura dell'Accademia d'Arti dell'Esercito di Liberazione Popolare, in cui conseguì la laurea nel 1986[2]. Durante questo periodo diede alla luce una delle sue opere più celebri, ovvero Sorgo Rosso (1986) che, grazie anche all'adattamento cinematografico ad opera di Zhang Yimou, gli conferì notorietà a livello internazionale. La pellicola basata sul romanzo di Mo Yan trionfò al Festival internazionale del cinema di Berlino aggiudicandosi l'ambito premio dell'Orso d'oro.[4] Nel 1991 Mo Yan ottenne la laurea magistrale in letteratura presso la Beijing Normal University.[5]

Pseudonimo[modifica | modifica wikitesto]

Lo pseudonimo scelto da Guan Moye per la composizione delle sue opere è "Mo Yan". In una conferenza tenutasi nel 2009 all'Università dell'Oklahoma in occasione della consegna del Premio Newman per la letteratura cinese, Guan Moye spiegò che la necessità di trovare un alias era comune alle usanze degli scrittori dell'epoca; la sua scelta di "Mo Yan", che in cinese significa "non parlare", gli ricordava l'ammonimento spesso rivoltogli dai genitori durante l'infanzia, preoccupati che la sua eloquenza potesse metterlo in pericolo in un periodo, quello Rivoluzione Culturale, in cui una parola fuori posto poteva costare la libertà e rovinare la vita di una persona.[6]

Carriera letteraria[modifica | modifica wikitesto]

La prima opera scritta dall'autore è Pioggia in una Notte di Primavera e risale al 1981.[7]

L'opera che per prima conferì notorietà all'autore fu Sorgo Rosso, composta nel 1986. Essa racconta la storia d'amore tra il nonno del narratore, Yu Zhan'ao, e la sua amata, Dai Fengliang, e la partecipazione dei due alla resistenza all'occupazione giapponese. Yu Zhan'ao era un fuorilegge, mentre la donna proveniva da una ricca famiglia. Le vicende si svolgono nel villaggio di Gaomi e raccontano dell'eroica resistenza dei popolani nei confronti del violento oppressore nipponico.[8] Le loro azioni però non vengono narrate sottolineando il loro eroismo, ma piuttosto mettendo in luce la misera, la disperazione e la violenza che caratterizzavano le loro condizioni di vita.[9] Una peculiarità dell'opera è sicuramente quella di raccontare le imprese del protagonista, un fuorilegge, mettendone in luce gli aspetti di illegalità, distaccandosi in questo modo dalla tradizione narrativa cinese che fino ad allora aveva descritto coloro che si opponevano all'invasione giapponesi come eroi con solidi valori morali.[8]

Il suo secondo romanzo, pubblicato nel 1988, e intitolato Le Canzoni dell'Aglio ed è ambientato negli anni Ottanta del Novecento nel villaggio immaginario di Tiantang (in cinese Paradiso). La voce narrante è quella del menestrello cieco Zhang Kou.[10] Le vicende riportate nel racconto traggono spunto da un evento realmente accaduto nel villaggio di Cangshan, situato nella provincia dello Shandong, dove nel 1987 a causa di scelte sconsiderate da parte dei dirigenti locali del Partito, restò invenduta la produzione di aglio su cui la comunità basava il suo sostentamento, causando una rivolta.[11] Il romanzo racconta la ribellione dei contadini che assaltano in massa la sede distrettuale, e la conseguente repressione che colpisce il villaggio e i suoi abitanti, da sempre vittime di fame, povertà, soprusi, violenze e prevaricazioni. Tra gli eventi narrati vi è la storia di Gao Yang, onesto contadino che viene imprigionato da ufficiali corrotti per aver manifestato il suo dissenso nei confronti delle autorità governative, e dell'amata Gao Ma, vittima di un matrimonio combinato, che si suiciderà dopo aver assistito alla morte del padre e all'imprigionamento della madre.[10] A un anno dalla sua pubblicazione, l'opera venne censurata poiché, dopo gli avvenimenti di Piazza Tiananmen, il governo temeva che lo spirito antigovernativo in essa contenuto rappresentasse un pericolo per la grave situazione politica allora in corso.[11]

Ne Il Paese dell'Alcol, composto tra il 1989 e il 1992, Mo Yan racconta le vicende dell'ispettore Ding Gouer chiamato ad indagare su un traffico di bambini, destinati a diventare ricercate pietanze per alcuni ristoranti della località di Jiuguo ("paese del vino"). La morale dell'ispettore si dissolve poco tempo dopo il suo arrivo al paese; invitato a partecipare ad un banchetto, perde il controllo ubriacandosi, consentendo a un ladro di derubarlo di tutti i suoi effetti personali. Una serie di vicende lo porterà a unirsi con una donna sposata e a ucciderla unitamente al suo amante. Il vino citato nel titolo è associato al concetto di intossicazione e di deviazione totale: a causa di esso e dei suoi effetti il protagonista esegue atti mai compiuti in precedenza e certamente non degni di un rispettabile ufficiale. Per sottolineare l'immoralità della società cinese, di cui l'ispettore è un esempio, Mo Yan usa il tema del cannibalismo, da alcuni letto come metafora dell'autodistruzione cinese[12]: a Jiuguo non viene praticato per far fronte ad una carestia o per altre terribili necessità, ma viene messo in pratica esclusivamente come vezzo gastronomico. Per mettere in luce la perversione della situazione l'autore descrive le scene in cui gli ufficiali governativi si nutrono di bambini e anche il punto di vista dei genitori del villaggio che, con lo scopo di arricchirsi, fanno figli con il solo scopo di venderli alla scuola di cucina del paese.[13]

Nel 1997 Mo Yan pubblica Grande Seno, Fianchi Larghi, racconta la saga della famiglia Shangguan, dai tardi anni Trenta del Novecento, alla Rivoluzione culturale, fino al Grande balzo in avanti. Una delle capostipiti è Shangguan Lü, una donna che, pur di garantire la discendenza al marito affetto da sterilità, concepisce nove figli con sette uomini diversi con l'obiettivo di partorire un maschio, permettendole così di portare a termine l'incarico che la società cinese dell'epoca conferiva a tutte le donne: dare un seguito alla discendenza. Dopo essersi unita ad un missionario svedese che viveva nello stesso villaggio e aver partorito un maschio, la donna è costretta a farsi carico del sostentamento della famiglia, essendo scomparsi tutti gli uomini del nucleo originario, uccisi dagli invasori giapponesi. Le speranze riposte nell'unico figlio maschio si riveleranno del tutto vane: debole e incapace di staccarsi dalla madre, dalla quale verrà allattato fino all'età di otto anni, Jintong maturerà una vera e propria ossessione per il seno materno. Instabile mentalmente, nel corso della vita passerà da un lavoro all'altro, e diventerà facile preda di diverse figure femminili. Incapace di stringere relazioni con l'altro sesso, finirà con l'essere accusato di necrofilia. I personaggi maschili, la loro debolezza o inadeguatezza sono una tematica centrale del racconto; l'autore arriva a burlarsi di loro in più occasioni, mettendoli al centro di situazioni comiche.[14] La debolezza del figlio maschio che fatica a crescere e a trovare una propria identità, è una metafora del processo di decadenza e di oscillazione fra conservazione e riforme attraversato dalla società cinese contemporanea.

Nel 2006 Mo Yan pubblica Le Sei Reincarnazioni di Ximen Nao. Il racconto fornisce una visione della Cina tra il 1950 e il 2000 attraverso gli occhi di sei personaggi differenti, le sei reincarnazioni (asino, bue, maiale, cane, scimmia, bambino) a cui il protagonista, Ximen Nao, fu costretto prima di ottenere la salvezza della propria anima. Importante caratteristica dell'opera è la presenza di tre narratori distinti che forniscono opinioni diverse sui fatti che si susseguono. Il primo narratore è il bambino in cui Ximen Nao si reincarna. Egli porta con sé il bagaglio delle esperienze delle cinque precedenti reincarnazioni e racconta i fatti anche dal punto di vista di queste. Il secondo narratore è Lan Jiefang, un cittadino qualsiasi il cui pensiero e la cui comprensione dei fatti non va oltre la sua prospettiva limitata. Infine, il terzo narratore è chiamato Mo Yan ed appare in maniera più marginale rispetto agli altri due. I suoi interventi sono caratterizzati da una vena umoristica e paradossale.[15] L'opera Le Sei Reincarnazioni di Ximen Nao venne composta in soli quarantadue giorni e fu scritta interamente a mano. L'autore spiegò questa scelta sia con ragioni artistiche, dichiarando che l'abbandono dell'uso del sistema di inserimento informatizzato del pinyin gli aveva consentito una maggiore scelta lessicale, sia con ragioni economiche, affermando di aver calcolato che i manoscritti originali, destinati alla figlia, in futuro avrebbero consentito a quest'ultima un guadagno maggiore di una copia stampata.[16]

Influenze e Stile[modifica | modifica wikitesto]

Dalle opere di Mo Yan traspare l'influenza di Faulkner e García Márquez è visibile in diversi aspetti: la presenza di soggetti come la terra, il popolo, le tradizioni, la storia, i miti e il folklore, comune a questi scrittori; l'uso di narratori multipli, come nel caso de Le Sei Reincarnazioni di Ximen Nao in cui compaiono tre narratori diversi che esprimono opinioni differenti sui fatti accaduti, scelta che, secondo l'autore, avrebbe il pregio di fornire al lettore una visione più completa dei fatti.[15] Altre caratteristiche che lo avvicinano ai due premi Nobel occidentali sono il ricorso a un'ambientazione definita e circoscritta, un piccolo "mondo" e una piccola comunità, quella di Gaomi, che fa da specchio alla società a lui contemporanea,[17] e il modo con cui utilizza il tempo nei suoi racconti: spesso passato e presente si intersecano in modo imprescindibile, con il fine di evidenziare come per comprendere le situazioni del presente e del futuro sia indispensabile una piena comprensione degli avvenimenti del passato.[18]

Nelle opere di Mo Yan è presente una vena umoristica; i personaggi, funzionari d'alto rango o persone comuni che siano, sono spesso ritratti in situazioni comiche e surreali.[19] Egli inoltre stravolge i ruoli che nella tradizione classica cinese venivano assegnati ai personaggi. In Grande Seno, Fianchi Larghi, ad esempio, le figure maschili, solitamente intrise di valore e caricate della responsabilità di perpetuare la dinastia, vengono descritte mettendo in luce la loro fragilità ed inadeguatezza. Sono le figure femminili le protagoniste della vicenda, la cui forza viene sottolineata lungo tutto il racconto.[20]

Premio Nobel[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ottobre del 2012 Mo Yan ha ricevuto a Stoccolma il Premio Nobel per la letteratura, specificando che la sua opera "con un realismo allucinatorio unisce racconti popolari, storia e contemporaneità".[21] Anche se fu il secondo cittadino cinese a ricevere il Nobel, il governo di Pechino lo considera il primo, in quanto lo scrittore Gao Xingjian che ricevette tale premio nel 2000, essendo avverso al Partito Comunista Cinese dovette migrare in Francia e quando venne insignito con il prestigioso riconoscimento aveva già ottenuto la cittadinanza francese.[3]

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

In seguito alla vincita del Nobel, Mo Yan, oltre a molti elogi dal mondo della letteratura, ricevette anche svariate critiche. Ancora prima di ricevere il premio, venne attaccato per la sua vicinanza al Partito Comunista Cinese, e per la sua carica di vice-presidente dell'associazione degli scrittori cinesi, fortemente sostenuta dal governo.[22]. Nel 2009 Mo Yan abbandonò la Fiera del Libro di Francoforte poiché tra i partecipanti vi erano alcuni scrittori cinesi dissidenti.[23] Ulteriori critiche gli vennero rivolte nel 2011 a seguito della sua partecipazione ad una cerimonia in memoria di Mao.[24]

Quando Mo Yan vinse il Nobel, l'artista Ai Weiwei affermò di non condividere la nomina da parte dell'Istituto svedese, e affermò che Mo Yan avrebbe dovuto esprimere solidarietà nei confronti dei colleghi perseguitati per la censura e l'ostracismo del governo, in particolare per Liu Xiaobo, dissidente politico in fuga da Pechino e Nobel per la pace nel 2010.[25]

La vicinanza alla leadership politica cinese da parte dello scrittore venne da egli stesso ribadita nel 2015, quando in un'intervista al quotidiano britannico The Telegraph affermò che il presidente Xi Jinping aveva a cuore il benessere dei cinesi, più di ogni altro leader mondiale. Nella stessa intervista utilizzò parole di lode nei confronti del Partito Comunista Cinese e manifestò un forte apprezzamento per le politiche di anti-corruzione messe in pratica dal capo di Stato cinese.[26]

Elenco delle Opere[modifica | modifica wikitesto]

Romanzi[modifica | modifica wikitesto]

  • 1986.《红高粱家族》 Honggaoliang jiazu
Sorgo Rosso, Roma, Theoria, 1994, ISBN 88-241-0390-1
  • 1988.《天堂蒜薹之歌》Tiantang suantai zhi ge
Le Canzoni dell'Aglio, Torino, Einaudi, 2014, ISBN 978-88-06-21854-6
  • 1989.《十三步》Shisan bu, Thirteen Steps (Tredici passi)
  • 1993.《食草家族》Shicao jiazu, The Herbivorous Family (Il clan dei mangiatori d'erba)
  • 1992.《酒国》Jiuguo
Il Paese dell'Alcol, traduzione di Silvia Calamandrei, Torino, Einaudi, 2015, ISBN 978-88-06-15515-5
  • 1995.《丰乳肥臀》 Fengru feitun
Grande seno, fianchi larghi, traduzione di Giorgio Trentin, Torino, Einaudi, 2006, ISBN 978-88-06-18298-4
  • 1999.《红树林》Hong shulin, Red Grove (Foresta rossa)
  • 2001. 《檀香刑》Tanxiang xing
Il supplizio del legno di sandalo, traduzione di Patrizia Liberati, Torino, Einaudi, 2001, ISBN 88-06-17614-5
  • 2003. 四十一炮》Sishiyi pao
I quarantuno colpi, traduzione di Patrizia Liberati, Torino, Einaudi, 2017, ISBN 978-88-06-21856-0
  • 2006.《生死疲劳》Shengsi pilao
Le Sei Reincarnazioni di Ximen Nao, traduzione di Patrizia Liberati, Torino, Einaudi, 2009
  • 2009.《蛙》Wa
Le Rane, traduzione di Patrizia Liberati, Torino, Einaudi, 2013, ISBN 978-88-06-20568-3

Racconti[modifica | modifica wikitesto]

  • 《白狗秋千架》Bai gou qiu qian jia (1981-1989)
L'uomo che allevava i gatti e altri racconti, Torino, Einaudi, 1997, ISBN 88-06-14046-9
  • 1993. 《怀抱鲜花的女人》Huai bao xian hua de nü ren, The Woman with Flowers
  • 2000.《师傅越来越幽默》Shi fu yue lai yue you mo, Shifu, You'll Do Anything for a Laugh, 9 racconti: uno di questi è stato tradotto in italiano come libro autonomo
Cambiamenti, traduzione di Patrizia Liberati, Roma, Nottetempo, 2011, ISBN 978-88-7452-328-3
  • 2002.《欢乐》Huan le, Joy (8 racconti)
  • 2009. 《与大师约会》Yu da shi yue hui, Meeting the Masters (1990–2005)

Altre Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • 2012.《我们的荆轲》Wo men de Jing Ke, Our Jing Ke
  • 2012.《碎语文学》Sui yu wenxue, Broken Philosophy
  • 2012.《用耳朵阅读》Yong er dou yue du, Ears to Read
  • 2013.《盛典:诺奖之行》Sheng dian: Nuo jiang zhi xing, Grand Ceremony
  • 2013 《会唱歌的墙》Hui chang ge de qiang, The Wall Can Sing (saggi, 1981–2011)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Stefania Parmeggiani, A Mo Yan il Nobel per la letteratura È l'autore di "Sorgo rosso", in la Repubblica, 11 ottobre 2012.
  2. ^ a b (EN) Richard Perkins, Mo Yan, a Novelist and Short Story, in The Doctor T. J. Eckleburg Review, 20 novembre 2016. URL consultato il 22 marzo 2018.
  3. ^ a b Sabina Knight, The Realpolitik of Mo Yan's Fiction, in Angelica Duran e Yuhan Huang (a cura di), Mo Yan in Context: Nobel Laureate and Global Storyteller, West Lafayette, Purdue University Press, 2014.
  4. ^ Kang Liu, Politics, Ideology, and Literary Discourse in Modern China: Theoretical Interventions and Cultural Critique, Duke University Press, 1993, p. 188.
  5. ^ Mei Jia, Mo Yan begins new job at Beijing Normal University, in China Daily, 14 maggio 2013.
  6. ^ Angelica Duran, Yuhan Huang, Introduction, in Angelica Duran e Yuhan Huang (a cura di), Mo Yan in Context : Nobel Laureate and Global Storyteller, Purdue University Press, 2014, p. 2.
  7. ^ Martin Avery, From Bethune's Birthplace To The PR China, Lulu Com, 2013, OCLC 923746379.
  8. ^ a b Tonglin Lu, Misogyny, Cultural Nihilism & Oppositional Politics: Contemporary Chinese Experimental Fiction, Stanford University Press, 1995, pp. 51 - 52.
  9. ^ Giulio Einaudi editore, Mo Yan - Le opere < Speciali < Einaudi, su einaudi.it. URL consultato il 23 marzo 2018.
  10. ^ a b M. Thomas Inge, Mo Yan: Through Western Eyes, in World Literature Today, vol. 74, nº 3, 2000, pp. 503 - 504.
  11. ^ a b Thomas Chen, The Censorship of Mo Yan's 天堂蒜薹之歌: (The Garlic Ballads), in Angelica Duran e Yuhan Huang (a cura di), Mo Yan in Context: Nobel Laureate and Global Storyteller,, West Lafayette, Purdue University Press, 2014, p. 38.
  12. ^ (EN) M. Thomas Inge, Mo Yan Through Western Eyes, in World Literature Today, giugno 2000, pp. 501-507.
  13. ^ Xiaobin Yang, The Republic of Wine: An Extravaganza of Decline, in positions: East Asia Cultures Critique, vol. 6, nº 1, 1º febbraio 1998.
  14. ^ Lanlan Du, Gendered narrative of suffering in Mo Yan’s Big Breasts and Wide Hips, in Neohelicon, vol. 43, nº 1, giugno 2016.
  15. ^ a b Xin Huang, Reading an Incomplete Nobel: Goldblatt’s Translation of Mo Yan’s Life and Death are Wearing Me Out, in The AALITRA Review: A Journal of Literary Translation, nº 9, Monash University, 2014, p. 44.
  16. ^ Jim Leach, The Real Mo Yan, in Humanities, vol. 32, nº 1, Gennaio/Febbraio 2011.
  17. ^ M. Thomas Inge, A Literary Genealogy: Faulkner, García Márquez, and Mo Yan, in Moravian Journal of Literature and Film, vol. 5, nº 1, 2014, p. 6.
  18. ^ Jocelyn Hope Spencer, Common Roots Memory, Myth, and Legend in 20th-Century Chinese and Latin American Literature, Middletown, Wesleyan University, 2013, p. 109.
  19. ^ Huang, Alexander C. Y., and Howard Goldblatt. “Mo Yan as Humorist.” World Literature Today, vol. 83, no. 4, 2009, pp. 32-33
  20. ^ Chan, Shelley W. “From Fatherland to Motherland: On Mo Yan's Red Sorghum & Big Breasts and Full Hips.” World Literature Today, vol. 74, no. 3, 2000, pp. 495–497
  21. ^ The Nobel Prize in Literature 2012, su nobelprize.org.
  22. ^ Howard Goldblatt, A Mutually Rewarding yet Uneasy and Sometimes Fragile Relationship between Author and Translator, in Angelica Duran e Yuhan Huang (a cura di), Mo Yan in Context: Nobel Laureate and Global Storyteller, West Lafayette, Purdue University Press, 2013, p. 31.
  23. ^ Tania Branigan, Mo Yan's Nobel prize for literature sparks celebration in China, in The Guardian, 11 ottobre 2012. URL consultato il 4 aprile 2018.
  24. ^ Sui-Lee Wee, China's Mo Yan feeds off suffering to win Nobel literature prize, in Reuters, 11 ottobre 2012. URL consultato il 4 aprile 2018.
  25. ^ Marco Del Corona, Mo Yan, Nobel alla Cina profonda, in Corriere della Sera, 11 ottobre 2012. URL consultato il 26 marzo 2018.
  26. ^ Tom Phillips, Mo Yan stirs controversy with support for Chinese president, in The Telegraph, 11 gennaio 2015. URL consultato il 4 aprile 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Branigan Tania, Mo Yan's Nobel prize for literature sparks celebration in China, in The Guardian, 11 ottobre 2012.
  • Shelley W. Chan, From Fatherland to Motherland: On Mo Yan's Red Sorghum & Big Breasts and Full Hips, in World Literature Today, vol. 74, nº 3, 2000.
  • Chen Thomas, The Censorship of Mo Yan's 天堂蒜薹之歌: (The Garlic Ballads), in Angelica Duran e Yuhan Huang (a cura di), Mo Yan in Context: Nobel Laureate and Global Storyteller, West Lafayette, Purdue University Press, 2014, OCLC 1005070661.
  • Del Corona Marco, Mo Yan, Nobel alla Cina profonda, in il Corriere della Sera, 11 ottobre 2012.
  • Du Lanlan, Gendered narrative of suffering in Mo Yan’s Big Breasts and Wide Hips, in Neohelicon, vol. 43, nº 1, giugno 2016.
  • Angelica Duran e Yuhan Huang (a cura di), Introduction, in Mo Yan in Context : Nobel Laureate and Global Storyteller, Purdue University Press, 2013, OCLC 1005070661.
  • Goldblatt Howard, A Mutually Rewarding yet Uneasy and Sometimes Fragile Relationship between Author and Translator, in Angelica Duran e Yuhan Huang (a cura di), Mo Yan in Context: Nobel Laureate and Global Storyteller, West Lafayette, Purdue University Press, 2013, OCLC 1005070661.
  • Huang, Alexander C. Y. e Goldblatt Howard, Mo Yan as Humorist, in World Literature Today, vol. 83, nº 4, 2009.
  • Huang Xin, Reading an Incomplete Nobel: Goldblatt’s Translation of Mo Yan’s Life and Death are Wearing Me Out, in The AALITRA Review: A Journal of Literary Translation, nº 9, Monash University, 2014.
  • M. Thomas Inge, A Literary Genealogy: Faulkner, García Márquez, and Mo Yan, in Moravian Journal of Literature and Film, vol. 5, nº 1, 2014.
  • M. Thomas Inge, Mo Yan: Through Western Eyes, in World Literature Today, vol. 74, nº 3, 2000.
  • Kang Liu, Politics, Ideology, and Literary Discourse in Modern China: Theoretical Interventions and Cultural Critique, Duke University Press, 1993, OCLC 469650403.
  • Knight Sabrina, Mo Yan's delicate balancing act, in National Interest, nº 124, 3 aprile 2013.
  • Knight Sabrina, The Realpolitik of Mo Yan's Fiction, in Angelica Duran e Yuhan Huang (a cura di), Mo Yan in Context: Nobel Laureate and Global Storyteller, West Lafayette, Purdue University Press, 2014, OCLC 1005070661.
  • Leach Jim, The Real Mo Yan, in Humanities, vol. 31, nº 1, Gennaio/Febbraio 2011.
  • Lu Tonglin, Misogyny, Cultural Nihilism & Oppositional Politics: Contemporary Chinese Experimental Fiction, Stanford University Press, 1995, OCLC 803588727.
  • Mei Jia, Mo Yan begins new job at Beijing Normal University, in China Daily, 4 maggio 2013.
  • Parmeggiani Stefania, A Mo Yan il Nobel per la letteratura È l'autore di Sorgo rosso, in la Repubblica, 11 ottobre 2012.
  • Perkins Richard, Mo Yan, a Novelist and Short Story Writer, in The Doctor T. J. Eckleburg Review, 20 novembre 2016.
  • Phillips Tom, Mo Yan stirs controversy with support for Chinese president, in The Telegraph, 11 gennaio 2015.
  • Spencer Jocelyn Hope, Common Roots Memory, Myth, and Legend in 20th-Century Chinese and Latin American Literature, Middletown, Wesleyan University, 2013.
  • Wee Sui-Lee, China's Mo Yan feeds off suffering to win Nobel literature prize, in Reuters, 11 ottobre 2012.
  • Xiaobin Yang, The Republic of Wine: An Extravaganza of Decline, in Positions: East Asia Cultures Critique, vol. 6, nº 1, 1º febbraio 1998.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • I romanzi di Mo Yan, su Giulio Einaudi editore. URL consultato il 4 aprile 2018.
  • (ZH) Fairbank Center for Chinese Studies, Harvard University, Intervista a Mo Yan, su youtube.com, traduzione in inglese.
Controllo di autoritàVIAF (EN86448126 · ISNI (EN0000 0003 6864 5131 · LCCN (ENn86075796 · GND (DE11926689X · BNF (FRcb12157436f (data) · NLA (EN36646385