Caratteri cinesi tradizionali

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Caratteri cinesi tradizionali[modifica | modifica wikitesto]

I caratteri cinesi tradizionali sono, insieme ai caratteri semplificati, uno dei due modi di scrittura dei caratteri cinesi. L’aggettivo “tradizionali” è da considerarsi un’attribuzione piuttosto recente, in quanto non esisteva fino agli anni cinquanta del Novecento. È in questo periodo che il governo cinese introduce ufficialmente un sistema di scrittura semplificato, dando vita alla divisione tra caratteri cinesi tradizionali e caratteri cinesi semplificati.

Il processo di semplificazione dei caratteri comporta la diminuzione dei tratti dei logogrammi oppure la reinvenzione completa di alcuni caratteri, al fine di avere un modello di scrittura più semplice e fruibile. I caratteri semplificati sono impiegati in tutta la Cina continentale e a Singapore, mentre i caratteri cinesi tradizionali vengono tutt'ora usati a Taiwan, Hong Kong e Macao.

La storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini mitiche[modifica | modifica wikitesto]

Secondo un’antica leggenda cinese, fu Cangjie, lo storiografo dell’Imperatore Giallo, a creare i caratteri cinesi [1]

Si narra che l’Imperatore Giallo avesse commissionato a Canjie il compito di creare un sistema di scrittura. Questi, recatosi in riva a un fiume per cercare ispirazione, vide volare una fenice che lasciò cadere davanti ai suoi piedi uno strano oggetto. Era il calco dell’impronta di un animale, ma Canjie non fu in grado di identificarne l’identità. Un cacciatore che si trovava nei paraggi gli disse che l’impronta apparteneva a un animale mitologico chiamato pixiu. Questo avvenimento ispirò molto Canjie, il quale cominciò a pensare che se fosse riuscito a “catturare” le particolari caratteristiche di ogni cosa presente sulla terra, allora avrebbe potuto creare un sistema di scrittura simbolico. Iniziò ad osservare tutto ciò che lo circondava: terra, acqua, cielo, flora e fauna, prestando grande attenzione alle peculiarità di ogni cosa ed è così che nacquero i caratteri cinesi.[1]

Origini storiche[modifica | modifica wikitesto]

Ossa oracolare

Fonti storiche fanno risalire la nascita della scrittura cinese alla dinastia Shang (ca. 1600 a.C – 1046 a.C.) [2]

Sono state trovate tracce di caratteri cinesi sui manufatti in bronzo e sulle ossa di animali che gli Shang usavano per compiere riti divinatori.[3]

La scoperta avvenuta negli anni Cinquanta del secolo scorso ad Anyang di numerosi carapaci di tartaruga, ha dimostrato la pratica comune delle popolazioni dell’epoca di divinare gusci di testuggini e scapole animali; le iscrizioni riportano la data e l’argomento della divinazione e talvolta vi è incisa anche la risposta ottenuta dalla predizione.[4] Le incisioni di epoca Shang costituiscono quindi un primo consistente corpus di caratteri cinesi che si svilupperanno nel corso del tempo.

Sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Iscrizione di epoca Zhou

Dinastia Zhou[modifica | modifica wikitesto]

Con l’avvento della dinastia Zhou (ca. 1046 a.C. – 770 a.C.) le incisioni vengono fatte su recipienti in bronzo con diverse funzioni e dimensioni[2]. La scrittura, i cui caratteri derivano dagli Shang, viene usata anche per pratiche non puramente rituali. Soprattutto nell’ultimo periodo della dinastia Zhou, chiamato Primavere e Autunni, si assiste a una ’semplificazione' della scrittura, che comincia a perdere alcune delle sue qualità pittoriche, poiché l’uso dei caratteri ora è più diffuso e si necessita di una maggiore linearità e semplicità.

Nell’era successiva, detta degli Stati Combattenti [2], la scrittura si diffonde a tutti i livelli della società, diventando ancora più semplificata. Inoltre, per via della forte divisione politica del tempo, tra uno stato e l’altro i caratteri vedono una grande diversificazione. Lo stile di scrittura della dinastia Zhou è detto «grande sigillo», 大篆 dàzhùan [5] ed è caratterizzato da linee curve e sinuose. [6]

Dinastia Qin[modifica | modifica wikitesto]

La dinastia Qin (221 a.C. – 206 a.C) [2] segna la nascita della Cina imperiale. Nel 221 a.C. Qin Shihuangdi unifica la Cina e si proclama imperatore. Il suo governo corrisponde a un periodo di grandi e importanti riforme che interessano anche il sistema di scrittura. Al primo ministro Li Si viene commissionato il compito di modificare i caratteri esistenti e di creare una lista di 3300 caratteri ufficiali. Essi verranno imposti a tutto l’impero, dando vita al primo sistema di scrittura unificato della Cina. Lo stile del «grande sigillo» viene sostituito con quello del «piccolo sigillo», 小篆 Xiǎozhuàn, in cui i tratti sono più dritti e le curve all'interno dei caratteri vengono sostituite da angoli retti. Questo stile si allontana ulteriormente dai pittogrammi iniziali e grazie alla sua maggiore linearità, permette una migliore leggibilità. Il «piccolo sigillo» resta comunque difficile da scrivere per via delle limitazioni tecniche dell’incisione su pietra, per questo il “sigillo” subirà un’ulteriore trasformazione per essere adattato alla scrittura su seta con il pennello. Nasce così lo «stile dei funzionari». [6].

Dinastia Han[modifica | modifica wikitesto]

Con l’avvento della dinastia Han (206 a.C. – 220 d.C.) si hanno grandi progressi letterari e scientifici.[7]

Evoluzione dei caratteri

La scoperta della carta prodotta usando corteccia di alberi o stracci, permette di avere un nuovo supporto per la scrittura. Lo «stile dei funzionari» resta quello prevalente nel primo periodo della dinastia, fino ad arrivare al I secolo a.C., quando appare una forma di scrittura più regolare, ottenuta grazie ad un tratto più ondulato nella scrittura con il pennello: il 隸書 lìshū, (o «stile amministrativo»). Questo stile si diffonde rapidamente in tutti i livelli della società diventando la forma di scrittura standard degli Han. Il passaggio dallo stile del sigillo allo stile amministrativo, probabilmente è la transizione più importante della scrittura cinese nel corso della storia: da una forma di scrittura semplificata dove comunque si possono distinguere le origini pittoriche dei caratteri, si passa ad una forma convenzionale con caratteri più lineari e facili da scrivere.

In questo periodo appaiono anche delle forme corsive, ampiamente usate durante la dinastia Han, soprattutto come scrittura informale e di supporto per la stesura di lettere. I tratti sono uniti liberamente, così da poter scrivere in maniera più rapida. Queste forme di scrittura più tardi vengono conosciute come zhāngcăo, ossia “scrittura delle erbe”. [6].

A partire dallo stile amministrativo degli Han, verrà successivamente creato lo «stile regolare» 楷書 kàishù, ossia la scrittura standard in uso ancora oggi. In contemporanea inizia a svilupparsi una forma classica della scrittura corsiva, il jīncăo (corsivo moderno). In questo stile vengono fatte ulteriori semplificazioni e abbreviazioni, fino ad arrivare ad avere forme grafiche completamente differenti, talvolta difficili da leggere e quindi poco pratiche. Probabilmente è per questo motivo che si diffonde un’altra forma di scrittura chiamata xíngshū «scrittura corrente» con molte caratteristiche della scrittura corsiva, ma allo stesso tempo vicina allo stile regolare-kàishù.

Dinastie successive[modifica | modifica wikitesto]

Con la fine della dinastia Han e l’avvento di nuovi governi, la scrittura continua ad evolversi e i caratteri diventano sempre più numerosi. Questo perché i nuovi dizionari, oltre ai nuovi morfemi che si sviluppano di anno in anno, includono tutte le parole presenti nei testi antichi (anche se talvolta alcune erano già cadute in disuso), molte espressioni dialettali e persino nuovi termini stranieri. [6] Il dizionario contenente il più vasto corpus di caratteri compilato prima dell’avvento dei tempi moderni è il Jiyun. Questo vocabolario, composto da un gruppo di letterati durante la dinastia Song è stato pubblicato nel 1039 e contiene 53.525 caratteri. [8]

Studio della lingua[modifica | modifica wikitesto]

Con la duratura dinastia Han si vede la nascita di uno studio sistematico della scrittura cinese. Il filologo Xu Shen è l’ autore del primo dizionario cinese contenente anche l’analisi dei caratteri: lo shuōwén jiězì traducibile come “spiegazioni sui caratteri semplici e analisi dei caratteri composti” .

Shuowen Jiezi - Chinese Dictionary Museum

Lo Shuowen Jiezi di Xu Shen si compone di un’introduzione e quindici capitoli e contiene complessivamente 9.353 caratteri, tra morfemi e loro varianti grafiche.[9]

Obiettivo di Xu Shen è quello di ordinare i caratteri, attribuendo ad ogni morfema il corretto significato ed utilizzo, così da evitare disambiguazioni. Per far ciò, lo studioso divide i caratteri in due categorie principali: i “wén” o caratteri semplici non composti, e gli “zì”, ossia caratteri composti. I caratteri cosiddetti “wén” sono costituiti da un unico carattere irriducibile (come se fossero dei numeri primi), mentre gli “zì” sono composti da due o più componenti (che spesso sono dei wén) [6]. Al fine di analizzare correttamente i vari morfemi, Xu Shen divide poi i caratteri in sei categorie:

  • Xiàngxīng – Pittogrammi: il disegno richiama ciò che rappresenta, ad esempio 人 rèn (uomo) e 木 mù (albero)
  • Zhĭshì – Ideogrammi: il pittogramma richiama un’idea astratta o il concetto che si vuole esprimere attraverso un simbolo o un’immagine, ad esempio 一 yi (uno), 二 èr (due), 上 shàng (su) e 下 xià (giù)
  • Huìyì – Combinazione di significati: più caratteri combinati per creare nuove parole o concetti, ad esempio 從 cóng (seguire o seguaci), rappresenta due uomini che camminano uno dietro l’altro; 囚 qiú (prigioniero) è un uomo circondato da mura; 林 lín (foresta), sono due alberi affiancati.
  • Xíngshēng – Forma e suono: caratteri che composti da una componente sonora ed una componente di significato, ad esempio 媽 mā (usato per formare la parola 媽媽-madre)  la componente destra 馬 viene pronunciata mǎ e significa "cavallo" [in questo caso questo è l'elemento fonetico], mentre la componente sinistra 女 nǚ, significa "donna" [è l’elemento di significato].
  • Jiějiè – Prestiti fonetici: Caratteri che in origine avevano un significato totalmente diverso; questo perché nella Cina antica un carattere era usato per indicare più significati e spesso quando un carattere cadeva in disuso, quello più utilizzato ne prendeva in prestito la scrittura. Ad esempio il carattere 來 lai inizialmente indicava “frumento" ed era usato anche per esprimere il verbo "venire". La poco usata traduzione di “frumento” del morfema 來 cade in disuso, così ora 來 lai traduece "venire", mentre "frumento" viene reso con 麥 mài.
  • Zhuănzhù: questa classificazione ha un significato ancora oggi controverso; tuttavia si può definire come una classificazione puramente storica che fa riferimento a caratteri con la stessa radice etimologica ma che si sono distinti per pronuncia e significato. Ad esempio 老 lao (vecchio) e 考 kao (prova, esame) [10].

Diffusione[modifica | modifica wikitesto]

Corea[modifica | modifica wikitesto]

L’influenza politica e sociale dell’impero cinese si diffonde raggiungendo anche i territori confinanti come la penisola coreana. In Corea i nobili ed i funzionari si recavano in Cina per studiare, poiché fino al XV non esisteva un sistema di scrittura e il coreano era solamente una lingua parlata. Questo rende

Hangul e Hanja

inevitabile l’introduzione all’interno della lingua coreana di un vasto numero di ideogrammi cinesi che venivano usati dall’élite istruita, anche per vantarsi delle proprie conoscenze linguistiche. I caratteri “importati” dalla Cina vengono chiamati [Hanja|'hanja] ed entrano in modo prorompente nella cultura coreana. Per secoli dunque, se in Corea si voleva esprimere un proprio pensiero, un’idea o far valere le proprie ragioni in forma scritta, era necessario ricorrere agli hanja [11].

È solo con il re Sejong (1397 – 1450) che la Corea vede la nascita di un proprio alfabeto. Nel 1420 nasce ufficialmente l’hangul, ossia l’alfabeto coreano, creato per rendere possibile l’alfabetizzazione della masse prima escluse dall'utilizzo degli Hanja da parte di nobili e funzionari [12]. Tuttavia, nonostante la creazione di questo alfabeto, gli hanja continuano a mantenere un ruolo importante nella burocrazia e nel governo, poiché le alte classi sociali non volevano rinunciare al potere che l’uso esclusivo del cinese conferiva loro.

Giappone[modifica | modifica wikitesto]

L’influenza della Cina arriva anche in Giappone, dove cominciano a diffondersi i caratteri cinesi tramite la Corea. Ne è testimonianza l'annale storico Nihongi dell’anno 720, in cui si narra di una spedizione di sutra e di una statua di Buddha al re giapponese Kimmei, avvenuta nel 522 da parte del sovrano coreano Syöng-Myöng. [13] I caratteri cinesi non vengono usati per scrivere in giapponese, ma per motivi letterari, poiché un letterato doveva essere in grado di leggere e scrivere in cinese classico.

Testo in giapponese

Con l’introduzione dei caratteri cinesi, chiamati Kanji viene a formarsi un sistema di scrittura denominato kanbun che utilizza sia i caratteri cinesi, che dei segni che vengono affiancati ai caratteri per renderli più vicini alla corrispondente parola giapponese.[14]

Con i secoli, il giapponese ha progressivamente sviluppato l’attuale sistema di scrittura composto da quattro sistemi grafici: i kanji, ossia i caratteri cinesi tradizionali, hiragana e katakana, cioè due scritture sillabiche e rōmaji, ovvero l’alfabeto latino.

La maggioranza dei kanji deriva dai caratteri cinesi tradizionali e per questo motivo, oltre ad aver adottato la scrittura dei morfemi, i giapponesi hanno anche mantenuto la pronuncia cinese dei caratteri, in seguito adattata alla fonologia della lingua giapponese [15].

Oggi[modifica | modifica wikitesto]

La lingua cinese ha origini molto antiche e il suo sviluppo nel corso dei secoli è stato ricco ed interessante. Nonostante la rivoluzione avvenuta negli anni Cinquanta del secolo scorso nel sistema di scrittura che ha portato alla semplificazione di numerosi caratteri, la scrittura cosiddetta "tradizionale" sopravvive ancora sull’isola di Taiwan, oltre che ad Hong Kong e Macao. [16] I cinesi chiamano i caratteri tradizionali in vari modi, ognuno dei quali con differenti implicazioni; il governo di Taiwan li definisce ufficialmente “caratteri standard” o “caratteri ortodossi” (正体字, 正體字, zhèngtǐzì), il che implica che i caratteri tradizionali siano la forma corretta. Viceversa, gli utilizzatori dei caratteri semplificati vi fanno riferimento come “caratteri complessi” (繁体字, 繁體字, fántǐzì) o informalmente “caratteri vecchi” (老字, lǎozì), con l'implicazione che i caratteri tradizionali sono stati rimpiazzati perché obsoleti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Sima Qian, Les Origines de l’écriture, hflib.gov.cn.
  2. ^ a b c d Mario Sabattini e Paolo Santangelo, Storia Della Cina, Roma, Editori Laterza, 2005.
  3. ^ (EN) Stephan N. Kory, Cracking to divine : pyro-plastromancy as an archetypal and common mantic and religious practice in Han and medieval China, Ann Arbor, Indiana University, ProQuest, UMI Dissertations Publishing, 2012, ISBN 9781267719300.
  4. ^ (EN) Minna H. Haapanen, From a community to communities of practice : the late Shang Dynasty site of Miaopu Locus North at Anyang, Henan Province, China, Los Angeles, Ph. D. University of California, 2005, OCLC 61504480.
  5. ^ il termine sigillo fa riferimento ad una pietra di svariate fogge e dimensioni su cui viene effettuata un’incisione contente nomi, parole o testi, usata per trasmettere un’informazione o un messaggio. L’ampio uso dei sigilli nei tempi antichi, ha portato alla definizione dei diversi modi di scrittura delle dinastie passate come “sigillo”
  6. ^ a b c d e Storia della scrittura cinese (I parte), su www.tuttocina.it. URL consultato il 21 giugno 2016.
  7. ^ Mario Sabattini, La società cinese dalla caduta della dinastia Han al XIV secolo, in Mario Sabattini, Maurizio Scarpari (a cura di), L'età imperiale dai Tre Regni ai Qing, Volume II: L'età imperiale dai Tre Regni ai Qing,, Einaudi, Torino, 2010, pp. 357-377, ISBN 9788806185121.
  8. ^ Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti, Origini della scrittura: genealogie di un'invenzione, 2002, p. 202.
  9. ^ (EN) Françoise Bottero e Christoph Harbsmeier, The Shuowen Jiezi dictionary and the human sciences in China (PDF), in Asia Major, vol. 21, nº 1, 2008, pp. 249-271.
  10. ^ David Wu, Xu Shen, L'autore del primo dizionario cinese, Epoch Times Italia, 2013.
  11. ^ Corea - La lingua coreana e le influenze straniere, su www.corea.it. URL consultato il 21 giugno 2016.
  12. ^ Riotto, Maurizio, Storia della Corea: Dalle origini ai nostri giorni, 2014.
  13. ^ Luisa Bienati e L. Moretti, Lineamenti di storia della letteratura giapponese classica. Dalle origini alla fine del periodo Edo, Venezia, Cafoscarina, 2006.
  14. ^ Aldo Tollini, La lingua giapponese antica e la scrittura cinese., in Filologie medievali e moderne, vol. 9, 2015, pp. 241-252.
  15. ^ Aldo Tollini, La scrittura del giapponese antico, Venezia, Cafoscarina, 2005.
  16. ^ Taiwan Today, taiwantoday.tw.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • BOCCHI Gianluca, CERUTI Mauro, “Origini della scrittura. Genealogia di un'invenzione”. Milano, Mondadori, 2002.
  • BOTTÉRO Françoise, HARBSMEIER Christoph, “The Shuowen Jiezi Dictionary and the Human Sciences in China”. Asia Major, Vol. 21, No. 1 (2008): 249-271.
  • HAAPANEN Minna “From a community to communities of practice : the late Shang Dynasty site of Miaopu Locus North at Anyang, Henan Province, China”. Thesis, UCLA (2005).
  • KORY Stephan N. “Cracking to divine: Pyro-plastromancy as an archetypal and common mantic and religious practice in Han and medieval China”. Thesis, Indiana University (2012): 1-566.
  • RIOTTO Maurizio, “Storia della Corea. Dalle origini ai nostri giorni”, Milano, Bompiani, 2005.
  • SABATTINI Mario, ABBIATI Magda “La civiltà cinese antica dagli Han Orientali alla Dinastia Song”. Milano, Electa, 1986. --- Catalogo della mostra "Cina a Venezia. Dalla Dinastia Han a Marco Polo" (Venezia 1986).
  • SANTANGELO Paolo, SABATTINI Mario, “Storia della Cina”, Roma, Laterza,10 edizione, 2005.
  • TOLLINI Aldo, “La lingua giapponese antica e la scrittura cinese”, Contatti di lingue - Contatti di scritture, Filologie medievali e moderne 9 (2005): 241-252.
  • TOLLINI Aldo, “La scrittura del Giappone antico”. Venezia, Cafoscarina, 2005.
  • WU David “Xu Shen – L'autore del primo dizionario cinese”. Epoch Times Italia (2013).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]