Gabriel García Márquez

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« Lei gli domandò in quei giorni se era vero, come dicevano le canzoni, che l'amore poteva tutto. – È vero – le rispose lui – ma farai bene a non crederci. »
(G. García Márquez, da Dell'amore e di altri demoni)
Gabriel García Márquez in una foto del 2009
Medaglia del Premio Nobel Nobel per la letteratura 1982

Gabriel José de la Concordia García Márquez, soprannominato Gabo (Aracataca, 6 marzo 1927[1]Città del Messico, 17 aprile 2014), è stato uno scrittore e giornalista colombiano, insignito, nel 1982, del Premio Nobel per la letteratura.

La sua notorietà si deve principalmente all'attività di scrittore, nella quale si è espresso ad un altissimo livello, ottenendo un grande successo di pubblico e di critica in tutto il mondo. Considerato il maggior esponente del cosiddetto realismo magico in narrativa, ha contribuito a rilanciare fortemente l'interesse per la letteratura latinoamericana.[2]

La sua prosa è sempre scorrevole, ricchissima, immaginifica e costantemente pervasa di una amara ironia; la struttura dei suoi romanzi complessa e articolata, con frequenti intrecci fra realtà e fantasia, fra storia e leggenda, con una grande padronanza nel gestire diversi piani di lettura, anche allegorici, oltre che di un uso sapiente di analessi e dello svolgersi di vicende parallele. Il suo romanzo più famoso, Cent'anni di solitudine, è stato votato, durante il IV Congresso internazionale della Lingua Spagnola, tenutosi a Cartagena nel marzo del 2007, come seconda opera in lingua spagnola più importante mai scritta, preceduta solo da Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes.

Gabriel Marquez Signature.jpg

Biografia[modifica | modifica sorgente]

García Márquez (al centro) con gli scrittori brasiliani Adonas Gilho (a destra) e Jorge Amado (a sinistra), a casa di amici (anni '60 circa)

Primogenito dei sedici figli del telegrafista Gabriel Eligio García (1901-1984) e della chiaroveggente Luisa Santiaga Márquez Iguarán (1905-2002), Gabriel García Márquez nasce ad Aracataca, un paesino fluviale della Colombia settentrionale, il 6 marzo del 1927 (sebbene venga spesso erroneamente riportato come anno di nascita il 1928 [1]). Dopo il trasferimento a Riohacha, il giovane García Márquez crebbe con i nonni materni: il colonnello liberale Nicolás Márquez Mejía (1864-1936), di origini creole, e la sua consorte Tranquilina Iguarán Cotes (1863-1947), di origini guajire, una grande conoscitrice di fiabe e leggende locali.[1]

Nel 1937, a seguito della morte del nonno avvenuta l'anno precedente, García Márquez si trasferì a Barranquilla per studiare. Dal 1940 frequentò il Colegio San José e si diplomò al Colegio Liceo de Zipaquirá nel 1946. L'anno dopo, García Márquez si trasferì a Bogotá per studiare giurisprudenza e scienze politiche presso l'Universidad Nacional de Colombia, ma presto abbandonò lo studio a causa dello scarso interesse che quelle materie suscitarono in lui.[1]

L'inizio dell'attività giornalistica (1948-1961)[modifica | modifica sorgente]

Dopo i disordini del 1948 (nel periodo detto La Violencia, culminato con la dittatura di Gustavo Rojas Pinilla nel 1953), in cui nel rogo della pensione in cui abitava bruciarono alcuni suoi scritti, si trasferì a Cartagena dove cominciò a lavorare dapprima come redattore e poi come reporter de "El Universal". Alla fine del 1949 si trasferì a Barranquilla per lavorare come opinionista e reporter a "El Heraldo".[1] Su invito di Álvaro Mutis, nel 1954 García Márquez tornò a Bogotá, a lavorare a El Espectador come reporter e critico cinematografico. L'anno successivo trascorre alcuni mesi a Roma, dove segue dei corsi di regia presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, in seguito si trasferisce a Parigi.

Rapporto con Cuba[modifica | modifica sorgente]

Nel 1958, dopo un soggiorno a Londra, García Márquez tornò in America, stabilendosi in Venezuela. Lo stesso anno sposa a Barranquilla Mercedes Barcha e, dopo la vittoria di Fidel Castro, visita Cuba[3], dove conosce Che Guevara, e lavora (prima a Bogotà, poi a New York) per l'agenzia Prensa Latina, fondata da Jorge Ricardo Masetti e dallo stesso Castro, del quale divenne amico. Questa amicizia - che egli definì intellettuale e letteraria, più che politica - con il líder maximo gli ha fruttato alcune critiche, ma non ha impedito che egli venisse stimato anche negli Stati Uniti, ad esempio dall'ex Presidente Bill Clinton, il quale ha dichiarato che è il suo scrittore preferito, e lo ha anche incontrato alla Casa Bianca, rimuovendo il divieto al visto d'ingresso posto sullo scrittore nel 1961, a causa della sua frequentazione di Cuba.[4][5] Dalla moglie Mercedes ha avuto due figli, Rodrigo (nato a Bogotá nel 1959) e Gonzalo (che nacque in Messico tre anni più tardi). Nel 1961 si trasferisce a New York, sempre come corrispondente di Prensa Latina.[1] Sentendosi messo sotto sorveglianza dalla CIA e minacciato dagli esuli cubani anticastristi, decide di trasferirsi in Messico, dopo aver perso l'autorizzazione alla residenza permanente come cronista negli Stati Uniti, in seguito a decisioni politiche.[6]

Attività letteraria e politica successiva (1961-2000)[modifica | modifica sorgente]

García Márquez in una foto del 1984, con un tipico copricapo colombiano
García Márquez in una foto del 2009

Il suo esordio letterario avvenne nel 1955, ma il primo racconto risale al 1947.[1] Dopo il trasferimento in Messico, si dedicò in maniera costante alla scrittura. Nel 1967 pubblicò la sua opera più nota: Cent'anni di solitudine un romanzo che narra le vicende della famiglia Buendía a Macondo[7] attraverso diverse generazioni. Un'opera complessa e ricca di riferimenti e allusioni alla storia e alla cultura popolare sudamericana, considerata la massima espressione del cosiddetto realismo magico, e che ha consacrato in tutto il mondo García Márquez come un autore del massimo livello.[1] Nel 1973 abbandona temporaneamente, per circa due anni, la letteratura per dedicarsi al giornalismo sul campo, come segno di protesta per il colpo di stato cileno del generale Augusto Pinochet, che portò alla morte del presidente Salvador Allende.[4][1]

Nel 1974, a Roma ha fatto parte della sessione II del Tribunale Russell, organizzazione indipendente fondata dal matematico e pensatore Bertrand Russell e dal filosofo Jean-Paul Sartre ai tempi della guerra del Vietnam, che ha esaminato le violazioni di diritti umani in Cile.[8]

Negli anni successivi seguiranno numerosi altri romanzi e saggi, fra i quali spiccano soprattutto L'autunno del patriarca (1975) e Cronaca di una morte annunciata, e l'ironico L'amore ai tempi del colera, pubblicati negli anni settanta e ottanta, che ottengono un grande successo di pubblico in tutto il mondo, e dai quali sono state tratte omonime versioni cinematografiche.

Nel 1976 dichiara che non pubblicherà più nulla fino a che Pinochet deterrà il potere in Cile, ma cambierà idea nel 1980, accettando una nuova pubblicazione; nel 1986 pubblicò invece, sempre sulla dittatura di Santiago, Le avventure di Miguel Littin, clandestino in Cile, reportage sul regista dissidente cileno Miguel Littin.[9]

Dal 1975, Gabriel García Márquez vive tra il Messico, Cartagena de Indias, L'Avana e Parigi.

Nel 1982, venne insignito del Premio Nobel per la letteratura. Dagli anni '80 agli anni '90 trascorrerà poco tempo in patria (anche se ritornò nella vecchia residenza di Aracataca nel 1983, l'anno prima della morte di suo padre), insanguinata dalla guerra tra governo, narcotrafficanti e guerriglieri come le FARC.[1] Come già fatto in passato, Márquez si proporrà e svolgerà il ruolo di mediatore per cercare di ottenere la pace in Colombia, fino agli anni 2000.[10]

Nel 1986 conosce il leader sovietico Michail Gorbachev a Mosca, e partecipa a cerimonie politiche invitato da Carlos Andrés Pérez in Venezuela e François Mitterrand in Francia.[11]

Negli anni '90, prima della malattia che lo colpirà, diventa un simpatizzante del leader venezuelano Hugo Chávez e del socialismo del XXI secolo, anche se non ne apprezza tutte le iniziative, sostenendo l'azione di Castro presso il leader bolivariano, che secondo lo scrittore servì a moderarne molte posizioni estreme ed intransigenti.[12]

Inoltre critica il presidente colombiano Álvaro Uribe Vélez, ex liberale di sinistra passato al centro-destra, soprattutto per la sua politica proibizionista sulla droga che, secondo lo scrittore, rafforzerebbe i cartelli dei narcotrafficanti di cocaina, anziché indebolirli, mentre la cessazione della war on drugs poteva aprire scenari di pacificazione con le frange di popolazione che appoggiano i cartelli, invitando questi ultimi a deporre le armi. Sui cartelli della droga scrive anche il resoconto Notizia di un sequestro, un libro-intervista agli ostaggi di un sequestro di persona ad opera del celebre trafficante Pablo Escobar. Si oppone all'estradizione di Escobar negli USA, sostenendo che vada giudicato per i suoi crimini in Colombia (Escobar morirà poi in uno scontro a fuoco con le forze governative) e alla militarizzazione del paese.[13]

La malattia e il ritorno (2000-2010)[modifica | modifica sorgente]

Nel 1999 gli viene diagnosticato un cancro linfatico (linfoma non Hodgkin[14]) che lo spinge a iniziare a scrivere le sue memorie, alle quali si dedica per parecchie ore al giorno, e nel 2000 il periodico peruviano "La República" diffonde l'errata notizia secondo cui il Nobel sarebbe ormai agonizzante. In realtà era a Los Angeles, per sottoporsi ad alcuni cicli di chemioterapia; sosterrà che il tumore è stata l'occasione per tornare a scrivere dopo un periodo di silenzio.[15]

Primo piano di García Márquez nel 2002

Poco dopo circolò in rete lo scritto La Marioneta[16], una sorta di commiato dagli amici più cari. In un'intervista[17] al periodico mattutino salvadoregno El Diario de Hoy, datata 2 giugno 2000, fu lo stesso García Márquez a negarne la paternità, affermando, tra l'altro: «Quello che potrebbe uccidermi è che qualcuno creda che io abbia scritto una cosa così kitsch. È la sola cosa che mi preoccupa».[15] In seguito, García Márquez e l'autore del brano, Johnny Welch, si incontrarono, ponendo fine alla querelle.

Nel 2002 pubblicò la prima parte della sua autobiografia intitolata Vivere per raccontarla. Nel 2005 García Márquez, vinta definitivamente la sua battaglia contro il cancro, è tornato alla narrativa con quello che è rimasto il suo ultimo romanzo Memoria delle mie puttane tristi, mentre nel 2010, riprendendo la linea autobiografica, ha pubblicato il saggio Non sono venuto a far discorsi, raccolta di discorsi da lui scritti e pronunciati in varie occasioni.[18]

Gli ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Nel 2012 l'amico Plinio Mendoza dichiarò che lo scrittore era stato colpito dalla malattia di Alzheimer (patologia che aveva già portato alla morte la madre dello scrittore nel 2002, all'età di 97 anni[19]) e che pertanto non avrebbe potuto più scrivere[20]. La notizia fu confermata dal fratello Jaime, secondo il quale "Gabo" era affetto da demenza senile, ma non dalla moglie, secondo cui i problemi di memoria erano quelli fisiologici delle persone anziane.[21]. Lo stesso scrittore ha dichiarato alla stampa, per il suo 86º compleanno, il 6 marzo 2013, di essere "molto felice" di essere arrivato a quest'età, senza fare cenno alla presunta malattia.[22]. García Márquez è ricomparso in pubblico il 30 settembre 2013, in buone condizioni di salute.[23] Il 17 aprile 2014 Garcia Marquez è morto all'età di 87 anni in una clinica di Città del Messico[24], dove era stato ricoverato pochi giorni prima per un problema respiratorio e un'infezione alle vie urinarie.[25] Per commemorare la scomparsa del premio nobel colombiano, il presidente Juan Manuel Santos ha disposto il lutto nazionale per tre giorni.[26]

Lo stile letterario e le tematiche[modifica | modifica sorgente]

Gabriel García Márquez fu uno dei quattro scrittori latinoamericani coinvolti per primi nel boom letterario latinoamericano degli anni Sessanta e Settanta; gli altri tre autori erano il peruviano Mario Vargas Llosa, l'argentino Julio Cortázar e il messicano Carlos Fuentes (ad essi è da aggiungersi la figura discostata di Jorge Luis Borges). Sarà Cent'anni di solitudine il romanzo che gli porterà fama internazionale di romanziere del movimento magico-realista della letteratura latinoamericana, che influenzerà gli scrittori di periodi successivi, come Paulo Coelho e Isabel Allende. Egli appartiene alla generazione che recuperò la narrativa fantastica del romanticismo, come quella di E.T.A. Hoffmann, e il romance europeo, lo stile dei poemi lirici, epici e mitologici che andavano di moda fino all'alba del romanzo moderno nel XVIII secolo, quando la particolare mescolanza di reale e invenzione venne relegata nella letteratura del romanzo gotico o in altri sottogeneri.[27]

Come una metaforica e critica interpretazione della storia colombiana, dalla fondazione allo Stato contemporaneo, Cent'anni di solitudine riporta diversi miti e leggende locali attraverso la storia della famiglia Buendía[28], che per il loro spirito avventuroso si collocano entro le cause decisive degli eventi storici della Colombia — come le polemiche del XIX secolo a favore e contro la riforma politica liberale di uno stile di vita coloniale; l'arrivo della ferrovia in una regione montuosa; la Guerra dei mille giorni (Guerra de los Mil Días, 1899–1902); l'egemonia economica della United Fruit Company ("Compagnia bananiera" nel libro); il cinema; l'automobile; e il massacro militare dei lavoratori in sciopero come politica di relazioni fra governo e manodopera.[29]La ripetitività del tempo e dei fatti è appunto il grande tema del romanzo, un tema in cui l'autore riconosce la caratteristica della vita colombiana e attraverso cui vediamo delinearsi altri elementi: l'utilizzo di un "realismo magico" che mostra un microcosmo arcano in cui la linea di demarcazione fra vivi e morti non è più così nitida e in cui ai vivi è dato il dono tragico della chiaroveggenza, il tutto con un messaggio cinicamente drammatico di fondo, di decadenza, nostalgia del passato e titanismo combattivo di personaggi talvolta eroici ma votati alla sconfitta.[30] Su questa linea, dopo un inizio nella letteratura realistica di stile hemingwayano, proseguirà tutta l'opera di García Márquez (tranne gli scritti prettamente autobiografici), in equilibrio tra l'allegoria, il reale e il mito, influenzato dalle tematiche surreali di Franz Kafka e dal simbolismo. Lo stile presenta notevoli intrecci, digressioni, prolessi e analessi, con l'uso di frasi quasi poetiche nella prosa, un linguaggio ricercato e prosaico alternato a seconda del personaggio, e lo svolgimento di storie "corali" e parallele. Il narratore è spesso esterno e onnisciente, cioè conosce già gli avvenimenti futuri.[30]

Opere[modifica | modifica sorgente]

Romanzi[modifica | modifica sorgente]

García Márquez autografa una copia di Cent'anni di solitudine all'Avana, Cuba

Racconti[modifica | modifica sorgente]

Scritti non narrativi[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Oltre al Nobel, ha ricevuto molte altre onorificenze, tra cui:

Gran Commendatore dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Commendatore dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia)
«Parigi, 1981»
Placca dell'Ordine dell'Aquila Azteca (Messico) - nastrino per uniforme ordinaria Placca dell'Ordine dell'Aquila Azteca (Messico)
— Città del Messico, 22 ottobre 1982
Grand'Ufficiale dell'Ordine al Merito Educativo e Culturale Gabriela Mistral (Cile) - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell'Ordine al Merito Educativo e Culturale Gabriela Mistral (Cile)
— Santiago del Cile, 1993
Ordine d'Onore (Russia) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine d'Onore (Russia)
«per aver contribuito a rinforzare l'amicizia tra i popoli della Russia e dell'America latina»
— Mosca, 6 marzo 2012
Laurea honoris causa in Letteratura - nastrino per uniforme ordinaria Laurea honoris causa in Letteratura
— Università della Columbia di New York, 1972
Premio Rómulo Gallegos - nastrino per uniforme ordinaria Premio Rómulo Gallegos
— Caracas, 1972

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h i j Sezione «La vita» dell'introduzione alla traduzione italiana di Gabriel García Márquez, Cent'anni di solitudine, Mondadori, 2012.
  2. ^ Garcia Marquez, Gabriel
  3. ^ Gabriel Garcia Marquez, una vita tra letteratura e passione civile, repubblica.it, 17 aprile 2014. URL consultato il 18 aprile 2014.
  4. ^ a b Garcia Marquez: pensiero politico
  5. ^ The power of Gabriel Garcia Marquez
  6. ^ Biografia
  7. ^ Il paese immaginario di Macondo, ispirato ad Aracataca, deve il suo nome ad una zona di vigneti, poi occupata da un villaggio bananiero (Makond), vicina proprio al suo paese di origine, che l'autore poteva vedere dal treno in occasione dei suoi spostamenti.
  8. ^ Verdetto di condanna del Tribunale Russell II alle dittature latinoamericane
  9. ^ Gerald Martin, Gabriel García Márquez: a life,‎ 2009, 701 p. (ISBN 9782246739111), pp. 339-340
  10. ^ Gabriel García Márquez y la paz colombiana
  11. ^ Martin, op. cit.
  12. ^ Gerald Martin, Vita di Gabriel Garcia Marquez
  13. ^ Stop the drug war - Gabriel Garcia Marquez
  14. ^ Famous people with NHL
  15. ^ a b Marquez: "Ho un tumore ed è stata una fortuna"
  16. ^ La Marioneta
  17. ^ (ES) García Márquez: "Lo que me mata es que crean que escribo así", 2 giugno 2000. URL consultato il 18 aprile 2014.
  18. ^ I discorsi di Gabo
  19. ^ La mujer que creò al creador
  20. ^ «Gabo ha l'Alzheimer, non scriverà mai più» - Corriere.it
  21. ^ Garcia Marquez ha l’Alzheimer? Il fratello dice sì, moglie smentisce. E' giallo, blitzquotidiano.it, 9 luglio 2012. URL consultato il 18 aprile 2014.
  22. ^ Marquez: very happy for his 86th birthday
  23. ^ Garcia Marquez ricompare in pubblico. In salute, di buon umore e al bowling
  24. ^ È morto Gabriel Garcia Marquez, squer.it, 17 aprile 2014. URL consultato il 18 aprile 2014.
  25. ^ Garcia Marquez ricoverato in Messico "Infezioni ai polmoni e alle vie urinarie", lastampa.it, 3 aprile 2014. URL consultato il 18 aprile 2014.
  26. ^ Dalla Colombia al Messico, l'America Latina piange Garcia Marquez, repubblica.it, 18 aprile 2014. URL consultato il 18 aprile 2014.
  27. ^ "The Modern World". Web, www.themodernword.com/gabo/. April 17, 2010
  28. ^ McMurray, George. "Reality and Myth in García Márquez’ ‘Cien años de soledad’". The Bulletin of the Rocky Mountain Modern Language Association, Vol. 23, No. 4 (Dec., 1969), pp. 175-181
  29. ^ Michael Wood, Gabriel García Márquez: One Hundred Years of Solitude, Cambridge University Press, 1990. ISBN 0-521-31692-8.
  30. ^ a b Personaggi famosi della Colombia: Gabriel Garcia Marquez

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Film[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 54147956 LCCN: n79063441 SBN: IT\ICCU\CFIV\002730