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Partito Comunista Cinese

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Partito Comunista Cinese
(ZH) 中國共產黨
(ZH) 中国共产党
(Zhōngguó Gòngchǎndǎng)
SegretarioXi Jinping
StatoCina (bandiera) Cina
SedeZhongnanhai, Pechino
AbbreviazionePCC
Fondazione1º luglio 1921
IdeologiaSocialismo con caratteristiche cinesi[1][2]
Comunismo[1][3][4]
Pensiero di Xi Jinping
Marxismo-leninismo[1][5]
Nazionalismo di sinistra[6][7]
In passato:
Maoismo (1950-1978)
CollocazioneEstrema sinistra[8][9]
CoalizioneFronte Unito[10][11]
Affiliazione internazionaleIncontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai[12]
Seggi Congresso nazionale del popolo
2095 / 2980
TestataQuotidiano del Popolo
Qiushi
Organizzazione giovanileLega della Gioventù Comunista Cinese
Giovani pionieri della Cina
Iscritti100.271.000 (2024)[13]
Colori     Rosso
Slogan(ZH) 为人民服务
(IT) "Servendo il popolo"[14]
Sito web12371.cn
Bandiera del partito

Il Partito Comunista Cinese (PCC), ufficialmente Partito Comunista della Cina (PCC) (中國共產黨T, 中国共产党S, Zhōngguó GòngchǎndǎngP) è un partito politico cinese fondato nel 1921. Dal 1949, anno della proclamazione della Repubblica Popolare Cinese, è il partito dominante del Paese e detiene il monopolio del potere politico.

Al 2024 contava oltre 100 milioni di membri, risultando il secondo partito politico al mondo per numero di iscritti dopo il Bharatiya Janata Party.[15]

Le origini: il movimento del 4 maggio 1919

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Il PCC nacque in una fase di profonda crisi per la Cina, segnata dalla pressione dell'imperialismo occidentale e del Giappone, dalla disgregazione politica interna e dal potere esercitato dai signori della guerra. Le proteste contro l'imperialismo giapponese contribuirono alla formazione di ambienti politici e culturali dai quali sarebbe poi emerso il Partito Comunista Cinese.

Nel 1915 l'Impero giapponese aveva presentato alla Cina le cosiddette "Ventuno richieste", che segnavano una rottura con la politica della porta aperta e e miravano ad accrescere in modo decisivo l'influenza giapponese sul Paese. Il 4 maggio 1919, dopo che il trattato di Versailles ebbe stabilito il trasferimento al Giappone dei diritti tedeschi nello Shandong, si verificarono manifestazioni nelle principali città cinesi. Il Movimento del 4 maggio 1919 assunse un carattere più ampio rispetto ai precedenti movimenti antimperialisti e si sviluppò in parte indipendentemente dall'elaborazione politica condotta negli stessi anni da Sun Yat-sen, leader della rivoluzione Xinhai e fondatore della Repubblica di Cina contrapposta al governo giapponese.[16] Sun riuscì inoltre a riorganizzare il partito nazionalista del Kuomintang (KMT), da lui fondato nel 1912 assieme a Song Jiaoren.

In questo periodo la maggiore organizzazione marxista attiva in Cina era il Partito Socialista Cinese, fondato a Shanghai nel 1911 da Jiang Kanghu, tra i cui principali esponenti figurava anche l'accademico e bibliotecario Li Dazhao, attivo a Tientsin. Il Partito Socialista aderì all'Internazionale Comunista, ma ne fu successivamente espulso a causa di contrasti interni.

Tra i principali animatori delle proteste vi era il giornalista Chen Duxiu, fondatore nel 1915 del periodico Gioventù nuova. Attorno alla rivista si sviluppò, soprattutto negli ambienti universitari, un movimento di rinnovamento culturale che promuoveva l'uguaglianza, l'istruzione di massa e la critica della morale confuciana, dei principi gerarchici, dell'autorità tradizionale e del ruolo della famiglia nell'organizzazione sociale cinese. Per una parte degli intellettuali e del nuovo proletariato urbano, il principale riferimento politico divenne progressivamente la rivoluzione d'ottobre del 1917, più che la democrazia europea e americana o la modernizzazione giapponese, che avevano invece influenzato il pensiero di Sun Yat-sen.

Nel contesto del crescente sentimento antimperialista tra i giovani cinesi, Li Dazhao fondò a Pechino la Società della Cina giovane e, nell'ottobre 1918, organizzò la Società per lo studio del marxismo presso la biblioteca dell’Università di Pechino, dove un giovane Mao Zedong si era da poco trasferito per lavorare come assistente bibliotecario.[17][18][19]

Li Dazhao ebbe un ruolo importante nel Movimento del 4 maggio e utilizzò le manifestazioni studentesche per diffondere gli ideali marxisti e il riferimento alla rivoluzione d’ottobre.[18] Dopo le proteste, in Cina cominciarono a formarsi nuovi circoli operai, associazioni per lo studio del marxismo e leghe sindacali.

Attraverso il periodico Meizhou Pinglun ("Critica settimanale"), Li Dazhao dedicò crescente attenzione alle lotte operaie e contribuì alla diffusione del marxismo tra studenti e lavoratori. Nel maggio 1920 riuscì così a raccogliere consensi sufficienti per fondare il primo gruppo politico marxista, ponendo una delle basi organizzative da cui sarebbe nato il Partito Comunista Cinese..[18]

Nascita del partito e primi congressi nazionali

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Nel 1921 il Partito Comunista Cinese fu fondato nella Concessione francese di Shanghai da Li Dazhao e Chen Duxiu, ispirandosi alla teoria leninista del partito d'avanguardia.[20]

Sito del I Congresso nazionale del PCC a Shanghai, oggi sede di un museo

Tra il 23 e il 31 luglio dello stesso anno si tenne il I Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese, al quale parteciparono dodici delegati. La sede del congresso fu in seguito spostata da Shanghai a un'imbarcazione sul lago Nan Hu nello Jiaxing.[21] Durante i lavori, fu redatta la prima Costituzione del partito[22] e furono fissati i principali obiettivi politici: il rovesciamento della borghesia, l'eliminazione delle distinzioni di classe attraverso l'esercito rivoluzionario del proletariato e la lotta di classe, l'istituzione della dittatura del proletariato e la nazionalizzazione dei mezzi di produzione.[21] Il Partito elesse inoltre il primo Comitato centrale e nominò Chen Duxiu segretario.[21]

Tra il 16 e il 23 luglio 1922 il PCC organizzò il suo II Congresso nazionale a Shanghai.[23] In quell'occasione fu approvata l'adesione all'Internazionale Comunista e fu redatta una dichiarazione che definiva la società cinese come semicoloniale e semifeudale, rafforzando l'orientamento leninista del partito.[23] Al termine dei lavori, Chen Duxiu fu riconfermato segretario del Comitato centrale.[23]

Alleanza con Sun Yat-sen

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La posizione dell'Internazionale Comunista nei confronti dei Paesi colonizzati, fatta propria anche dai comunisti cinesi, chiedeva ai nascenti partiti comunisti di cercare l'alleanza con la borghesia nazionale nella lotta per l'indipendenza.[24][25] Secondo questa impostazione, la rivoluzione comunista doveva essere preceduta da una rivoluzione democratico-borghese, destinata a eliminare i residui del feudalesimo e a porre le basi di un'economia moderna.[24][25]

Questa linea favorì la ricerca di un accordo con Sun Yat-sen. Dopo la morte di Yuan Shikai, il secondo presidente della Repubblica di Cina che aveva tentato senza successo di restaurare l'impero cinese assumendone la guida, l'autorità centrale si era progressivamente indebolita. La frammentazione politica rese più difficile anche per le potenze straniere esercitare la propria influenza attraverso un governo centrale stabile. Gran parte del Paese finì sotto il controllo dei signori della guerra e di formazioni armate locali; sia i comunisti sia Sun Yat-sen intendevano porre fine a questa situazione.

Nel gennaio 1923 Sun Yat-sen incontrò il delegato sovietico Adol'f Ioffe; dall'incontro scaturì la dichiarazione Sun-Ioffe, con la quale i sovietici riconoscevano l'impossibilità di instaurare nell'immediato un governo comunista in Cina e si impegnavano a sostenere l'indipendenza e l'unità nazionale del Paese. Poco dopo, il Manifesto programmatico del Congresso del Kuomintang indicò tre principali orientamenti politici: alleanza con l'Unione Sovietica, cooperazione con i comunisti e sostegno a contadini e operai.[26] Di conseguenza, nel 1924, il KMT e il Partito Comunista Cinese formarono il Primo Fronte Unito.[27]

Guerra civile

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Lo stesso argomento in dettaglio: Spedizione del Nord, Massacro di Shanghai e Guerra civile cinese.
Bandiera dell'Armata Rossa Cinese dei Contadini e dei Lavoratori

Finché Sun Yat-sen rimase in vita, comunisti e nazionalisti collaborarono nel quadro di quella che l'Internazionale Comunista considerava una rivoluzione democratico-borghese. Nel 1926 il Kuomintang e il Partito Comunista Cinese avviarono congiuntamente la Spedizione del Nord, diretta a riunificare la Cina e a sconfiggere i signori della guerra del Governo Beiyang. Con l'appoggio dell'Unione Sovietica, il Fronte avanzò da Canton verso il fiume Azzurro, sconfisse diverse forze avversarie e si oppose successivamente alla presenza coloniale britannica.[28] Le autorità britanniche cedettero le concessioni di Hankou e Jiujiang, ma si prepararono a difendere il loro settore a Shanghai.[28]

Nel 1927 Chiang Kai-shek assunse il controllo del governo di Canton e del Kuomintang. Dopo la conquista di Shanghai, alla quale avevano contribuito anche i militanti comunisti, Chiang avviò una repressione contro il PCC e contro la sinistra del suo stesso partito.[28] Le perdite subite dai comunisti furono elevate e il nuovo governo nazionalista di Nanchino proseguì le epurazioni. Il Primo Fronte Unito si sciolse definitivamente nel 1927; poco dopo, i comunisti organizzarono la rivolta di Nanchang, tra i primi scontri armati tra il KMT di Chiang Kai-shek e il PCC, durante la quale prese forma l'Armata Rossa Cinese. Nel settembre dello stesso anno Mao Zedong guidò la rivolta del raccolto autunnale nello Hunan e nel Jiangxi, mentre l'11 dicembre i comunisti promossero un'insurrezione a Canton, rapidamente repressa dalle forze nazionaliste.

Il declino dell'apparato organizzativo urbano del PCC portò a cambiamenti istituzionali interni.[29] Dopo il V Congresso nazionale del 1927, il partito adottò il centralismo democratico come principio organizzativo dei partiti rivoluzionari e istituì un Politburo.[29] Ne derivò un incremento della centralizzazione del potere all'interno del PCC e, ai diversi livelli dell'organizzazione, i comitati permanenti ottennero un controllo effettivo.[29] Il V Congresso criticò Chen Duxiu per quelli che furono definiti errori deviazionisti di destra, ma non propose misure correttive specifiche.[30] Tra gli obiettivi fissati vi erano l'avvio di una rivoluzione agraria e l'istituzione di un potere democratico rivoluzionario nelle campagne; tuttavia, il Congresso non fu in grado di elaborare programmi concreti per rispondere alla richiesta di terra da parte dei contadini.[30]

In questa fase il PCC fu attraversato da forti contrasti interni. Mao Zedong, allora membro del Comitato centrale, cercò di affermare la propria impostazione militare, fondata sulla guerra popolare, contro gli orientamenti giudicati di destra e contro le posizioni degli esponenti comunisti più vicini al trockismo.

Benché fosse stato riconfermato segretario generale al termine del V Congresso, Chen Duxiu fu deposto durante una riunione del Comitato centrale, anche a causa della sua difficoltà nel dirigere le forze comuniste nello scontro con il Kuomintang.

Il VI Congresso nazionale, tenutosi a Mosca nel 1928 con il sostegno del Comintern, vide l'elezione di Xiang Zhongfa alla segreteria[31] e la crescente influenza di Li Lisan. Dopo le dimissioni di Chen Duxiu, Li Lisan fu in grado di assumere il controllo del partito, ma la sua linea politica aggravò la crisi interna del PCC.[29] L'Internazionale Comunista intervenne per fermare le sue politiche e, verso la fine del 1930, Li fu espulso dal partito.[29]

Nel 1934, durante la guerra civile, l'Armata Rossa Cinese fu costretta a ritirarsi dallo Jiangxi per sfuggire alle truppe del Kuomintang guidate da Chiang Kai-shek. Mao Zedong guidò le forze comunista nella lunga marcia verso lo Shaanxi, dove il PCC poté riorganizzarsi nella base di Yan'an.

Nel 1935 Mao Zedong divenne membro del Comitato permanente del Politburo e leader informale del PCC, affiancato da Zhou Enlai e Zhang Wentian, allora capo formale del partito, come suoi principali collaboratori.[29] Il conflitto con il KMT portò alla riorganizzazione dell'Armata Rossa e al rafforzamento del controllo del PCC sulle forze armate attraverso appositi dipartimenti politici.[29]

Nel 1937, con l'inizio della seconda guerra sino-giapponese, il PCC e il KMT furono costretti a collaborare contro il Giappone,[32] formando il Secondo Fronte Unito.[33] L'alleanza rimase formalmente attiva anche dopo la fine della collaborazione effettiva nel 1940.[33] Nonostante l'accordo, il PCC approfittò del conflitto per espandere la propria influenza e prepararsi a un nuovo confronto con il KMT,[34] che dal 1939 iniziò a ostacolare l'espansione comunista in Cina.[34] Ne derivarono frequenti scontri tra forze comuniste e nazionaliste, senza che nessuna delle due parti provocasse una ripresa aperta della guerra civile.[34] Nel 1943, il Partito Comunista stava nuovamente ampliando il proprio territorio a spese del KMT.[34] L'Impero giapponese fu sconfitto nel 1945 e, nello stesso anno, l'Esercito Popolare di Liberazione contribuì insieme all'Armata Rossa sovietica alla liberazione della Corea settentrionale.

Sempre nel 1945, dopo una lunga fase di consolidamento della sua influenza interna, Mao Zedong ottenne la piena affermazione della propria linea politica e fu eletto presidente del Comitato centrale dal VII Congresso del partito, tenutosi a Yan'an.[35]

Lo stesso argomento in dettaglio: Rivoluzione comunista cinese.

Nel 1946, il Secondo Fronte Unito si sciolse e ripresero le tensioni tra il PCC e il KMT. L'Esercito Rivoluzionario Nazionale di Chiang Kai-shek disponeva di una superiorità militare, sostenuta anche dagli aiuti degli Stati Uniti d'America, mentre i comunisti potevano contare su un crescente sostegno popolare.[16]

Il 14 gennaio 1949, Mao Zedong propose un negoziato di pace, mentre le forze comuniste stavano avanzando verso Tianjin. Nel frattempo, il 21 gennaio Chiang si dimise da presidente della Repubblica di Cina e fu sostituito dal generale Li Zongren, che accettò la proposta di Mao e annunciò il ritiro delle forze nazionaliste da Pechino.[36]

Nell'aprile dello stesso anno fu organizzata una conferenza di pace, che tuttavia non portò a un accordo. Il governo di Li rifiutò le richieste di Mao e i comunisti risposero conquistando Nanchino, principale roccaforte nazionalista.[36]

L'influenza comunista si estese rapidamente sul territorio cinese e il 1º ottobre 1949 Mao Zedong proclamò la nascita della Repubblica Popolare Cinese.[36] La guerra civile prosegui fino all'anno successivo, quando i nazionalisti furono costretti a ritirarsi sull'isola di Formosa, dove istituirono una nuova Repubblica di Cina con capitale Taipei.

Prima fase del potere e rivoluzione culturale

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Lo stesso argomento in dettaglio: Crisi sino-sovietica e Grande rivoluzione culturale.

Dopo la proclamazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949, il Partito Comunista Cinese divenne il partito al governo del nuovo Stato.[37] Prima dell’adozione ufficiale del pinyin nel 1958, il nome del partito era spesso trascritto secondo il sistema Wade-Giles come "Kungchantang di Cina".[38]Nei primi anni della Repubblica Popolare, il PCC mantenne rapporti stretti con i partiti comunisti di altri Paesi, in particolare con il Partito Comunista dell’Unione Sovietica guidato da Stalin. Dopo la morte del leader sovietico nel 1953 e l’ascesa di Nikita Chruščëv alla segreteria del PCUS, in Unione Sovietica fu avviato un processo di destalinizzazione volto a rivedere criticamente il periodo staliniano. Il Partito Comunista Cinese, che aveva ricevuto il sostegno di Stalin durante la guerra civile, si oppose a quella che definì una forma di revisionismo del marxismo e difese l’esperienza staliniana come riferimento per la costruzione del socialismo in Cina.[39] Dopo l'intervento sovietico nella rivoluzione ungherese del 1956 e il mutamento della politica ideologica e internazionale dell’URSS, i rapporti tra Cina e Unione Sovietica divennero sempre più tesi, fino alla crisi sino-sovietica.

"Il presidente Mao è il Sole rosso nei nostri cuori", manifesto di propaganda del 1968

Mentre i principali partiti comunisti si allinearono con Mosca, altri si avvicinarono alla Cina e criticarono il revisionismo sovietico. Tra i partiti al potere che mantennero rapporti favorevoli con il PCC vi erano il Partito del Lavoro d'Albania,[40] il Partito Comunista della Birmania, il Partito Comunista del Vietnam,[41] il Partito Rivoluzionario del Popolo Lao, il Partito Comunista di Kampuchea e il Partito del Lavoro di Corea.[42] In questo periodo sorsero inoltre in diversi Paesi organizzazioni di orientamento maoista, tra cui il Partito Marxista-Leninista Italiano e il Partito Comunista di Spagna (ricostituito).

Nella fase iniziale della Repubblica Popolare, il PCC assunse come riferimento il modello sovietico, in particolare quello staliniano, introducendo i piani quinquennali e un’economia pianificata. Tra il 1958 e il 1961 il partito attuò il Grande balzo in avanti, con l’obiettivo di trasformare rapidamente la Cina, ancora prevalentemente agricola, in una potenza industriale. Le riforme ebbero tuttavia conseguenze disastrose e furono una delle cause della Grande carestia cinese. Nel 1959 Mao rinunciò alla carica di presidente della Repubblica, conservando quella di presidente del Partito; al suo posto fu eletto Liu Shaoqi.[19][43] Il piano fu interrotto nel 1961 dal IX Plenum dell’VIII Comitato centrale e furono in parte ripristinate le politiche precedenti al 1958.[44] All’interno del PCC si aprì una divisione: alcuni dirigenti attribuirono il fallimento all’eccessivo zelo della burocrazia nell’applicazione delle riforme, mentre altri vi videro la prova della necessità di ricorrere maggiormente agli incentivi materiali e al contributo degli esperti nello sviluppo economico, aspetti che Mao aveva trascurato.[44] In questa fase Liu Shaoqi e Deng Xiaoping, allora segretario generale del Partito, promossero politiche economiche meno radicali per favorire la ripresa.

Dopo il fallimento del Grande balzo in avanti, il ruolo di Mao Zedong risultò ridimensionato ed egli iniziò a temere una perdita di controllo sul PCC e sul Paese.[45] Nell'agosto 1966 Mao annunciò quindi la Grande rivoluzione culturale proletaria contro i cosiddetti elementi borghesi infiltrati nel partito e nello Stato, durante l’XI Plenum dell’VIII Comitato centrale, e avviò la sostituzione di numerosi quadri del PCC con esponenti più vicini alla sua linea politica.[45] I giovani maoisti formarono in tutto il paese le Guardie rosse e si mobilitarono contro i quattro vecchi: vecchie idee, vecchia cultura, vecchie abitudini e vecchie usanze.[46] Il Libretto Rosso, contenente le citazioni di Mao Zedong, divenne uno dei simboli della Rivoluzione culturale, durante la quale numerosi accademici, funzionari e oppositori furono perseguitati o uccisi.[45][46]

La Rivoluzione culturale modificò profondamente anche gli equilibri interni del PCC, mentre la critica al revisionismo interno e all’Unione Sovietica divenne uno degli elementi centrali della mobilitazione politica. Nel 1967 Liu Shaoqi e Deng Xiaoping furono rimossi dal Politburo, mentre i comitati locali del partito vennero più volte sciolti e ricostituiti.[45] Nel 1968 Mao riunì il Comitato centrale per rifondare il PCC e rafforzare il proprio controllo sul partito.[45] La situazione interna rimase tuttavia instabile e segnata da violenze diffuse; nel 1969 il IX Congresso nazionale del partito cercò di ristabilire l'ordine.[45][47] Nel 1976, Mao morì e fu sostituito da Hua Guofeng come premier della Repubblica Popolare Cinese e presidente del Partito Comunista Cinese.[48]

Leadership di Hua Goufeng

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Hua Guofeng nel 1979.

Il 6 ottobre 1976 Hua ordinò l'arresto della Banda dei Quattro con l'accusa di aver orchestrato un colpo di Stato. Il gruppo era formato da quattro dirigenti del PCC divenuti particolarmente influenti durante gli anni della Rivoluzione culturale e in seguito accusati di avere avuto un ruolo centrale nelle persecuzioni e negli eccessi di quel periodo.

L'XI Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese, tenutosi nel 1977, vide la riconferma di Hua Guofeng alla presidenza del partito e il ritorno di Deng Xiaoping nel Comitato centrale. Durante i lavori fu dichiarata conclusa l'esperienza della Rivoluzione culturale e, attraverso la critica alla Banda dei Quattro, fu avviata una revisione della linea politica del periodo precedente.[49] Il Congresso ribadì inoltre che l'obiettivo principale del PCC dopo la morte di Mao era rendere la Cina uno Stato socialista potente e moderno entro la fine del XX secolo.[49]

Hua Guofeng seguì il principio dei Due qualunque, sintetizzato nella formula "sosterremo risolutamente qualunque politica di Mao, seguiremo con decisione qualunque istruzione data da Mao",[49][50] e nei luoghi pubblici il suo ritratto cominciò a essere affiancato a quello di Mao Zedong.[50] assunse un'influenza crescente all'interno del PCC. Nel 1980 Hua lasciò la carica di premier a Zhao Ziyang, sostenitore di Deng; nel 1981 fu sostituito alla presidenza del partito da Hu Yaobang, anch'egli vicino a Deng, pur rimanendo membro del Comitato centrale.[48]

Deng Xiaoping e il Socialismo con caratteristiche cinesi

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Lo stesso argomento in dettaglio: Socialismo con caratteristiche cinesi.
Deng Xiaoping.

Nel 1981 Deng Xiaoping assunse di fatto la guida del PCC e della Cina, un Paese ancora segnato dalle conseguenze del Grande balzo in avanti, prevalentemente agricolo e con un livello di sviluppo inferiore a quello delle economie occidentali.[51] Deng decise quindi di attuare delle riforme strutturali nel Paese e introdusse un nuovo sistema economico all'interno del quadro socialista, definito in seguito "socialismo con caratteristiche cinesi".[51][52][53] Tale impostazione era collegata alle "quattro modernizzazioni", riguardanti agricoltura, industria, scienza e tecnologia e apparato militare.[54]

La nuova linea fu presentata da Deng nel 1982, durante il XII Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese,[55][56] e prevedeva il passaggio dall'economia pianificata a un sistema misto, nel quale fosse riconosciuto uno spazio anche all’iniziativa privata, mantenendo comunque la leadership del partito. Nel 1984 Deng sostenne che la Cina si trovava nella fase socialista, considerata la prima fase del percorso verso il comunismo, e che doveva pertanto sviluppare le proprie forze produttive e accrescere la ricchezza nazionale, applicando le teorie marxiste al contesto cinese e al mondo del XX secolo.[57][58] Individuando nella chiusura verso l’esterno una delle cause dell’arretratezza cinese, Deng favorì inoltre l’apertura dell’economia agli investimenti stranieri.[57] Per quanto riguarda l'apertura al mercato, il leader cinese affermò che era capitalista se aveva fini capitalisti; mentre era socialista, se veniva utilizzato per affermare il comunismo.[58]

La linea promossa da Deng favorì una rapida crescita economica e un miglioramento delle relazioni diplomatiche con gli Stati occidentali. Essa incontrò tuttavia resistenze all’interno dello stesso PCC: l’orientamento riformista si impose definitivamente nel Comitato centrale dell’ottobre 1984 e, nel 1985, circa 60 000 oppositori del nuovo corso furono espulsi. L’ideologia di Deng continuò però a essere contestata sia dai maoisti sia da quanti sostenevano una maggiore liberalizzazione politica. Insieme ad altri fattori sociali e al contesto internazionale del 1989, tali tensioni contribuirono allo scoppio delle proteste di piazza Tienanmen.[59] Le manifestazioni furono represse con violenza e Deng riaffermò la propria leadership sul Partito e sul Paese.

Jiang Zemin e Hu Jintao

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Nel 1992, il segretario generale Jiang Zemin elogiò i risultati ottenuti con la "teoria di Deng Xiaoping" e introdusse il concetto di "economia socialista di mercato" in occasione del XIV Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese.[60][61] In seguito alle dimissioni e all'uscita dalla scena politica di Deng Xiaoping, nel 1993 Jiang divenne il nuovo leader della Cina e continuò la maggior parte delle politiche avviate dal predecessore.[62] Nel 1997, il XV Congresso nazionale incluse il pensiero di Deng tra le ideologie ufficiali del PCC citate all'interno della Costituzione del Partito.[63][64]

La nuova direzione di Jiang Zemin favorì un'apertura ancora maggiore al libero mercato, provocando al contempo una forte crescita economica, ma anche nuovi e sempre più acuti squilibri sociali. In particolare l'elaborazione teorica di Jiang delle "tre rappresentanze" incoraggiò il Partito a rappresentare "le direzioni e le richieste di sviluppo delle forze produttive avanzate, gli orientamenti di una cultura avanzata e gli interessi fondamentali della maggior parte del popolo cinese". La teoria legittimò inoltre l'ingresso di imprenditori privati ed elementi borghesi all'interno del Partito.[65] La dottrina di Jiang fu introdotta nel Costituzione del Partito durante il XVI Congresso nazionale del 2002 come una "ideologia guida".[65] Durante i primi anni del nuovo millennio avvenne anche una sorta di "alleggerimento" ideologico che permise di riaprire stabili e, per certi aspetti, proficui contatti con il Kuomintang a partire dal 2003.

Nel 2002, a Jiang successe Hu Jintao. Al contrario dei predecessori, Hu pose l'enfasi sulla leadership collettiva e si oppose alla dominanza di un solo uomo all'interno del sistema politico.[66] Tuttavia, il nuovo leader cinese si trovò davanti un'economia in impetuosa crescita, la cui gestione caotica aveva però dato vita agli squilibri e alle tensioni sociali di cui sopra. Al XVII Congresso del partito tenutosi nel 2007 Hu fece includere nella Costituzione del PCC la propria "prospettiva scientifica dello sviluppo",[67] volta a creare una "società socialista armoniosa" e che mira quindi a mantenere le riforme pro-capitaliste, ma in modo più ordinato del passato.

Ascesa di Xi Jinping e scandalo "Bo Xilai"

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Xi Jinping nel 2017

Tra l'8 e il 15 novembre 2012, si tenne a Pechino il XVIII Congresso nazionale, durante il quale furono discussi gli esiti delle politiche di Hu Jintao e fu inclusa la prospettiva scientifica dello sviluppo tra le ideologie ufficiali del Partito.[68] In seguito al rinnovo dei vertici dei principali organi del Partito, il vicepresidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping fu eletto segretario generale del nuovo Comitato centrale e divenne capo della Commissione militare centrale.[69][70][71] Subito dopo la chiusura del congresso, il segretario iniziò a delineare la nuova linea politica che avrebbe seguito il PCC durante la sua leadership, basata sulla valorizzazione dell'esercito e la storia del Paese nonché alla realizzazione del "sogno cinese", ovvero quello del "grande ringiovanimento della nazione" e dell'affermazione della Cina come superpotenza mondiale.[72][73]

Nel 2013, Xi fu eletto Presidente della Repubblica dal Congresso nazionale[71][74] e iniziò così a consolidare il proprio potere. Il PCC accentuò i propri ideali nazionalisti, intensificò la campagna contro la corruzione e i nemici del partito[75] ma si aprì maggiormente al mercato: il Comitato centrale permise infatti a Xi Jinping di varare una serie di riforme economiche importanti che, nel contesto del socialismo con caratteristiche cinesi, enfatizzarono il ruolo del settore privato dell'economia per la realizzazione del sogno cinese.[76][77]

Una delle prime questioni affrontate dalla nuova leadership del Partito è stato il processo di Bo Xilai, membro di spicco del PCC e presidente della sezione di Chongqing. Condannato all'ergastolo, fu accusato di corruzione e abuso di potere per aver protetto la moglie accusata dell'omicidio di un importante uomo d'affari britannico, dopo che Wang Lijun, capo della polizia di Chongqing, si era rifugiato nel consolato americano e aveva raccontato del coinvolgimento della moglie di Bo nell'omicidio.[78] Si sospettò che Bo fosse stato vittima di una lotta di potere all'interno del Partito, dovuto alla sua forte influenza e dal consenso popolare a Chongqing a seguito delle sue politiche contro la corruzione che lo resero un rivale per la carriera di Xi Jinping,[79][80] ma le sfere più alte del potere avevano già iniziato a criticare l'operato di Bo Xilai nella gestione del "caso Wang Lijun".[81] Il 15 marzo 2012, Bo fu quindi sollevato dal suo incarico di capo del Partito a Chongqing e sospeso dal Comitato centrale e dal suo ufficio politico nell'aprile successivo.[82] Con il proseguirsi delle indagini, fu espulso definitivamente dal PCC il 28 settembre successivo.[81][83] Il 26 settembre 2013, Bo Xilai fu ufficialmente condannato all'ergastolo.[78][84]

Socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era

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Tra il 18 e il 24 ottobre 2017, si tenne a Pechino il XIX Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese[85] e in tale occasione Xi Jinping delineò le basi del suo "Socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era" che arricchirebbe la continua l'applicazione del marxismo e delle ideologie ufficiali del PCC al contesto cinese,[86][87], aprendo sempre di più la Cina al mondo al mercato, ma allo stesso tempo valorizzerebbe le proprie tradizioni, mantenendo il sistema socialista e aumentando il controllo sul settore privato.[88][89]
Xi Jinping fissò inoltre i due "obiettivi centenari": la conclusione dell'edificazione di una società moderatamente prospera entro il centenario del PCC nel 2021, e la trasformazione della Cina in un moderno stato socialista, democratico[non chiaro], prospero, avanzato e armonioso entro il centenario dalla nascita della Repubblica Popolare Cinese.[87] Per raggiungere tali obiettivi, Xi propose il rafforzamento della leadership del Partito tramite un maggior controllo sull'Esercito Popolare di Liberazione e l'eliminazione degli ufficiali corrotti.[89] Grande enfasi, inoltre, fu data al progetto di connessione infrastrutturale e commerciale della "Nuova via della seta"[90][91].

Nel corso del primo mandato crebbe la sua influenza politica e Xi Jinping fu rieletto alla segreteria del Partito e fece includere il suo pensiero tra le ideologie ufficiali del PCC,[92][93] divenendo così uno dei leader cinesi più potenti dopo Mao Zedong e Deng Xiaoping.

Le competenze, la composizione e la durata in carica di ciascun organo sono definiti dalla Costituzione del Partito Comunista Cinese. Il funzionamento del Partito è regolato dal principio leninista del centralismo democratico,[94] e le elezioni dei principali organi avvengono con il voto segreto.[95]

Congresso nazionale

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Lo stesso argomento in dettaglio: Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese.
Seduta del XVIII Congresso nazionale del PCC, 2012

Il Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese è il più importante organo del PCC e viene organizzato ogni cinque anni[96] nella Grande Sala del Popolo di Pechino. Tra i compiti principali vi sono la revisione della Costituzione del Partito, l'elezione del Comitato centrale e della Commissione centrale per l'ispezione disciplinare, la discussione e la presa di decisioni riguardanti le più importanti problematiche interne del PCC.[97] Dal 1921, il Congresso nazionale si è riunito per 20 volte, con l'ultimo tenutosi nel 2022.

Comitato centrale

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Lo stesso argomento in dettaglio: Comitato centrale del Partito Comunista Cinese.

Quando il Congresso nazionale non è in sessione, il Comitato centrale (CC) rappresenta l'organo più potente[98] ed è incaricato di applicare le risoluzioni congressuali, di dirigere il lavoro del PCC e di rappresentarlo nelle relazioni internazionali.[99]

All'interno del CC sono presenti ulteriori organi che vengono eletti nelle sessioni plenarie,[100] tra i quali:

Organizzazioni locali e a livello primario

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Il Partito possiede delle proprie sezioni in ogni suddivisione amministrativa della Cina: ciascuna di esse è organizzata internamente come al livello nazionale e rispetta una gerarchia stabilita dalla Costituzione del PCC.[105]

Esistono delle organizzazioni di Partito anche all'interno di ogni azienda, comitato di villaggio, organo di governo, scuola, istituti di ricerca, organizzazioni sociali, compagnie dell'esercito e in ogni altra organizzazione dove sono presenti dei lavoratori.[106] Ogni organizzazione a livello primario deve possedere almeno tre iscritti al PCC e possedere un proprio comitato.[106] Le funzioni principali riguardano il contatto diretto tra il Partito e i lavoratori, la propaganda ideologica, il reclutamento di nuovi iscritti e la garanzia dell'applicazione delle direttive centrali.[107]

Commissioni per l'ispezione disciplinare

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Il Partito Comunista Cinese è dotato a ogni livello di Commissioni per l'ispezione disciplinare che fungono da garanti della Costituzione del PCC.[108] Hanno il compito di supervisionare il lavoro delle organizzazioni e degli iscritti del Partito, accogliere denunce ed esaminare casi di presunte violazioni e imporre sanzioni disciplinari.[108]

Organizzazioni giovanili

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Simbolo della Lega

La Lega della Gioventù Comunista Cinese è il principale ramo giovanile del Partito e le relazioni con esso sono stabilite dallo Statuto del PCC. Viene definita come "una scuola per un grande numero di giovani dove si apprende, tramite la pratica, riguardo al socialismo con caratteristiche cinesi e al comunismo".[109] L'organizzazione interna rispecchia quella del Partito e presenta quindi organi come il Comitato centrale e il Congresso nazionale.[109] Fa parte della Federazione mondiale della gioventù democratica ed è aperta ai ragazzi di età compresa tra i 14 e i 25 anni che desiderano intraprendere una futura carriera all'interno del Partito.

L'organizzazione dei Giovani pionieri della Cina è subordinata alla Lega della Gioventù Comunista e prevede la partecipazione di bambini tra i 7 e i 14 anni.[110]

Entrambe le organizzazioni sono state fondate sui modelli sovietici del Komsomol e dell'Organizzazione dei pionieri di tutta l'Unione.

  • 2022: 98.041.000 (2022)[111]

Dirigenti del partito

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Presidenti del Comitato centrale

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La carica di Presidente è stata abolita nel 1982 e i poteri riservati al presidente sono passati al segretario generale.

Segretari generali

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Lo stesso argomento in dettaglio: Segretario generale del Partito Comunista Cinese.

Nel corso della sua esistenza, il Partito ha spesso corretto il suo indirizzo politico e la sua struttura organizzativa per adattarsi ai mutamenti della società cinese. Tuttavia, il Partito non ha mai formalmente abbandonato l'ideologia del marxismo-leninismo, ma tale ideologia è stata "adattata" alle condizioni politiche, economiche, sociali e storiche del paese, divenendo di fatto qualcosa di molto diverso da quel che si potrebbe considerare un'ideologia marxista ortodossa.[senza fonte]

La Costituzione del PCC definisce nel "Programma generale" le ideologie ufficiali che guidano l'azione politica del Partito e che sono state introdotte nel corso dei Congressi nazionali.[1]

  • Marxismo-leninismo: è considerato come ciò che ha rivelato "le leggi che governano lo sviluppo storico della società umana" e che guiderà la Cina verso la vittoria della propria causa socialista.[1]
  • Pensiero di Mao Zedong: noto anche come "maoismo", combina le basi teoriche del marxismo-leninismo con la situazione della Cina prima e dopo la Rivoluzione.[1]
  • Teoria di Deng Xiaoping: viene definita come una continuazione del maoismo e ha portato il PCC a concentrarsi maggiormente sullo sviluppo economico e sull'apertura al mondo.[113] Essa ha portato allo sviluppo del socialismo con caratteristiche cinesi ed è la guida principale del PCC.
  • Teoria delle tre rappresentanze: amplia la Teoria di Deng Xiaoping e adatta il socialismo cinese alla situazione del nuovo millennio in modo da rafforzare il potere del Partito.[113]
  • Prospettiva scientifica dello sviluppo: secondo la Costituzione del PCC, l'ideologia di Hu Jintao è una teoria scientifica che "incarna completamente la visione globale e il metodo di sviluppo marxista e rappresenta una conquista importante nell'adattamento del marxismo al contesto cinese".[113]
  • Pensiero di Xi Jinping: rappresenta il "Socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era" ed è considerato come "l'ultima conquista nell'adattamento del marxismo al contesto cinese".[114]

Dal 1949 il PCC è de facto l'unico soggetto dotato di potere politico e l'unico partito al governo. Sebbene infatti la Repubblica Popolare Cinese sia formalmente una repubblica – e sebbene esistano altri otto partiti autorizzati dalla legge – al 2015 il PCC occupa 2.157 seggi su 2.987 del Congresso nazionale del popolo, l'assemblea legislativa della Repubblica Popolare Cinese. Il Consiglio di Stato (l'organo che esercita il potere esecutivo) è composto interamente da membri di alto livello nella gerarchia del PCC. Lo stesso si può dire per tutte le cariche chiave in ambito politico, come il presidente della Repubblica o il Primo ministro.[115]

Controlla diversi enti e organi, come ad esempio l'"All-China Federation of Trade Unions", federazione che raggruppa le organizzazioni sindacali dello Stato. L'apparato del partito politico a qualsiasi livello amministrativo controlla le organizzazioni sindacali al medesimo livello e i sindacati sono di fatto organi di governo. I funzionari sindacali, pur non essendo tecnicamente dipendenti pubblici, sono trattati come dipendenti statali, soggetti alle stesse regole amministrative e tabelle salariali, e con le loro retribuzioni e gli stipendi pagati dalla tesoreria dello Stato.

Il PCC è stato criticato da giornali, governi, politici ed associazioni no profit per il trattamento e la detenzione di massa degli uiguri (condannata anche dal Parlamento europeo)[116] nello Xinjiang (vedi genocidio culturale degli uiguri e campi di rieducazione dello Xinjiang)[117][118][119][120][121][122][123][124][125] e per la persecuzione del Falun Gong,[126][127][128][129][130] con anche accuse di violazione dei diritti umani.[117][119][131]

Fra le molte altre controversie a carico del PCC quella su Liu Xiaobo, vincitore del premio Nobel per la Pace nel 2010: appena saputo del premio, le autorità cinesi hanno posto agli arresti domiciliari la moglie di Liu, allo scopo di non permetterle contatti con i giornalisti stranieri[132][133][134].

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  40. Fino alla crisi sino-albanese degli anni settanta.
  41. Fino agli anni settanta, quando si schierò con l'Unione Sovietica.
  42. Quest'ultimo si riavvicinò all'Unione Sovietica negli anni sessanta, per poi posizionarsi in una ambigua "non belligeranza".
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    «Pianificazione e forze di mercato non rappresentano l'essenziale differenza che sussiste tra socialismo e capitalismo. Economia pianificata non è la definizione di socialismo, perché c'è una pianificazione anche nel capitalismo; l'economia di mercato si attua anche nel socialismo. Pianificazione e forze di mercato sono entrambe strumenti di controllo dell'attività economica.»
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