Storia LGBT in India

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L'India ricoperta dai colori della bandiera arcobaleno

La storia LGBT in India ha origini antichissime risalenti al secondo millennio avanti Cristo e nel corso dei secoli le opinioni nei confronti di temi, persone e relazioni omo e/o transessuali hanno subito radicali cambiamenti, legati in grande misura al massiccio fenomenzo della colonizzazione e dell'invasione del sub-continente indiano. All'originale tolleranza per l'omosessualità e la transessualità predicata dall'Induismo si andarono a sostituire infatti forme di discriminazione e persecuzione legale dettate dalla Sharia dopo la conquista islamica dell'India e dalle riforme legali apportate dai colonizzatori inglesi in materia, rimaste in vigore dal diciannovesimo al ventunesimo secolo.

Nella storia antica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Omosessualità e induismo.

In quanto religione che ha profondamento influenzato la cultura e le tradizioni indiane, l'Induismo e i suoi testi sacri forniscono le prime informazioni su come persone e tamatiche che oggi vengono definiti LGBT fossero considerate nell'antichità. Al contrario dell'Antico testamento, i testi sacri dell'induismo discutono raramente dell'omosessualità e quando lo fanno ne parlano in termini generalmente neutri o solo vagamente ostili. La Ṛgveda Saṃhitā, uno dei quattro testi canonici dell'Induismo, ne accenna indirettamente quando afferma "Vikriti Evam Prakriti" (in sanscrito: विकृतिः एवम्‌ प्रकृति), che significa che ciò che sembra innaturale è in realtà naturale. Alcuni accademici hanno visto in questo verso un riconoscimento della dimensione omosessuale e transessuale dell'esistenza, ammessa quindi nell'ordine di ciò che è naturale. Il Kamasutra dedica un intero capitolo al sesso omosessuale e altri fonti storiche lasciano intendere che nell'antichità l'omosessuale non fosse discriminata, né che persone omosessuali venissero considerate inferiori.

Il Kamasutra accenna anche a persone femminili appartenenti a un terzo sesso, quello che viene ricordato come Hijra or Arvani, Aruvani o Jagappa, persone che si considerano transgender o transessuali.

L'antico trattata di scienze poliche Arthaśāstra menzione una vasta gamma di attività sessuali che, indipendentemente dal fasso che fossero compiute con un uomo e una donna, andassero punite, anche se lievemente. I rapporti omosessuali non erano sanzianati, ma trattati come un crimine minore, al contrario di altre attività eteresessuali punite più severamente. Il sesso lesbico tra due donne non più vergini veniva punito con una piccola multa, mentre un rapporto tra due uomini poteva essere punito con un bagno rituale da effettuare vestiti o con punizioni come una notte di digiuno o mangiare prodotti ricavati dalle vacche.[1]

Nel medioevo e nella storia moderna[modifica | modifica wikitesto]

Il sultanato di Delhi[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'invasione islamica e la formazione del sultanato di Delhi (1206) l'opinione sull'omosessualità in India cambiò, a causa della forte condanna ad essa prescritta dalla Sharia.[2] Lo storico persiano Al-Biruni afferma che l'omosessualità e la pederastia fossero aspramente condannate dagli induisti, ma l'affermazione di Al-Biruni pare essere viziata dall'opinione che la sua religione, l'Islam, aveva sull'argomento. La disapprovazione dell'omosessualità crebbe durante il periodo del sultanato, anche se diverse fonti riportano che gli stessi sultani intrattenessero relazioni sentimentali e sessuali con altri uomini, a dispetto di quanto predicato dal Corano.[3]

L'impero Moghul[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante l'impero Moghul fosse ancora di matrice profondamente musulmana, numerosi sono i riferimenti a temi LGBT nella letteratura e storiografia del tempo. Lo stesso Babur, fondatore della dinastia Mogol, scrive dei suoi desideri omoerotici per un adolescente nel suo libro di memorie Bāburnāma.[4] La classe aristocratica del periodo Mogol era nota per intrattenersi in relazioni omoerotiche o nella pederastia, anche se queste tendevano ad essere più diffuse nell'Asia centrale più che India. Tuttavia esistono numerosi resoconti di rapporti tra uomini durante il periodo. Il governatore di Burhanpur fu ucciso da un giovane servo che si voleva difendere dalle sue profferte amorose, Sher Afgan Khan è stato protagonista di diverse avventure omoerotiche e il mistico Sarmad Kashani si infatuò profondamente di un adolescente induista di nome Abhai Chand, il cui padre permise ai due di intraprendere una relazione.[5]

Nella poesia urdu del periodo medievale la parola "chapti" veniva usata per il sesso omosessuale (sia tra due uomini che tra due donni), mentre "amarad parast" veniva usato per coloro che praticavano la pederastia.[6]

Il viaggiatore olandese Johan Stavorinus riporta una descrizione piuttosto cruda dell'omosessualità tra i Mogol del Bengala, affermando nel resoconto dei suoi viaggi che "il peccato di Sodoma non è solo universalmente praticato tra loto, ma si estente anche a rapporti bestiali con animali e, in particolare, con le pecore".[7]

Storia contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

La colonizzazione britannica e l'Impero ango-indiano[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la colonizzazione britannica le attività sessuali "contro natura" ("against the order of nature"), che includevano i rapporti omosessuali, furono criminalizzata e perseguibile secondo la sezione 377 del codice penale indiano, entrano in vigore nel 1861. Redatto da Lord Thomas Macaulay, la sezione 377 sanciva che:

«Chiunque, volontariamente, abbia un rapporto carnale contro l'ordine della natura con un uomo, una donna o un animale, sarà punito con - la prigione a vita - o per un periodo che può arrivare a dieci anni, e dovrà anche pagare una multa.[8][9]»

Non era la prima volta che dei colonizzatori portavano leggi omofobe in India: nell'India portoghese l'inquisizione di Goa rese la sodomia un reato capitale.[10][11][12]

Dopo l'indipendenza[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Diritti LGBT in India.

La sezione 377 rimase in vigore anche dopo che l'India ottenne l'indipendenza nel 1947. Anche se un numero relativamente basso di condanne avvennero per l'infrazione della sezione 377 - nessuna tra il 1989 e il 2009 - l'Human Rights Watch ha fatto notare diverse volte che questo articolo discriminasse pesantemente non solo le persone omosessuali e transessuali, ma anche gli attivisti contro l'AIDS.[13]

L'articolo 377 rimase in vigore fino al 2009, quando la decisione dell'Alta Corte di Delhi in Naz Foundation v. Govt. di NCT di Delhi deliberò che la sezione in questione fosse in netta contrapposizione con i diritti fondamentali che la Costituzione indiana prevede. Tuttavia, l'11 dicembre 2013 la Corte Suprema accantonò l'ordine dell'Altra Corte di Delhi e ricriminalizzò l'omosessualità in India.[14][15] Dopo lunghe deliberazioni, il 6 settembre 2018 la Corte Suprema ha dichiarato all'unanimità che l'articolo 377 è incostituzionale, legalizzando a tutti gli effetti l'omosessualità in India.[16][17] La Corte Suprema ha stabilito inoltre che la discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale è proibita dalla Costituzione.[18]

Nel 1977 Shakuntala Devi pubblicò il primo studio sull'omosessualità in India.[19]

Dal 1994 gli Hijra hanno ottenuto il riconoscimento legale come "terzo sesso".[20]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Hinduism and Homosexuality, su ReligionFacts. URL consultato il 29 ottobre 2019.
  2. ^ (EN) Abraham Eraly, The Age of Wrath: A History of the Delhi Sultanate, Penguin UK, 1º aprile 2015, ISBN 9789351186588. URL consultato il 29 ottobre 2019.
  3. ^ (EN) Ruth Vanita, Same-Sex Love in India, Penguin Books Limited, 20 ottobre 2008, ISBN 9788184759693. URL consultato il 29 ottobre 2019.
  4. ^ (EN) Ziya Us Salam, An emperor with foibles, in The Hindu, 15 febbraio 2014. URL consultato il 29 ottobre 2019.
  5. ^ (EN) Abraham Eraly, The Mughal World, Penguin Books Limited, 17 luglio 2007, ISBN 9788184753158. URL consultato il 29 ottobre 2019.
  6. ^ (EN) Amanullah De Sondy, The Crisis of Islamic Masculinities, A&C Black, 7 novembre 2013, ISBN 9781780936932. URL consultato il 29 ottobre 2019.
  7. ^ (EN) David F. Greenberg, The Construction of Homosexuality, University of Chicago Press, 29 ottobre 2008, ISBN 9780226219813. URL consultato il 29 ottobre 2019.
  8. ^ http://www.iglhrc.org/binary-data/ATTACHMENT/file/000/000/87-1.pdf
  9. ^ This Alien Legacy | Human Rights Watch
  10. ^ (EN) 'Xavier was aware of the brutality of the Inquisition', su Deccan Herald, 27 aprile 2010. URL consultato il 29 ottobre 2019.
  11. ^ (EN) Jai Sharma, The Portuguese Inquisition in Goa: A brief history, su IndiaFacts, 9 aprile 2015. URL consultato il 29 ottobre 2019.
  12. ^ (EN) Francois Soyer, Ambiguous Gender in Early Modern Spain and Portugal: Inquisitors, Doctors and the Transgression of Gender Norms, BRILL, 27 agosto 2012, ISBN 9789004225299. URL consultato il 29 ottobre 2019.
  13. ^ (EN) Human Rights Watch | 350 Fifth Avenue, 34th Floor | New York, NY 10118-3299 USA | t 1.212.290.4700, News, su Human Rights Watch. URL consultato il 29 ottobre 2019.
  14. ^ (EN) Dean Nelson, India's top court upholds law criminalising gay sex, 11 dicembre 2013. URL consultato il 29 ottobre 2019.
  15. ^ (EN) Dhananjay Mahapatra | TNN | Updated: Dec 12, 2013, 6:00 Ist, Section 377: Supreme Court makes homosexuality a crime again | India News - Times of India, su The Times of India. URL consultato il 29 ottobre 2019.
  16. ^ India, l'omosessualità non è più reato: storica decisione della Corte suprema, su Repubblica.it, 6 settembre 2018. URL consultato il 29 ottobre 2019.
  17. ^ India, essere gay non è più un reato - Asia, su ANSA.it, 6 settembre 2018. URL consultato il 29 ottobre 2019.
  18. ^ Article 15 in The Constitution Of India 1949, su indiankanoon.org. URL consultato il 29 ottobre 2019.
  19. ^ (EN) Swarna Jain, Shankuntala Devi: The Math Prodigy Who Researched About Homosexuality | #IndianWomenInHistory, su Feminism In India, 10 luglio 2019. URL consultato il 29 ottobre 2019.
  20. ^ (EN) Politicians of the third gender: the "shemale" candidates of Pakistan, su www.newstatesman.com. URL consultato il 29 ottobre 2019.