Omosessualità e islam

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Non esiste nell'Islam un concetto analogo a quello di omosessualità, nel senso di un'identità astratta ed unica. Al contrario, le espressioni sessuali fra lo stesso sesso si manifestano in modi diversi e separati, che non sono trattati nello stesso modo, né socialmente né giuridicamente.

Distinzioni[modifica | modifica sorgente]

Innanzitutto va detto che l'Islam si occupa di giudicare e valutare i comportamenti piuttosto che i desideri sessuali. In particolare nell'Islam viene condannato il rapporto anale – con uomini o donne indifferentemente – identificandolo come un peccato molto grave.[1] Il concetto stesso di orientamento omosessuale non trova riconoscimento né applicazione nella legge islamica.

Secondo Khaled El-Rouayheb, la tolleranza nei confronti dei casti rapporti amorosi pederastici, diffusi sin dal IX secolo (testimoniati dalla letteratura e dalla tradizione di diverse epoche) fu letteralmente spazzata via dall'adozione della morale impressa sulla borghesia dell'Inghilterra vittoriana (metà XIX secolo), che già aveva trasformato l'etica sessuale europea e si apprestava a rivoluzionare i costumi dell'occidentalizzata élite musulmana ottomana (El-Rouayheb, 2005, p. 156).

Tuttavia, occorre comunque riconoscere la presenza di una corrente interpretativa oggi ampiamente minoritaria che considera l'omosessualità come una normale espressione del sentimento umano, senza collegarvi alcun giudizio negativo. Se gli studiosi che si esprimono in tale senso sono numerosi, il più noto tra loro è l'imam Daayiee Abdullah.

Esempi[modifica | modifica sorgente]

Per la parte prevalente degli studiosi islamici, il rapporto anale viene immaginato inseparabile dal coinvolgimento di sentimenti ed implicherebbe una divisione di ruolo tra dominazione e sottomissione: ciò andrebbe in totale contraddizione alla fede islamica, poiché l'essere umano sa che la dominazione è qualcosa a cui l'Eterno, e Lui soltanto, può accedere. Mai un essere umano può dominarne un altro nell'universo terreno, che l'Onnipotente ha creato e che può in esclusiva assoluta dominare. La sottomissione stessa, di conseguenza, diventa un atto possibile solo di fronte a Dio. In questo sta il più profondo dei significati della religione islamica (Islam stesso, in arabo, significa infatti sottomissione).

Il concetto di orientamento sessuale è inammissibile nell'Islam, in quanto trasgressione dalla connessione spirituale che lega tutti e tutto nell'universo. Orientarsi sessualmente significherebbe chiudersi in una visione fisica della vita, a dispetto di quella spirituale: per questo l'attrazione deve avvenire innanzitutto a livello spirituale e trascendentale, poiché ogni essere umano è uno spirito che occupa un corpo; lo spirito in sé, la vera natura umana, non è né donna né uomo, non è né bianco né nero, né ricco né povero. Tutti gli spiriti sono uguali, e non devono in alcun modo accentuare le differenze tra due corpi: in questo si ritrova il fatto che l'Islam, come molte religioni, lavora nell'anelare dello spirito a un livello superiore rispetto a quello terreno.

Terminologicamente, un rapporto tra due uomini è definito liwāt (rapporto anale), sia esso tra uomo e ragazzo, due uomini adulti o tra uomo e donna: quale che sia il caso, l'Islam non lo accetta e lo proibisce espressamente. L'uomo è conosciuto come lūṭī, un'espressione che etimologicamente si riallaccia al biblico Lot e che può tradursi come sodomita. I partner, se pagati, sono murd muʿājirūn (imberbi affittati), altrimenti il singolo è chiamato amrād ("imberbe") o ghulām ("giovane", ma non imberbe e con qualche esperienza).

Una categoria semantica a parte meritano quegli uomini "colpiti" dal desiderio di essere penetrati da partner maschili. A essi viene riferito il termine maʿbūn ("depravato"), in quanto considerati portatori di una vera e propria malattia dello spirito, ubna ("pederastia passiva"). È argomento di discussione l'eziologia e la presunta cura di tale "morbo", che rende il ruolo e la reputazione di queste persone radicalmente diversi da quello di colui che penetra.

Un'altra categoria consiste nello studio di coloro che si sentono attratti da giovani ragazzi. Si pensa che ogni uomo rientri in questa categoria, e i loro desideri sono visti come naturali, eppur problematici, se questo porta a diventare un lūṭī.[2]

Ad esempio, si narra che il giurista hanbalita Ibn al-Jawzī (?–1200) abbia detto

« Colui che afferma di non provare alcun desiderio quando guarda a bei ragazzi o bei giovani è un bugiardo, e se gli credessimo lo vedremmo come un animale, non un essere umano. »
(Monroe, 1997, p. 117)

Questo certamente testimonia l'opinione, diffusa tra alcuni intellettuali nei secoli passati, che l'omofobia era un sentimento da condannare, quasi da emarginare – una visione che per molti aspetti stride con la moderna idea, più conservatrice, di relazione sessuale.

Nondimeno, l'atto di liwāt (sodomia, per l'appunto) viene condannato, e agli uomini viene consigliato di stare molto attenti all'attrazione che possono provare verso un giovane maschio, chiedendo loro di concentrarsi su una donna attraverso delle raccomandazioni di ordine religioso, improntate sulla resistenza alla tentazione.

Maometto invitò i suoi seguaci a "diffidare dei giovani imberbi, perché sono una fonte di danno più grande delle giovani vergini." Allo stesso modo, l'Imām e studioso di legge Sufyān al-Thawrī (?–783) si dice sia scappato dalle terme un giorno, asserendo a proposito della tentazione sessuale che "se ogni donna ha un demone che l'accompagna, allora un bel giovane ne ha diciassette".

Allo stesso modo, un ḥadīth attribuito a Maometto dice che l'amore casto garantisce l'ingresso nel paradiso: "Colui che ama e rimane casto e nasconde il suo segreto e muore, muore da martire." Questo significa che, l'amore per giovani uomini nell'Islam, lontano dall'essere il sentiero verso la perdizione che è nel Cristianesimo, era un sentimento comprensibile che, se tenuto sotto controllo, poteva innalzare un credente fino al paradiso. L'amore tra uomini diventò un crimine punibile (nella vita) solo se veniva consumato - e veniva sorpreso nel praticarlo, il che richiede la testimonianza di quattro uomini o di otto donne. Se non si veniva sorpresi nel compiere atti omosessuali, comunque, si veniva ugualmente puniti tra le fiamme dell'inferno.[3]

Storicamente la pena è stata meno severa delle sue controparti abramitiche: il Giudaismo e il Cristianesimo. Nel Corano è scritto che se una persona commette un peccato può pentirsi e avere la sua vita salva, nonostante ciò ci sono degli ḥadīth che prescrivono la pena di morte. Sembra che questo sia parte di un climax che giungerà alla proibizione così come è stato con l'alcol e il gioco d'azzardo. Le prime culture islamiche, specialmente quelle in cui l'omosessualità era radicata nelle loro culture pagane, furono acclamate per la loro cultura nell'estetica omosessuale. Si sono riconciliati con la loro nuova religione seguendo il ḥadīth di Maometto citato in precedenza, che dichiara martire colui che nasconde il suo segreto e muore casto anche provando una forte passione.

Ibn Ḥazm, Ibn Daʿud, al-Muʿtamid, Abū Nuwās, e molti altri scrissero molto e apertamente dell'amore tra uomini. Tuttavia, perché la trasgressione sia provata, almeno quattro uomini o otto donne devono testimoniare contro l'accusato, rendendo in questo modo molto difficile perseguire coloro che non rimangono casti nella privacy della propria casa.

Il significato dato a "rapporto omosessuale" è rapporto sessuale tra due o più uomini, o rapporto sessuale tra due o più donne. Non comprende la masturbazione, e non ha nemmeno niente a che fare con le polluzioni notturne; entrambi questi aspetti, anche non essendo punibili stando alla Sharīʿa, sono comunque considerati invalidanti e richiedono che il musulmano si lavi completamente prima della sua prossima preghiera.

Storia dell'omosessualità nella società islamica[modifica | modifica sorgente]

L'omosessualità nel Corano[modifica | modifica sorgente]

Secondo la maggioranza degli studiosi, il Corano direbbe chiaramente che i rapporti omosessuali sono proibiti. La traduzione di Abdullah Yusuf Ali del Corano dice nella sūrat al-Aʿrāf:

« "E Lot, quando disse al suo popolo: " Compirete forse voi questa turpitudine, tale che mai nessuno la commise prima di voi al mondo? Poiché voi vi avvicinate per libidine agli uomini anziché alle donne, anzi voi siete un popolo senza freno alcuno". Ma la risposta del suo popolo non fu che questa: " Cacciateli fuori della vostra città! Sono uomini che voglion farsi passare per puri!". »
(Corano 7:80-82, trad. A. Bausani)

Sūrat al-Shuʿarāʾ (dal versetto 165):

« V'accosterete voi ai maschi di fra le creature? E abbandonerete le spose che per voi ha creato il Signore? Siete un popol ribelle!". Risposero: " Se tu non cessi, o Lot, sarai certo cacciato dalla nostra città!". Rispose: "Le vostre azioni le odio! Signore! Salvami, e salva la mia gente, dal loro turpe agire!". E Noi lo salvammo, e la sua famiglia tutta, eccetto una vecchia, che fu tra i rimasti. Poi distruggemmo gli altri, tutti. E facemmo piover su loro una pioggia; terribile pioggia per gli ammoniti invano. E certo in questo fu un Segno, ma i più di loro non furon credenti. »
(Corano 26:165-174 trad. di A. Bausani)

Sūrat al-Naml (dal versetto 55):

« V'accosterete voi lussuriosamente agli uomini anziché alle donne? Siete certo un popolo ignorante! Ma la sola risposta del suo popolo fu: "Scacciate la famiglia di Lot dalla vostra città, poiché son gente che voglion farsi passare per puri". E noi salvammo lui e la sua famiglia, eccetto sua moglie, che stabilimmo dovesse restare fra quelli che rimasero indietro. Su di essi facemmo piovere una pioggia: terribile è la pioggia che piove su chi fu ammonito invano! »
(Corano 27:55-58 trad. di A. Bausani)

Sūrat al-Ankabut (dal vers. 28):

« E rammenta Lot allorché disse al suo popolo: "Voi davvero commettete nefandezze che non commise mai creatura alcuna prima di voi! V'accostate voi dunque agli uomini e vi date al brigantaggio e nelle vostre riunioni commettete azioni turpi?". E l'unica risposta del suo popolo fu: "Portaci dunque il castigo di Dio se sei davvero sincero!". »
(Corano 29:28-29 trad. di A. Bausani)

Sūrat al-Nisāʾ, (dal vers. 15):

« Se alcune delle vostre donne avran commesso atti indecenti, portate quattro vostri testimoni contro di loro, e se questi porteranno testimonianza del fatto, chiudetele in casa fin che le coglierà la morte o fin quando Dio apra loro una via. E se due di voi commettano atto indecente puniteli; ma se si pentono e migliorano la loro condotta lasciateli stare, ché Dio è perdonatore benigno. »
(Corano 4:15-16 trad. di A. Bausani)

Vedi anche Khalil el-Mumni

Una parte minoritaria degli studiosi afferma, al contrario, che il Corano proibirebbe solo il sesso omosessuale non consenziente, interpretando in maniera differente i riferimenti al "popolo di Lut".

Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

Epoca moderna[modifica | modifica sorgente]

L'omosessualità nella Sharīʿa[modifica | modifica sorgente]

La Sharīʿa - nelle sue costituenti coraniche e della Sunna - è la legge dell'Islam.

Nonostante ci sia un certo consenso riguardo al fatto che rapporti sessuali fra persone dello stesso sesso siano in violazione della Sharīʿa, ci sono differenze di opinione tra gli studiosi dell'Islam per quanto riguarda le punizioni, l'opera di riforma, e quali siano le prove che generalmente richieste prima che la pena fisica abbia luogo.

Nell'Islam sunnita ci sono otto Madhhab, o scuole legali, di cui solo quattro sono attualmente esistenti: la hanafita, la malikita, la sciafeita e la hanbalita. La principale scuola sciita è chiamata giafarita, ma ci sono anche la zaydita e la ismailita. Più di recente, molti gruppi hanno rifiutato la tradizione a favore dell'ijtihād, o interpretazione individuale. Di queste scuole, secondo Michael Mumisa, dell'istituto Al Mahdi di Birmingham:

  • La scuola hanafita non considera adulterio i rapporti omosessuali, e lascia la pena a discrezione del giudice. Molti dei più giovani studenti di questa scuola hanno esplicitamente scartato la pena di morte; alcuni la ammettono per un secondo crimine.
  • L'Imām Shāfiʿī considera il sesso omosessuale analogo agli altri zināʾ (sesso prematrimoniale, fuori dal matrimonio). Così, se si scopre che una persona sposata ha avuto rapporti omosessuali viene punita come un adultero (lapidato a morte), e una persona non sposata viene punita come fornicatore (frustato).
  • La scuola malikita dice che se si scopre che qualcuno (sposato o non) ha avuto rapporti omosessuali dovrebbe essere punito con la pena riservata agli adulteri.
  • Nella scuola giafarita, l'Āyatollāh iracheno Sayyid al-Khoʿī dice che qualsiasi persona colpevole di aver commesso atti omosessuali deve essere punita come un adultero.

È importante notare che la pena di un adultero richiede che ci siano quattro testimoni perché possa essere eseguita. Analogamente tutte le scuole richiedono la testimonianza di quattro uomini per applicare la pena prevista per i rapporti omosessuali. Tuttavia se può essere presentata una prova oggettiva (come test del DNA, fotografie, ecc.), si può rendere effettiva la pena senza i quattro testimoni.

Secondo lo studioso dell'Islam moderno Yūsuf al-Qaradāwī:

« I giuristi dell'Islam hanno avuto opinioni divergenti riguardo alla pena per questa pratica abominevole. Dovrebbe essere la stessa pena prevista per la zināʾ, o andrebbero uccisi sia il partecipante attivo che quello passivo? Anche se questa pena può sembrare crudele, gli è stato consigliato di mantenere la purezza della società islamica, e di mondarla dagli elementi pervertiti. »
(The lawful and the prohibited in Islam, p.165)

L'Islam ammira molto l'atto sessuale, come sacro rapporto spirituale. Pertanto aggravare la pena e presentare i quattro testimoni, sarebbe un atto di oscenità, che è un'offesa per la moralità del resto della società.

L'omosessualità nelle leggi delle nazioni islamiche contemporanee[modifica | modifica sorgente]

Un manifestante del gay pride di Londra del 2012 espone un cartello con la scritta "Sono musulmano e adesso sono orgoglioso e felice"
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Omosessualità e legge.

I rapporti omosessuali portano ufficialmente alla pena di morte in nove nazioni islamiche: Arabia Saudita, Iran, Nigeria, Mauritania, Pakistan, Sudan, Somalia, Somaliland e Yemen.[4]

Precedentemente si applicava la pena di morte per aver preso parte a rapporti omosessuali anche in Afghanistan, quando i Talebani erano al potere. La situazione legale degli Emirati Arabi Uniti non è chiara. In molte nazioni musulmane, come il Bahrain, il Qatar, l'Algeria e le Maldive, l'omosessualità è punita con il carcere, con pene pecuniarie, o pene corporali. In alcuni nazioni a maggioranza musulmana, come la Turchia, la Giordania, l'Egitto, o il Mali, i rapporti omosessuali non sono specificatamente proibiti dalla legge. In Egitto uomini apertamente gay sono stati oppressi perché vanno contro le leggi della moralità pubblica.

In Arabia Saudita, la pena più alta riservata agli omosessuali è l'esecuzione pubblica, ma più frequenti sono altre pene (ad esempio pene pecuniarie, incarcerazione, frustate..). Le retate contro gli omosessuali sono in genere organizzate per reprimere l'immigrazione clandestina.

La nazione che ha il più alto numero di esecuzioni capitali di omosessuali è l'Iran. Dalla rivoluzione islamica in Iran, il governo iraniano ha mandato a morte più di 4000 persone accusate di rapporti omosessuali. In Afghanistan dopo la caduta dei Talebani dal potere, l'omosessualità, che prima era un crimine che prevedeva la pena di morte, diventò punibile con sanzioni monetarie e incarcerazione.

Molte organizzazioni internazionali per i diritti umani, come Human Rights Watch e Amnesty International, condannano le leggi che considerano i rapporti omosessuali tra adulti consenzienti un crimine. Dal 1994 la commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite ha anche dichiarato che leggi di questo genere violano anche il diritto alla privacy garantito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e dal patto internazionale sui diritti civili e politici. Comunque, molte nazioni musulmane (ad eccezione della Turchia, che è stata governata da leggi laiche dal 1923 e che recentemente ha modernizzato le sue leggi per soddisfare i requisiti per entrare nell'Unione Europea) insistono nel dire che queste leggi sono necessarie per preservare la virtù e la moralità islamiche. Delle nazioni in cui la maggioranza della popolazione è musulmana, solo il Libano sta compiendo uno sforzo interno per legalizzare l'omosessualità.

Alcuni musulmani sono critici riguardo alle sanzioni previste contro l'omosessualità. Le ragioni dei musulmani contro la pena per l'omosessualità includono il fatto che alcune scuole legali (per esempio, la hanafita) la considerano ingiustificata, che non è specificata la pena capitale per l'omosessualità nel Corano, l'idea che la pena sia eccessivamente brutale, e l'opposizione all'idea che leggi dello Stato debbano essere fondate sulla religione. Anche l'introduzione della pandemia di AIDS nel mondo musulmano ha fatto scaturire altre discussioni sullo stato legale dell'omosessualità, dato che le sanzioni legali contro l'omosessualità hanno reso difficile la presenza di ogni programma educativo diretto alle categorie ad alto rischio di contagio.

Mentre le esecuzioni e altre sanzioni criminali limitano ogni movimento pubblico per i diritti gay, è impossibile apporre sanzioni criminali a ogni omosessuale che vive in una nazione musulmana, e tutti sono a conoscenza del fatto (ad esempio gli stranieri in vacanza) che alcuni giovani uomini sperimenteranno relazioni omosessuali come sfogo per i desideri sessuali nati da un amore naturale per lo stesso sesso. Queste relazioni omosessuali discrete e casuali, permettono agli uomini di avere rapporti prematrimoniali con un basso rischio di incorrere nelle sanzioni sociali e legali a cui dovrebbero sottostare se fossero stati coinvolti in un adulterio o in un rapporto esterno al matrimonio con una donna (in questo caso è più facile essere scoperti, dato che la donna potrebbe rimanere incinta o sperare di obbligare l'uomo a sposarla). Molti di questi uomini non si considerano gay o bisessuali dato che questi sono orientamenti sessuali. I musulmani fanno attenzione a non utilizzare queste etichette, ma le definizioni menzionate precedentemente.

Un problema collegato all'attuazione delle leggi contro l'omosessualità è che gli uomini sono incoraggiati a sviluppare amicizie intime con altri uomini, e le donne sono incoraggiate a sviluppare amicizie intime con altre donne, e così come conseguenza l'amore omosessuale sembra essere incoraggiato (ma non lo è il desiderio).

Dato che la legge islamica richiede che un certo numero di testimoni (a seconda che essi siano uomini o donne) dell'atto omosessuale testimonino davanti ai giudici, e l'Islam reputa davvero molto importante la privacy domestica, così le relazioni omosessuali che avvengono nel privato sono teoricamente fuori dal controllo della legge, a meno che non vengano rese pubbliche come nei casi in cui si è anche accusati di oscenità, furto, minaccia, assassinio ecc.

Paese Leggi contro l'omosessualità Pena Unioni omosessuali Leggi contro la discriminazione Adozione Commenti
Afghanistan ? ? No No ? ? - Non è noto se attualmente l'omosessualità sia considerata un crimine a causa dello stato d'incertezza generato dalle battaglie ancora in corso fra le forze NATO ed i guerriglieri Talebani, ma la pena di morte (imposta sotto i Talebani) non è più applicata. Il Codice Penale vigente dal 1976 prevede lunghi tempi di detenzione per l'adulterio e la pederastia.[2]
Vedi Diritti LGBT in Afghanistan.
Algeria Multa e fino a 3 anni di carcere - No No Vedi Diritti LGBT in Algeria.
Azerbaigian No - - No No Vedi Diritti LGBT in Azerbaigian.
Bahrain Solo nei confronti degli uomini Multa e fino a 10 anni di carcere - No No Vedi Diritti LGBT in Bahrein.
Bangladesh Dai 10 anni di carcere all'ergastolo - No No Vedi Diritti LGBT in Bangladesh.
Bosnia ed Erzegovina No - - No Nel 2003 è stata emanata le Legge sull'Uguaglianza di Genere.
Vedi Diritti LGBT in Bosnia ed Erzegovina
Brunei Multa e fino a 10 anni di carcere - No No Vedi Diritti LGBT in Brunei
Burkina Faso No - - No No Vedi Diritti LGBT in Burkina Faso.
Ciad No - - No No Vedi Diritti LGBT in Ciad.
Isole Comore No - - No No Vedi Diritti LGBT nelle Isole Comore.
Costa d'Avorio No - - No No Vedi Diritti LGBT in Costa d'Avorio
Gibuti Dai 10 ai 12 anni di carcere - No No Vedi Diritti LGBT a Gibuti.
Egitto No - No No No Vedi [3] e Diritti LGBT in Egitto.
Eritrea Dai 3 ai 10 anni di carcere - No No Vedi Diritti LGBT in Eritrea
Guinea Dai 6 mesi ai 3 anni di carcere - No No Vedi Diritti LGBT in Guinea
Guinea Bissau Lavori forzati - No No Pagina 17 di [4]
Vedi Diritti LGBT in Guinea Bissau.
Indonesia No - - No No Nel 2002 il parlamento nazionale emanò delle leggi che permisero alla provincia di Aceh di instaurare la Shari'a. Benché la legge sia applicata ai soli musulmani e, per esempio, nella città di Palemang nel sud di Sumatra siano state introdotte la galera e multe salate per il sesso omosessuale[5] nel 2003, la proposta di penalizzare a livello nazionale l'omosessualità è fallita.
Vedi Diritti LGBT in Indonesia.
Iran Dal carcere alla pena di morte per gli uomini. Per le donne la situazione è sconosciuta - No No Il governo si è ufficialmente servito di interventi di cambio di sesso per trattare il disturbo dell'identità di genere. La legge in Iran non è molto chiara ed è spesso abusata dagli ufficiali di governo. Per diversi anni non ci son state esecuzioni per omosessualità, nonostante si ritenga che i giovani Mahmoud Asgari e Ayaz Marhoni siano stati giustiziati per questo e non per stupro, come vorrebbe la versione ufficiale delle autorità iraniane.
Vedi Diritti LGBT in Iran.
Iraq No - - No No Attualmente nel codice iracheno non c'è nessuna legge che riguarda l'omosessualità. L'occupazione statunitense ha restaurato la legislazione del 1969. Nel 2001 le leggi furono modificate per introdurre la pena di morte per omosessualità. Attualmente nel paese degli squadroni continuano ad operare assassini di omosessuali. Vedi [6] e Diritti LGBT in Iraq.
Giordania No - - No No Sebbene l'omosessualità non sia considerata un crimine, si ha notizia di persone omosessuali vittime di "omicidi d'onore" da parte di banditi.
Vedi Diritti LGBT in Giordania.
Kazakhstan No - - No No Vedi Diritti LGBT in Kazakistan.
Libano Solo nei confronti degli uomini Multa e fino a un anno di carcere - No No Esiste una piccola campagna pubblica per legalizzare le relazioni omosessuali private fra adulti consenzienti.
Vedi Diritti LGBT in Libano.
Malesia Multa e fino a 20 anni di carcere - No No L'ex Primo Ministro Anwar Ibrahim, imprigionato proprio per omosessualità, ha fatto richiesta di abrogazione delle leggi che la puniscono. L'ex Primo Ministro Mahathir Mohamad ha recentemente confermato che l'accusa rivolta ad Anwar riguardo alla sua omosessualità era falsa. Sua figlia Marina Mahathir ha chiesto la fine delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale.[5] Comunque, durante il suo mandato, Mahathir ha avvisato i ministri omosessuali dei paesi stranieri di non portar con loro i rispettivi compagni durante la visita alla nazione.[6]
Vedi Diritti LGBT in Malaysia.
Maldive Solo nei confronti degli uomini Multa e fino a 10 anni di carcere - No No Vedi Diritti LGBT nelle Maldive.
Mali No - - No No Vedi Diritti LGBT a Mali.
Mauritania Pena di morte - No No Vedi Diritti LGBT in Mauritania.
Marocco Da 6 mesi a 3 anni - No No Vedi Diritti LGBT in Marocco.
Niger No - - No No Vedi Diritti LGBT in Niger.
Nigeria Da 5 a 14 anni e pena di morte - No No Le aree sotto la Shari'a hanno istituito la pena di morte sia per gli uomini che per le donne. Qualsiasi contenuto relativo a gruppi o associazioni che sostengono la causa GLBT che ne parlano o che la riguardano possono portare al carcere a vita.[7].
Vedi Diritti LGBT in Nigeria.
Oman Multa e fino a tre anni di carcere - No No Vedi Diritti LGBT in Oman
Pakistan Dai due anni all'ergastolo, previste 100 frustate e/o la pena di morte - No No La legge è applicata sia a uomini che alle donne. Vedi [7] e Diritti LGBT in Pakistan.
Qatar Multa e fino a 5 anni di carcere - No No Vedi Diritti LGBT in Qatar.
Arabia Saudita Pena di morte - No No Carcere, multe e torture possono essere pene alternative alla morte.
Vedi Diritti LGBT in Arabia Saudita
Senegal Da un mese a 5 anni di carcere - No No Vedi Diritti LGBT in Senegal.
Sierra Leone Ergastolo - No La Commissione Anti-Corruzione ha dichiarato in un comunicato che, nell'offerta di assunzione di personale competente e qualificato, opera una politica di assunzioni trasparente che vieta la discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale.
Vedi Diritti LGBT in Sierra Leone.
Somalia Dai tre mesi ai tre anni di carcere fino alla pena di morte - No No Le aree sotto la Shari'a hanno istituito la pena di morte sia per gli uomini che per le donne.
Vedi Diritti LGBT in Somalia.
Sudan Dai cinque anni di carcere alla pena di morte - No No Vedi Diritti LGBT in Sudan.
Siria Multa e fino a tre anni di carcere - No No Vedi Diritti LGBT in Siria.
Tagikistan No - - No No Vedi Diritti LGBT in Tagikistan.
Tanzania Multa e fino a 25 anni di carcere - No No A Zanzibar l'omosessualità maschile è punita con multe e fino a 25 anni di carcere. L'omosessualità femminile è punita con multe e fino a 7 anni di carcere.
Vedi Diritti LGBT in Tanzania.
Gambia Multa e fino a 14 anni di carcere - No No Vedi Diritti LGBT in Gambia.
Tunisia Multa e fino a tre anni di carcere - No No Vedi Diritti LGBT in Tunisia.
Turchia No - - No No Vedi Diritti LGBT in Turchia.
Turkmenistan Solo nei confronti degli uomini Multa e fino a due anni di carcere - No No Vedi Diritti LGBT in Turkmenistan.
Emirati Arabi Uniti Pena di morte - No No Vedi Diritti LGBT negli Emirati Arabi uniti.
Uzbekistan Solo nei confronti degli uomini Multa e fino a tre anni di carcere - No No Pene applicate solo al "Besoqolbozlik" (Sesso anale fra due individui di sesso maschile)[8][9].
Vedi Diritti LGBT in Uzbekistan.
Yemen Tortura e pena di morte - No No Vedi Diritti LGBT in Yemen.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Matters pertaining to Sex
  2. ^ El-Rouayheb, 2005, pp. 14–24
  3. ^ Murray and Roscoe, 1997, passim
  4. ^ [1]
  5. ^ BBC News | Asia-Pacific | PM's daughter slams Malaysian anti-gay group
  6. ^ BBC News | UK POLITICS | Gay ministers barred, Malaysia tells UK
  7. ^ thebacklot.com - Corner of Hollywood and Gay
  8. ^ Gay Uzbekistan - GayTimes
  9. ^ pagina 43 di

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Camilla Adang "Ibn Ḥazm on Homosexuality. A Case-study of Ẓāhirī Legal Methodology", in Al-Qanṭara, XXIV, 1 (2003), pp. 5–31.
  • Malek Chebel La cultura dell'harem: erotismo e sessualità nel Maghreb, a cura di Gianni De Martino, Bollati Boringhieri, Torino 2000.
  • Dag Øistein Endsjø Tra sesso e castità. Un viaggio fra dogmi e tabù nelle religioni del mondi. Odoya 2012, ISBN 978-88-6288-137-1
  • Vincenzo Patanè Arabi e noi: amori gay nel Maghreb (con un saggio di Gianni De Martino), DeriveApprodi, Roma 2002.
  • Vincenzo Patanè L'omosessualità nel Medio Oriente e nel Nord Africa, in Vita e cultura gay - Storia universale dell'omosessualità dall'antichità ai oggi (a cura di Robert Aldrich), Cicero, Venezia, 2007.
  • (EN) Khaled El-Rouayheb Before homosexuality in the Arab-Islamic world, 1500-1800, Chicago 2005.
  • (EN) J.W. Wright Homoeroticism in classical Arabic literature, New York 1997.
  • (DE) Arno Schmitt e Gianni de Martino Kleine Schriften zu zwischenmännlicher Sexualität und Erotik in der muslimischen Gesellschaft, Berlin, Gustav-Müller-Str. 10: A. Schmitt, 1985.
  • Brian Whitaker L'amore che non si può dire. Storie mediorientali di ragazzi e ragazze, Isbn Edizioni, Milano, 2008.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]