Persecuzione dell'omosessualità in Unione Sovietica

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La persecuzione dell'omosessualità in Urss ebbe inizio pochi anni dopo l'ascesa al potere di Stalin, e continuò, sia pure in forme attenuate, fino alla caduta stessa dell'URSS. In alcune nazioni nate dal disfacimento dell'URSS persistono tuttora persecuzioni che vanno dall'internamento in campi di lavoro forzato alla reclusione.

Una pagina di storia poco nota[modifica | modifica wikitesto]

Lo sgretolamento dell'Unione Sovietica dei primi anni novanta e con esso la fine del regime comunista nel Paese più esteso del mondo, ha portato alla luce una realtà sconosciuta: quella degli omosessuali perseguitati, condannati al carcere o ai lavori forzati in ambienti dove la temperatura invernale raggiungeva i quaranta gradi sotto zero e dove molti di loro hanno trovato la morte[1][2].

Fino all'epoca di Pietro il Grande, l'omosessualità in Russia era tollerata anche se sanzionata dalla Chiesa ortodossa con penitenze; tuttavia nel 1706 venne introdotto il rogo per chiunque fosse stato scoperto in un rapporto omosessuale.

Nel 1917, sotto il governo di Lenin, l'omosessualità venne decriminalizzata e fu permesso anche ai gay di entrare nel Partito Comunista dell'Unione Sovietica.[3]

Poi, nel 1923, l'omosessualità venne criminalizzata in Azerbaigian, poi in Uzbekistan nel 1926 e in seguito anche in Turkemistan.[4] Il concetto del rispetto della libertà dell'individuo permise alla legislazione sovietica sull'omosessualità d'essere indicata come valido esempio al "Congresso mondiale della Lega per le riforme sessuali", tenutosi a Copenaghen nel 1928. Nel 1930 l'omosessualità, sotto il governo di Stalin, venne riconosciuta come malattia [5] infatti Mark Serejskij, perito medico, poteva scrivere nella Grande enciclopedia sovietica che:

« La legislazione sovietica non riconosce reati cosiddetti contro la morale. Le nostre leggi partono dal principio della difesa della società, e quindi prevedono una punizione solo in quei casi in cui l'oggetto dell'interesse omosessuale sia un bambino o un minorenne... »

(Kon Igor, Soviet Homophobia[6])

Ma Serejskij continua nella stessa enciclopedia definendo la omosessualità una malattia difficile se non impossibile da curare, così "pur riconoscendo la scorrettezza dello sviluppo omosessuale [...] la nostra società combina misure terapeutiche e profilattiche con tutte le necessarie condizioni per rendere il conflitto che affligge gli omosessuali il meno doloroso possibile e per risolvere il loro tipico estraneamento dalla società all'interno del collettivo" (Sereisky, 1930, p. 593).[7] Anche il famoso psichiatra Vladimir Michajlovič Bechterev che testimoniò in quegli anni, durante un processo a carico di un omosessuale, come perito, dichiarò che "l'ostentazione pubblica di tali impulsi... è socialmente nociva e non può essere consentita"[8].

La svolta stalinista[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni trenta, sotto Stalin, iniziò però un periodo di repressione generale della sessualità (il "Termidoro sessuale") ed articoli contro l'omosessualità furono introdotti in tutti i codici penali delle Repubbliche sovietiche[6][9][10]. Col decreto del 17 dicembre 1933 e con la legge del 7 marzo 1934, l'omosessualità divenne di nuovo un reato.

Nel gennaio del 1936 Nikolai Krylenko, commissario del popolo (cioè ministro) per la giustizia, annunciò che:[11]

« l'omosessualità è il prodotto di decadenza delle classi sfruttatrici, che non hanno niente da fare [...] in una società democratica fondata su sani principi, per tali persone non c'è posto. »

L'omosessualità giunse così ad essere considerata "controrivoluzionaria" e una "manifestazione della decadenza della borghesia", tanto che nel 1952 fu scritto nella Grande enciclopedia sovietica:[9]

« L'origine dell'omosessualismo è collegata alle circostanze sociali quotidiane; per la stragrande maggioranza della gente che si dedica all'omosessualismo, tali perversioni si arrestano non appena la persona si trovi in un ambiente sociale favorevole [...]. Nella società sovietica con i suoi costumi sani, l'omosessualismo è visto come una perversione sessuale ed è considerato vergognoso e criminale. La legislazione penale sovietica considera l'omosessualismo punibile, con l'eccezione di quei casi in cui lo stesso sia manifestazione di profondo disordine psichico. »

Le repressione e i Gulag[modifica | modifica wikitesto]

Secondo l'articolo 121 del Codice penale della Repubblica Sovietica Russa, l'omosessualità (muzhelozhstvo) era punibile con la privazione della libertà per un periodo fino a 5 anni e, secondo l'articolo 121.2, nel caso di uso o minaccia d'uso di violenza fisica, o di sfruttamento della posizione dipendente della vittima, o di rapporti con minorenni, fino a 8 anni.[12]

Nei gulag si incarcerarono milioni di persone per i motivi più vari e disparati, compresa l'omosessualità, condannandole ai lavori forzati[13].

Dal 1934 ai primi anni del 1980 sono stati condannati, sulla base dell'articolo 121, circa cinquantamila uomini gay. La cifra dei gay incriminati cominciò a calare gradualmente solo nel 1990. Ancora nella prima metà del 1992 ci sono state condanne basate sulla legge soviética[6].

Il KGB, i servizi segreti sovietici, usarono la minaccia di denuncia dell'omosessualità (vera o falsa) per spaventare gli intellettuali russi. Di conseguenza, vennero condannati per omosessualità architetti, artisti e leader pubblici o di partito che erano caduti in disgrazia. Questo ha provocato tra gli uomini gay un clima reale di terrore che, tra le altre cose, ha impedito lo sviluppo di un'auto-coscienza o di una cultura LGBT[6][10].

L'abolizione delle leggi antiomosessuali[modifica | modifica wikitesto]

Le prime repubbliche ad abolire gli articoli contro l'omosessualità furono, dopo la disgregazione dell'Unione Sovietica, la Lituania, la Lettonia, l'Estonia e l'Ucraina, ma la necessità di ottenere un posto nel Consiglio d'Europa e quindi di mostrare una Russia nuova e liberale, indusse Boris El'cin ad abolire con un emendamento il 29 aprile 1993 l'articolo 121, pur mantenendo la punizione per i reati legati alla violenza ed alla coercizione.

Nel 1993 l'omosessualità, dopo la riforma generale del codice penale, era ancora contemplata nell'articolo 132, intitolato Omosessualità o soddisfazione di passione sessuale in altre forme pervertite.

L'amore fra soggetti adulti venne quindi ad essere legale, ma l'omosessualità continuava ad essere vista come una patologia psichiatrica e come una perversione. I legislatori poi fecero una grande confusione, tanto che l'articolo 144 prevedeva che il rapporto sessuale rappresentasse comunque una forma di "coercizione autorizzata". Nel 1995 la Duma approvò la riforma, ma il presidente Boris Nikolaevič El'cin ed il Consiglio della federazione la respinsero. Si tentò quindi un miglioramento e nel 1997 si arrivò finalmente a elaborare il Capitolo 18, sui "Delitti nella sfera dei rapporti sessuali".

Per la prima volta comparve nel codice penale il lesbismo, autorizzato fra donne adulte consenzienti, ma condannato in presenza di atti di violenza. L'articolo 132 dello stesso capitolo condannava, al comma 3/b, il grave danneggiamento alla salute, infezione da Hiv o altre conseguenze gravi. E infatti tuttora la permanenza in Russia di uno straniero oltre i tre mesi prevede, per il visto, una certificazione di sieronegatività da parte di una clinica pubblica.

In compenso, con la stesura del nuovo articolo si parlò, per la prima volta, di uguaglianza di genere di fronte al reato sessuale, e l'età del consenso venne stabilita infine per tutti, donne e uomini, gay ed etero, alla medesima età, 14 anni.

Oltre l'Urss[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Diritti LGBT in Russia.

Il clima culturale vieta tutt'oggi ai politici post-sovietici di affrontare la tematica dei diritti dei gay e delle lesbiche, in quanto temono di calpestare il concetto della "difesa della famiglia tradizionale russa" e quindi di perdere consensi.

Chi ha provato a farlo, paradossalmente, è stato il reazionario Vladimir Žirinovskij, forse per mostrare un atteggiamento liberale ma, pensando che la sua fosse solo una provocazione, non venne preso sul serio.[senza fonte]

A tutt'oggi il mondo politico e quello gay sembrano in Russia essere ancora due cose separate, tanto che viene ad essere cosa difficile e pericolosa organizzare un semplice Gay Pride o una manifestazione per i diritti dei gay in gran parte dei Paesi post-sovietici[14][15][16][17].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Kevin Moss, Russia, in Haggerty George (a cura di), Encyclopedia of Gay Histories and Cultures, Routledge, 2013, p. 757, ISBN 978-1-135-58506-8. URL consultato il 26 maggio 2016.
  2. ^ Pierre Albertini, Gulag, in Louis-Georges Tin (a cura di), Diccionario Akal de la homofobia, Madrid, Akal, 2012, pp. 254-255, ISBN 978-84-460-2171-1.
  3. ^ John N. Hazard, Unity and Diversity in Socialist Law, in Law and Contemporary Problems, vol. 30, nº 2, Duke University School of Law, primavera 1965, DOI:10.2307/1190515.
  4. ^ Dan Healey, GLQ 8:3 Homosexual Existence and Existing Socialism New Light on the Repression of Male Homosexuality in Stalin's Russia, 200, pp. 349–378.
  5. ^ [West, Green. Sociolegal Control of Homosexuality: A Multi-Nation Comparison. p. 224.]
  6. ^ a b c d (EN) Igor Kon, Soviet Homophobia, su Gay.Ru, 1998. URL consultato il 23 novembre 2015 (archiviato dall'url originale il 14 aprile 2012).
  7. ^ ENGLISH.GAY.RU - Soviet Homophobia
  8. ^ James D. Steakley, Gay Men and the Sexual History of the Political Left, citato da Laura Engelstein in Soviet Policy Toward Male Homosexuality: Its Origins and Historical Roots Princeton University, p. 167.
  9. ^ a b Citato in "Urss e omosessualità" a cura del prof. Igor Kon, traduzione a cura di Giovanni Dall'Orto dal sito Gay.Ru.
  10. ^ a b (EN) Russia, su Resource Information Center, Official Website of the Department of Homeland Security, 8 maggio 1998. URL consultato il 21 novembre 2015.
  11. ^ Citato in Sociolegal Control of Homosexuality: A Multi-Nation Compariso, a cura di Donald J. West e Richard Green, Springer Science+business Media, 1997. ISBN 978-0-306-45532-2
  12. ^ www.oliari.com / Comunismo e omosessualità - L'omofobia sovietica
  13. ^ (ES) La vida sexual en la Unión Soviética - Jot Down Cultural Magazine, in Jot Down Cultural Magazine, 6 luglio 2013. URL consultato il 3 dicembre 2016.
  14. ^ Carol Morello, Acceptance of gays in society varies widely, in Washington Post, 4 giugno 2013.
  15. ^ Tom W. Smith, Cross-national differences in attitudes toward homosexuality (PDF), Charles R. Williams Institute on Sexual Orientation (UCLA Law School), abril de 2011.
  16. ^ Public opinion poll: Majority of Russians oppose gay marriages and a gay President but support ban on sexual orientation discrimination, Gayrussia.ru, 19 maggio 2005. URL consultato il 26 maggio 2009 (archiviato dall'url originale il 5 dicembre 2015).
  17. ^ 87% of Russians oppose gay parades, in The Moscow Times, 12 marzo 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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