Chiesa ortodossa russa

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Chiesa ortodossa russa
Saint Basil Cathedral, Moscow.jpg
Cattedrale di San Basilio, Mosca
FondatoreSant'Andrea apostolo
San Vladimir I di Kiev[1][2]
Fondata988 - Battesimo della Rus'
1448 - Autocefalia de facto
1589 - Autocefalia de iure
AssociazioneChiesa ortodossa
DiffusioneRussia Russia
Bielorussia Bielorussia
Ucraina Ucraina
Moldavia Moldavia
Estonia Estonia
Lettonia Lettonia
Lituania Lituania
Azerbaigian Azerbaigian
Kazakistan Kazakistan
Kirghizistan Kirghizistan
Tagikistan Tagikistan
Turkmenistan Turkmenistan
Uzbekistan Uzbekistan
Giappone Giappone
Cina Cina
LinguaSlavo ecclesiastico
RitoBizantino
PrimatePatriarca Cirillo I
SedeMonastero Danilov, Mosca
Fedeli150.000.000
Altri nomiPatriarcato di Mosca
Sito ufficialewww.patriarchia.ru/, www.patriarchia.ru/md/, www.patriarchia.ru/ua/, www.patriarchia.ru/gr/ e www.patriarchia.ru/en/

La Chiesa ortodossa russa (in russo: русская православная церковь?, traslitterato: Russkaja Pravoslavnaja Cerkov'), o Patriarcato di Mosca (in russo: Московский Патриархат?, traslitterato: Moskovskiy Patriarkhat), è una Chiesa ortodossa autocefala, guidata dal Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, precedentemente in comunione con tutte le Chiese ortodosse calcedonesi, tra le quali occupava il quinto posto, dopo il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, il Patriarcato greco-ortodosso di Alessandria, la Chiesa greco-ortodossa di Antiochia e la Chiesa greco-ortodossa di Gerusalemme.

Dal 2018, per decisione del sinodo dei vescovi russi, non è più in comunione con il solo Patriarcato di Costantinopoli, "primo tra pari" tra i patriarchi ortodossi, in seguito alla decisione da parte di quest'ultimo di riammettere alla piena comunione la Chiesa ortodossa ucraina (Patriarcato di Kiev), guidata da Filarete Denisenko, separatasi in precedenza dal Patriarcato di Mosca e per questo scomunicata.[3][4]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa russa fa risalire le sue origini al battesimo del principe Vladimir I di Kiev nel 988 (Vedi Conversione al cristianesimo della Rus' di Kiev).

Vescovi ortodossi russi (Charkov, 1924). Da sinistra a destra: il vescovo di Aleksandrov Stefan (Andriashenko), il vescovo di Sumy Konstantin (D'jakov), il vescovo di Starobel' Pavel (Kratirov), il vescovo di Ufa Boris (Shipulin), il vescovo di Elizavetgrad Onufrij (Gagaliuk), il vescovo di Glukhov Damaskin (Tsedrik), il vescovo di Mariupol' Antonij (Pankeev).

La Cronaca degli anni passati riferisce che nel 987, dopo una consultazione con i boiardi, Vladimir inviò dei messi nelle nazioni confinanti, i cui rappresentanti lo avevano invitato ad abbracciare le rispettive fedi, al fine di valutare quale fosse la religione migliore per il proprio regno. Il risultato è descritto nella seguente legenda apocrifa. Gli inviati riferirono che tra i musulmani della Bulgaria del Volga non c'era letizia ma solo tristezza e una grande puzza e che la loro religione era da evitare a causa dei suoi divieti contro il consumo d'alcool e di carne di maiale; a questi Vladimir aveva allora risposto "Bere è la gioia della Russia".

Le fonti russe descrivono anche l'incontro del Principe con gli inviati ebraici (che potevano essere Cazari). Dopo averli interrogati a fondo sulla loro religione rifiutò di convertirsi alla stessa con il pretesto che la perdita di Gerusalemme evidenziava che i fedeli ebraici erano stati abbandonati da Dio. Per ultimo Vladimir chiese dei cristiani. Nelle cupe chiese tedesche i suoi emissari gli riferirono che non c'era bellezza, ma dell'Hagia Sophia di Costantinopoli riferirono: "Noi non sapevamo se fossimo in cielo o sulla terra". Vladimir convertì il proprio popolo alla religione cristiana di rito greco ortodosso.

Kiev divenne capoluogo di una nuova provincia ecclesiastica, posta sotto la giurisdizione del Patriarcato di Costantinopoli. Successivamente il metropolita di Kiev dovette trasferirsi a Vladimir (1299) e quindi a Mosca (1325). L'ultimo metropolita fu destituito ed esiliato nel 1441, a seguito del rifiuto da parte del sinodo dei vescovi della Chiesa russa di accettare l'Unione di Firenze.

Nel 1448 il sinodo dei vescovi, che rappresentava tutto il popolo di Dio inteso come unione di clero e laicato, sancì la separazione della Chiesa russa dal Patriarcato di Costantinopoli. Da allora essa divenne autocefala. Il vescovo di Rjazan', Giona, fu eletto Metropolita di Mosca e di tutta la Russia senza chiedere l'approvazione di Costantinopoli. Solo nel 1589 il Patriarca di Costantinopoli Geremia II Tranos formalizzò, con il suo decreto, la nomina del metropolita Giobbe a patriarca di Mosca e di tutta la Russia.

Nel 1654 dopo l'elezione del patriarca Nikon fu riunito il sinodo dei vescovi al fine di ristabilire l'uniformità tra le pratiche liturgiche della Chiesa greca e di quella russa. Un secondo sinodo, tenutosi a Mosca nel 1656, approvò la revisione delle opere così come disposta dal primo concilio e lanciò un anatema sulla minoranza dissidente, che includeva una fazione dei Zelatori della Pietà e il Vescovo Pavel di Kolomna. Le riforme coincisero con la grande peste che sconvolse la Russia nel 1654 e con il periodo di terrore causato dall'approssimarsi del 1666, che molti russi credevano si sarebbe rivelato l'anno dell'apocalisse. Raskol è il nome dato allo scisma che portò alla divisione della Chiesa russa in Chiesa ortodossa ufficiale e movimento dei vecchi credenti.

Nel 1700 dopo la morte del patriarca Adriano il nuovo Patriarca non fu eletto e sostituito da un luogotenente. Il patriarcato fu abolito da Pietro il Grande il 25 gennaio 1721 e sostituito dall'istituzione del Santissimo Sinodo Governativo, i cui membri variavano da 10 a 12 membri, tra cui il Metropolita di Mosca, con a capo con un procuratore imperiale. Il Santissimo Sinodo fu abolito il 6 aprile 1918 in seguito alla rivoluzione d'ottobre e il patriarcato di Mosca fu ristabilito.

Patriarca Tichon, Mosca

Il 28 ottobre (17 novembre) 1917 al sinodo dei vescovi di tutta la Russia fu restaurato il Patriarcato. Primo patriarca dopo il lungo periodo sinodale fu scelto il 5 novembre Tichon, già eletto in giugno metropolita di Mosca (poi intronizzato il 4 dicembre).

Dopo la rivoluzione d'ottobre la Chiesa venne perseguitata perché considerata parte della fazione anti-bolscevica e molti membri del clero vennero incarcerati o uccisi dal nuovo regime. Dopo la morte di patriarca Tichon avvenuta nel 1925, il posto di Patriarca rimase vacante. Solo nel 1937 fu eletto il nuovo patriarca Sergio I.

Negli anni venti, a seguito della rivoluzione d'ottobre, la comunità ortodossa russa all'estero si rese protagonista di uno scisma, rifondando la Chiesa ortodossa russa all'estero. La Chiesa scismatica ebbe la sua sede dapprima in Serbia, poi negli Stati Uniti a Jordanville.

A seguito di un riavvicinamento tra le due Chiese, il 17 maggio 2007 lo scisma si è ricomposto [1], con la firma di un atto di riunificazione da parte del patriarca russo Alessio II e del Metropolita Lavr, capo del Sinodo della Chiesa russa all'estero, nella Cattedrale del Cristo Salvatore di Mosca. A seguito della firma, le due delegazioni hanno celebrato congiuntamente l'Eucaristia.

Nel 2000 è sorto il problema dell'Estonia. Divenuta l'Estonia indipendente, i suoi vescovi avevano chiesto per la loro Chiesa l'autocefalia. Offesi dal diniego moscovita ed ancor più risentiti poiché il patriarca Alessio II di padre pietroburghese, era nato in Estonia, si sono rivolti a Costantinopoli che li ha accontentati. Da allora, nel canone delle Liturgie del clero della Chiesa ortodossa russa, non si è più fatto, per qualche tempo, memoria del Patriarca di Costantinopoli. Il 27 luglio 2008, i due Patriarchi hanno concelebrato la Divina Liturgia a Kiev nell'occasione del 1020º anniversario del Battesimo della Russia [2], e si sono incontrati in seguito, deludendo in questo i progetti di manomessa sulla Chiesa del governo ucraino.

Patriarca Cirillo I nel giorno della sua intronizzazione, 1º febbraio 2009, Mosca

Il 1º febbraio 2009, dopo la morte del patriarca Alessio II avvenuta nel novembre 2008, il Metropolita di Kaliningrad e Smolensk Cirillo I fu eletto nuovo patriarca di Mosca e di tutta la Russia.

Organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Eparchie della chiesa ortodossa russa.

Secondo i dati ufficiali al 12 dicembre 2008, la Chiesa ortodossa russa contava 157 diocesi in vari paesi e 29.263 parrocchie. Nel 1993 le diocesi erano 92. Vi sono 804 monasteri, dei quali in Russia 234 maschili e 244 femminili, nei paesi ex-URSS 142 maschili e 153 femminili, mentre negli altri paesi 3 maschili e 3 femminili. Vi sono 30.670 persone di clero di cui 27.216 preti e 3.454 diaconi. La Chiesa dispone inoltre di 11.051 scuole domenicali, 5 accademie, 3 università ortodosse, 2 università teologiche, 38 seminari, 39 collegi spirituali di totale 87 enti di istruzione. Inoltre vi sono 29 monasteri di tipo stauropegico, 203 podvorije e 65 skita.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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