Patriarca (cristianesimo)

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Patriarca (dal greco antico πατήρ ἄρχων patèr àrchon, cioè "padre-capo") è un alto titolo tra i vescovi delle Chiese che accettano la successione apostolica, in particolare nella religione ortodossa e cattolica. L'ufficio, la diocesi e il gruppo di diocesi soggette all'autorità del patriarca sono detti Patriarcato e ancora si indicano come patriarcali la diocesi e la chiesa che sono sede del patriarcato e del patriarca.

Patriarchi delle Chiese cristiane[modifica | modifica sorgente]

Chiesa cattolica[modifica | modifica sorgente]

Ornamenti estriori per lo scudo di patriarca della Chiesa cattolica.

Per i cattolici la dignità patriarcale è subordinata alla dignità pontificia del Vescovo di Roma, come Vicario di Cristo e capo del Collegio episcopale. All'interno di tale riconoscimento del primato papale, detto comunione, la Chiesa cattolica riconosce una serie di Chiese con proprio rito e propria giurisdizione, dette Chiese sui iuris. A capo delle più antiche di queste vi sono dei Patriarchi. Nella Chiesa latina, che è quella chiesa che riconosce nel Papa anche il proprio patriarca (sebbene papa Benedetto XVI non abbia più utilizzato il connesso titolo di Patriarca d'Occidente), vi sono ancora dei Patriarchi, il cui titolo è però solo onorifico, non comportando alcuna particolare giurisdizione. Le giurisdizioni dei Patriarchi orientali, che possono essere anche cardinali, corrispondono invece, in linea di massima, a tutti i fedeli del proprio rito.

Si hanno così:

Lo stemma dei patriarchi cattolici ha quindici fiocchi per parte, e si distingue da quello dei cardinali per il colore verde, anziché rosso.

Chiesa ortodossa[modifica | modifica sorgente]

Nelle chiese ortodosse e orientali quello di Patriarca è il titolo del vescovo a capo di una Chiesa autocefala, cioè di una chiesa che ha appunto un proprio capo.

Fra i Patriarchi ortodossi il Patriarca di Costantinopoli occupa tradizionalmente un posto speciale, espresso nel titolo di patriarca ecumenico cioè "patriarca comune" (dal greco oikomene, "abitare insieme").

Si hanno così i patriarchi delle chiese in comunione con Costantinopoli:

Vi sono poi i patriarchi delle Chiese non in comunione con Costantinopoli:

Storia dell'istituzione patriarcale[modifica | modifica sorgente]

I nomi dei dignitari cristiani derivano originariamente dalla vita civile (vescovo, diacono), e altre volte delle dignità giudaiche (presbitero). Il termine patriarca appartiene a quest'ultima categoria.

Nella Chiesa dei primi tre secoli ci furono dignità ecclesiastiche con i diritti e le prerogative dei patriarchi, ma solo in seguito troviamo menzione esplicita di questo titolo. Per la prima volta il termine patriarca (come Patriarca d'Occidente) compare riferito a papa Leone I in una lettera di Teodosio II. Ma in questa fase patriarca è un titolo onorevole che può essere dato a ogni vescovo. San Gregorio Nazianzeno dice: "i vescovi anziani, o meglio, i patriarchi". Ancora nel V e nel VI secolo Celidonio di Besançon e Nicezio di Lione sono chiamati patriarchi.

Gradualmente – a partire dall'ottavo e dal IX secolo – il termine diventa un titolo ufficiale, usato solo per denotare un definito grado della gerarchia, quello di vescovo-capo che presiedeva i metropoliti come i metropoliti presiedevano i loro vescovi suffraganei, restando soggetti solo al primo patriarca, quello di Roma.

I canoni più antichi ammettono solo tre Patriarchi: i Vescovi di Roma, Alessandria e Antiochia. Il successore di San Pietro ha il primo posto e riunisce nella sua persona tutte le dignità. Egli non solo era Vescovo, ma Metropolita, Primate e Patriarca.

Prima del Concilio di Nicea (325) due Vescovi orientali, quelli di Alessandria e di Antiochia, avevano autorità patriarcale sopra vasti territori. Il Vescovo di Alessandria divenne il capo di tutti i vescovi e metropoliti d'Egitto; il vescovo di Antiochia ebbe lo stesso ruolo in Siria e lo estese in Asia Minore, Grecia e al resto dell'Oriente.

Quando i pellegrini cominciarono ad affluire nella Città santa di Gerusalemme, il Vescovo di Gerusalemme, iniziò ad essere considerato più di un semplice suffraganeo di Cesarea. Il Concilio di Nicea gli diede un primato d'onore, fatti salvi i diritti metropolitani di Cesarea. Giovenale di Gerusalemme (420-458) riuscì infine, dopo molte dispute, a mutare il titolo onorario in un vero patriarcato di diritto. Il Concilio di Calcedonia (451) separò la Palestina e l'Arabia (Sinai) da Antiochia e costituì il Patriarcato di Gerusalemme.

La novità più importante, e quella che suscitò più obiezioni, fu la promozione di Costantinopoli al rango patriarcale. Dopo che Costantino fece di Bisanzio la "Nuova Roma", il suo vescovo, un tempo suffraganeo di Eraclea, pensò di dovere essere secondo soltanto, se non pari, al Vescovo di Roma. Per secoli i Papi si opposero a questa ambizione. Nel 381 il Concilio di Costantinopoli dichiarò che: "Il Vescovo di Costantinopoli avrà il primato d'onore dopo il Vescovo di Roma, perché Costantinopoli è la Nuova Roma". I Papi (Damaso, Gregorio Magno) rifiutarono di confermare questo canone. Nonostante ciò Costantinopoli crebbe nel favore dell'imperatore. Calcedonia stabilì Costantinopoli come patriarcato con giurisdizione sull'Asia Minore e sulla Tracia e gli diede il secondo posto dopo Roma. Papa Leone I (440-461) rifiutò questo canone, che era stato approvato in assenza dei suoi legati. Solo nel Concilio Lateranense IV (1215) il secondo posto fu del Patriarca Latino di Costantinopoli; nel 1439 il Concilio di Firenze lo diede al Patriarca greco.

Insegne[modifica | modifica sorgente]

I patriarchi della Chiesa cattolica indossano gli abiti vescovili color paonazzo[1]. I patriarchi di Venezia e di Lisbona non ancora cardinali rappresentano un'eccezione, infatti hanno diritto di indossare vesti cardinalizie (fatta eccezione per la berretta rossa con fiocco, in modo tale da non essere confusa con quella senza fiocco imposta dal papa durante il concistoro). A differenza dei porporati, il colore rosso delle loro vesti non è marezzato. Per quanto riguarda la sede veneziana, il patriarca non cardinale fa uso della porpora da tempi immemori mentre per quanto concerne la sede di Lisbona la pratica acquisisce validità a partire dal 1717, con il pontificato di papa Clemente XI.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Istruttoria sulle vesti, i titoli e le insegne di Cardinali, Vescovi e Prelati minori firmata dal cardinale Amleto Giovanni Cicognani, Ut sive sollicite, 31 marzo 1969

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]