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Arcidiocesi di Udine

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Arcidiocesi di Udine
Archidioecesis Utinensis
Chiesa latina
Regione ecclesiasticaTriveneto
 
Mappa della diocesi
Provincia ecclesiastica
Provincia ecclesiastica della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Diocesi suffraganee
senza suffraganee
 
Arcivescovo metropolitaRiccardo Lamba
Vicario generaleDino Bressan
Arcivescovi emeritiAndrea Bruno Mazzocato
Presbiteri285, di cui 226 secolari e 59 regolari
1 657 battezzati per presbitero
Religiosi68 uomini, 412 donne
Diaconi19 permanenti
 
Abitanti487 800
Battezzati472 500 (96,9% del totale)
StatoItalia
Superficie4 726 km²
Parrocchie374 (8 vicariati)
 
Erezione6 luglio 1751
Ritoromano
CattedraleSanta Maria Annunziata
Santi patroniSanti Ermagora e Fortunato
IndirizzoVia Treppo 7, 33100 Udine, Italia
Sito webwww.diocesiudine.it
Dati dall'Annuario pontificio 2023 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia
Il duomo di Cividale del Friuli insignito del titolo di basilica minore.
Il palazzo arcivescovile di Udine e la chiesa di Sant'Antonio.

L'arcidiocesi di Udine (in latino Archidioecesis Utinensis) è una sede metropolitana senza suffraganee della Chiesa cattolica in Italia appartenente alla regione ecclesiastica Triveneto. Nel 2022 contava 472 500 battezzati su 487 800 abitanti. È retta dall'arcivescovo Riccardo Lamba.

L'arcidiocesi comprende l'ex provincia di Udine, eccetto 11 comuni della Bassa friulana orientale appartenenti all'arcidiocesi di Gorizia e storicamente appartenuti alla contea e provincia di Gorizia; e la frazione Pozzis di Verzegnis, facente parte della diocesi di Concordia-Pordenone.

Sede arcivescovile è la città di Udine, dove si trova la cattedrale di Santa Maria Annunziata. Nel territorio sorgono anche due basiliche minori: il santuario della Beata Vergine delle Grazie a Udine, e il duomo di Santa Maria Assunta a Cividale del Friuli. Il cosiddetto Tempietto longobardo, o oratorio di Santa Maria in Valle, a Cividale del Friuli, è iscritto alla lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO dal giugno 2011.

Il territorio si estende su 4 726 km² ed è suddiviso in 374 parrocchie, raggruppate dal 2018 in 8 foranie, a loro volta articolate in 54 collaborazioni pastorali[1].

Lo stesso argomento in dettaglio: Parrocchie dell'arcidiocesi di Udine.

L'arcidiocesi fu eretta il 6 luglio 1751 con la bolla Iniuncta nobis di papa Benedetto XIV, con la quale il pontefice ratificava un accordo tra i governi austriaco e veneziano, che prevedeva la soppressione del patriarcato di Aquileia e la sua divisione in due nuove circoscrizioni ecclesiastiche: l'arcidiocesi di Udine, cui fu assegnata la giurisdizione sulle terre sotto il dominio della Serenissima; e l'arcidiocesi di Gorizia, cui toccarono le terre sotto il dominio asburgico.

Con la bolla Iniuncta nobis perciò il papa soppresse il patriarcato e contestualmente eresse l'arcidiocesi di Udine. Questa decisione fu confermata dallo stesso papa con la bolla Suprema dispositione del 19 gennaio 1753[2], con la quale il pontefice definì tutte le questioni accessorie, tra cui le diocesi suffraganee della nuova sede metropolitana, ossia tutte quelle dell'antico patriarcato in territorio veneziano: Padova, Vicenza, Verona, Treviso, Ceneda, Belluno, Feltre, Concordia, Capodistria, Emonia, Parenzo e Pola.

Fu nominato primo arcivescovo il patriarca di Aquileia Daniele Dolfin, che mantenne anche il titolo di patriarca fino alla morte.

Il 1º maggio 1818, in forza della bolla De salute Dominici gregis di papa Pio VII, Udine divenne semplice vescovato, soggetto alla sede metropolitana di Venezia. Nello stesso anno avvennero importanti modifiche territoriali: venne ceduto alla diocesi di Gorizia e Gradisca il territorio degli attuali decanati di Monfalcone e di Ronchi; alla diocesi di Concordia furono assegnate sette parrocchie (Castello d'Aviano, Erto, Cimolais, Claut, Corbolone, Sesto e Torrate, e anche la zona di Saletto-Bando, priva di una propria autonomia e inclusa nella giurisdizione di Morsano), e alla diocesi di Ceneda altre otto parrocchie (San Polo di Piave, Rugolo, Sarmede, Godega, Orsago, Pinidello, Caneva, Stevenà). Nel contempo ricevette da Venezia la zona di Latisana, e da Concordia altre quattro parrocchie (Rivis, Turrida, Grions e Redenzicco).[3]

Il 30 aprile 1846 le parrocchie cadorine dei distretti di Pieve e di Auronzo furono staccate dalla diocesi di Udine ed aggregate alla diocesi di Belluno con la bolla Universalis Ecclesiae regimen di papa Gregorio XVI.[4]

Papa Pio IX, anche per le sollecitazioni del cardinale Fabio Maria Asquini[5], con la bolla Ex catholicae unitatis[6] del 14 marzo 1847 elevò nuovamente la diocesi al rango sede metropolitana senza suffraganee.

Il 20 febbraio 1932 in seguito alla bolla Quo Christi fideles di papa Pio XI incorporò il decanato di Tarvisio, fino allora appartenente alla diocesi di Gurk, e la parrocchia di Fusine in Valromana, fino allora appartenente alla diocesi di Lubiana.

Dal 10 al 17 settembre 1972 Udine ospitò il XVIII Congresso eucaristico nazionale italiano, a cui intervenne come legato pontificio il cardinale Antonio Poma.

Ereditato dall'antico patriarcato, l'arcivescovo di Udine mantiene il privilegio di indossare l'abito corale, lo zucchetto, la fascia e la filettatura della talare di un colore rosso abbrunato rispetto alla porpora cardinalizia (anche in seta moiré), detto "rosso patriarchino"[7]. Questo privilegio, a differenza di quello dato ad alcuni arcivescovi di vestire la porpora cardinalizia, viene goduto anche al di fuori della propria giurisdizione[8]. Lo stemma degli arcivescovi di Udine prevede il galero verde, foderato in rosso patriarchino.

All'arcivescovo spetta il titolo onorifico di abate di Rosazzo.

Cronotassi dei vescovi

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Si omettono i periodi di sede vacante non superiori ai 2 anni o non storicamente accertati.

L'arcidiocesi nel 2022 su una popolazione di 487 800 persone contava 472 500 battezzati, corrispondenti al 96,9% del totale.

Anno Popolazione Presbiteri Diaconi Religiosi Parrocchie
battezzati totale % n. secolari regolari battezz. per
presbitero
uomini donne
1950534 750535 000100,0901819825932151 245488
1969497 600497 812100,0834739955961251 363406
1980501 357508 47098,671460211270211531 015487
1990480 550495 55097,0573518558381083891373
1999478 500488 00098,15074129594314121787373
2000477 900488 00097,94954059096515116777373
2001478 000488 00098,04913969597314120767373
2002478 000488 00098,04793849599714120757373
2003478 000488 50097,9457367901 04516115757373
2004478 000488 50097,9438348901 09116115757373
2010484 898505 01896,0398316821 2182199506374
2014494 000514 00096,1344271731 4362887511379
2017483 900500 70096,6326257691 4842983465374
2020485 000501 76396,7304245591 5952971433374
2022472 500487 80096,9285226591 6571968412374
  1. Le collaborazioni pastorali e le nuove foranie, su diocesiudine.it.
  2. Testo della bolla in Cappelletti, op. cit., pp. 842-858.
  3. (LA) Bolla De salute dominici gregis, in Bullarii romani continuatio, Tomo XV, Romae, 1853, pp. 36-40.
  4. (LA) Bolla Universalis Ecclesiae regimen, Acta Gregorii Papae XVI, vol. III, Romae, 1902, pp. 529-531.
  5. ASQUINI / ASCUÌN Fabio Maria, su friul.net – Dizionario biografico friulano.
  6. Testo della bolla in Cappelletti, op. cit., pp. 867-871. In questa bolla si afferma che l'arcidiocesi udinese fu eretta con la Suprema dispositione del 1753.
  7. Giuseppe Cappelletti, Le Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, IX, 1851, p. 258.
  8. don Alberto Zanier, DE COLORE RUBRO UTINENSIS ANTISTITIS VULGO “PATRIARCHINO” (PDF), Resia, Settembre 2024. URL consultato il 30 agosto 2025 (archiviato dall'url originale il 22 febbraio 2025).
  9. Dal 1803 al 1807 la sede fu amministrata dal vicario capitolare mons. Mattia Cappellari da Pesariis, canonico penitenziere della Metropolitana, nel 1807 fu nominato arcivescovo Vittorio Filippo Melano, vescovo di Novara che, però, rinunciò per motivi d'età (vedi sito ufficiale, su webdiocesi.chiesacattolica.it (archiviato dall'url originale il 20 ottobre 2014).)
  10. Contestualmente nominato patriarca titolare di Costantinopoli.

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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Controllo di autoritàVIAF (EN) 157830377 · ISNI (EN) 0000 0001 1092 6059 · SBN UBOV144317