Autocefalia

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In ambito ecclesiastico, autocefalia (in greco αυτοκεφαλία) indica lo statuto giuridico e canonico di una Chiesa che, pur mantenendosi fedele ad una determinata confessione religiosa di antica tradizione (ortodossa, miafisita, nestoriana ecc.) comune ad altre Chiese “sorelle” e alla Chiesa “madre”, ottiene il diritto di amministrarsi in modo indipendente. A livello amministrativo, rappresenta lo status di una Chiesa il cui capo non riconosce alcuna autorità di governo ecclesiale al di sopra del proprio ministero.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa "cattolica", ossia "universale", fondata dagli Apostoli e poi consolidata dai primi Pontefici durante la fase di massima espansione dell'Impero romano, era dotata di una precisa gerarchia ecclesiale.

Quando, in seguito ad un Concilio ecumenico o ad un Sinodo locale, il Patriarca di una delle cinque sedi della Pentarchia (in cui era suddivisa la Chiesa in età imperiale) approva e riconosce il distacco di una Provincia ecclesiastica (Metropolia) dalla precedente autorità canonica, ma, allo stesso tempo, la nuova Chiesa resasi "indipendente" rimane in piena comunione di fede con la gerarchia da cui proviene il proprio Vescovo (Metropolita), in tali condizioni la nuova Chiesa è chiamata autocefala.

Questa struttura organizzativa, nel tempo, si è sviluppata diversamente nella Chiesa di rito bizantino - rispetto alla gerarchia ecclesiale latina - specialmente dopo il crollo dell'Impero Romano d'Occidente.

Chiese orientali[modifica | modifica wikitesto]

Nella Chiesa orientale, da secoli suddivisa in più Patriarcati, la questione dell'autocefalia è sempre stata molto importante e lo è ancora oggi per quasi tutte le Chiese ortodosse, non solo per il disfacimento dei grandi Imperi euro-asiatici e l'indipendenza dei vari stati nazionali, ma anche per la progressiva disunione dei Patriarcati sovranazionali a favore delle Chiese nazionali (si veda il caso della Chiesa ortodossa in Ucraina).

Il primo esempio noto è quello della Chiesa di Cipro, che ottenne l'autocefalia dal Patriarcato di Antiochia durante il Concilio di Efeso, così come la comunità cristiana di Gerusalemme, sia pur nel successivo Concilio di Calcedonia. Dal V secolo d.C. la Chiesa cipriota è guidata da un Metropolita, il quale non è soggetto ad alcuna autorità religiosa nel governo, sebbene la sua Chiesa sia sempre stata in piena comunione di fede con le Chiese ortodosse orientali.

Allo stesso modo nel 927 la Chiesa ortodossa bulgara diventa autocefala (come prima Chiesa autocefala nei Balcani riconosciuta da Costantinopoli), seguita dalla Chiesa ortodossa serba nel 1219. Nel 1589 pure la Chiesa ortodossa russa ottiene lo stesso riconoscimento, benché situata al di fuori del territorio appartenuto un tempo all'Impero bizantino. Nel corso del XIX e del XX secolo varie Chiese balcaniche, come quella greca, albanese e rumena diventano indipendenti dal Patriarcato di Costantinopoli. Attualmente sussistono ancora varie comunità ortodosse che, nonostante l'indipendenza politica conseguita dai rispettivi Stati, reclamano l'autocefalia della propria Chiesa, specie dal Patriarcato di Mosca: è il caso delle comunità ortodosse di Estonia, Lettonia e Bielorussa situate nel relativo territorio canonico (reale o presunto).

Tra le Chiese ortodosse orientali la Chiesa copta d'Etiopia ottenne l'autocefalia nel 1951 dal Patriarca copto di Alessandria; nel 1993 fu la volta della Chiesa copta d'Eritrea, poi riconosciuta da quella etiope.

Filetismo[modifica | modifica wikitesto]

Il filetismo è la dottrina che sistematizza ciò che è prassi corrente circa i rapporti tra le Chiese ortodosse, che, quasi sempre, possono rivendicare l'autocefalia solo se legate a Stati sovrani. Tale prassi ecclesiologica, pur diffusa e consolidata, non è un articolo di fede ufficialmente professato. Per questo, il Patriarca ecumenico Antimo VI radunò un sinodo a Costantinopoli nel 1872, nel quale venne condannato il filetismo, ossia, per l'appunto, il principio secondo il quale quando una nazione conquista l'indipendenza politica, anche la sua Chiesa (ortodossa) acquisisce l'autocefalia. Oggi sono varie le Chiese nazionali che hanno chiesto e non ottenuto l'autocefalia dai rispettivi Patriarcati dopo l'indipendenza (pur avendo ricevuto l'autonomia ecclesiale). Per cui oggi tali comunità ortodosse sono in conflitto con il Patriarcato di Costantinopoli o con il Patriarcato di Mosca[1] e, in qualche caso, hanno creato Chiese nazionali scismatiche.[2]

Chiesa latina[modifica | modifica wikitesto]

Nella Chiesa occidentale o latina, tutta riunita intorno all'unica sede patriarcale di Roma, l'eventuale richiesta, da parte dei sinodi regionali o nazionali, di ottenere l'autocefalia non avrebbe mai potuto realizzarsi concretamente, pena la scomunica. Anche se il gallicanesimo in Francia ha criticato a più riprese il primato del Pontefice, specialmente in ordine alla nomina dei Vescovi francesi, in realtà tali polemiche non hanno mai costituito una seria minaccia per l'unità della Chiesa cattolica. In base all'insegnamento della tradizione cattolica, tale diritto spetta esclusivamente alla diocesi di Roma, che ha come Vescovo il Sommo Pontefice, successore dell'Apostolo Pietro. Storicamente però si parla dell’autocefalia con riferimento alle antiche Chiese orientali (Patriarcati di Alessandria, Antiochia, Gerusalemme, Arcivescovato di Cipro, Patriarcato di Costantinopoli). Altre Chiese, con il tempo, si resero indipendenti separandosi da Roma e dai Patriarcati d’Oriente per ragioni dogmatiche o disciplinari (per es., le Chiese di Persia, quelle monofisite d’Egitto, Siria, Armenia), oppure divenendo tali in base al principio giuridico bizantino che fa coincidere la Chiesa con lo Stato sovrano[3].

Differenza tra autocefalia e autonomia[modifica | modifica wikitesto]

Comunemente autocefalo viene tradotto con autogoverno, ma in realtà significa "con un proprio capo". Kephalé significa, infatti, "testa, capo" in greco antico. Invece autonomo significa "con una propria legislazione". Il vocabolo greco Nomos corrisponde, infatti, a legge. Dunque, l'autocefalia implica un'indipendenza maggiore rispetto all'autonomia ecclesiale, che, in ambito ortodosso, coincide con lo status di alcune Chiese "nazionali" o "locali" ancora dipendenti da un Patriarcato, ma in possesso di un maggiore potere decisionale.

Il concetto omologo nella ecclesiologia cattolica è la giurisdizione riconosciuta ai vertici della "Chiesa metropolitana sui iuris" (giurisdizione valida per le Chiese cattoliche di rito orientale), che, per l'appunto, implica un'autonomia piuttosto che un'autocefalia, come sopra precisato, a ragione dell'esercizio del Primato patriarcale e papale di Roma nella Chiesa cattolica. Peraltro, anche in Occidente le comunità cattoliche legate alle moderne Nazioni si avvalgono di una certa autonomia o, almeno, la rivendicano (è il caso della Chiesa tedesca)[4]. All'interno di alcune Conferenze episcopali nazionali c'è ancora il Primate, titolo che un tempo in Europa corrispondeva, per certi aspetti, al Metropolita della Chiesa metropolitana sui iuris, tipico delle comunità cattoliche di rito orientale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Russian Policy in the Orthodox East: The Patriarchate of Constantinople (1878-1914), DE GRUYTER OPEN, ISBN 978-83-7656-032-8. URL consultato il 29 febbraio 2020.
  2. ^ Epifanyj eletto primate. Nasce la nuova Chiesa ucraina autocefala, su www.avvenire.it, 18 dicembre 2018. URL consultato il 29 febbraio 2020.
  3. ^ autocefalia nell'Enciclopedia Treccani, su www.treccani.it. URL consultato il 29 febbraio 2020 (archiviato dall'url originale il 20 settembre 2019).
  4. ^ Dopo l'autonomia la Chiesa tedesca vuole il dominio, su www.lanuovabq.it. URL consultato il 29 febbraio 2020.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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