Sede titolare

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La sede titolare è una diocesi della Chiesa cattolica a cui non corrisponde una sede residenziale del titolare, cioè il vescovo o arcivescovo titolari non si occupano del governo pastorale di un territorio.

Le sedi titolari sono in prevalenza delle sedi che in precedenza erano sedi residenziali, ma che per varie ragioni non lo sono più.

Questo può essere dovuto a due ragioni principali:

  • variazione nel tempo dell'organizzazione territoriale;
  • la popolazione del territorio della diocesi si è staccato dalla Chiesa di Roma o si è convertito ad altra religione (diocesi in partibus infidelium).

Quando ciò accade la diocesi residenziale viene soppressa, ma può avvenire che il titolo sia inserito nell'annuario pontificio, con la possibilità che quei prelati il cui ruolo richieda l'ordinazione episcopale e che non siano alla guida pastorale di diocesi residenziali (come i vescovi ausiliari di diocesi residenziali, o prelati con incarichi amministrativi o diplomatici per la Santa Sede) abbiano il titolo della sede vescovile estinta; infatti, per il diritto canonico, ogni vescovo deve avere assegnato il titolo di una distinta sede episcopale.

Papa Leone XIII, con la lettera apostolica In suprema del 10 giugno 1882, modificò il titolo Vescovi in partibus con l'attuale Vescovi titolari.

L'elenco delle sedi titolari riportato annualmente dall'Annuario Pontificio è compilato secondo l'opera di Angelo Mercati Index sedium titularium archiepiscopalium et episcopalium, edito nel 1933, con gli aggiornamenti successivi.[1]

Al 31 dicembre 2010 le sedi titolari della Chiesa cattolica erano in tutto 2.085.[2]

I vescovi titolari[modifica | modifica wikitesto]

L'origine dei vescovi titolari risale al IV secolo, quando nel Concilio di Nicea (325) si concesse ai vescovi novaziani convertitisi all'ortodossia di mantenere i privilegi e gli onori derivanti dall'ordine episcopale pur perdendo ogni giurisdizione sulla chiesa titolare.

A partire dal VII secolo, con l'occupazione araba del Medio Oriente e dell'Africa settentrionale, numerosi vescovi espulsi da quelle regioni trovarono ospitalità in Occidente e vennero accolti dai vescovi locali come ausiliari: dopo la loro morte altri vennero consacrati come loro successori. Tale pratica venne confermata e disciplinata dai concili di Vienne e Trento.

Oggi la loro nomina spetta alla Santa Sede. Viene loro assegnata una diocesi storica ma non più attiva, o perché gli abitanti sono stati islamizzati sotto la dominazione musulmana (Cartagine, Antiochia di Pisidia) – ragione per cui in passato tali diocesi erano denominate sedi in partibus infidelium – o perché soppressa per altri motivi (Bitetto, Oderzo, Equilio): a norma del diritto canonico, infatti, a ogni vescovo deve essere assegnata una distinta sede episcopale.

Pur non avendo alcuna giurisdizione sulla chiesa titolare, godono di tutti i privilegi e gli onori dei vescovi diocesani ed hanno il diritto e il dovere di partecipare ad un concilio ecumenico.[3] Quelli che esercitano una funzione equivalente a quella di un vescovo diocesano (per esempio, un prelato territoriale) e i vescovi ausiliari prendono parte con voto deliberativo ai concili particolari, ai quali "possono" essere chiamati anche gli altri vescovi titolari presenti nel territorio, che allora godono anch'essi di un voto deliberativo.[4] Similmente, solo quei vescovi titolari che "devono" essere convocati ai concili particolari appartengono per diritto alla Conferenza Episcopale del territorio dove svolgono il loro incarico.[5].

Sono vescovi titolari: gli alti funzionari della Curia Romana, i nunzi apostolici hanno il titolo di arcivescovi (Giovanni XXIII, quale nunzio in Francia, ebbe il titolo di Mesembria); i vescovi ausiliari (Beniamino Pizziol, quale ausiliare di Venezia, è stato titolare di Cittanova); gli ordinari di alcuni tipi di circoscrizioni ecclesiastiche, come i vicariati apostolici o gli esarcati apostolici. Inoltre, nel 2001, Giuseppe Betori è stato nominato allo stesso tempo segretario della CEI e vescovo titolare di Falerone.

I coadiutori, attualmente, assumono il titolo della diocesi o arcidiocesi a cui sono destinati, così come i vescovi emeriti di diocesi residenziali, che mantengono il titolo della diocesi che hanno governato, e anche gli ordinari militari e i vescovi di prelature territoriali; in passato, tuttavia, a tutti questi prelati era assegnata una sede titolare.

Anche nelle chiese ortodosse bizantine sono nominati vescovi titolari. Esempi sono i vescovi dell'arcidiocesi greco ortodossa d'America,[6] Ioannis Zizioulas, metropolita titolare di Pergamo,[7] Kallistos Ware, vescovo titolare di Dioclea,[8] Illia Katre, vescovo titolare di Philomelion.[9]

Sotto la dominazione ottomana, alcuni vescovi titolari godevano di particolare rilevanza nel sinodo residente del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli.[10]

Elenchi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Annuario Pontificio 2006, p. 825.
  2. ^ Annuario Pontificio 2011, p. 1149.
  3. ^ C.I.C. 1983 can. 339
  4. ^ C.I.C. 1983 can. 443, § 3
  5. ^ C.I.C. 1983 can. 450, § 1 e 2
  6. ^ Enrico Morini, L'Oriente cristiano, vol. 4 (Edizioni Studio Domenicano 2006 ISBN 978-88-7094611-6), p. 41
  7. ^ Elogio del Metropolita Giovanni (Zizioulas) di Pergamo pronunciato dal professor Michel Stavrou il 10 febbraio 2008
  8. ^ His Excellency Kallistos Metropolitan of Dikleia
  9. ^ Diocesi albanese in America
  10. ^ Enrico Morini, L'Oriente cristiano, vol. 4 (Edizioni Studio Domenicano 2006 ISBN 978-88-7094611-6), p. 38

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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