Cappellano

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Cappellano militare con un gruppo di soldati in Iraq.

Il cappellano è un sacerdote che non ha la gestione di una parrocchia, bensì di una cappellania, e che non ha perciò cura d'anime[1]. A un cappellano, secondo il diritto canonico, può anche essere assegnato il servizio religioso di determinati enti o istituzioni come confraternite.

La figura del cappellano in diritto[modifica | modifica wikitesto]

Lo status giuridico dei cappellani varia a seconda degli ambiti in cui essi vanno a svolgere assistenza spirituale:

Diverse sono le figure di cappellano. Tra esse vi sono le seguenti:

  • In ambito militare, essi sono considerati a tutti gli effetti i membri dell'Arma sono legati allo Stato da un rapporto pubblico;
  • Negli istituti di prevenzione e di pena, i cappellani sono legati da un rapporto pubblico a tempo indeterminato; al contrario, nel caso dell'assistenza spirituale ai membri della Polizia di Stato, essi non sono legati a questa da un rapporto pubblico;
  • Nel caso degli enti ospedalieri, essi mantengono un'autonomia tale che non sono inquadrabili in rapporto pubblico;
  • Cappellano di corte o reale;
  • Cappellano dell'Aviazione Civile (Cappellani Aeroportuali).[2]

È anche detto cappellano un sacerdote che affianca il parroco nel suo ministero o ne prende le veci: in questo senso cappellano è sinonimo di vicario parrocchiale. Quello di Cappellano di Sua Santità è invece un titolo onorifico che viene conferito a seguito di speciale concessione della Santa Sede.

In relazione alle confessioni religiose acattoliche, l'assistenza spirituale è garantita da tutte le intese finora sottoscritte: Infatti, prima l'intesa con la Tavola valdese e poi le intese successive (quella con l'Unione italiana delle Chiese avventiste, con le Assemblee di Dio in Italia, con l'Unione cristiana evangelica battista e con l'Unione delle comunità ebraiche italiane) hanno stabilito che l'assistenza spirituale deve essere garantita ai militari, negli ospedali, nelle case di cura, ai pensionati e negli istituti penitenziari.[3][4] Inoltre, in tutte queste intese, ad eccezione di quella sottoscritta con l'Unione delle comunità ebraiche italiane, viene sancito il principio per cui gli oneri finanziari relativi allo svolgimento delle attività di assistenza spirituale sono a carico dei rispettivi enti ecclesiastici di competenza e non a carico dello Stato.[3][4]

Il riferimento a quest'ultimo principio, la dottrina sembra apprezzare la scelta del legislatore: [3][4] lo Stato, in armonia con l'art. 11 dell'Accordo del 1984, si dovrebbe limitare ad un impegno generico a garantire l'assistenza spirituale, senza entrare nel merito dell’organizzazione del servizio di specifici aspetti della disciplina del pubblico impiego. Tra l'altro, il vecchio criterio ex art. 29 lettera H del Concordato del 1929 (confermata dall'art. 7 dell'Accordo del 1984), che equiparava "il fine del culto o di religione al fine di beneficenza e di istruzione", è stato del tutto sovvertito dall'art. 16 della legge n. 222/1985.[5] La norma stabilisce che non sono attività di culto o di religione né quelle attività di assistenza e beneficenza, istruzione ed educazione, né quelle attività commerciali a scopo di lucro. Questa norma ha creato dubbi sul fatto che gli ecclesiastici, chiamati a svolgere l'assistenza spirituale, siano nominati dallo Stato su designazione dell'autorità ecclesiastica, in quanto l'interesse non è solo pubblico e non può gravare solo sullo Stato.[3][4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cappellano, in Vocabolario Treccani, Istituto Treccani. URL consultato il 14 dicembre 2017.
  2. ^ Antonio G. Chizzoniti, Chiesa cattolica ed Europa centro-orientale: libertà religiosa e processo di democratizzazione, Vita e Pensiero, 2004, pp. 379-380, ISBN 978-88-34-30956-8.
  3. ^ a b c d Enrico Vitali e Antonio G. Chizzoniti, Diritto ecclesiastico, Giuffrè Editore, 2010, pp. 159-162, ISBN 978-88-14-15846-9.
  4. ^ a b c d Enrico Tartaglia, Compendio di diritto ecclesiastico, Maggioli Editore, 2012, pp. 164-166, ISBN 978-88-38-77243-6.
  5. ^ Paolo Moneta, Codice di diritto ecclesiastico, La Tribuna, 2019, p. 33, ISBN 978-88-29-10105-4.

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