In partibus infidelium

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In partibus infidelium ("nelle terre dei non credenti") è un'espressione latina adoperata in passato nel linguaggio della Chiesa cattolica, che poi ne ha abrogato l'uso,[1] per designare certe sedi episcopali, che ora sono tutte chiamate sedi titolari.

All'origine dell'espressione sta la circostanza che i vescovi che lasciavano, o erano costretti a lasciare, le loro sedi di fronte alla conquista musulmana venivano accolti da altre diocesi, ma conservavano il titolo di quelle lasciate. Erano quindi vescovi di diocesi ormai in partibus infidelium.

Con la conversione delle popolazioni all'islàm, tali diocesi sono spesso rimaste prive di fedeli cattolici.

Con lettera del 3 marzo 1882, la Congregazione di Propaganda Fide abolì l'uso dell'espressione in partibus infidelium e suggerì di sostituirla con l'appellativo "vescovo titolare".[1]

Prima della Rivoluzione francese i vescovi in partibus infidelium di Betlemme, proprietari di un possedimento in Francia a Clamecy, avevano per concessione del re Carlo VI di Francia gli stessi diritti nel suo regno che avevano i vescovi delle sedi residenziali.[2][3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b In partibus infidelium, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1933. Vedi anche: Sede titolare.
  2. ^ Louis Chevalier Lagenissière, Histoire de l'évèché de Bethléem, Paris - Nevers, 1872.
  3. ^ L. de Sivry, Dictionnaire de Géographie Ecclesiastique, 1852, p. 375. Archivi ecclesiastici delle lettere inviate dai vescovi in partibus infidelium di Betlemme ai vescovi di Auxerre.

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