Falanto

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Falanto (Φάλανθος in greco) è una figura della mitologia greca, ecista dei coloni Parteni provenienti da Sparta, marito di Etra. Figlio di Arato, secondo la leggenda la sua figura è fortemente legata alla città di Taranto, in quanto Falanto sarebbe il fondatore effettivo dell'antica colonia greca.

Il mito di fondazione di Taranto ad opera di Falanto, è rappresentato nel Borgo Antico della città su un pannello ceramico realizzato nel 2005 dall'artista Silvana Galeone, su idea e progettazione del Centro Culturale Filonide.

Il mito[modifica | modifica wikitesto]

Il mito di fondazione di Falanto rappresentato nel Borgo Antico di Taranto
Falanto raffigurato sopra uno striscione di tifosi del Taranto Calcio

Racconta Strabone nella sua Geografia, come Sparta rischiasse di non avere più una giovane generazione di guerrieri a causa della lontananza degli uomini dalla città, per via delle lunghe guerre messeniche in cui Sparta era contrapposta alla vicina Messenia[1], vincolati da un solenne giuramento di non fare ritorno a casa prima di aver conquistato la città e i terreni che le appartenevano. Per risolvere il problema della natalità, gli Spartiati acconsentirono affinché i Perieci, cioè i cittadini che non godevano di tutti i diritti politici propri degli Spartiati, potessero unirsi alle donne per procreare. Ma i nuovi nati vennero considerati figli illegittimi, detti poi Parteni, e destinati pertanto a vivere emarginati e in condizione di subalternità[2].

Giunse il momento in cui i Parteni, guidati da Falanto, organizzarono una sommossa insieme agli schiavi, per ottenere dall'aristocrazia i diritti loro negati: la sommossa fallì e i rivoltosi, non potendo essere condannati a morte al pari degli schiavi, furono obbligati a lasciare la città alla ricerca di nuove terre. Prima di partire, Falanto consultò l'Oracolo di Delfi alla ricerca di un responso circa il proprio futuro. L'oracolo di Apollo, tramite la Pizia, così sentenziò[3]:

"Vi concedo di abitare Saturo e siate la rovina degli Iapigi."

Falanto chiese anche un segno con cui capire quando sarebbe giunto il momento opportuno, e l'oracolo sentenziò:

"Quando vedrai piovere dal ciel sereno, conquisterai territorio e città."

Raggiunte le terre degli Iapigi, i Parteni non riuscirono ad avere la meglio sugli indigeni, ma si limitarono a prendere possesso del promontorio di Saturo. Venne un giorno in cui le ambizioni e le delusioni di Falanto, lo videro sedere per terra con il capo poggiato sulle ginocchia della moglie, la quale stanca e scoraggiata, cominciò a piangere e a bagnarlo con le sue lacrime. Ma il nome della moglie Etra (in greco antico Αἴθρα) ha proprio il significato di "cielo sereno"[4], per cui Falanto, ricordandosi dell'oracolo, ritenne giunto il momento di fondare una città: guidando i suoi uomini verso l'entroterra fondò così Taranto, richiamandosi all'eroe greco-iapigio del luogo chiamato Taras.

Mentre gli indigeni riparavano a Brindisi, Falanto poté finalmente costituire in Italia una colonia lacedemone, retta dalle leggi di Licurgo[5]. In seguito a contrasti con i concittadini (per seditionem), Falanto venne scacciato con ingratitudine da Taranto e si rifugiò a Brindisi, proprio presso gli Iapigi che aveva sconfitto. In quel luogo morì e ricevette un'onorata sepoltura dai suoi ex nemici[6].

Sul letto di morte, tuttavia, Falanto volle far del bene ai suoi ingrati concittadini: convinse i brindisini a spargere le sue ceneri nell'agorà di Taranto, perché così facendo si sarebbero assicurati la conquista della città. In realtà, l'oracolo aveva predetto a Falanto che Taranto sarebbe rimasta inviolata se le sue ceneri fossero rimaste entro le mura. Così Falanto, ingannando i brindisini, fece un favore ai tarantini che da allora gli resero l'omaggio dovuto ad un ecista[7].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Aristotele, Politica.
  2. ^ Aristotele, Politica.
  3. ^ Nicola Corcia, XI Regione Tarentina, in Storia delle Due Sicilie, dall'antichità più remota al 1789, Tomo 3, Napoli, Tipografia Virgilio, 1847, pp. 349-350-351.
  4. ^ De Grandis, p. 169
  5. ^ Giustino
  6. ^ Giustino, III, 4, 17-18. Questa parte del mito si spiega con l'influenza ateniese sui territori messapici, l'alleanza in funzione antitarantina e gli scontri per la supremazia nella Siritide.
  7. ^ Vincenzo Cuoco, III, in Platone in Italia, traduzione dal greco, Volume unico, Bruxelles, Tipografia della società belgica, 1842, pp. 17-18.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vito Maria De Grandis, Dizionario etimologico-scientifico delle voci italiane di greca origine, Stamp. francese, 1824.
  • Felice Presicci, Falanto e i Parteni. Storia, miti, leggende sulla colonizzazione spartana di Taranto, Taranto, 1990.
  • Domenico Musti, Strabone e la Magna Grecia. Città e popoli dell'Italia antica, Padova, 1994, ISBN 88-86413-07-6.
  • E. Lippolis, S. Garraffo, M. Nafissi (a cura di), Taranto. Culti greci in Occidente. Fonti scritte e documentazione archeologica, Taranto, Istituto per la storia e l'archeologia della Magna Grecia, 1995.
  • Giovanna Bonivento Pupino, "Noi Tarantini Figli di Parteni", in Ribalta di Puglia, 8-9, Taranto, 2003.
  • Benedetta Rossignoli, L'Adriatico greco: culti e miti minori, (Adrias; 1), Roma, L'Erma di Bretschneider, 2004, ISBN 88-8265-277-7.

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